venerdì 27 febbraio 2026

Decadentismo europeo/inglese & Rinascimento americano/giapponese

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/decadentismo-europeoinglese-and-rinascimento)

Nell'era moderna un impero non si estende più controllando fisicamente un territorio, bensì controllando il flusso dei capitali. Gli inglesi lo sanno bene. Controllare i binari lungo cui corrono capitali e soldi. Questo a sua volta significa costruire una struttura di fiducia nell'ombra tramite intermediari, società di clearing, società di assicurazioni, ecc. e con essa controllare il movimento dei beni fisici tramite i mercati dei futures. Vengono altresì coltivate connessioni e privilegi che maturano nel tempo. C'è quindi bisogno di controllare fisicamente i possessori delle proprietà e dei titoli di proprietà? No. E cosa sono le CBDC se non la digitalizzazione dei sopraccitati binari? E qui diventa più chiaro il motivo per cui Bitcoin adesso è sotto attacco, dato che il prezzo è solo uno show secondario rispetto al potenziale inattaccabile rappresentato dalla tecnologia sottostante.

Ma se non si smantella la rete di privilegi nel sottobosco e non si blocca il flusso, ciò che importa davvero, questa storia continuerà a ripetersi. Ecco perché Bessent ha ragione quando parla dell'urgenza di approvare il CLARITY Act: cambiare definitivamente il flusso con cui si muovono i dollari sottrarrà capacità di manipolazione a quei player, come Bruxelles e la City di Londra, che stanno lottando con unghie e denti per mantenere i loro privilegi acquisiti. La “buona notizia” è che tali privilegi si reggevano sul furto ai danni degli USA e questi ultimi sono determinati a mettere fine a questa storia. A questo corre parallelo il passaggio del SAVE Act, il quale permetterebbe delle elezioni degne di un Paese civile. A quel punto basterebbe mettere gli agenti ICE a ogni seggio affinché gli immigrati illegali non possano votare e i Democratici non vinceranno... nonostante tutti i soldi che Soros senior e junior possano spendere a riguardo.

Infatti il singolo e più importante obiettivo dell'amministrazione Trump, ora, è quello di ridurre ai minimi termini il sistema attuale che ha reso gli americani il capro espiatorio per tutti i mali del mondo e che ha sottratto loro capacità produttiva/ricchezza reale. Una delle fonti di ansia nel movimento MAGA è stata Steve Bannon, ad esempio, e non è un caso che tramite gli Epstein file abbiamo compreso che lui e i suoi programmi erano un cavallo di Troia. Dopo essere cresciuto mediaticamente grazie a Breitbart e Andrew Breitbart è stato uno dei catalizzatori delle critiche “interne” all'amministrazione Trump per non avere eseguito arresti, per non essere stato abbastanza incisivo, di rischiare di perdere le elezioni di medio termine, ecc. Lo scopo di gente come Bannon e di tutti coloro che sono orbitati attorno a lui e al suo programma era, ed è, quello di raffreddare quell'entusiasmo che ha accolto positivamente l'elezione di Trump. E per estensione raffreddare l'entusiasmo per altri riformatori come Milei, Orban, Fico. In questo modo diventa più facile disinnescarne altri come Norwaki in Polonia e Rupert Lowe in Inghilterra.

Ancora una volta tutte le strade conducono a(lla City di) Londra, la fonte di questa destabilizzazione cronica. E non importa se prima conducevano ad Amsterdam, Venezia e Roma, adesso la fonte di quel potere è lì e l'amministrazione Trump vuole impedire che si ricicli altrove (come ha tentato di fare a Pechino e ora sta tentando di fare a Dubai). Il modo più efficace che ha per contingentarlo è dichiarare indipendenza dall'Europa e presentarsi come vero punto di stabilità per il resto del mondo: ciò a sua volta cambierà come agiranno Russia e Cina, come si organizzerà il Medio Oriente, cambierà il Sud-est asiatico e l'Africa, cambierà soprattutto l'America Latina.

