venerdì 22 luglio 2022

Si sta addensando una tempesta perfetta sul settore bancario

 

 

di Alasdair Macleod

Ora che i tassi d'interesse stanno salendo e hanno ancora molta strada da fare, il sistema bancario globale deve affrontare una crisi di portata come nessun'altra nella storia finanziaria. Le banche centrali, cariche di titoli finanziari acquisiti attraverso il QE, affrontano perdite crescenti e le loro passività di bilancio sono ora significativamente maggiori rispetto ai loro attivi, una condizione che nel settore privato viene definita bancarotta. Dovranno essere ricapitalizzate urgentemente per conservare la credibilità.

Inoltre le autorità di regolamentazione bancaria hanno commesso un errore madornale nella supervisione del sistema bancario commerciale, concentrandosi quasi esclusivamente sulla liquidità dei bilanci bancari come principale determinante dell'esposizione al rischio. E nelle poche occasioni in passato in cui hanno chiesto alle banche di aumentare il capitale proprio (equity), è sempre stato attraverso la creazione di azioni privilegiate e pseudo-azioni per evitare di intaccare i veri azionisti. La conseguenza: il livello di leva finanziaria per gli azionisti di common equity nelle banche di importanza sistemica globale è salito a livelli senza precedenti.

Le autorità di regolamentazione possono sentirsi a proprio agio con il loro approccio nei confronti della liquidità, ma hanno ignorato la certezza periodica di una contrazione del credito bancario e le conseguenze per gli interessi azionari delle banche. Nel frattempo le G-SIB hanno rapporti tra asset e common equity che superano le cinquanta volte, addirittura alcune nella zona Euro oltre i settanta. Non sorprende che la maggior parte delle G-SIB siano valutate sui mercati azionari con sconti sostanziali rispetto al valore contabile.

Le G-SIB hanno accumulato un'esposizione eccessiva agli asset finanziari, sia in bilancio che come garanzia per prestiti. Con i feroci mercati ribassisti ora evidenti e ulteriori rialzi dei tassi d'interesse garantiti dal calo dei poteri d'acquisto delle valute fiat, l'unica cosa che le autorità di regolamentazione si sono battute affinché non accadesse sta invece accadendo: il credito bancario si sta contraendo in quella che potremmo definire una tempesta perfetta.

Il recente avvertimento di Jamie Dimon, secondo cui la sua banca (JPMorgan Chase) deve affrontare le condizioni di un uragano, conferma la mia tesi. Le banche centrali, in bancarotta in tutto tranne che nel nome, avranno il compito di salvare intere reti di banche commerciali, fallite a causa di un crollo del credito bancario.


Perché i mercati stanno crollando?

Sta diventando chiaro che gli asset finanziari si trovano in un mercato ribassista, trainati dai persistenti aumenti degli input alla produzione e dei prezzi al consumo, i quali a loro volta stanno spingendo al rialzo i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari. Finora gli investitori sono stati riluttanti a perdere la fiducia nelle banche centrali, le quali hanno svolto un ruolo fondamentale nel sostenere i mercati finanziari, ma tale fiducia sarà messa sotto esame man mano che si svilupperà una carenza di cibo a livello mondiale.

Abbiamo prove crescenti che il credito bancario si stia contraendo, o è sul punto di farlo. Questo è stato il messaggio forte e chiaro scaturito dalla recente dichiarazione di Jamie Dimon riguardo le condizioni economiche deteriorate e i suoi commenti su ciò che JPMorgan Chase sta facendo a tal proposito. Raramente riceviamo da personaggi di tale spicco un avviso così chiaro su un cambiamento nelle politiche di prestito, che sappiamo sarà condiviso da tutti i suoi concorrenti. E il fatto che l'economista senior di JPM abbia avuto il compito di replicare alla dichiarazione di Dimon indica che la FED, o forse i colleghi di Dimon, sanno che non avrebbe dovuto rendere pubbliche le loro più grandi paure.

Il credito bancario in contrazione finisce sempre per scatenare una crisi di qualche tipo. Con una media a lungo termine di dieci anni, questo ciclo del credito bancario è stato eccezionalmente lungo. Prima ancora di considerare i fattori specifici alla base di suddetta contrazione, possiamo supporre che quanto più lungo è il periodo di espansione del credito che lo precede, tanto maggiore sarà il crollo dell'attività economica che ne consegue.

Non solo questo è il picco di un'espansione ciclica del credito bancario, ma è anche una tendenza più ampia messa in moto a metà degli anni '80. Dopo l'inflazione degli anni Settanta, che si concluse con l'abbandono dell'accordo di Bretton Woods, fu necessario escogitare un modo per garantire la stabilizzazione delle valute fiat in un contesto di tassi d'interesse più bassi. Assicurando che la domanda di dollari fosse sempre sufficiente a conservarne il potere d'acquisto, tutte le altre valute fiat che sarebbero state ancorate in modo approssimativo al biglietto verde avrebbero ugualmente conservato il potere d'acquisto senza il sostegno di tassi d'interesse elevati.

Consciamente o inconsciamente, i pianificatori monetari centrali hanno implementato una variazione sul Dilemma di Triffin. Robert Triffin era un economista che negli anni '60 sottolineò che una valuta di riserva avrebbe dovuto garantire che esistesse un'offerta sufficiente per svolgere tale ruolo. Concluse che il fornitore della valuta di riserva avrebbe dovuto attuare politiche monetarie irresponsabili a breve termine per garantire che l'offerta fossesempre disponibile, a probabile deterioramento delle prospettive economiche e monetarie a lungo termine.

A metà degli anni Ottanta i pianificatori monetari centrali misero in atto il meccanismo descritto da Triffin. Il governo degli Stati Uniti avrebbe avuto un deficit pubblico crescente, come aveva spiegato Triffin, e il credito bancario in dollari sarebbe stato ampliato. La creazione di credito bancario al di fuori del sistema bancario statunitense sarebbe stato consentito attraverso il mercato degli eurodollari. Inutile dire che la crescita del sistema bancario ombra non avrebbe avuto freni.

Le principali banche sono state incoraggiate a ingaggiare broker, assorbendoli infine nelle loro operazioni quotidiane. Si trattava del big-bang di Londra, seguito dall'annullamento del Glass-Steagall Act per consentire alle banche americane di avviare attività d'intermediazione e investment banking nei loro mercati nazionali e offshore. Lo scopo della finanziarizzazione del dollaro era garantire che ci fosse sempre una domanda speculativa e di portafoglio per esso.

Tale linea di politica ha fondamentalmente ribaltato il modo in cui si comportano i mercati liberi, rendendoli sempre più guidati dalle politiche sui tassi d'interesse delle banche centrali anziché da fattori non finanziari. La preferenza temporale è diventata progressivamente meno importante rispetto alla linea di politica della FED. Ogni volta che il dollaro è stato svalutato, quando il tasso d'interesse è stato abbassato quando invece doveva salire, la FED ha incoraggiato l'acquisto di portafogli esteri. I tassi d'interesse più bassi hanno aumentato i flussi di valuta e credito negli asset finanziari invece di svalutare la valuta nell'economia non finanziaria.

Non era un sistema perfetto, perché i prezzi di beni e servizi aumentavano lo stesso a riflesso dell'espansione del denaro e del credito, ma a un ritmo più lento di quanto ci si potesse aspettare, data la maggiore quantità di circolante. Inoltre i metodi di calcolo applicati agli indici dei prezzi al consumo hanno avuto tutti l'effetto di ridurre, a livello nominale, il ritmo degli aumenti dei prezzi. Ed era nell'interesse di tutti accettare questo sistema perpetuo di creazione di ricchezza.

Pertanto la creazione di ulteriore credito bancario è stata indirizzata sempre più nella speculazione finanziaria in mercati obbligazionari e azionari. C'erano bolle, come le dotcom alla fine degli anni '90 e nel finanziamento dei mutui prima della crisi finanziaria del 2008/09. Nonostante queste parentesi recessive, le autorità statunitensi si sono assicurate che i flussi d'investimento globali sostenessero gli interessi finanziari statunitensi. Così è stato creato una sorta di effetto ricchezza in America e di conseguenza nelle giurisdizioni dei suoi principali alleati attraverso l'internazionalizzazione delle valutazioni. E nella misura in cui l'espansione del credito ha gonfiato i prezzi degli asset finanziari, suddetto effetto ricchezza è stato per lo più circoscritto all'interno dell'economia finanziaria e non è stato registrato negli indici ufficiali dei prezzi al consumo.

Ma questa era una ricchezza fasulla, e man mano che i mercati sono diventati sempre più saturi, i tassi d'interesse sono scesi al punto da scomparire del tutto. Ma come osservò Triffin, le politiche per garantire che una valuta sia disponibile come riserva mondiale sono economicamente distruttive nel lungo periodo e la tendenza messa in moto dal big bang di Londra in poi si è ora conclusa con la salita dei tassi d'interesse. Ciò equivale a un super ciclo di espansione del credito bancario che sicuramente si concluderà in modo più drammatico di un singolo ciclo, pertanto ci si può aspettare che questo mercato ribassista e i suoi problemi sistemici siano di un'entità maggiore rispetto a quelli delle dotcom e del fallimento Lehman.

Con i tassi d'interesse molto al di sotto del ritmo di aumento dei prezzi, che è principalmente la conseguenza della precedente svalutazione monetaria, le perdite si stanno ora accumulando per tutti coloro che hanno accettato la storia della finanziarizzazione e non sono riusciti a uscirne. In cima all'elenco di attività che falliranno ci sono le stesse banche centrali che hanno aumentato l'espansione monetaria con l'acquisizione di sostanziali portafogli obbligazionari attraverso il quantitative easing. Tali asset stanno ora crollando di valore, spazzando via il patrimonio netto delle banche centrali. Queste ultime dovranno essere ricapitalizzate prima di poter affrontare i problemi di un diffuso collasso sistemico nella rete delle banche commerciali.


Come ricapitalizzare una banca centrale

Una banca centrale, per definizione, ha il compito principale di emettere banconote per la pubblica circolazione. Una banconota è un'espressione dei passivi di una banca centrale che le emette; è una nota di credito al portatore.

Ai tempi del gold standard, la banca centrale era pronta a rimborsare le sue banconote in metallo prezioso su richiesta. Da qui le parole, ad esempio, sulle dieci sterline: "Prometto di ripagare al portatore su richiesta la somma di dieci sterline", firmata dal capo cassiere. Anche se con ogni nuova emissione di banconote, quella promessa diventava sempre meno realizzabile...

