mercoledì 14 luglio 2010

La tirannide della magistratura


Breve articolo in cui Rothbard espone la sua critica verso il sistema giudiziario, un coacervo di auto-referenzialità e corporativismo; che poco ha a che fare con la tutela del cittadino, ma molto con la salvaguardia dei propri privilegi.

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di Murray N. Rothbard


Una delle principali crepe nel concetto di governo "limitato" è la magistratura. Dotata del monopolio coercitivo di sentenziare sulle controversie (un potere non da poco), della decisione ultima su chi possa maneggiare la forza e quanta ne possa essere esercitata, la magistratura di governo siede come un tiranno senza limiti e senza controlli.

Impegnati a presiedere al di sopra delle leggi, le quali si presume debbano essere applicate a tutti gli uomini, i giudici stessi sono al di sopra della legge e liberi dalle sue sanzioni e limitazioni. Quando indossa il suo abito d'ufficio, il giudice non deve fare nessun torto legale ed in più è immune dalla legge stessa.

Si pensi al tranello-22 in questa surreale situazione. Se qualcuno volesse dibattere contro questa ordinazione potrebbe farlo (nel nostro sistema governativo), però solo davanti ai giudici che sono essi stessi parte del problema piuttosto che la soluzione. Tocca ai giudici di governo regolamentare se essi stessi possono essere immuni alla legge. Cosa pensate che deciderebbero? Bè, cosa pensate che deciderebbero un gruppo di economisti sulla questione se rendere immuni gli economisti dalla legge? Oppure qualsiasi altro gruppo o tipo di professione?

Senza sorprese la Corte Suprema degli Stati Uniti ordinò, nel 1872, che i giudici fossero immuni da ogni danno contenuto negli "atti giudiziari" da loro eseguiti (indifferentemente da quanto sbagliati, malvagi o incostituzionali quegli atti possano essere). Quando indossano la loro autorità giudiziaria, i giudici non possono commettere sbagli. Punto. Recentemente un caso di un giudice errante è uscito allo scoperto di nuovo (poichè le sue azioni come giudice erano considerate generalmente mostruose ed illegali). Nel 1971 la signora Ora Spliter McFarlin presentò un'istanza al giudice Harold D. Stump del tribunale di circolo della Contea di Dekalb in Indiana, per trovare un posto sicuro in cui far sterilizzare sua figlia quindicenne, Linda Kay Spliter. Sebbene Linda fosse promossa ogni anno, la signora McFarlin riteneva che lei fosse "in qualche modo ritardata" ed iniziava a stare fuori casa per tutta la notte con giovani più vecchi di lei. E tutti noi sappiamo a ciò che questo possa portare.

Il giudice Stump immediatamente firmò l'ordinanza ed insieme alla madre si affrettò a portare Linda in ospedale, dicendole che fosse in lista per un'intervento all'appendice. Linda venne quindi sterilizzata senza che lo sapesse. Due anni dopo Linda sposò Leo Sparkman e scoprì questa tremenda verità. Gli Sparkman citarono in giudizio la madre di Linda ed il suo avvocato, i dottori, l'ospedale ed il giudice Stump per aver commesso una mezza dozzina di violazioni costituzionali.

Tutte queste persone, in verità, violarono volgarmente i diritti di Linda e la aggredirono. Tutti avrebbero dovuto pagare, e pagare amaramente, per la loro mostruosa offesa. Ma il tribunale federale di prima istanza sentenziò diversamente. Primo, sentenziò che la madre, il suo avvocato ed i vari membri della "professione curante" erano tutti immuni perchè tutto ciò che fecero ricevette il nullaosta di un regolare giudice. Secondo, il giudice Stump era anch'egli immune, perchè agì nelle sue piene capacità di giudice, anche se, il tribunale federale di prima istanza riconobbe che egli ebbe "un'erronea visione della legge". Quindi non solo un giudice è immune, ma può conferire la sua immunità anche a comuni cittadini che lo circondano, come se fosse un re.

La Corte d'Appello, il settimo circolo, stranamente non capì la sentenza e ribaltò il giudizio del tribunale federale di prima istanza, pretendendo che il giudice Stump fosse privato dell'immunità "visto il suo fallimento nell'ottemperare i principi elementari di un giusto processo" ed abbia in più, in un certo senso, "non agito entro la sua giurisdizione". Per permettere all'azione di Stump di stare in piedi, la corte d'appello disse che sarebbe dovuta essere sancita la "tirannide della magistratura".