Guardare all'evoluzione della curva dei rendimenti tra Italia, Francia e Germania (i tre pilastri su cui si regge l'UE) spiega molto degli andamenti geopolitici ed economici. Senza il bisogno dei commenti della stampa generalista. I rendimenti tedeschi continuano a salire e quelli sul front-end sono ormai sovrapponibili; il punto interessante di adesso è che il trentennale italiano ha superato quello francese, quest'ultimo più rischioso del primo. Ecco perché Macron è diventato irrequieto nelle ultime settimane parlando di usare lo strumento di “anti-coercizione” europeo nei confronti degli USA e quindi alleviare le pressioni al rialzo sull'euro, permettendo quindi di compensare col suo indebolimento i dazi, la linea di politica americana “dollaro debole-oro forte” e proteggere i rendimenti obbligazionari europei. Ma questo assetto non servirebbe a molto: prezzi dell'energia più alti. La trappola “dollaro debole-tassi alti” che ha prosciugato lentamente il mercato degli eurodollari e ha permesso la stretta di accordi commerciali a Trump, adesso si invertirà continuando a tenere alta la pressione sull'Europa man mano anche che il Giappone normalizzerà la sua politica monetaria.

Alla fine dell'anno i tassi giapponesi e americani probabilmente convergeranno, eliminando quella fonte di finanziamenti gratis con cui l'Europa ha potuto sfornare pasti gratis, rendere ipertrofici gli Stati sociali e credere che l'iper-regolamentazione fosse un modello di business percorribile nonostante la desertificazione industriale incalzante. Sostituire il carry trade sullo yen e quella masnada di ONG sul territorio americano (inclusa l'uscita dall'OMS, dall'IPCC, ecc.) che facevano fluire dollari all'estero con la ZIRP della Svizzera è imbarazzante. Un disperato tentativo di guadagnare tempo mentre l'UE si trova davanti una decisione: accettare i termini della resa o far saltare in aria il tabellone di gioco.

Come in una partita di GO, Trump sta muovendo le sue pedine per guadagnare territorio e se questo significa stringere accordi con quatarini, siriani, lasciar “sfogare” Israele, abbattere il mondo “basato sulle regole” (inglesi) e ripulire il volto dell'Iran agli occhi del mondo (togliendo dall'equazione il cosiddetto “asse del male” e la minaccia nucleare) in modo da appianare le tensioni territoriali e settarie, e quindi risparmiare tempo e denaro con cui ricostruire l'America, allora tutto ciò è qualcosa che val la pena sostenere. La maggior parte delle persone ancora non riesce a comprendere questi obiettivi perché non ha la minima idea di come scorrono denaro e influenze. Il mondo degli intermediari, che lo stesso Epstein ha contribuito a costruire, è quello che ha alimentato la macchina della City di Londra grazie alla quale sono state combattute guerre mondiali. Trump, con la sua strategia, ha nel mirino “eserciti” e infrastrutture che avrebbero scatenato l'ennesima iterazione bellica mondiale con cui abbattere gli enormi debiti accumulati finora e ripetere di nuovo il ciclo. Se si guarda al modo in cui operano geopolitica e mondo finanziario, intricati tra loro, si capisce altresì che non importa chi sia pubblicamente al comando, per l'oligarchia di Davos è importante che sia essa a tirare le fila dietro le quinte. Per quanto si possano etichettare con la fantascienza i libri di Neal Stephenson, The Baroque Cycle, spiega accuratamente i natali del mondo moderno dalla creazione della Banca d'Inghilterra.

Le iterazioni di questi cicli hanno raggiunto il loro picco massimo e offrono il fianco a una correzione. Martin Armstrong parla di cicli che durano 300 anni circa, evoluzioni di sistemi a guida pubblica o privata. Stiamo vivendo uno di questi avvicendamenti.

Infatti, come spesso ripetuto, bisogna guardare a quello che Trump fa, non quello che dice. La maggior parte delle sue esternazioni sono “teatro”. Per l'appunto non c'è alcuna invasione dell'Iran, non c'è alcuna guerra cinetica contro Russia e Cina, il governo venezuelano è quello di prima fatto salvo “l'uccello che deve cantare”. E cos'altro era il rilascio degli Epstein file se non un altro tipo di “uccello che deve cantare”? Vedete, sono dell'idea che l'anno scorso quando Trump fece visita al re Carlo, presentò i termini della resa alla City di Londra: il loro ruolo nel processo decisionale internazionale sarebbe stato ridimensionato, in ritorno si sarebbero tenuti tutte le loro ricchezze e privilegi acquisiti fino a quel momento. La stessa offerta è stata presentata alla cricca di Davos il mese scorso dal discorso di Trump al forum mondiale nella stessa città e da Rubio alla Conferenza di Monaco. Gli Epstein file hanno scagionato Trump dalle accuse che venivano mosse contro di lui, mentre invece stanno mettendo nei guai gente facente riferimento a “middle management” e “upper management” che rappresentano le linee lungo cui corre il potere di intermediazione di City di Londra/cricca di Davos.

