martedì 12 febbraio 2019

I policymaker trasformeranno un rallentamento economico mondiale in una crisi?





di Daniel Lacalle


I dati macroeconomici più recenti delle principali economie indicano un rallentamento generalizzato. Ciò che preoccupa non è solo una moderazione nel percorso di crescita, ma l'accelerazione dell'indebolimento di quelle economie che dovrebbero essere più forti e più sane. Ancor di più preoccupa che questo aggressivo peggioramento dei principali indicatori guida in Cina, nell'UE e nella maggior parte delle economie emergenti si verifichi al picco del più grande stimolo monetario e fiscale degli ultimi decenni.

È facile dare la colpa ai titoli di giornale, alle guerre commerciali e ovviamente a Trump, ma sarebbe ingenuo credere che questi siano i veri fattori alla base della negatività economica.

dal 1975 il ritmo delle riprese economiche mondiali è stato più lento e più debole, secondo l'OCSE. Suddette riprese hanno richiesto più tempo e sono avanzate più lentamente. Allo stesso tempo, i periodi di crisi sono stati meno aggressivi, anche se più frequenti, e quasi tutte le economie hanno chiuso i periodi di recessione con più debiti di prima.

Questi fattori sono tutti preoccupanti, ma le prove dimostrano anche che il progresso economico è continuato nonostante tutto ed i principali fattori di benessere sono migliorati notevolmente. Ho avuto l'opportunità di incontrare Johan Norberg, autore di "Progress", e abbiamo discusso di tutti gli elementi positivi che abbiamo visto negli ultimi decenni. Nello stesso periodo, dal 1975 al 2018, l'estrema povertà è stata ridotta ai minimi storici. Fame, povertà, analfabetismo, mortalità infantile... tutti questi terribili problemi sono stati ridotti ai livelli più bassi della storia.

Riconoscere ciò che c'è di positivo è importante, ma ignorare i rischi è pericoloso. Il debito globale è balzato ai massimi storici, oltre tre volte il PIL mondiale. Affinché tali elementi di progresso possano continuare a migliorare, dobbiamo confutare l'analisi sbagliata riguardo l'origine delle crisi e fermare le soluzioni che vengono spesso proposte sulla falsariga di suddetta analisi. Sono d'accordo con Johan Norberg sul fatto che il principale fattore che ha guidato i progressi che abbiamo visto è stato il libero mercato. (Il libero mercato, diversamente da quello che dicono gli scettici ed i pianificatori centrali, non sparisce mai perché ciò significherebbe la sparizione dell'essere umano in quanto tale; può essere ostacolato, ma mai abolito. NdT) La libertà di innovare, sperimentare, creare e condividere richiede gli incentivi giusti.

Per decenni i governi e le banche centrali hanno sempre identificato i problemi dell'economia come problemi dal lato della domanda. In caso di crisi o recessione, i governi pensano immediatamente ad un problema dovuto alla mancanza di domanda, e successivamente decidono che il settore privato non è disposto o in grado di soddisfare le reali esigenze della domanda nell'economia, nonostante la mancanza di una prova reale che le aziende o i cittadini investano o consumino meno di quello di cui hanno bisogno. La premessa è che le aziende non stanno investendo "abbastanza". Rispetto a cosa e deciso da chi? Ovviamente dai pianificatori centrali che traggono vantaggio dalle bolle e dalla sovraccapacità, ma che non ne subiscono mai le conseguenze.

I governi e le banche centrali non percepiscono mai i rischi derivanti da un eccesso di offerta e ancor meno prevedono una bolla. Perché? Perché la maggior parte dei pianificatori centrali considera il debito, l'eccesso di offerta e le bolle come piccoli danni collaterali di un bene più grande: recuperare la crescita ad ogni costo.

Dietro l'errore nella diagnosi c'è l'ossessione di mantenere o accrescere il Prodotto Interno Lordo (PIL) ad ogni costo. Il PIL è relativamente facile da gonfiare. Spiego sempre ai miei studenti che il PIL è l'unico calcolo economico in cui si aggiunge ciò che si spende a ciò che si guadagna. Il PIL può essere gonfiato attraverso la spesa pubblica e con maggiori spese alimentate dal debito. Il debito non è un problema quando serve al suo scopo, ovvero finanziare investimenti produttivi e permettere all'economia di crescere, mentre efficienza, innovazione e tecnologia ci permettono di essere più produttivi e ricevere più beni e servizi a prezzi più convenienti. È un ciclo virtuoso.

Il circolo virtuoso del credito si trasforma in un circolo vizioso di indebitamento improduttivo quando incentiviamo gli investimenti improduttivi e impediamo la sostituzione della tecnologia attuando massicci stimoli fiscali ed iniezioni di liquidità.


