venerdì 13 febbraio 2026

Senza esclusione di colpi: dinamiche geopolitiche ed economiche scremate dal rumore di fondo

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/senza-esclusione-di-colpi-dinamiche)

Così come gli USA stanno riguadagnando il controllo sul rubinetto dei flussi di dollari all'estero, insieme alla Cina stanno sostituendo le vecchie potenze industriali (UE e UK) nel controllo del rubinetto dell'energia. Nell'attuale assetto mondiale le potenze del XVIII secolo sono anacronistiche. Questo significa a sua volta che la Cina continuerà ad avere accesso al petrolio venezuelano, ma ai termini degli USA: non nelle quantità per costruire una riserva strategica ed eventualmente essere in grado di muovere guerra. E questo rappresenterà una svolta nella guerra in Ucraina, permettendo ai russi di non essere più i subordinati dei cinesi. Gli effetti a cascata li avete già osservati con la ritirata di Carney, con tanto di coda tra le gambe, quando aveva ventilato l'idea di aprire le porte commerciali canadesi alla Cina. Se poi i tre stati sulla costa occidentale del Canada secederanno e aderiranno agli USA, allora i globalisti si potranno tenere il resto di questa nazione allo sfascio.

Ricordate poi la presunta tesi della stampa generalista e dei canali di informazione alternativa secondo cui Trump e Powell sarebbero ai ferri corti? Ennesimo esempio, questo, che Powell e Trump invece sono in sintonia. La dichiarazione di Powell fa eco a quella di Trump secondo cui se i Dem dovessero prevalere alle elezioni di medio termine, accadrebbero “cose brutte”. Ovvero lassismo fiscale, stop ai tagli alla spesa pubblica e annacquamento dell'attuale sinergia tra Dipartimento del Tesoro e Federal Reserve. Per capire, prendiamo come esempio la Apple. Ha talmente tanti soldi da potersi comprare il mondo, ciononostante emette corporate debt per finanziarsi. Perché? Per mantenere alto il suo rating di credito e perché a volte è più economico seguire questo schema quando gli interessi sono ridicoli. Sovrapponete questo esempio al bilancio degli Stati Uniti. Immaginate il modello di finanziamento degli USA allo stesso modo: nonostante la nazione incassi tanto denaro, viene emesso nuovo debito per mantenere alto il rating di credito e mantenere il mercato dei titoli di stato come asset di riserva, oltre a tenerlo liquido. Per questo motivo, anche, Powell ha cestinato l'inflation targeting al 2%, in netto contrasto col proverbiale doppio mandato originale della FED. Altrimenti non avrebbe potuto tenere alti i tassi d'interesse di riferimento, ridare slancio al mercato dei titoli sovrani americani e far abbassare i rendimenti di tali titoli.

Tutte le dichiarazioni fatte finora, tutte le linee di politica perseguite a livello fiscale e monetario, tutte le leggi sulle stablecoin, tutti i dazi, tutte le attenzioni sul mercato immobiliare convergono verso un'unica strada: la ricapitalizzazione delle piccole/medie banche, la ricapitalizzazione della classe media e la riforma della FED alle sue azioni pre-1935 (supporto al commercial paper market interno, impostazione del valore nominale del dollaro all'estero e cessione della supervisione del mercato dei titoli di stato americani). La tokenizzazione dei titoli di stato americani, oltre a far entrare questi asset nel mondo digitale di domani e semplificarne flussi/gestione, nasconde un obiettivo ben più critico: riformare e rimpicciolire il ruolo della FED nell'economia. Per chi non se ne fosse accorto, stiamo già percorrendo la strada “End the FED”, ma ai termini degli USA, fatta con criterio e senza aprire il fianco a un takeover ostile da parte di banche centrali estere. Infatti il caos del 2008, in retrospettiva, non è stato altro che un tentativo (riuscito) di prendere il completo controllo della curva dei rendimenti americana e dei tassi di riferimento. Questo tentativo ebbe origine con l'evoluzione del mercato dell'eurodollaro e formalizzato con gli Accordi del Plaza da cui nacque poi il LIBOR. La demolizione controllata di Bear Stearns e successivamente Lehman Brothers furono l'innesco per stringere la presa ancora di più su un sistema che stava andando fuori controllo data la quantità di leva finanziaria caricata in esso nel corso del tempo.

