martedì 7 marzo 2017

La gigantesca bolla di Donald Trump è prossima allo scoppio





di David Stockman


Ci sono state numerose eruzioni di esuberanza irrazionale da quando Alan Greenspan ha lanciato l'era moderna della pianificazione monetaria centrale in risposta al crollo del mercato azionario nell'ottobre 1987.

Ma la presunta reflazione partorita dopo l'elezione di Trump, è quella che le batte tutte.

Questo perché Donald Trump è destinato ad essere il Grande Sfasciatore della storia — non il presunto salvatore dell'attuale sistema finanziario e delle bolle giganti che sono state generate dai nostri governanti a Wall Street/Washington durante gli ultimi tre decenni.

Queste ultime sono un prodotto di una massiccia inflazione degli asset finanziari alimentata dal debito a buon mercato della FED, di prezzi finanziari falsificati e dell'ondata di speculazione che hanno indotto a Wall Street.

Ma la FED (ed il suo convoglio di banche centrali in tutto il mondo) è finalmente a corto di polvere da sparo asciutta. Se riprenderà il quantitative easing (QE) per contrastare la recessione ormai incipiente, ci sarà un sell-off in preda al panico — alimentando timori nel casinò secondo cui essa "sa" qualcosa che i giocatori d'azzardo non sanno.

Allo stesso modo, se accenna anche minimamente ad un'inversione di rotta verso tassi d'interesse sotto zero, porterà le popolazioni dell'entroterra statunitense, che hanno eletto Donald Trump, a marciare sulla Città Imperiale con torce e forconi.

I risparmiatori ed i pensionati d'America sono già stati aggrediti da 96 mesi di tassi d'interesse a zero (ZIRP), che non ne possono più di vedere i loro risparmi confiscati dagli sciocchi elitari nell'Eccles Building.

In breve, dopo essersi messa all'angolo a causa dello zero bound ed aver gonfiato il suo bilancio — da $900 miliardi a $4,400 miliardi — la FED non ha alcuna possibilità di prevenire la recessione in arrivo o reflazionare i mercati finanziari.

Il mercato dovrebbe essere attualmente in preda al panico, perché è davvero inconcepibile che Trump manderà alla FED altri stampatori folli oltre a quelli che ci sono già, guidati da incompetenti come Janet Yellen.

Ma in una delle gambe rialziste più ridicole mai partorite nelle viscere di Wall Street, i robo-trader sono stati indotti a schiacciare il pulsante "comprare" in base ad una teoria così assurda che neanche il capo del circo mediatico della CNBC, Jim Cramer, avrebbe potuto inventare.

Cioè, l'idea che Donald Trump fosse il secondo Ronald Reagan e che un enorme "stimolo" alimentato a deficit fosse proprio dietro l'angolo.

Non ci sarà nulla di simile.

La presunta reflazione guidata da Trump è la più grande eruzione di esuberanza irrazionale mai vista, perché si è verificata a seguito di un risultato elettorale che rappresenta un ripudio della Finanza delle Bolle da cui ha preso il volo.

La vittoria elettorale di Donald Trump era dovuta al fatto che sin dal 1987 si sono sempre più oscurate le prospettive economiche della nazione ed il futuro della crescita economica.

Sin dall'inizio dell'era Greenspan di Finanza delle Bolle nell'ottobre 1987, il valore delle azioni societarie di proprietà delle famiglie è salito da $1,800 miliardi a quasi $15,000 miliardi, un aumento annuale del 7.5%.

Ciò significa che i valori azionari sono aumentati del 65% più velocemente rispetto all'aumento annuale del 4.5% del PIL nello stesso periodo di 29 anni.

C'è una parola per questo tipo di squilibrio: insostenibile. Qualcuno con almeno un neurone potrebbe pensare che possa durare molto più a lungo?

Ma il più grande vento contrario che si trova di fronte Trump, è il suo programma fiscale incoerente ed irresponsabile. Non si tradurrà in un passaggio senza intoppi dallo "stimolo" della FED al tanto decantato "Stimolo targato Trump", come Wall Street si aspetta così allegramente.

Invece produrrà una conflagrazione politica ed un bagno di sangue fiscale che la Città Imperiale non ha mai visto prima. Trump sta già affrontando l'opposizione del Congresso ai suoi piani di spesa.

Di conseguenza l'attuale euforia nel mercato azionario s'invertirà man mano che i giocatori d'azzardo nel casinò capiranno come stanno davvero le cose. Diventerà evidente che non ci saranno voti al Congresso — repubblicani, democratici o misti — che la Casa Bianca di Trump potrà schierare per conto di profondi tagli fiscali, un notevole aumento della spesa per la difesa, un'enorme programma di spese per infrastrutture, più soldi per i veterani, un controllo delle frontiere, il muro messicano, l'applicazione delle leggi in patria e la sicurezza nazionale — senza contare i programmi sociali come le pensioni, la previdenza sociale e il medicare che risucchiano risorse nel range dei $1,600 miliardi l'anno.

Questo perché l'attuale debito pubblico a quasi $20,000 miliardi crescerà di $1,000 miliardi all'anno fino a $25,000 miliardi durante il primo mandato di Trump, e tutto ciò senza includere nell'equazione un centesimo del tanto sbandierato stimolo di Trump. Aggiungere altri $500 miliardi all'anno o più d'inchiostro rosso, andrebbe veramente al di là del folle.

