lunedì 7 febbraio 2022

I fondamentali indicano che l'inflazione è molto più che “transitoria”

 

 

di Ali Mecklai

Paul Krugman è di nuovo all'opera, questa volta con una serie di tweet che ignorano la realtà dell'inflazione dei prezzi e delle sue cause. Diamo un'occhiata più da vicino:

Viviamo davvero in un'era di superlativi statistici. Tra record pluriennali di debito, massimi di mercato e spesa pubblica, ora abbiamo anche l'inflazione, che ha raggiunto il massimo da trent'anni a questa parte.

La linea di pensiero di un'inflazione transitoria è stata ampiamente ripresa dai responsabili delle politiche fiscali e monetarie. Naturalmente è stata propugnata anche da Paul Krugman, che in una serie di tweet ammette di non essere riuscito a prevedere l'attuale impennata dei prezzi, ma continua a seguire la sua logica errata suggerendo che un'inflazione dei prezzi più alta non avrà un lungo impatto negativo e duraturo.

Mentre Krugman inizialmente affermava che l'inflazione come risultato di strategie di risposta al Covid, insieme a massicci sforzi di allentamento quantitativo (QE), non esisterebbe nemmeno, ora siamo bombardati da affermazioni secondo cui è temporanea o addirittura positiva. Entrambe le affermazioni derivano da un fondamentale fraintendimento dell'essenza dell'inflazione. Per questo facciamo riferimento a Mises, il quale descrisse il fenomeno nel modo seguente: "L'inflazione è un aumento della quantità di denaro senza un corrispondente aumento della domanda di denaro".

Per Krugman, l'inflazione deriva dall'interazione di due fonti:

  1. ritorno della domanda dei consumatori catalizzata dallo stimolo fiscale;
  2. problemi nelle supply chain esacerbati da un'uscita in massa di lavoratori dalla forza lavoro, definita la "grande rassegnazione".

La sua analisi è tecnicamente corretta, ma grossolanamente fuorviante. Krugman non menziona come il suo primo punto sia causale del secondo. Il forte stimolo fiscale e gli effetti dei lockdown hanno contribuito a riduzioni drammatiche della partecipazione alla forza lavoro, che sin da allora non si è ripresa.

I consumatori statunitensi lavorano meno e spendono di più, effetti di lockdown e stimoli. Ciò si riflette fortemente nel disavanzo commerciale delle merci degli Stati Uniti, che ha raggiunto il massimo storico di $96,3 miliardi a settembre dello scorso anno. Tuttavia, nonostante i massicci incentivi al lavoro, la partecipazione alla forza lavoro rimane di quasi il 3% inferiore rispetto a gennaio 2020. Infatti i dati attuali suggeriscono che il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è stabilizzato ben al di sotto dei livelli pre-Covid. Si noti inoltre che la politica monetaria non è menzionata da nessuna parte nell'analisi di Krugman.

In un mondo normale salari più alti, massicci incentivi al lavoro e picchi di mercato giustificherebbero l'aumento dei tassi d'interesse. Tuttavia, per la Federal Reserve, che continua ad inondare i mercati di liquidità, l'attuale nozione di un aumento dei tassi d'interesse è inverosimile.

I mercati obbligazionari prezzano il prossimo rialzo dei tassi d'interesse una volta che i programmi di allentamento quantitativo saranno completamente eliminati. I programmi di QE verranno ridotti ad un ritmo di $15 miliardi al mese dall'attuale livello mensile di $120 miliardi ($80 miliardi per titoli del Tesoro USA e $40 miliardi per titoli garantiti da ipoteca). A tal ritmo i programma di QE verrebbero completamente eliminati in otto mesi. Tuttavia non ci sono prove che questa eliminazione del QE sia certa.

Nel 2008 la FED fece osservazioni simili sulla liquidazione degli acquisti di asset e indipendentemente da ciò tra novembre 2008 e settembre 2012 vennero intrapresi quattro giri di QE prima che si concludessero definitivamente. In realtà quest'ultimo giro di QE è molto più forte che mai, poiché la spesa incentivata sta diventando sempre più un fattore normale. I mercati dovrebbero quindi prendere con le pinze ciò che dice la FED.

È importante sottolineare che la riduzione graduale degli acquisti di obbligazioni da parte della FED non abbasserà l'inflazione, ma abbasserà invece il ritmo di aumento dell'inflazione dei prezzi. Gli acquisti di obbligazioni sono cumulativi e quindi ogni acquisto si aggiunge all'offerta di denaro complessiva; abbassare il ritmo di questi acquisti non rallenterà l'inflazione, anzi significa semplicemente che si inflazionerà ad un ritmo più lento: i prezzi continueranno a salire.

Se la FED prendesse sul serio il rallentamento dell'inflazione, non solo smetterebbe di acquistare completamente le obbligazioni, ma si impegnerebbe anche in una loro vendita per ridurre il suo bilancio senza precedenti che vanta oltre $8.000 miliardi in attivi, i quali rappresentano più di un terzo del prodotto interno lordo (PIL).

Krugman indica anche un altro motivo per cui potremmo assistere all'inflazione oggi: la domanda finale reale è aumentata del 2,6% negli ultimi due anni; quindi anche aggiustato agli effetti inflazionistici, le persone consumano più di quanto non consumassero prima del Covid.

Anche così la sua affermazione secondo cui è più probabile che l'inflazione sia transitoria continua ad essere infondata. In rapporto al PIL, nel terzo trimestre del 2021 le spese per consumi personali si aggiravano intorno al massimo storico del 68,8%. Al contrario, i tassi di risparmio personale sono crollati ai livelli del 2019: 7,5% dopo che erano inizialmente saliti sulla scia dello stimolo fiscale. Questo, ovviamente, ha senso nell'era dei tassi d'interesse ultra bassi. Tutte le aspettative suggeriscono che i tassi d'interesse dovrebbero rimanere vicini a questi minimi storici, anche se verranno attuati rialzi marginali. Al contrario all'analisi di Krugman, ciò dovrebbe aumentare le pressioni inflazionistiche a lungo termine, non invertirle.

Consideriamo infine il Producer Price Index (PPI) che misura i costi della produzione nazionale nel tempo. Prima del Covid l'indice era di poco inferiore ai duecento punti; oggi quella cifra è superiore di circa il 20%, a 240 punti.

Il significato del PPI non può essere sottovalutato. Uno dei motivi per cui l'indice dei prezzi al consumo (IPC), che arriva "solo" al 7%, ed il PPI possono essere così diversi è che i consumatori statunitensi stanno importando da altri Paesi, mantenendo così i loro costi più bassi, da qui l'aumento del deficit commerciale. Il costo di ciò, tuttavia, si rifletterà nel PIL reale, parametro che cala ma mano che i disavanzi commerciali salgono invece.

Con un PPI in aumento, le esportazioni statunitensi diventeranno meno competitive rispetto alle importazioni. Pertanto il valore reale delle esportazioni, aggiustato all'inflazione, è calato drasticamente, di quasi $250 miliardi dall'inizio del 2020, nonostante gli ingenti sussidi governativi ai produttori ed i $500 miliardi di prestiti concessi nel CARES Act alle aziende.

Nel contesto più ampio della bilancia commerciale statunitense, con importazioni in aumento ed esportazioni in calo, il disavanzo commerciale degli Stati Uniti è ad un record pluriennale di circa $81 miliardi.

Ora è più chiaro come il tasso d'inflazione dell'IPC è sottostimato a causa di un crescente squilibrio commerciale tra il mercato statunitense e quello globale. Una volta che questa pressione sarà alleviata, attraverso il calo del PIL reale e l'indebolimento del dollaro USA, l'IPC probabilmente raggiungerà i numeri del PPI. Nel breve e lungo termine, le importazioni estere non possono finanziare all'infinito il consumo eccessivo, pertanto l'inflazione futura potrebbe non solo essere persistente ma rafforzarsi, poiché l'accesso di importazioni a basso costo dovrà diminuire con un dollaro più debole.

Se davvero l'inflazione osservata oggi fosse in gran parte dovuta a strozzature nelle catene di approvvigionamento, non sarebbe d'accordo con i crescenti disavanzi commerciali. Infatti i consumatori statunitensi acquisterebbero invece prodotti statunitensi che hanno meno dipendenza logistica dalle catene di approvvigionamento globali rispetto alle importazioni. E questo non è chiaramente il caso.

Per riassumere l'andamento dell'inflazione presentato in questo articolo:

  1. L'economia statunitense consuma di più e produce di meno;
  2. I consumatori stanno importando da altri Paesi per colmare il divario tra maggiori consumi e minore produzione;
  3. I prezzi alla produzione sono saliti alle stelle, ma poiché i consumatori stanno diventando sempre più dipendenti dalle importazioni, l'entità di questo aumento non è immediatamente visibile nell'IPC;
  4. L'aumento dei disavanzi commerciali ridurrà il PIL degli Stati Uniti ed eroderà il potere d'acquisto del dollaro USA;
  5. La FED può eliminare gli acquisti di obbligazioni dopo alcuni mesi, tuttavia ciò non abbasserà l'inflazione ma la farà solo salire ad un ritmo inferiore.

Per Krugman questi fattori sono irrilevanti. Eppure questo è esattamente il motivo per cui le sue previsioni passate non sono state in grado di misurare adeguatamente l'inflazione. Una volta considerate queste variabili precedentemente mancanti, la sua analisi dovrebbe avere un approccio basato più sui principi: cioè l'offerta di denaro è aumentata drammaticamente, mentre la domanda non è riuscita a tenere il passo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 4 febbraio 2022

La corrida (economica)

 

 

di Francesco Simoncelli

La distrazione è un potente anestetico. D'altronde è la tattica più utilizzata dai ladri. Nel nostro caso un esempio più appropriato è quello del torero: sfiancare l'animale sventolando un drappo rosso davanti gli occhi e poi, una volta che stramazza a terra, finirlo con un colpo di spada. Il toro realizza la sua futile battaglia solo alla fine, durante l'incalzante scalpiccio dei passi del toreador: quest'ultimo non sarebbe mai venuto da lui, sarebbe stata una condanna a morte. Invece l'animale sceglie di dare battaglia credendo che il drappo rosso sia il nemico, l'oggetto da sconfiggere. In realtà, l'oggetto da sconfiggere è la mano che brandisce la spada, astutamente nascosta dietro il drappo. E quindi il toro, ancora e ancora, focalizza la sua attenzione su un elemento che viene calato a preciso scopo per distrarlo e renderlo vulnerabile, fino al tremendo esito. Questo esempio possiamo tranquillamente traslarlo alla situazione attuale: la maggior parte delle persone continua a contestare le assurdità partorite dalla burocrazia italiana oppure cerca forsennatamente di conformarvisi sotto la terribile pioggia di norme praticamente quotidiane. È una lotta sfiancante. Non solo, ma rende vulnerabili le persone ad una quantità di stress non indifferente, cosa che aumenta la loro vulnerabilità alle malattie. In questa lotta quotidiana contro il drappo rosso delle scellerate norme burocratiche, la maggior parte delle persone non si accorge della spada. La percepiscono, la intravedono, ma come accade per il toro, passa in secondo piano rispetto al drappo rosso.