In questa nuova schermaglia nell'ambito più grande della partita di GO sia l'amministrazione Trump che gli avversari vogliono cavalcare la narrativa degli Epstein file per portare acqua al loro mulino. Essendo la mole di informazioni gigantesca, non è una bolla che si sgonfierà tanto presto. I termini della resa sono ancora validi, dato che parecchi documenti sono ancora parzialmente oscurati, ma l'esposizione di ulteriori intermediari non significa altro che escalation. Quest'ultima già resa chiara dalla ridicola audizione tenuta da quell'asset estero Massie contro Pam Bondi. Non una gran prova quella di quest'ultima, ciononostante il suo compito è decisamente arduo nel ripulire il Dipartimento di Giustizia e in suddetta audizione aveva ragione quando ha sottolineato che Massie aveva impostato la sua tesi sfruttando la fallacia della domanda complessa. Così come la sua critica all'intervento chirurgico in Venezuela, lamentando uno scavalcamento del Congresso in merito a dichiarazioni di guerra. Si dimenticava che operazioni simili sono nel potere esclusivo del Presidente degli Stati Uniti? Certo che no.

La realtà è che per quanto i numeri del Congresso dicano che l'amministrazione Trump abbia una maggioranza al Senato e alla Camera, ce l'ha solo in quest'ultima... ed è lieve. Ecco perché far passare il SAVE Act è fondamentale così come vincere le elezioni di medio termine, altrimenti ci vorrà un solo giorno dopo la tornata elettorale affinché il Congresso proceda con l'impeachment di Trump. La decisione della Corte Suprema in merito ai dazi è solo un assaggio di questo esito. Il team di Trump è perfetto? Ovviamente no. È buono per questa guerra? Sì. Pam Bondi è stata sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica, Kash Patel è stato sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica, Tulsi Gabbard è stata sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica. Quest'ultima è tenuta apposta nell'ombra dallo stesso Trump e non ne parla quasi mai: il DNI è un potente strumento nelle mani dell'amministrazione Trump per smembrare la piovra dello Stato profondo e la presenza della Gabbard a Fulton era nientemeno un guanto di sfida.

Stiamo parlando di una partita molto lunga e per usare la metafora del baseball siamo solo al terzo inning. Alla battuta si avvicendano i vari atleti e, a volte, bisogna lasciar agire l'avversario per cercare di “prevedere” le mosse successive. Hanno provato ad attaccare il mercato obbligazionario sovrano americano e hanno fallito; hanno provato ad attaccare il mercato dell'argento e hanno fallito; stanno provando ad attaccare Bitcoin, ma non fanno altro che spostarlo in mani più forti. Ancora una volta, il nodo gordiano sono i flussi; ecco perché i dazi fanno molto male al portafoglio della cricca di Davos e c'è una narrativa feroce contro di essi.

A proposito di flussi, una delle conseguenze della rimozione di Maduro è quella del controllo sui flussi di petrolio dal Venezuela. Ora sono gli Stati Uniti a manovrare il rubinetto energetico di Caracas. Questo significa che il petrolio continuerà a scorrere verso Pechino, ma quel tanto che basta affinché siano soddisfatte le esigenze industriali; gli approvvigionamenti non saranno più tali da permettergli di costruire una riserva strategica nazionale o alimentare una guerra contro Washington. I tentacoli inglesi ancora raggiungono la Cina e il recente colpo di stato fallito ne è la prova, ma oltre a ciò il timore della Cina è un'inversione dei ruoli con la Russia: se prima quest'ultima era un partner subordinato, com'erano consapevoli anche i russi e affermarono all'indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, ora la Cina dipenderà molto di più dalle importazioni di energia russe. Questo a sua volta significa anche che la Russia, oltre a ottenere un vantaggio geopolitico, ottiene indirettamente una motivazione per avvicinarsi di più alle posizioni americane nella chiusura del conflitto in Ucraina.

