mercoledì 21 gennaio 2026

Il tracollo economico della Germania: il 2025 in retrospettiva e cosa ci aspetta

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-tracollo-economico-della-germania)

L'economia tedesca ha vissuto un 2025 terribile e il governo del cancelliere Friedrich Merz ha tracciato la strada per un ulteriore declino quest'anno.

Se gli stipendi dei politici tedeschi fossero legati alla crescita del settore privato, i legislatori dovrebbero ridurre le loro buste paga del 2025, anno di profonda recessione, e risarcire i cittadini per l'inazione parlamentare e la follia ideologica.

Sebbene il termine “diät” derivi dal latino dieta, che significa sostanzialmente “compensazione”, nel contesto del collasso dell'industria tedesca riflette più accuratamente il significato tedesco: meritata frugalità e austerità materiale. Economicamente parlando, la Germania sta ora affrontando la fine dell'illusione di prosperità, conseguenza delle linee di politica catastrofiche del suo governo.


Il settore privato si riduce e l’onere statale aumenta

Dopo otto mesi sotto la guida del Cancelliere Merz, il bilancio non è solo misero, ma pietoso. Ipotizzando una quota statale del 50% e calcolando una crescita del PIL reale dello 0,2% con un nuovo debito netto superiore al 4%, il risultato per il 2025 è una contrazione del settore privato di circa il 3,8% rispetto all'anno precedente.

Ciò che a Berlino è poco noto – probabilmente una forma di esoterismo economico non insegnato nei seminari di partito o nei corsi sindacali – è che solo il settore privato produce i beni e i servizi che le persone effettivamente consumano. Non sorprende che una regolamentazione rigida e una tassazione schiacciante – la Germania è superata solo dal Belgio nell'OCSE per prelievo fiscale – strangolano l'impresa privata.

Gli investimenti sono scesi di circa il 6,5% rispetto alle medie di lungo periodo: un balzo in avanti nella direzione sbagliata, con un impatto profondo sui mercati del lavoro, sui bilanci pubblici e sulla previdenza sociale. Mentre il Ministro delle Finanze, Lars Klingbeil, cerca di mascherare deficit ed esenzioni come semplici soluzioni di facciata, quest'anno i comuni si trovano ad affrontare un deficit di €35 miliardi.


La crisi diventa visibile

Ai livelli più bassi dell'apparato statale, nelle città e nei Paesi, il conto di decenni di cattiva gestione politica si sente più forte.

Il fattore scatenante è il crollo delle entrate fiscali delle imprese, conseguenza diretta di un numero record di fallimenti aziendali: nel 2025 saranno 24.000 le aziende uscite dal mercato.

L'apparente stabilità del mercato del lavoro è fuorviante. Centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro nel settore pubblico e pensionamenti legati all'età mascherano il tracollo dell'economia reale nelle statistiche ufficiali. Merz ha rilasciato il freno al debito ad aprile, catapultando la Germania in una spirale di debito con un fondo speciale da €500 miliardi: una chiara indicazione che i politici hanno consapevolmente spinto l'economia contro un muro.

Né l'economia verde, né il settore militare, fortemente sovvenzionato, riusciranno a colmare la capacità industriale persa. Settori chiave come quello chimico operano solo al 70% della capacità, il 10% al di sotto del punto di pareggio: un chiaro segnale che la progressiva erosione della produttività e la depressione economica sin dal 2018 sono destinate a peggiorare, indipendentemente dal credito statale convogliato in sussidi pianificati a livello centrale.


Stato sociale e rifiuto di riformare

Berlino si è sottomessa completamente alla terribile dottrina del socialismo climatico di Bruxelles e ora si trova ad affrontare l'ardua sfida di nascondere il suo fallimento ideologico. Merz e il suo team proseguono la nota strategia politico-mediatica: come per le migrazioni, viene mantenuto un continuo camuffamento.

Quando si tratta di ingannare l'opinione pubblica, le sedi centrali del partito dimostrano una creatività notevole, non lasciando che nessuna menzogna sia troppo audace. Un volo di espulsione può essere inscenato per tenere in piedi le apparenze, mentre i confini rimangono aperti, viene promosso il ricongiungimento familiare e i passaporti tedeschi vengono distribuiti a profusione. L'obiettivo è coltivare nuove basi elettorali e applicare una strategia “divide et impera” per erodere la coesione sociale, culturale e tradizionale.

Si guadagna tempo e si mantiene la rotta, proprio come nella politica climatica. Le pseudo-riforme, come l'apparente fine dell'eliminazione graduale dei motori a combustione, servono solo a dare all'industria automobilistica in difficoltà un'illusione di apertura tecnologica, creando al contempo un nuovo mostro burocratico, realizzando in ultima analisi l'obiettivo di Bruxelles: fermare la produzione automobilistica tedesca.

Dal punto di vista degli eurocrati, i risultati sono impressionanti se l'obiettivo era la deindustrializzazione: circa 300.000 posti di lavoro nell'industria sono stati tagliati negli ultimi cinque anni. E quando una nazione perde il suo nucleo industriale, gran parte della sua creazione di valore scompare con essa.

Nel 2025 la produzione tedesca si è attestata a circa il 20% in meno rispetto al picco del 2018. Si profila una catastrofe economica e sociale, le cui conseguenze, in termini di coesione sociale, appaiono intellettualmente incomprensibili ai burocrati e alle élite ecologiste.


Collisione con la realtà

Se il 2025 è stato già catastrofico, quest'anno sarà probabilmente uno scontro con la realtà per molti tedeschi. I contributi previdenziali e le tasse devono aumentare drasticamente per sostenere la sicurezza sociale in un contesto di migrazione e pressioni demografiche.

Il governo Merz porta avanti l'eredità di Angela Merkel e Olaf Scholz: un pianificatore centralista verde eterodiretto a Bruxelles sotto le mentite spoglie del partito di Ludwig-Erhard, uno spaventapasseri politico dedito esclusivamente al consolidamento del potere a Bruxelles.

Il popolo tedesco, in particolare la classe media in estinzione, andrà incontro a un declino accelerato dopo un terribile 2025, che i giochetti mediatici del governo non potranno più nascondere.

L'illustre motto imprenditoriale “Made for Germany” di Merz era un falso; il “Made in Germany” appartiene sempre più al passato ormai. L'amara verità: la Germania è finita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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