Supponendo che la banca centrale mantenesse riserve di monete sufficienti, stabilite da Sir Isaac Newton a non meno di un minimo del 40% dell'emissione di banconote, allora il rischio di fallimento era minimo e le banconote circolavano come sostituti credibili delle monete d'oro o d'argento, a seconda della norma pertinente.

Ma in seguito al Great Recoinage inglese del 1696, quando furono introdotti i bordi fresati per prevenire la tosatura delle monete, si sviluppò una carenza di monete d'argento, costringendo la Banca d'Inghilterra a sospendere i rimborsi in metallo delle sue banconote. La fiducia nel valore delle sterline scese e passarono di mano a prezzo scontato. La Banca d'Inghilterra dovette essere ricapitalizzata, azione autorizzata da atto del Parlamento: la BoE creò un prestito per il Tesoro inglese e poi venne riapplicato al bilancio della BoE come investimento in essa, con interessi all'8%. Pertanto la Banca d'Inghilterra disponeva di un attivo sotto forma di prestito dal Tesoro inglese e di una corrispondente passivo sotto forma di sottoscrizione di capitale da parte del Tesoro inglese.

Lo stesso metodo di ricapitalizzazione verrebbe applicato oggi, presumibilmente per un capitale aggiuntivo sotto forma di capitale proprio. La FED ha di recente ammesso che le perdite non realizzate sulle obbligazioni nel suo bilancio erano pari a $330 miliardi a fine marzo, cosa che ha spazzato via il suo patrimonio netto di bilancio di soli $50 miliardi. Da allora i rendimenti obbligazionari sono saliti di un ulteriore 1%, portando il deficit a quasi $500 miliardi. Ma nel caso della FED vanno notate due differenze rispetto alle altre banche centrali. In primo luogo, il profilo del debito del Tesoro statunitense è in media a scadenza più breve rispetto ad altre economie avanzate con livelli elevati di debito pubblico, confermato dall'intenzione della FED di trattenere il debito fino alla scadenza anziché venderlo. Ciò significa che la volatilità dei prezzi è ridotta. E in secondo luogo, parte del debito è di agenzie governative (es. Fanny Mae, Ginny Mae e Freddy Mac) che sui rimborsi anticipati dei mutui distribuiscono i pagamenti ai detentori di titoli garantiti da ipoteca. Infatti il profilo delle scadenze viene accorciato da questi rimborsi, aumentando il loro rendimento e riducendo la loro volatilità nozionale.

Altre banche centrali non hanno questi vantaggi, almeno non nella stessa misura. La Banca d'Inghilterra ha estorto una garanzia dal Tesoro del Regno Unito per coprire eventuali perdite derivanti dai suoi acquisti di Gilt (obbligazioni sovrane inglesi), che sono tutti detenuti in una società veicolo. Di conseguenza la BoE non è tenuta a registrare alcuna esposizione di bilancio all'aumento dei rendimenti obbligazionari inglesi. Invece la Bank of Japan e la BCE si trovano in una situazione completamente diversa e quindi la loro capacità di sottoscrivere le loro reti di banche commerciali è estremamente ridotta.


I bilanci delle G-SIB sono notevolmente peggiorati

Le banche d'importanza sistemica mondiale, le G-SIB, sono obbligate dai regolamenti di Basilea ad avere riserve di liquidità aggiuntive, a riflesso della loro esposizione transfrontaliera. Ci sono trenta di queste banche, una delle quali, Group BPCE, non è quotata in borsa, quindi è omessa dal nostro elenco. La tabella seguente mostra la condizione finanziaria delle restanti banche, elencate dall'attivo più alto all'attivo più basso rispetto al rapporto di common equity.

Si precisa che nella tabella non sono ammesse forme di capitale primario diverse dalle azioni ordinarie. Di conseguenza i rapporti price to book non tengono conto delle azioni privilegiate e di altre forme di capitale regolamentare, ove esistenti. Dal punto di vista di un regolatore, queste altre forme di capitale riducono sostanzialmente il livello di ingolfamento di bilancio (gearing). Di conseguenza, agli occhi dell'autorità di regolamentazione, Deutsche Bank sembra essere indebitata venti volte i suoi attivi, ma per quanto riguarda gli azionisti comuni, la nostra tabella ci dice che la cifra è più vicina a settanta. Stiamo prendendo in considerazione la posizione del sottostante, o solo degli azionisti comuni, su cui è o dovrebbe concentrarsi la gestione di una banca.

Inoltre, mentre la maggior parte dei bilanci è per dicembre 2021, alcune banche in diverse giurisdizioni hanno altre date e convenzioni contabili. E le cifre relative al numero di azioni e al totale degli attivi vengono prelevate da Internet (Yahoo Finance) e non dai conti certificati riportati dalle stesse banche.

Essendo stata ammessa la possibilità di errore, vedere banche con rapporti oltre venti volte tra patrimonio e capitale proprio per i loro azionisti ordinari, per non parlare delle due G-SIB francesi a più di settanta, è a dir poco sbalorditivo.

Questa situazione è principalmente la conseguenza della regolamentazione bancaria. Le riserve di liquidità aggiuntive richieste dal Comitato di Basilea per le G-SIB sono contenute all'interno del bilancio, sia nelle fonti di finanziamento che nella natura di asset detenuti. Inoltre queste G-SIB sono tenute a rispettare le normative di Basilea 3 in vigore, in particolare i rapporti di finanziamento stabili netti; nonostante ciò la metrica di rischio più semplice e importante di tutte, la relazione tra il patrimonio di una banca e il suo capitale azionario comune, è stata del tutto ignorata. Ma i mercati non vengono ingannati così facilmente e si può vedere che in termini generali maggiore è la leva finanziaria per gli azionisti comuni, maggiore è lo sconto sul valore contabile delle azioni.

Particolarmente preoccupante è l'accumulo di rischi, con la coorte G-SIB dell'Eurozona più vulnerabile agli shock, seguita da vicino dalle tre banche giapponesi. Il fatto che le banche in queste due giurisdizioni siano i gruppi con la maggiore leva finanziaria è in parte una conseguenza dei tassi d'interesse negativi. I margini di credito sono stati fortemente compressi e, fintanto che le normative bancarie sono rispettate, la direzione di queste banche è stata incoraggiata a mantenere la redditività aumentando la leva sul credito.

Inoltre, come discusso di seguito, la stessa Banca Centrale Europea e la stessa Banca del Giappone dovranno essere ricapitalizzate se vogliono sottoscrivere le perdite nel settore bancario commerciale che emergeranno sicuramente con l'aumento dei tassi diinteresse e la contrazione del credito bancario.

Sulla carta, le G-SIB statunitensi sono il gruppo meno indebitato, dopo le due G-SIB canadesi. Ma tenete a mente che la contrazione del credito bancario, che è stata segnalata da Jamie Dimon di recente, è progettata per riportare i coefficienti patrimoniali per gli azionisti comuni a ben meno di dieci volte.


La posizione impossibile della BCE

La realtà economica e le politiche monetarie della BCE solo occasionalmente hanno avuto una relazione tangenziale, la BCE infatti si è fatta strada prepotentemente sui mercati. La falsità della sua posizione viene ora smascherata.

Non solo vengono smascherati gli errori nelle sue politiche monetarie, ma anche il suo presupposto di base: ignorare la gente comune nelle economie reali degli stati membri, verità venuta a galla con la guerra in Ucraina. Le banche della zona Euro devono far fronte a costose cancellazioni delle loro esposizioni ucraine e russe, e questi sono problemi condivisi da entità non finanziarie di fronte a un rallentamento economico mondiale. Gli impatti economici e finanziari sull'Eurozona sono significativi.

Chiaramente i prestiti deteriorati stanno rapidamente diventando un problema. Inoltre l'energia, il cibo e l'aumento dei prezzi alla produzione peggioreranno notevolmente la situazione nei prossimi mesi. La capacità delle banche dell'Eurozona di sopravvivere a tutti questi venti contrari sarà sempre più messa in discussione. Le notizie qui sono estremamente cupe, con rapporti alle stelle tra patrimonio netto e attivi per le G-SIB dell'Eurozona. Le banche locali, sulle quali ricadrà la maggior parte dell'onere non finanziario delle inadempienze creditizie dell'Eurozona, non saranno così fortemente indebitate, essendo gestite principalmente da responsabili locali e regionali assennati, ma con le condizioni in via di deterioramento che l'Eurozona deve affrontare, anche rapporti tra attivi e capitale proprio di appena dieci volte potrebbero rivelarsi fatali per il futuro di una banca.

Per quanto riguarda i loro azionisti, le G-SIB dell'Eurozona sono la coorte bancaria con la maggiore leva finanziaria. Di fronte all'aumento dei tassi d'interesse e a una contrazione del credito bancario, è probabile che i primi fallimenti siano tra queste banche. La capacità della BCE e della sua rete di banche centrali nazionali di resistere a una tempesta del genere sarà messa alla prova e quasi sicuramente sarà debole.

A fine 2021 il bilancio della BCE mostrava un attivo di €8.466 miliardi e un capitale sociale di €109 miliardi. Questo è un rapporto tra attivi e capitale degli azionisti di 78 volte. Un rapporto elevato è tollerabile per una banca centrale fintanto che si attiene all'emissione di banconote, ma lo scorso dicembre la BCE aveva accumulato anche titoli di stato europei e di altro tipo per un totale di €4.886 miliardi.

Da fine anno a oggi, il valore di queste obbligazioni è fortemente diminuito, come mostrato nella seguente tabella.

Ovviamente la BCE avrà acquistato obbligazioni più di alcuni Paesi piuttosto che di altri. Inoltre l'utilizzo di queste informazioni per stimare approssimativamente l'effetto dell'aumento dei rendimenti obbligazionari sul bilancio della BCE ignora gli acquisti successivi, ma supponendo una perdita media del 25% sulle sue partecipazioni obbligazionarie a fine dicembre, c'è una perdita da questa sola fonte di €1.222 miliardi. Questa è una cancellazione della valutazione di oltre undici volte il conto capitale della BCE.

Inoltre, con l'inflazione dei prezzi nell'Eurozona che si è attestata all'8,1% e con lo sviluppo di una crisi energetica e alimentare, i rendimenti obbligazionari saliranno significativamente al di sopra dei livelli attuali. E questo prima che i mercati internazionali impongano premi di rischio su quella che è una situazione in continuo deterioramento. Una ricapitalizzazione della BCE è urgente, prima che sia chiamata, insieme alle banche centrali nazionali (BCN, che sono similmente insolventi), a intraprendere il salvataggio delle G-SIB dell'Eurozona. Possiamo vedere dal loro alto indebitamento che probabilmente saranno le prime vittime della contrazione del credito bancario.