In Iran ci sono come minimo tre fazioni sul suo territorio. Una di queste è l'IRGC, decisamente supportata dagli inglesi. Il cosiddetto “asse del male” (es. Hamas, Hezbollah, IRGC, ecc.) in Medio Oriente era finanziato tramite fondi e passaporti, per muoversi nel mondo, provenienti dal Venezuela. Con l'esfiltrazione di Maduro l'amministrazione Trump ha tagliato questa importante fonte di approvvigionamento, alimentando al contempo le proteste di piazza a Teheran e le pressioni dei curdi a nord del Paese. Gli inglesi, famosi per la loro tattica “divide et impera”, vogliono altresì rimuovere la fazione religiosa al comando, ormai diventata un asset in rapido deprezzamento, e sostituirla con il loro fantoccio Pahlavi. Ripristinare lo Sha, la cui rimozione fu un'operazione dell'MI6 (i servizi di intelligence francesi entrarono in gioco dopo... Khamenei partì con un volo da Parigi). Per quanto l'operazione americana in Venezuela possa aver smosso le acque in Iran, gli effetti secondari e terziari sono i benvenuti perché tolgono capacità di minaccia a un Paese che da sempre ha mosso le sue intimidazioni nei confronti di Israele per creare ad hoc instabilità nella regione per il tornaconto inglese.

Oltre agli USA, chi riesce rafforzato da questo assetto in evoluzione in Medio Oriente è la Russia. La Cina, infatti, otterrà petrolio venezuelano alle condizioni americane e se ne vorrà di più dovrà rivolgersi esclusivamente alla Russia ora, ribaltando la situazione di subordinazione precedente. Un favore indiretto, nonché conciliazione e buona volontà americane, per motivare la Russia a terminare le ostilità in Ucraina. Ciò permetterebbe alla Russia anche di riconvertire il suo tessuto industriale concentrato adesso sullo sforzo bellico, generando un asse commerciale tra USA, Russia e Giappone in grado di spezzare il retaggio obsoleto del XIX secolo con cui inglesi ed europei avevano venduto il loro eccezionalismo commerciale.

Il Nikkei è sui 57.000 e molto presto arriverà ai 60.000 sulla scia della certezza politica, mentre la BOJ può tranquillamente lasciar salire il back-end della curva dei rendimenti perché puntellato dal suo portafoglio di azioni. Con una maggioranza di 2/3 alla Camera, essa può neutralizzare il potere di veto del Senato: questa stabilità politica permetterà, entro 6 mesi, di riaprire i rapporti con la Russia e terminare le ostilità recalcitranti sin dalla Seconda guerra mondiale. Questo a sua volta significa che, sulla scia della fine del carry trade sullo yen, i tassi di riferimento tra USA e Giappone si allineeranno (~2%) facendo fronte unico contro la City di Londra. Quest'ultima, infatti, ha perso un nodo di instabilità economica da propagare nel resto del mondo, oltre a una diminuzione del propellente finanziario con cui alimentare manipolazione di valute, obbligazioni, ecc. Quando l'arbitraggio tra dollari, yen e relativi tassi di entrambi i Paesi scomparirà, sparirà anche il mondo disegnato da Werner nel suo famoso libro e l'incubo di Mackinder diventerà realtà.

Non esiste solo il livello geopolitico ed economico, poi, ma anche quello sociale. Una società in salute è anche una società produttiva, ecco perché è stato necessario ribaltare la piramide alimentare negli USA. Questo ha permesso altresì di stoppare i finanziamenti pubblici a tutte quelle società nel campo dei cibi ultraprocessati e infatti la Doritos, ad esempio, ha dovuto abbassare i prezzi del 15%. Come lei anche altre, riscoprendo qualcosa che prima con i “food stamp” avevano scordato che esistesse: la concorrenza. Questo a sua volta significa la possibilità di diminuire la platea di idonei all'Obamacare, programma messo in piedi per tenere al guinzaglio Fannie/Freddie e ostracizzare la classe media dalla creazione di ricchezza reale. L'abbattimento sistematico delle fondamenta che rendevano "eccezionale" gli USA hanno permesso di convogliare i capitali altrove, laddove non erano fisiologicamente meglio serviti, ma in mancanza di alternative scorrevano in tal modo.

Capite adesso come mai ogni Dipartimento toccato dall'amministrazione Trump fa parte di un disegno più ampio per ricapitalizzare gli USA a ogni livello. Ribaltare la piramide alimentare permetterà agli americani di ritrovare un po' di salute in più, questo a sua volta significherà meno peso sul sistema sanitario, questo a sua volta significherà giustificare lo smantellamento dell'Obamacare, questo a sua volta significherà liberare Fannie/Freddie da costi esorbitanti che ne impediscono il debutto fuori dall'alveo pubblico, questo a sua volta significherà condizioni immobiliari migliori per la classe media (es. mutui trentennali a tasso fisso), questo a sua volta significherà prosperità per la classe media su solide basi economiche e sociali, questo a sua volta significherà maggiore spazio di manovra interno per abbattere i fardelli di debito, questo a sua volta significherà controllo sul back-end della curva dei rendimenti americana (esito propedeutico per evitare ulteriori attacchi al mercato dei titoli di stato americani).

