Quello della BCE è un piano monco e per questo destinato a fallire. Per quanto i contribuenti europei adesso verranno vessati ancor di più, assaggiando la medicina amara che hanno assaggiato fino al 2022 le loro controparti americane, non sono un collaterale profondo. Rispetto al bacino di ricchezza reale e il “full faith and credit” americano non dureranno un decimo di quanto sono durati gli USA nel canalizzare tempo e risorse per far sopravvivere l'esperimento super socialista europeo. Il piano originale era quello di continuare a usare la FED come salvagente del mondo e far confluire capitali mondiali in UE, unica isola “sicura” rimasta per essi. Poi andare in default per i debiti enormi degli stati europei ed emettere “perpetual bond”. Intrappolando obbligazionisti e altri finanziatori i problemi pensionistici e di altra natura economica sarebbero stati “risolti” (o perlomeno rimandati molto avanti nel tempo). Quello a cui assistiamo adesso è la risposta della fazione “più dura” della cricca di Davos ai termini della resa presentati da Trump a Davos e Rubio a Monaco: se devono perdere poteri e privilegi, faranno terra bruciata intorno a loro. Questa strategia la si vede chiaramente in diversi parametri, come ad esempio la quota dell'Europa sul PIL globale, la quale è scesa dal 25% nel 1990 a circa il 14% di oggi, o le difficoltà demografiche e l'erosione della competitività industriale. Recenti simulazioni di guerra, poi, hanno evidenziato una vulnerabilità che deve essere letta in questo modo: l'Europa è disarmata (perché anche in questo campo usava gli USA come proxy). Quest'ultimo fatto sarà usato dalla cricca di Davos a suo vantaggio per perorare la causa degli eurobond e chiudere finalmente la trappola dell'haircut sui propri debiti. Ecco spiegato il motivo per cui gli indici azionari europei non danno segni di stress finanziario a differenza del mercato obbligazionario: il DAX, ad esempio, è salito perché i capitali restanti in Europa sono volati nell'azionario, temendo forti tensioni nell'obbligazionario. Ma i guadagni, la ricchezza e l'imprenditoria sono adesso il nemico all'interno dell'UE come leggeremo nella traduzione di oggi, e finché i capitali rimarranno in Europa avranno una vulnerabilità strutturale e cronica ai controlli di capitale e all'esproprio tramite il fisco.
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-paesi-bassi-tassano-i-guadagni)
Una tempesta fiscale sta arrivando nei Paesi Bassi. Con la potenziale introduzione di un'imposta sulle plusvalenze non realizzate, l'Aia è destinata a diventare un banco di prova per il trasferimento sistematico di ricchezza dal settore privato allo stato. A tutti i livelli di governo l'Unione Europea si sta trasformando sempre più in un sistema parassitario aggressivo.
In tutta l'UE si sta intensificando uno scontro tra il settore pubblico e quello privato. A marzo entrambe le camere del parlamento olandese decideranno sull'introduzione di un'imposta annuale sulle plusvalenze non realizzate. D'ora in poi tutti gli aumenti di valore, dagli immobili alle azioni, dalle obbligazioni alle crittovalute, rientreranno in questo quadro fiscale.
Questa mossa accelera significativamente l'estrazione di capitali dal settore privato, costituendo una violazione delle regole politiche. Redditi e patrimoni già tassati verrebbero nuovamente colpiti sulla base di guadagni ipotetici, ostacolando gravemente l'accumulo di ricchezza privata.
Il sostegno a questa misura abbraccia sia i partiti di destra che di sinistra. Riflette una sorta di logica fiscale a ferro di cavallo, in previsione di una grave crisi finanziaria nazionale.
Per l'UE nel suo complesso, questo è disastroso. Il fatto che una nazione con un rapporto debito/PIL di appena il 46% e nuovi prestiti pari a poco più del 2% del PIL dichiari di fatto guerra al capitale privato segnala profonde distorsioni economiche in una delle economie più prospere d'Europa. Viene spontaneo chiedersi: se questo accade nei Paesi Bassi, cosa ci dice del resto dell'Unione Europea?
La fine dell'economia produttiva
Uno sguardo al settore manifatturiero dell'Eurozona suggerisce che si stanno addensando nuvole nere. La deindustrializzazione in Germania, la più grande base industriale d'Europa, è iniziata nel 2018 e da allora ha subito un'accelerazione, con una massiccia fuga di capitali. Ciò che vale per la Germania vale ancora di più per le fragili economie periferiche europee.
Per decenni l'economia europea si è spostata da modelli produttivi a modelli finanziari e basati sulla rendita di ricchezza. Con l'avanzare della finanziarizzazione, la produzione e la creazione di valore si sono sempre più trasferite all'estero. Questo rispecchia un processo che gli Stati Uniti hanno attraversato per decenni e che hanno tentato di invertire con la presidenza di Donald Trump.