Ma la BCE si trova nella sfortunata posizione di non avere un azionista di governo con cui ricapitalizzarsi secondo le linee suggerite in precedenza in questo articolo. Invece i suoi azionisti sono le banche centrali nazionali, che a loro volta hanno problemi di bilancio simili. E poiché il problema dell'insolvenza della BCE sta diventando di dominio pubblico, saranno le BCN che si rivolgeranno ai loro governi per iniezioni di capitale prima ancora che possano prendere in considerazione la sottoscrizione di azioni della BCE.

La maggior parte dei governi dell'Eurozona può probabilmente essere persuasa lungo questa linea d'azione, ma, in quanto maggiore azionista della BCE, la Bundesbank ha un ulteriore problema in quanto le spettano €1.135 miliardi netti dalle altre BCN e dalla stessa BCE attraverso il sistema TARGET2. A meno che questo problema non venga affrontato in modo deciso, è probabile che la legislazione delega subirà un ritardo nel Bundestag e potrebbero esserci anche sentenze ostruttive della Corte costituzionale federale con cui confrontarsi

Non ci sono opzioni facili. È possibile quindi concepire un fallimento sistemico a livello di sistema bancario centrale che va a minacciare l'esistenza stessa dell'euro. I mercati dei cambi saranno brutali a tal proposito.


La Banca del Giappone è in seria difficoltà

La Bank of Japan va avanti con i QE sin dal 2000 e ad oggi ha accumulato l'80% degli ETF del Paese per un ammontare di ¥52.000 miliardi ($420 miliardi), oltre a ¥538.000 miliardi ($3.700 miliardi) in acquisti di obbligazioni. Tali investimenti sono stati iscritti al costo nel bilancio della BoJ. Le perdite combinate ammontano a circa ¥14.000 miliardi ($104 miliardi) da fine anno rispetto a un capitale di bilancio composto da azioni e riserve di ¥4.700 miliardi ($35 miliardi ). Questo è un rapporto in rapido aumento tra passività nette e capitale di 3:1.

La Banca del Giappone sta cercando di salvarsi da ulteriori imbarazzi finanziari assicurando che i rendimenti obbligazionari non saliranno ulteriormente. Ha tracciato una linea nella sabbia per il rendimento del decennale giapponese allo 0,25% e ha ripulito il mercato a questa scadenza. Il prezzo è ora nel regno di Unto Dunto: quello che la BoJ dice che è il prezzo, è il prezzo.

Il costo è stato la debolezza dello yen, che ora sta accelerando. Il grafico seguente mostra lo yen quotato in dollari.

L'unica soluzione a questo problema è che la Banca del Giappone ammetta la follia della sua linea di politica, si ricapitalizzi usando lo stesso metodo della Banca d'Inghilterra nel 1697 e consenta al mercato d'impostare i rendimenti obbligazionari.

Tuttavia consentire un aumento dei tassi d'interesse comporterà ulteriori problemi per le banche commerciali giapponesi, che a livello di azionisti sono fortemente indebitate, come illustra la tabella seguente.

Il fatto che queste banche abbiano un'elevata leva finanziaria si riflette nel loro prezzo rispetto al valore contabile, che è soggetto a sconti sostanziali. E non c'è da stupirsi: queste cifre minacciano di cancellare il loro patrimonio prima che possano considerare le conseguenze del crollo dei valori delle garanzie sui prestiti.


Anche la Banca d'Inghilterra è in grossi guai

Le dichiarazioni dell'attuale Governatore riflettono le illusioni politiche dei suoi colleghi internazionali. Per essere onesti con Andrew Bailey, anche l'Office for National Statistics ha la testa sotto la sabbia per quanto riguarda l'economia interna e i consigli su cui si basa il Tesoro inglese. Questa citazione illustra il punto:

“[...] produciamo una previsione a medio termine. Al di là dei primi due anni della previsione, di solito presumiamo che l'inflazione torni all'obiettivo del 2%. Il percorso dell'inflazione per tornare a tale obiettivo, dopo le nostre previsioni a breve termine, è informato da modelli statistici per i singoli elementi dell'IPC che sono influenzati dalle nostre previsioni per il costo unitario del lavoro, i tassi di cambio e l'output gap.”

La profondità dell'analisi  dell'ONS non è altro che quella delle tre scimmiette e, cosa preoccupante, le sue previsioni sono come quelle in tutto il mondo occidentale fatte da altri governi e dalle loro agenzie monetarie.

La Banca d'Inghilterra ha anticipato il problema del crollo dei prezzi delle obbligazioni, che avrebbe indebolito il suo bilancio, quando ha ottenuto un accordo dal Tesoro inglese secondo cui in cambio della rimessa di tutti i dividendi dei Gilt, quest'ultimo si sarebbe sobbarcato tutti i profitti e le perdite sui Gilt acquisiti tramite la politica monetaria. Il bilancio della BoE li detiene legittimamente a nome di una società veicolo ed è quindi in una posizione migliore rispetto ad altre banche centrali esposte al rischio del prezzo delle obbligazioni.

Quando osserviamo i rendimenti dei Gilt, sono chiaramente fuori equilibrio con quelli dei Treasury statunitensi. Ad oggi il decennale statunitense rende il 3,42% e quello inglese il 2,52%. Nel nostro mondo fatto di valute fiat, si presume normalmente che ci dovrebbe essere un premio di rischio per i detentori di asset a tasso fisso rispetto a quelli denominati nella valuta di riserva mondiale. Il prezzo del debito pubblico del Regno Unito si riflette nelle valute estere, nel tasso di cambio GBP.

Poiché il mondo finanziario crolla sotto l'inesorabile salita dei tassi d'interesse, ci si può aspettare un aumento dei rendimenti dei Gilt maggiore rispetto ai Treasury statunitensi. Per ora il prezzo sta indebolendo il tasso di cambio, ma ci si può aspettare che i mercati valutino le politiche sui tassi d'interesse della BoE più indietro rispetto a quelle della FED.

Le tre G-SIB britanniche sono in una posizione scomoda per questi eventi, con gli azionisti Barclays e Standard Chartered fortemente indebitati.

La Banca d'Inghilterra è in una posizione migliore per sottoscrivere le insolvenze delle sue G-SIB rispetto ad altre banche centrali, perché non ha bisogno di ricapitalizzarsi per farlo. Ma dato che Londra è il centro finanziario globale con esposizione all'UE, un problema bancario sistemico è una certezza assoluta.


Come risponderà la FED ai problemi mondiali?

Fatta eccezione per Citi, i rapporti tra asset e common equity per le G-SIB statunitensi sono tra i più bassi. È quindi improbabile che una crisi bancaria sistemica abbia origine negli Stati Uniti, ma attraverso la valuta di riserva mondiale le G-SIB statunitensi sono interconnesse con tutti le altre. C'è un affidamento quasi totale sulla regolamentazione bancaria per ridurre al minimo tal rischio.

La misura in cui le banche centrali si affidano alle autorità di regolamentazione e ai loro stress test per assolverle dalle responsabilità è una questione importante. Poiché la regolamentazione bancaria era stata separata dalla Banca d'Inghilterra, prima che la Lehman andasse in bancarotta la BoE non era a conoscenza dei rischi che comportavano le cartolarizzazioni per il sistema finanziario. Questo errore è stato corretto, ma la regolamentazione bancaria è ancora compartimentata all'interno della BoE.

Si sospetta che questo sia vero anche in altre giurisdizioni, compresi gli Stati Uniti. Organismi di regolamentazione che effettuano prove di stress e la centralizzazione della regolamentazione globale secondo le regole del Comitato di Basilea offrono un certo conforto alla burocrazia della FED, la quale sta contenendo con successo i rischi sistemici.

Da nessuna parte in tutta l'attività di regolamentazione vediamo un'enfasi diretta sui rapporti tra asset e common equity. Vediamo invece restrizioni sulla capacità di bilancio, ma queste sono stabilite da misure di liquidità e rischio di prestito, non dalle dimensioni del capitale di una banca. Spiega perché, con margini compressi da politiche di tassi minimi e persino negativi, le banche commerciali sono state autorizzate, persino incoraggiate, ad espandere i propri bilanci senza ulteriore common equity degli azionisti. Il capitale di classe uno è rafforzato con altri mezzi. Spiega inoltre perché alcune G-SIB hanno persino riacquistato le proprie azioni, presumibilmente osservando lo sconto per contabilizzare i valori, senza che le autorità di regolamentazione dicessero una parola a riguardo.

Quindi dovremmo concludere che la struttura del sistema di regolamentazione potrebbe aver accecato la FED, la Banca dei Regolamenti Internazionali e le altre principali banche centrali occidentali di fronte alle conseguenze della contrazione del credito bancario. I tassi d'interesse sono stati lasciati salire tardivamente dalla FED, come abbiamo visto con l'aumento di ¾ di punto di ieri. Con un IPC pesantemente alterato, che mostra prezzi in aumento del 10% e oltre, un tasso di riferimento all'1,5%-1,75% è una bazzecola. È destinato a salire notevolmente, facendo crollare i valori delle obbligazioni e delle garanzie finanziarie. Porterà a una crisi dei mercati finanziari e dato che le banche commerciali nell'Eurozona e in Giappone possiedono una leva finanziaria estremamente elevata, ci si può aspettare che ciò accada molto presto.

A meno che la FED non sia disposta a lasciare che i mercati risolvano questo pasticcio, una linea di condotta che possiamo escludere a priori, l'unica risposta possibile sarà quella di inflazionare il dollaro per compensare la contrazione del credito bancario. Non ci saranno alternative, poiché la priorità della FED sarà quella di salvare il sistema finanziario e ridurre al minimo le conseguenze per l'economia americana in generale e in particolare per le finanze del governo federale. Le altre banche centrali menzionate in questo articolo dovranno seguire l'esempio, ove possibile. Aspettatevi che le linee di scambio tra di loro vengano espanse, aspettatevi che i mercati obbligazionari vengano chiusi, forse per più di un giorno o due. Come spettatori indifesi, guarderemo quanto è profondo questo abisso, temendo che non ci sia soluzione a una crisi incalzante.


Pianificare anticipatamente una fuga dal sistema monetario fiat

Con una tempesta perfetta che si sta addensando sui mercati finanziari e sulle banche, stiamo assistendo alla fine di un sistema economico globale che ha negato le realtà del libero mercato da quando il presidente Hoover credeva che il governo degli Stati Uniti potesse migliorare l'economia americana nel 1929. I suoi errori furono amplificati dall'eroe dei neo-keynesiani, Franklin Roosevelt, con il suo New Deal. Seguì una seconda guerra mondiale e una socializzazione del capitale nel dopoguerra con un gold standard ridotto ai minimi termini. Ogni fallimento è stato accolto con un nuovo raddoppio dell'interventismo.

