lunedì 7 ottobre 2024

L'implosione del Regno Unito e perché la guerra è inevitabile

 

 

di Tom Luongo

In molti dei miei commenti me la prendo col Regno Unito. Diciamo che è anche una mia caratteristica di vita, ma vorrei ricordarlo a tutti: sono stato uno dei principali sostenitori della Brexit, cercando di spiegare perché le cose stavano andando in quel modo.

Ho sempre saputo che la Brexit era una lotta tra le élite del Regno Unito legate alla cricca di Davos, le stesse persone che hanno rovesciato Margaret Thatcher negli anni '90, e il popolo stesso, sostenuto da quelli che ora chiamo The British Remnant. Questo gruppo è facile da capire, è il gruppo che si aggrappa ancora alla gloria di un impero perduto e si innesta su chiunque abbia più influenza.

Nessuno di questi due gruppi ama la gente comune, giusto per essere chiari. I Remnant amano invocare la gloria passata per far sì che la “gente comune” continui a pensare che a qualcuno importi di loro. Tuttavia, non ci sono buoni in questo, solo cattivi e vittime.

Gli eroi sono pochi e rari. Le persone del Regno Unito sono vittime e i loro governi hanno rappresentato i cattivi. Ma la domanda sorge sempre spontanea: esiste un cattivo più grande?

Per me la risposta è sì: l'UE. E sapere che il loro desiderio è sbarazzarsi dei Remnant è una cosa positiva. Si adatta a ciò che vorrei vedere, ma dico anche che sapere che coloro che stanno cercando di sostituirli sulla scena mondiale sono ben peggiori, soprattutto perché una buona parte dei British Remnant stringerà volentieri un accordo con l'UE per far progredire il loro programma di controllo globale se gli USA saranno spinti con successo a dividersi.

Dividi et impera. È il principale stratagemma di abusatori, narcisisti e cattivi. Triangolare due fazioni per farle combattere tra loro mentre ci si avvicina a entrambe. Ha funzionato brillantemente per gli inglesi e i loro alleati per centinaia di anni.

Quindi ci sono in ballo molti sentimenti contrastanti nel delineare questi scenari. Ovviamente per qualcuno finirà male se le cose andranno per il meglio, ovvero se gli USA sopravviveranno nella loro attuale forma a 50 stati, l'alleanza BRICS unificherà l'Asia e l'ordine istituzionale post-seconda guerra mondiale, incluso il vecchio sistema monetario, verrà distrutto.

Per la cronaca, attribuisco a questo esito una probabilità pari a circa il 5-10%.

Una qualche forma dei British Remnant o dell'UE sopravviverà a tutto questo. Il globalismo non morirà, ma ne uscirà gravemente indebolito e indirizzato su un percorso diverso, non così sinistro come quello attuale. Quindi, per il post di oggi, riformulerò i miei commenti in base a questa prospettiva, vedendo il Regno Unito come una vittima, intrappolata dalla sua vicinanza e dalle sue relazioni con l'UE.

Questa, naturalmente, non è tutta la storia, ma solo una parte di essa.

Veniamo quindi al nocciolo dell'articolo di oggi.

Il video qui sopra è piuttosto valido: discute il contesto delle crisi di oggi nel Regno Unito. Vale la pena guardarlo solo per le statistiche e l'arco generale della storia, sebbene manchino alcuni elementi essenziali del quadro generale.

Iniziamo dalle basi. Londra domina l'economia del Regno Unito. Senza Londra, il Regno Unito è un'economia irrilevante. Le tasse sono folli, superate solo dal peso normativo sulla classe media. Ne ho parlato nel mio post sullo show televisivo Clarkson's Farm. Le cose che Jeremy presenta nella serie, che consiglio vivamente sia come intrattenimento che come istruzione, sono solo un aspetto di ciò che sta accadendo nel Regno Unito.

Ciò che il video non riesce a cogliere è che si tratta di una linea di politica mirata e che ha avuto molto successo. Identifica tre shock che hanno scosso fin nel profondo l'economia britannica: Brexit, COVID, Ucraina.

Devo riconoscere loro il merito di aver integrato l'Ucraina nella loro analisi: pochi lo fanno.


La Brexit

Cominciamo con la Brexit. Il video attribuisce la colpa del decennio perduto della Gran Bretagna alla rabbia delle persone per aver voluto lasciare l'UE, suggerendoci indirettamente che questa è stata la scelta sbagliata. Le cose non stanno così. Riportate alla mente il voto sulla Brexit e la critica principale dei Brexiteer: erano sostenuti da grandi oligarchici e non era un movimento dal basso.

Sciocchezze, certo, ma era anche un'opportunità per i Remnant di cambiare il corso del Paese e iniziare a triangolare tra gli Stati Uniti e l'Europa. L'elezione di Donald Trump qualche mese dopo ha consolidato tale opportunità.

Questo è stato un merito per i Remnant, ma hanno commesso l'errore, ormai quasi fatale, di usare quell'opportunità per spingere ulteriormente gli Stati Uniti verso i loro obiettivi dichiarati da tempo: sottomettere la Russia, separarla dalla Cina e tornare al loro legittimo compito di gestire tutto dall'ombra.

“L'incertezza” sulla Brexit è stata interamente creata dal governo britannico che ha lavorato insieme all'UE per punire il popolo britannico per aver “votato male”. I “negoziati” sulla Brexit erano una farsa finché il popolo britannico non è intervenuto rovesciando Theresa May e facendo entrare Boris Johnson.

Ci sono voluti tre anni per far uscire finalmente il Regno Unito dall'UE, un dramma che si è concluso nel dicembre 2019 con l'elezione di Boris Johnson e una vittoria storica.

Dal momento in cui è stato organizzato il voto sulla Brexit, suddetta “incertezza” si è manifestata in un forte calo della sterlina rispetto all'euro.

La chiave qui è che il grande indebolimento della sterlina rispetto all'euro è stata una delle principali fonti di inflazione nel Regno Unito negli anni precedenti al COVID. Ma, allo stesso tempo, ci sarebbe dovuta essere una grande spinta agli investimenti nel Regno Unito per creare nuovi posti di lavoro, ecc.

Trump lo aveva promesso ed era pronto a offrire al Regno Unito un buon accordo commerciale, il quale sarebbe stato ottimo per la classe media.

E indovinate un po'? I globalisti all'interno della classe politica del Regno Unito hanno sabotato tutto questo a ogni piè sospinto. L'UE ha trascinato i negoziati per tre anni, alla fine ha perso la battaglia grazie all'alleanza tra Trump e Boris Johnson (e la regina Elisabetta) e il Regno Unito ha ottenuto tutta l'inflazione, nessuno degli investimenti, un debito sempre crescente e più regolamentazione affinché gli interessi dell'UE fossero protetti.

Miliardi di euro di assistenza sociale per Bruxelles, non una sterlina per la “gente comune”, che, non lo ripeterà mai abbastanza, entrambe le fazioni disprezzano: la cricca di Davos e i Remnant.

Il Regno Unito ha perseguito un tipico programma di austerità in stile FMI, tasse più alte e servizi sociali più bassi per mantenere la spesa bassa e mantenere il deficit di bilancio sotto un livello prescritto. Questa è pura assurdità e, come sempre, ha dato priorità ai detentori di obbligazioni sovrane a spese dell'economia locale. È una ricetta per la distruzione economica della classe media.

È una linea di politica ed è una scelta consapevole.

È una prova evidente che i governi occidentali sono corrotti fino al midollo. È l'esatto opposto di come un Paese esce dalla trappola del debito.

Il piano migliore è ridurre le tasse e la spesa allo stesso tempo e consentire ai rendimenti obbligazionari di aumentare, emettendone molti meno. Il costo di bilancio è lo stesso. Tasse più basse invitano agli investimenti che alla fine aumentano le riscossioni fiscali complessive, mentre il debito cresce a un ritmo molto più lento grazie alla spesa più bassa nel lungo periodo.

Loro lo sanno e non lo fanno mai. Perché? Perché ci odiano.

Il risultato è stato un rafforzamento della sterlina rispetto all'euro e ha minacciato un crollo del cambio EUR/GBP, costringendo l'Europa a essere competitiva.

A quel punto una sterlina più forte sarebbe stata vantaggiosa, aumentando il potere d'acquisto britannico insieme a Trump che concedeva al Regno Unito condizioni commerciali favorevoli. Dal punto di vista della cricca di Daovs, questa situazione doveva essere schiacciata.

Quando Jerome Powell ha preso il controllo della FED e ha iniziaro a rialzare i tassi d'interesse, mentre nel 2019 le banche statunitensi hanno iniziato a rifiutare di accettare titoli di Stato della zona Euro come garanzia nei mercati pronti contro termine statunitensi, la pressione sui mercati obbligazionari europei è salita e Boris Johnson ha portato il Regno Unito fuori dall'UE alla fine di quell'anno.


COVID-19

Ora pensiamo al COVID-19. Dicembre 2019, la Brexit si fa: la Gran Bretagna lascia l'UE. Johnson e Trump diventano il bersaglio principale dell'operazione globalista per distruggere l'economia globale. Johnson è costretto a fare marcia indietro sui lockdown, ecc. dopo un paio di attentati alla sua vita. La sterlina si indebolisce di nuovo.

