giovedì 21 marzo 2013

Economia Cristiana: lo Stile Mercantilista





di Gary North


Reality Check

Ho scritto una critica sul commentatore di Sinistra James Howard Kuntsler, il quale loda l'azione del governo locale che impedisce l'apertura di un negozio Walmart o di qualsiasi altra "grande catena" di negozi. Potete leggere la mia critica qui: http://www.garynorth.com/public/10717.cfm

Kunstler ha coniato una parola per descrivere i sostenitori del Tea Party: filo-nazisti. Se fate una ricerca della parola "filo-nazista" otterrete un gran numero di articoli di Kunstler.

Lui, naturalmente, ha risposto definendomi filo-nazista. Potete leggere la sua risposta qui: http://kunstler.com/blog/2013/03/reply-to-gary-north.html

A quanto pare, vede se stesso come una persona molto intelligente per aver coniato questa frase, che usa più e più volte. Ma com'erano le economie fasciste e naziste? "Partner" dello stato, dove quest'ultimo dettava le sue regole di scambio. Sapete: proprio come Quei Bravi Ragazzi nelle commissioni edilizie o nel consiglio comunale che stabiliscono i termini della negoziazione al momento del posizionamento di un Walmart o di qualsiasi altra attività. (Il miglior libro sull'economia nazista è quello di Adam Tooze, The Wages of Destruction.)

Ho ricevuto il solito filotto di email indignate da vari odiatori del capitalismo. Ma questa ha attirato la mia attenzione: Da: Mike C. USN Veteran mike@[WXYZ].net. Citava la mia affermazione: "Quando il cristianesimo aderirà ai giudizi specifici della Bibbia, produrrà il capitalismo di libero mercato." Mi ha citato con precisione e la fonte originale è questa: http://www.garynorth.com/public/10717.cfm.

Poi ha continuato.

Messaggio:

Quando il cristianesimo aderirà ai giudizi specifici della Bibbia, produrrà il capitalismo di libero mercato.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità.

Gesù avrebbe aborrito negozi del calibro di Walmart. Non credo che fece pagare qualcosa quando trasformò l'acqua in vino o quando separò il Mar Rosso. Sarebbe stato diametralmente contrario ad una società i cui lavoratori hanno bisogno di buoni alimentari.

Walmart è una forza del male in combutta con il nostro nemico mortale, i cinesi. Se ci aggrappssimo a qualche residuo del cristianesimo, li eviteremmo. Mi dispiace doverglielo dire, ma dovrebbe affiancarsi alle conclusioni di Kunstlers e provare disprezzo per la cultura clownesca americana dei centri commerciali perché ha RAGIONE quando condanna Walmart.

Se lei fosse un Patriota, si schiererebbe con lui.

Compriamo cose americane ed evitiamo i traditori del Walmart. Manteniamo vivo l'uomo della strada. Oppure è dalla loro parte convinto di poterci POSSEDERE? Perché questo è il prossimo film in programmazione. Al diavolo la Cina ed i loro partner.

Preferirei morire di fame piuttosto che fare acquisti dal nostro NEMICO.

Vedrà...

Questo personaggio non capisce l'economia. Inoltre, non comprende né la teologia cristiana e né le parole di Gesù.

Passo ora a esaminare la sua dichiarazione, punto per punto. Quando avrete finito di leggere, spero che uscirete immunizzati da simili idee che deificano lo stato e che si oppongono alla libertà, al libero mercato e alla teoria economica (tutto in nome del patriottismo cristiano).

Gesù avrebbe aborrito negozi del calibro di Walmart. Non credo che fece pagare qualcosa quando trasformò l'acqua in vino o quando separò il Mar Rosso.

Il punto teologico dei miracoli è questo: identificano gli eventi storici come se fossero al di fuori del continuum spazio-temporale. Sono al di fuori del normale rapporto di causa/effetto, ed è per questo che gli atei negano che i miracoli abbiano mai avuto luogo. Gli atei comprendono appieno la teologia dei miracoli, ma la respingono bollandola come una falsità.

Ma Mike C. USN Veteran non lo capisce. Vede Gesù come se rifiutasse il rapporto di causa/effetto economico, vale a dire, TANSTAAFL: "Non esiste una cosa come un pasto gratuito." Poiché Gesù compì un miracolo alle nozze di Cana, e ne fece uno ancora più grande (di nascosto) col Mar Rosso, allora secondo Mike l'idea che ci dovrebbero essere dei prezzi per le risorse scarse risulta spaventosa. Tale idea non è cristiana.

Non ha menzionato i racconti evangelici di Gesù durante i 40 giorni nel deserto. Alla fine di questo periodo di digiuno, il diavolo lo tentò con un pasto gratis. "Trasforma queste pietre in pane," gli suggerì il diavolo. Gesù rispose, citando il Deuteronomio 8:3: "Sta scritto: L'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Matteo 4:4).

Il diavolo stava tentando Gesù affinché sostituisse il potere alla produttività, Lo stava spingendo a scansare i limiti della realtà per soddisfare i propri bisogni. Ma Lui respinse questa tentazione mostrandola per quello che era: la religione del potere. Gesù non predicava tale religione.



BUONI ALIMENTARI

Mike C. non si è fermato qui. "Sarebbe stato diametralmente contrario ad una società i cui lavoratori hanno bisogno di buoni alimentari."

Davvero? Hanno bisogno di buoni aliemntari? Perché? Capisco perfettamente che, così come fanno altri 47 milioni di americani, si qualificano legalmente per ricevere buoni aliemntari. Capisco perfettamente come il programma dei buoni alimentari sia il più grande sussidio che offre il governo degli Stati Uniti al settore agro-alimentare. Capisco perfettamente perché il Congresso continui a rendere idonei a tale programma i lavoratori a tempo pieno. Ma non capisco perché Gesù avrebbe dovuto considerare l'ammissibilità al programma dei buoni alimentare come un criterio per giudicare l'etica aziendale.

So quello che Gesù disse in merito al principio dei buoni alimentari. Rispose ad una folla di ebrei che lo seguivano.

Gesú rispose loro e disse: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto segni, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell'uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo.» (Giovanni 6:26-27)

Comprese perché fosse così popolare. Quelle persone volevano dispense, credevano nei miracoli come un modo per evitare il lavoro: volevano la manna dal cielo. Ricordò loro quale fosse il Suo ministerio: quello di non creare uno stato sociale. Roma ce l'aveva: panem et circenses. Il ministerio di Gesù andava a sfidare la teologia del panem et circenses.

Mike C. ritiene che Walmart debba più denaro ai suoi lavoratori. Perché? Queste persone hanno accettato un accordo. Walmart ha fatto un'offerta, e loro l'hanno accettata.

In tutta la nazione ci sono aspiranti dipendenti di Walmart che compilano domande di assunzione. Se Walmart aumentasse il salario dei dipendenti esistenti, le file di candidati per un lavoro diventerebbero più lunghe. Walmart dovrà allontanare più lavoratori. Qual è il punto?

I clienti comprano da Walmart perché amano prezzi bassi. I clienti fanno pressione su Walmart affinché riduca i costi. Walmart agisce in qualità di agente economico dei clienti.

I critici di Walmart disprezzano i suoi clienti, questi ultimi non fanno altro che perseguire il loro interesse economico per lo shopping a prezzi bassi. I critici di Walmart sono infuriati da questo aspetto. Caricano la loro rabbia e gridano: "Non è giusto per Quei Bravi Ragazzi che non possono competere. Bisogna fermarlo!"

Ecco ciò che ci ricorda la teoria economica: Walmart è in competizione con Target, Dollar General, K-Mart e Penney's. Non è in competizione con i propri dipendenti.

La teoria economica ci ricorda anche un'altra cosa: i dipendenti di Walmart sono in competizione contro tutti coloro che hanno compilato i moduli di assunzione e contro tutti gli altri che li compileranno se Walmart dovesse aumentare i salari.

Da questo processo di concorrenza nascono accordi volontari: salari, orari e indennità accessorie, se presenti.