Questo vale anche per gli spendaccioni che abitano la Città Imperiale, — soprattutto quando realizzeranno che i bond vigilantes non si sono estinti nel 1994, ma si sono abbandonati in un lungo letargo che ormai è finito.

Quindi, a meno che Trump non riesca a fare l'impossibile — fare in modo che il Congresso aumenti il tetto del debito pubblico a $25,000 miliardi o più — il suo programma di stimolo fiscale è morto.

Scomparirà in mezzo a battaglie di bilancio senza fine e shutdown di comparti statali che faranno sembrare una scampagnata i fuochi d'artificio di bilancio dell'agosto 2011.

E questo ci riporta all'idea che il boom di Reagan del 1983-1984 possa essere replicato da un ravvio del ciclo economico. Il fatto è che l'evento originale non fu affatto un miracolo dal lato dell'offerta.

È stata un'eruzione di "prestiti e spese" che dipendeva da una massiccia espansione del deficit federale dal 2% del PIL nel quadro del bilancio di Carter ad un 5-6% del PIL durante il primo mandato di Reagan.

Anche allora, il celebre boom durante il 1983-1984 non era lontanamente quello immaginato dai supply-sider all'interno del team di Trump come Stephen Moore e Larry Kudlow.

Durante i quattro trimestri del 1983 fino al secondo trimestre del 1984, il 27% della crescita reale del PIL (7.8%) rappresentava un'enorme ricostituzione una tantum delle scorte aziendali — se non si contava il livello dei tassi d'interesse al 20% durante la battaglia del 1980-1982 contro l'inflazione.

Questo non è lontanamente rilevante oggi, perché le scorte si attestano ai massimi ciclici ed è praticamente certo che verranno liquidate — non ricostituite — nel futuro prossimo. Inoltre gli investimenti negli Stati Uniti non contribuirono affatto al cosiddetto boom di Reagan.

Durante questo intervallo ci fu anche l'impennata del valore degli immobili, perché i tassi dei mutui stavano precipitando grazie alla campagna anti-inflazione di Volcker.

Dopo 8 anni di ZIRP, i tassi dei mutui sono ora in aumento, e non scenderanno per niente. Infatti l'aumento dei tassi d'interesse di 100 punti base sin dai minimi della scorsa estate, ha già messo uno stop al tiepido tasso d'attività edilizia residenziale rappresentato da nuovi acquisti contrattuali e nuovi permessi.

Infine, quando iniziò il boom di Reagan, il rapporto prezzo/utili (PE) del mercato azionario era stato abbattuto ad una sola cifra rispetto al decennio precedente in cui l'inflazione imperversava indomita. Quindi non poteva far altro che salire — l'opposto del multiplo del 25X di oggi, il quale strizza l'occhiolino al rapporti PE normalmente associati a quelli dei precedenti crolli di mercato.

In breve, solo gli sciocchi potevano credere al recente rally nel mercato azionario partorito la notte stessa delle ultime elezioni presidenziali, in cui il casinò di Wall Street ha puntato su Trump senza dare peso al suo programma. Sarà un brusco risveglio.

È questo il momento migliore per vendere, vendere, vendere!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 6 marzo 2017

Perché è importante sapere cos'è il denaro





di Frank Shostak


La maggior parte degli economisti sostiene che sin dal 1980 sono scomparse le correlazioni tra le varie definizioni di denaro ed il reddito nazionale. La ragione è che la deregolamentazione finanziaria ha reso instabile la domanda di moneta. Di conseguenza diminuisce notevolmente l'utilità del denaro come predittore di eventi economici.

Per risolvere l'instabilità della domanda di moneta, gli economisti hanno introdotto un indicatore della quantità di moneta noto come indicatore monetario Divisia. (L'indicatore prende il nome dal suo autore, François Divisia).

Assegnando pesi variabili piuttosto che pesi uguali ai componenti dell'offerta di moneta, si potrebbe porre rimedio ad una domanda di moneta instabile. (Assegnando pesi adatti si potrebbe migliorare la correlazione tra l'indicatore monetario ponderato ed i vari indicatori economici.) Di conseguenza si potrebbe impiegare questo indicatore per verificare la probabilità di eventi economici futuri.[1]

Si noti che, secondo la maggior parte degli economisti, la validità delle varie definizioni di denaro può essere stabilita per mezzo di un test statistico. Ciò che determina se il denaro sia stato definito in modo corretto, dipende da come M1, M2, e gli altri M si correlano con i vari dati economici chiave, come il prodotto interno lordo.



Il problema è cos'è il denaro

Nessuna definizione può essere stabilita mediante una correlazione. Lo scopo di una definizione è quello di presentare l'essenza e la caratteristica distintiva del soggetto che stiamo cercando di identificare. Una definizione deve dirci quali sono i fondamenti di una particolare entità.

In questo senso il denaro è quella cosa attraverso la quale tutti gli altri beni e servizi vengono scambiati. La caratteristica distintiva del denaro è la seguente: il mezzo generale di scambio. Si è evoluto dalla merce più commerciata.

Questa caratteristica fondamentale deve essere paragonata con quella di altri prodotti. Per esempio, il cibo fornisce l'energia necessaria agli esseri umani, mentre i beni strumentali consentono l'espansione delle infrastrutture che a loro volta permettono la produzione di una maggiore quantità di beni e servizi.

Attraverso un processo di selezione le persone hanno optato per l'oro come moneta. In altre parole, l'oro è stato lo standard monetario.

Nel sistema monetario di oggi, l'offerta di moneta non è più costituita dall'oro, ma solo da monete e banconote emesse dalla banca centrale.