Ho sempre visto il COVID-19 come una qualche forma di operazione psicologica. Mi sono rifiutato persino di chiamarla pandemia, perché le ricadute politiche erano chiare: si trattava di un attacco multi-teatro e multi-modale alle fondamenta della società stessa. In passato ho discusso del COVID dal punto di vista di come abbia costretto la Federal Reserve a tornare allo zero-bound dopo che i mercati del Tesoro USA erano finiti “bidless”. Com'è stato possibile?

Non senza una mano, ecco come.

Come sottolinea il video, il mercato del lavoro nel Regno Unito era in guai seri, perché le promesse della Brexit non si sarebbero mai materializzate. Non si sarebbe mai ripreso. Perché? Perché l'UE rifiutava di consentire investimenti nel Regno Unito, dato che non era più uno stato membro. Con Trump alle prese con il COVID ed essendo un'anatra zoppa di fatto, non sarebbe successo nulla a Capitol Hill per aiutare il Regno Unito a liberarsi da questa morsa economica in cui l'UE l'aveva scaraventata.

Portanto avanti una tale operazione piscologica hanno fatto scadere il tempo su Trump, con l'intenzione di rimettere tutto in carreggiata. Brexit e Trump, come ho detto per anni, hanno costretto la cricca di Davos ad anticipare la loro tabella di marcia dal 2030 al 2020. E, alla fine, sarà la loro rovina, ma amici miei, hanno fottuto il mondo.

Dopo che Trump sarebbe stato deposto e non ci sarebbe stato alcun accordo commerciale, una sterlina in rafforzamento avrebbe rallentato gli investimenti esteri. Johnson sarebbe stato schiacciato. Powell avrebbe iniziato a rialzare i tassi e la Banca d'Inghilterra l'avrebbe fatto prima di lui schiacciando la sterlina ed erodendo ulteriormente il bilancio britannico.

Una volta che Powell avrebbe iniziato a rilanciare in modo significativo, la Lagarde avrebbe annunciato il TPI per proteggere gli spread obbligazionari e la valuta, il che significa che avrebbe fatto pendere ulteriormente la bilancia a suo favore, come ho spiegato in innumerevoli post e interviste.

L'intera zona Euro si sarebbe lanciata in una corsa all'acquisto di titoli del Tesoro statunitensi per impedire che il dollaro salisse troppo velocemente e che le banche della City di Londra e dell'UE implodessero. Se i prezzi dei Gilt e dei Bund fossero scesi troppo, avremo avuto una crisi bancaria in entrambi i posti.

Dovrebbe essere chiaro a questo punto che sia la BoE che la BCE sono all'offensiva contro le rispettive classi medie per fomentare proprio la crisi monetaria che stiamo vivendo.

Il 2021 è l'anno in cui gli Stati Uniti, tramite la FED, hanno iniziato a stringere il cappio su entrambi, prima drenando la liquidità in eccesso a livello globale attraverso i mercati dei pronti contro termine inversi e poi, dopo la riconferma di Powell come presidente del FOMC, aumentando i tassi d'interesse e adottando misure di quantitative tightening.


Guerra in Ucraina

Infine abbiamo la guerra in Ucraina, che, come ha sottolineato Alex Krainer, il Regno Unito ha garantito miliardi di prestiti del FMI all'Ucraina per combattere la guerra.

Nel contesto di tutto questo non dovrebbe sorprendere, col senno di poi, se la NATO abbia spinto per questa guerra a fine 2021/inizio 2022. All'epoca hanno pensato che Powell fosse alla canna del gas, con Biden al timone e lo scandalo di insider trading alla FED che lo avrebbe privato dei suoi luogotenenti: Kaplan, Carida e Rosengren. Build Back Better e le leggi sulle infrastrutture avrebbero costretto Powell a rimanere a zero mentre scoppiava la guerra.

Col senno di poi, febbraio 2022 è stato un punto di svolta importante in tutta questa storia. Nella stessa settimana abbiamo avuto l'udienza di conferma di Powell e Putin sorprende tutti iniziando la guerra in anticipo. Il piano, che era quello di gettare denaro illimitato all'Ucraina a interessi zero, doveva essere finanziato a tassi molto più alti, rendendo molto più difficile per il Regno Unito e l'UE finanziare la loro guerra per le garanzie fisiche asiatiche usando armamenti statunitensi.

Liz Truss ha cercato di implementare un bilancio che avrebbe reso il Paese autosufficiente dal punto di vista energetico e ci siamo ritrovati con la crisi dei Gilt nel settembre 2022, perché quel bilancio sembrava insostenibile nel contesto in cui si stavano muovendo i tassi d'interesse. La cricca di Davos procede ad attivare Blackrock che inizia a ritirare gli investimenti dai fondi pensione britannici. Questo è di fatto un ricatto per la Banca d'Inghilterra che deve salvarli con una cifra pari a £160 miliardi, secondo l'analisi di Krainer.

Il governo di Truss cade e l'evento è subito seguito dalla morte della regina Elisabetta II. L'ultimo sussulto dei Remnant viene spazzato via. Carlo sale al trono e inizia l'ultima fase della distruzione della vecchia economia britannica per conto dei suoi gestori/benefattori/carcerieri della cricca di Davos.

Il video sottolinea troppo il deficit di manodopera risultante nel Regno Unito che, come tutto il resto, è stato un risultato artificiale dell'intero schema per punire il Paese per la Brexit. L'UE ha messo in guardia i britannici su questo tema; ha messo in guardia gli Stati Uniti dal votare per Trump. Non si fermeranno finché non avranno distrutto tutto.

Rishi Sunak è stato eletto per mantenere il Paese lungo questo percorso e indebolire la Brexit gravando ulteriormente la nazione con tasse insostenibili, basso potere d'acquisto, più stronzate su cambiamenti climatici/criteri DEI/criteri ESG, ritardo degli investimenti e passaggio del testimone a Keir Starmer. Sunak è stato eletto per distruggere i Tories e preparare il Paese al governo di un partito unico.

Ciò che ha messo in moto gran parte di tutto questo è stato il fatto che Putin ha deciso di procedere con l'attacco di decapitazione a Kiev prima del previsto. Putin ha fatto ciò che non avrebbe dovuto fare: la prima mossa.

Tutti giocano a giochi di parole per giustificare la geopolitica della guerra, ma la struttura è la stessa. La guerra era programmata ed era inevitabile. Facendo la prima mossa, Putin ha raggiunto l'obiettivo strategico più importante: costringere la NATO e l'Occidente a combattere nel Donbass alle sue condizioni, non alle loro.

Si sarebbero dovuti preparare a un tritacarne costoso e prolungato. Ed è qui che i Remnant hanno commesso il loro errore fatale: nel marzo 2022 a Istanbul hanno detto al presidente ucraino di mantenere la rotta e di non arrendersi. Garantendo supporto all'Ucraina tramite il debito emesso per combattere la guerra, sia la cricca di Davos che i Remnant si sono impegnati a giocare questa partita fino alla fine.

Putin sa che più a lungo va avanti questa situazione, peggio sarà sia per il Regno Unito, con la Brexit completamente compromessa e centinaia di miliardi di dollari in garanzie sui prestiti che non possono essere sostenute in modo credibile, sia per l'UE, che sta affrontando rivolte politiche nelle sue principali economie: Germania, Francia e Italia.

L'unica via d'uscita è che gli Stati Uniti si impegnino militarmente nella guerra in Ucraina attraverso la NATO.

E questo ci porta agli eventi del luglio 2024. Questo era il programma sul diagramma di Gantt a Bruxelles.

• Sunak viene deposto il giorno dell'Indipendenza degli Stati Uniti. L'altro fantoccio della cricca di Davos, Keir Starmer, sale al potere e inizia immediatamente il tradimento finale nei confronti della “gente comune”.

• In Francia Emmanuel Macron perde, ma abbastanza da restare al potere, mentre i suoi oppositori si annullano a vicenda.

• L'assassinio di Trump era previsto per la seconda settimana di luglio.

• Dopo il dibattito Biden viene rimosso dalla scena e le chiavi del castello vengono consegnate alla futura erede al trono, Kamala Harris.

• Ma è avvenuto un miracolo: Trump è sopravvissuto.

La corsa agli acquisti sul mercato obbligazionario statunitense ha dovuto intensificarsi dopo quest'ultimo evento, in modo da costringere Powell a tagliare i tassi. Ma ha resistito a luglio, aspettando che la Banca del Giappone facesse la sua mossa l'ultimo giorno del mese.

La FED ha mantenuto alti i tassi fino a due settimane fa; il mercato obbligazionario ha comunque venduto bene.

Ora, con la fine del LIBOR, la BoE sta cercando di capire come sopravvivere ed è stata costretta a non tagliare i tassi nella riunione di settembre.

Quindi, con quanto detto finora, diamo un'occhiata a questi ultimi 2 anni dal punto di vista degli spread decennali del Regno Unito rispetto ai loro avversari della cricca di Davos: l'UE e l'amministrazione Biden.

Innanzitutto, spread decennali UK/Germania:

Da quando la Yellen è andata in Cina, la sua compare alla BCE, la Lagarde, ha iniziato a sedersi sugli spread creditizi. All'epoca pensavamo tutti che fosse per contenere quelli tra Italia e Germania, ma ciò non avrebbe retto a lungo senza l'aiuto di un mercato più grande, in questo caso gli Stati Uniti.