La discesa negli inferi della ZIRP e l'impostazione del carry trade sullo yen erano dispositivi pratici per prendere il controllo sul front-end della curva dei rendimenti americana; la nazionalizzazione di Fannie/Freddie, e il salvataggio di AIG, la presa di controllo sul back-end della curva dei rendimenti americana. Obama, Bernanke, Yellen... tutti figuranti il cui unico compito era canalizzare ricchezza reale dagli USA e trasferirla all'estero mentre si faceva collassare il mercato americano. Tutta la regolamentazione bancaria approvata sin dal 2008, come il Dodd-Frank Act, è servita a nazionalizzare l'accesso alla ricchezza reale da parte della classe media americana, mentre Obama ha fatto impennare i costi della sanità e offuscato la prevedibilità imprenditoriale nei mercati dei capitali industriali. Questo a sua volta ha distrutto tutte quelle fonti da cui la classe media riusciva a prosperare, con la ZIRP che ha fatto lievitare inflazione dei prezzi e tutte quelle forme di indebitamento dall'auto, all'università fino alla casa. Ma la devastazione più importante è avvenuta a livello di mutui trentennali a tasso fisso.

Parallelamente a questa rapina ce n'era un'altra: quella tramite il carry trade sullo yen. Il Giappone, dal punto di vista storico, ha avuto il “permesso” di svilupparsi industrialmente perché in questo modo forniva un sistema di supporto al rapporto di leva da implementare nel mercato dell'eurodollaro. Inutile dire che questa architettura è ciò che fondamentalmente ha tenuto in piedi finora gli Stati sociali ipertrofici europei e allungato i tentacoli finanziari della City di Londra. Il suo smantellamento è iniziato con l'avvento del SOFR e il passo indietro del protetto di Kuroda quando lui ha lasciato la carica di governatore della BOJ. Poi Ueda, dopo un inizio di mandato in sordina, inizia a rialzare i tassi di riferimento giapponesi nell'agosto 2024. Banca d'Inghilterra, BCE e Banca del Canada sono costrette a vendere posizioni seguendo la normalizzazione della politica monetaria giapponese, concentrandosi principalmente sulla vendita di titoli del Tesoro americani: gli asset più liquidi, la principale fonte di dollari e la principale fonte di pressione ricattatoria a loro disposizione. Infatti nel secondo trimestre dell'anno scorso la curva dei rendimenti americana sale di 60 punti base mentre quella giapponese scende di 80 punti base.

Nonostante le “profezie di sventura” sull'esito della normalizzazione giapponese, Ueda raggiunge i 75 punti base nei tassi di riferimento della BOJ senza “rompere niente” e gli Stati Uniti vedono man mano abbassarsi i tassi di rendimento dei loro titoli di stato. Poi nel 2025 Bessent e Trump avviano un'operazione “dollaro debole” e si spostano sul mercato del metallo giallo per “mettere sotto pressione” la LBMA. Ciò va avanti fino al giorno esatto in cui la Von der Leyen fa visita a Trump in Scozia per stringere infine un accordo commerciale; da lì in poi il pair EUR/USD si muove lungo una banda ristretta, ma il pair EUR/YEN continua invece a salire. La pressione sull'Europa rimane e quest'anno mi aspetto che Ueda continui a rialzare i tassi della BOJ fino al 2%, mentre il carry trade dell'UE con il franco svizzero risulterà un patetico surrogato rispetto a quello con lo yen. Nonostante la BNS sia tornata al limite zero dei tassi di riferimento, l'economia svizzera non è affatto profonda quanto quella giapponese. Questo a sua volta significa che è la BCE quella che sarà costretta a tornare al limite zero dei suoi tassi di riferimento per tenere in piedi il continente.

Quello che vogliono gli USA ora è che il valore dell'oro in dollari salga. Perché? Perché sono la prima nazione al mondo per possedimento d'oro e ciò compensa il loro lato dei passivi, oltre a riportare a livelli sostenibili i rapporti di leva interna. Attualmente questi ultimi sono di 6:1 e dovranno scendere come minimo della metà (semmai dovessero arrivare a 1:1, come immaginava il compianto Jim Sinclair, ciò significherebbe oro a $20.000 l'oncia, argento a $400 l'oncia e Bitcoin a $1 milione). E infatti questa dinamica non inficerà affatto il ruolo del dollaro. Anzi... Tether infatti ha dato vita a USAT, una stablecoin che circolerà solo negli USA per rendere più liquida l'economia intera. Queste due cose si traducono in uno abbandono del finanziamento tramite il debito di matrice inglese e uno spostamento verso un sistema di capacità produttiva americana. E con USAT la proprietà del debito americano viene trasferita dai possessori esterni a quelli interni; senza dimenticare gli hard asset sul bilancio di Tether.