Gli stati europei non vedono via d'uscita dalla spirale di morte economica creata dall'espansione degli Stati sociali, dalle migrazioni incontrollate e dalla lenta contrazione della produttività industriale di base. I politici stanno guadagnando tempo attraverso l'espropriazione dei risparmi dei cittadini per eludere la crescente pressione riformista.
Quando la pazienza della società raggiungerà un punto di svolta, l'Europa potrebbe assistere a scene simili a quelle che si stanno verificando attualmente negli Stati Uniti, dove il governo ha di fatto dichiarato guerra all'immigrazione illegale nel mezzo di una battaglia difensiva guidata dalla stampa e coordinata da forze di estrema sinistra, media globalisti e fondazioni straniere.
La domanda urgente per l'Europa è: per quanto tempo le popolazioni autoctone tollereranno l'assalto finanziario dello stato senza chiedere le conseguenti riforme in materia di migrazione e welfare?
Diversi stati dell'UE applicano già imposte progressive sulle successioni e sulle donazioni. La Norvegia ha di recente introdotto un'imposta patrimoniale di circa l'1% sui patrimoni superiori a €160.000 a persona, suscitando scalpore in una delle nazioni più ricche d'Europa. La Spagna applica un'imposta patrimoniale progressiva fino al 3,5%, oltre a un'imposta solidale sul patrimonio per i patrimoni superiori a €3 milioni: “solidarietà”, un termine politico usato per giustificare retoricamente l'espropriazione tramite il fisco.
Questa espropriazione è imminente. I partiti della coalizione hanno trascorso l'ultimo anno a gettare le basi per una massiccia espansione delle imposte di successione. Sarebbe imprudente escludere che la Corte Costituzionale tedesca, influenzata politicamente, approvi in futuro un'imposta nazionale sul patrimonio.
Costruire l'economia pianificata
La Germania sta guidando l'Europa verso il socialismo. La formazione del capitale e le strutture familiari indipendenti, che potrebbero costituire una potente opposizione sociale, sono sempre più disprezzate dalle élite politiche.
Non si può più negarlo: il modello economico dell'UE e la spinta maniacale a trasformarlo in un'economia pianificata tramite l'ossessione per il verde riflettono il panico crescente a Bruxelles, Berlino e Parigi. Ogni tentativo di mascherare il collasso economico con il debito fallisce: i danni collaterali delle economie “artificiali” verdi e pianificate a livello centrale si insinuano nella consapevolezza pubblica.
La difficile situazione economica delle nazioni più deboli dell'Europa meridionale non ha certo bisogno di essere approfondita. È noto che l'Eurozona ha fallito come unione monetaria nel tentativo di integrare economie con produttività estremamente divergenti, come Germania e Grecia.
Ora le crepe sono visibili e gli stati stanno difendendo il loro potere attraverso l'estrazione sistematica di capitali privati. L'Europa è sulla difensiva.
L'Europa negli Stati Uniti
Ovunque il modello europeo sia stato adattato, la classe politica impiega strumenti simili. L'elezione del socialista Zohran Mamdani a sindaco di New York City lo scorso anno ha attirato l'attenzione. La sua vittoria è stata alimentata dall'insediamento di migranti musulmani, una linea di politica perseguita consapevolmente, e dall'alleanza con l'establishment della sinistra finanziaria, la quale ha orchestrato una campagna elettorale di successo.
Con l'elezione di Mamdani, ingenti capitali sono ora, letteralmente, intrappolati. Chi non riesce a trasferirsi si trova ad affrontare una tassazione massiccia. Mamdani, che si è impegnato in una campagna elettorale a favore del trasporto pubblico gratuito, del tetto agli affitti e dei mercati pubblici, ha annunciato l'intenzione di colmare un deficit di bilancio da $10 miliardi con un'imposta patrimoniale.
New York è ora il fulcro della campagna elettorale del Partito Democratico, posizionata al centro della rinascita conservatrice avviata dalla deregolamentazione e dai tagli fiscali di Donald Trump.
In California, lo stato americano più europeista, è stato introdotto il “Billionaire Tax Act”, con il governatore Gavin Newsom che ha pianificato un'imposta una tantum del 5% sui patrimoni superiori a $1 miliardo. L'emigrazione dal Golden State è già iniziata, insieme a decine di migliaia di posti di lavoro trasferiti altrove. La miopia di questa linea di politica è superata solo dalla sua infantile aggressività.
In tutto il mondo resta fondamentale preservare i centri economici che difendono i principi di mercato e l'accumulo di ricchezza privata, i portatori della fiaccola della civiltà. Nel frattempo la discesa dell'UE nella barbarie socialista sembra pressoché inevitabile.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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