Di conseguenza monete e banconote costituiscono il denaro standard, noto come denaro contante, il quale è impiegato nelle transazioni. In altre parole, beni e servizi sono venduti in cambio di denaro.

Una corretta definizione di moneta è un "must" se si vogliono ottenere le giuste informazioni dagli indicatori monetari. Purtroppo i modi più popolari per definire il denaro sono errati.



Definizioni errate di denaro

Si consideri, ad esempio, la definizione di M2. Questa definizione include conti di deposito del mercato monetario. Tuttavia investire in un fondo del mercato monetario significa investire in vari strumenti del mercato monetario.

La quantità di denaro non viene alterata come conseguenza di questo investimento; cambia temporaneamente solo la proprietà del denaro.

Così se Joe investe $1,000 in un fondo del mercato monetario, la quantità complessiva di denaro nell'economia non cambierà a seguito di tale operazione. Il denaro si muoverà dal conto di Joe ad un conto di una banca. Incorporare i $1,000 investiti nel fondo del mercato monetario nella definizione di denaro, più i $1,000 iniziali, sarebbe l'equivalente di un doppio conteggio.

Il problema del doppio conteggio non viene risolto dalla definizione di moneta MZM — definizione di offerta di moneta relativamente recente.

L'essenza di MZM è che comprende le attività finanziarie con scadenza pari a zero. Gli asset inclusi in MZM sono rimborsabili su richiesta. Questa definizione esclude tutti quei titoli che sono soggetti al rischio di perdita del capitale ed i depositi a termine che trasportano sanzioni per il rimborso anticipato. MZM comprende tutti i tipi di strumenti finanziari che possono essere facilmente convertiti in denaro senza penale o rischio di perdita del capitale.[2]

Si osservi che MZM comprende asset che possono essere convertiti in denaro. Questo è esattamente ciò che c'è di sbagliato in questa definizione, dato che non identifica il denaro, ma piuttosto diversi asset che possono essere facilmente convertiti in denaro. Non ci dice cos'è il denaro.

Allo stesso modo, il problema di una definizione valida non si risolve con l'indicatore monetario Divisia. Come abbiamo visto, questo indicatore non vuole stabilire cos'è il denaro, ma piuttosto migliorare la correlazione tra il denaro, come M2, con un indicatore dell'attività economica. In questo senso la costruzione dell'indicatore Divisia rappresenta la volontà di far coincidere a tutti i costi la realtà con una propria teoria.

Una volta stabilito che la definizione è corretta, bisogna attenersi ad essa, indipendentemente dal fatto che sia ben correlata con altri dati economici o meno.

Il giudice finale per quanto riguarda la validità di una definizione non dovrebbero essere le correlazioni statistiche in quanto tali, ma la solidità della definizione.

La solidità di una definizione non può essere stabilita mediante un'analisi statistica, ma solo per mezzo di una comprensione di ciò che è il denaro.



Il denaro elettronico è denaro reale?

L'introduzione della moneta elettronica sembra mettere in dubbio l'idea che il denaro possa assumerne la forma di monete e banconote.

Nonostante ciò, le varie forme di moneta elettronica non hanno una "vita propria". La moneta elettronica può funzionare a patto che gli individui sanno che possono ottenere contanti su richiesta.

Varie innovazioni finanziarie non creano nuove forme di denaro, ma piuttosto nuovi modi d'impiegare il denaro esistente.

Indipendentemente da queste innovazioni finanziarie, la natura del denaro non cambia. È la cosa attraverso la quale vengono scambiati tutti gli altri beni e servizi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Barnett, W. A., 1980. “Economic Monetary Aggregates: An Application of Aggregation and Index Number Theory,” Journal of Econometrics 14: 11–48.

[2] John B. Carlson, and Benjamin D. Keen, “MZM: a monetary aggregate for the 1990’s?” Federal Reserve Bank of Cleveland Economic Review (1996).

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venerdì 3 marzo 2017

Legge di Pareto & riformatori in cerca di potere





di Gary North


Reality Check

Quando onorato dal codice giuridico, il principio di uguaglianza di fronte alla legge produce sempre disuguaglianza economica. Al contrario, la ridistribuzione della ricchezza attraverso la politica deve iniziare con la disuguaglianza di fronte alla legge. È impossibile ottenere entrambe le forme d'uguaglianza allo stesso tempo, perché le persone non sono uguali nelle loro capacità di soddisfare la domanda dei clienti.

I difensori del concetto di libero mercato iniziano con il principio d'uguaglianza di fronte alla legge. I difensori dello stato sociale iniziano con il principio della disuguaglianza di fronte alla legge.

Capisco perché i critici del libero mercato sono indignati davanti la disuguaglianza economica. Odiano il libero mercato, poiché esso riduce al minimo il potere dello stato e massimizza la libertà. Quello che non cessa mai di stupirmi è il piccolo esercito di difensori auto-proclamati del libero mercato che prendono sul serio l'idea di una maggiore uguaglianza economica. Considerano la disuguaglianza economica come un fallimento del libero mercato e quindi un difetto nell'ideale della libertà.

Ho una buona notizia e una cattiva notizia. La buona notizia è che i riformatori che invocano una maggiore uguaglianza economica non sono stati capaci di raggiungerla -- ovunque. La cattiva notizia è che, nella loro ricerca di una meta irraggiungibile di per sé, indeboliscono la libertà e permettono ai peggiori di comandare. La disuguaglianza economica rimane costante; il mezzo per raggiungerla cambia: si passa da soddisfare la domanda dei clienti a catturare le leve del potere politico.