Parallelamente a ciò corre il Project Vault annunciato lo scorso 2 febbraio, quello che è a tutti gli effetti un fondo sovrano americano la cui missione è quello di ampliare gli attivi della nazione attraverso i metalli coinvolti nell'operazione. Project Vault sarà capitalizzato attraverso un modello di finanziamento misto: circa $2 miliardi saranno forniti da partecipanti del settore privato, mentre $10 miliardi saranno erogati come prestito dalla U.S. Export-Import Bank. La struttura è degna di nota in quanto istituisce una riserva centralizzata e accessibile privatamente, senza richiedere ai produttori di registrare individualmente le scorte nei propri bilanci. Funzionerà invece come una riserva comune, disponibile ai partecipanti secondo termini contrattuali predefiniti. L'amministrazione Trump ha concepito Project Vault come un analogo industriale della Riserva Petrolifera Strategica, adattato a un contesto di supply chain in cui la Cina è il principale produttore e trasformatore di terre rare e altre risorse minerarie essenziali. La riserva si concentrerà su terre rare e altri metalli come gallio e cobalto, materiali utilizzati nei settori aerospaziale, elettronico, dei sistemi energetici e della tecnologia di consumo. Questi input sono parte integrante di prodotti che vanno dai motori a reazione agli smartphone.

Aggregando la domanda e coordinando gli approvvigionamenti, il progetto mira a ridurre l'esposizione a improvvisi picchi di prezzo, mantenendo al contempo l'accesso fisico durante i periodi di stress geopolitico o logistico. Project Vault integra gli sforzi degli Stati Uniti per espandere la produzione e la capacità di lavorazione dei metalli a livello nazionale ed è inoltre in linea con gli accordi bilaterali e multilaterali già annunciati con Australia, Giappone e Malesia. Questo progetto rappresenta un cambiamento nel modo in cui gli Stati Uniti affrontano i materiali strategici, come discusso lo scorso dicembre quando venne presentato l'NSS. E qui si inserisce anche la recente dichiarazione di Vance secondo cui alcuni metalli etichettati come “critici” per la linea di politica dell'amministrazione Trump vedranno impostato un price floor.

Parallelamente a nessuno interessa se l'euro sale, perché qualunque valuta prima di implodere sale molto in valore.

La cricca di Davos, in questa fase di transizione, non ha intenzione di cedere il proprio potere di leva sulle istituzioni mondiali. O perlomeno la sua fazione “hardcore”. Non conoscono limiti alla propria “forza di persuasione” per rimanere laddove sono arrivati, faranno quindi di tutto. Come inserisce questo comportamento nei fatti accaduti a Minneapolis e soprattutto come si opera una de-escalation? Alla cricca di Davos non importa quante persone moriranno, così come non interessa alla piovra Dem. Sono psicopatici senza morale, quindi faranno in modo che ci siano più morti possibile; tutto in nome della loro causa. Di conseguenza quando accadono cose come quelle in Minnesota c'è l'amministrazione Trump che guarda i fatti accadere e si deve ingegnare per percorrere la strada della de-escalation e rinforzare le istituzioni della società civile, senza superare la linea rossa dell'esercito per le strade. In qualsiasi momento avrebbe potuto chiamare in ballo l'Insurrection Act. Ma che messaggio avrebbe lanciato? Debolezza, fatto che poi sarebbe stato propriamente strumentalizzato per rinforzare la narrativa del “fascismo in America”.

E ovviamente non è questo il modo per arrivare alla fonte della corruzione, senza contare che il Minnesota è stato protagonista di queste vicende per il suo particolare tipo di socialismo/comunismo (Minnesota Farmer-Labor Party) e per la sua geografia (vicinanza al Canada). Il modo è quello di seguire il denaro e il sentiero conduce al riciclaggio di denaro tramite le banche canadesi.

L'ICE è stato usato strategicamente da Trump per spingere al limite la situazione in Minnesota, adesso che è inverno, perché si sarebbe trasformato nell'epicentro delle proteste a livello nazionale (con molta probabilità a giugno). Solo così è potuto scoppiare tutto il bubbone di Minneapolis (soldi fantasma ai somali, chat di Signal, ecc.). Poi domenica 25 gennaio è arrivato il fallito colpo di stato della fazione di Davos in Cina (Hu Jintao) ed è iniziata la de-escalation con Walz che è tornato nei ranghi e i numeri di agenti ICE diminuiti nello stato. Carney, una settimana prima, era andato in visita a Pechino e successivamente ha fatto il gradasso a Davos contro Trump... piuttosto singolare se non ci fosse il sospetto che fosse a conoscenza del colpo di stato sopraccitato. C'è tutto questo dietro il presunto “passo indietro” di Trump.