E' in questo modo che opera il libero mercato: i datori di lavoro competono contro altri datori di lavoro; i dipendenti competono contro altri dipendenti e aspiranti dipendenti. Questo è facile da capire, ma Mike C. non ci arriva e nemmeno Kunstler.

Mike C. non capisce la parabola di Gesù sull'uomo ricco che assume uomini al mattino, poi a mezzogiorno e poi nel pomeriggio. Erano d'accordo a lavorare ad un salario specifico. Ma poi diede gli stessi soldi a coloro che venivano assunti alla fine della giornata, i lavoratori che lavoravano tutto il giorno si lamentavano. L'uomo ricco aveva una risposta valida.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi. (Matteo 20:13-16).

Mike C. è tra quei critici indignati che non pensano che lavoratori e datori di lavoro abbiano il diritto legale di giungere ad un accordo sulle condizioni di lavoro. Difende Kuntsler e denigra Walmart perché fa quello che vuole con il proprio patrimonio.

Le sue occhiatacce sono fuori luogo, così come la sua teoria economica.



I CINESI MALVAGI

Mike continua:

Walmart è una forza del male in combutta con il nostro nemico mortale, i cinesi. Se ci aggrappssimo a qualche residuo del cristianesimo, li eviteremmo. Mi dispiace doverglielo dire, ma dovrebbe affiancarsi alle conclusioni di Kunstlers e provare disprezzo per la cultura clownesca americana dei centri commerciali perché ha RAGIONE quando condanna Walmart.

Vorrei chiarire la sua posizione: "Dobbiamo distruggere quei comunisti dagli occhi a mandorla."

Per la prima volta nella loro storia i cinesi stanno uscendo dalla povertà di massa. Sono in cerca di lavoro nelle città e un settore di occupazione è il settore delle esportazioni. Questi lavoratori stanno lavorando volontariamente per soddisfare le esigenze dei clienti in tutto il mondo producendo prodotti di alta qualità, di media qualità e di bassa qualità.

Le persone che fanno acquisti da Walmart, e in qualsiasi altra azienda che importa prodotti dalla Cina, stanno approvando le decisioni dei datori di lavoro cinesi che hanno assunto lavoratori cinesi. Stanno approvando le decisioni dei lavoratori cinesi che hanno cercato lavoro e le decisioni delle aziende americane che hanno offerto tali prodotti a prezzi bassi. In breve, stanno approvando le proposte di vendita di Walmart. Risparmiate denaro e vivrete meglio, è stato questo lo slogan centrale del capitalismo di libero mercato per 500 anni. Era uno slogan buono, sia moralmente che operativamente.

Questo slogan è disprezzato da Quei Bravi Ragazzi che usano lo stato per manipolare i mercati a loro favore e contro tutti quei lavoratori cinesi e clienti americani che vogliono fare un accordo.

James K. e Mike C. stanno dalla parte di Quei Bravi Ragazzi che si mettono contro i lavoratori cinesi, i datori di lavoro cinesi, le imprese esportatrici cinesi, Walmart ed i suoi clienti. I due distruggerebbero anche tutti quei lavoratori in India se ne avessero l'opportunità e non si salverebbe neanche Target. "Distruggeteli! Distruggeteli! Hanno interessi personali, distruggono la cultura e le classi inferiori. Stanno indebolendo le persone che parlano nell'interesse dell'America, Quei Bravi Ragazzi che si specializzano in prodotti di qualità costosi."

Ma Mike C. non si accontenta di gridare contro la concorrenza sui prezzi. Mi dice che Kunstler capisce la minaccia sulle importazioni. Inoltre, "La capirebbe anche lei se fosse un Patriota."

Mike ha uno strano guardaroba. Indossa l'umile mantello di un seguace di Gesù, arrancando tra le sabbie della Palestina di duemila anni fa, e poi si mette una bandiera americana sopra la sua spalla.

Kunstler mi ha definito un "filo-nazista," Mike mi ha etichettato come falso patriota. Questa è la differenza tra un sinistroide e un rompiscatole. I sinistroidi evocano sempre termini come "fascista" o "nazista" per deridere i propri interlocutori. Gli idioti, invece, evocano termini come "anti-patriottico."

Compriamo cose americane ed evitiamo i traditori del Walmart. Manteniamo vivo l'uomo della strada. Oppure è dalla loro parte convinto di poterci POSSEDERE? Perché questo è il prossimo film in programmazione. Al diavolo la Cina ed i loro partner.

Ha concluso con questo: "Preferisco morire di fame che acquistare dal nostro NEMICO."

E' il mercantilismo di Patrick Henry: "O tasse sulla vendita di merci importate, o morte!"

Solo per la cronaca, qual è la percentuale della spesa per consumi personali che nel 2010 è finita in importazioni dalla Cina?

Avanti. Indovinate.

Sotto il 3%. La stima precisa era del 2.7%.

Con il 97.3% dei beni di consumo non provenienti dalle esportazioni della Cina, Mike C. non dovrà morire di fame.

Per la mia analisi sul "Comprare Americano," andate qui: http://www.lewrockwell.com/north/north238.html.



CONCLUSIONE

Penso che Mike C. sia un ignorante economico? Sì. Penso che sia un ignorante teologico? Sì. Penso che rappresenti milioni di americani patriottici? Sì. Spero che il Tea Party eviti ogni traccia del suo pensiero? Sì.

E' un mercantilista cristiano, si oppone ad Adam Smith, al libero scambio ed al volontarismo economico. Non capisce la libera concorrenza del mercato e vuole che lo stato disciplini le ragioni dello scambio. Dovrebbe cominciare da qui: http://www.garynorth.com/public/department162.cfm.

Dovrebbe farlo anche Kunstler, ma è di sinistra e la sinistra vuole sempre rafforzare il controllo dello stato sull'economia. Egli si limita ad essere coerente con la religione della sinistra: la fede in pistole e distintivi. Si tratta di questo: "Ragazzo, sono qui per proteggerti da te stesso. La tua ricerca dell'interesse personale è pericolosa sia per me che per i miei amici. Se lo sapessi, prenderesti decisioni migliori, ma a quanto pare lo ignori. Io ed i miei amici sappiamo ciò che è bene per te. Ho questo distintivo e questa pistola. E' puntata sulla tua faccia, non ho intenzione di farti prendere una decisione sbagliata. Se sai cosa è bene per te, fai quello che dico io. Capito, ragazzo? " Odia la libertà economica, così come i suoi coetanei di sinistra.

La mia preoccupazione in questa sede sono le persone che si definiscono patrioti cristiani, che sostengono il punto di vista di Kunstler sullo stato e sull'economia.

Regola generale: se ci si sdraia con i cani, ci si alza con le pulci.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 20 marzo 2013

Dopo Cipro Chi E' il Prossimo?

Lo spodestamento delle valute cartacee metterebbe fine anche a tante farse che si susseguono nel tempo. Soprattutto quella che si ripete costantemente quando Bernanke si presenta davanti al Congresso tronfio delle sue promesse e rassicurazioni. Infatti, secondo lui il segnale che i tassi di interesse siano saliti un po' è un segno probabile di una ripresa economica. Ormai qualsiasi cosa può essere presa come "segno di una ripresa," basta che esista una scusa per tirare avanti la baracca. In effetti, i tassi di interesse a breve termine sono aumentati: i T-bill a 90 giorni sono passati dallo 0.06% allo 0.11% del 27 Febbraio. Ma di solito questi tassi vengono ignorati, sono i bond a 30 anni quelli che contano davvero. Ebbene, dal primo Febbraio al 27 Febbraio i tassi di interesse dei bond a 2 anni fino a quelli a 30 anni sono diminuiti. Potete verificare quanto dico sul sito del Tesoro USA: i bond a 30 anni rendevano il 3.21% il primo Febbraio, il 3.11% il 27 Febbraio e il 3.10% il 28 Febbraio. Se davvero dobbiamo credere a quello che dice lo zio Ben, in realtà l'economia stava peggiorando. Potremmo paragonare lo zio Ben a Bernie Madoff con la barba e il Congresso alle sue vittime ignare. Lo stesso vale per gli elettori: "Se l'ha detto lui, deve essere vero."
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da Zerohedge


Risposta breve: non lo sappiamo.