E ogni fallimento ha accresciuto il potere dello stato sulla popolazione e diminuitone la libertà. L'allontanamento da un mondo di progresso, in cui le persone erano libere di scambiare i frutti del proprio lavoro con l'intermediazione del denaro sano e onesto, ha portato al crollo finale: un incombente collasso dell'intero sistema statalista.

Da quando è stato definitivamente abbandonato l'oro cinquantun anni fa, la fase finale del nostro declino è stata coperta dalla crescente finanziarizzazione delle economie occidentali, sostituendo la ricchezza sintetica a quella reale. La funzione del denaro fiat è stata quella di perpetuare questa illusione, la quale sta finalmente volgendo al termine.

Nella violenza finanziaria ed economica che stiamo affrontando, è difficile anticipare l'ordine di una serie di eventi all'interno della crisi generale. Il risultato potrebbe essere molto diverso, ma la logica suggerisce quanto segue: i tassi d'interesse saliranno fino a quando non si materializzeranno i fallimenti bancari. Nel frattempo il valore degli asset finanziari sarà sceso, probabilmente molto rapidamente. Quindi possiamo aspettarci un'espansione della politica monetaria per salvare le banche commerciali, sopprimere i rendimenti obbligazionari e finanziare l'aumento dei disavanzi pubblici.

Sarà una replica del tentativo di John Law di salvare la sua bolla Mississippi trecento anni fa, tranne che questa volta è su scala globale e comprende tutto. Nel 1720 la bolla Mississippi scoppiò per prima, seguita dalle livree fiat. Nei prossimi mesi forse le valute fiat sopravviveranno inizialmente alla crisi sistemica, per crollare poco dopo. A questo lato della crisi, che è solo nella sua fase iniziale, l'euro è destinato a essere la prima valuta a crollare del tutto, non solo perché è stata progettata a tavolino, ma a causa della profondità dei problemi strutturali della BCE e dei suoi azionisti.

In queste circostanze, le autorità diventeranno quasi certamente disperate. Credono che le colpe risiedano nei mercati e cercheranno nuovi modi per reprimerli ulteriormente. Insieme ai prezzi delle materie prime, dell'energia e dei generi alimentari, possiamo aspettarci un aumento dei prezzi dell'oro e dell'argento. Le autorità risponderanno sopprimendo i prezzi come fece Diocleziano a suo tempo, vietando anche la proprietà dell'oro? Sarebbero mosse stupide, ma estremamente probabili. I mercati dell'oro potrebbero essere semplicemente chiusi, negando l'accesso a coloro che fuggono tardivamente dal denaro fiat.

I neo-keynesiani pensano ancora che possedere depositi in dollari sia la massima sicurezza. I gestori di hedge fund, anticipando i flussi di valuta, vedono prospettive di forza nel dollaro, ma questo è solo sui cambi. Dal momento che trattano solo carta, sono facilmente persuasi a vendere futures e contratti forward sull'oro e acquistare dollari. Le bullion bank che gestiscono posizioni short sono felici di incoraggiare questa tendenza.

Rappresenta un'enorme opportunità per chiunque comprenda veramente cos'è il denaro e le ragioni per cui il mondo fiat sta andando al macero. Queste poche persone capiscono che il motivo per acquistare oro fisico significa sfuggire al mondo fiat e che deve essere acquistato finché ce n'è a disposizione e soprattutto è ancora consentito farlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 21 luglio 2022

L'attacco dell'Europa contro Bitcoin è un problema di comprendonio e matematica

 

 

da Bitcoin Magazine

Un gruppo di analfabeti informatici nell'Unione Europea è riuscito a convincere il Consiglio europeo che Bitcoin è solo denaro, che i wallet Bitcoin sono veri e propri portafogli che detengono saldi di cassa reali e che dovrebbero essere regolamentati. Questo è ovviamente del tutto folle ed è un'idea nata da una profonda ignoranza.

Dal momento che non è possibile avere una discussione razionale con persone come queste, è necessario formulare e attuare un'altra strategia per affrontare questi imbecilli. Sono fissati con l'idea che Bitcoin sia solo denaro e, dal seme di questa idea sbagliata, è stato aperto un mostruoso vaso di Pandora.

Al fine di evitare gli attacchi immorali dei deliranti socialisti nell'UE, gli sviluppatori di software per wallet Bitcoin devono escogitare una strategia per rimanere fuori dal mirino dei burocrati decisi a danneggiare le attività orbitanti intorno a Bitcoin.

Ogni legge che tocca Bitcoin usa un linguaggio ingannevole come definizione e pretesto. Queste definizioni provengono da ignoranti e non da informatici o sviluppatori di software. Ricontestualizzando i wallet Bitcoin, sarà possibile sfuggire totalmente all'assalto pianificato dai legislatori dell'UE e degli Stati Uniti.

Ecco come.

Gli sviluppatori di wallet Bitcoin si sono concentrati sull'utilizzo delle convenzioni monetarie per tradurre ciò che sta accadendo in qualcosa che la gente comune può capire. Non ci sono informazioni di "gestione delle coin", o UTXO, visualizzate agli utenti nei wallet Bitcoin al consumatore: Melis, BlueWallet, Wallet of Satoshi, Samourai, Pine, Phoenix, Muun; tutto ciò è nascosto perché non è di alcuna utilità per i consumatori.

Invece un insieme di convenzioni familiari, facili da capire e semplici è stato preso in prestito dal mondo bancario per rendere il mondo Bitcoin più comprensibile alle persone normali.

Questo è il motivo per cui altri wallet Bitcoin hanno assunto l'aspetto, la nomenclatura e lo stile delle app bancarie come Halifax e Lloyds.

Di seguito è riportata un'immagine dell'app per telefono di Coinbase, che assomiglia esattamente a un'app bancaria.

Ora Airbitz:

Quando una persona normale, ignorante e analfabeta di computer nel governo dell'UE guarda qualsiasi app Bitcoin, la riconosce come uno strumento finanziario perché assomiglia esattamente alle app finanziarie con cui ha familiarità. Per quanto riguarda ciò che sta succedendo in classi molto diverse di strumenti, non ne hanno assolutamente idea. Vedono solo la superficie ed esprimono i loro giudizi basandosi solo su quella. Questo è il motivo per cui hanno una tremenda confusione riguardo Bitcoin e pensano che il saldo in un wallet Bitcoin sia analogo al saldo in un'app bancaria.

Il nocciolo della questione è uno: le due cose sono molto diverse. Le app Bitcoin vi mostrano il totale degli UTXO su cui avete il controllo in virtù del fatto che siete in possesso della loro chiave privata. È una somma di UTXO. Inoltre quel "denaro" non è sul dispositivo; quello che si trova sul dispositivo dell'utente è un'app che memorizza una chiave crittografica (una stringa di testo) che consente di firmare messaggi e trasferirli sulla rete Bitcoin. I wallet Bitcoin non contengono, né ricevono bitcoin. Vi dicono semplicemente cosa potete firmare con la vostra chiave privata sulla blockchain.

Detto questo, sto ovviamente semplificando il processo, ma tale semplificazione è più accurata del dire che un wallet Bitcoin "riceve e archivia bitcoin", cosa che non accade mai e non è mai accaduta. È anche sbagliato caratterizzare un wallet Bitcoin come "unhosted" se può firmare un messaggio su comando di un utente senza far riferimento a nessun altro. Non ci sono affatto "wallet", è solo l'ennesima analogia.

Bitcoin è un database. Non è una "rete di pagamento", né viene "inviato" alcun valore attraverso di essa. Non ci sono nemmeno "wallet". I messaggi firmati sono ciò che viene inviato alla rete affinché vengano inclusi nel database pubblico. È un database utilizzato per tenere traccia di chi controlla quali output. Non è, e non è mai stato, denaro in senso convenzionale. Solo perché le persone usano questo database come denaro non significa che Bitcoin sia denaro; solo perché le persone usano la parola "wallet" non significa che ci siano veri e propri "portafogli" che contengono bitcoin come un portafoglio di pelle che contiene contanti.

L'uso della parola "portafoglio" per il bene dell'esperienza utente è una convenzione per aiutare a rendere comprensibile la funzione principale degli strumenti. Tali convenzioni sono una scelta, non una regola e non sono nemmeno una verità universale. Ciò significa che chiunque può scegliere qualsiasi convenzione o analogia che desidera per confrontarla con ciò che accade nella propria app Bitcoin. È del tutto possibile che i commercianti di petrolio possano utilizzare la blockchain per denominare i barili di petrolio utilizzando i barili stessi come misura. Oggi un barile di petrolio vale 0,0048 bitcoin/barile. Nel wallet di un commerciante di petrolio questo sarebbe rappresentato come "100" se il commerciante avesse cento barili mostrati sul suo dispositivo e quindi assegnati alla sua chiave privata in un UTXO.

In questo scenario, che è del tutto plausibile, nessuno affermerebbe che "bitcoin è petrolio"... o forse sì? I burocrati sono completamente pazzi e il pensiero folle è quello che vi aspettereste da loro.

Melis, ad esempio, non fa altro che presentare all'utente convenzioni che possa comprendere. Non è un "wallet unhosted"; è un visualizzatore della blockchain e un dispositivo di firma. In nessun modo la forma o la forma di un wallet Bitcoin su telefono cellulare rappresenta uno "strumento finanziario". Se persone molto stupide dovessero classificare un dispositivo di firma come strumento finanziario, molti altri strumenti software verrebbero immediatamente inglobati da quella follia. Melis potrebbe orientarsi verso l'industria petrolifera domani e iniziare a chiamarsi "OilWallet". Il fatto che le persone utilizzino Bitcoin come denaro è irrilevante per la sua natura. Possono scambiarlo con altri beni e servizi, mentre "OilWallet" viene comunque utilizzato per gestire lo scambio di barili di petrolio. Comune a tutto questo è che Bitcoin è solo un database; ciò che gli viene attribuito dipende da voi e non ha nulla a che fare con la sua natura reale.