Suddetto sospetto, poi, è stato ulteriormente rafforzato nel momento in cui è arrivato lo sciacquone sui prezzi dei metalli. Questa è una guerra senza esclusioni di colpi. Le raffinerie, a causa della backwardation, non riescono a stare dietro agli ordini e sono state costrette a sospendere gli ordini. I rivenditori, poi, non riescono a ottenere nuove linee di credito da ALCUNE banche in particolare. Dopo le emorragie subite l'anno scorso dalla LBMA, non poteva permettersi di vedere chiudere gennaio con oro sopra i $5000 l'oncia e l'argento sopra i $100. In sintesi, si tratta di un tentativo di restringere artificialmente l'offerta fisica per demoralizzare le persone, dato che stiamo parlando di un'offerta sintetica di contratti nell'ordine dei 20,000 per ogni oncia di metallo che ha. Questo significa aumentare i requisiti di margine, manipolare il prezzo il giorno della scadenza di suddetti contratti, precludere le linee di credito affinché non si abbia altra scelta che vendere metallo fisico e vendere Bitcoin per coprire le proprie posizioni. I rallentamenti delle raffinerie sono la scusa perfetta affinché le barre della LBMA non vengano consegnate, perché altrimenti devono essere allegate al saldo del contratto e una volta chiuso quest'ultimo gli asset sottostanti devono essere ricalcolati mark-to-market. Ciò a sua volta significa mutazione dei tassi dei prestiti e delle operazioni di re-hypothecation. Dopo il rally dell'argento, in particolar modo, i buchi di bilancio sarebbero stati consistenti (facendomi pensare che chi ha voluto coprire i propri short sono banche americane come Citigroup, BofA e NY Mellon).

Sul lato metallo giallo, lasciate stare inflazione, tassi d'interesse o altro quando si tratta di capire quale sarà la prossima mossa dell'oro. Il metallo giallo si muove in base allo stress geopolitico. L'ultima lateralizzazione, infatti, c'è stata durante la tregua tra Iran e Israele. Senza contare i rendimenti obbligazionari (es. Germania, Regno Unito, ecc.) che segnalano una crisi del debito sovrano che ribolle. Come ultimo elemento possiamo aggiungerci i controlli di capitali che vengono eretti in Europa per impedire a quanto poco rimane dei flussi finanziari sul continente di lasciarlo. Chiaramente il mercato dell'oro non può essere ridotto a una spiegazione così ristretta, ma elementi come questi sono i driver che JP Morgan probabilmente ha attenzionato per impostare la sua previsione di $6.300 l'oncia entro fine anno. Il cosiddetto “triangolo della morte” per i metalli preziosi si è rotto. Ormai l'unica a tentare di manipolare i flussi rimane la LBMA, a corto di metallo fisico. Più andrà avanti questo drenaggio, più le tensioni geopolitiche e i disordini sociali per le strade aumenteranno.

Infatti non è un caso che la scorsa settimana l'Arabia Saudita abbia (presumibilmente) dato luce verde all'Iran di attaccare le basi militari sul suo territorio. O per meglio dire gli inglesi hanno fatto sapere tramite terze parti che è necessaria questa escalation? Nessuna nazione è un sistema monolitico. Qui c'è una lotta nel sottobosco dell'Iran tra ayatollah, IRGC, religiosi e militari, affinché tutto cambi per non cambiare niente. Strategia inglese, se dovesse tornare Pahlavi. L'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di smantellare il cosiddetto “asse del male”, ovvero tutte quelle influenze inglesi che da decenni creano consapevolmente il caos in Medio Oriente e servono per i loro scopi geopolitici. Se ci pensate è piuttosto “curioso” che da quando Trump ha iniziato a stringere accordi commerciali e sponsorizzare accordi di pace in tuta la penisola arabica e nel Sud-est asiatico, Cina e Russia non abbiano fatto altro che rimanere a guardare. Certo le dichiarazioni di rito sulla stampa non sono mancate, ma formalmente sono rimaste a guardare. Finché la cricca di Davos aveva il controllo sul destino degli USA, questi erano destinati a un suicidio ritualistico. I cinesi stavano approfittando della situazione, avendo operazioni in Canada e sulla costa occidentale americana... oltre ad avere un piede nel Partito Democratico.