Ora questa roba non stava in piedi ed inoltre aprì un divertente dibattito circa il mantenere i giudici responsabili di fronte alla legge e ligi alla protezione dei diritti egualmente per tutti. Ma ciò avrebbe scosso le fondamenta del nostro sistema legale di potere monopolistico. E così la Corte Suprema, il 28 marzo, diede la versione definitiva del problema. Con una decisione per 5 a 3 in questo illuminante caso di Stump contro Sparkman, il giudice Byron R. ("Scheggia") White, parlando per la maggioranza, inflessibilmente ricordò alla corte d'appello il significato dell'ordinanza del 1872:

«Un giudice non può essere privato dell'immunità perchè la decisione che prese fosse errata, fosse maliziosa o fosse un eccesso della sua autorità. Piuttosto, sarebbe soggetto a responsabilità solo qualora avesse agito nella "chiara assenza di piena giurisdizione.»

Il giudice White ammise che nessuna legge di Stato o verdetto di qualsiasi corte avrebbe potuto autorizzare l'azione del giudice Stump; ma il punto focale, dove si soffermò, era che nessuno statuto o sentenza potesse proibire una simile condotta del giudice. In più, anche se Stump approvò la sterilizzazione senza autorizzazione legale, senza concovacare una riunione, senza ascoltare la ragazza, o senza che lei fosse rappresentata da un avvocato o tutore, era ritenuto ancora un "atto giudiziario" ed in più oltre la legge. Dello stesso parere del giudice White c'erano anche i giudici Warren Burger, Harry Blackmun, William Rehnquist e John Stevens.

In minoranza il giudice Potter Stewart, seguito da Lewis Powell e Thurgood Masrhall, argomentò che la condotta non autorizzata del giudice era "oltre ogni possibile e minimamente immaginabile cosa che potesse essere chiamata atto giudiziario". Egli fece notare che la condotta di Stump


«non potesse essere definita in nessun modo come una condotta "perseguita normalmente da un giudice". Invece non c'è nessuna ragione per cui credere che una simile condotta possa essere stata perseguita da un altro giudice dell'Indiana, precedentemente o successivamente.»


Nell'arringa finale, Stewart disse "un giudice non è libero, come una mina vagante, di causare danni indiscriminatamente quantunque egli affermi che sta agendo nelle sue capacità giuridiche".

Ahh, giudice Stewart, ma apparentemente e sfortunatamente egli è libero.

Stump stesso sarà libero per molto tempo a venire. Apparentemente le persone della Contea di DeKalb non erano interessate ai diritti di Linda, poichè loro lo hanno rieletto lo scorso anno per un termine di altri sei anni come giudice del tribunale di circolo. Bruce Ennis, direttore legale dell'American Civil Liberties Union, imputò alla decisione di White il chiaro significato che i "giudici possono violare i diritti costituzionali dei cittadini e passarla liscia" e "possono ignorare la legge con impunità". Ennis disse che l'ACLU avrebbe chiesto una legislazione al Congresso affinchè avesse ribaltato questa "oltraggiosa" decisione.

Oltraggio, d'accordo; ma perchè si è così sorpresi e sbigottiti?

White ed i suoi alleati erano:
  1. semplicemente compatti come giudici, corporativisti che difendevano i propri privilegi nella corporazione stessa;


  2. stavano difendendo il reale caposaldo del nostro sistema di governo: l'immunità dalla legge degli ultimi che prendono le decisioni.


Rimuovendo tale immunità si colpirebbe il cuore di questo sistema ed aprirebbe la strada per un'America veramente libera in cui i diritti sarebbero completamente protetti, in cui nessun uomo o gruppo di uomini sarebbe al di sopra della legge o avrebbe il monopolio coercitivo sui servizi giuridici. Acclamiamo il signor Ennis ed i giudici in minoranza; ma loro conoscono le piene implicazioni quando noi contrapponiamo i diritti dei cittadini contro i giudici "mine vaganti" e la "tirannide della magistratura"?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


domenica 11 luglio 2010

Perchè le scuole non educano


Dopo un piccolo intermezzo di vacanza torno a postare qualcosa.
Nello specifico, un'interessante punto di vista su dove e come la scuola debba indirizzarsi per un avvenire che le garantisca di non essere più quella macchina di propaganda che al momento è.

