lunedì 23 marzo 2026

Il patto suicida dell'Europa: debito, economia di guerra e culto del clima

Da quando Elon Musk ha acquistato X e l'ha trasformato in una piattaforma per la libertà di parola, Bruxelles ha espresso chiaramente ostilità nei suoi confronti. Esemplari i casi dell'ex Commissario europeo, Thierry Breton, e l'ex-Vicepresidente della Commissione per i Valori e la Trasparenza, Věra Jourová. In questo contesto è chiaro il motivo per cui lo scorso dicembre la Commissione ha inflitto a X la prima multa ai sensi del DSA. Voleva inviare un messaggio a tutte le grandi piattaforme tecnologiche su cosa accadrà loro se rifiutano la censura. È questo che rende la sfida legale a X molto importante: sta lottando per il diritto dei cittadini di tutto il mondo di esprimere liberamente le proprie opinioni online; sta contestando i poteri centralizzati conferiti alla Commissione Europea dal DSA che violano il suo diritto al giusto processo e sono contrari allo stato di diritto. Il caso della parlamentare finlandese Päivi Räsänen dimostra come si presenta in pratica la censura ai sensi del DSA. Dopo sei anni di procedimento penale, la Päivi è in attesa di un verdetto dalla Corte Suprema della Finlandia per aver twittato un versetto della Bibbia. È stata perseguita ai sensi della sezione “Crimini di guerra e crimini contro l'umanità” del codice penale finlandese. Sono stati inoltre aggiunti codici di condotta in materia di “disinformazione”, “incitamento all'odio” e linee guida sui processi elettorali e sulla tutela dei minori, con il risultato di 153 pagine di regolamenti aggiuntivi mai votati. Le piattaforme rischiano multe ingenti, fino al 6% del fatturato annuo globale, per il mancato rispetto del DSA e possono persino essere sospese nell'UE. I termini vaghi utilizzati nella legislazione e nei codici di condotta sono estremamente generici e privi di definizioni giuridiche precise, il che li rende strumenti ideali per la Commissione Europea e censurare opinioni sfavorevoli. E la portata della Commissione Europea si estende ben oltre l'Europa: con il DSA leggi censorie come questa diventeranno la norma di riferimento a livello mondiale. Una relazione recente della Commissione Giustizia della Camera ha mostrato che le grandi piattaforme tecnologiche stanno subendo enormi pressioni da parte della Commissione Europea affinché impostino le sue regole di moderazione dei contenuti in base agli standard censori del DSA. Ciò significa che la legge dell'UE sta censurando la libertà di espressione non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti e in tutto il mondo. La Commissione Europea è in grado di stabilire le regole per la moderazione dei contenuti, creare l'infrastruttura, avviare indagini ed emettere sanzioni ai sensi del DSA, il tutto senza alcuna supervisione. Se ciò dovesse perdurare, l'UE avrà il potere indiscusso di controllare la “piazza pubblica” mondiale, con conseguenze disastrose per la libertà di parola online.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-patto-suicida-delleuropa-debito)

L'ultimo vertice UE a Bruxelles si è concentrato principalmente sulle questioni di sicurezza. Per dirla senza mezzi termini: l'Ucraina deve in qualche modo trasformare la sua guerra ormai persa contro la Russia in una vittoria, e l'UE deve essere pronta militarmente all'azione entro il 2030. Il fatto che ciò sarebbe fattibile solo con un'economia funzionante non è ancora stato compreso dal centro di potere di Bruxelles. Invece si stanno preparando a un importante “giorno di liberazione” fiscale, dando alla burocrazia un boom economico tutto suo.

Quando il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, si è recato a Bruxelles per il vertice UE, la sua infuocata retorica sulla burocratizzazione dell'UE lo ha seguito da vicino. “Permettetemi di esprimermi in termini molto chiari: dobbiamo infilare sabbia negli ingranaggi di questa macchina di Bruxelles affinché tutto questo si fermi”, ha dichiarato Merz a settembre a una conferenza delle PMI e dell'Unione Economica – interpretando, per un breve momento, il ruolo di qualcuno che comprende le preoccupazioni della comunità delle piccole imprese.