Tuttavia, sappiamo qualcosa che abbiamo evidenziato sin dall'inizio del 2012 -- quando si parla della struttura di finanziamento delle banche europee, vi è una differenza drammatica tra gli Stati Uniti e l'Europa. Negli Stati Uniti, come abbiamo mostrato due mesi fa, le Tre Grandi banche di deposito (JPM, Wells e Bank of America, escludendo la pseudo-nazionalizzata Citi) hanno un record di $858 miliardi in depositi in eccesso rispetto ai prestiti.




Ampliando lo sguardo sui dati precedenti in modo da coprire l'intero sistema finanziario degli Stati Uniti, scopriamo una cosa: secondo la FED, nella settimana terminata il 6 Marzo, c'era un totale di $9,283 miliardi in depositi consolidati, i quali coprono solo $7,255 miliardi in prestiti delle banche commerciali, un record di $2+ bilioni di depositi in eccesso rispetto ai prestiti.




Com'è possibile che ci sia una quantità record di depositi nel sistema finanziario degli Stati Uniti, mentre il totale apparente dei prestiti commerciali è inferiore rispetto al periodo in cui Lehman presentò istanza di bancarotta? Semplice -- il delta è stato riempito dalle riserve in eccesso della FED, che ammontano a... rullo di tamburi... poco più di $2 bilioni, che attraverso vie tortuose trovano la loro strada verso il libro mastro della banca di deposito -- questo è stato spiegato in "A Record $2 Trillion In Deposits Over Loans - The Fed's Indirect Market Propping Pathway Exposed."

In altre parole, diventando indirettamente la "banca cattiva" d'America, la FED ha mitigato la preoccupazione di una corsa ai depositi, o per lo meno all'interno del tradizionale sistema bancario degli Stati Uniti, ma nel processo ha reso incredibilmente fragile il sistema bancario ombra da $14 bilioni (il quale stava cercando disperatamente delle garanzie sicure).

Tuttavia, il settore bancario ombra sarà un argomento per un altro giorno. Per il momento il messaggio da recepire è che, almeno superficialmente, c'è un record di $2 bilioni in depositi non gravati da prestiti, e che tra l'altro vengono utilizzati da banche come JPM per finanziare le proprie operazioni di trading, come il CIO, per incrementare i possedimenti di azioni e per far salire il rischio in generale (come spiegato in precedenza), almeno fino a quando tali investimenti non vanno a finire male e vedremo il solito treatrino delle udienze senatoriali e roba simile.

E per quanto riguarda l'Europa? Qui le cose vanno male. Molto male. Così male, infatti, che abbiamo coperto l'argomento circa un anno fa in "A Few Quick Reminders Why NOTHING Has Been Fixed In Europe (And Why LTRO 3 Is Not Coming)."

Il LTRO3 non è arrivato (per le ragioni che abbiamo spiegato) e un anno dopo tale articolo non è ancora cambiato nulla in Europa, come i depositanti bancari di Cipro hanno appena imparato dalla loro umiliazione e dalle loro perdite sui risparmi.

Perché? Beh, come i lettori possono supporre in base a quello che è successo in Europa, ancora una volta abbiamo a che fare con i depositi ed in particolare con il loan-to-deposit ratio (rapporto depositi e prestiti, ndt) delle banche europee. Perché se gli Stati Uniti hanno un eccesso di depositi rispetto ai prestiti, l'Europa ha sempre sofferto della situazione inversa: un eccesso enorme di prestiti (asset deteriorati) rispetto alla più critica delle passività bancarie -- i depositi. Questo risale al periodo della formazione del capitale in Europa, che a differenza degli Stati Uniti ha sempre puntato di più sui prestiti bancari garantiti che sulle obbligazioni societarie non garantite (come si può vedere nel grafico qui sotto).




Non è necessario essere uno scienziato per capire che in un mondo in cui i prestiti europei sono massicciamente sconnessi rispetto al fair value, e in cui i prestiti in sofferenza e non performanti sono una componente esponenzialmente crescente negli "attivi" patrimoniali, saranno le passività che in ultima analisi verranno ridotte. Passività come i depositi.

Questo è successo a Cipro, dove il lato degli attivi (in sofferenza) del bilancio delle banche è stato lasciato collassare per far andare avanti il sistema finanziario del paese; ma con un mercato obbligazionario aziendale più piccolo (c'erano solo € 2 miliardi di bond in circolazione a Cipro, cosa che ha reso impossibile qualsiasi utilizzo di risorse dall'interno) l'unico modo per ridurre le passività dei bilanci -- inevitabile quando si hanno attivi patrimoniali compromessi -- è stato quello di intaccare la più sacrosanta delle passività bancarie -- i depositi.

Questo è esattamente quello che è appena accaduto. Per due motivi è accaduto prima a Cipro:
  1. la passività primaria delle banche erano i depositi, e
  2. una fonte primaria di fondi depositati erano di quei "cattivi" oligarchi russi: dopo tutto si meritano una lezione, o così recita il pensiero populista in Germania e nei Paesi Bassi.

Beh, anche se fossi così, come minimo la metà dei depositi apparteneva alla popolazione locale, che non era né oligarchica, né "cattiva," né ha rubato (presumibilmente) per fare soldi.

Naturalmente, coloro che avevano letto Zero Hedge un anno fa avrebbero potuto immaginare uno scenario simile. Questo è ciò che abbiamo detto nel Marzo del 2012:

Il seguente grafico spiega perché l'Europa non solo sia a corto di asset, ma perché sia anche a corto di finanziamenti sotto forma di denaro contante dei depositanti: la passività bancarià fondamentale. Ricordate: senza depositi incrementali, le banche non possono investire in nuove attività, a meno che non generino flussi di cassa da altre operazioni, in modo da far crescere il patrimonio netto. C'è un problema: come mostra il grafico qui sotto, l'Europa, e in particolare la Scandinavia che è sempre rimasta fuori dal radar, è letteralmente fuori scala quando si parla dei rapporti LTD.

Con banche come Danske, SHB, Swebank, DnB, e Nordea letteralmente al 200% nel rapporto depositi e prestiti (come anche altre banche europee), anche il più piccolo flusso in uscita di depositi (es. ciò che sta accadendo ai PIIGS) scaraventerà il sistema in un altro spasmo di liquidità. Solo che questa volta, dal momento che quei pochi asset ancora utilizzabili sono già stati impegnati alla BCE, non ci potrà essere alcun aggiustamento tramite un LTRO veloce coperto da garanzie.



Un anno dopo il nostro avvertimento all'Europa (secondo cui era solo una questione di tempo prima che per i depositi divenisse impossibile "crescere" nei bilanci delle banche europee) Cipro ha pescato il bastoncino più corto.

E sì: non sappiamo chi sarà il prossimo, ma sappiamo che nulla è cambiato da un anno a questa parte (perché le garanzie -- non le azioni -- di finanziamento illimitato da parte della BCE non solo non hanno risolto i problemi reali sottostanti, ma li hanno aggravati) e l'ultima cosa di cui vogliamo essere accusati dall'Europa è di diffondere la cruda verità. Ma sappiamo che lo scoordinamento senza precedenti tra attivi-passivi in Europa è molto insostenibile, e minori sono i depositi in una data banca, tanto maggiore sarà l'ansia di gestori, regolatori e politici di ridurre e confiscare tali depositi, permettendo un collasso parallelo degli asset tossici ed un avanzamento graduale verso un sistema bancario funzionante. L'unico problema è che tale transizione avverrà ancora una volta sulle spalle dei risparmiatori e dei depositanti, i quali non avranno altra scelta se non quella di perdere molto di più di un 9.9% sui loro risparmi prima che tutto sia finito.

Quindi, per chi volesse veramente sapere chi sarà il prossimo -- guardate il lato sinistro del grafico qui sopra: è lì che il rapporto depositi e prestiti tra le banche europee è più alto, e quindi più insostenibile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 19 marzo 2013

Perché Mai Dovreste Possedere Oro?