Powell, però, era in missione per far salire i tassi, quindi entra in gioco la Yellen che sostiene la Lagarde a ogni passo per gestire la domanda e l'offerta di titoli decennali statunitensi e tenere sotto controllo i rendimenti tedeschi. Tuttavia, nelle ultime settimane, da quando Powell ha iniziato a tagliare i tassi e l'Ucraina è diventata inadempiente sul suo debito nei confronti dell'FMI e di cui il Regno Unito è garante, gli spread Gilt/Bund stanno esplodendo oltre i range attentamente vincolati dalla Lagarde, mentre il cambio EUR/GBP minaccia di uscire da un range di 7 anni.

Ora diamo un'occhiata agli stessi eventi a Yellenville:

Si noti che entrambe le volte in cui i titoli a 10 anni del Regno Unito sono saliti di +60 punti base rispetto ai titoli a 10 anni degli Stati Uniti, è successo qualcosa di enorme. La Yellen è andata in Cina: il motivo era quello di salvare la pelle dell'Europa convincendo la Cina a smettere di vendere obbligazioni statunitensi per far muovere il prezzo. La Cina ha accettato e il rapporto TIC è chiaro: le partecipazioni cinesi in titoli di debito statunitensi sono rimbalzate tra $750 e $800 miliardi per più di un anno.

Qual è stato il quid pro quo? Nessuna ulteriore prospettiva NATO per l'Ucraina. Crisi del debito per i membri del G-7 evitata.

Dal punto di vista del Regno Unito, in particolare dei Remnant che si aggrappano disperatamente al proprio futuro, la Yield Curve Control della Yellen ha avviato il processo di espansione di quegli spread verso il fatidico livello di +60 punti base.

La situazione ha subito un'accelerazione sin da luglio, con Starmer al timone, Trump sopravvissuto, ecc.

Quindi se foste nella cricca di Davos e cercaste di distruggere entrambi i vostri nemici, gli Stati Uniti e i Remnant, non li fareste andare avanti in modalità pilota automatico, verso guerre che nessuno dei due può combattere?

Oppure se foste i Remnant non provereste a far combattere le vostre battaglie agli USA per far arrivare il segnale ai detentori di obbligazioni del vostro debito che il piano funziona ancora e che presto, molto presto, la Russia crollerà e avrete tutte le garanzie e i contratti di ricostruzione per ripagare quelle centinaia di miliardi di prestiti? Ci sono decine di migliaia di miliardi sul tavolo in uno scenario vincente.


Lo stato attuale delle cose

Quando vediamo l'attuale governo del Regno Unito concludere accordi con l'Ucraina promettendo sostegno per un altro secolo, ridiamo tutti, pensando: “Il Regno Unito non esisterà più tra 100 anni”. Quando vediamo Starmer e la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, farsi una foto sdolcinata a margine della riunione delle Nazioni Unite, dove Zelensky riceve il trattamento da rock star, ridiamo e diciamo: “Oh, guarda, due falliti in un altro tour di reunion”.

La guerra è l'unica via d'uscita che vedono da questa situazione. Il loro potere si basa sulla capacità di convincere i detentori di obbligazioni che c'è una via per ripagare il debito. Ecco perché non ci poteva essere frizione politica nel Regno Unito: i Tories dovevano essere distrutti per portare “unità” sotto l'egida di Starmer. Lo stesso vale per l'UE: ha bisogno che tutti siano messi sotto controllo, motivo per cui Macron non abbandonerà mai e perché l'AfD in Germania non sarà mai ammessa in nessuna coalizione di governo.

Verrebbe sciolto con la forza prima che ciò accada.

Sia la cricca di Davos che i Remnant devono catturare il Donbass, come minimo, per bilanciare la situazione. La Russia, a questo punto, è un obiettivo troppo ambizioso. Non l'hanno ancora ammesso del tutto né a sé stessi né a noi, ma penso che sia abbastanza chiaro.

Ed è per questo che Israele sta attaccando in ogni direzione; è per questo che Zelensky ha implorato il G-7 di consentirgli di lanciare missili a Mosca; è per questo che i depositi di munizioni russi sono stati colpiti da missili Storm Shadow di fabbricazione britannica e di progettazione francese.

Ecco perché Biden è stato messo da parte durante gli ultimi quattro mesi della campagna elettorale per permettere ai neocon nel Dipartimento di Stato di salire al comando sotto Antony Blinken. La guerra è la loro unica risposta, altrimenti è default senza giustificazione. Quindi l'Iran e/o la Russia devono essere costretti a intensificare le cose per trasformare di nuovo questa situazione nella Grande Giustificazione per distruggere l'implacabile male di Putler e dei Mullah.

Ma niente è ancora deciso. Continuano a comportarsi come se nulla fosse accaduto, il che modificherà i loro piani. Ripensate a luglio, c'era questa calma inquietante che avevano tutti tra il dibattito Trump/Biden e la sparatoria a Butler, PA. C'è ancora.

Stanno ostentando forza mentre dentro di loro urlano che tutto sta per crollare?

Oppure ci sono altri piani di riserva in atto che sono indicati nel diagramma di Gantt presso la Evil Corp Central?

Penso che siano entrambe le cose.

Il Regno Unito è davvero in una posizione precaria. Starmer sta tentando tutto il possibile per consegnare un Regno Unito in rovina a un'UE rapace. Quest'ultima sta facendo tutto il possibile per garantire che gli USA scivolino in una condizione disperata simile. Entrambi vogliono che combattiamo le loro guerre per loro.

Se si osservano le politiche dell'amministrazione Biden, soprattutto a livello di agenzie governative, si vede uno stato di cose simile a quello del Regno Unito. Da Gensler alla SEC a Samantha Power all'USAID, a Merrick Garland alla Giustizia, o Giggler ai Trasporti, è sempre lo stesso ritornello.

Vanno al Congresso, sghignazzano apertamente le loro minacce, si rifiutano di cambiare linea di politica, forniscono i dettagli richiesti e continuano a insistere come se nulla potesse toccarli. Si comportano come se nulla potesse toccarli. La tragedia in seguito all'uragano Helene è la rivelazione più grande finora.

È evidente che sono stati informati, o semplicemente sanno, che ci sono altri piani in atto per garantire che, anche se Trump tornasse alla Casa Bianca, nulla cambierebbe.

Ora stanno solo aspettando che Powell termini il proprio mandato presso la FED e di riprendere la distruzione del Paese.

La differenza tra USA e UK è però netta: il Regno Unito è debole, è stato completamente tradito; gli USA no. Sono più deboli di quanto non siano mai stati, ma non tanto quanto i loro principali rivali.

E la grande domanda che dovreste porvi è: “Hanno il tempo di aspettare?” I mercati ci stanno dicendo di no. Gli eventi stanno accelerando, ottobre è arrivato e abbiamo avuto quattro sorprese in un giorno; il giorno dopo la City di Londra ha perso contro New York sul prezzo futuro del dollaro.

Non accetterà la cosa senza reagire. Guardate i mercati, e dove scorre il denaro, e vedrete perché il mondo della politica si comporta nel modo in cui si comporta... ogni... singola... volta.

Ciò che si è innescato è una spirale verso un fondo a cui nessuno osa guardare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 4 ottobre 2024

Punto di non ritorno

 

 

di Francesco Simoncelli

I ricercatori accademici ci dicono che quando le nazioni raggiungono un debito del 130% del PIL, esso diventa praticamente ingestibile. A quel punto il sistema finanziario è come un elicottero che ha esaurito il carburante. I piloti, non importa quanto intelligenti o abili, non possono più atterrare in sicurezza. Secondo i miei calcoli questo “punto di non ritorno” arriverà prima dei prossimi cinque anni. Per capire meglio questa affermazione vorrei usare il mercato del lavoro italiano come proxy.

Se il tasso di disoccupazione è sceso, ma le ore medie lavorate per lavoratore sono scese, il tasso di partecipazione al lavoro è sceso e i salari reali sono negativi, allora non c'è alcun miglioramento dell'occupazione. E ricordate che queste statistiche arrivano sulla scia del più grande “pacchetto di stimoli fiscali” degli ultimi decenni. Improvvisamente non sembrava esserci più alcun limite a quanto i politici potessero spendere senza aumentare le tasse, il tutto a costo zero. Il più grande esperimento monetario combinato con un livello senza precedenti di aumento del debito pubblico, però, non ha fatto altro che impoverire i lavoratori. Il keynesismo, e la pianificazione centrale per estensione, portano sempre a investimenti errati, cattiva allocazione del capitale, maggiore indebitamento e peggiori risultati per i lavoratori e la classe media. E per una ragione molto semplice: gli stati non hanno informazioni migliori o superiori sui requisiti della società e spendono denaro che proviene da qualcun altro.