Questo articolo è il testo di un discorso di John Taylor Gatto dove accetta il premio come Miglior Insegnante dell'Anno di New York, il 31 gennaio 1990.


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di John Taylor Gatto

Accetto questo premio nell'interesse di tutti quei buoni insegnanti che ho conosciuto durante gli anni in cui ho combattuto per rendere le loro interazioni con i ragazzi onorabili, uomini e donne che non sono mai soddisfatti, che chiedono senza sosta e si battono strenuamente per definire e ridefinire senza fine ciò che la parola "educazione" debba significare. Un'Insegnante dell'Anno non è il miglior insegnate in circolazione, quelle persone sono abbastanza facili da scoprire, ma è un latore-standard, un simbolo di queste persone che spendono le loro vite con piacere a servizio dei ragazzi. Questo è un loro premio come lo è il mio.

Viviamo in un tempo di grande crisi per la scuola. Il livello dei nostri ragazzi nella lettura, nella scrittura e nell'aritmetica è al diciannovesimo posto tra i paesi indutrializzati. Veramente in basso. L'economia narcotica mondiale è basata sul nostro consumo di merci, se non comprassimo così tanti sogni di polvere la finanza collasserebbe – e le scuole sono un importante punto di vendita in saldo. Il tasso di suicidi tra i ragazzi è tra i più alti del mondo ed i suicidi sono ragazzi provenienti per la maggiore da famiglie ricche, non da quelle povere. A Manhattan il 50% di tutti i matrimoni dura meno di cinque anni. Quindi c'è qualcosa che non va.

La crisi della nostra scuola è solo un riflesso di questa grande crisi sociale. Sembra che abbiamo perso la nostra identità. Ragazzi e vecchi sono rinchiusi e segregati dal mondo degli affari ad un livello senza precedenti – nessuno parla più con loro e senza ragazzi ed anziani che si confrontano nella vita quotidiana la comunità non ha ne futuro ne passato, solo un continuo presente. Infatti il termine "comunità" difficilmente si applica al modo con cui interagiamo tra di noi. Viviamo in reticolati, non in comunità e tutti quelli che conosco si sentono soli per questa ragione. In qualche strano modo la scuola è l'attrice protagonista di questa tragedia, proprio come è colpevole dell'allargamento tra le classi sociali. Usando la scuola come una sorta di meccanismo siamo diretti sulla via di creare un sistema di caste, completa di paria che vagano nelle metropolitane mendicando e dormendo per le strade.

Ho notato un fenomeno affascinante nei miei 25 anni di carriera scolastica – ovvero che le scuole e l'educazione sono crescentemente irrilevanti per la grande maggioranza delle imprese sul pianeta. Nessuno crede più che gli scienziati siano preparati in corsi scientifici oppure che i politici sono preparati in corsi d'educazione civica o che i poeti in corsi d'inglese. La verità è che la scuola non insegna, a parte obbedire agli ordini. Questo è un grande mistero per me perchè migliaia di esseri umani, persone che si preoccupano, lavorano nelle scuole come insegnanti, sostenitori ed amministratori ma la logica astratta dell'istituzione sommerge i loro contributi individuali. Sebbene gli insegnanti si preoccupino e lavorino duramente, l'istituzione è psicopatica – non ha coscienza. Suona una campanella ed il ragazzo nel bel mezzo della scrittura di un componimento dovrà chiudere il suo quaderno e spostarsi in una cella differente, dove dovrà memorizzare che l'uomo e le scimmie derivano da un comune antenato.

La nostra forma di educazione obbligatoria è un'invenzione dello Stato del Massachusetts intorno al 1850. Fu rigettata – a volte anche con le armi – da uno stimato 80% della popolazione del Massachusetts; l'ultimo avamposto a Barnstable sul Capo Cod a non consegnare i propri figli fino al 1880, quando l'area fu conquistata con l'uso della milizia e i bambini marciarono verso scuola sotto osservazione guardinga.

Ora ecco un curioso pensiero su cui riflettere. L'ufficio del senatore Ted Kennedy rilasciò un documento non molto tempo fa asserendo che prima dell'educazione obbligatoria il tasso di conoscenza di lettura e scrittura nello Stato era del 98% e dopo di questa non raggiunse mai più il 91% dove si trovava nel 1990. Spero che ciò vi interessi.