Teatralità

Considerate le attuali pressioni burocratiche kafkiane, è probabile che nei prossimi mesi Merz ricorrerà più di frequente a questo genere di gergo politico ogni volta che le lamentele dell'industria diventeranno più forti e le richieste di porre fine alle inutili molestie normative raggiungeranno la coscienza pubblica.

Ma nessuno dovrebbe aspettarsi riforme serie. L'esempio della ridefinizione del “reddito di cittadinanza” in “sicurezza economica di base” senza alcuna modifica strutturale dimostra che la politica del governo tedesco equivale a una performance mediatica, la quale prende tempo per difendere a ogni costo la linea eco-socialista di Bruxelles.

Il vertice sopraccitato lo ha confermato: alcune “mini-riforme” sono ammesse per allentare un po' la pressione, ma la linea fondamentale è intoccabile. Entro il 2040 l'UE deve produrre a impatto climatico zero, a qualunque costo, sia attraverso una decrescita radicale come in Germania, sia acquistando indulgenze sulla CO₂ da altri Paesi. Finché i conti sul clima saranno in pareggio, nient'altro avrà importanza.


Discepolo fedele del clima

Nonostante la retorica tagliente, Merz rimane un fedele discepolo della politica di Bruxelles in materia di regolamentazione e clima. Insieme ad altri 19 leader europei ha presentato una proposta di riforma per rafforzare la competitività dell'UE. In una lettera al Presidente del Consiglio dell'UE, António Costa, hanno chiesto alla Commissione di rivedere tutte le norme, di eliminare quelle obsolete ed eccessive, e di ridurre la nuova legislazione al “minimo assoluto”.

Questo è un gioco di parole retorico, però. Un discorso duro sulla follia normativa, seguito da un nulla di fatto. Nella migliore delle ipotesi, i critici vengono placati con i sussidi. È il più vecchio trucco dell'UE: gli attuali sussidi finanziati dal credito fiat mettono a tacere il dissenso e spostano il prezzo – inflazione e tasse più alte – nel futuro.


Maestri nel nascondere la causalità

Bruxelles è campione mondiale nel mascherare causa ed effetto.

Di fatto l'UE sta già preparando un bilancio da €2.000 miliardi che sarà varato nel 2028, con sussidi verdi e nuovi strumenti di guerra, il tutto orchestrato centralmente e integrato nelle burocrazie nazionali. Nel caso della Germania l'ondata di debito di Bruxelles è integrata da altri €50 miliardi all'anno provenienti da “fondi speciali”. Saranno necessari migliaia di nuovi posti di lavoro pubblici per distribuire questo shock creditizio.

Che questo inneschi inevitabilmente una forte inflazione e ulteriori aumenti delle tasse è qualcosa che il Cancelliere preferisce non menzionare. L'umore pubblico è già... diciamo... teso. Non c'è bisogno di gettare ulteriore benzina sul fuoco.


Economia di guerra = Più burocrazia

La costruzione di un'economia di guerra europea – con la Germania come motore principale – gonfierà ulteriormente l'apparato statale. I settori della difesa e dell'ambiente insieme costituiscono un massiccio programma di impoverimento che colpisce la classe media europea, la quale viene sfruttata più brutalmente che mai.

Aumento delle tasse sull'anidride carbonica, una tassa sulla plastica a livello europeo, moltiplicatori fiscali più elevati per le imprese, costi del lavoro alle stelle: la costruzione di un superstato dell'UE e il finanziamento delle sue ambizioni climatiche sono un piacere costoso.

Le aziende tedesche stanno soffocando sotto montagne di normative UE. Secondo uno studio della Bundesbank, i soli costi diretti della burocrazia ammontano a circa €70 miliardi all'anno.