WhatsApp utilizza esattamente le stesse tecniche di crittografia di Bitcoin per autenticare gli utenti tra di loro. Avete una coppia di chiavi crittografiche che usate per crittografare, decrittografare e firmare i messaggi in modo che l'altra persona che li riceve sappia che provengono da voi e solo da voi. Agli utenti di WhatsApp non interessa come funziona tutto questo, allo stesso modo in cui agli utenti di wallet Bitcoin non viene mostrato il testo delle loro chiavi private. Il software si occupa di tutto ciò per l'utente e fornisce solo informazioni utili per lui. Nel caso di WhatsApp, le informazioni utili sono i messaggi di testo; in Bitcoin è la somma degli UTXO associati alla vostra chiave privata che vengono scritti nel database pubblico della blockchain.

"Allora qual è la risposta?" vi sento belare.

La risposta è definire i wallet Bitcoin "spettatori" e "firmatari".

Se i wallet dovessero rinominarsi come "spettatori di bitcoin", per riflettere meglio la loro funzione e prendere le distanze dal linguaggio del settore finanziario, nessuno potrebbe sostenere che sono "strumenti finanziari" o "wallet unhosted".

Questo è letteralmente ciò che fanno tutti i wallet Bitcoin: agiscono come visualizzatori o, per analogia, "finestre sulla blockchain", mostrandovi quali output sono controllabili da voi.

Quando "inviate" bitcoin a qualcuno (notate come metta "inviate" tra virgolette, perché i bitcoin non vengono mai inviati da nessuna parte; non è come il denaro canonico), non fate altro che prendere la vostra chiave pubblica (quello che viene chiamato "indirizzo bitcoin") e usare la vostra chiave privata per firmare un messaggio che garantisce il controllo di quei bitcoin all'indirizzo del destinatario. Se la convenzione del denaro canonico fosse stata portata alla conclusione logica, gli indirizzi Bitcoin avrebbero potuto essere chiamati "numeri di conto Bitcoin". Firmare un messaggio ha più in comune con i contratti che con la gestione del denaro e demolisce ulteriormente l'assurdo e immaginario "conto bancario svizzero in tasca". Inviare, ricevere, depositare, pagare, conto: tutte queste parole devono essere abolite dalle interfacce dei wallet Bitcoin, dal lessico Bitcoin e dalla nomenclatura generale, altrimenti continuerà la sconsiderata, pericolosa e molto dannosa fusione di Bitcoin con il denaro canonico.

Quando questi messaggi vengono trasmessi per essere aggiunti alla blockchain, o dal vostro nodo, che è una copia di tutti i messaggi incorporati nella blockchain, vengono incorporati una volta che la rete di amministratori del database decide che l'aggiunta è valida. "Amministratori del database" non "miner". State iniziando a capire? L'estrazione mineraria è l'attività di quelle aziende che estraggono metalli preziosi dalla terra, metalli preziosi come l'oro, che in realtà è fondamentalmente denaro, a differenza di Bitcoin. Tutte queste analogie e il linguaggio del mondo finanziario devono essere aboliti dal lessico Bitcoin.

Una volta che il messaggio viene validato dalla rete, il visualizzatore della blockchain sarà in grado di vedere che la firma che avete creato è stata aggiunta al database pubblico e la somma dei vostri UTXO sarà inferiore rispetto a prima dell'invio del messaggio. Nell'attuale convenzione dei wallet, questo è espresso come un unico numero, a volte giustapposto con una conversione in denaro fiat con il segno "approssimativamente uguale a" (≈). Tutto questo serve per aiutarvi a capire, ma non è un riflesso di ciò che sta realmente accadendo, né un prerequisito o una necessità assoluta.

Esistono già strumenti a tal proposito, come la modalità "transazione avanzata" di Melis. Inoltre con Melis è possibile inviare messaggi criptati attraverso le vostre chiavi private, oltre a poterne verificare l'integrità. Dal punto di vista della notarizzazione, ad esempio, è qualcosa di straordinario.

Secondo il pensiero bizzarro, irrazionale e stupido dell'UE, Melis è un'"applicazione di servizi finanziari unhosted" perché mostra un saldo in bitcoin come un unico numero. Se non è un'applicazione di servizi finanziari, perché non dovrebbe farlo? Dichiareranno che uno strumento che controlla un database sia un "wallet?" Nessuno si sta ponendo queste domande perché non capisce come funziona Bitcoin.

Alla fine ci sarà un caso alla Corte Suprema degli Stati Uniti per costringere i legislatori stupidi a obbedire ai loro giuramenti e smettere di interferire con la libertà di parola degli sviluppatori di software americani. Bitcoin non è principalmente denaro, è linguaggio, e nessun legislatore può interferire con la libertà di parola dei cittadini statunitensi. Di più su questo tema in "Why America Can't Regulate Bitcoin".

Una volta che questa diatriba sarà risolta dalla giurisprudenza, i vantaggi per gli Stati Uniti saranno enormi. Tutti gli sviluppatori di software che lavorano su Bitcoin li sceglieranno per basare le loro operazioni, molto probabilmente in Florida. Nessuno nell'UE oserà avviare un wallet Bitcoin perché i burocrati ignoranti non sono in grado di distinguere tra un'app di chat e un'app Bitcoin (suggerimento professionale: non c'è differenza).

Quando ciò accadrà, centinaia di miliardi di dollari da tutto il mondo affluiranno nelle società di wallet Bitcoin gestite dall'America ed esse pagheranno le tasse negli Stati Uniti. L'infrastruttura finanziaria e i relativi strumenti saranno nuovamente dettati dall'America e scorreranno attraverso l'America per lo Zio Sam. L'America risulterà ancora vincente.

Dopo aver letto questo, ci saranno molte persone stupide là fuori che si lamenteranno: "Questa è solo semantica!" Questa è gente che non usa wallet Bitcoin, non possiede bitcoin, non gestisce attività di Bitcoin di alcun tipo ed è ignorante come gli idioti dell'UE che vogliono paralizzare Bitcoin.

Quando tutta questa storia finirà alla Corte Suprema degli Stati Uniti, non saranno loro a pagare il conto legale, anche se raccoglieranno i vantaggi degli sviluppatori di software che lavorano con il database Bitcoin.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 20 luglio 2022

In ogni mercato dell'energia le sanzioni hanno fallito e falliranno

Sebbene dovesse bastare la sola logica per capire a livello elementare che un tetto ai prezzi è un'idea a dir poco idiota e che chi la promuove dovrebbe essere additato come il somaro che è, non c'è stata alcuna sommossa intellettuale sulla scia di una tale proposta. La teoria economica è assolutamente chiara a riguardo e Gary North, nel suo libro L'Economia cristiana in una lezione tradotto dal sottoscritto a suo tempo, ha fatto un lavoro magistrale, sopratutto nel Capitolo 17, per spiegarlo in termini accessibili a tutti. Ma guardiamo la faccenda del tetto al prezzo del petrolio più dal lato pratico: esistono due motivi principalmente sul perché questa linea di politica è destinata a fallire. Il primo: capire esattamente come imporre un tetto al prezzo del petrolio, lo scenario assicurativo sembra quello più prevedibile ma finirebbe per punire gli assicuratori piuttosto che la Russia. Il secondo: il presupposto che la Russia stia semplicemente a guardare. Si tratta di un presupposto pericoloso e costoso, come sottolineato anche da JP Morgan, la quale ha stimato che se la Russia decidesse di tagliare le esportazioni in risposta al tetto del prezzo, il petrolio potrebbe salire a $380 al barile. Chiunque pensi che gli eurocrati siano in qualche modo "più furbi" rispetto al mercato perché viviamo nell'era moderna, non ha capito come funzionano le leggi economiche. Se non volete essere tanto sciocchi quanto i burocrati, e soprattutto non cadere preda delle loro ridicole prese di posizione, leggete L'Economia cristiana in una lezione di North per assorbire i fondamentali della materia e sviluppare gli anticorpi contro la virulenza del socialismo.

______________________________________________________________________________________


di David Stockman

In passato eravamo forti sostenitori di un accumulo dello Strategic Petroleum Reserve (SPR). Questo perché alla fine degli anni '70 l'argomento che la faceva da padrone a Washington, tra i vari tipi d'interventi insidiosi di politica energetica – sussidi ai combustibili fossili, controllo dei prezzi di petrolio e gas e controlli sulla loro allocazione, standard obbligatori di efficienza energetica, obblighi alla rete elettrica di acquistare energia eolica/solare, ecc. – era che un una grave interruzione dell'approvvigionamento dal Golfo Persico avrebbe fatto vacillare l'economia statunitense e avrebbe minacciato seriamente la sicurezza nazionale.

Quindi tutti questi interventi erano essenzialmente mirati all'autarchia energetica, utilizzando prodotti ad alto costo fatti in casa tra cui etanolo dal mais, prodotti petroliferi distillati dal carbone, risparmio energetico e molto altro. Naturalmente tutti questi interventi scavalcavano la ricerca da parte del libero mercato di forniture a minor costo, compreso il petrolio importato, ma questa strada venne chiusa preventivamente in nome della “sicurezza energetica”.

Eravamo profondamente diversi. La nostra tesi era che l'approvvigionamento energetico efficiente e la sicurezza energetica fossero questioni completamente diverse e che quest'ultima non richiedesse il sacrificio della prosperità interna e dell'aumento del tenore di vita in nome invece dell'autarchia energetica (indipendenza).

Invece la strategia giusta era duplice:

• In primo luogo, lasciare che il libero mercato trovasse la soluzione meno costosa per il fabbisogno energetico della nazione, indipendentemente da dove provenissero tali forniture;

• In secondo luogo, trattare la "sicurezza energetica" come tutte le questioni di sicurezza nazionale, ovvero come un investimento fiscale. Ciò significava acquistare petrolio greggio da immagazzinare in vaste caverne di sale, dove sarebbe stato disponibile in caso di una grave interruzione della fornitura di petrolio greggio a livello mondiale.

Come accadde, la nostra argomentazione prevalse. Durante i primi anni dell'amministrazione Reagan smantellammo quasi tutto l'apparato di autarchia energetica di Jimmy Carter, inclusi la maggior parte dei sussidi per l'energia alternativa, i controlli sui prezzi e altre misure stravaganti come gli standard di efficienza energetica per i tostapane.

Allo stesso tempo rinforzammo lo SPR da meno di 200 milioni di barili nel 1980 a 600 milioni di barili entro la fine della presidenza Reagan, e da lì a un picco di circa 725 milioni di barili intorno al 2012.

A dire il vero, in quest'ultima data gli Stati Uniti avevano raggiunto qualcosa di vicino all'autosufficienza energetica su base netta. Ma quello era il lavoro di Mr. Market che perseguiva soluzioni a basso costo, non quello dei burocrati di Washington che sceglievano vincitori e vinti.