La Corea del Sud si è unita a Russia e Kazakhstan nell'aumentare i propri possedimenti di oro. Bloomberg riferisce che a Febbraio la Banca di Corea ha aggiunto 20 tonnellate alle sue riserve auree, aumentandole da 24 tonnellate fino a 104.4 tonnellate. I possedimenti totali sono aumentati di $1.03 miliardi alla fine dell'ultimo mese raggiungendo la cifra complessiva di $4.79 miliardi, equivalenti all'1.5% dei possedimenti totali esteri. Russia e Kazakhstan hanno aumentato le loro riserve per il quarto mese consecutivo ed il World Gold Council si aspetta che le banche centrali rimangano degli acquirenti forti quest'anno, dopo che nel 2012 hanno comprato tanto metallo giallo quanto ne avevano comprato in cinque decenni. Le banche centrali hanno aumentato i loro acquisti d'oro del 17% lo scorso anno (534.6 tonnellate), secondo il World Gold Council di Londra. La Russia ha aumentato i suoi pessdimenti da 12.2 tonnellate a 970 tonnellate dopo aver guadagnato un 8.5% nel 2012, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. L'accumulo del Kazakhstan è salito da 1.5 tonnellate a 116.8 tonnellate, a seguito dell'espansione dello scorso anno del 41%.
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di Bill Bonner


Azioni su di altri 53 punti sul Dow ieri. Oro giù di altri $5.

Il Dow Jones ha superato il suo picco di 14,000; l'oro è sotto ai $1,600/oz.

CI tornerò su tra un minuto. Prima però...

Anche un viaggiatore esperto può commettere errori molto stupidi. È per questo che scriviamo da Baltimora piuttosto che da Pechino. Per la seconda volta in una sola settimana siamo arrivati ​​al Dulles International Airport ed abbiamo scoperto che ci mancava il visto giusto per il viaggio in Cina. Avevamo dimenticato che ce ne fosse bisogno.

Non sempre si va dove si vuole andare, ma si finisce sempre dove si dovrebbe essere. Perché dovremmo trovarci a Baltimora? Non lo sappiamo, ma siamo qui.



Abbandonare l'Oro

Anche gli investitori esperti sbagliano. E ora sembrano vendere oro. Sì, caro lettore, il nostro metallo preferito sta prendendo diverse bastonate. L'oro è sceso sotto i $1,600/oz, ora scambiato a $1,594/oz. Si dice che i migliori investitori stiano abbandonando il loro metallo giallo a favore di posizioni più "produttive." Da Bloomberg:

Gli investitori miliardari George Soros e Louis Moore Bacon nell'ultimo trimestre hanno tagliato le loro partecipazioni in prodotti coperti da oro, con i futures che sperimentano un calo mai visto da otto anni. John Paulson ha mantenuto la sua posizione.

Le decisioni di Soros e Bacon potrebbero alimentare l'idea che la corsa al rialzo dell'oro (durata 12 anni) stia volgendo al termine dato che i dati economici dagli Stati Uniti alla Cina mostrano segni di ripresa, contenendo quindi la domanda per il bene rifugio.

Il Soros Fund Management LLC ha ridotto la sua partecipazione nella SPDR Gold Trust, il più grande fondo a sostegno dal metallo, del 55% fino a 600,000 azioni, cosa che apprendiamo da dei documenti della US Securities and Exchange Commission. La Bacon Moore Capital Management LP ha ceduto l'intera quota nel fondo SPDR e ha abbassato le sue partecipazioni nello Sprott Physical Gold Trust. Paulson & Co., il più grande investitore nella SPDR, ha mantenuto la propria quota a 21.8 milioni di azioni.

E sotto il titolo "Gold Sinks Through $1,600 on Recovery Hopes," il Financial Times aggiunge:

I prezzi dell'oro sono caduti [...] per la prima volta in sei mesi dato che gli investitori si sono rivolti ad altri asset viste le speranze di una ripresa economica.

Ripresa? Le economie di Stati Uniti, Eurozona e Giappone si stanno tutte contraendo (in base ai risultati trimestrali più recenti), non stanno crescendo. Che razza di ripresa è mai questa?

Tuttavia, l'opinione mainstream ritiene che questo non è il tempo di rannicchiarsi nella sicurezza del denaro... o dell'oro. Correte rischi. Comprate azioni! Guardate Buffett, ha collaborato con un magnate brasiliano; stanno sborsando $28 miliardi per una società di ketchup.



Scemo e Senza Cervello

Beh, che ne pensate? Hanno ragione?

Perché mai dovreste possedere oro? E' stupido e privo di razionalità. Non fornisce buone notizie, non "batte mai  le stime degli analisti," non stimola l'invenzione di nuovi dispositivi... o un'importante acquisizione.

Non si ottiene mai una buona notizia da un investimento nell'oro. Non importa quanto se ne possiede, non sembra prendersi cura di voi; non fa nessuno sforzo per aumentare il proprio valore.

Invece, sta lì... come un vecchio ombrello vicino alla porta d'ingresso, utile solo quando piove. Guerra? L'oro sale. Crollo del mercato? L'oro sale. Inflazione? L'oro sale.

Fine del mondo? Chissà, forse l'oro salirebbe anche in questo evento.

Quindi la scelta è vostra. Che cosa ci aspetta? Buone notizie? O cattive notizie? I 100 principali economisti avranno ragione... o torto? Bel tempo... o cattivo?

E' impossibile dirlo. Quindi, dobbiamo coprire le nostre scommesse. Possediamo alcuni investimenti reali – azioni, obbligazioni, immobili – e la speranza che i 100 principali economisti sappiano quello di cui stanno parlando.

E possediamo anche il nostro oro... nel caso in cui si riveleranno i soliti imbecilli.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 18 marzo 2013

L'Europa Sta Affogando Per l'Alta Marea dello Stato

Oltre all'Europa, un altro paese che sta scivolando verso l'oblio è la Cina. La trasmissione 60 Minutes della CBS ha trasmesso una puntata dedicata alla bolla immobiliare cinese, e sta iniziando a scoppiare. La preoccupazione di questo evento sta facendo calare le azioni legate alle proprietà immobiliari, infatti circa il 30% dell'economia cinesa ruota attorno al settore immobiliare e si tratta della bolla in tale settore più grande mai vista. Intere famiglie hanno legato i loro risparmi agli appartamenti... che nessuno sta affittando. A quanto pare, comprare un appartamento a Shangai costa 45 volte i lreddito annuale di un lavoratore medio. Capite che una cosa del genere non può andare avanti, e non andrà avanti. Quando questo mercato collasserà, l'economia cinese verrà fatta a pezzi e soprattutto la classe media. Durante la bolla gli esperti dicono: "Non c'è nessun problema qui, proprio perché non c'è nessuna bolla." Greenspan utilizzò le stesse rassicurazioni. Si sbagliava.
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di Alasdair Macleod


La pausa di Natale e Capodanno, quando l'Europa si spegne e smette di pensare, è ora ben che finita e ci siamo risvegliati coi problemi di sempre: Grecia, Spagna, Cipro, Portogallo, Italia, Francia... tutti con le mani tese in attesa dei soldi di Germania, Olanda, Finlandia e Austria.

E' finita anche la vacanza (grazie alla determinazione della BCE nel metterci una pietra sopra) dalla crisi bancaria, con i rendimenti sul debito dei paesi periferici di nuovo in aumento.

Si unisce all'elenco delle cattive notizie anche il Regno Unito. La sterlina sta scivolando nei mercati dei cambi, consegnando uno sfondo molto difficile al cancelliere Osborne per il budget del 20 Marzo. Esaminerò dopo la posizione del Regno Unito, prima aggiorniamoci sugli sviluppi della zona Euro.

La realtà è che tutti i problemi della zona Euro sono ancora qui, nonostante il calo dei rendimenti obbligazionari e la loro successiva ripresa modesta. Ora c'è la probabilità di entrare nella fase finale dell'esperimento Euro, con conseguenze molto più ampie. Quindi, dobbiamo riprendere la storia dove l'avevamo lasciata.