Qual è la spada? L'inflazione dei prezzi. Come spesso ripetuto su queste pagine negli anni precedenti, la crisi del debito europea era solo l'inizio di un processo di disintegrazione dell'Unione Europea e dell'euro. La Grecia ha rappresentato solo il paziente zero di quella che sarebbe stata poi una discesa progressiva nella cancrena economica alimentata dalla necessità della pianificazione centrale di continuare ad intervenire per tenere in piedi un'impalcatura artificiale che fino a quel momento aveva tirato su. Clientes e società zombi ne fanno parte, ma più di tutti l'apparato burocratico, tutti assuefatti ad un sistema "win-lose" che si presumeva potesse andare avanti per sempre. In realtà, man mano che vengono erose risorse economiche scarse in questa cieca e strenua lotta contro una determinazione onesta dei segnali di mercato, c'è la consapevolezza di base che il denaro fiat ha raggiunto la sua data di scadenza. Inutile dire che comunicare una cosa del genere apertamente alle persone non è affatto facile, soprattutto quando il denaro fiat sorregge l'ultimo pilastro su cui si basa la fiducia collettiva nei confronti dell'apparato burocratico/statale. Di conseguenza i pianificatori centrali hanno pensato di raddoppiare i loro sforzi e sfruttare ad hoc la presunta crisi sanitaria per mettere in piedi un gigantesco apparato di comando/controllo ed avviare un riassesto quanto più ordinato possibile.

Come diceva Mises, non esiste una via di mezzo tra liberalismo e socialismo, o una società è libera oppure non lo è; l'adozione di una presunta terza via avrà sempre come destinazione finale il dirigismo e l'autoritarismo. Se guardiamo alla situazione attuale, ancora una volta il maestro aveva ragione. In particolar modo questa lezione è incarnata dal totalitarismo incalzante in Italia, dove con la scusa di una crisi sanitaria assente è stato applicato un livello di oppressione senza precedenti. La spiegazione è di natura economica, non lasciamoci quindi distrarre dal drappo rosso delle regole burocratiche assurde. Se l'innesco è stata la Grecia, i lettori sapevano che sarebbe stato poi il turno dell'Italia, visto che le leggi economiche possono essere aggirate (temporaneamente) ma non violate. Nascondere la polvere sotto il tappeto ha un prezzo che infine deve essere pagato, così come mantenere in piedi la casta di privilegiati che garantiscono un flusso di voti e favoritismi. Ita è un esempio in merito. Le società zombi consumano capitale, ma altresì garantiscono un certo controllo sul mercato; inutile dire che, a differenza delle storielle socialiste, la scarsità è ancora di questo mondo e con essa la necessità di allocare in modo genuino ed efficiente le risorse scarse. In caso contrario, emergono progressivamente i costi imprescindibili che bisogna pagare: un tessuto industriale sfilacciato, un sistema bancario commerciale cumulativamente più indebitato, mercati dei capitali azzerati e segnalanti prevalentemente il falso (produttività annichilita), un mercato del lavoro al collasso, indebitamento pubblico insostenibile.

Un altro dei suddetti costi è l'inflazione dei prezzi, la quale è benvenuta dagli stati essendo i più grandi debitori esistenti; o perlomeno fino a quando la popolazione in generale non inizia a protestare con veemenza. In tal caso, si manifestano sempre passi indietro. Quindi ci sono due domande adesso: esistono proteste? E anche se ci fossero sarebbe possibile effettuare passi indietro? La risposta ad entrambe le domande è un "no". Non ci sono proteste nella "giusta" direzione perché la maggior parte degli individui è distratta dal drappo rosso rappresentate le norme burocratiche, sia che esse vengano considerate "legittime" dai fanatici del virus sia che vengano considerate assurde dai sani di mente. La maggior parte delle persone è costretta a perdere tempo, è tenuta occupata dalla sequenza pressoché infinita di  cambi e controcambi nella narrativa e nell'applicazione di nuove "norme".

In secondo luogo, anche se ci fosse consapevolezza generalizzata del motivo reale dietro l'asfissia della burocrazia, ovvero, la spada fosse ben visibile, l'arena sarebbe ancora lì ed il toreador non farebbe alcun passo indietro. In altre parole, l'Italia è intrappolata perché è un Paese che sarebbe dovuto fallire già 30 anni fa. Ecco perché le finanze pubbliche sono un disastro e la sua sopravvivenza è appesa alla benevolenza degli altri stati membri europei disposti ad offrirle ulteriori linee di prestito e ai vari giri di QE della BCE. Infatti basta vedere il saldo del bilancio TARGET2 dell'Italia per rendersi conto che non esiste alcuna volontà di fare passi indietro anche nel caso in cui si chiedesse una razionalizzazione dell'indebitamento italiano.

Non fatevi illusioni, quindi, una riduzione dell'indebitamento dell'Italia, o di qualsiasi altro stato in generale, non avverrà mai per un taglio delle tasse o della spesa pubblica, ma eventualmente capitalizzando l'inflazione dei prezzi. C'è solo un piccolo problema: se dieci anni fa si poteva contare su un bacino dei risparmi reali che permettesse una tale arbitrarietà per un lasso di tempo di anni, adesso quel lasso di tempo è stato eroso considerevolmente. Basti pensare infatti che il numero delle aziende in difficoltà in Italia è di circa 700 mila. Le moratorie terminano, le agevolazioni fiscali terminano, prestiti/mutui tornano a dover essere rimborsati, i prezzi alla produzione sono esplosi e ripartono le cartelle esattoriali. Senza ovviamente tener in conto le ripercussioni sull'occupazione, stiamo parlando di una mole corposa di crediti in sofferenza che andranno ad appestare nuovamente il sistema bancario. In un ambiente finanziario dominato da tassi a zero e rendimenti ridicoli, accelerare sul rischio è il modo attraverso il quale soddisfare obiettivi di guadagno e questo vuol dire sfornare nuovi prodotti finanziari attraverso cartolarizzazioni. Prodotti che poi finiscono principalmente nel mercato repo come garanzie. In Europa questo mercato è arrivato ad essere dieci volte quello statunitense. Inutile dire che un indebolimento di suddette garanzie rappresenterà un problema devastante, soprattutto alla luce del continuo deterioramento della qualità stessa delle garanzie mascherato dalle stampanti monetarie. C'è un grosso problema che incombe sul sistema bancario europeo, soprattutto quello italiano, e non è il virus. Non lo è mai stato, in verità.

E se salta il sistema bancario commerciale italiano, il prossimo sulla lista è quello francese. Le distrazioni devono aumentare e con esse, di pari passo, il comando/controllo. I pianificatori centrali possono essere ciechi, ma non sono stupidi. Hanno comprato tempo per cercare di capire quale potesse essere il modo migliore per mandare avanti il loro giocattolo senza perdere pezzi nel processo... o almeno non troppi. Sono consapevoli di essere finiti in una trappola "Inflate or die" e con la narrativa terroristica degli ultimi anni hanno preso una decisione: demolizione controllata. In tal senso, è possibile anche comprendere il perché Italia e Francia stanno andando a braccetto.

Ma c'è ancora un altro problema: non si può ricostruire artificialmente il bacino dei risparmi reali che sono andati persi finora. L'impossibilità di un calcolo economico in un ambiente di mercato prono al socialismo e la necessità di tenere in piedi un'architettura composta da clientelismi ci permette di affermare che il comando/controllo non andrà via una volta che si sgonfierà la questione sanitaria. Sfruttare la narrativa sanitaria, gonfiarla, per scopi burocratici era l'obiettivo sin dall'inizio dell'apparato statale e di pianificazione monetaria centrale, in modo da instillare nella mente della maggior parte delle persone un desiderio di ubbidienza pena la revoca delle libertà individuali. Sebbene sia un ossimoro, ovvero che le libertà fondamentali possano essere concesse, s'è fatto strada questo tarlo nella mente della maggior parte degli individui ed è stato materializzato attraverso il lasciapassare.


DAL SOCIALISMO MONETARIO SOVIETICO A QUELLO OCCIDENTALE DI OGGI

Ne avevo già parlato in altri articoli, ma vale la pena ripetersi. Nell'era sovietica la Gosbank controllava interamente il mercato finanziario e bancario: non esisteva competizione e la regolamentazione era pervasiva. In questo modo si cercava di controllare capillarmente un settore particolare e di conseguenza estendere passivamente tale controllo al resto della popolazione. Come? Attraverso la suddivisione dell'economia in monetaria e non monetaria. L'economia non monetaria era quella in cui veniva scoraggiato l'uso del contante e tutti i settlement imprenditoriali e aziendali in generale venivano saldati esclusivamente attraverso il settore bancario. Eventuali perdite coperte dallo stato. L'economia monetaria era ad appannaggio dei salariati e della gente comune. Era cruciale che il governo centrale mantenesse un certo controllo nell'interazione di questi due sistemi, perché era fisiologica l'emersione di squilibri data la natura centralizzata di questi sistemi. C'era persino un "piano per i contanti" che veniva aggiornato regolarmente in modo da mostrare che tutto stava funzionando secondo le aspettative.