Di conseguenza, in un colpo solo in un periodo di 30 anni, la sicurezza energetica della nazione venne immensamente migliorata; la burocrazia, attraverso schemi di autarchia energetica, venne decisamente sconfitta e un'economia energetica in gran parte basata sul mercato fece emergere un prolungato periodo di prosperità.

Tuttavia c'era sempre un argomento residuo contro lo SPR: un giorno politici codardi a Capitol Hill, o alla Casa Bianca, l'avrebbero trasformato in un'arma politica, rilasciando forniture al solo scopo di abbassare i prezzi interni della benzina in vista delle elezioni, anche in assenza di una grave interruzione delle forniture mondiali.

Eravamo a conoscenza di questo rischio, ma il gioco valeva la candela visto che ci avrebbe consentito di smantellare gli schemi di autarchia energetica di Washington.

Eppure non avremmo mai pensato che un giorno la Casa Bianca sarebbe stata occupata da politici vili e mendaci come l'entourage di Joe Biden. Alla fine di marzo Sleepy Joe ha annunciato uno sbalorditivo  rilascio di 180 milioni di barili da organizzare a un ritmo di 1 milione di barili al giorno fino alle elezioni di novembre.

In prospettiva, questa strategia riguardo lo SPR è da 10 volte a 90 volte più grande di quanto fosse accaduto in periodi precedenti quando si è verificata una vera emergenza, come la prima guerra del Golfo e la chiusura temporanea della produzione all'indomani dell'uragano Katrina.

Ciò significa che entro il giorno delle elezioni il cuscino di 568 milioni di barili esistente il 31 marzo sarà sceso a soli 390 milioni di barili, la quantità più bassa sin dal 1986, quando il programma era nella sua modalità iniziale di accelerazione.

Se fossimo una testa calda partigiana, come Sean Hannity, saremmo tentati di dire che l'entourage di Biden ha convertito a tradimento una risorsa della sicurezza nazionale in un'arma della sua campagna elettorale. Ma in realtà possiamo accontentarci dell'epiteto "stupidità", perché questo stupido rilascio di riserve dallo SPR non farà scendere materialmente i prezzi alla pompa negli Stati Uniti.

I mercati del petrolio greggio sono tra i mercati più interconnessi e arbitrati del pianeta. In circostanze normali, una volta che ci si adegua ai gradi di qualità e alla distanza/costo di trasporto, lo stesso prezzo per BTU di petrolio prevale in tutto il mondo.

Inutile dire che 1 milione di barili è molto greggio, ma è anche solo l'1% dei 100 milioni di barili al giorno sul mercato globale. Ed è anche molto meno dei 2-3 milioni di barili al giorno di greggio russo che l'insensata Guerra delle Sanzioni di Washington ha ritirato dal sistema di approvvigionamento globale.

Quindi non sorprende che, anche con il recente svenimento delle materie prime, il prezzo alla pompa a $4,77 al gallone sia ancora in aumento del 15% rispetto a quando è stato annunciato il piano di rilascio di Biden alla fine di marzo. Vale a dire, il Team Biden ha tirato fuori un doppio smacco: lo sperpero di una risorsa di sicurezza nazionale e nessun vantaggio alla pompa di benzina.

In realtà, dovremmo dire un triplo smacco. Per gentile concessione della Reuters, ora sappiamo che più di 5 milioni di barili dello SPR sono stati esportati in Europa e in Asia solo il mese scorso.

Ad esempio, la Philips 66, la quarta più grande raffineria di petrolio degli Stati Uniti, ha spedito circa 470.000 barili di greggio dal sito di stoccaggio di Big Hill SPR in Texas a Trieste, in Italia, secondo i dati della dogana statunitense. Trieste è sede di un oleodotto che invia petrolio alle raffinerie dell'Europa centrale.

Allo stesso modo, l'Atlantic Trading and Marketing (ATMI), una filiale della principale compagnia petrolifera francese TotalEnergies, ha esportato 2 carichi da 560.000 barili ciascuno, carichi diretti nei Paesi Bassi e in una raffineria Reliance in India. E un terzo carico era diretto... sentite questa... in Cina!

Naturalmente non c'è davvero nulla di sorprendente in queste rivelazioni. Come abbiamo detto, i mercati petroliferi globali sono strettamente interconnessi e arbitrati, quindi non c'è nulla di particolarmente nefasto di per sé nel fatto che questi carichi SPR siano stati trascinati sul mercato mondiale.

Quello con cui abbiamo a che fare, invece, è la stupidità. Se questi carichi SPR esportati fossero stati legalmente vincolati all'uso nelle raffinerie nazionali, tale obbligo avrebbe semplicemente ritirato una quantità equivalente di greggio nazionale attualmente prodotto che poi sarebbe finito in Italia, Paesi Bassi, India, Cina, ecc. e non avrebbe fatto alcuna differenza alla pompa di benzina.

Inutile dire che questa è l'ABC dell'economia petrolifera di cui il Team Biden è all'oscuro, come ci viene ricordato quasi ogni giorno.

Persino Jeff Bezos si è sentito in dovere d'intervenire quando Sleepy Joe ha twittato che le decine di migliaia di imprenditori indipendenti che gestiscono le stazioni di servizio della nazione e che guadagnano margini maggiori sui bar rispetto alla benzina, dovrebbero tagliare i prezzi per aiutarlo a far rispettare il cosiddetto “ordine internazionale liberal” in Ucraina. Ma questo dimostra semplicemente quanto siano davvero fuori di testa i burattinai del nostro presidente burattino.

E questo ci porta al problema più grande: l'amministrazione Biden non ha solo politicizzato lo SPR, ma ha armato l'intero mercato energetico per perseguire il suo intervento sbagliato nella disputa tra la Russia e i suoi ex-territori.

Ovviamente le sanzioni energetiche si sono ritorte contro i sanzionanti, anche se hanno creato un mercato petrolifero mondiale a due livelli: un banco sconti per gli amici della Russia (come India, Brasile, Sud Africa e Cina) e prezzi premium per la Main Street d'America e per i pietosi alleati europei di Washington. Di conseguenza la Russia sta generando più entrate petrolifere che mai grazie ai prezzi molto più alti su volumi solo leggermente ridotti, mentre Washington e i suoi alleati pagano lo scotto.

Né il mercato petrolifero è la fine di tutta questa storia. A causa del vasto sottoinvestimento in combustibili fossili negli ultimi anni, alimentato da obblighi sull'energia verde e incentivi fuorvianti, un mondo affamato di energia sta tornando al carbone mentre la carenza di gas naturale e petrolio accelera.

Proprio così. Il carbone è stato dato per morto diversi anni fa, un'offerta sacrificale allo scellerato fanatismo anti-CO2 e pilastro della religione del cambiamento climatico. Ma i prezzi oggi sono ai massimi storici: i prezzi spot del carbone nel porto australiano di Newcastle, un fornitore chiave per l'Asia, hanno superato per la prima volta i $400 la tonnellata.

Come ha di recente riassunto il Wall Street Journal:

La spinta è guidata dall'Europa, la quale sta aumentando gli acquisti di carbone per fare in modo che possa mantenere il flusso di energia verso case e fabbriche dopo che la Russia avrà interrotto le forniture di gas al continente. La Germania, che ha promesso di eliminare il carbone come fonte di energia entro il 2030, è tra le nazioni che ora ne importano di più. Infatti il leader del Partito dei Verdi e ministro dell'Economia, Robert Habeck, ha definito amara ma necessaria la maggiore dipendenza dal carbone.

Oltre a Germania, Italia, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Austria hanno ora dichiarato che si stanno preparando a riavviare le centrali a carbone, ad aumentarne la produzione, o a mantenerle in funzione più a lungo del previsto.

Anche alcune parti degli Stati Uniti stanno aumentando l'uso dell'energia a carbone, poiché l'elevata domanda di elettricità a temperature insolitamente calde spinge le reti elettriche regionali sull'orlo del blackout.

Come risultato di queste grandi perturbazioni sui mercati del petrolio e del gas, causate dalle politiche per l'energia verde e dalla guerra delle sanzioni, la domanda di carbone sta raggiungendo livelli record. Ma nonostante tutte le pazzie dei fanatici del clima e gli sforzi in Occidente per bandire il carbone, i numeri parlano chiaro: tra il 2015 e il 2021 il mondo intero, ad eccezione degli Stati Uniti e dell'Europa, ha aumentato il consumo di carbone (nonostante l'Europa abbia ridotto drasticamente l'uso del carbone a favore del gas naturale e del solare e dell'eolico).

Consumo di carbone nel 2021/Variazione percentuale rispetto al 2015: 

• Cina: 4,13 miliardi di tonnellate, in crescita del 9%

• India: 1,06 miliardi di tonnellate, in crescita del 20%

• Resto del mondo: 1,78 miliardi di tonnellate, in crescita dell'8%

• USA: 508 milioni di tonnellate, in calo del 29%

• Europa: 435 milioni di tonnellate, in calo del 36%

• Totale mondiale: 7,9 miliardi di tonnellate, in crescita del 2,2%

Ma ora queste tendenze si stanno invertendo sia negli Stati Uniti che in Europa. Bloomberg ha di recente sottolineato che le importazioni di carbone si sono riversate nella regione di Anversa-Rotterdam-Amsterdam, un enorme snodo di trasporto per l'energia e le materie prime. Durante la prima metà di quest'anno le importazioni sono aumentate del 35%, a 26,9 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Inutile dire che, proprio come nel caso del petrolio e del gas naturale, Putin si sta rotolando per le scale dalle risate. La Russia, che è il quarto esportatore di carbone al mondo dopo Australia, Indonesia e Sud Africa, sin dal 24 febbraio scorso ha visto aumentare le sue esportazioni di carbone via mare.

C'è stato un cambio di acquirenti, ma la perdita di alcuni mercati in Europa e Giappone è stata più che compensata da un aumento degli acquisti, in particolare, da parte di India e Turchia.

La Russia ha esportato 16,45 milioni di tonnellate di carbone via mare a giugno e 16,56 milioni di tonnellate a maggio rispetto ai 13,43 milioni di tonnellate a dicembre, 12,28 milioni a gennaio e 13,08 milioni a febbraio.

In particolare la Cina ha acquistato 4,72 milioni di tonnellate di carbone dalla Russia a giugno e 4,57 milioni a maggio, secondo Kpler, rispetto ai 3,12 milioni a gennaio e ai 2,61 milioni a febbraio.