Per prima cosa, diamo un'occhiata alla tendenza del debito/PIL dei paesi selezionati (i numeri provengono dalla BCE):




Come si può vedere, i deficit pubblici di questi paesi hanno preso il volo sin dall'inizio della crisi bancaria e sono aumentati anche nel 2012. Riflettono il cattivo andamento economico, la mancanza di volontà di tagliare la spesa pubblica e la contrazione del credito bancario. Solo la Spagna e la Francia erano sotto il punto di non ritorno (debito/PIL al 90%) di Carmen Reinhart e Ken Rogoff (vedi il loro libro, This Time is Different), ma nel 2012 la Spagna è vicina al 100% del debito/PIL, se consideriamo anche i €27 miliardi per pagare i conti arretrati sostenuti dai governi regionali ed i €40 miliardi (in aumento) fino ad ora raccolti per salvare le banche, e la Francia è ormai oltre il 90%.

Il credito bancario continua ad essere ritirato dai finanziatori europei transfrontalieri, come mostrano i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali nel grafico seguente:




La bolla del credito si sta sgonfiando. Italia, Francia e Irlanda hanno sparimentato i maggiori prelievi. L'Italia ha portato avanti una lotta asfissiante all'evasione fiscale (favorendo di conseguenza la fuga di ricchezza all'estero e scoraggiando l'attività economica), l'Irlanda ha visto una contrazione nella sua piazza finanziaria, ma è la Francia la sorpresa che ci dice che le forze deflazionistiche sono più forti di quanto generalmente compreso. Il calo del credito bancario emesso dalle banche europee è stato compensato dagli americani generosi (considerate dalla FED banche troppo grandi per fallire), concendendo loro $850 miliardi nei primi tre trimestri del 2009. Nel frattempo, le banche britanniche sono andate avanti come al solito, aumentando la loro esposizione a partire dal 2009 come mostrato nel grafico seguente.




Naturalmente, il credito bancario interno in tutti questi paesi, con la possibile eccezione della Francia, è stato limitato anche dalla fuga di capitali dalle banche nazionali, cosa che si riflette nei saldi TARGET2 di Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo e Finlandia, come mostrato nel seguente grafico.[1]




Questa fuga di capitali ha interessato diversi paesi, ed è interessante notare come ora il denaro stia lasciando la Francia.

La pressione si è allentata su questi squilibri, la naturale conseguenza di una pausa nel flusso di cattive notizie e il successo della BCE nel riportare una certa stabilità. Ciò si riflette anche nel grafico seguente che raggruppa i prestiti delle banche centrali agli istituti di credito deboli, forti e altri:




Possiamo vedere chiaramente gli effetti della crisi sulle banche PIIGS, ma c'è anche un preoccupante rialzo in Francia, la quale costituisce la maggior parte degli "altri."

Questo breve tour delle statistiche europee ci fornisce il quadro generale. E' chiaro che è tornata un po' di stabilità a breve termine, ma non ci sono prove sufficienti che dimostrano l'effettivo cambiamento delle posizioni sottostanti. Si dovrebbe tenere a mente che i politici europei ed i loro consulenti economici, con pochissime eccezioni, non comprendono i mercati e credono che quello che manchi loro sia la fiducia. Mentre vi è una certa verità di breve termine in questo pensiero (come suggerisce la recente performance del mercato), l'istituzione politica europea crede che la fiducia rappresenti la totalità della soluzione ai problemi economici. L'attuale strategia economica verte quindi sul portare in alto i mercati.

La realtà dietro questa farsa a breve termine è molto diversa. Col passare del tempo, i dipendenti pubblici devono essere pagati e il welfare deve essere distribuito. I deficit pubblici nella zona Euro devono essere sostenuti da altre tasse e da prestiti nel range dei $40 miliardi al mese. E questa è solo una parte della storia; oltre ai governi centrali, anche quelli regionali, le città ed i paesi (in particolare nella periferia europea) sono nei guai e hanno addirittura sospeso gli stipendi ai dipendenti (come medici e insegnanti) ed i finanziamenti ai servizi essenziali.

Le amministrazioni pubbliche nella zona Euro (che per fini statistici includono governi regionali e locali) ricoprono circa il 50% del PIL. Questa è la debolezza della zona Euro: la capacità produttiva della sua economia è schiacciata dal peso di troppo stato.

Ora torniamo al primo grafico, il quale mostra l'andamento del debito/PIL nei paesi selezionati. È indicativo non solo del peso soffocante del debito pubblico, ma visto che lo stato domina le singole economie, ci dice anche che i relativi settori privati ​​non possono sostenere questo debito con ulteriori tasse.

Quindi non c'è modo che una ripresa economica possa fornire al gruppo dei paesi più deboli il lasciapassare per uscire dal pantano economico attuale. La soluzione non è quella di trasferire ricchezza da un settore relativamente limitato come quello privato a favore di un settore con un'alta spesa come quello pubblico, come ha scoperto la Francia. Se si aumentano le tasse per far quadrare i conti, i contribuenti se ne vanno.



I Costi del Welfare

Nessuno in Europa parla della lievitazione dei costi del welfare. Per quanto ne so non esistono stime, come quelle del professor Kotlikoff della Boston University relative agli Stati Uniti, per calcolare il valore netto dei costi futuri del welfare in Europa. L'elemento dei "baby-boomer" è variabile nella demografia europea, ma le pensioni pubbliche, i costi sanitari ed altre prestazioni sono molto elevati, come mostrato nella tabella seguente (dati in gran parte presi da "Pensions at a Glance 2011" dell'OCSE). Nel corso dell'ultimo anno i costi delle pensioni in percentuale del PIL hanno superato queste cifre e la causa è stata il crescente tasso di pensionamento; tali costi sono aumentati ancor di più nei paesi in cui il PIL è sceso. Questi dati sono quindi sotto-stime della situazione attuale.




Dalle stime del professor Kotlikoff sappiamo che il valore netto dei costi futuri del welfare negli Stati Uniti è aumentato di $11 bilioni nel 2012, sappiamo anche che l'assistenza sanitaria gratuita nella zona Euro è più in avanti -- ovvero, è più costosa -- rispetto a quella degli Stati Uniti. I costi pensionistici pubblici nella zona Euro sono in media quasi il doppio di quelli negli Stati Uniti, di conseguenza possiamo affermare che i problemi dei baby-boomer e della longevità affrontati dagli Stati Uniti sono nulla in confronto a quelli della zona Euro. E' importante notare anche che il costo di un pensionato è duplice sulle finanze pubbliche: lo stato perde introiti fiscali e guadagna un costo.

I soli paesi della zona Euro (presenti nel grafico) con i costi delle pensioni più bassi sono Irlanda e Paesi Bassi, i due paesi con la popolazione più piccola. Inoltre, tutti i paesi della zona Euro, con l'eccezione dell'Irlanda, hanno una percentuale di pensionati più alta rispetto alla media OCSE, il che implica ancora una volta che i costi futuri del welfare sono sostanzialmente superiori a quelli degli Stati Uniti.

Deve essere preso in considerazione anche il livello di disoccupazione (l'ultima colonna), perché un disoccupato non paga le tasse per finanziare le pensioni. I paesi con un elevato livello di disoccupazione e con un numero di pensionati superiore alla media (in proporzione alla popolazione attiva) sono in grossi guai. I peggiori, in ordine decrescente, sono la Grecia, l'Italia, la Spagna, il Portogallo e la Francia. Inoltre, la Spagna e l'Irlanda hanno messo le mani nei loro fondi pensione per sostenere le finanze delle amministrazioni pubbliche.

Possiamo quindi concludere che anche se la zona Euro riuscisse in qualche modo a divincolarsi dalle sue attuali difficoltà, dovrà affrontare il peso di questi costi futuri con una certa urgenza.

Sul tema del welfare e delle pensioni vale la pena citare il caso dei paesi scandinavi con le loro tasse eccezionalmente elevate, che variano dal 57.9% del PIL della Norvegia al 51.4% della Svezia. Questi paesi, che tutti considerano come finanziariamente stabili, saranno colpiti duramente dalla bomba ad orologeria demografica.