Il denaro aveva quindi cessato di avere una qualsiasi funzione in termini di trasmissione dei prezzi, non aveva alcun ruolo nella scelta del consumatore ed era semplicemente uno "strumento di aggregazione" che consentiva di eseguire azioni già pianificate.

Inutile dire che, sebbene inizialmente gli squilibri erano minimi, il tempo e le continue distorsioni economiche ne ingigantirono la portata. La domanda reale dei consumatori superò inevitabilmente i piani presumibilmente ben congegnati delle autorità ed i mismatch vennero colmati aumentando l'offerta di denaro e reprimendo l'inflazione con un eccesso di liquidità. Per mantenere in vita il sistema e disinnescare le tensioni sociali causate dalle carenze, vennero attuate varie misure una tantum, tra cui la riduzione dell'offerta dei contanti. Se in un primo momento sembrarono efficaci, la storia ci racconta che in un secondo momento mostrarono la loro patetica natura e crollarono sotto il peso delle contraddizioni insite nel socialismo monetario.

Se guardiamo ai giorni nostri, noteremo che la repressione finanziaria è stata usata per tenere i tassi d'interesse al di sotto del tasso d'inflazione per ridurre il debito pubblico, è un esempio di potere statale esercitato per mantenere l'equilibrio nonostante gli squilibri strutturali. Lo stesso vale per la regolamentazione del settore bancario commerciale: le banche sono tenute a dimostrare "coefficienti patrimoniali" di solvibilità utilizzando modelli in cui il debito statale è ponderato a zero, spingendole a possedere tali asset senza limiti di volumi. Le garanzie statali sono sempre più disponibili (es. Italia e prestiti non performanti) e le ponderazioni utilizzate nei modelli di capitale bancario sono semplicemente un artificio per consentire di aumentare il livello di rischio assunto mentre i livelli di capitale rimangono gli stessi... almeno sulla carta. Senza contare poi il mismatch tra valore nominale e reale degli asset finanziari, i quali continuano ad essere gonfiati solo dalle azioni delle banche centrali e dal loro Fedspeak.

Insomma il normale funzionamento di un libero mercato finanziario deve essere represso e l'impennata dei bilanci delle varie banche centrali occidentali è una prova dell'entità della repressione finanziaria. In sintesi, le principali banche centrali dell'Occidente sono diventate alla stregua di una nuova Gosbank dove necessitano di tenere tutto sotto controllo al fine di non vedersi disintegrare sotto gli occhi lo strumento attraverso il quale esercitano indirettamente suddetto controllo: il denaro fiat. Infatti, anche oggi, il denaro ha perso la sua funzione di trasmissione dei segnali di prezzo, diventando un mero strumento di fiducia. Il denaro non è più un mezzo, ma un fine. Per fare cosa? Comando/controllo da parte dello status quo. Durante l'era sovietica c'erano carenze diffuse ed inflazione di massa, oggi abbiamo caos nelle supply chain ed inflazione dei prezzi incalzante; allora la stagnazione economica fu il catalizzatore della fine del socialismo, oggi, in particolare la zona Euro, sta sperimentando una stagnazione simile.

Per cercare di arginare una perdita di controllo, l'ulteriore accerchiamento e staticità indotta degli attori di mercato è necessaria. Questo obiettivo sta venendo perseguito attraverso l'implementazione delle cosiddette CBDC, valute digitali delle banche centrali. Ad esempio, lo yuan digitale può essere programmato per essere attivato in una certa data, per scadere in una certa data, per essere valido solo per determinati acquisti e per essere disponibile solo per i cittadini che soddisfano determinate condizioni preliminari. Le autorità che emettono queste CBDC possono quindi decidere chi vi ha accesso, cosa si può comprare e quanto a lungo rimane valido il potere d'acquisto. Le banche centrali possono così influenzare e controllare il comportamento dei destinatari di queste CBDC, nonché escludere coloro che vogliono penalizzare o che non rispettano le regole o i parametri dello stato.

Sebbene le banche centrali affermino che le CBDC migliorino l'efficienza dei pagamenti, aumentino l'inclusione finanziaria e combattano le transazioni illecite, le loro vere motivazioni sono la sorveglianza ed il controllo. Sorveglianza di una popolazione tramite la visibilità completa del flusso delle transazioni finanziarie e delle identità degli utenti. Pensate al sistema del credito sociale cinese su una scala distopica globale, dove i "lasciapassare verdi" si evolvono in ID digitali e questi ultimi vengono collegati all'emissione e all'uso delle CBDC. I lasciapassare verdi sono solo un trampolino di lancio per valute digitali centralizzate e sistemi globali di credito sociale.


PIANO ₿

A questo punto è lecito domandarsi: dove stiamo andando? Molti rispondono Cina, soprattutto tra coloro che hanno capito la natura del terrorismo psicologico in atto e le dinamiche economiche sottostanti. D'altronde il credito sociale è un sistema presente sul territorio cinese ed usato per imprigionare l'indipendenza dello spirito imprenditoriale degli attori di mercato. Io rimango invece fedele alla mia ipotesi: Argentina. Sì, nel corso del tempo ho riproposto questa tesi (1, 2, 3) ai miei lettori e spero che per ogni volta che abbiano letto una sfaccettatura diversa essi abbiano appreso qualcosa. La lezione principale: c'è bisogno di un Piano B. In genere, il Piano B, per i creditori esteri, significa prestare in dollari, non in pesos. Ciò rende impossibile per gli argentini gonfiare il loro debito estero: non controllano il dollaro e chiaramente non possono stamparne di più. Ma anche gli argentini hanno un Piano B: non pagano. Nove volte sin dall'indipendenza dalla Spagna, l'Argentina ha rigettato (o non è stata in grado) di pagare per i suoi prestiti.

Per quanto riguarda le transazioni locali, anche le famiglie e le imprese argentine hanno bisogno di un Piano B: pagamenti previdenziali, stipendi, sussidi di disoccupazione e pensioni, anche se sono "aggiustati all'inflazione", i loro valori reali scendono. Ed i prezzi al consumo salgono così in fretta che gli impiegati fanno fatica a stargli dietro. Durante gli anni '80 l'inflazione era in media di circa il 300% all'anno; 5.000% nel 1989. Quando il denaro muore, muore la società e in Argentina questo ha significato un'acquisizione militare, una guerra civile che ha totalizzato circa 30.000 persone "scomparse" ed una guerra con il Regno Unito nelle Falkland. Poi un nuovo presidente, Carlos Menem, decise che era giunto il momento di interrompere il ciclo di debito, deficit, stampa di denaro ed inflazione. La nazione era stufa, esausta ed era tempo per un nuovo piano.

Fu allora che apparve il "peg": da quel momento in poi un peso argentino sarebbe stato convertibile in un dollaro. Nei pochi anni in cui durò il "peg", gli argentini avevano già fatto quello che sapevano fare meglio: prendere in prestito e spendere. In passato avevano speso troppo e con sempre più soldi da restituire, l'Argentina aveva bisogno di una quantità crescente di dollari. Inutile dire che i creditori volevano tassi d'interesse sempre più alti per proteggersi dal rischio di insolvenza. L'Argentina era finita nella trappola "Inflate or die": o rompeva l'ancoraggio col dollaro  e stampava più valuta per far andare avanti la festa, oppure manteneva l'ancoraggio peso-dollaro tenendo conto dei suoi debiti in modo onesto e affrontando le conseguenti perdite di investimento, inadempienze, crisi ed austerità. All'inizio degli anni 2000 il peso veniva scambiato a 3:1. La promessa era stata infranta.

E oggi il tasso di cambio sul mercato nero è di 210 pesos per un dollaro. Il principale Piano B è stato quello di mantenere i propri soldi in dollari. Ma ora che gli americani si comportano come gli argentini e stanno svalutando a ritmi forsennati la loro divisa, come si faranno a proteggere?

Entra in scena Bitcoin, la vera alternativa ad un mercato azionario stragonfio, immobili i cui rendimenti sono sommersi e valute fiat avviate verso l'implosione. Il prossimo aggiustamento della valutazione a lungo termine nel mercato porterà gli attuali detentori di azioni alla ricerca di un'alternativa e Bitcoin sarà tale alternativa di lungo termine. Al di là degli investimenti, esso è uno strumento che è impossibile da bannare. C'ha provato ultimamente la Cina, col divieto del mining sul proprio territorio; il risultato è stato un fallimento. Non solo, ma questo ha ulteriori implicazioni: in un mondo in cui gli stati perseguono un'agenda di comando/controllo e bannano le persone (attraverso i lasciapassare ad esempio), Bitcoin permette di ignorare suddetto ban grazie alla sua natura trustless e censorshipless. Dal punto di vista del calcolo economico, poi, Bitcoin permetterà per la prima volta nella storia una precisione mai vista, consentendo agli imprenditori di avere un punto di riferimento molto stabile nei loro calcoli. Come? Grazie all'inflessibilità dello stock di offerta (le oscillazioni di prezzo oggi sono principalmente dovute all'instabilità che si portano dietro le valute fiat). E questo significherebbe anche tassi d'interesse naturali scanditi da una preferenza temporale orientata al futuro, uno dei capisaldi alla base della prosperità economica (a questo fattore si aggiungono anche la retorica che legittima e considera morale arricchirsi attraverso Bitcoin). Questi fattori sono stati eliminati dalla natura fraudolenta del denaro fiat che nel corso del tempo ha corrotto e deturpato l'allocazione in accordo col mercato delle risorse scarse di capitale.

Questo Piano B, oltre a proteggere la propria libertà economica e politica, consentirebbe di rifondare su basi genuine l'intera società. Bitcoin è molto più che un mezzo di scambio: è un'idea e le idee, come ci insegna Mises, muovono la storia.


giovedì 3 febbraio 2022

Come la geopolitica del 2021 modellerà il 2022 per Bitcoin

 

 

da Bitcoin Magazine

L'anno passato è stato sicuramente unico per Bitcoin. Abbiamo visto l'approvazione del primo bitcoin exchange-traded fund (ETF) negli Stati Uniti, la più grande conferenza mai realizzata a Miami, il tanto atteso aggiornamento Taproot, massimi storici vicini a $70.000, oh, e uno stato ha reso a corso legale Bitcoin. Nonostante tutte queste notizie entusiasmanti, alcune cose non cambiano mai: il FUD era più diffuso che mai. Bitcoin ha visto una serie di divieti per tutto il 2021 e, senza sorprendere nessuno, la Cina ha rubato la scena a questo proposito.