Qui c'è un altra curiosità su cui riflettere. Il movimento della scuola a casa è cresciuto abbastanza da raggiungere 1 milione e mezzo di ragazzi che sono istruiti interamente dai loro genitori. Lo scorso mese la stampa scolastica ha riportato la strabiliante notizia che i ragazzi che frequentano l'insegnamento a casa sembrano essere cinque o dieci anni più avanti nelle loro facoltà di pensare rispetto ai loro coetanei.

Non penso che ci sbarazzeremo delle scuole tanto presto, sicuramente non durante la mia esistenza, ma se vogliamo cambiare ciò che rapidamente sta diventando un disastro dell'ignoranza, dobbiamo riconoscere che l'istituzione scolastica "addestra" molto bene, ma non "educa" – ciò è inerente con il modello della cosa. Non è colpa dei cattivi insegnanti o dei pochi soldi spesi, solamente è impossibile per educazione ed istruzione essere la stessa cosa.

Le scuole furono progettate da Horace Mann, Barnard Sears, Harper dell'Università di Chicago, Thorndyke della Columbia Teachers College ed alcuni altri uomini atti ad essere strumenti della gestione scientifica della massa. Le scuole sono intese a produrre, attraverso l'applicazione di formule, esserei umani formulari i quali comportamenti possono essere predetti e controllati.

In grande misura, le scuole riescono brillantemente nel fare ciò. Ma la nostra società si sta disintegrando, ed in un tale ambiente, le uniche persone che hanno successo sono quelle auto-sufficienti, fiduciose ed individualiste – poichè la vita comunitaria dove viene protetto il dipendente ed il debole è morta. I prodotti dell'istruzione sono, come ho detto, irrilevanti. Le persone ben istruite sono irrilevanti. Possono vendere film e rasoi per radere, compilare scartoffie e rispondere al telefono, o sedere incurantemente di fronte ad un computer lampeggiante ma come esseri umani sono inutili. Inutili agli altri ed inutili a loro stessi.

La miseria giornaliera intorno a noi, penso, in larga misura è causata dal fatto che – come Paul Goodman disse trenta anni fa – noi forziamo i ragazzi a crescere nell'assurdo. Ogni riforma scolastica deve avere a che fare con le sue assurdità.

E' assurdo e contro-vitale essere parte di un sistema che ti obbliga a sedere in prigionia con altre persone della stessa età e classe sociale. Quel sistema effettivamente ti taglia via dall'immensa diversità della vita e dalla sinergia della varietà, ti taglia via dal tuo passato e futuro, inquadrandoti in un continuo presente come fa la televisione.

E' assurdo e contro-vitale essere parte di un sistema che ti obbliga ad ascoltare da uno straniero la lettura di una poesia quando tu vorresti imparare a costruire palazzi, oppure sederti con uno straniero e discutere della costruzione di palazzi quando tu vorresti leggere poesie.

E' assurdo e contro-vitale muoversi da una cella ad un'altra al suono di un gong ogni giorno della tua giovinezza in una istituzione che non permette nessuna privacy e ti segue anche nella sacralità della tua casa domandandoti di fare i suoi "compiti".

"Come imparerebbero a leggere?" voi dite e la mia risposta è "Ricordate le lezioni nel Massachusetts". Quando i ragazzi sono distribuiti lungo tutto il corso della vita, invece che per classi d'età in blocchi carcerari, loro imparano a leggere, scrivere e fare calcoli aritmetici con tranquillità se quelle cose hanno senso in quel tipo di vita che si dispiega intorno a loro.

Ma è da tenere a mente che negli Stati Uniti quasi nessuno che legge, scrive o si dedica all'aritmetica guadagna molto rispetto. Siamo un paese di parlatori, paghiamo profumatamente gente che parla ed ammiriamo enormemente gente che parla, così i nostri figli parleranno costantemente seguendo i modelli pubblici della televisione e degli insegnanti. E' davvero difficile insegnare le "basi" perchè non sono più realmente fondamentali per la società che abbiamo creato.

Due istituzioni al momento controllano le vite dei nostri figli – la televisione e la scuola, in questo ordine. Entrambe riducono la saggezza, la tempra, la temperanza e la giustizia del mondo reale in un'astrazione senza fine e senza freno. Nei secoli passati il tempo di un bambino e di un adolescente sarebbe stato occupato dal lavoro reale, dalla reale carità, da avventure reali e dalla realistica ricerca di mentori che ti avrebbero insegnato ciò che tu realmente volevi imparare. Gran parte del tempo era speso nei bisogni della comunità, dedicandosi agli affetti, studiando ed analizzando ogni livello della comunità, imparando come costruire una casa e dozzine di altri compiti necessari a far diventare un'uomo o una donna completi.