Ciononostante adesso vengono trattati come rivali, non nemici. E hanno rispetto di questo. Infatti non hanno messo becco, nell'effettivo, nemmeno nel repulisti americano in Sud America e più di recente nel Canale di Panama. Lo stesso vale per la Russia, dove Putin ha ribadito in recenti dichiarazioni che non interverrebbe in un eventuale scontro tra Iran e Stati Uniti, anzi è disposto a mediare con Teheran per fargli abbassare i toni, e ha indirettamente lasciato intendere che un attacco di Israele non genererebbe alcun intervento russo in rappresaglia (affermando che sarebbe sciocco bombardare siti nucleari dedicati all'energia).


CONCLUSIONE

Canada, Groenlandia, Canale di Panama: si tratta di serrare i ranghi sull'emisfero occidentale (una vera linea di politica America Fortress) e ripudiare l'NDAA del 2022. Non più la preparazione, quindi, di una guerra su due fronti contro Russia e Cina, bensì la creazione di una roccaforte in un tutto l'emisfero americano dal nord al sud America. “Strano”, infatti, che il pezzo del WSJ non vada a fondo sulle importazioni di fentanyl da Vancouver per conto cinese, sui cartelli a Caracas che riciclavano denaro della droga per conto russo, ecc. L'obiettivo degli USA è quello di buttare fuori dall'emisfero americano i colonizzatori europei e trattare con rispetto i propri rivali. Questo a sua volta significa che se, ad esempio, alcune frange della CIA smettono di lavorare insieme all'MI6 a Hong Kong per destabilizzare la Cina, allora è molto probabile che essa smetta di effettuare operazioni simili negli Stati Uniti (col fentanyl e il suo surrogato sintetico, le mire sul Canale di Panama, ecc.).

Se poi si esegue un semplice esercizio, ruotando il mappamondo e prendendo come riferimento il Pacifico, l'isolazionismo di cui parla il WSJ è propaganda europea/inglese per mascherare la loro progressiva irrilevanza. Stesso discorso per Brasile, India e Sud Africa: colonie europeo/inglese tenute in piedi da cricca di Davos/City di Londra per mantenere la loro influenza nei cosiddetti BRICS. Non si tratta di potenze de facto o aspiranti tali, ma colonie usate per motivi geopolitici e di destabilizzazione (es. immigrazione indiana, profluvio di permessi H1-B, ecc.). Togliete BIS ai BRICS, aggiungete A, e avrete il vero assetto mondiale emergente: America, Russia e Cina.

Inutile dire che chi sta rimanendo indietro su tutto è l'UE. L'uragano di censura europea è il sintomo di un'altra malattia: l'UE continua a rimandare lo scontro con la realtà, ovvero cambiare il suo modello di business anacronistico basato sulla colonizzazione e l'estrazione di risorse. Quando Trump ha parlato a Davos di Europa come partner importante per gli USA, si stava riferendo a tutti quegli oligarchi che sono spuntati fuori da questo “modello di business” e che hanno “skin in the game” nel vecchio sistema. Una proposta di accordo, i termini della resa più che altro, come presentati anche a Carlo III la scorsa estate, affinché possano avere ancora un ruolo di spicco nel nuovo assetto mondiale in evoluzione. Se tali oligarchi avranno la meglio sulla fazione “hardcore” è ancora da vedere.

Ciononostante il sopraccitato tsunami di censura, iper-regolamentazione e contrazione economica sembrano non creare alcun effetto a livello di esperienza di prima mano. Sembra tutto come ieri, perché preoccuparsi quindi? Ma i processi lavorano in background e quando si vedono i risultati macroscopici è ormai troppo tardi per un'inversione. Nel frattempo la maggior parte degli europei vive dissociata dalla realtà, in un mondo parallelo costruito nelle loro teste e abbellito dalla stampa generalista. Tutto sommato le cose procedono abbastanza bene, qualche criticità in più rispetto al giorno precedente... ma chi non si adatta? Questo stato di auto-suggestione è quello che io descrissi nel capitolo finale, “La favola dei semi”, del mio primo libro. Non c'è più creazione di ricchezza reale in Europa, solo una continua e progressiva erosione del bacino esistente. La capacità di generazione della ricchezza è già distrutta, la produttività della ricchezza è azzerata e rimane solo l'erosione del patrimonio accumulato.

L'unico esito possibile per questa situazione è un incontro ravvicinato un muro di solidi mattoni e la sincronizzazione con la realtà: l'UE non può sopravvivere a sé stessa e nemmeno l'euro. E su una cosa potete star certi: l'euro si romperà.... male.


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