DISUGUAGLIANZA ECONOMICA COSTANTE

La disuguaglianza economica è una costante. Questo irrita i riformatori sociali, ma si rifiutano d'ammetterlo. Se è vero che la disuguaglianza economica è in realtà una costante, allora falliranno tutti i programmi di riforma politica per aumentare l'uguaglianza. Ciò comprometterebbe tutti i programmi di riforma politica che si basano sull'ideale etico di una maggiore uguaglianza economica.

Scopriamo, quindi, che la disuguaglianza economica è una delle costanti della vita.

Venne descritta per la prima in un libro del 1897 dall'economista italiano, Vilfredo Pareto. Aveva condotto uno studio dettagliato sulla distribuzione della ricchezza in diverse nazioni dell'Europa occidentale. Scoprì questo fatto: circa il 20% della popolazione possedeva circa l'80% della ricchezza. Non importava quale forma di governo civile avesse un paese, prevaleva la stessa distribuzione.

Per oltre un secolo, gli storici dell'economia e gli statistici hanno indagato sulla distribuzione della ricchezza. Hanno scoperto una distribuzione molto simile.

Questa distribuzione 20/80 è diventata nota come Legge di Pareto.

La distribuzione di Pareto è quella che viene chiamata legge della potenza. L'angolo di questa piramide di disuguaglianza prevale fino alla cima.

Il 20% della popolazione possiede l'80% della ricchezza
Il 4% (0.2 x 20%) della popolazione possiede il 64% (0.8 x 80%) della ricchezza
Lo 0.8% (0.2 x 4%) della popolazione possiede il 51% (0.8 x 64%) della ricchezza

La cosa ancora più sorprendente è che questa distribuzione prevale anche in settori molto lontani dall'economia: prevale nella distribuzione della popolazione nelle città di una nazione, prevale nella dimensione dei membri delle chiese in una comunità, prevale negli arresti da parte dei dipartimenti di polizia.

Il problema è questo: non si sa perché, e questo dà fastidio agli analisti.

La loro strategia principale per trattare con la distribuzione di Pareto è quella d'ignorarla. E anche i critici del libero mercato la ignorano, nonché il piccolo esercito di difensori auto-proclamati del libero mercato che adotta l'ideale di una maggiore uguaglianza economica insieme agli statalisti in cerca di potere.



UNO STUDIO DEL 2016

Credit Suisse, l'enorme banca svizzera, si avvale di uno staff di ricercatori che ogni anno rilascia un rapporto economico. Il rapporto del 2016 offre un'immagine utile riguardante una piramide di disuguaglianza economica.


[Nota: le percentuali in grassetto non sono nell'originale. Questa versione è stata proposta in un articolo di MarketWatch. Per la versione originale, cliccate qui.]


Guardate bene l'immagine.

Lo 0.7% superiore della popolazione possiede il 45% della ricchezza. La Legge di Pareto ci dice che lo 0.8% della popolazione avrà il 51% della ricchezza. Fin qui tutto bene.

L'8% superiore della popolazione possiede l'85% della ricchezza. La Legge di Pareto ci dice che il 20% della popolazione avrà l'80% della ricchezza. Allarme giallo! Allarme giallo! Credit Suisse segnala una disuguaglianza sconcertante.

Ma c'è un problema enorme con questa immagine. La piramide mostra lo stesso angolo fino a sopra. Eppure se l'8% della popolazione possiede l'85% della ricchezza, questo fatto vìola l'angolo stabile di salita. Le statistiche non sono rappresentate dalla forma della piramide.

Credo che le statistiche contenute nel rapporto siano errate. Si discostano troppo dalla distribuzione normale di Pareto.

Penso anche che gli autori del rapporto abbiano detto a chi ha creato l'immagine come sarebbe dovuta apparire, nonostante il fatto che le statistiche riportate non siano conformi con la Legge di Pareto. Una piramide con lo stesso angolo fino all'apice segue la Legge di Pareto. Al vertice della piramide c'è una cifra -- 0.7/45 -- molto vicina a quella di Pareto -- 0.8/51. Ma il livello successivo -- 8/45 -- devia molto dalla distribuzione 20/80 di Pareto. I ricercatori dovrebbero offrire una spiegazione. E invece non lo fanno.

Ecco un'altra cosa che devono mostrare: i risultati statistici di questa distribuzione negli anni precedenti. C'è evidenza di una piramide in restringimento, vale a dire, una disuguaglianza crescente? O è la stessa piramide?

Ecco quello che ho scoperto passando 35 anni a studiare le relazioni sulla crescente disuguaglianza economica. Le organizzazioni che forniscono queste relazioni, non segnalano i risultati degli studi precedenti e se hanno utilizzato la stessa metodologia. Non offrono alcuna prova di un cambiamento nella distribuzione della ricchezza. C'è una buona ragione: non esistono tali statistiche. Non vi è alcuna deviazione significativa dalla distribuzione di Pareto. Gli angoli della piramide rimangono gli stessi, decennio dopo decennio, riforma dopo riforma: 20/80, 4/64, 0.8/51.

Più le cose cambiano, più rimangono le stesse.