Gli investimenti errati vengono fisiologicamente corretti quando gli attori di mercato vengono lasciati liberi di agire; diventano invece la norma quando lo stato controlla l'economia. E invece della distruzione creativa otteniamo un incentivo alla cattiva allocazione del capitale. Gli stimoli fiscali non hanno fatto altro che erodere la classe media e creato livelli record di debito pubblico. Se poi ci aggiungiamo i “contributi” obbligatori alle aziende, le detrazioni fiscali in riduzione, polizze obbligatorie, privatizzazioni (diverse dalle liberalizzazioni) agli amici degli amici che gonfiano (artificialmente) il P/E e un'agenda Green economicamente/socialmente insostenibile, il risultato sarà scarsità artificiale e persistente, inflazione dei prezzi e ulteriore impoverimento.

E ora, sui due temi chiave, guerra e spesa, deficit e potenza di fuoco, tutti gli schieramenti politici sono d'accordo: ne vogliono di più. Molto probabilmente lo otterranno e anche un disastro alimentato da uno tsunami di debiti.


IL GORGO

Anche in questo caso l'Italia è un esempio calzante: il record della spesa pubblica è sufficiente a dimostrarlo. Stiamo parlando dello stesso Paese che ha superato la soglia del debito/PIL al 130% nel 2013 e da allora è stato un continuo scivolare verso il basso piuttosto che una risalita verso la sostenibilità. In questo scivolamento s'è portata dietro il resto degli stati membri europei, proprio per il fatto che a causa della “Tragedia dei beni comuni” con cui è stata strutturata l'UE, i guai finanziari di uno si diffondono a raggiera agli altri. Una classica socializzazione delle perdite. Questo rischio di default che infetta progressivamente i vari membri dell'Eurosistema si manifesta attraverso il sistema crediti/debiti TARGET2 e infatti uno dei Paesi più indebitati nei confronti della Germania, presumibilmente il più virtuoso, è proprio l'Italia. Scrivo “presumibilmente” perché sappiamo che esiste una spada di Damocle sulla testa della Germania, sia motivo di ricatto che motivo di preoccupazione per il governo tedesco, rappresentata dalla recente scoperta della Corte dei conti tedesca in merito ai numeri ufficiali del deficit.

I lettori di questo blog sanno benissimo che alla base di tutte queste criticità c'è un minimo comun denominatore: crisi della liquidità. Ma non è una “normale” crisi della liquidità, si tratta della madre di tutte le crisi della liquidità proprio perché è stata alimentata dalla decisione della Federal Reserve di riappropriarsi della politica monetaria del Paese. Per quanto paradossale possa sembrare il mercato degli eurodollari permetteva alle banche estere di creare massa monetaria in dollari al di fuori del circuito finanziario americano, facendo poi pagare le conseguenze di questo azzardo morale all'ennesima potenza agli Stati Uniti stessi... anche quando non c'era alcun segno di problema al loro interno. L'isolamento del mercato dei pronti contro termine statunitense nel 2019, l'avvio del SOFR al posto del LIBOR e il ciclo di rialzo dei tassi facevano tutti parte di una strategia per prosciugare la mole gigantesca di liquidità ombra che ancora circola nei mercati mondiali. È un compito, questo, che non si esaurisce in una manciata di anni, visto che stiamo parlando di qualcosa che esiste da decenni e ha messo radici profonde.

Oltre all'Europa chi ha più da perdere è la City di Londra, sede per eccellenza di tutte queste macchinazioni ombra. Le prove convergono verso di essa quando si prendono in considerazione diversi avvenimenti accaduti nel corso degli anni, soprattutto i trattati di pace fatti saltare ad hoc dal presidente Johnson quando è volato in Turchia nell'estate del 2022 e ha fatto cambiare idea al presidente ucraino. Da che mondo è mondo, guerra e inflazione sono degli espedienti perfetti quando l'élite al comando affronta un redde rationem: attraverso di essi può far pagare il conto a qualcun altro e rimanere al comando. Le promesse sono state gonfiate oltremodo, soprattutto in Occidente, dove uno stato sociale ipertrofico fagocita risorse a passo spedito, il default del sistema pensionistico continua a essere rimandato con le unghie e coi denti e una spesa per armamenti cancellerà infine qualsiasi voce discrezionale in eventuali tagli alla spesa pubblica. E se ci ricordiamo che le statistiche ufficiali sovrastimano numeri come quelli del PIL e sottostimano quelli dell'inflazione dei prezzi, la soglia del 130% è stata superata da molti più player di quanti ne stimano le statistiche ufficiali.

È una lotta contro il tempo, in particolar modo per Londra e Bruxelles. Il denaro deve continuare a scorrere e se non è la FED a farlo scorrere, sarà il Tesoro americano. I tamburi di guerra suonano per questo motivo: impantanare gli USA in più guerre in modo che la risultate spesa fiscale venga dirottata nei circuiti finanziari europei e inglesi. La guerra in Ucraina, infatti, è una gigantesca operazione di riciclaggio di denaro. E lo stesso vale per le paranoie “Green” e i criteri ESG, non a caso alimentate dall'Europa ma ormai abbandonate dagli USA.

Le prossime elezioni saranno determinanti a tal proposito. La posta in gioco è molto alta e il punto di non ritorno per gli Stati Uniti è proprio un rapporto debito/PIL oltre il 130%. Superarlo significherà finire nello stesso gorgo in cui si trovano attualmente tutte quelle nazioni che hanno usato la leva finanziaria per gonfiare il mercato degli eurodollari e che adesso ne stanno pagando le conseguenze: aumento serpeggiante delle valutazioni di rischio, con i bilanci che perdono pezzi sul lato degli attivi e vedono aumentarli sul lato dei passivi. La Russia fa gola per le sue risorse, ma gli Stati Uniti sono il vero obiettivo qui. Ecco perché la guerra nell'Europa orientale è esistenziale per tutti gli attori della megapolitica.


ANCORA QUALCHE ANNO DI RESPIRO

Il Congressional Budget Office stima che gli Stati Uniti raggiungeranno il rapporto debito/PIL al 130% nel 2033, dando loro ancora qualche anno di grazia prima che il disastro diventi inevitabile. E qui apriamo una breve parentesi: è per questo che di recente la FED ha tagliato i tassi, venendo incontro al governo federale e assecondando un clima quanto più disteso possibile durante le imminenti elezioni. Come avevo scritto in precedenza, molto probabilmente ci sarebbe stato un taglio dei tassi in prossimità delle elezioni e la spinta è stata data dal rendimento del biennale americano salito al 5,03% tra gennaio e maggio, nonostante un'economia solida e cifre ufficiali molto incoraggianti.

L'irresponsabilità fiscale dell'amministrazione Biden-Harris ha portato il deficit annuale a nuovi massimi nonostante entrate fiscali record e una crescita del PIL migliore del previsto. Il deficit pubblico ha raggiunto $1.897 miliardi nei primi undici mesi di quest'anno e i costi degli interessi sul debito pubblico hanno superato per la prima volta $1.000 miliardi. Inoltre il Tesoro USA si aspetta un aumento di $16.000 miliardi nel debito pubblico tra il 2024 e il 2034 e il Congress Budget Office stima che l'attuazione del piano economico della Harris comporterà un ulteriore aumento del debito da $2.250 miliardi. Naturalmente sappiamo tutti che l'economia non è così forte come sembra e che le cifre ufficiali nascondono un mercato del lavoro e un'economia produttiva molto più deboli, ma la FED ha reagito una volta che ha visto che i rendimenti obbligazionari sovrani sono saliti a nuovi massimi e perché la domanda di debito pubblico statunitense da parte degli investitori stranieri ha iniziato a diminuire visibilmente. La FED ha dovuto agire con un forte taglio dei tassi per salvare il Tesoro, impedendo che la sua offerta cavalcante diventasse bidless. A questo giro la mano l'ha vinta la Yellen.

Fonte: Congressional Budget Office

Tornando in tema, invece, il Penn Wharton Budget Model suggerisce che gli Stati Uniti raggiungeranno il livello del 130% un po' prima, già nel 2030 se i tassi d'interesse saranno 250 punti base più alti rispetto al loro modello di base. Quest'ultimo ci dice che se qualcosa non cambia (es. i tassi d'interesse rimangono gli stessi, la spesa non viene tagliata, le tasse non vengono aumentate), il debito totale sul PIL raggiungerà il 188% entro il 2050 (e il 310% del PIL entro il 2050 nello scenario “peggiore”).

A mio giudizio una recessione, più armi nel circo geopolitico, o un'altra emergenza inventata forniranno copertura al governo federale per prendere in prestito più di quanto prevedano le proiezioni ufficiali. La mia stima è che gli USA raggiungeranno il punto di non ritorno del 130% prima del 2028, cioè prima della fine del prossimo mandato presidenziale. Ecco perché le elezioni statunitensi di quest'anno non sono solo l'ennesimo concorso di bellezza presidenziale in cui gli elettori scelgono tra due vecchi in base alle loro posizioni su aborto, immigrazione, chip di silicio, o senzatetto. In questa elezione c'è qualcosa di più in gioco, sarà quella che segnerà il destino dell'America.

Dal punto di vista geopolitico i vandali al comando hanno minato la credibilità della nazione con il ritiro rocambolesco dall' Afghanistan, l'impantanamento nella guerra nell'Europa orientale, l'ignavia nel Canale di Suez e l'attrito con Israele (base americana in Medio Oriente). Dal punto di vista economico, poi, a meno che non ci sia una drastica correzione di rotta il debito degli Stati Uniti raggiungerà il 130% del PIL durante il prossimo mandato presidenziale. Quando ciò accadrà, non ci saranno ulteriori possibilità di una risoluzione “intenzionale” del problema. Come una nave che ha perso potenza, il capitano può dare tutti gli ordini che vuole... non farà alcuna differenza, non ha alcun controllo su dove andrà.