Ma ecco qui il calcolo del tempo che i ragazzi a cui insegno devono affrontare:

Delle 168 ore della settimana, 56 di queste i miei ragazzi le usano per dormire. Ciò lascia loro 112 ore la settimana da dedicare a loro stessi.

I miei ragazzi guardano 55 ore di TV la settimana secondo le recenti relazioni. Ciò lascia loro 57 ore la settimana in cui crescere.

I miei ragazzi frequentano 30 ore di scuola la settimana, usano circa 6 ore per prepararsi, andando e tornando a casa, e spendono un'ammontare di 7 ore nei compiti a casa – un totale di 45 ore. Durante questo lasso di tempo sono sotto una stretta sorveglianza, non hanno ne tempo per loro ne spazi privati e sono puniti se provano ad affermare la propria individualità nell'uso di quel tempo e di quello spazio. Ciò lascia loro 12 ore la settimana nelle quali costruire una consapevolezza unica. Sicuramente i miei ragazzi mangiano e ciò prende loro del tempo – non molto, poichè hanno perso la tradizione di cenare con tutta la famiglia, ma se assegnamo 3 ore la settimana per i pasti serali, arriviamo all'ammontare netto di tempo proprio per ogni ragazzo di 9 ore.

E' abbastanza. E' veramente abbastanza? Più il ragazzo è ricco meno televisione guarderà, ma il tempo del ragazzo ricco è pressochè circoscritto da una sorta di ampio catalogo di intrattenimenti commerciali e raramente accade che la serie di lezioni a cui è iscritto siano di sua scelta.

Dire che queste cose siano bizzarre è dire poco, solo un ulteriore trucco per creare dipendenza negli esseri umani, incapaci di riempire da soli le proprie ore, incapaci di iniziare a percorrere un fine per dare sostanza e piacere alla propria esistenza. E' una malattia nazionale questa dipendenza e mancanza di scopo, e penso che la scuola, le lezioni e la TV – tutte le componenti di questa messinscena – hanno molto a che fare con la stessa malattia..

Si pensi alle cose che ci stanno uccidendo come nazione – droghe narcotiche, competizione stupida, sesso ricreativo, la pornografia della violenza, alcohol, gioco d'azzardo e la peggiore pornografia tra tutte – vite dedicate a comprare cose, l'accumulo è diventato una filosofia – tutta la lista di queste cose sono vizi che assoggettano le personalità dipendenti e questo è ciò che il marchio scolastico deve inevitabilmente produrre.