UNA CRITICA BASATA SULL'INSTILLARE IL SENSO DI COLPA

Comincio con qualcuno di cui non avete mai sentito parlare: Shaun Langlois. Scrive per MarketWatch. Ecco il suo articolo sulla crescente disuguaglianza, intitolato: Global wealth study reveals 'shockingly' high levels of economic inequality

Inizia con un'affermazione perfettamente ragionevole: "Nonostante i migliori sforzi di coloro che si arrabbiano contro le disuguaglianze di reddito, il divario tra ricchi e non abbienti non sembra restringersi." C'è una ragione: la distribuzione di Pareto non cambia molto da un anno all'altro.

E continua: "Secondo il Wealth Report di Credit Suisse, solo lo 0.7% della popolazione mondiale possiede quasi la metà della ricchezza del mondo." Ha usato l'avverbio "solo". Avrebbe potuto usare "il solito". Ancora meglio: "la solita percentuale paretiana."

Poi fa confusione tra arance e mele: non una percentuale di ricchezza, ma cifre in dollari. "All'altra estremità, il 73% del popolazione ha meno di $10,000 ciascuno." La sua frase non trasmette alcuna informazione tra la distribuzione di Pareto e la distribuzione segnalata da Credit Suisse.

"Negli ultimi anni è costantemente emersa la sensazione che la ripresa economica fosse poco profonda, insufficiente a raggiungere tutti gli strati della società", hanno detto i ricercatori nel rapporto. "La prova nei nostri database sulla ricchezza globale sostiene questo punto di vista."

E allora? Che la ripresa economica sia superficiale o profonda, che prove ci sono di un aumento delle disuguaglianze? Dov'è la prova che la ripresa o la recessione cambino in modo significativo la distribuzione della ricchezza? Ci sono vincitori e vinti. Ma dove sono le prove che la crescita economica riduca le disuguaglianze? Sin dal 1897 non ne esiste alcuna.

Poi riporta la piramide di Credit Suisse, che è falsa. La considera come se fosse una rappresentazione accurata delle cifre riportate dai ricercatori di Credit Suisse. Invece non lo è.

"Sin dal 2000 al vertice della piramide il numero dei milionari mondiali è salito del 155%, mentre le fila degli ultra-ricchi hanno visto un picco ancor più significativo." Qual è la prova di tutto ciò? La percentuale -- 0.7/45 -- è in linea con la previsione di Pareto: 0.8/51.

"Si prevede che la tendenza continuerà. Nel 2000 l'1% possedeva il 49.6% di tutta la ricchezza delle famiglie. Nel 2009 questa cifra è scesa al 45.4%. Da allora ha superato la soglia del 50%, e non sembra che la traiettoria cambierà." Quindi continua a cambiare. Ma dov'è l'immagine della piramide nel 2000? Dov'è l'immagine del 2009? Voglio vedere gli angoli che cambiano.

Poi la Legge di Pareto ci dice che lo 0.8% superiore possiederà circa il 51% della ricchezza. Quindi i dati per il 2000 mostrano un'uguaglianza superiore alla distribuzione di Pareto: l'1% possedeva solo il 49% della ricchezza. Molto strano. Perché? Il dato del 2009 è molto più vicino a quello che avrebbe previsto Pareto: l'1% possedeva il 45%. Ciò continua ad essere anormalmente egualitario, ma almeno stava tornando in linea con la Legge di Pareto: 0.8%/51%. La normalità stava riaffermando sé stessa.

In seguito cita un portavoce di Oxfam, un think tank che promuove l'intervento politico per ridistribuire la ricchezza. Ne ho parlato in passato. Non fa mai riferimento alla Legge di Pareto. Non mostra mai come la disuguaglianza economica stia cambiando. Ogni anno ottiene la copertura dei media quando rilascia il suo rapporto sulla disuguaglianza. Spesso coincide con l'incontro a Davos del World Economic Forum, dove si riuniscono le élite.

Max Lawson di Oxfam International, in risposta al rapporto, dice che la disuguaglianza ha raggiunto livelli "scandalosamente" alti e c'è bisogno di riforme.

"Questo enorme divario tra ricchi e poveri sta indebolendo le economie, destabilizzando le società ed inasprendo la lotta contro la povertà. I governi devono agire ora e fermare l'evasione fiscale, aumentare gli investimenti nei servizi pubblici ed incrementare le paghe basse."

Oxfam lavora per instillare il senso di colpa. Sa che la colpa è la prima tappa verso una riforma dello stato sociale. Utilizza l'ignoranza della popolazione riguardo la distribuzione di Pareto per confondere gli scrittori come Langlois. Queste persone possono essere ingannate facilmente. Poi questi scrittori diffondono il senso di colpa.



CONCLUSIONI

Ogni volta che leggete qualcosa su una disuguaglianza crescente, ponetevi queste domande.

Qual è la prova di questo aumento?
L'organizzazione di ricerca ha pubblicato prove simili negli anni precedenti?
Se presenta un'immagine, l'ha presentata anche gli anni precedenti?
Il grado di disuguaglianza si discosta dal 20/80?

Più importante, il rapporto fa riferimento alla Legge di Pareto? (Non lo farà, ve lo garantisco.) Offre una piramide della distribuzione di Pareto 20/80 allo scopo di fare confronti? (Non lo farà, ve lo garantisco.)

Ecco lo scopo di questo gioco.

  1. Instillare un senso di colpa riguardo la disuguaglianza economica.
  2. Evitare tutti i riferimenti alla distribuzione di Pareto.
  3. Annunciare che le cose -- la disuguaglianza -- stanno peggiorando.
  4. Affermare che l'aumento delle tasse sui ricchi ridurrà le disuguaglianze.
  5. Evitare di presentare prove statistiche del passato secondo cui aumentare le tasse sui ricchi abbia diminuito la disuguaglianza economica in qualche nazione, vale a dire, ridotto l'angolo della piramide della distribuzione di Pareto.