Gli Epstein file, inoltre, ci hanno fornito la prova definitiva che Powell non è mai stato a bordo della cricca di Davos, mentre invece quest'ultima aveva reclutato parte del movimento MAGA e deputati del Congresso al seguito per remare contro l'indipendenza degli USA. Se da un lato c'era la stampa che premeva sullo spauracchio russo, dall'altra c'erano i Bannon e coloro che vi orbitavano attorno (es. Ted Cruz, Marjorie Taylor Greene, Tucker Carlson, Mark Mitchell, ecc.) che invece sventolavano lo spauracchio cinese, oltre a tutta una serie di altre critiche come “non ci sono arresti”, “i giovani vengono radicalizzati” e “Trump perderà le elezioni di medio termine”. I narcisisti sono fenomenali nell'instillare “pulsanti emotivi” nella testa delle persone e poi premerli in caso di necessità. E questo ci suggerisce anche l'importanza delle riforme dell'amministrazione Trump in termini dei flussi di capitali internamente ed esternamente. Per parecchio tempo è circolata la narrazione secondo cui vivevamo in un sistema basato sul petrodollaro, quando in realtà si trattava di un sistema giuridico basato sulla fiducia nel sottobosco tra banche, istituti di credito vari e società di assicurazione. Questo è la cricca di Davos; questo è la City di Londra. E questo a sua volta significa che, se necessario, potrebbero saltare in aria bombe a orologeria finanziarie in stile Archegos... Bank of America, a tal proposito, è una banca che ancora adesso “si rifiuta” di bilanciare il proprio bilancio per quanto riguarda i derivati...

BofA e Citigroup saranno l'extrema ratio nell'arsenale della City di Londra. Saranno usate come usò AIG nel 2008. Ecco perché le 2 banche negli ultimi 7 anni non hanno ripulito i loro bilanci dalla masnada di derivati in loro possesso.

Qual è il messaggio che la stampa europea sta facendo passare adesso? Negli Stati Uniti regna l'incertezza, tra Epstein file, scandali in Minnesota, elezioni di medio termine in avvicinamento, ecc. L'obiettivo di chi coordina questo attacco è congelare i mercati dei capitali, far apparire gli USA in una condizioni apparentemente instabile rispetto a quella che è veramente. Come avrete notato, nel momento in cui il Giappone ha stabilizzato la questione politica tramite le elezioni i capitali sono volati lì (smorzando le voci di coloro che ancora raccontano la favoletta che Ueda abbia “perso il controllo”). Nel frattempo l'UE guadagna tempo per imbastire un sistema di “ingabbiamento finanziario” per quanto resta dei capitali in questo continente.

Qual è quel catalizzatore che permetterà agli USA di apparire stabili, senza alcun ragionevole dubbio contrario, dal punto di vista socio-economico anche agli occhi più scettici e che scatenerà un'uscita furiosa di capitali dall'Europa? Perché è a questo che si sta preparando l'UE, ecco perché gente come Draghi e Letta parlano di “urgenza” e “tempi stretti”. Qual è quindi? La Corte Suprema americana. In particolare, il suo parere sui dazi imposti da Trump. Ritardare questa decisione ha permesso all'UE di guadagnare tempo nel percorso di erezione di barriere ai capitali. Ma è altresì un'arma a doppio taglio: il tempo passato ha aumentato la difficoltà per quanto riguarda inversione di accordi commerciali stretti e flussi di denaro coinvolti. Quando questo ostacolo giuridico vedrà una soluzione stabile, coloro che gestiscono asset per conto terzi realizzeranno che il nuovo sistema americano è qui per restare. Sarà a quel punto che i fund manager europei in Lussemburgo, ad esempio, e altrove si guarderanno negli occhi e tireranno la spoletta.