NESSUNO VUOLE FINIRE SOTT'ACQUA

Nel frattempo l'oro continua a macinare nuovi massimi. Cosa sta vedendo il mercato del metallo giallo? Forse la stessa cosa che vedo io: una crisi del debito che si avvicina rapidamente. Tassi d'interesse più elevati rendono impossibile finanziare il debito, quindi, una volta accesa la miccia non può essere spenta... i policymaker non possono controllare cosa succede dopo. E ka-boom! Gli stati in genere ricorrono alla stampa di denaro, contando su periodi prolungati di alta inflazione per ridurre il peso del debito. La mia ipotesi è che si verificherà un'emergenza finanziaria poiché un'inflazione ostinatamente alta mantiene i tassi d'interesse a livelli scomodi.

Gli Stati Uniti hanno ancora un certo spazio di manovra, Europa e Regno Unito, invece, non possono permettersi tassi d'interesse alti. Le aziende non possono rifinanziare le loro obbligazioni, i proprietari di case non possono rifinanziare i loro mutui, gli stessi burocrati non possono indebitarsi senza far salire ulteriormente i tassi d'interesse. Prima o poi una bancarotta importante, o persino una grande svendita nel mercato azionario, potrebbero essere sufficienti a far andare nel panico gli stati europei. Da qui l'urgenza della BCE e di Bruxelles affinché si brucino le tappe per un'integrazione fiscale e obbligazionaria del continente. Chi ha letto il rapporto che ha presentato Draghi alla Commissione europea saprà che è diviso in due parti: pars destruens e pars (presumibilmente) costruens. Nella prima c'è la descrizione impietosa di un Eurosistema al collasso e con un piede nella fossa; nella seconda la giustificazione accademica all'emissione congiunta di bond sovrani.

Questa è l'unica strada che l'UE presuppone abbia per sopravvivere alla crisi economica/finanziaria che pende sulla sua testa, una che preservi anche l'attuale catena di comando tra l'altro. La guerra, invece, è una strategia per allentare la pressione dei debiti, una che l'Inghilterra conosce bene. Gli Stati Uniti sono stati tirati dentro per far guadagnare tempo a questo processo. Ciò ha significato a sua volta rendere ancor più ipertrofico il mercato degli eurodollari, con tutte le conseguenze del caso nel sistema bancario ombra, andando a distorcere e deformare definitivamente la percezione del rischio. A questo punto preservare i propri bilanci e schermarli quanto più possibile da un ritorno sostenibile alla valutazione dei rischi è la priorità di qualsiasi istituzione mondiale, ecco perché quando la Lagarde parla di “problema nella trasmissione della politica monetaria della BCE” se la sta velatamente prendendo con le banche commerciali che non hanno alcuna intenzione di assecondare gli stimoli monetari alimentati da una linea di politica più morbida sui tassi d'interesse.

Temono gli scoperti di bilanci, temono che un improvviso spike, in basso o in alto, negli asset finanziari e non possano scatenare effetti a catena imprevedibili da determinare ex ante. Negli ultimi 15 anni in particolar modo, sono stati alimentati i fuochi dell'ingegneria finanziaria così come quelli della creazione di liquidità ombra; da quando la Federal Reserve ha deciso di isolarsi quanto più possibile dagli spillover di questa follia, un “calmo” panico è quello che accompagna i mercati: la bancarotta di un qualsiasi player dall'altra parte del mondo potrebbe far scattare margin call a cascata e intaccare indirettamente i bilanci di un'istituzione sana... o apparentemente tale. Senza la Federal Reserve che salva il mondo e senza la BOJ che facilita un carry trade sullo yen, i più fragili in questa catena del rischio sono i primi a finire sotto l'occhio di bue. E si dà il caso che essi siano proprio i player europei e inglesi. La principale contromisura è stata quella di far inguaiare gli Stati Uniti il più in fretta possibile e dirottare tutte le attenzioni su di loro, in modo da mettere una toppa, per quanto temporanea, alla debolezza europea e inglese.

In questo contesto l'oro sale per la percezione del rischio: non ha rischio di controparte.

In conclusione, se si lascia che i tassi salgano, si rischia una grave crisi del debito. I proprietari di case, le aziende e gli stati stessi potrebbero non essere in grado di rinnovare i loro enormi debiti. Se invece li si sopprime, ciò apre la porta a più inflazione, ulteriore soppressione dei tassi e una spirale vertiginosa di prezzi sempre più alti. Inoltre le cose non possono nemmeno rimanere come stanno, perché i deficit pubblici aggiungono ogni giorno nuovo debito. Giorno dopo giorno. Più bombe; più farmaci brevettati.

Ogni unità monetaria deve essere finanziata, gli interessi sui debiti devono essere pagati e ogni unità monetaria aumenta la pressione per tassi d'interesse più alti, aumentando il costo totale degli interessi e avvicinando il giorno della resa dei conti.


CONCLUSIONE

Il problema è talmente semplice che persino un politico potrebbe capirlo: gli stati spendono troppi soldi. La differenza tra ciò che ottengono in entrate e ciò che spendono in cianfrusaglie, bombe e farmaci brevettati deve essere coperta prendendo in prestito o “stampando” denaro. Se i burocrati prendono in prestito denaro, devono pagare interessi; più prendono in prestito, più interessi pagano. A meno che non smettano di spendere, devono prendere in prestito sempre di più.

Prima o poi dovranno così tanti interessi che non saranno in grado di ripagarli. Gli investitori vedono arrivare la resa dei conti e chiedono tassi d'interesse più alti per coprire il rischio, aumentando ulteriormente la spesa pubblica per interessi. Il punto di non ritorno si verifica quando il debito pubblico raggiunge il 130% del PIL. Questo non è un numero arbitrario, è quando i politici perdono il controllo. Le entrate fiscali coprono solo il una porzione sempre più risicata della spesa pubblica: per ogni unità monetaria spesa essa è coperta da una frazione sempre più risicata di entrate. E ogni anno questa perdita aumenta con l'aumento dei costi per gli interessi. Presto diventa proibitivamente costoso. Quando ciò accade, i politici in genere ricorrono alla stampa di denaro: è allora che arriva la miseria, i prezzi aumentano e le persone diventano più povere.

Inoltre l'inflazione mina le istituzioni chiave, in particolare lo stato stesso, portando al caos politico e sociale. Ciò di cui ci sarebbe realmente bisogno, l'unica cosa da fare, è proprio la cosa che non si vuole fare: tagliare la spesa pubblica. Drasticamente.

Dal momento che la maggior parte di ciò che spendono i politici è inutile, dovrebbe essere facile da fare. Dal punto di vista politico, però, è quasi impossibile. Ogni unità monetaria spesa finisce nelle tasche di qualcuno e quest'ultimo è politicamente potente, altrimenti suddetta unità non ci sarebbe finita nelle sue tasche. Prosciugare questo flusso sarà davvero un'impresa ardua. D'altro canto, se il denaro continua a fluire allo stesso ritmo, il disastro è praticamente garantito. In questa situazione un imprenditore, o più in generale la persona media e avveduta, deve mettersi il coltello tra i denti e prepararsi alla battaglia. Con le spalle al muro, dovrebbe fare il necessario per proteggersi... o altrimenti soccombere.

La lotta più dura attende le popolazioni europee, dato che è il continente con i guai economici più seri. Senza più il presunto monopsonio che si fregiava di avere, una produzione industriale al palo e una burocrazia asfissiante, l'inflazione dei prezzi non può più essere sterilizzata bensì assorbita tramite l'erosione dei risparmi reali della popolazione autoctona. Processo portato ai massimi giri con l'euro digitale. Ecco perché, ad esempio, ha praticamente perso la partita sul mercato degli scambi transfrontalieri con lo yuan cinese. Il dollaro, invece, continua a essere predominante soprattutto perché gli Stati Uniti hanno i mercati dei capitali più liquidi e una produzione industriale/tecnologica frizzante. Ricorreranno ancora una volta alla svalutazione del dollaro per potenziare le esportazioni e ridurre le importazioni, potenziando l'industria locale e isolandosi da fornitori esteri come la Cina. Da questo punto di vista gli USA asseconderanno la narrativa secondo cui esiste una de-dollarizzazione. L'obiettivo di Washington, così come quello dei BRICS, è isolarsi quanto più possibile dagli scossoni di mercati finanziari rotti; resistere ai contraccolpi del ritorno di una valutazione sana del rischio.

Meno problemi emergeranno sui mercati dei cambi esteri, meno problemi di gestione del debito (in dollari) avranno le economie emergenti. In caso contrario il dollaro schizzerà in alto portando alla morte repentina dello stesso e di tutte le economie satellite che hanno debiti denominati in dollari. In uno scenario del genere avremo nuovi Accordi del Plaza, ciononostante ci sarà tremenda inflazione dei prezzi negli USA e deflazione nel resto del mondo (con relativi fallimenti a catena). Lo scenario alternativo, uno verso cui stanno puntando gli Stati Uniti, è quello di utilizzare un sistema super partes, uno che non è controllato da nessuno: Bitcoin. Potrebbe diventare un meccanismo di equilibrio indipendente verso cui convergere senza che nessuno debba affermare il proprio predominio sugli altri. La Cina non ha nessuna intenzione di trasformare lo yuan in valuta di riserva mondiale, ha visto cosa è accaduto al dollaro e soprattutto alla creatura deforme (eurodollaro) che è nata da esso. Il settlement interno ai BRICS tramite l'oro è solo un modo per emanciparsi dallo SWIFT, non sostituire il dollaro.