Di seguito è riportato un elenco dei divieti riguardo Bitcoin nel solo 2021:

La Turchia ha vietato tutti i pagamenti in bitcoin;

La Nigeria ha vietato a tutte le istituzioni regolamentate (finanziarie e non) di "trattare in criptovalute o facilitare i pagamenti per gli scambi di criptovalute";

• L'Iran ha vietato il commercio di bitcoin estratti all'estero e ha vietato anche il mining domestico di bitcoin (sebbene quest'ultima misura sia stata revocata prima di essere applicata di nuovo);

• Infine, ma non meno importante, la Cina ha vietato alle istituzioni finanziarie e alle società di pagamento di offrire servizi in bitcoin; poi ha abbattuto la scure sul mining.

Con il 2021 nello specchietto retrovisore, ultimamente ho pensato molto a quali movimenti geopolitici si potranno verificare nel corso del 2022 intorno a Bitcoin. Di seguito propongo alcune domande su cui riflettere man mano che ci addentriamo nel nuovo anno:

• Su scala globale vedremo la regolamentazione di Bitcoin diventare amichevole o sempre più ostile?

• L'hashrate continuerà ad accumularsi negli Stati Uniti (superando il 50%) o vedremo una maggiore distribuzione in futuro?

• Un altro Paese adotterà Bitcoin come moneta a corso legale? E se sì, quale? Non potrebbero essercene diversi per tutto il 2022?

Queste domande rientrano in tre categorie: hashrate, regolamentazione e adozione. Affronterò ciascuna di esse seguito in modo più dettagliato.


Regolamentazione

Se facciamo un passo indietro e guardiamo alla regolamentazione del 2021 su scala globale, pensereste che la tendenza generale sia stata amichevole o ostile? Anche con l'approvazione del corso legale di El Salvador, direi che l'ambiente normativo globale è ancora piuttosto ostile nei confronti di Bitcoin. Iran, Turchia e Nigeria si sono dimostrati apertamente ostili nel 2021. Anche l'India e lo Stato di New York hanno considerato un'azione normativa ostile; e poi sappiamo tutti cosa è successo in Cina.

Nonostante la notizia dei divieti e del relativo FUD, c'è ancora un senso di ottimismo nell'aria. Dopo che la polvere si è posata all'indomani della decisione di El Salvador, l'ovvia domanda è stata stata: chi sarà il prossimo? Sono state fatte molte ipotesi su un altro Paese dell'America Latina e questo ha certamente senso.

In retrospettiva, El Salvador era il Paese perfetto per fare questo enorme salto. È una piccola nazione non senza difficoltà economiche e non ha autonomia sulla sua valuta. In quanto Paese dollarizzato, i salvadoregni sono soggetti al capriccio del dollaro e della Federal Reserve. Non discuterò se tagliare i legami con il colon nel 2001 sia stata la mossa giusta (Alex Gladstein ha trattato bene l'argomento qui), ma sicuramente penso che fare un passo verso uno standard Bitcoin lo sia stato.

El Salvador, come molti Paesi dell'America Latina, è spesso danneggiato dalla politica estera degli Stati Uniti e dall'intervento del Fondo Monetario Internazionale (FMI). L'Effetto Cantillon creato dagli Stati Uniti ha danneggiato il popolo di El Salvador attraverso l'inflazione monetaria (e tutti gli svantaggi che accompagnano questa tassa nascosta non sono visti dai salvadoregni), l'approvazione di sanzioni ed il controllo della politica commerciale. Il FMI danneggia il popolo di El Salvador mantenendo il Paese indebitato e degradando la sua qualità creditizia per garantire condizioni sfavorevoli per prestiti futuri (o addirittura tenendo in ostaggio prospettive future di prestito).

"Gli spread delle obbligazioni del Salvador rispetto ai Treasury statunitensi hanno raggiunto un livello record giovedì a causa dei crescenti timori degli investitori secondo cui la nazione centroamericana non raggiungerà un potenziale accordo di prestito da $1 miliardo con il Fondo monetario internazionale e deve affrontare implicazioni di credito negative legate al suo uso di Bitcoin".

Reuters

Allora cosa ha fatto El Salvador al riguardo? Si è ritirato (anche se non completamente). Ha fatto un passo nella direzione della sovranità finanziaria ed un corrispondente passo lontano dalla nefasta politica statunitense e dalla tirannia finanziaria dell'FMI. Ma El Salvador non è l'unico Paese in difficoltà in America Latina. Quindi ancora una volta chiederò: chi è il prossimo?

I politici di tutta l'America Latina hanno seguito la moda degli occhi laser, iniziando ad interagire con la comunità Bitcoin e proponendo una legislazione pro-Bitcoin. Poco si è materializzato al momento della stesura di questo articolo (almeno in superficie), ma sappiamo tutti che Bitcoin agisce "gradualmente, poi improvvisamente".

Il membro del Congresso Carlitos Rejala del Paraguay, il legislatore messicano Eduardo Murat Hinojosa, il membro del Congresso panamense Gabriel Silva ed il deputato federale brasiliano Aureo Ribeiro hanno tutti segnalato il sostegno a Bitcoin in un modo o nell'altro.

Potrebbe benissimo essere che uno di questi Paesi diveterà il prossimo hub Bitcoin, sia attraverso una legge sul corso legale che attraverso una regolamentazione altrimenti amichevole. E forse, quando guarderemo indietro al 2022, non parleremo di un singolo Paese ma di una manciata di essi.

Anche se la previsione di Alexander Höptner di altri cinque Paesi in via di sviluppo che adotteranno Bitcoin come moneta a corso legale entro la fine del 2022 si rivelerà esatta, ci sarà comunque FUD (ci sarà sempre FUD). Probabilmente non abbiamo visto l'ultimo divieto su Bitcoin e potrebbero diventare più sofisticati e applicati in modo più rigoroso man mano che le élite finanziarie di tutto il mondo percepiranno maggiore pressione esercitata su di esse da questo strumento per la libertà.

"In realtà, la politica economica statunitense è viva e vegeta nella regione e ha contribuito a fomentare le terribili condizioni che hanno scatenato la recente ondata di rivolte".

Alexander Main, direttore della politica internazionale presso il Center for Economic and Policy Research, sulle recenti proteste in America Latina


Hashrate

Nell'autunno del 2019 la Cina continentale controllava circa il 75% dell'hashrate globale di Bitcoin. All'inizio del 2021 quel numero è calato, ma era ancora superiore al 50%. Ora, nei primi giorni del 2022, si trova allo 0%.

Questa è stata una delle migliori storie su Bitcoin nel 2021. Certo, i FUDster si sono divertiti a gridare l'allarme quando la Cina ha vietato il mining di Bitcoin la scorsa estate, ma c'era da aspettarselo e non sono riusciti a cogliere il quadro più ampio. Quel divieto ha sicuramente danneggiato l'hashrate generale in quel momento, ma molti bitcoiner sapevano che sarebbe stata una cosa buona. Poteva non essere chiaro al momento, ma lo sarebbe stato man mano che il tempo sarebbe trascorso. Un esodo di massa dalla Cina ha comportato una maggiore distribuzione dell'hashrate globale. Per non parlare del fatto che questo elimina uno degli argomenti anti-bitcoin più importanti: la Cina ha troppo controllo sull'infrastruttura Bitcoin o potrebbe cooptare la rete mediante un'acquisizione ostile di un miner.

Com'è evidente nell'immagine qui sotto, molti Paesi hanno beneficiato del divieto cinese: Russia, Kazakistan e Stati Uniti in testa. Gli Stati Uniti hanno iniziato l'anno con una quota di circa l'11% dell'hashrate globale. Questo numero (ad agosto, secondo gli ultimi dati disponibili) si attestava al 35%. Quali sono le probabilità che questo numero continui a crescere?

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Come americano, sono stato felice di vedere i miner arrivare negli Stati Uniti. Tuttavia, facendo un passo indietro e riconoscendo quanto velocemente gli Stati Uniti hanno triplicato il loro tasso di hash, credo che ci sia qualche motivo di preoccupazione. Non vorrei che un qualche Paese rivendicasse il trono lasciato libero dalla Cina di attore dominante nell'hashrate globale. È possibile che il 75% dell'hashrate negli Stati Uniti sia peggiore di quando la stessa concentrazione si trovava in Cina?

Gli Stati Uniti potrebbero essere dietro l'UE in termini di regolamentazione della sostenibilità, ma sembrano intenzionati a colmare rapidamente tale divario. Con così tante aziende che si appoggiano a criteri e logiche che governano strategie aziendali ed investimenti per stimolare un impatto positivo sull'ambiente e sulla società, nonché forme di governance ispirate a criteri etici (ESG), l'argomento ESG e Bitcoin non sta di certo andando da nessuna parte. Ciò metterebbe in dubbio la fungibilità di Bitcoin in base ai criteri "green"; sarebbe anche in diretto conflitto con l'etica del libero mercato che Bitcoin promuove naturalmente.

Sebbene l'ambiente normativo cinese fosse incerto e spesso molto duro nei confronti di Bitcoin, alla fine ha deciso di respingere i miner invece di cooptarli. Dal momento che i miner traggono vantaggio dalle economie di scala, nel tempo tenderanno probabilmente alla centralizzazione. Ciò rende l'acquisizione normativa più preoccupante, sia in Cina, negli Stati Uniti o in un altro Paese. La prossima volta che una grande mossa geopolitica verrà intrapresa da una potenza mineraria globale, potrebbe assumere la forma di controllo statale piuttosto che di un divieto. Anche se l'estrazione di Bitcoin in El Salvador con l'energia geotermica è senza dubbio interessante, le strutture di mining di proprietà statale non sono una tendenza che voglio veder emergere.

Questo potrebbe essere un accadimento po' più lontano del 2022, o potrebbe essere del tutto irrealistico. Forse è anche una di quelle possibilità che i bitcoiner sarebbero disposti a cogliere, poiché potrebbe non presentarsi fino a quando non saremo vicini all'iperbitcoinizzazione. Tuttavia vale la pena prenderla in considerazione mentre guardiamo avanti al futuri a breve e lungo termine.