Siate consapevoli di come funziona questa truffa. Vi immunizzerà contro il senso di colpa riguardante la legittimità morale della libertà, che si basa su questi due principi:

  1. l'uguaglianza davanti alla legge;
  2. il diritto di proprietà, vale a dire, il diritto di escludere legalmente gli altri dall'utilizzare ciò che vi appartiene.

Insegniamo questa distinzione ai nostri figli: "mio/tuo." Gli statalisti utilizzano il senso di colpa per farci dimenticare o rifiutare quello che abbiamo imparato da bambini.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 2 marzo 2017

Esistono due forme di credito — Una conduce al ciclo boom⁄bust





di Frank Shostak


Nella fase di bust di un ciclo economico, le imprese che erano fiorenti cominciano ad avere difficoltà o andare in bancarotta. Ciò non accade a causa di errori imprenditoriali specifici, ma in tandem con interi settori dell'economia. Le persone che erano ricche ieri, diventano povere oggi. Le fabbriche che erano impegnate ieri, chiudono oggi; e gli operai vengono licenziati.

Gli imprenditori stessi sono confusi sul motivo per cui accade tutto ciò. Non riescono a dare un senso al perché certe pratiche commerciali che erano redditizie ieri, oggi invece non lo sono più. Condizioni avverse di business emergono quando meno ce lo si aspetta — proprio quando tutte le imprese ritengono che sia emersa una nuova era di rapido e costante progresso.

Nei suoi scritti, Ludwig von Mises confutò la spiegazione mainstream del ciclo economico che parlava di sovrapproduzione e sottoconsumo, e criticò varie teorie che includevano vaghe nozioni di psicologia di massa e shock irregolari.

Nella spiegazione psicologica, un aumento della fiducia delle persone per quanto riguarda le condizioni di business future, dà luogo ad un boom economico. Al contrario, un calo improvviso della fiducia mette in moto una stagnazione economica.



Osservare il ciclo economico & spiegare il ciclo economico

Non c'è alcun dubbio che durante una recessione la gente abbia meno fiducia nel futuro che durante i tempi buoni. Ma osservarlo non basta a spiegarlo.

Allo stesso modo, le teorie che considerano gli shock una causa centrale dietro i cicli di boom/bust, non fanno progredire le nostre conoscenze sul fenomeno del ciclo economico.

Né spiegano come avvengano il boom e il bust, o perché siano ricorrenti.

Per arrivare ad una spiegazione corretta, diceva Mises, dobbiamo tracciare il cambiamento nelle condizioni economiche fino a quei fenomeni precedentemente stabiliti ed identificati, e questo è esattamente ciò che non fanno le teorie sopracitate.

Quindi Mises concluse che tutte queste teorie non forniscono una spiegazione, bensì descrivono il fenomeno in modo diverso.

Mises diceva inoltre che i vari metodi statistici e matematici sono un altro modo di descriverli, ma non spiegano questi eventi. I metodi statistici consentono di generare grafici di fluttuazioni di dati, ma non migliorano la nostra conoscenza di ciò che provoca le fluttuazioni.



"Credito merce" o "credito circolante"?

Mises fece una distinzione tra credito coperto dal risparmio e credito non coperto dal risparmio. Il primo tipo di credito lo etichettò come "credito merce", mentre il secondo lo etichettò come credito circolante. È quest'ultimo che svolge un ruolo chiave nella definizione del ciclo boom/bust.

Si consideri un produttore di beni di consumo che consuma parte della sua produzione, mentre risparmia il resto. In un'economia di mercato, il nostro produttore può scambiare le merci risparmiate per denaro. Questo denaro che riceve può essere visto come una ricevuta per i beni prodotti e risparmiati.

La ricevuta è la sua rivendicazione sulle merci. Può quindi decidere di prestare i soldi ad un altro produttore attraverso la mediazione di una banca. Prestando il denaro, il creditore trasferisce al mutuatario le sue rivendicazioni nei confronti dei risparmi reali.

Il mutuatario può ora utilizzare questo denaro ed assicurarsi beni di consumo che lo sosterranno mentre è impegnato nella produzione di altri beni (ad esempio, strumenti e macchinari).

Il credito in questo caso viene coperto dal risparmio e consente l'espansione di strumenti e macchinari. Con migliori infrastrutture, è possibile produrre non solo più beni, ma merci di qualità migliore. È quindi possibile un'espansione della ricchezza reale. Una volta che un creditore presta il suo denaro, egli abbandona le sue rivendicazioni sulle merci reali per tutta la durata del prestito.

In un'economia di mercato senza ostacoli, i mutuatari sono gli utilizzatori del risparmio e fanno in modo che esso sia impiegato nel modo più efficiente possibile: creazione di profitti. Ciò significa che i risparmi reali sono impiegati in base alle priorità più importanti dei consumatori. Possiamo così riassumere che fino a quando le banche favoriscono il credito merce, dovrebbero essere viste come agenti di creazione di ricchezza.

Al contrario, ogni volta che le banche intraprendono il prestito di credito circolante, diventano distruttrici della ricchezza reale.

Al contrario del credito merce, il credito circolante non è coperto da alcun risparmio reale. Questo tipo di credito è solo una rivendicazione vuota creata dalle banche. Nel caso del credito merce, il mutuatario protegge i beni che sono stati prodotti e risparmiati.