L'India, che ha aumentato le importazioni di carbone a causa di una carenza interna, ha notevolmente aumentato gli acquisti dalla Russia, con i dati Kpler che mostrano 1,16 milioni di tonnellate arrivate a giugno e 836.072 tonnellate a maggio, rispetto alle 678.051 tonnellate a gennaio e 501.115 a febbraio.

In breve, in ogni mercato dell'energia la Guerra delle Sanzioni è stata un fallimento per l'Occidente. Oltre ai 5 dollari per la benzina alla pompa, i consumatori statunitensi pagheranno bollette nettamente più alte poiché anche i prezzi del carbone saliranno a livelli senza precedenti.

Sì, dallo SPR al carbone, l'amministrazione Joe Biden è un disastro e non potrà far altro che peggiorare da qui in poi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 19 luglio 2022

Il grande risveglio continua

 

 

di Tom Luongo

Quando i camionisti canadesi hanno protestato pacificamente a Ottawa contro gli obblighi di vaccinazione di Justin Trudeau era ovvio a molti che qualcosa d'importante era cambiato. Non era una psy-op della cricca di Davos, come quella che ha messo a ferro e fuoco Minneapolis.

Era un risveglio genuino di un'opposizione contro il Grande Reset. Distruggere i mezzi di sussistenza delle persone che portano le merci nei nostri negozi è stato il classico passo più lungo della gamba. Anche la persona più idiota del mondo ha capito ciò che stava accadendo con i vaccini COVID.

Come siamo arrivati ​​a questo punto così in fretta?

L'agenda della cricca di Davos ha subito un'accelerazione negli ultimi mesi poiché i grandi eventi le hanno forzato la mano: dalla guerra di Jerome Powell ai mercati offshore del dollaro a Putin che ha scelto se impiccarsi o annegare, i pilastri della loro base di potere si stanno sgretolando sotto il peso delle loro ambizioni.

La maggior parte delle persone non riesce a concepire cosa significhino questi grandi cambiamenti e purtroppo fanno ancora affidamento sulla piccola quantità d'informazioni che ottengono dai loro padroni per dar forma alle loro opinioni. Ma tale informazione è diventata così ridicola, di così bassa qualità, che abbastanza persone adesso si stanno ponendo domande che non avrebbero mai contemplato in precedenza.

È un inizio. E una volta che le ultime vestigia di fiducia nei nostri media si scioglieranno, vedremo molto di più delle proteste che abbiamo visto fino a oggi.

Sì, le cose possono peggiorare.

Detto questo, il catalizzatore della rivolta degli agricoltori europei è stato il folle errore di calcolo dei tirapiedi della cricca di Davos. Bloccare i conti dei camionisti e calpestare i manifestanti pacifici con i cavalli ha risvegliato tante persone.

Quando si fanno arrabbiare le banche, si radicalizza la gente comune e si crea una corsa agli sportelli bancari a livello nazionale, significa impostare un conto alla rovescia sul proprio governo.

Per prima cosa hanno preso di mira i camionisti per imbastire una crisi dal lato dell'offerta. La gente li ha sostenuti a frotte e sono stati calpestati.

Ora hanno preso di mira i terreni agricoli olandesi per inasprire ulteriormente una crisi alimentare e gli agricoltori hanno preso il testimone dei camionisti canadesi.

Per settimane mi sono chiesto se l'ondata d'incendi negli impianti di lavorazione degli alimenti in tutto il Nord America fosse un sabotaggio o solo il naturale effetto a valle di persone oberate di lavoro e attrezzature sottoposte a manutenzione insufficiente.

È un punto giusto da considerare piuttosto che parlare solo a metà dei mali della cricca di Davos, perché, alla fine, non importa quale sia la verità (probabilmente un misto di entrambe), questi guasti sono comunque tutti colpa loro.

Grazie alla politica imbecille riguardo il COVID.

E che dire dei deragliamenti dei treni contenenti fertilizzanti?

O le mille mucche morte per prostrazione da calore?

Quando è iniziata la rivoluzione degli agricoltori nei Paesi Bassi, ho capito che si trattava di qualcosa di più profondo e ne ero felice. Il Grande Risveglio, iniziato a Ottawa e diffusosi in tutto il mondo, si è trasformato in un vero e proprio incubo politico per Klaus Schwab e la sua allegra banda d'idioti nichilisti.

Vogliono impossessarsi della terra degli agricoltori olandesi. I Paesi Bassi sono regolarmente elogiati dalla cricca di Davos come una sorta di Mecca dell'agricoltura sostenibile. Allora perché perseguitarli? Per non demonizzare ulteriormente gli agricoltori americani. Voglio dire, tutti sanno che gli americani sono sporchi maiali, giusto?

E poi mi sono imbattuto nei piani per Tristate City e tutto ha avuto un senso.

Mandare in bancarotta gli agricoltori attraverso un atto legislativo e sequestrare la loro terra per costruire la Davos Smart City of the Future, il perfetto "Capitolo della Corporatocrazia".

Provate a cercare su Google qualsiasi cosa su questa connessione e troverete molto poco. Fate una ricerca su Twitter per "Tristate City" e traete le vostre conclusioni.

Pensate al film Minority Report, ma con i tedeschi.


Rivoluzione periodica

La guerra della cricca di Davos contro la tavola periodica continua senza sosta. Ma notate come non siano interessati a elementi veramente velenosi come il Mercurio (Hg) o il Tallio (Tl) o persino l'Arsenico (As). A causa della loro chimica estrema, sono in realtà facili ed economici da reperire.

No, sono interessati agli elementi costitutivi della vita stessa: carbonio (C), idrogeno (H), ossigeno (O), azoto (N), fosforo (P) e zolfo (S).

L'obiettivo della "decarbonizzazione" è dichiarato in tutto il mondo.

Il fosforo e l'azoto sono stati attaccati incessantemente da decenni come conseguenze della guerra ai "fertilizzanti chimici", alle emissioni delle ciminiere, ecc.

L'intera industria dei trasporti è stata resa meno efficiente, aumentandone i costi attraverso norme inutili sull'olio combustibile e sul diesel a basso contenuto di zolfo.

Ora dovremmo fare il tifo per le navi di piccolo tonnellaggio alimentate a GPL come forma di progresso! Sì, una nave da $350 milioni per lo spostamento di merci da Jacksonville a Puerto Rico. Davvero un'idea brillante!

Usiamo il carburante più costoso che si possa immaginare (metano liquido) per le spedizioni, un'industria in cui i costi del carburante sono letteralmente tutto.

E io che pensavo che il fracking fosse il male!

Il tutto sotto la rubrica di aria pulita e parole d'ordine come "sostenibilità".

Ora sono tutti per un ambiente pulito e quindi bisogna affrontare il vero inquinamento che ostacola la vita umana e persino l'ecosistema/rete alimentare: le mucche che producono azoto... ignorando che fanno parte del ciclo naturale di questo elemento essenziale.

Quale sarà poi il passo successivo? Legiferare contro i vulcani?


Anti-transumanesimo

Verte tutto sul convincere tante persone a considerarsi un inquinante e a considerare l'attività umana come "innaturale". Pensate all'argomento inquadrato qui ed è molto semplice: l'umanità non fa parte del "mondo naturale", le nostre attività non sono una conseguenza del "puro design della natura".

Questo è letteralmente l'argomento principale sui cambiamenti climatici causati dall'uomo. Peccato che abbiano dovuto definire gli input energetici dell'uomo nell'ambiente nel modo più idiota (e impreciso) immaginabile, ignorando più del 90% dell'energia che il sole e l'Universo impartiscono al nostro pianeta.

Ora aggiungeteci la consapevolezza che tutti hanno una religione, anche gli atei (si limitano ad adorare qualcos'altro): dalle riunioni nelle chiese ai tribunali, dalle cattedrali alle aule scolastiche, dai templi alle case popolari.

La conclusione è questa: "Tutti credono in qualcosa, anche i nichilisti".

Ma questo anti-umanesimo è di gran lunga peggiore di qualsiasi dottrina del cristianesimo sul "peccato originale". Il messaggio di quest'ultima è che siamo imperfetti ma redimibili, perché portiamo dentro di noi la scintilla del divino. Il percorso verso l'illuminazione è la scoperta e il miglioramento di sé stessi.

La minaccia esistenziale è la propria eredità, niente di più; è un viaggio interiore.

La religione del clima si è fusa cinicamente con l'arroganza e il colonialismo della cricca di Davos per creare qualcosa di orribile e mortale. E poiché ora hanno il controllo sui testi sacri, sono diventati crociati che non verranno fermati da persone che si rifiutano di obbedire.

Sarete assimilati attraverso la falce e il martello che mascherano con la spada e lo scudo.

È per un bene superiore, dopo tutto.

Date retta ai meme, gente: siamo noi l'impronta di carbonio che vogliono ridurre. Noi siamo il bestiame che pensano di poter allevare. È stata dispiegata tutta la forza del loro programma per riportarci indietro a quando mangiavamo insetti per sopravvivere.

È questa l'eredità con cui volete lasciare questo mondo?

Se non li fermiamo adesso, non ci saranno molti posti in cui rifugiarsi. E se dubitate di me, andate a parlare con un agricoltore.

"Pensate a livello mondiale ma agite a livello locale" ha appena assunto un significato più profondo ed è tempo di agire.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 18 luglio 2022

La cricca di Davos continua a perdere pezzi: le dimissioni di Draghi

 

 

di Tom Luongo

Il premier italiano Mario Draghi è fuori. Ha rassegnato le dimissioni al presidente Sergio Mattarella, che per il momento le ha rifiutate. Ci sarà un altro voto di fiducia, ma non dovrebbe importare.

Come sempre nella politica italiana, la storia è sempre molto più oscura dei titoli di giornale.

Infatti essi dicono che il leader del Movimento Cinque Stelle (M5S), Giuseppe Conte, non può più sostenere il governo Draghi perché non sta facendo nulla per affrontare l'aumento vertiginoso dei costi alimentari ed energetici in Italia. Senza il supporto del M5S sarà difficile, nella migliore delle ipotesi, per Draghi restare in carica.

I partiti che hanno "vinto" le ultime elezioni sono ora 3° e 4°. M5S ora è solo al 12% e la Lega appena al 15%.

A guidare le urne è Fratelli d'Italia di Georgia Meloni e siamo a nove mesi dalla data ufficiale delle elezioni.

Direi che nove settimane sono più probabili.

Quindi la mossa del M5S e di Conte non va a loro favore, ciò implica qualcosa di molto più profondo di quello che appare in superficie: un'urgenza di rimuovere Draghi che prevale sulla politica del potere, dove il futuro dell'Italia stessa potrebbe essere la posta in gioco.