Fino ad ora il welfare non è stato un problema da prima pagina, e fino a poco tempo fa i politici l'hanno lasciato fuori dalle discussioni. Tuttavia, ora viene riconosciuto come un problema crescente per cui non esiste una soluzione semplice. E' ovvio, quindi, che i deficit pubblici sono superiori ai numeri dichiarati ufficialmente una volta che viene calcolato correttamente il valore netto di tali costi futuri.



La Politica della Zona Euro

L'equilibrio politico è cambiato notevolmente negli ultimi anni, sono finiti i "bei tempi" in cui la Merkel incontrava Sarkozy e Monti teneva in riga gli italiani. In primo luogo, Sarkozy è stato scaricato dagli elettori francesi, i quali hanno preferito il welfare all'austerità; Monti è stato scaricato per ragioni analoghe. E' stata smentita l'idea che la Cancelliera Merkel possa operare un maggiore controllo fiscale sui debitori della zona Euro. Il Parlamento di Roma rischia di finire bloccato, e lo stesso rischia Berlino.

In Germania ci saranno le elezioni a Settembre, e sarà difficile che la Cancelliera Merkel possa vincerle dato che il suo partito, la Democrazia Cristiana, ha preso un duro colpo nelle elezioni di Gennaio. L'elettore tedesco si è sempre preoccupato del successo economico della Germania piuttosto che del problema intrattabile del sostegno ai paesi dell'Eurozona. Questa situazione potrebbe cambiare dato il rallentamento del settore delle esportazioni tedesco -- superato da quello di Cina, Russia e altre economie emergenti. Se questa tendenza dovesse continuare e la disoccupazione dovesse aumentare, sarà difficile che la Democrazia Cristiana possa essere rieletta.

Per questa ragione, è probabile che lo spazio di manovra della Merkel sarà sempre più limitato. Per l'elettore tedesco è evidente che il governo non ha alcuna speranza di recuperare le somme date in prestito alla periferia della zona Euro mediante le banche (saldi TARGET2) ed il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Finora, il MES ha dato solo €40 miliardi alla Spagna per ricapitalizzare le banche spagnole, ma i ricorsi al MES sono destinati ad aumentare. Il contributo della Germania fino ad oggi è stato pari a €21.72 miliardi, cifra che può essere aumentata, se necessario, a €190 miliardi.

Date le difficoltà politiche della Merkel è improbabile che sottoscriverà il pieno impegno della Germania, e potrebbe puntare i piedi affinché anche altri paesi mettano la loro giusta parte -- che tra l'altro rispondono al nome di Francia, Italia e Spagna. E' probabile che questa linea dura possa essere vista come una virtù politica.

Sarebbe quindi un errore pensare che la Germania possa continuare a finanziare i governi dissoluti. Poiché la BCE ha già creato un precedente (citazione di Mario Draghi: "Costi quel che costi"), finirà per creare il denaro necessario.

In Part II - Europe Welcome to Domino Effect, concludiamo che l'Eurozona corre ormai su binari iperinflazionistici piuttosto che deflazionistici (una prospettiva che condivide con altre grandi valute). Il suo sistema bancario è estremamente vulnerabile agli shock generati da cattivo debito accumulato dai precedenti cicli economici e da cattivo debito legato alle obbligazioni di governi insolventi.

Per capire come andrà a finire questa storia, bisogna capire cosa il futuro ha in serbo per i principali ed instabili giocatori di questo melodramma: Spagna, Italia, Francia -- ed ora anche il Regno Unito.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Questo e il grafico successivo sono stati utilizzati per gentile concessione dell'Institute of Empirical Economic Research, Osnabruck University.

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venerdì 15 marzo 2013

Svalutazione "made in Italy"





di Francesco Simoncelli


[Questo articolo è apparso anche sul magazine online The Fielder.]


La pianificazione centrale è uno strumento necessario dello stato. Che il suo ruolo sia quello di proteggere la proprietà o di monitorare l'attività economica, uno stato deve coordinare il flusso di risorse per dare credito al suo ruolo. I continui esempi storici ci hanno mostrato che quando uno stato cresce tanto da poter intervenire qualsiasi volta lo ritenga opportuno, inizia ad affermare che è una sua responsabilità agire in tal modo. I burocrati si sentono in dovere di intervenire in nome della "gente" affinché riescano a mantenere un tenore di vita abbastanza alto e costante. Nacque così l'economia del mercantilismo. Questo pensiero venne sconfitto (temporanemanete) da Adam Smith con The Wealth of Nations, ma venne resusciato da un'altra corrente di pensiero economico: il Keynesismo.

Il suo interesse non parte dall'individuo ma dallo stato, poiché secondo i suoi sostenitori solo un gruppo ristretto di burocrati è in grado di direzionare saggiamente l'economia di un paese (con tutte le implicazioni che questa frase comporta, come ad esempio favorire una minoranza di interessi privielgiati capaci di influenzare suddetti burocrati). Anche perché, come si può pensare che un dazio, che aumenta il costo di un determinato bene, possa andare a beneficio di qualcuno? Perché una linea invisibile chiamata confine nazionale dovrebbe essere u ndeterrente se due persone vogliono liberamente commerciare?

Infatti, i mercantilisti sostengono le politiche di svalutazione della moneta perché secondo loro la salute di una nazione si vede dalla bilancia dei pagamenti e dai numeri del PIL. Frederic Bastiat li accuserebbe di non prendere in considerazione ciò che non si vede. Uno dei paesi che nel corso degli anni ha dimostrato di non capire questa lezione è stata proprio l'Italia con le sue politiche monetarie allentate.



IL PENSIERO POPOLARE

Prima di addentrarci in questo argomento bisogna prima chiarire un paio di concetti spesso confusi e poco chiari all'uomo della strada. Secondo il pensiero popolare la crescita economica è legata alla domanda/offerta di beni: maggiore è la domanda, maggiore sarà la produzione di beni (e viceversa in caso di crisi). In questo modo, la domanda diventa un fattore economico cruciale in una società.

Ora, parte della domanda di beni può provenire da nazioni estere, quindi le esportazioni arrivano a giocare un ruolo centrale nell'economia di una nazione (mentre le importazioni sono la domanda della nazione esportatrice per i beni delle nazioni estere). In breve, secondo il pensiero popolare, le esportazioni consentono di aumentare la produzione interna, mentre le importazioni la debilitano. Da qui si capisce perché le esportazioni stanno così a cuore agli agenti economici.

Dato che secondo questa linea di ragionamento le esportazioni consentono di stimolare uan crescita economica, bisogna trovare lo stratagemma per rendere appetibili i prodotti interni a qualsiasi costo. Come? Rendendo più attraenti i prezzi. Ad esempio: immaginando un cambio di 1:1, abbiamo che una giacca costa $100 negli USA e £100 in Italia. Un modo, quindi, per aumentare la competitività dell'Italia sarebbe quello di svalutare la lira rispetto al dollaro. Immaginiamo quindi che la Banca d'Italia annunci un allentamente delle sue politiche monetarie e il tasso di cambio della lira rispetto al dollaro venga dimezzato.

Questo significherebbe che ora la giacca costerebbe $50 e gli americani potrebbero comprare due giacche dall'Italia perché il loro potere d'acquisto è raddoppiato. Ciò a sua volta migliorerebbe la bilancia dei pagamenti guidando il paese verso una crescita economica forte. A quanto pare al pensiero popolare sfugge un dettaglio: per aumentare la domanda estera, adesso l'Italia sta offrendo due giacche agli americani. Questo vuol dire che in lire il prezzo di una giacca statunitense è raddoppiato, andado quindi a diminuire le importazioni. Ma, hey, le esportazioni sono aumentate e l'economia cresce!

Scrisse Ludwig von Mises:

I vantaggi molto discussi che la svalutazione assicura al commercio estero e al turismo sono dovuti interamente al fatto che l'adeguamento dei prezzi e dei saggi salariali interni allo stato di cose creato dalla svalutazione richiede qualche tempo. Fintanto che questo processo non è completato, l'esportazione è incoraggiata e l'importazione scoraggiata. Tuttavia, ciò significa semplicemente che in questo intervallo i cittadini del paese che svaluta ottengono meno per quello che vendono all'estero e pagano di più per quello che vi comprano; e che in concomitanza devono restringere il loro consumo. Questo effetto può sembrare favorevole all'opinione di coloro per i quali la bilancia commerciale è misura del benessere della nazione. In linguaggio schietto esso va descritto in questo modo: il cittadino britannico deve esportare una maggior quantità di beni britannici per comprare la quantità di tè che riceveva prima della svalutazione contro una minore quantità di beni britannici esportati.