Questo non è il caso quando abbiamo a che fare col credito circolante. Nessun bene è stato prodotto e risparmiato. Una volta che il mutuatario utilizza le rivendicazioni scoperte, ciò si riversa sulle spalle dei titolari di rivendicazioni pienamente coperte. In questo modo, il credito circolante indebolisce i creatori di ricchezza reale.

A seguito di un aumento dell'offerta del credito circolante, i tassi d'interesse del mercato monetario scendono al di sotto del tasso naturale, cioè, il tasso che emergerebbe dalla domanda e dall'offerta se i beni reali venissero dati in prestito direttamente senza l'uso del denaro. (Nei suoi articoli successivi, Mises si riferì al tasso naturale come il tasso che emergerebbe in un mercato libero.)



Come il credito circolante innesca il ciclo economico

In conseguenza della riduzione artificiale dei tassi d'interesse, le imprese avviano nuovi progetti di capitale per espandere e allungare la struttura produttiva. Prima dell'abbassamento dei tassi d'interesse, questi progetti di capitale non sembravano redditizi. Ma con i tassi del mercato monetario al di sotto del tasso naturale, l'attività economica ruggisce e viene sprigionato un boom economico.

L'abbassamento dei tassi d'interesse porta alla luce processi di produzione che altrimenti non sarebbero stati mai intrapresi. Viene quindi creata una struttura di produzione che produce beni e servizi che i consumatori non possono permettersi.

Invece di utilizzare il bacino limitato dei mezzi di sussistenza per realizzare strumenti e macchinari in grado di generare beni di consumo aventi la massima priorità tra gli attori di mercato, i mezzi di sostentamento vengono sprecati in beni strumentali che sono orientati verso una produzione di beni di consumo con una bassa priorità.

Ad un certo punto, i produttori di tali beni scopriranno che non possono realizzare un profitto o addirittura completare i loro piani. Quel che abbiamo, quindi, non è un eccesso di investimenti, ma investimenti mal diretti o improduttivi.

L'ampliamento della struttura produttiva richiede tempo e il fondo di sussistenza limitato potrebbe non essere sufficiente a sostenere l'espansione della struttura del capitale. Se non emerge abbastanza rapidamente un nuovo flusso di produzione di quei beni di consumo più desiderati per sostituire i beni di consumo attualmente meno desiderati, il fondo di sussistenza finirà sotto pressione.

Ad un certo punto nel tempo, le banche commerciali scopriranno che le imprese marginali inizieranno ad avere difficoltà. Questo le indurrà a rallentare l'espansione del credito circolante, cosa che a sua volta tenderà a far salire i tassi d'interesse. Questa situazione andrà ad indebolire le varie altre attività commerciali (non marginali) e spesso innescanti l'evento che conduce al bust.

Mises scrisse che il bust potrebbe essere anche innescato da altri eventi. L'espansione dell'offerta di moneta arricchisce i primi destinatari di tal denaro. Quegli individui che guadagnano più potere d'acquisto grazie a questo meccanismo, possono modificare i loro modelli di consumo.

Questo potrebbe costringere le aziende ad adattarsi a questo nuovo ambiente economico. Una volta che il tasso d'espansione del denaro rallenta o si ferma, i nuovi modelli di consumo non possono più essere sostenuti e la struttura del capitale eretta in precedenza diventa inutile e dev'essere abbandonata.

Non sorprende che Mises fosse fortemente contrario all'idea che le banche centrali dovessero imporre tassi d'interesse "bassi" durante una recessione al fine di sostenere l'economia.

Invece riteneva che i politici non dovrebbero ridurre artificialmente i tassi d'interesse, ma piuttosto astenersi da qualsiasi tentativo di gestire l'economia attraverso la politica monetaria.

Limitando la sua interferenza con le imprese, la banca centrale fornisce respiro ai creatori di ricchezza e, quindi, pone le basi per una ripresa economica durevole.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 1 marzo 2017

L'eredità disastrosa di Greenspan





di David Stockman


È stato quasi 20 anni fa, il giorno in cui Alan Greenspan diede il suo famoso discorso "sull'esuberanza irrazionale". Non sapeva quali conseguenze nefaste avrebbe scatenato. Ciononostante la sua eredità disastrosa ancora non ha subito la condanna che si merita.

All'epoca pensò che la stampa monetaria della FED nel corso dei primi nove anni del suo mandato, avrebbe potuto stimolare gli spiriti animali nel mercato azionario. Il Nasdaq 100 era pari a 850, meno di 40 mesi dopo l'indice raggiunse il picco alla fine del marzo 2000, a poco meno di 4600.

In cifra tonda stiamo parlando di una salita del 5.5X in un batter d'occhio. Fu il preludio di tutta quella follia che da allora è divampata ancora una volta nelle ultime settimane.

A marzo il Maestro convinse i suoi colleghi ad aumentare i tassi d'interesse di 25 punti base. Ma quando il mercato azionario sperimentò un sell-off di circa il 7% tra aprile e maggio, la risolutezza di Greenspan si sciolse del tutto.

Infatti quando la FED annunciò a giugno che il target dei fondi federali sarebbe stato arrestato a tempo indeterminato, il mercato ruggì di un 10% e la campagna ridicola di Greenspan per sedare l'esuberanza irrazionale giunse alla fine.

Così la mania che presto avvolse Wall Street divenne la bolla il cui nome non poteva essere pronunciato.