Le banche centrali giustificano le loro azioni dicendo che non sono loro a tagliare i tassi, bensì è una richiesta del mercato e del settore privato. Davvero? Come e quando hanno fatto tale sondaggio? Che settore privato? I clientelisti o le aziende obsolete? Quelli altamente indebitati? Inoltre se i tassi bassi e le iniezioni di liquidità sono una domanda del mercato, perché non lasciare che il mercato fissi i tassi e la liquidità al posto delle banche centrali?

Quegli stessi governi che sentono il bisogno di "far salire l'inflazione", qualcosa che nessun consumatore ha mai chiesto, lo fanno perché vi traggono vantaggio in veste di primi destinatari del denaro di nuova creazione. Nemmeno i settori dei mendicanti traggono pienamente beneficio dall'inflazione, la tassa sui poveri. Questi ultimi soffrono a causa dei maggiori costi e delle spese d'importazione.

Proponendo sempre la stessa diagnosi, gli errori si ripetono e si accumulano. Non c'è da meravigliarsi se il ritmo delle riprese economiche sia più lento e più debole e ci siano più debiti.
  • In primo luogo, i governi ritengono che il problema sia la mancanza di domanda e utilizzano i risparmiatori per finanziarla attraverso le tasse e l'inflazione. Il modo migliore per aumentare il PIL? Grandi elefanti bianchi, enormi progetti infrastrutturali che generano una spinta a breve termine nel PIL sulla componente spesa pubblica. Naturalmente c'è bisogno di infrastrutture, ma la differenza è quando i Paesi decidono di usarle come sotterfugio per mascherare la crescita. Costruire qualcosa ad ogni costo. Ciò lascia un debito ingente, un'economia meno dinamica e debole.
  • In secondo luogo, le politiche sul lato della domanda tengono in vita a spese dei risparmiatori e dei settori produttivi quei settori che sono obsoleti. I governi sovvenzioneranno e sosterranno sempre l'inefficiente a spese dell'efficiente, perché il loro obiettivo è quello di conservare ciò che credono funzioni ed i relativi posti di lavoro. Non è dovuto a cattive intenzioni o obiettivi malvagi, è semplicemente perpetuare il passato in cui hanno vissuto.
  • In terzo luogo, massicce iniezioni di liquidità e tassi bassi sono esattamente l'equivalente di sussidi indiretti ed inefficienti. I primi destinatari delle "politiche monetarie non convenzionali" saranno, per definizione, i più indebitati ed i meno produttivi. Questo è il motivo per cui la crescita della produttività e la velocità del denaro si fermano durante i periodi di eccessi monetari e fiscali alimentati dagli stati.
  • In quarto luogo, vengono itnerrotti i benefici del ciclo del credito a breve e lungo termine. La distruzione creativa è quasi del tutto eliminata, viene promosso il mal investimento attraverso tassi insostenibilmente bassi e la liquidità viene assorbita dagli asset finanziari e dai settori improduttivi.

L'inflazione non aumenta tanto quanto i pianificatori centrali vogliono, perché la tecnologia e l'efficienza sono inarrestabili e perché l'eccesso di capacità si perpetua attraverso un costante rifinanziamento. La massiccia liquidità ed i tassi bassi fanno salire le società zombie. È gigantesca la percentuale di aziende che non possono pagare gli interessi passivi con i profitti operativi, nonostante i tassi ultra bassi ed i presunti piani di "crescita economica".

Per decenni le politiche sul lato della domanda hanno mostrato risultati decrescenti, seppur non letali, ma ora il mondo ha ripetuto le stesse politiche così tante volte che sono diventate semplicemente inutili. I tassi sono insostenibilmente bassi, la liquidità è eccessiva e non esiste uno spazio fiscale reale che i governi possano utilizzare; in sintesi, hanno consumato la loro capacità di estrarre ricchezza dai risparmiatori.

Più sentiamo che dobbiamo spendere di più e risparmiare di meno, più debole è la risposta degli agenti economici.

Gli stati e le banche centrali creano una crisi da un rallentamento economico moderato e completamente salutare, negando i cicli economici e, peggio ancora, presentandosi come quelli che li annulleranno.

L'attuale rallentamento mondiale non è dovuto alla mancanza di stimoli, ma al loro eccesso. Quando i pianificatori centrali decidono di "correggerlo", creano i semi della crisi. I disinvestimenti raggiungono livelli insostenibili e le bolle scoppiano, influenzando tutti gli aspetti dell'economia reale.

Non vi è alcuna prova che aziende o cittadini stiano investendo o consumando meno del necessario, ciò accade solo nella mente di coloro che si aspettano risultati come se stessero compilando un foglio di calcolo Excel.

L'economia mondiale è vicina alla recessione, ma una crisi in piena regola non s'è ancora manifestata. Se le banche centrali e gli stati si presenteranno, ancora una volta, come "soluzione", la innescheranno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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