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giovedì 3 ottobre 2024

3 cose che la maggior parte delle persone non sa su oro, Bitcoin e denaro

 

 

di Nick Giambruno

Bitcoin è stato spesso paragonato all'ornitorinco... il che sembra un paragone strano.

L'ornitorinco è uno strano mammifero dal becco d'anatra con zampe palmate e un corpo peloso come un castoro. Praticamente ha caratteristiche di uccelli, mammiferi e rettili. Le femmine depongono le uova ma allattano anche i loro piccoli; i maschi producono un potente veleno.

Quando gli europei scoprirono l'ornitorinco in Australia nel 1798, scrissero lettere alla gente a casa per descrivere questo bizzarro e nuovo animale: si pensava che fosse uno scherzo o una bufala, perché non rientrava nella classificazione degli animali a quel tempo.

Ma era un animale vero.

La gente non lo capiva perché era una cosa nuova che non rientrava nei paradigmi consolidati.

Bitcoin è più o meno la stessa cosa: non rientra nel quadro delle metriche di analisi finanziaria tradizionali.

Non esiste un rapporto P/E (prezzo-utile) perché Bitcoin non ha utili; non esiste un rapporto P/B (prezzo/valore contabile) perché Bitcoin non ha un valore contabile.

Bitcoin non ha un amministratore delegato, un reparto marketing e nessun dipendente.

Bitcoin è un asset completamente nuovo che le persone stanno adottando come denaro per le sue proprietà monetarie superiori, vale a dire, la sua resistenza all'inflazione.

La sua monetizzazione è davvero diversa da qualsiasi cosa chiunque abbia mai visto prima. Non c'è niente di altrettanto paragonabile.

Come l'ornitorinco, Bitcoin è un animale completamente nuovo; ecco perché confonde molte persone, compresi importanti professionisti nel mondo degli investimenti.

Non è raro che ci vogliano anni prima che qualcuno lo capisca davvero; richiede una comprensione degli incentivi economici, della tecnologia, della crittografia, dei mercati finanziari e di altri campi.

Ma il modo più importante per capirlo è capire per prima cosa cos'è il denaro, cosa che chiunque può fare.

Fortunatamente non ci vogliono più anni per capire Bitcoin: esistono spazi di divulgazione, come questo che leggete, che racchiudono un meraviglioso corpo di conoscenze e che permettono una rapida alfabetizzazione in merito. Credo che chiunque faccia i compiti a casa per comprendere davvero Bitcoin raccoglierà dividendi significativi in ​​futuro.

Penso che Bitcoin abbia implicazioni rivoluzionarie, più di quelle avute dalla stampa, dalla polvere da sparo, da Internet e da altre innovazioni storiche che hanno ribaltato paradigmi consolidati.

Nei miei scritti sto distillando molti anni di studio e creando un'analisi più concisa possibile che chiunque, indipendentemente dal proprio background, dovrebbe essere in grado di comprendere.

Vi porterò nella tana del bianconiglio di Bitcoin e vi mostrerò dove penso che vada.

È essenziale iniziare dalle basi e costruire da qui la comprensione di Bitcoin. Farlo in qualsiasi altro modo probabilmente finirà con confusione o conclusioni errate.


Cos'è il denaro?

Sebbene le persone usino il denaro quotidianamente, pochi sanno cosa sia in realtà o cosa lo renda buono.

Chiedere alle persone “cos'è il denaro?” è come chiedere a un pesce “cos'è l'acqua?”

Il pesce probabilmente non nota nemmeno l'acqua, a meno che non diventi inquinata o ci sia qualcosa che non vada.

Il denaro è una merce, proprio come qualsiasi altra merce in un'economia. E non è una nozione complessa da afferrare.

Non richiede di comprendere formule matematiche contorte e teorie complicate, come invece vi inducono a credere i guardiani nel mondo accademico, nei media generalisti e nel governo.

Comprendere il denaro è intuitivo e diretto.

È qualcosa di utile per immagazzinare e scambiare valore. Tutto qui.

Pensate al denaro come a una rivendicazione sul tempo: è come se uno immagazzinasse la vita o l'energia.

Sfortunatamente oggi la maggior parte dell'umanità accetta sconsideratamente qualsiasi cosa lo stato dica loro che sia denaro. Quest'ultimo non deve necessariamente provenire dallo stato, questa è una denominazione totalmente errata che la persona media è stata indotta a credere.

Sarebbe come tornare indietro nel tempo e chiedere alla persona media nell'Unione Sovietica: “Da dove vengono le scarpe?”

E loro direbbero: “Beh, lo stato produce le scarpe. Da dove altro potrebbero venire? Chi altro potrebbe produrle?”

La stessa cosa riguarda il denaro di oggi, solo che è molto più diffusa.

La verità è che il denaro non ha affatto questa provenienza, tanto quanto non ce l'hanno le scarpe.

Le persone hanno usato pietre, perle di vetro, sale, bestiame, conchiglie, oro, argento e altre merci come denaro in epoche diverse.

Tuttavia, per oltre 2.500 anni, l'oro è stata la forma di denaro più duratura dell'umanità.

L'oro non è diventato denaro per caso o perché alcuni politici lo hanno decretato. Lo è diventato perché innumerevoli individui nel corso della storia e in molte civiltà diverse sono giunti soggettivamente alla stessa conclusione: l'oro è denaro.

È il risultato di un processo di mercato in cui le persone cercavano il modo migliore per conservare e scambiare valore.

Quindi, perché sono passati all'oro? Cosa lo rende attraente come denaro?

Ecco perché: l'oro ha una serie di caratteristiche uniche che lo rendono adatto come denaro. È durevole, divisibile, trasportabile, non alterabile, scarso e, cosa più importante, il più “duro” tra tutte le materie prime fisiche.

In altre parole, l'oro è l'unica merce fisica più resistente all'inflazione. Questo è ciò che gli conferisce le sue proprietà monetarie.

Bitcoin condivide molti degli stessi attributi che lo rendono attraente come denaro. Ecco perché è spesso definito “oro digitale”.

Come l'oro, Bitcoin non ha rischi di controparte e nessuno può gonfiare arbitrariamente la sua offerta.

A questo punto alcuni potrebbero dire: “Aspetta, Bitcoin non ha valore intrinseco o uso industriale. È più simile alla moneta fiat. Quindi come può essere paragonato all'oro?”

Prima di andare oltre, è importante fare tre chiarimenti per confutare i malintesi comuni.


Non esiste un valore intrinseco

Una delle prime e più importanti cose che l'economia Austriaca insegna è che tutto il valore è soggettivo.

Non esiste un valore intrinseco.

Qualcosa ha valore solo perché gli individui determinano soggettivamente che ce l'ha per loro.

Ad esempio, quando le persone non capivano cosa fosse il petrolio greggio, lo trovavano nei loro cortili e pensavano che fosse uno scarto. Quindi pagavano per farlo rimuovere dalla loro proprietà.

Una volta che hanno capito il potenziale economico del petrolio greggio, si è trasformato da rifiuto indesiderato in merce redditizia.

Il petrolio non è cambiato; è rimasto sempre lo stesso. Ciò che è cambiato è stato il modo in cui le persone lo hanno valutato.

I marxisti dissentono in quanto credono che il lavoro abbia un valore intrinseco, ma questa ridicola nozione è facilmente sfatata.

Il grande economista Murray Rothbard confutò questo punto quando chiedeva di fare e poi vendere torte di fango, non dolci al cioccolato.

Secondo i marxisti le torte hanno un valore oggettivo e intrinseco a causa del lavoro che qualcuno impiega per realizzarle. Buona fortuna nel convincere qualcuno a pagare, volontariamente, per torte fatte con la terra.

Il concetto che tutto il valore è soggettivo si applica a tutti i beni, compresi quelli monetari come l'oro e Bitcoin.


Bitcoin non è moneta fiat

Bitcoin è una forma di moneta di libero mercato.

Oltre 114 milioni di persone in tutto il mondo hanno determinato soggettivamente che ha valore per loro. Hanno scelto volontariamente di scambiare altre forme di valore con Bitcoin. Non l'hanno scelto perché le leggi sulla moneta a corso legale o i decreti statali li hanno costretti a farlo, come accade per la moneta fiat.

L'Oxford English Dictionary definisce la moneta fiat come “moneta cartacea inconvertibile resa a corso legale da un decreto statale”.

Bitcoin non è chiaramente moneta fiat.

 

L'uso industriale non rende buona una qualsiasi forma di denaro

Secondo gli ultimi dati annuali del World Gold Council, la domanda totale di oro è suddivisa nei seguenti usi: gioielleria (55%), investimento (25%), banche centrali (12%) e industriale (8%).