Peggio ancora, i suoi pensieri sulla questione erano un'ammissione che nel perseguire la sua agenda di gestione della prosperità e di "effetto ricchezza a cascata", la FED aveva perso il senso della sua missione: mantenere la moneta solida e una disciplina finanziaria.

Così facendo, era ormai diventato un vassallo interamente di proprietà degli speculatori di Wall Street e dei trader fast money. O come Greenspan spiegò: "Gli investitori stavano impartendo una lezione alla FED."

Accidenti se gliel'hanno impartita. La FED non osa rischiare un attacco a Wall Street — altrimenti avrebbero fine i suoi sforzi di stimolare l'economia attraverso il cosiddetto "effetto ricchezza a cascata" nel mercato azionario.

Invece meglio lasciare che le bolle facciano il loro corso e poi entrare con idranti monetari quando queste bolle "irrazionalmente esuberanti" alla fine scoppiano.

Questo è quello che è accaduto dopo il marzo del 2000. Nel corso dei 32 mesi successivi, il Nasdaq 100 è calato del 78%.

Infatti a febbraio del 2016 il Nasdaq 100 era pari a 4130. Così dopo 16 anni era inferiore del 10% in termini nominali e del 30% in termini reali rispetto a quanto iniziò il triste mandato di Greenspan due decenni prima.

Inutile dire che gli investitori retail sono stati spazzati via quando la prima bolla di Greenspan è scoppiata alla fine del secolo scorso. Alcuni di loro si sono lasciati abbindolare un'altra volta dopo che il Maestro decise di raddoppiare la sua follia dotcom e tirare fuori dai guai Wall Street con 30 mesi continui di riduzione dei tassi di interesse — portando il tasso dei Fed Funds fino alla cifra senza precedenti dell'1.0% a giugno del 2003.

Ciò scatenò la mania immobiliare naturalmente, che alla fine portò il mercato ad un altro picco storico nell'ottobre 2007. Poi arrivò il secondo schianto tra l'autunno e l'inverno del 2008-09, quando il 55% del valore dell'indice S&P 500 scomparve in circa 25 giorni di trading.

Quegli investitori che si erano avventurati di nuovo in quello che era ormai diventato un casinò, alzarono i loro scudi per la seconda volta in otto anni. In realtà, la maggior parte dei baby-boomer ha visto evaporare i propri risparmi nel casinò.

Inoltre ciò che resta oggi nei mercati azionari sono principalmente i giocatori d'azzardo negli hedge fund, i trader in ETF ed i robo-trader. E la loro capacità d'esuberanza irrazionale supera di gran lunga quella che esisteva nel dicembre 1996.

Tale tesi è stata riproposta durante l'eruzione del mercato di ieri, quando sono stati incrociati in pochi secondi circa $3.5 miliardi di contratti e-mini, spingendo il mercato in una frenesia di acquisti; e frenesia è il termine corretto, perché è stato comprato di tutto — obbligazioni, azioni, oro e VIX.

Ovviamente non esiste una teoria razionale in base alla quale queste quattro classi di asset dovrebbero vedere offerte d'acquisto tutte allo stesso tempo. Ma ancora una volta, l'eruzione di ieri non era razionale; era un'esuberanza irrazionale con gli steroidi — un'orgia maniacale di ordini di acquisto scollegati dal mondo reale. E ciò include il Grande Stimolo Fiscale di Trump che è del tutto delirante, come abbiamo dimostrato ormai per diverse settimane.

Ma il punto qui non è solo avvertire che un altro grande crollo del mercato azionario è imminente. Al di fuori di qualche migliaio di giocatori d'azzardo a Wall Street, tale shock imminente è abbastanza evidente agli osservatori più attenti.

Le bolle in serie dell'era Greenspan hanno dato origine ad una forma mutante d'ingegneria finanziaria. Proseguirà fino al termine della Finanza delle Bolle creata dalla FED, momento in cui l'America potrà tornare ad investimenti reali e posti di lavoro reali, non ciò che prevale oggi.

Nel frattempo siamo nel bel mezzo di una baldoria di rapporti prezzi/utili (PE) scollegati dall'economia globale e senza alcuna relazione con i profitti reali.

Gli utili segnalati dell'indice S&P 500 hanno raggiunto un picco nel 3° trimestre 2014 a $106 per azione. I risultati per il terzo trimestre 2016 erano a $89 per azione, segnando l'ottavo trimestre consecutivo di declino.

Quindi gli utili sono in calo del 16% rispetto al terzo trimestre 2014 — anche se il mercato azionario è cresciuto di quasi il 14% rispetto allo stesso periodo di riferimento. La magia, naturalmente, è nell'espansione del rapporto PE. Era già al 18.5X nel settembre 2014, ma attualmente è pari al 25X.

Questi sono numeri davvero esorbitanti — nonostante gli sforzi interminabili dei broker di Wall Street che suggeriscono il contrario.

Nel corso dei 17 trimestri di ripresa tra la metà del 2010 ed il terzo trimestre 2014, la media finale dei multipli PE era solo 16.0X.

Detto in modo diverso, il mercato è ora oggetto di una valutazione superiore del 60% rispetto al periodo in cui il pompaggio monetario era più intenso. Cioè, i giocatori d'azzardo ed i robo-trader hanno raddoppiato le scommesse in quello che era già un mercato azionario enormemente gonfio.

Il casinò è veramente impazzito. Di conseguenza il caos finanziario dell'ultima volta si dimostrerà solamente l'antipasto di quello che ci aspetta.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/