Vorrei dirvi quali sono gli effetti sui ragazzi nel togliere loro l'intero tempo personale – tempo di cui hanno bisogno per crescere – e nel forzarli a spenderlo nelle astrazioni. Dovete ascoltare ciò che ho da dirvi, perchè nessuna riforma che non attacchi queste specifiche patologie non sarà altro che mera apparenza.
  1. I ragazzi a cui insegno sono indifferenti al mondo degli adulti. Ciò li bandisce da migliaia di anni d'esperienza. Uno studio accurato su cosa le grandi persone erano impegnate a fare aveva sempre come risultato l'occupazione più eccitante della loro gioventù, ma nessuno vuole crescere al giorno d'oggi e chi li può biasimare? Noi siamo i giocattoli.
  2. I ragazzi a cui insegno non hanno quasi più curiosità e qualsiasi interesse abbiano è solo passeggero; non riescono a concentrarsi a lungo, perfino nelle cose che loro scelgono di fare. Riuscite a vedere una connessione tra le campanelle che suonano ancora ed ancora per il cambio delle classi e questo fenomeno di attenzione evanescente?
  3. I ragazzi a cui insegno hanno uno scarso senso del futuro, di come il domani sia inestricabilmente connesso all'oggi. Come ho detto prima loro vivono in un continuo presente, l'esatto momento in cui sono è il confine della loro consapevolezza.
  4. I ragazzi a cui insegno sono a-storici, non hanno alcuna concezione di come il passato abbia predestinato il loro attuale presente, limitando le loro scelte, formando i loro valori e vite.
  5. I ragazzi a cui insegno sono crudeli tra loro, mancano di compassione per la sventura, ridono delle debolezze ed hanno disprezzo per quelle persone il quale bisogno d'aiuto affiora con estrema chiarezza.
  6. I ragazzi a cui insegno si trovano a disagio con l'intimità e il candore. Il mio pensiero è che, per questo particolare, loro siano come molte di quelle persone che sono state adottate che ho conosciuto – non riescono ad affrontare genuinamente l'intimità a causa di un'abitudine di tutta una vita che li ha portati a preservare nel profondo un se stesso segreto a vantaggio di una personalità esterna composta da pezzi e parti artificiali di carattere presi in prestito dalla televisione o acquisiti per manipolare gli insegnanti. Poichè loro non sono chi vorrebero far credere di essere, questo camuffamento si affievolisce in presenza di intimità, quindi devono evitare di avere relazioni intime.
  7. I ragazzi a cui insegno sono materialisti, seguendo la guida degli insegnanti che materialisticamente "classificano" ogni cosa – ed i mentori televisivi che offrono loro qualsiasi cosa nel mondo gratis.
  8. I ragazzi a cui insegno sono dipendenti, passivi e timidi in presenza di nuovi sfidanti. Ciò è spesso mascherato da una spacconeria superficiale o da rabbia oppure aggressività, ma al di sotto di queste c'è un vuoto senza forza d'animo.
Potrei elencare alcune altre condizioni che la riforma scolastica dovrebbe affrontare se si vuole frenare il nostro declino nazionale, ma ora avreste dovuto aver afferrato le mie convinzioni, che siate d'accordo o meno. La scuola o la TV hanno causato queste patologie, oppure entrambe. E' una semplice questione di aritmetica, tra l'educazione e la televisione tutto il tempo che i ragazzi hanno è divorato dalle stesse. Questo è ciò che ha distrutto la famiglia americana, non è più un fattore d'educazione dei figli. Televisione e scuola, tra queste due risiede indubbiamente la colpa.

Cosa può essere fatto? Primo, abbiamo bisogno di un feroce dibattito nazionale che non si arresti, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Abbiamo bisogno di urlare ed argomentare circa l'attuale situazione scolastica finchè non è aggiustata o rotta senza speranza di riparazione, l'una o l'altra. Se possiamo aggiustarla, bene; se non possiamo, allora il successo della scuola a casa mostra una strada differente da prendere, la quale possiede un futuro promettente. Versando i soldi che ora versiamo nell'educazione familiare potremmo prendere due piccioni con una fava, riparando le famiglie di conseguenza si assesterebbero anche i ragazzi.

Una riforma genuina è possibile ma non dovrebbe costare niente. Dobbiamo ripensare alle premesse fondamentali dell'educazione e decidere ciò che noi vogliamo che i nostri figli imparino e perchè. Per 140 anni questa nazione ha provato ad imporre obiettivi sempre più bassi dal superbo comando centrale composto da "esperti", un'elite centrale di ingegneri sociali. Non ha funzionato. Non funzionerà. Ed è un volgare tradimento della promessa democratica che una volta rendeva questa nazione un nobile esperimento. Il tentativo dei russi di creare la repubblica di Platone nell'Europa dell'est è esploso davanti i nostri occhi, il nostro tentativo di imporre la stessa ortodossia centrale usando le scuole come uno strumento si sta egualmente scucendo, benchè più lentamente e dolorosamente. Non funziona perchè le sue premesse fondamentali sono meccaniche, anti-umane ed ostili alla vita familiare. Le vite possono essere controllate dalla macchina educativa ma reagiranno sempre con armi di patologia sociale – droga, violenza, autodistruzione, indifferenza e i sintomi che vedo nei ragazzi a cui insegno.

E' ora che ci guardiamo indietro per riguadagnare una filosfia educazionale che funzioni. Una che particolarmente mi piace parecchio è stata la favorita delle classi dirigenti europee per migliaia di anni. La uso finchè mi è possibile nel mio modo di insegnare, e la uso tanto più possibile per allontanare la presente istituzione di educazione obbligatoria. Penso che funzioni tanto per i ragazzi poveri quanto per quelli ricchi.

