mercoledì 11 marzo 2026

Merz, la burocrazia dell'UE e l'illusione di riforma della Germania

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/merz-la-burocrazia-dellue-e-lillusione)

Nella sua dichiarazione di governo dello scorso 16 ottobre, il Cancelliere Friedrich Merz ha criticato l'eccessiva regolamentazione europea e ha citato il suo programma di riduzione della burocrazia in Germania. In realtà nuovi livelli di burocrazia vengono creati a livello nazionale e, ancora una volta, Merz si è impegnato in un gioco di squadra politico con la sua collega di partito Ursula von der Leyen.

Il Cancelliere Merz si sta dimostrando un maestro nel gioco dell'ombra e nelle tattiche diversive. Nel suo discorso sopraccitato ha usato la Commissione Europea come un sacco da boxe, esprimendo frustrazione per le crescenti critiche alla linea del suo governo.

Ha dichiarato esplicitamente, riferendosi al programma normativo di Ursula von der Leyen: “Basta con la frenesia normativa, procedure più rapide, mercati aperti, più innovazione, più concorrenza. Questi sono gli obiettivi che dobbiamo raggiungere. Non abbiamo bisogno di più regole; abbiamo bisogno di meno regole, regole migliori”.


L'UE come sacco da boxe

Ed eccolo di nuovo: la Commissione Europea come bersaglio per i fallimenti interni. Merz ha certamente ragione nella sostanza: Bruxelles è un colosso normativo, una matrice burocratica che soffoca i processi economici in tutta l'Unione Europea e soffoca ogni speranza di crescita e innovazione.

Eppure sarebbe superficiale attribuire la colpa del malessere economico della Germania esclusivamente a Ursula von der Leyen. La Germania, campionessa di burocrazia, ha costruito, attraverso l'adozione di grottesche normative UE e di propria iniziativa, un apparato amministrativo smisurato che costa all'economia circa €60 miliardi all'anno in costi diretti. Includendo i mancati profitti e altri costi di opportunità, l'istituto Ifo calcola la cifra sbalorditiva di €146 miliardi all'anno: una catastrofe.

Per questo motivo Merz ha annunciato un programma di riduzione della burocrazia: dovrebbe far risparmiare il 25% dei costi diretti, ovvero circa €16 miliardi all'anno, e ridurre l'8% del personale pubblico. In teoria...


Teoria contro realtà

Nella pratica il quadro è diverso. Uno dei primi atti del nuovo cancelliere è stata la creazione di un Ministero per gli Affari Digitali, un ulteriore livello di superflua burocrazia ministeriale. Allo stesso tempo il governo sta implementando il suo colossale pacchetto di misure per il debito: un fondo speciale da €500 miliardi da distribuire nei prossimi dieci anni.

Questi processi non sono solo costosi, ma richiedono anche un impiego di personale estremamente elevato. Gli interventi statali passati ne illustrano la traiettoria: il freno ai prezzi dell'energia – il famigerato programma “doppio colpo” del Cancelliere Olaf Scholz – ha consumato circa €200 miliardi e ha richiesto oltre 5.000 nuovi posti amministrativi. Il Fondo per il Clima e la Trasformazione, con un totale di €212 miliardi, ha creato circa 8.000 posti a tempo pieno tra ministeri, banche di sviluppo e istituzioni partner.

Da queste esperienze sappiamo che ogni nuovo miliardo di sussidi statali genera fino a 25 nuovi posti di lavoro burocratici. Con la crescente complessità questo numero, poi, aumenta ulteriormente. Di conseguenza la nuova iniziativa governativa sul debito creerà probabilmente tra i 12.000 e i 15.000 posti di lavoro aggiuntivi a tempo pieno nel settore pubblico. Tanti cari saluti alla prospettiva di ridurre la burocrazia.


Lo strato di teflon di Bruxelles

Naturalmente la critica del cancelliere all'eccessiva burocrazia di Bruxelles scivolerà via come su un rivestimento di Teflon. Bruxelles rimane ferma, difendendo il suo programma di regolamentazione eco-socialista e marciando verso un'ulteriore centralizzazione.

L'obiettivo esplicito: concentrare il potere politico nelle mani della Commissione Europea, a qualsiasi costo. L'UE si è intrappolata in un eco-socialismo centralizzato, perdendo la strada verso un'allocazione decentralizzata del potere e dei processi economici guidata dal mercato.

Negli ultimi anni la frenesia normativa di Bruxelles non ha fatto che intensificarsi, seguendo uno schema ben definito. Leggi come il Supply Chain Act esemplificano come la dilagante burocrazia europea permei ogni livello dell'attività economica con forza bruta e sicurezza di sé.

Solo un burocrate potrebbe concepire di costringere le aziende competitive a livello internazionale a documentare meticolosamente e ad allineare tutti i processi con oneri sociali e ambientali definiti politicamente, indipendentemente dalla concorrenza del mercato o dal loro limitato potere di determinazione dei prezzi.

La burocrazia ha assunto una vita propria, spinta dall'espansione del potere centralizzato. Bilanci più consistenti, più sussidi: un apparato di redistribuzione che si autoalimenta, privo di controllo politico e in continua crescita.


Ritmo incessante

Un esempio recente di regolamentazione europea grottesca e ideologicamente distorta riguarda, come prevedibile, la politica energetica. Bruxelles ha elaborato, con un misto di arroganza e distacco dalla realtà, norme che stanno spingendo il mercato europeo del gas verso un auto-blocco geopolitico.

Al centro: i nuovi limiti al metano e la Direttiva sulla Due Diligence e la Sostenibilità Aziendale (CSDDD), approvata a maggio 2024. Ciò che sulla carta sembra protezione del clima, nella pratica destabilizza la fonte energetica più vitale d'Europa. “La legge peggiore e più irresponsabile che abbia mai visto approvare al mondo”, ha dichiarato Darren Woods, amministratore delegato di ExxonMobil, all'Energy Intelligence Forum 2025 di Londra.

La norma sul metano imporrà a tutti i produttori, esportatori e importatori che forniscono gas all'Europa di dichiarare le emissioni annuali di metano, anche se i Paesi produttori sono al di fuori dell'UE. Entro il 2030 gli importatori dovranno dimostrare il rispetto di limiti di metano ancora indefiniti, pena pesanti sanzioni. Allo stesso tempo il CSDDD obbliga le aziende a redigere un report completo sulla sostenibilità, anche se la loro esposizione al mercato UE è indiretta.


Niente di nuovo sotto il sole dell'euro

Per gli Stati Uniti, attualmente il principale fornitore di GNL in Europa con una quota di importazioni del 56%, questa grottesca regolamentazione è l'ennesimo attacco nelle attuali tensioni commerciali con l'UE. Gli addetti ai lavori ammettono apertamente che le nuove regole sono praticamente impossibili da rispettare. L'UE potrebbe assistere a un netto calo delle importazioni di GNL quest'anno, in un momento in cui la sicurezza energetica, nel caos delle energie rinnovabili, è diventata una questione strategica di sopravvivenza.

In questo contesto dobbiamo concludere che le critiche del cancelliere all'UE e il suo programma di riduzione della burocrazia non sono altro che cortine fumogene mediatiche. In realtà Friedrich Merz condivide il principio della pianificazione centralizzata e del controllo statale dei processi economici. Merz è, in fondo, un sostenitore della linea di Bruxelles. La sua presunta lotta di potere con Ursula von der Leyen è una messinscena accuratamente coreografata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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