Adozione

L'adozione di Bitcoin è esplosa nel corso degli anni e ora si stima che sia oltre i 100 milioni di utenti. Gli utenti di Bitcoin includono investitori istituzionali e al dettaglio, operatori umanitari, banchieri, funzionari governativi, grandi e piccole imprese, rifugiati, ecc. Anche se dovessimo dire "quei 100 milioni sembrano pochi", saremmo solo tra il 4% e il 5% circa degli adulti che possiedono bitcoin a livello globale. È paragonabile ad Internet nel 1999.

Se le tendenze osservate nell'adozione di Bitcoin degli ultimi due anni andranno avanti, il numero di utenti globali raggiungerà un miliardo prima di quanto possiamo immaginare. Cercare di prevedere cosa accadrà al prezzo, all'hashrate o all'adozione di Bitcoin a breve termine è una missione stupida, ma possiamo dire con quasi certezza che la base di utenti si espanderà per periodi di tempo più lunghi.

È impossibile sapere esattamente quanti utenti ci siano, ma di seguito sono riportate alcune tendenze che illustrano chiaramente come l'adozione stia aumentando rapidamente:

• Il sei percento degli investitori statunitensi (definiti come quelli con $10.000 investiti in azioni, obbligazioni o fondi comuni d'investimento) afferma di possedere bitcoin, rispetto al 2% nel 2018;

• Gli investitori istituzionali stanno iniziando a privilegiare Bitcoin rispetto all'oro;

• L'uso di Bitcoin per il risparmio quotidiano, le transazioni peer-to-peer ed i pagamenti di rimesse sta diventando più diffuso nei luoghi che ne hanno più bisogno (ad esempio, l'adozione è aumentata del 1.200% annuo in Africa).

L'ultimo punto va di pari passo con la crescita di Lightning Network. Questa è stata la mia tendenza preferita nell'adozione di Bitcoin quest'anno. L'adozione a livello istituzionale darà sicuramente una maggiore spinta al rialzo sul prezzo, ma Lightning Network è il modo in cui faremo salire a bordo milioni e alla fine miliardi di utenti in tutto il mondo, consentendo micropagamenti quasi istantanei ed a costo zero. La capacità di Lightning Network quest'anno è più che triplicata e l'immagine qui sotto mostra quanto sia solido lo sviluppo all'interno dell'ecosistema LN.

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La velocità con cui Bitcoin viene adottato dalla persona media può avere un impatto minore sul prezzo rispetto a quando ce l'abbiano le balene, ma è un segnale che deve essere attentamente monitorato. Il presidente di El Salvador ha citato l'adozione di Bitcoin a "Bitcoin Beach" come caso d'uso nel Paese. La regolamentazione e l'adozione vanno di pari passo e spesso si presume che la regolamentazione influirà sull'adozione e non il contrario. Questa affermazione potrebbe sembrare logica, ma è noto che Bitcoin sfida le nostre ipotesi.

Luoghi come la Nigeria, il Pakistan, l'India e la Cina sono stati tutti piuttosto ostili nei confronti di Bitcoin, eppure i loro cittadini sono tra gli utenti più diffusi. Perché? Perché Bitcoin è denaro per la libertà. La necessità di Bitcoin in ciascuno di questi Paesi è maggiore di quella occidentale.

Bitcoin non è solo una tecnologia per aumentare i numeri (in termini monetari), è una tecnologia per aumentare l'adozione. Ho sentito spesso citare la frase "bitcoin è inevitabile": non sono uno che dà le cose per scontate, ma questa è un'affermazione con cui sono d'accordo dato un orizzonte temporale abbastanza lungo. Se giochiamo al di fuori di scenari polari, uno con regolamentazione favorevole e uno con regolamentazione sfavorevole, finiamo sempre con lo stesso risultato di una maggiore adozione.

Molti individui e ancora più istituzioni hanno bisogno di una regolamentazione amichevole per poter entrare a bordo, mentre la tirannia finanziaria, l'inflazione estrema e la repressione sociale costringeranno i privati ​​a rinunciare al loro attuale sistema monetario.

Chiudiamo questo punto con una delle mie grandi domande per il 2022: l'adozione di bitcoin esploderà nel prossimo anno? O salirà ad un ritmo più controllato?

Dubito fortemente che tra un anno guarderò indietro al 2022 e scriverò un articolo su come il numero di utenti globali di Bitcoin sia effettivamente diminuito da quando ho scritto questo pezzo. Quello che scriverò, invece, è la caduta di certi domino che avranno spinto il ritmo di adozione.


Mettere tutti i pezzi insieme

Anche se in questo articolo ho affrontato separatamente l'hashrate, l'adozione e la regolamentazione, di certo non possono essere separati nella vita reale. Ognuno di questi tre concetti è intrinsecamente collegato.

Sono incredibilmente ottimista su Bitcoin guardando al 2022 e ancora di più se guardiamo più lontano. Ciò non significa che non abbiamo nulla di cui essere preoccupati e ciò non significa che non ci sia molto lavoro da fare e FUD da combattere, ma rimango ottimista come sempre . La mia speranza è che il 2022 sia un altro grande anno per Bitcoin e che tra 365 giorni io possa scrivere un pezzo simile mentre ci avvicineremo al 2023.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 2 febbraio 2022

Il destino dell'euro è segnato

 

 

di Alasdair Macleod

Questo articolo esamina la situazione nel sistema europeo nel contesto di un rialzo dei tassi d'interesse. Al centro del problema c'è il ruolo della BCE che attraverso l'inflazione monetaria ha intrapreso una politica di trasferimento di ricchezza dagli stati membri fiscalmente responsabili ai PIIGS e alla Francia spendaccioni. Le conseguenze di queste linee di politica sono che gli spendaccioni sono ora intrappolati in trappole del debito da cui non si potranno liberare.

Anche in un contesto keynesiano, la politica monetaria della BCE non è più quella di stimolare l'economia, ma di tenere a galla gli spendaccioni. La situazione è peggiorata al punto che le banche commerciali dell'Eurozona sembrano avere restrizioni di credito a New York, come dimostra la riluttanza delle banche statunitensi a concludere transazioni pronti contro termine con loro, cosa che poi portò al fallimento del mercato nel settembre 2019 quando la FED è poi dovuta intervenire.

Un esame dei numeri suggerisce che anche le banche, le compagnie assicurative ed i fondi pensione dell'Eurozona non sono più acquirenti netti del debito pubblico dell'Eurozona. Potrebbe essere perché i termini non sono attraenti e se le cose stanno davvero così, si tratta di un'accusa ai programmi di stimolo della BCE che sopprimono deliberatamente i tassi al punto da far risultare poco attraenti gli investimenti, anche per quegli investitori normalmente conformi.

Di conseguenza la BCE è praticamente diventata Rudolf Havenstein e sta seguendo politiche inflazionistiche simili a quelle che impoverirono la classe media tedesca e la fece morire di fame nel 1920-1923. Che il popolo tedesco tolleri una così ovvia distruzione della propria valuta per la terza volta in cento anni è semplicemente sbalorditivo.


Madoff istituzionalizzato

I piani per rubare a persone a loro insaputa finiscono sempre in un disastro per i colpevoli. Le banche centrali che utilizzano il denaro fiat non fanno eccezione. Ma invece di nasconderlo, come un Madoff istituzionalizzato usano una scienza discutibile per giustificare il loro comportamento apertamente fraudolento. Il paradosso della parsimonia è un tale esempio, in cui penalizzare i risparmiatori sopprimendo i tassi d'interesse, presumibilmente per un vantaggio economico aggregato, ignora convenientemente il furto associato a tale pratica. Se riuscite a cambiare il modo in cui le persone percepiscono la realtà, poi potete farla franca.

La scoperta di questa frode perpetrata da coloro che presumibilmente rappresentano la popolazione è sempre la ragione di un ciclo di crisi e guerre. Può volerci un lungo periodo di sofferenza prima che una popolazione, altrimenti supina, si rifiuti di continuare a sottomettersi indiscutibilmente all'autorità, ma più a lungo esiste tale condizione, più oppressivi diventano i metodi che lo stato usa per rinviare l'inevitabile crisi. Fino a quando qualcosa infine non accade. Nel caso dell'euro, abbiamo visto il sistema non concedere interessi ai risparmiatori sin dal 2012, mentre la quantità di denaro e credito in circolazione li ha svalutati del 63% (misurato da M3).

Inoltre i prezzi possono essere manipolati per creare un'illusione di stabilità. Dal marzo 2020 la FED ha aumentato gli acquisti di bond del Tesoro indicizzati all'inflazione (TIPS) e ad un ritmo più rapido rispetto a quelli emessi dal Tesoro statunitense, spingendo artificialmente al rialzo i prezzi dei TIPS e creando l'illusione che il mercato non si preoccupasse dell'inflazione dei prezzi.

Ma non è tutto. Gli statistici nella burocrazia non fanno altro che giocherellare con le cifre o presentare numeri fuori contesto. Crediamo che i dati sull'inflazione riflettano fedelmente il costo della vita, nonostante i cambiamenti nel tempo e nel modo in cui i prezzi vengono immessi; crediamo che il PIL sia crescita economica – un concetto discutibile – e non crescita della quantità di denaro; crediamo addirittura che l'inflazione monetaria non abbia nulla a che fare con i prezzi. Le statistiche sono progettate per ingannare. Come disse Lord Canning 200 anni fa: "Posso provare qualsiasi cosa con le statistiche, tranne la verità". E questo prima dei computer, i quali hanno facilitato un'esplosione nella quantità di statistiche discutibili. Non si riesce a far quadrare i conti? Basta guardare le statistiche.

Un'ulteriore differenza tra Madoff e lo stato è che quest'ultimo costringe tutti a sottomettersi alle sue frodi monetarie per legge. E poiché come cittadini rispettosi della legge non vogliamo infrangerla, disprezziamo persino coloro che hanno l'audacia di metterla in discussione. Ma nel processo consegniamo un potere enorme alle autorità monetarie, quindi non dovremmo sorprenderci quando esse abuseranno di tal potere, come nel caso dei tassi d'interesse e della svalutazione del denaro fiat. E ne consegue che più profonda è la frode monetaria, più grave sarà la crisi.