E penso di sapere anche il perché.

L'Italia è tristemente impreparata per questo inverno, poiché lo stoccaggio del gas è ben al di sotto dei livelli necessari per superarlo. Il problema è che l'Italia e l'UE hanno mentito spudoratamente al riguardo. Secondo i dati dell'UE il sistema gas italiano è pieno per oltre il 65%, con oltre 126 TWh disponibili, in linea con altre grandi nazioni, come la Germania.

Ma guardando i numeri effettivi, per quest'anno, difficili da reperire nelle ultime settimane (mi chiedo perché), l'italiana Stogit, la principale società di stoccaggio del gas in Italia, è piena solo al 53% (link ai dati del 14/07/2022).

Confrontate la velocità di riempimento dello stoccaggio del gas (si veda il grafico qui sotto) tra i dati odierni con quelli del 17/06/2022 in cui lo stoccaggio si attestava a solo il 37% della capacità e vedrete esattamente cosa sta arrivando.

Allora cos'è successo che all'improvviso ha causato una variazione del ritmo di stoccaggio del gas per l'Italia? Il M5S ha iniziato la sua campagna contro la gestione dell'Ucraina da parte di Draghi e il 17 giugno è stato indetto uno sciopero generale tra i lavoratori nei trasporti.

Dopo che Draghi ha parlato pubblicamente della risoluzione del conflitto tra Ucraina e Russia, il ministro degli Esteri italiano Luigi DiMaio (ex-primo ministro e leader del M5S) ha apertamente criticato l'“immaturità” di Draghi nei confronti della Russia.

Ora è qui che le cose si fanno davvero oscure. Ricordiamo che è stato Conte a fare il portaborse di Angela Merkel quando era Presidente del Consiglio per far deragliare qualsiasi potenziale uscita dell'Italia dall'Unione Europea, o, almeno, dall'euro. Ricordiamo inoltre che è stato Matteo Salvini della Lega a chiedere apertamente all'Italia di abbandonare l'euro.

Salvini è stato poi messo sotto pressione da una causa legale farlocca, alimentata da Soros contro di lui, per la gestione di una barca carica di rifugiati quando era Ministro dell'Interno.

Conte ha inscenato un colpo di stato contro Di Maio mentre entrambi hanno gettato Salvini sotto il treno quando ha fatto la sua mossa nell'agosto 2019 per far cadere il governo e forzare nuove elezioni, che, all'epoca, la Lega avrebbe vinto alla grande, avendo più del 35 % di sostegno nazionale.

Da allora Salvini si è prostrato di fronte a quasi tutte le mosse sbagliate fatte dall'Italia, probabilmente perché non contava anche se si fosse opposto.

Alla fine queste manovre delle élite politiche italiane hanno neutralizzato i nuovi arrivati ​​M5S e Lega e alla fine hanno portato Draghi come una sorta di Primo Ministro ad interim politicamente neutrale per traghettare il Paese verso le prossime elezioni, previste per la prima parte del 2023.

La cricca di Davos aveva bisogno di Draghi in Italia per guidare la liquidazione del Paese, dove si inserisce anche la crisi dello stoccaggio del gas. La cricca di Davos si è mossa rapidamente per mettere tutta la sua gente in giro per l'Europa dopo aver nominato Joe Biden come presidente negli Stati Uniti. Il comando di Draghi in Italia significava che la cricca di Davos era responsabile di entrambe le parti del rapporto italo-americano.

E sono sicuro che si aspettavano di avere tutto ciò di cui avevano bisogno per "gestire il tavolo" dal punto di vista geopolitico. Draghi avrebbe implementato gli obblighi di vaccinazione, i Green Pass e avrebbe degradato ulteriormente la competitività dell'Italia.

L'euro sarebbe rimasto forte, i rendimenti delle obbligazioni sovrane europee sarebbero rimasti bassi, la reputazione della BCE sarebeb rimasta intatta e la FED sarebbe stata prigioniera dei piani di spesa folli dei Democratici. Questa era la situazione quando Draghi si è insediato nel marzo 2021.

Tutto ciò che serviva era che gli Stati Uniti stampassero/spendessero come se non ci fosse un domani con i Democratici al pieno potere negli Stati Uniti. La FED sarebbe stata costretta a monetizzare altri $6.000 miliardi che il mondo non voleva e gli Stati Uniti sarebbero crollati, consentendo ai capitali di fluire in Europa invece di fuggire da essa.

Sappiamo tutti com'è andata a finire invece.

La FED, guidata da Jerome Powell, ha costantemente minato l'agenda degli eurocrati con una rigida linea di politica per il dollaro, la quale ha dato il via alla corsa al rialzo del dollaro lo scorso giugno quando il tasso di pagamento sui Reverse Repo sono stati rialzati allo 0,05%.

Allo stesso tempo, Krysten Sinema (D-AZ) e Joe Manchin (D-WV) hanno bloccato l'agenda interna rifiutando sia il progetto di legge sulle infrastrutture che il "Build Back Better" al Senato. Pelosi e Schumer sono stati ostacolati ad ogni turno e non sono riusciti a superare quei due.

Come ho detto allora, quei due stanno in piedi solo perché dietro di loro ci sono persone potenti. Gente che nemmeno la cricca di Davos può ricattare.

Questa è una breve lista, per vostra informazione. Inizia con la FED e finisce con il capitale internazionale che non vuole sottostare al nuovo Comintern. Per un elenco completo, basta guardare coloro che non sono disposti a sanzionare la Russia per aver sferrato il primo pugno in Ucraina.

Una volta che l'agenda è crollata e il secondo mandato di Powell come presidente del FOMC è stato assicurato, ciò ha posto le basi per ciò che sta accadendo ora.

Le dimissioni di Draghi sollevano MOLTE domande. Perché Conte, ex-tirapiedi della Merkel, si sarebbe ritirato dalla coalizione se la cricca di Davos ha ancora il controllo della situazione in Italia? Cos'è cambiato che lo ha costretto?

Ho già delineato la menzogna sullo stoccaggio del gas e l'indecisione di Draghi sull'Ucraina, ma è abbastanza? La scorsa settimana la cricca di Davos ha ottenuto un paio di scalpi: Boris Johnson e Shinzo Abe. Entrambi erano allineati con gli Stati Uniti, non con l'Europa.

L'Europa vuole sostenere una guerra contro la Russia senza sembrare che appoggi una guerra contro la Russia. Tipico degli europei, vogliono che i loro desideri siano pagati dai soldi degli Stati Uniti.

Ora stanno perseguitando Olaf Scholz per mettere formalmente i Verdi al comando in Germania e tradire ciò che resta della classe media tedesca.

Sapete, credo che la FED stia lavorando per ristabilire il primato degli Stati Uniti sulla propria politica monetaria e fiscale, tesi avallata dal modo in cui Powell ha rialzato i tassi e causato attacchi di cuore all'interno del sistema Eurodollaro.

Inoltre, quando si guarda ai fallimenti a livello globale dell'amministrazione Biden per isolare la Russia, si vede un'agenda della cricca di Davos che sta fallendo su tutti i fronti.

Quindi i nuovi arrivati ​​​​nella palude politica italiana, come quelli del M5S, potrebbero aver finalmente avuto abbastanza garanzie che la situazione è cambiata. I numeri dell'IPC al 9,1% sono stati sufficienti a far crollare il castello di carte.

Le fazioni anti-Davos all'interno degli Stati Uniti sono ora abbastanza forti da potersi liberare del giogo della cricca di Davos, rappresentato da Draghi, Mattarella e dall'ex-premier Matteo Renzi, e iniziare la corsa all'indipendenza dell'Italia.

La FED risponde alla cricca di Davos che elimina Johnson eliminando Draghi e mettendo l'UE sulla strada verso la disintegrazione. L'euro ha rotto la parità con il dollaro su tale notizia. La BCE sta ancora solo pensando a tassi più alti, mentre la FED è chiaro che salirà di altri 75-100 punti base tra due settimane.

Cosa farà Lagarde? Lasciar salire i tassi? Se sì allora tanti saluti all'Italia e benvenuta crisi bancaria dell'Eurozona.

Dato quanto sia odiato Draghi in Italia, non c'è modo per lui di rimanere dato quello che sappiamo ora. Ogni ulteriore resistenza da parte di Mattarella farà sì che tutti vengano linciati pubblicamente.

L'umore in Italia è pessimo.

È probabile che Draghi stesse guardando dall'altra parte mentre la Germania succhiava il gas destinato all'Italia per assicurarsi che quest'ultima morisse di fame e si congelasse il prossimo inverno.

Allora, qual è la morale della favola?

L'UE è in guai seri. Con la caduta di Draghi, non c'è modo di fermare un crollo dei prezzi del debito italiano, poiché o la cricca di Davos si lancia in tutto per tutto e nazionalizza le riserve auree dell'Italia, o la Meloni sale al potere con l'appoggio delle banche statunitensi e del Dipartimento della Difesa e porta il Paese fuori dall'euro, se non dalla stessa UE.

Il tradimento è stato totale. Non c'è modo di riportare la fedeltà italiana all'UE dopo che si è rivelato come l'ennesimo tentativo tedesco di conquistare l'Europa.

Come ho descritto in articoli precedenti, con la Russia da una parte e la FED/Interessi bancari statunitensi dall'altra, la morsa sull'Eurozona e sulla Banca Centrale Europea non è mai stata così stretta.

La BCE non ha risposte, tutto quello che può fare è continuare a finanziare l'Italia fino alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, dove la cricca di Davos spera di poter salvare i Democratici da una completa distruzione.

Ora Conte e il M5S hanno fatto saltare anche questo di piano.

È in corso una vera lotta per il primato sul potere dell'Occidente: eurocrati comunisti contro anglo-fascisti corporativisti. Ricordate, non ci sono "bravi ragazzi" qui, sono tutti fatti della stessa terribile pasta.

La rimozione di Draghi, l'ultimo insider della cricca di Davos, è uno dei punti di svolta più importanti nel 2022, il che mi suggerisce che essa ha perso il controllo sul Paese più importante d'Europa.

Dato quanto siamo vicini ad una guerra santa mondiale per l'energia voluta dalla cricca di Davos, come sottolineato di recente dal discorso dell'ex-Segretario di Stato Mike Pompeo, direi che sono dalla parte che sta lavorando per evitarla.

Un fattore di protezione solare da 20 milioni non è stato ancora inventato, sono sicuro che l'avrei visto pubblicizzato su Wired. Già solo per questo motivo dovreste essere felici per l'ignominiosa fine della vita pubblica di Mario Draghi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/