Quando una banca centrale annuncia politiche di allentamento monetario, ciò induce i partecipanti ai mercati esteri a vendere la valuta interna a favore di altre monete favorendo di conseguenza la svalutazione della valuta interna. In risposta, alcuni produttori trovano redditizio esportare i propri prodotti ma paer farlo hanno bisogno di fondi. Li trovano presso le banche comemrciali, le quali sono ben felici di espandere il credito ad un costo inferiore grazie al pompaggio monetario della banca centrale.

A questo punto, grazie al nuovo credito creato dal nulla, i produttori deviano risorse da altre attività. Ma questa situazione non dura per sempre, perché nel tempo i cittadini assisteranno ad una riduzione delle improtazioni a scapito di una maggiorazione delle esportazioni. Questo significa che mentre il paese che svaluta la moneta sta diventando ricco in termini di valuta estera, si sta impoverendo in termini di ricchezza reale (diminuiscono i beni e servizi per conservare un dato benessere dei cittadini).

Col passare del tempo gli effetti delle politiche monetarie espansive andranno ad intaccare l'economia più ampia facendo aumentare un'ampia gamma di prezzi, portando perdite anche nei flussi di cassa degli esportatori. E qui viene scmasherato l'effetto deletereo della svalutazione moentaria: l'aumento dei prezzi mette la parole fine al tentativo illusorio di creare prosperità attraverso la stampante.



LA SVALUTAZIONE DELLA LIRA NEL DOPOGUERRA

Parafrasando le parole di Bastiat, potemmo dire che la svalutazione è quella grande illusione che prevede il tentativo di alcune persone di vivere sulle spalle di altre. Come appiena spiegato, vende l'illusione che alcuni uomini muniti di determinati strumenti possono creare prosperità dal nulla, possono tramutare le pietre in pane. Quando però la realtà smaschera questa illusione, sarà chiaro che il prezzo da pagare per questa messa in scena passeggera è più alto dei benefici di breve termine che conferisce. L'Italia l'ha capito sulla sua pelle.

Dal 1946 al 1961 l'Italia fa il cosiddetto "balzo" economico caratterizzato da enormi investimenti imprenditoriali; nel 1962 arriva una crisi monetaria, dove la Banca d'Italia fu "costretta" a finanziare il deficit monetariamente e per la prima volta lo stato italiano inizia a spendere a deficit. La Banca d'Italia invece, tramite la decisione presa da Colombo che seguì i consigli degli economisti Einaudiani, si astenne dal sostenere il governo centrista e lasciò che i tassi d'interesse salissero. Terminò così il periodo del credito facile determinato da un circolante a bassi tassi d'interesse e di conseguenza nel 1963 l'Italia entrò in crisi.

Fu una situazione nuova per imprese e imprenditori che videro di colpo chiusi i rubinetti del credito. Non sapendo la ragione di questa stretta, le imprese protestarono proprio in virtù di questa loro ignoranza, dato che l'Italia veniva da 15 anni di "prosperità" e poi tutto d'un tratto il credito era sparito.

Da allora in poi, il governo tornò a politiche economiche espansive di stampo Keynesiano. Espansionismo monetario e credito facile sono una droga. La svalutazione monetaria della lira è andata a fiannziarie l'ingordigia di uno stato sempre più vorace, il quale ha presentato il "paravento sociale" per assecondare la sua fame. E' proprio verso la fine degli anni '60 che iniziano a spuntare ovunque sul territorio italiano nuove promesse di impiego nel settore pubblico.




Il sistema pensionistico, le prestazioni sociali, il sistema scolastico e infine quello sanitario hanno contribuito a corroborare l'illusione che lo stato avesse trovato la pietra filosofale per creare la crescita economica continua e la felicità per tutti. L'oppio dello stato sociale, cibandosi del raggiro mediante le svalutazioni moentarie, è stato più forte di qualsiasi altro ragionamento intellettuale e, purtroppo per noi, continua ad esserlo. Tutto questo però ha solo dato l'illusione che una cosa del genere fosse vera, infatti gli investimenti improduttivi hanno continuato ad essere accumulati alimentati dalla stampante italiana.




Tutto questo ha portato negli anni '90 ad avere un record di debito mai visto dal dopoguerra, che nel 1994 era pari al 121% del PIL. Il miraggio della svalutazione monetaria della lira ha portato progressivamente in cancrena l'Italia. Paradossalmente, però, lo stato si è rivelato quella entità che più falliva più si epsandeva attraverso menzogne, illusioni, bluff e parassitismo vario. Ogni partecipante dello specchio politico italiano ha le sue responsabilità in questo disastro

Il fallimento è stato rimandato nel corso del tempo tentando di curare i malanni economici con più della stessa cosa. Più debito, più svalutazioni. Il punto di rottura è arrivato nel 1995 (come si può vedere dal grafico M2), dove le macchinazioni politiche e monetarie sembravano aver raggiunto l'apice oltre il quale solo il baratro avrebbe atteso questo paese di disperati. Ma prima che questo potesse accadere è stato venduto un altro bluff: l'euro.



L'EURO E L'ACCUMULO DI ULTERIORI ERRORI

Entrando nell'Unione Monetaria Europea, l'Italia avrebbe avuto una garanzia implicita di salvataggio: daparte della BCE e da parte degl ialtri paesi dell'UME. In questo modo i pianificatori centrali non hanno dovuto aggiustare i problemi sottostanti e hanno ottenuto un lasciapassare per continuare ad agire sconsideratamente sul piano economico e politico. Dopo l'entrata in vigore dell'euro i tassi di interesse sul debito italiano calarono e si accostarono a quelli tedeschi.




In questo modo si abbassarono i costi marginali dei deficit.




In breve, i tassi di interesse vennero abbassati artificialmente e assistemmo ad un boom espansionistico in piena regola. Fu più facile per i politici italiani vendere la menzogna che l'Italia stesse affrontando una seconda età dell'oro poiché il paese venne "salvato" (a caro prezzo) dalla responsabilità economica tedesca la quale venne affiancata anche al nostro paese. Era più facile indebitarsi; in realtà questa "occasione" sarebbe potuta essere il punto di svolta della storia italiana in cui i conti avrebbero potuto finalmente essere messi a posto. Ma non è andata così.

Nonostante gli interessi sul debito calavano, lo stato italiano ha continuato a spendere di più. E questo stato agevolatao non ha fatto altro che essere un incentivo ulteriore all'azzardo morale di burocrati in giacca e cravatta.




Ma grazie, principalmente, alla storia fiscale conservatrice della Germania, l'italia (ed altri paesi della periferia) hanno potuto mangiare a sbafo degli altri. Infatti, entrò in gioco la cosiddetta tragedia dei beni comuni. Il comportamente irresponsabile dell'italia, come si evince dal grafico qui sopra, poterono essere esternalizzati ad altri paesi della zona Euro grazie al fatto che la BCE accetta i bond dei governi europei come garanzia collaterale per i prestiti. Le banche europee avrebbero comprato bond del governo italiano e li avrebbero girati alla BCE per ottenere prestiti a tassi di interesse più bassi.

Le banche sapevano che la BCE li avrebbe accettati come garanzia, e all'Italia questo andava bene perchè avrebbe potuto finanziarsi a tassi decrescenti rispetto a quanto sarebbe avvenuto se fosse dovuta andare su lmercato e raccattare soldi. Quindi, i costi di quei paesi (chiamati poi PIIGS) che hanno agito sconsideratamente furono spostati ad altri paesi. Maggiori erano i deficit, maggiore era il trasferimento di ricchezza; la BCE creò nuovi euro a fronte di questo meccanismo e così i disavanzi vennero monetizzati.