La migliore misura delle distorsioni di mercato dovute ad azioni deliberate delle autorità monetarie di cui disponiamo è la differenza tra i rendimenti effettivi delle obbligazioni ed una stima di ciò che dovrebbero essere. In altre parole, valutazioni sull'altezza dei rendimenti reali negativi. Ma qualsiasi valutazione del genere è intrinsecamente soggettiva, poiché i mercati e le statistiche sono distorti, truccati o incapaci di fornire un parametro di riferimento pertinente. Ciononostante ha senso presumere che l'impatto sui prezzi, ovvero l'aggiustamento dei prezzi delle obbligazioni man mano che i mercati si normalizzano, sarà più pesante per quelli i cui rendimenti nominali sono negativi. Ciò significa che la nostra attenzione dovrebbe essere indirizzata di conseguenza e le principali giurisdizioni sono il Giappone e l'Eurozona.


L'instabilità bancaria dell'Eurozona

Una critica alla politica monetaria del Giappone deve essere riservata ad una data successiva, al fine di concentrarsi sulle condizioni monetarie ed economiche nell'Eurozona. La BCE ha ridotto per la prima volta il tasso sui depositi allo 0% nel luglio 2012. Ciò è stato seguito dall'introduzione iniziale di tassi negativi sui depositi di -0,1% nel giugno 2014, seguito poi da -0,2% nello stesso anno, -0,3% nel 2014, -0,4 % nel 2016 e infine -0,5% a settembre 2019. Quest'ultimo è coinciso con l'esplosione del mercato pronti contro termine a New York, il giorno in cui è stato completato il trasferimento della prima concessionaria di Deutsche Bank alla BNP con sede a Parigi.

Possiamo presumere con ragionevole certezza che la coincidenza di questi eventi abbia mostrato una riluttanza delle principali banche statunitensi ad assumere una di queste banche come controparte nei pronti contro termine, poiché hedge fund e fondi monetari con conti presso Deutsche avrebbero deciso di spostare i loro conti altrove cosa che poi avrebbe fatto esplodere buchi sostanziali nei bilanci di Deutsche e forse anche in BNP, richiedendo quindi una copertura. La riluttanza delle banche americane a farsi coinvolgere è stato un forte segnale della loro riluttanza ad aumentare l'esposizione della loro controparte alle banche dell'Eurozona.

Non possiamo saperlo con certezza, ma è la spiegazione logica di ciò che è successo. In tal caso la crisi dei pronti contro termine a New York è stata un importante avvertimento sulla fragilità del sistema monetario e bancario dell'Eurozona. Uno sguardo alle condizioni delle principali banche di rilevanza sistemica globale dell'Eurozona (G-SIB) nella seguente tabella spiega il perché.

L'ingolfamento di bilancio di queste banche è all'incirca il doppio di quello delle principali banche statunitensi e, ad eccezione di Ing Group, profondi sconti price-to-book indicano una valutazione del rischio di credito come eccezionalmente elevata. Altre banche dell'Eurozona con attività di controparte internazionale ritenute non sufficientemente significative per essere etichettate come G-SIB, ma comunque in grado di trasmettere il rischio sistemico, potrebbero essere ancora più altamente ingolfate. I motivi per cui le banche statunitensi limitano la loro esposizione al sistema bancario dell'Eurozona sono convincenti se visti in tale ottica. E la persistenza dell'inflazione dei prezzi oggi è uno sviluppo successivo, che probabilmente esporrà queste banche come più rischiose a causa dei tassi d'interesse più alti sulla loro esposizione ai titoli di stato, titoli commerciali dell'Eurozona ed ai mutuatari inadempienti.


Il ciclo del credito in Europa è stato sospeso

Quando le banche acquistano titoli di stato, di solito è perché la vedono come un'alternativa priva di rischi per l'espansione del credito agli attori nel settore privato non finanziario. Sia le normative di Basilea che quelle nazionali rafforzano il concetto che il debito pubblico sia privo di rischio, conferendogli uno status di rifugio sicuro in tempi di rischio elevato. In un normale ciclo del credito bancario, le banche tenderanno a detenere titoli di stato ed obbligazioni con scadenza inferiore ad un anno e, a seconda della curva dei rendimenti, si avventureranno lungo di essa fino a cinque anni al massimo.

Queste posizioni verranno successivamente liquidate quando le banche diventeranno più sicure delle condizioni di prestito ai mutuatari non finanziari. Ma quando le condizioni economiche diventano stagnanti ed il ciclo del credito viene sospeso per mancanza di ripresa, le banche possono accumulare posizioni con scadenze più lunghe.

Oltre alla mancanza di usi alternativi del credito bancario, ciò è dovuto ad una serie di motivi: i trading desk cercano sempre più la maggiore volatilità dei prezzi nelle scadenze più lunghe, le banche centrali incoraggiano una maggiore partecipazione delle banche commerciali ai mercati dei titoli di stato e le scadenze più lunghe offrono generalmente rendimenti migliori. Maggiore è il tempo che intercorre tra l'investimento in titoli di stato e l'espansione del credito a favore dei mutuatari nel settore privato, più pressante diventerà suddetta missione.

Come abbiamo visto sopra, la BCE ha introdotto tassi a zero sui deposito quasi 10 anni fa e le condizioni del settore privato non hanno generato molto in termini di finanziamento del credito bancario. Il seguente grafico mostra i prestiti da tutte le fonti, comprese le cartolarizzazioni ed il credito bancario a famiglie e società non finanziarie sin dal 2008.

Prima del Covid, il totale dei prestiti alle famiglie era sceso da $9.000 miliardi nel 2008 a $7.400 miliardi nel quarto trimestre del 2019. E anche per le società non finanziarie il totale dei prestiti era sceso nello stesso periodo. È vero che questo periodo ha incluso una recessione ed una ripresa del credito, ma su base netta le condizioni di prestito sono rimaste stagnanti.

Il credito bancario per questi due settori s'è contratto, consentendo l'emissione netta di obbligazioni di debito al consumo garantito e da parte di società che si assicurano finanziamenti a basso costo emettendo obbligazioni societarie a tassi d'interesse prossimi allo zero.

Dopo l'inizio della crisi sanitaria, le condizioni di prestito si sono ampliate sotto la direzione degli stati e l'indebitamento da parte di entrambi i settori summenzionati è aumentato notevolmente.

Nel frattempo le emissioni di obbligazioni sovrane sono aumentate come illustrato nel grafico seguente.

I grafici qui sopra supportano la tesi secondo cui l'espansione del credito ed il finanziamento obbligazionario avevano, fino a poco tempo fa, svantaggiato il settore privato non finanziario. L'espansione dell'indebitamento pubblico è avvenuta interamente attraverso le obbligazioni acquistate dalla BCE, come sarà dimostrato quando esamineremo il bilancio del sistema euro. Confermano che i tassi zero e negativi non hanno stimolato le economie dell'Eurozona come teorizzato dai keynesiani; e l'aumento del credito durante la crisi sanitaria riflette il sostegno finanziario e non un rinnovato tentativo di stimolo keynesiano.

Lo scopo dell'espansione del debito è importante, perché nel momento in cui il presunto stimolo svanisce o i tassi d'interesse salgonoo, vedremo il credito bancario per famiglie e imprese ricominciare a contrarsi. Solo che questa volta ci sarà un rischio maggiore per le banche: fallimento delle garanzie. E tassi d'interesse più alti indeboliranno anche i valori mark-to-market per i titoli di stato e le obbligazioni societarie nei loro bilanci, il che potrebbe erodere rapidamente il capitale delle banche dell'Eurozona, dato il loro ingolfamento eccezionalmente alto mostrato nella tabella sopra.

Il grafico qui sopra mostra il bilancio combinato del sistema euro dall'agosto 2008, il mese in cui la Lehman andò in bancarotta, quando si attestava a €1.430 miliardi. La crisi finanziaria della Grecia è durata dal 2012 al 2014, periodo durante il quale il bilancio è salito a €3.090 miliardi, prima di normalizzarsi parzialmente a €2.010 miliardi. Nel gennaio 2015 la BCE ha inaugurato il suo programma di acquisto di asset (APP, altrimenti noto come quantitative easing) per evitare che l'inflazione dei prezzi rimanesse troppo bassa per un periodo prolungato. Il timore era la deflazione keynesiana, con la misura IACP dell'inflazione dei prezzi che scendeva a -0,5% in quel momento, nonostante il tasso sui depositi della BCE fosse già stato ridotto a -0,2% il settembre precedente.

Tra marzo 2015 e settembre 2016, gli acquisti da parte della BCE di titoli del settore pubblico e privato sono stati pari a €1.140 miliardi, corrispondenti all'11,3% del PIL nominale dell'area Euro. L'APP è stato “ricalibrato” a dicembre 2015, estesa a marzo 2017 e oltre, se necessario, a €60 miliardi mensili. E il tasso sui depositi è stato abbassato a -0,3%. Nemmeno questo è bastato, con un'ulteriore ricalibrazione a €80 miliardi mensili a marzo 2016, con l'intenzione di essere prorogato fino a fine anno quando sarebbe ripreso al ritmo precedente di €60 miliardi al mese.

L'espansione del bilancio della BCE ha portato il tasso dell'inflazione dei prezzi a risalire all'1% nel 2017, come ci si sarebbe aspettato. Con l'espansione del credito per il settore privato non finanziario che non è andata da nessuna parte, lo stimolo keynesiano è semplicemente fallito in questo obiettivo. Ma quando a marzo 2020 la FED ha abbassato il tasso di riferimento allo 0% e ha annunciato un QE di $120 miliardi al mese, la BCE ha fatto ciò che aveva imparato a fare quando si trovava in difficoltà: continuare a scavare ancora più velocemente e nel marzo 2020 ha aumentato gli acquisti nell'ambito del programma APP e ha adottato un nuovo programma, ovvero, il programma di acquisti di emergenza (PEPP). Queste misure sono il motivo per cui i volumi degli acquisti netti mensili sono più elevati che mai, portando il totale di bilancio della BCE a oltre €8.500 miliardi.