Secondo gli ultimi dati annuali del Silver Institute, la domanda totale di argento è suddivisa nei seguenti usi: industriale (51%), gioielleria (17%), investimento (27%), argenteria (4%) e copertura (1%).

Indiani, cinesi e altri asiatici rappresentano una grande porzione della domanda globale di gioielli in oro. Sebbene non ci siano dati precisi, stimo che molte persone utilizzino i gioielli in oro anche come riserva di valore, un uso monetario.

Mettendo insieme il tutto, stimo che gli usi monetari siano responsabili di circa l'86% della domanda di oro. Gli usi industriali e non monetari rappresentano una parte relativamente piccola (14%).

L'argento è l'opposto: gli usi industriali e non monetari rappresentano circa il 73% della sua domanda complessiva, con l'uso monetario che costituisce il 27%.

Bitcoin è un bene puramente monetario; non ha alcuna utilità industriale o non monetaria.

Alcune persone ragionano erroneamente che non può essere una buona moneta perché non ha alcun uso industriale o utilità non monetaria.

Tuttavia ciò non è necessario come prerequisito affinché una merce diventi denaro. L'uso di qualcosa per tale funzione è sufficiente perché sia ​​denaro.

Il fatto che l'oro abbia un qualche uso industriale non gli conferisce le sue proprietà monetarie superiori.

Le persone considerano il metlalo giallo come denaro principalmente perché è la merce fisica più resistente all'inflazione, non perché viene utilizzata in odontoiatria, elettronica o altri settori.

Al contrario, direi che gli usi industriali relativamente ridotti non ne esaltano le caratteristiche monetarie. Perché altrimenti i metalli con un uso più industriale, come rame o nichel, non sono più desiderabili come denaro?

Quando si tratta di mezzo di scambio, quello che interessa è la capacità di immagazzinare e scambiare valore. Non interessa qualcosa il cui valore è ostaggio dei capricci delle condizioni industriali, per giunta mutevoli.

Ecco perché l'uso industriale non è un vantaggio monetario ma, in realtà, un potenziale danno.

Bitcoin è frainteso da quasi tutti, ma in realtà è una grande benedizione sotto mentite spoglie.

Questa asimmetria informativa ci offre una rara possibilità di fare speculazioni intelligenti prima che la folla capisca cosa sta realmente accadendo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 2 ottobre 2024

Smascherare l'illusione occidentale della democrazia

 

 

di Finn Andreen

In questi tempi politicamente turbolenti “l’illusione della democrazia sta svanendo in tutto il mondo”, così ha scritto di recente un esperto. In Occidente c’è una crescente sensazione che la “democrazia” non stia funzionando bene, ma non c’è ancora pieno e chiaro apprezzamento di questo fatto. Michel Maffesoli, professore onorario alla Sorbona di Parigi, afferma da diversi anni che “la fine dell’ideale democratico è ormai sotto gli occhi di tutti”. Segnali di ciò possono essere visti nelle elezioni problematiche che hanno avuto luogo in Francia e in altri Paesi occidentali.

L'“ideale” o “illusione” della democrazia deriva da idee sbagliate diffuse su questo sistema politico, nonostante i chiari dubbi dei più illustri pensatori politici del passato. Le idee sbagliate più importanti sulla democrazia: i rappresentanti eletti sono in genere leali e disinteressati, e l'elettorato è in genere informato e razionale per quanto riguarda la politica.

David Hume scrisse nei suoi celebri Saggi (1777) che la democrazia non può essere “rappresentativa”, perché tutte le società sono “governate da pochi”. Il sociologo Robert Michels, nel suo lavoro pionieristico sui partiti politici (1911), definì la “legge ferrea dell’oligarchia”, mostrando metodicamente che tutte le organizzazioni mature, senza eccezioni, diventano oligarchiche (cioè governate da minoranze).

Per i primi movimenti democratici del XIX secolo, la democrazia rappresentativa non era l'obiettivo, bensì il modello ateniese. Come ha osservato Robert Michels, è stato solo quando le impossibilità pratiche della democrazia diretta su larga scala sono diventate evidenti che il concetto di rappresentanza politica ha acquisito legittimità. Nel tempo questo concetto è diventato sinonimo di “democrazia”.

Montesquieu, in The Spirit of the Laws (1739), scriveva che la principale giustificazione del sistema rappresentativo non è solo che la persona media non ha il tempo o l'interesse per impegnarsi nella vita politica, ma che è incompetente per farlo. Tocqueville, in Democracy in America (1835), scriveva che una delle potenziali minacce alla democrazia è che le persone possono finire talmente assorbite dalla ricerca di opportunità economiche da perdere interesse per la politica.

Infatti la maggioranza non ha né l'interesse, né la motivazione per impegnarsi profondamente nella politica. Gli elettori capiscono implicitamente che il loro voto è solo una piccola goccia in un oceano di schede e che, di per sé, non farà alcuna differenza nell'esito delle elezioni. Alcuni hanno anche sostenuto che non solo gli elettori mancano di interesse e motivazione, ma mancano anche del tempo e della capacità di pensare razionalmente alla politica, come riassunto dl teorico politico James Burnham nella sua opera The Machiavellians (1943):

L'incapacità delle masse di agire scientificamente in politica si basa principalmente sui seguenti fattori: l'enorme dimensione della massa che la rende troppo poco maneggevole per l'uso di tecniche scientifiche; l'ignoranza, da parte delle masse, dei metodi di amministrazione e di governo; la necessità, per le masse, di spendere la maggior parte delle loro energie nel mero guadagnarsi da vivere, il che ne lascia poche per acquisire maggiori conoscenze sulla politica o per svolgere compiti politici pratici; la mancanza, nella maggior parte delle persone, di un grado sufficiente di quelle qualità psicologiche (ambizione, spietatezza e così via) che sono prerequisiti per una vita politica attiva.

Sebbene queste intuizioni sulla rappresentanza politica siano note da tempo, sono state soppresse per mantenere l'illusione del governo della maggioranza. “Democrazia” ha una connotazione talmente positiva nel sistema dei valori occidentali che la maggior parte delle persone accetta di non dover “governare”. Questa realtà è difficile da comprendere poiché alcune linee di politica della minoranza al potere prendono in considerazione, e persino devono, l'opinione della maggioranza... almeno in una certa misura. Se pressata, la maggior parte delle persone ammetterebbe comunque che, sebbene abbiano eletto “rappresentanti”, in realtà non hanno voce in capitolo su diverse aree (ad esempio, politica estera, monetaria e commerciale), anche se queste hanno un impatto notevole sulle loro vite.


L'instabilità intrinseca di tutti i sistemi politici

Sebbene l'illusione della democrazia stia lentamente svanendo in Occidente, non è tanto per la presa di coscienza delle verità presentate sopra, ma è perché la democrazia rappresentativa, come tutti i sistemi politici, è intrinsecamente instabile. È noto da tempo che le condizioni cambiano costantemente, tanto per parafrasare Eraclito, ma non è ampiamente compreso che i sistemi politici siano inadatti a questa realtà di base. Sebbene la democrazia possa a volte sembrare funzionare bene, gli infiniti cambiamenti economici, sociali, demografici e tecnici della società rendono tali impressioni di breve durata.

Indipendentemente dal sistema politico, l'equilibrio di potere in un dato momento tra stato e società, e tra la minoranza dominante e la maggioranza governata, è costantemente interrotto da suddette condizioni mutevoli. L'aumento inesorabile dell'interventismo statale ha un impatto negativo sulla creazione di ricchezza e sulla proprietà privata, forzando la socializzazione e portando a un aumento delle tensioni politiche. Quando lo stato diventa più burocratico, non riesce a tenere il passo con una società in cambiamento, e quindi destabilizza l'equilibrio di potere. Inoltre le tensioni politiche sorgono anche se la minoranza dominante spinge un certo programma politico che ignora o addirittura si oppone alla maggioranza.

La democrazia, in particolare, è soggetta a oscillazioni costanti a causa della sua intrinseca mancanza di equità: la parte perdente di un'elezione (più della metà nei sistemi pluralistici) non è rappresentata. Come scrisse Gustave de Molinari, la democrazia “insiste sul fatto che le decisioni della maggioranza debbano diventare legge e che la minoranza sia obbligata a sottomettersi a essa, anche se è contraria alle sue convinzioni più radicate e lede i suoi interessi più preziosi”. Fenomeni di voto come la legge di Duverger e il paradosso di Arrow tendono ad ammorbidire la cruda descrizione di Molinari ma, distorcendo i risultati elettorali, difficilmente li rendono più rappresentativi o più equi.

Quando le dimensioni e il potere dello stato sono limitati (ad esempio quando l'interventismo statalista nella società è debole), il ruolo di difensore dei diritti di proprietà sarebbe considerato più importante del fatto che la maggioranza sia o meno rappresentata democraticamente. Al contrario quando il potere dello stato è esteso (ad esempio esso è fortemente interventista), sia a livello nazionale che sovranazionale, la maggioranza si aspetta tanto dalla democrazia poiché la direzione della società dipende dalle decisioni dei suoi rami esecutivo e legislativo.