Gli oneri burocratici continuano a crescere

Se il cancelliere Merz vuole ora tagliare la burocrazia e ridurre il personale pubblico dell'8% – dopo aver assunto 50.000 nuovi dipendenti statali in soli 12 mesi – riducendo al contempo di un quarto gli oneri burocratici… in pratica significa una cosa: l'ideologia verde-socialista dovrebbe essere profondamente ridimensionata.

Ma il vertice sopraccitato ha chiarito una cosa: mentre la consapevolezza sta lentamente crescendo nelle economie duramente colpite di Germania, Italia e Francia, la strada verso il clima rimane sacra. L'obiettivo emissioni zero resta, che l'anno obiettivo sia il 2040 o il 2045. Concessioni? Giochi di prestigio progettati per rimescolare gli incarichi senza alterare i fondamentali delle linee di politica.


Privatizzare la burocrazia statale

Quanto questa direzione ideologica sia lontana dalla realtà economica diventa cristallino nei nuovi dati sul mercato del lavoro. Negli ultimi tre anni la regolamentazione ha “creato” 325.000 nuovi posti di lavoro in aziende di medie dimensioni. La stampa lo celebra come un successo del mercato del lavoro.

Ma queste posizioni non sono altro che burocrazia governativa esternalizzata, finanziata da aziende e clientelismi. Non producono nulla, non migliorano nulla e non rispondono ad alcuna domanda di mercato. Sono barriere, nuovi centri di costo imposti da un regime normativo in continua metastatizzazione.


L'esodo industriale accelera

Le conseguenze sono evidenti. Un recente sondaggio condotto su 240 dirigenti di settori ad alta intensità energetica, come l'acciaio e la chimica, mostra che il 31% delle principali aziende tedesche sta trasferendo la produzione all'estero. Un altro 42% sta rinviando gli investimenti, o li sta trasferendo in altre sedi europee.

I prezzi dell'energia, l'eccessiva regolamentazione e la crescente pressione commerciale degli Stati Uniti accelerano la deindustrializzazione della Germania, rafforzata da una burocrazia che continua a moltiplicarsi come batteri in una capsula di Petri.

Eppure né gli amministratori delegati, né i sindacati osano sfidare la grottesca agenda climatica dell'UE. La crociata climatica di Bruxelles assomiglia sempre più a una cospirazione contro la razionalità e la logica economica.

La soluzione esiste già, direttamente dall'ex-presidente della BCE Mario Draghi: più debito, l'ennesimo megaprogramma da €800 miliardi per “aumentare la produttività”; il che significa un maggiore controllo centralizzato a Bruxelles. Aggiungete l'ideologia climatica e l'economia di guerra, e la ricetta per il futuro dell'UE è completa.


Burocrazia climatica: l'ultima fortezza del potere

Per Ursula von der Leyen e la sua Commissione, la politica climatica è esistenziale. Nel corso degli anni Bruxelles ha costruito una burocrazia tentacolare, alimentata da sussidi, la quale espande il suo potere in modo direttamente proporzionale all'intervento normativo nell'economia.

Ovunque un “responsabile della conformità climatica” presenti resoconti sulle norme UE riguardo la deforestazione, Bruxelles è in agguato nelle vicinanze.

“Ubi Bruxelles, ibi Imperium”.

Anche i giganti della tecnologia statunitense stanno scoprendo l'apparato di censura europeo, visto che piattaforme come X e Google sono prese di mira per assicurarsi il controllo della narrazione pubblica e mettere a tacere le critiche alla crescente influenza di Bruxelles e al suo fallimentare programma di trasformazione verde.

Un dibattito aperto sul fallito progetto di regolamentazione verde? Assolutamente vietato. L'intera architettura di potere della burocrazia di Bruxelles si basa sul panico da CO₂. Se una tale panico muore, Bruxelles muore con esso, e tutti lo sanno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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