Gli acquisti di obbligazioni da parte della BCE hanno rispecchiato da vicino i requisiti di finanziamento delle banche centrali nazionali, essendo entrambi di €4.000 miliardi tra gennaio 2015 e giugno 2021. La contropartita di questi acquisti è stato un aumento della quantità di liquidità circolante. In altre parole, la BCE è diventata Rudolf Havenstein. Non vi è alcuna differenza negli obiettivi della BCE rispetto a quelli di Havenstein quando era presidente della Reichsbank dopo la prima guerra mondiale: una politica monetaria che impoverì la classe media tedesca e spinse la classe operaia e gli anziani alla fame facendo crollare il marco. Solo che oggi la società tedesca sta pagando attraverso la distruzione dei suoi risparmi il comportamento spendaccione dei suoi partner dell'Eurozona piuttosto che quello del suo stesso governo.

La BCE ha ora un ulteriore problema con l'inflazione dei prezzi in aumento a livello globale. I prezzi alla produzione in Europa stanno aumentando fortemente, con il tasso IAPC complessivo dell'Eurozona per novembre al 4,9% annuo e senza dubbio con ulteriori aumenti a venire. I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 50% in un anno e quelli del gas naturale di oltre il 60%, questi ultimi ancora di più sui mercati europei a causa di una crisi di approvvigionamento (in cui c'è lo zampino degli stessi governi europei).

Lo scopo della BCE non è più quello di stimolare l'economia, ma di garantire che i disavanzi degli stati spendaccioni siano finanziati il ​​più a buon mercato possibile. Ma come può farlo quando, sulla scia dell'impennata dei prezzi al consumo, i tassi d'interesse ora stanno salendo? Più alti sono i tassi d'interesse, più velocemente la BCE aumenterà il suo bilancio perché è impegnata a coprire non solo il disavanzo di bilancio di ogni stato membro dell'Eurozona, ma anche gli interessi sui loro prestiti.

Ma c'è di più. In un discorso del 12 ottobre Christine Lagarde, Presidente della BCE, si è dichiarata pronta a contribuire al finanziamento della transizione verso la cosiddetta carbon neutral. E in una lettera congiunta al FT, il Presidente della Francia ed il Primo Ministro italiano hanno chiesto un allentamento delle norme fiscali dell'UE in modo che possano spendere di più per gli investimenti chiave. Questo è un assaggio di quello che hanno detto:

"Così come le regole non possono ostacolare la nostra risposta alla pandemia, così non dovrebbero impedirci di fare tutti gli investimenti necessari", hanno scritto i due leader, pur rilevando che "il debito raccolto per finanziare tali investimenti, che innegabilmente avvantaggiano il benessere delle generazioni future e la crescita di lungo periodo, dovrebbero essere favorite dalle regole fiscali, dato che una spesa pubblica di questo tipo contribuisce effettivamente alla sostenibilità del debito nel lungo periodo".

Le regole del Patto di stabilità e crescita sono state infatti sospese e dovrebbero essere riapplicate nel 2023, ma è chiaro che questi due spendaccioni si sentano intrappolati. Il Patto di stabilità e crescita sarà quasi sicuramente allentato, essendo una farsa come il tetto del debito degli Stati Uniti. Il guaio è che i governi dell'Eurozona sono troppo abituati al finanziamento inflazionistico per abbandonarlo.

Se la BCE potesse inflazionare la valuta senza che le conseguenze siano evidenti, non ci sarebbero problemi. Ma con i prezzi che salgono al di sopra dell'obiettivo del 2% obbligatorio, ciò non è più vero. Finora la BCE ha negato, sostenendo che le pressioni sui prezzi si attenueranno, ma sappiamo, o dovremmo sapere, che un aumento del livello generale dei prezzi è dovuto all'espansione monetaria, in particolare ad un ritmo aumentato sin dal marzo 2020 che deve ancora riflettersi completamente a livello dei consumatori. E nel suo dovere di finanziare i disavanzi pubblici dei PIIGS, l'espansione del bilancio della BCE attraverso l'acquisto di obbligazioni continuerà sicuramente.

Inoltre, se i rendimenti obbligazionari dovessero continuare a salire, ciò rischierebbe di indebolire i bilanci delle banche commerciali altamente indebitate.


La posizione delle banche commerciali

Con le economie degli stati membri dell'Eurozona soffocate dalla gestione degli affari monetari da parte della BCE sin dalla crisi Lehman nel 2008 e dai più recenti blocchi Covid, l'accumulo di crediti inesigibili presso le banche commerciali è una minaccia crescente per l'intero sistema finanziario. La tabella sopra, riguardo l'indebitamento operativo delle G-SIB dell'Eurozona e dei loro rating azionari, testimonia il problema.

Finora le sofferenze delle banche italiane e di altre banche PIIGS sono state ridotte, non perché risolte, ma perché utilizzate come garanzia per i prestiti delle banche centrali nazionali. Le autorità di regolamentazione delle banche locali ritengono che i prestiti deteriorati siano in bonis, quindi possono essere nascosti alla vista nel sistema TARGET2 della BCE. Insieme agli acquisti di asset della BCE effettuati tramite le banche centrali nazionali, suddette sofferenze rappresentano la maggior parte degli squilibri nel sistema TARGET2, che in teoria non dovrebbe esistere.

La posizione rispetto allo scorso ottobre è mostrata nel grafico qui sopra. I debiti verso la Bundesbank sono tornati a crescere a livelli record, mentre sono cresciuti anche i debiti delle banche centrali italiana e spagnola. Questi saldi prima che si materializzassero le pressioni globali per la salita dei tassi d'interesse. Dato il forte aumento dei prestiti bancari alle famiglie e alle società non finanziarie dal marzo dello scorso anno, nei prossimi mesi sembra certo che si riaccumuleranno crediti inesigibili presso le banche. È probabile che ciò pregiudichi i valori delle garanzie nei mercati pronti contro termine europei, che sono per lo più condotti in euro e quasi sicuramente superano i €10.000 miliardi, essendo stati registrati a €8.300 miliardi a fine 2019. La misura in cui le banche centrali nazionali hanno preso in repo le garanzie stesse, sarà quindi un grosso problema.

Il mercato dei pronti contro termine è cresciuto sulla scia dei tassi negativi Euribor. Non è chiaro quale ruolo giochino i tassi negativi in ​​questa crescita: mentre si può vedere un motivo per cui una banca prende in prestito a tassi inferiori allo zero, è più difficile giustificare l'inverso. E in un repo, la garanzia viene restituita su base prestabilita, quindi la sua rimozione dai libri contabili di una banca è temporanea. Tuttavia questo mercato è diventato parte integrante delle transazioni quotidiane tra le banche europee.

Le variazioni nella qualità della garanzia sono mostrate nel seguente grafico. Ciò differisce sostanzialmente dai mercati dei pronti contro termine negli Stati Uniti, utilizzato quasi esclusivamente per scopi di liquidità a breve termine e utilizza solo garanzie di alta qualità (bond del Tesoro statunitensi e debito delle agenzie governative).

Le obbligazioni con rating BBB e peggiori costituivano il 27,7% del collaterale totale a dicembre 2019. In Europa e in particolare nell'Eurozona ci si può aspettare che l'aumento dei tassi d'interesse minacci i rating delle garanzie collaterali, che con l'aumento dei tassi Euribor quasi certamente faranno contrarre le dimensioni del mercato. Ciò aumenta il rischio di un fallimento sistemico guidato dalla liquidità, poiché la liquidità dei pronti contro termine verrà ritirata dalle banche che dipendono da essa.


Le finanze pubbliche sono fuori controllo

La prima colonna della tabella qui sopra mostra il debito pubblico in rapporto al PIL, che è il parametro convenzionale di misurazione del debito pubblico rispetto all'economia generale. La seconda colonna mostra la proporzione della spesa pubblica nell'economia totale rispetto al PIL, consentendoci di ricavare la terza colonna. La base delle entrate pubbliche su cui si basa il pagamento del proprio debito è il settore privato e la terza colonna mostra fino a che punto e dove risiede quest'onere.

Espone la posizione impossibile di Paesi come Grecia, Italia, Francia, Belgio, Portogallo e Spagna, dove, oltre all'onere del debito del proprio settore privato, i cittadini che si guadagnano da vivere senza essere pagati dai loro governi si presume che siano i sottoscriventi del debito pubblico.

La speranza che questi Paesi riescano ad uscire dal loro debito viene demolita nel contesto della base imponibile effettiva. È ormai ampiamente riconosciuto che, oltre ai livelli già elevati di tassazione, ulteriori aumenti delle tasse danneggeranno queste economie.

Possiamo liquidare come un pasticcio l'alterativa, la vana speranza che un ulteriore stimolo sotto forma di un ulteriore aumento dei disavanzi genererà una ripresa economica e che seguiranno maggiori entrate fiscali per normalizzare le finanze pubbliche. È un argomento populista tra alcuni liberali oggi, citando le politiche economiche di successo di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Ma a quei tempi i governi degli Stati Uniti e del Regno Unito non erano così indebitati e le loro economie furono in grado di rispondere positivamente alla riduzione delle tasse. Inoltre l'inflazione dei prezzi era in calo allora, mentre è in aumento oggi.

E come ha sottolineato un documento di Carmen Reinhart e Ken Rogoff, una nazione il cui debito pubblico supera il 90% del PIL ha grandi difficoltà ad uscirne. Sette nazioni della zona Euro superano già questo 90% e i debiti crescono ancora molto più velocemente rispetto al loro PIL. Al 111% l'intera area Euro stessa è ben al di sopra. Tenendo conto della minore proporzione dell'attività del settore privato rispetto a quella dei loro governi, si evidenzia la differenza tra la situazione attuale e quella delle nazioni che sono riuscite a ripagare livelli di debito ancora più elevati dopo la seconda guerra mondiale inflazionando leggermente l'offerta di denaro mentre le loro economie progredivano nell'ambiente del dopoguerra.