Il governo italiano spese il denaro in progetti improduttivi e clientelari, la sua generosità improvvisamente imperversò nelle strade nonostante l'aumento dei prezzi. In Italia in particolare, oltre al meccanismo sopra descritto, ce ne fu un altro altrettanto subdolo che coinvolse il conio delle monetine (es. 2001, 2002, 2003, 2004).

L’Italia ha un "picco" nel 2002, soprattutto in termini relativi con le altre nazioni. Se consideriamo il fatto che le banconote da 5,000 lire e da 1,000 lire sono diventate monete da €1 e €2, il sospetto che lo stato (con l’approvazione dela BCE) ne abbia approfittato coniando uno sproposito di monete non è così campata in aria. €4 miliardi in monete sono davvero tanti se si considera che nello stesso periodo la somma delle banconote in circolazione ed i depositi legali si aggirava intorno ai €72 miliardi (es. pag. 30).

Le autorità non hanno alcuna intenzione di vigilare, perché sono le stesse che truffano. L'eccessiva burocrazia e la tassazione selvaggia finisce di azzoppare la crescita.

Il denaro poi è migrato verso altri paesi andando anche lì ad aumentare i prezzi. Le persone vedevano auemntare i loro costi più velocmente delle loro entrate e questo rappresentava un salvataggio anscosto dei paesi economicamente sconsiderati (Italia compresa): venivano salvati dal resto dell'UME grazie ad un costante trasferimento di potere d'acquisto.



ESPORTARE O IMPORTARE?

Ora che i problemi sono scoppiati in faccia ai pianificatori centrali, essi cercano di influenzare il resto dell'opinione pubblica affinché si torni presto ad uno stato di boom. I mezzi messi in campo non importano, importa solo avere consensi. E' per questo che l'economia mainstream veicola tutta una serie di pseudo-soluzioni che hanno tutte lo stesso scopo: illudere la popolazione. Infatti, si chiede ad esempio una maggiore unione nell'UE, si chiede che le varie nazioni tornino alle loro valute precedenti in modo da poter svalutare allegramente (tirando un tratto di penna  sui debiti e fingendo che gl ierrori accumulati fino ad ora non esistano), si chiede una politica più mercantilista affinché le esportazioni vengano tutelate, ecc.

Ed è su quest'ultima strategia che le voci si fanno più insistenti, poiché attraverso di essa si arriva sempre alla svalutazione di una valuta. Misure artificiali non stimolano affatto una crescita economica, anzi. E' l'intervento dello stato negli affari commerciali ed economici che crea allocamenti errati delel risorse.

In un libero mercato non esiste il cosiddetto dilemma tra esportare ed improtare. I mercantilisti iniziano sempre la loro analisi economica dallo stato, gli Austriaci invece dall'individuo. Perché è l'azione di quest'ultimo, e non l'interferenza di un'entità astratta, quella che determina prosperità e redditività. Sono gli imprenditori che con le loro idee e creatività riescono a concludere affari con altri imprenditori di altri luoghi, agiscono semplicemente nei loro interessi e attraverso il loro successo la nazione si dice che cresce.

A loro non importa nulla della bilancia dei pagamenti; anche perché come scriveva Rothbard:

Durante i giorni del gold standard, un deficit nella bilancia dei pagamenti nazionale era un problema, ma solo a causa della natura della riserva frazionaria del sistema bancario. Se le banche Americane, spinte dalla FED o da precedenti forme di banche centrali, inflazionavano il denaro e il credito, l'inflazione Americana portava prezzi più elevati negli Stati Uniti, e questo avrebbe scoraggiato le esportazioni ed avrebbe incoraggiato le importazioni. Il deficit risultante avrebbe dovuto essere pagato in qualche modo, e durante l'era gold standard questo significava pagamenti in oro, la moneta internazionale. Così mentre il credito bancario si ampliava, l'oro iniziava ad uscire dal paese, il che rendeva le banche a riserva frazionaria ancora più instabili. Per affrontare la minaccia della loro solvibilità causata dal deflusso d'oro, le banche alla fine erano costrette a contrarre il credito, precipitando in una recessione ed invertendo il deficit della bilancia dei pagamenti, in modo da riportare l'oro nel paese.

Ma ora, nell'era della moneta fiat, i deficit della bilancia dei pagamenti sono veramente senza senso. Poiché l'oro non è più una "voce del bilancio". In effetti, non esiste alcun deficit nella bilancia dei pagamenti. E' vero che negli ultimi anni, le importazioni hanno superato le esportazioni di circa $150 miliardi l'anno. Ma l'oro non è uscito fuori dal paese. Né i dollari sono "volati" via. Il presunto "deficit" è stato pagato dagli stranieri che investono la quantità equivalente di denaro in dollari Americani: nel settore immobiliare, nei beni capitali, in titoli Americani, e in conti bancari.

Le loro azioni sono individuali, volte a soddisfare i desideri dei clienti. Più sono liberi di agire in accordo alle richieste dei consumatori, più prosperità si verrà a creare. Invece la mentalità mercantilista, predominante oggigiorno, vuole che la banca centrale intervenga affinché vengano sovvenzionati i consumatori esteri a discapito dei consumatori interni che ne escono impoveriti. Cosa dovrebbe fare un esportatore per essere più competitivo e aumentare la sua quota di mercato all’estero senza l’artificio della svalutazione e arricchire il proprio paese invece di impoverirlo? Dovrebbe semplicemente diventare più efficiente cioè vendere di più a costi minori.

E come fa? Otto semplici parole: lo stato non deve interferire con le attività. Questo significa, inoltre, il rispetto dei diritti di proprietà (cosa che in Italia, ad esempio, il primo articolo non cita). Qualsiasi individuo con un pizzico di buon senso dovrebbe considerare fondamentale questo aspetto, eppure leggi e poteri costituiti tendono a calpestarli non vedendo che in questo modo si danno la classica "zappata sui piedi."

In più, per attrarre attività imprenditoriali, la burocrazia deve essere ridotta all'osso e con essa anche le spese per fare impresa. Questo dovrebbe garantire la formazione genuina di capitale, il quale dovrebbe essere tutelato e schermato da violenze varie (es. redistribuzioni forzate, furti, ecc.). Tali piccoli accorgimenti fornirebbero un incentivo economico agli individui: la possibilità di arricchirsi rifornendo al meglio i consumatori. Cosa che in questo modo formerebbe un substrato imprenditoriale forte basato su transazioni volontarie e, di conseguenza, progetti sostenibili in accordo col mercato.

In questo scenario, sarebbe la crescita economica a cercare gli individui e non viceversa.



CONCLUSIONE

La pianificazione centrale è uno strumento necessario per la sopravvivenza dello stato. Che il suo ruolo sia quello di proteggere i diritti di proprietà o di supervisionare l'economia, uno stato deve controllare il flusso di risorse per giustificare la sua presenza. Quando cresce ad un punto in cui  percepisce che è sua responsabilità intervenire secondo la propria volontà, cercherà di dirigere i desideri degli individui convergendoli verso i bisogni e le esigenze del gruppo ristretto di persone che ne costituiscono la parte direttiva.

I burocrati si sentono in dovere di intervenire a "nome dei cittadini" in modo da conservarne il benssere, portando alla nascita dell'economia mercantilista. Ma tale struttura non ha come base di partenza l'individuo, bensì lo stato stesso. Infatti, l'economia mercantilista può essere riassunta attraverso due concetti: l'aumento o la riduzione del deficit della bilancia commerciale nazionale e l'aumento del PIL nazionale.

Questa analisi, ovviamente, dimentica uno dei principi cardine enunciati a suo tempo da Frederic Bastiat: il buon economista è in grado di vedere ciò che non si vede. Cosa non sivede? Ogni individuo ha il proprio set di valori, bisogni e tendenze; l'intervento dello stato ne perturba e ne distorce la trama con risultati disastrosi dal punto di vista degli scambi volontari e, di conseguenza, della crescita economica.

Quanto detto si può ricondurre alla svalutazione della lira italiana, azione che è andata a favore dei consumatori straniere a discapito. Questo è il risultato dell'intervento dello stato: c'è sempre un gruppo che ci guadagna a discapito di un altro. L'impoverimento, seppur lento nel tempo, è un risultato inevitabile.