CONCLUSIONE

Ciò che sta prendendo forma negli USA, almeno nel medio termine, è quel sistema di capacità produttiva che venne delineato da Alexander Hamilton e che intesse una relazione di partnership pubblico-privato. Nel suo vortice finiranno gli asset digitali, oro/argento, il ribilanciamento delle linee commerciali, ecc. Un sistema che non si intromette nelle opportunità che la classe media può cogliere per migliorare la propria capacità produttiva, in opposizione al falso binomio rivoluzione dei lavoratori e soldi a pioggia ai poveri o iperfinanziarizzazione degli asset ed élite che gestiscono tutto dall'alto. La via verso la ricchezza è il laissez-faire, la possibilità in mano alla classe media di avere solide basi al suo attivo per potere pensare esclusivamente a come migliorare le proprie condizioni economiche e, per estensione, quelle del resto della società. Bitcoin e oro hanno ovviamente un ruolo in tutto questo: limitare l'abuso che può accadere quando il credito è in espansione. Il credito non è una cosa negativa, così come non lo è il debito; è l'iperfinanziarizzazione del debito e la rimozione del collaterale dal debito il problema, elemento che permette agli “intermediari” di succhiare i profitti nel processo di creazione di ricchezza reale. È qui che si sono inseriti la cricca di Davos/City di Londra, la loro concentrazione di potere è avvenuta grazie al posizionamento strategico tra produttore e consumatore. Quando il potere si concentra negli intermediari, la classe media perde. E per mantenere i loro privilegi cosa fanno gli intermediari? Mettono le classi sociali una contro l'altra. Nel frattempo rubano, oltre alla capacità produttiva, anche asset reali con cui poi resettare il sistema quando si arriva a un punto di saturazione critico.

Il super potere della City di Londra, in forza della sua autonomia giuridica, è quello di apporre la stessa garanzia per comprare diversi asset: comprare un titolo del Tesoro USA, apporlo come garanzia per diventare titolari di un bond giapponese, apporre il bond giapponese per comprare azioni, apporre le azioni per ritornare all'inizio di questa catena. Benvenuti nel carry trade infinito. Stessa cosa con qualche migliaia di dollari e all'improvviso ecco comparire dal nulla derivati per milioni di dollari con cui comprare elezioni o muovere le probabilità su Polymarket. No i mercati non sempre hanno ragione, la liquidità è cruciale. C'è una ragione per cui non esiste un'architettura strutturata di opzioni sul BIST 100 turco, mentre invece esiste per il DJIA.

Tra l'altro qual è una delle caratteristiche che ha reso popolare Bitcoin? Il superamento della necessità degli intermediari. Ed eccovi servita una delle motivazioni strategiche sufficienti a spiegare l'attenzione dell'amministrazione Trump su Bitcoin.

I metalli preziosi sono arrivati a cifre che solo qualche anno fa ci saremmo sognati, così come Bitcoin. Anzi, quelle cifre avrebbero comportato gravi dislocazioni sociali anche, soprattutto nell'immaginario di coloro che prevedevano gravi conseguenze sulla scia di salite così ripide. Ciononostante l'economia statunitense sta reagendo bene; non ha risolto tutti i suoi problemi, ma tiene botta. Il Giappone anche, se si guardano le risposte dei mercati azionari e obbligazionari. La concentrazione su asset credibili, affidabili e tangibili, nonché il potenziale di crescita annesso alle prospettive di policy implementate e da implementare, sta premiando americani e giapponesi con la fiducia dei mercati.

L'effimero, l'evanescente, l'ectoplasmatico, o per meglio dire l'iperfinanziarizzazione delle economie europee, è ciò che ha perso di credibilità. In particolar modo ora che gli USA hanno dato una svolta alla loro linea di politica. Ci provarono nel 1971, quella di Nixon fu una mossa difensiva per impedire che l'oro continuasse a scorrere dalle casse statunitensi a quelle europee. Venne “ricompensato” con lo scandalo Watergate. Ma se andiamo indietro nel tempo ci sono stati altri presidenti che hanno segnato la complicità di una parte degli Stati Uniti col piano di espropriazione e devastazione della nazione, come ad esempio Wilson e Johnson. L'eurodollaro ha rappresentato il manifesto di questa espropriazione, lo strumento per eccellenza: nonostante la mossa difensiva di Nixon nel sostituire l'oro con i titoli del Tesoro americani, l'impostazione del prezzo del dollaro era determinato altrove. E questo ha fatto proseguire il deflusso di ricchezza reale dalla nazione a vantaggio di Bruxelles e City di Londra.

Il motivo per cui i mercati, adesso, stanno credendo alla narrazione secondo cui gli USA possono cavarsela è che sono in grado di usare l'aumento dei prezzi di asset duri come base; hanno la capacità di resistere a questi venti contrari e nonostante tutto sfruttare questa opportunità per recuperare il terreno perso. Il personale fa la linea di politica, come si suol dire, e guardando ai protagonisti attuali (es. Bessent, Miran, Warsh) la scommessa di un successo dell'amministrazione Trump nei suoi intenti non è solo probabile ma allettante.


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