Una  riduzione necessaria del potere dello stato

È possibile quindi concludere che una limitazione del potere statale è necessaria per ridurre le tensioni politiche nella società e per introdurre la tanto agognata stabilità, indipendentemente dal fatto che il sistema politico sia considerato “democratico” o meno. Ciò richiede una decentralizzazione del processo decisionale e una riduzione del ruolo dello stato, rafforzando il libero mercato e i diritti individuali. Il risultato sarebbe una società più libera, in grado di adattarsi in modo più naturale e armonioso alle condizioni mutevoli. Ciò di cui c'è bisogno è “più libertà” piuttosto che “più democrazia”.

Sfortunatamente l'illusione della democrazia ha portato le maggioranze in Occidente a confonderla con la libertà. Questo è un errore madornale perché la democrazia non è una garanzia di libertà, anche se fosse possibile il governo della maggioranza. Al contrario, quando sono state fatte concessioni alla maggioranza, come la spesa sociale attraverso la ridistribuzione fiscale, queste hanno avuto effetti deleteri sulla società e hanno ridotto la libertà economica. Come disse Tocqueville: “Amo profondamente la libertà e il rispetto dei diritti, ma non la democrazia”.

Considerati i concetti errati sulla rappresentanza politica che sono stati qui presentati, è giunto il momento di smascherare una volta per tutte l'illusione della democrazia in Occidente e sostituirla con la libertà, facendo di questa missione l'obiettivo politico più alto da raggiungere e proteggere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 1 ottobre 2024

La tortura delle statistiche ufficiali

 

 

di Jeffrey Tucker

Da quando ho iniziato a scrivere di statistiche economiche ufficiali sono stato inondato da una serie di lettere divertenti da parte di contabili in attività e in pensione. Sono entusiasti che io abbia affrontato l'argomento e abbia aggiunto vari spunti di riflessione. Uno di loro mi ha presentato un altro aspetto, uno a cui non avevo ancora pensato, e riguarda l'incapacità di calcolo degli stessi dipendenti: mancano dell'intuizione di base per vedere dove i loro numeri non hanno senso.

Il mio corrispondente incolpa la tecnologia: quando matematici e studenti usavano i regoli calcolatori, dovevano mantenere la calma, dedurre i numeri più grandi dalle cifre più piccole e avere la capacità di manipolare i punti decimali in modo da mantenerli coerenti. Un senso dei numeri era sempre presente per testare i risultati rispetto alla razionalità di base.

Tutto questo è finito da quando è arrivata la calcolatrice e il cervello umano non ha dovuto più fare questo lavoro, distruggendo l'abilità intuitiva che era necessaria in passato. Avendo vissuto questa transizione, so esattamente cosa intende. Un giorno le persone capivano la logica dei numeri; il giorno dopo questa abilità non era più richiesta.

Poi è arrivato il computer e non c'è stata più partita. Ora le persone si limitano a usare gli strumenti senza pensare e non hanno idea di cosa fare se si ritrovano per le mani le risposte sbagliate, soprattutto se l'operatore se ne accorge. Il mio corrispondente presume che la maggior parte dei raccoglitori di dati nell'apparato statale ora svolga lavori di routine, proprio come coloro che segnalano i dati.

Tutti operano all'interno di un sistema ed esso stesso potrebbe essere considerato rotto, ma nessuno ha l'incentivo di ripararlo. Continua ad andare avanti così com'è perché nessuno in particolare è ritenuto responsabile. Ecco perché le cifre del prodotto interno lordo (PIL) non sono fissate per azzerare la spesa pubblica, anche se ci siamo resi conto molto tempo fa che la spesa pubblica non apporta alcun contributo netto alla produzione. Ed è lo stesso con molte caratteristiche dell'indice di inflazione dei prezzi e dei dati sull'occupazione. Tutti sanno della sottostima e della sovrastima, ma nessuno è incaricato di risolvere il problema quindi non viene mai risolto.

Non è certo un problema nuovo. Questa questione ha tormentato la raccolta dati ufficiali per molto tempo.

Una breve storia su un economista pioniere: si chiamava G. Warren Nutter delle Università di Chicago e Virginia. Aveva la sensazione che i dati economici dell'Unione Sovietica fossero sospetti, così fece un'analisi approfondita. All'epoca, negli anni '50 e '60, la maggior parte degli economisti prevedeva che il PIL sovietico avrebbe presto superato quello degli Stati Uniti. Trassero questa conclusione sulla base di dati e regole di crescita esistenti, usando un righello per vedere dove sarebbero andate le cose in cinque o dieci anni.

Nutter aveva seri dubbi e offrì cifre riviste, concludendo che ci fu una crescita reale e sbalorditiva dal 1925 alla seconda guerra mondiale, dove risorse umane e naturali vennero impiegate in massa, poi iniziarono i problemi. L'economia non si riprese mai e l'inganno sui dati iniziò a sostituire la verità e l'onestà. Il sistema iniziò a generare numeri falsi. Concluse che gli Stati Uniti erano molto più avanti nella crescita economica e che i sovietici stavano andando nella direzione sbagliata.

Stiamo parlando del 1962. La maggior parte degli economisti respinse il suo pensiero, ma si dimostrò corretto dopo la fine della Guerra Fredda. Invece di poderosi crolli industriali, ciò che vedevamo era un'illusione decrepita dove tutto era rotto e arrugginito, un posto dove niente funzionava, una terra di privazioni, mercati neri, bugie e rovina economica generale. La realtà era persino peggiore di qualsiasi cosa Nutter avrebbe potuto immaginare.

Tenete presente che era un outsider. Le previsioni secondo cui l'Unione Sovietica avrebbe superato gli Stati Uniti erano presenti in ogni libro di testo mainstream (lo ricordo da quello che ho usato per la prima volta) e questo pensiero è rimasto dominante fino al 1988 o giù di lì. Per questo motivo l'economia mainstream ha sminuito il lavoro di Nutter, senza mai prenderlo sul serio e liquidandolo come opera di un eccentrico.

Dimostrò di avere ragione su ogni punto, ma ovviamente non gli viene ancora dato alcun merito.

Ci ho pensato spesso, perché mi sono chiesto fino a che punto gli Stati Uniti oggi potrebbero essere soggetti ad alcune forze simili. In fin dei conti è il lavoro delle burocrazie: generare la risposta che i politici vogliono. E più il sistema è complesso, meno controlli ci sono, cosa che genera risultati di cui nessuno in particolare è responsabile.

Se è potuto accadere lì, perché non qui? Così ho tirato fuori il vecchio libro di Nutter e l'ho riletto. Non sono rimasto deluso. Ecco un passaggio da condividere:

Si possono trovare difetti nelle statistiche economiche di ogni Paese. Esse rappresentano un piccolo campione del volume illimitato di dati che potrebbero essere registrati. Sono state raccolte con obiettivi specifici in mente e saranno quindi di una certa utilità a seconda degli scopi per cui sono destinate. Contengono errori introdotti in diverse fasi di osservazione e assemblaggio. Dipenderanno dallo stato di alfabetizzazione statistica tra i raccoglitori e i fornitori di dati, dallo sforzo profuso nella tenuta dei registri e dal grado di competizione nella raccolta e nell'analisi dei dati. Sono, infine, soggette a manipolazione e distorsione da parte delle parti interessate, controllate solo nella misura in cui vi siano ricercatori indipendenti con interessi concorrenti. Nessuno stato o altra agenzia statistica può considerarsi immune alla tentazione di estendere le cifre a proprio vantaggio se ritiene di poterla fare franca.

Quest'ultima frase mi ha molto colpito. Ovviamente l'amministrazione Biden ha avuto un incentivo estremamente forte a generare dati di bell'aspetto. Sappiamo da tempo che i risultati contraddicono tutte le fonti alternative: possiamo vedere i prezzi dei generi alimentari e sappiamo per certo che sono aumentati di oltre il 20% in quattro anni, e lo stesso vale per l'edilizia abitativa, l'assicurazione e le prestazioni sanitarie. In molti casi il settore privato sta generando risultati che sono il doppio di quelli riportati.

Sappiamo per certo che i dati sui posti di lavoro non tornano, e così via.

Chi ha l'incentivo a correggere la segnalazione dei dati? Nessuno. Chi ha l'incentivo a modificare la raccolta, assemblaggio e distribuzione in modi che facciano apparire i risultati migliori di quanto non siano? Il governo in carica. Sappiamo per certo che questa consuetudine è andata avanti per molti decenni nell'Unione Sovietica; sappiamo che succede in Cina ora, semmai riuscissimo a ottenere dati da lì; e sappiamo che succede in ogni Paese latinoamericano, più la Corea del Nord e probabilmente la Russia in questo momento.

Perché non gli Stati Uniti? Ovviamente succede anche qui e probabilmente va avanti da molto tempo. Sono abbastanza certo a questo punto che una contabilità realistica degli ultimi quattro anni non mostrerà alcuna ripresa in termini reali da marzo 2020 a oggi. Ma quando arriveranno le revisioni? Molto probabilmente mai.

Come recita quel vecchio adagio? I dati possono essere torturati finché non confessano. So per esperienza personale che questo accade in ogni scienza all'interno del mondo accademico, ogni giorno, tutto nell'interesse di riempire i curricula. Perché non dovrebbe accadere nelle agenzie governative? Ovviamente accade. Con il grande G. Warren Nutter come nostra guida, facciamo bene a essere scettici, non importa quanto sia ufficiale o apparentemente credibile la fonte.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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