Inoltre dobbiamo tenere presente le future passività pubbliche, i cui valori attuali netti sono notevolmente superiori al loro debito attuale. Nel tempo dovranno essere finanziate e con l'aumento dell'inflazione dei prezzi, i costi pesanti come l'assistenza sanitaria le faranno salire ulteriormente. La posizione peggiorerà progressivamente man mano che questi costi obbligatori verranno presi in considerazione.

C'è una soluzione, ed è tagliare la spesa pubblica in modo che il suo bilancio sia sempre in equilibrio. Ma per i politici tagliare i budget dipartimentali equivale a mangiare i propri figli. È un capovolgimento di tutto ciò che rappresentano e richiede fermare l'accumulo di futuri costi del welfare. Nessun politico farà una cosa del genere.


Conclusione

Il rialzo dei tassi d'interesse a livello globale influenzerà tutte le principali valute e per alcune di esse esporrà rischi sistemici. Un esame della situazione esistente e di come i tassi d'interesse più elevati influiranno su di essa indica che l'Eurozona è l'anello più debole globale.

La posizione debitoria dell'Eurozona spinge l'intero sistema finanziario ed economico globale verso una crisi del debito più di quanto generalmente realizzato. In particolare per Grecia, Italia, Francia, Belgio, Portogallo e Spagna in quest'ordine di indebitamento, il problema è più acuto. Sopravvivono solo perché la BCE si assicura che possano pagare i loro conti finanziandoli totalmente attraverso l'inflazione della quantità di euro in circolazione. Lo scopo della BCE è diventato quello di trasferire ricchezza dagli stati membri più prudenti dal punto di vista fiscale agli spendaccioni attraverso la svalutazione della valuta.

In questo processo, sulla base dei dati forniti dalla Banca dei regolamenti internazionali, il sistema bancario sta contraendo credito al settore privato e non sta nemmeno accumulando titoli di stato, il che è una sorpresa. Proprio come le banche negli Stati Uniti, le banche dell'Eurozona sono diventate sempre più distratte dagli asset finanziari e dalla speculazione. La differenza è l'alto livello di indebitamento operativo, fino a trenta volte nel caso di una delle principali banche francesi, mentre la maggior parte delle G-SIB statunitensi sono in media circa 11 volte.

Questo articolo indica che queste disparità tra i rischi bancari degli Stati Uniti e dell'UE sono stati un fattore importante nel caos del mercato dei pronti contro termine statunitense nel settembre 2019; e possiamo presumere che gli americani continuino a diffidare dell'esposizione di controparte nei confronti delle banche dell'Eurozona.

Il fatto che la BCE finanzi il debito pubblico nella sua interezza indica che anche le istituzioni di investimento, come i fondi pensione e le compagnie di assicurazione, insieme alle banche, stanno con le mani in mano per quanto riguarda il debito pubblico. Significa che il risparmio non sta compensando gli effetti inflazionistici delle emissioni di titoli di stato; rappresenta un voto per stare fuori da quella che è diventata una situazione altamente preoccupante ed inflazionistica. Sorge la domanda su quanto a lungo questa situazione straordinaria possa continuare.

Deve finire prima o poi, e destabilizzando un sistema bancario altamente indebitato la fine sarà una crisi. Con il suo PIL di dimensioni simili a quello cinese (che sta assistendo allo svolgersi di una crisi immobiliare), una crisi bancaria nell'Eurozona potrebbe essere l'innesco per la caduta del domino ovunque.

Per quanto riguarda il futuro dell'euro, sembra improbabile che la BCE abbia la capacità di affrontare la crisi all'orizzonte. Ha imbrogliato gli stati del nord, in particolare Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Irlanda, Repubblica Ceca e Lussemburgo a vantaggio di quelli spendaccioni, in particolare Francia, Italia e Spagna. È una spaccatura che rischia di porre fine all'Eurosistema e alla stessa BCE. La decostruzione di questo squallido accordo dovrebbe rappresenterà la fine dell'euro e forse della stessa Unione Europea.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 1 febbraio 2022

Deflazione dei prezzi e l'orrore della discesa dei prezzi delle TV

 

 

di Kyle Ward

Per quasi un secolo lo stato ed i suoi vari alleati hanno propagandato a generazioni di studenti universitari che il calo dei prezzi fosse un danno per la società. Potrebbe sembrare un compito arduo data l'assurdità dell'affermazione, ma questa comoda bugia ha giustificato decenni di furti dai poveri alle stesse élite che spacciano tale propaganda.

Come disse Upton Sinclair: "È difficile convincere un uomo a capire qualcosa, quando il suo stipendio dipende dal fatto che non lo capisca".

Per molti che leggono regolarmente queste pagine, l'articolo di oggi potrebbe non essere una novità. I fatti ed i concetti esposti sono così ovvi da non aver bisogno di essere spiegati, eppure decenni di politiche dello stato dimostrano il contrario. Pertanto questo articolo utilizzerà l'esempio concreto dei televisori per dimostrare che il calo dei prezzi non porta al disastro; al contrario, il calo dei prezzi ci rende più ricchi. È lo stato, sepolto nei debiti, che teme la deflazione.

Inizieremo lasciando che CBS News esponga il punto cruciale dell'argomento inflazionista: “Se state pensando di acquistare una nuova auto e vi aspettate che il prezzo sarà molto più basso tra sei mesi, perché non aspettare? Il calo dei prezzi sposta i consumi dal presente al futuro, mentre i consumatori aspettano che i prezzi scendano ed il calo della domanda può deprimere ulteriormente l'economia, portare ad ulteriori riduzioni dei prezzi, maggiori tagli alla spesa e una spirale discendente verso una recessione”.

"Perché non aspettare?" chiede CBS News. Forse perché avete bisogno di un'auto per andare al lavoro domani e sostituirla costa più di quanto vale il vostro veicolo attuale. Le persone smetterebbero di mangiare a causa del calo dei prezzi del cibo? È difficile immaginare la persona media che si pone domande così assurde, ma per vincere davvero la discussione, dobbiamo considerare anche i beni di lusso come i televisori.

In un mondo in cui i prezzi delle TV alla fine calano, perché non aspettare un'eternità per comprare una TV? Tanto per cominciare, non avremmo mai una TV. Più in generale, gli individui eseguiranno il calcolo economico: confronteranno il vantaggio di avere la TV ora con i risparmi ottenuti aspettando un anno.

Il grafico seguente mostra l'indice dei prezzi negli Stati Uniti per i televisori dal 1950 al 2021. In tal periodo il prezzo di un televisore è sceso del 99%. Dal 2000 il calo dei prezzi è stato particolarmente forte.

Fonte: Bureau of Labor Statistics

Piuttosto che causare una spirale discendente verso una spesa posticipata, il numero di famiglie con una TV ha continuato ad aumentare sfoggiando nuovi massimi storici.

La propaganda a favore dell'inflazione contiene un nocciolo di verità e di solito ce l'hanno anche le migliori bugie: i consumi saranno sicuramente più elevati in un sistema inflazionistico rispetto ad uno deflazionistico. Questa è una conseguenza naturale: le persone cercano di impedire che la loro ricchezza venga derubata. Pensate a qualsiasi evento di iperinflazione e ritroverete questo comportamento nella sua forma più estrema. Durante tali eventi, è meglio acquistare hard asset che non possono essere ridotti quantitativamente. Di fronte ad un'inflazione solo “modesta”, i consumi sono incoraggiati ma in misura minore. Questa relazione non implica in alcun modo una spirale di morte deflazionistica; al contrario, una modesta deflazione implicherebbe una modesta propensione al risparmio piuttosto che al consumo. Questo è qualcosa che dovremmo incoraggiare, ma immaginare circuiti di feedback positivi dove non esistono è un tema comune nella paura degli statalisti.

In un libero mercato, i prezzi tendono a scendere grazie agli aumenti di produttività derivanti dall'accumulo di capitale. Un trattore, ad esempio, può sostituire il lavoro manuale di molti uomini e l'abbondanza che ne deriva porta a prezzi più bassi. Negli ultimi settant'anni gli imprenditori hanno sviluppato metodi ad alta intensità di capitale per produrre TV migliori e in maggiore quantità ad un prezzo inferiore. Ciò ha comportato l'acquisto di più televisori ed una migliore qualità della vita per la persona media. Questo nonostante migliaia di tesi di dottorato scritte in senso contrario nello stesso periodo.

Perché, allora, la bugia? Date due visioni contrastanti del mondo, lo stato promuoverà sempre quella che accresce il suo potere di estrarre ricchezza dai suoi cittadini. La scelta tra inflazione e deflazione è facile: la deflazione rafforza le condizioni dei cittadini, consentendo ai loro modesti risparmi di acquistare più beni nel tempo; l'inflazione rafforza invece lo stato, consentendogli di stampare più denaro e riducendo l'entità dei suoi enormi debiti in termini reali. Non dovrebbe sorprendere che le istituzioni accademiche finanziate dallo stato predichino le virtù dell'inflazione, né dovrebbe sorprenderci che banche e società ben collegate, quelle più vicine al rubinetto del denaro fiat, ne cantino le lodi sui notiziari che finanziano. Non solo ottengono un accesso privilegiato al denaro creato ex novo, ma l'inflazione incoraggia la gente media ad acquistare le proprie azioni per proteggere i propri risparmi. Ciò aumenta il prezzo delle azioni, arricchendo ulteriormente i piani alti aziendali.

Non c'è una grande cospirazione che spinga le politiche inflazionistiche, se ci fosse la si potrebbe sradicare e distruggere. Invece è il comportamento di innumerevoli attori statali e parastatali, ciascuno dei quali cerca di massimizzare il proprio potere, ricchezza e prestigio. L'unico modo per ritardare l'inesorabile svalutazione del denaro è rendere consapevole la cittadinanza del furto a sue spese in modo che vi si opponga. Anche questo, però, può solo ritardare l'inevitabile. Solo la completa separazione tra denaro e stato ci salverà. L'elettore medio potrebbe non avere una laurea in economia, ma capisce l'aumento dei prezzi del cibo e dell'energia. Dobbiamo chiarire loro che l'obiettivo pubblicamente dichiarato delle élite e del cartello bancario è proprio l'aumento dei prezzi che fingono di combattere. Le TV ci danno un facile esempio per contrastare la propaganda secondo cui il calo dei prezzi è "in realtà" un male per noi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/