Al nucleo di questo fior fiore di sistema d'educazione c'è la credenza che la conoscenza di sè sia l'unica base della vera conoscenza. Dovunque in questo sistema, ad ogni età, si possono trovare sistemazioni in cui posizionare il ragazzo da solo, in un ambiente senza guida, con un problema da risolvere. Qualche volta il problema è irto e con tanti rischi a carico, come il problema del galoppare un cavallo oppure farlo saltare, ma questo, ovviamente, è un problema meravigliosamente risolto da migliaia di ragazzi prodigio prima dei dieci anni. Potete immaginare che chiunque abbia padroneggiato una simile sfida possa aver avuto una mancanza di fiducia nelle proprie abilità? Qualche volta il problema è il problema di dominare la solitudine, come Thoreau fece a Walden Pond, o Einstein fece alla dogana svizzera.

Uno dei miei studenti, Roland Legiardi-Lura, sebbene entrambi i suoi genitori fossero morti e non gli avessero lasciato nessuna eredità, prese un bicicletta e si mise in viaggio da solo attraverso gli Stati Uniti quando era scarsamente al di fuori dell'adolescenza. Non ci sarebbe da meravigliarsi se poi in età adulta quando decise di fare un film sul Nicaragua, sebbene non avesse ne soldi ne esperienze precedenti nella realizzazione di film, tale lungometraggio risultò vincente nel panorama internazionale – anche se il suo lavoro era quello di carpentiere.

Proprio ora stiamo discutendo tutto il tempo dei nostri figli che hanno bisogno di sviluppare la conoscenza di se stessi. Ciò deve finire. Dobbiamo inventare esperienze scolastiche che ridiano loro indietro un sacco di tempo, dobbiamo fidarci dei ragazzi da un'età precoce concedendo loro studi indipendenti, forse anche posizionati nelle scuole ma che prendano un posto distante dall'ambiente istituzionale. Dobbiamo inventare curriculum dove ogni ragazzo abbia una possibilità di sviluppare caratteristiche personali uniche ed autosufficienza.

Poco tempo fa presi settanta dollari e mandai una ragazzina di dodici anni della mia classe, con sua madre (che non parlava inglese), su un bus diretto nel New Jersey per trovare il capo della polizia di Sea Bright e scusarsi per aver inquinato la spiaggia con una bottiglia di Gatorade. In cambio di queste scuse pubbliche raggiunsi un accordo con il capo della polizia per far fare alla ragazzina un giorno di apprendistato nelle procedure di poizia in un piccolo paese. Pochi giorni dopo altri due ragazzini dodicenni della mia classe viaggiarono da soli fino a West First Street ad Harlem dove iniziarono un apprendistato con un editore giornalistico, la settimana dopo tre ulteriori ragazzi della mia classe si sarebbero ritrovati nel mezzo delle paludi del Jersey alle 6 di mattina, per studiare le strategie di un presidente di una compagnia di trasporti e come organizzasse l'invio di 18 mezzi a Dallas, Chicago e Los Angeles.

Questi ragazzi "speciali" seguono un "programma speciale"? Bè, in un certo senso si, ma nessuno conosce tale programma tranne me e i ragazzi stessi. Sono solo dei simpatici ragazzi provenienti dal centro di Harlem, brillanti e svegli, ma così malamente istruiti che quando mi furono assegnati la maggior parte di loro non riusciva ad addizionare o sottrarre senza alcuna fluidità. E nemmeno uno di loro conosceva la popolazione di New York o quanto distante fosse New York dalla California.

Mi preoccupava ciò? Certamente, ma sono convinto che se loro guadagnano conoscenza di se stessi possono anche diventare insegnanti di se stessi – e solo l'auto-insegnamento ha un valore ultimo.

Dobbiamo dare a questi ragazzi tempo indipendente immediatamente poichè questa è la chiave dell'auto-apprendimento e dobbiamo coinvolgerli di nuovo nel mondo reale il più presto possibile cosicche quel tempo indipendente possa essere speso in qualcos'altro meglio dell'astrazione. Questa è un'emergenza, richiede un'azione drastica per essere corretta – i nostri figli stanno morendo come mosche nella scuola, sia che essa dia una buona o cattiva educazione, è lo stesso. Irrilevante.

Di che altro ha bisogno un sistema scolastico ristrutturato? Deve smetterla di essere un parassita sulla comunità che lavora. Di tutte le pagine nel libro dell'essere umano, il nostro ingresso ha rappresentato solo un supplizio che ha rinchiuso i ragazzi, chiedendo loro di fare nulla in quanto a servizi per il bene generale. Per un pò penso che dovremmo fare del servizio civile una parte fondamentale dell'educazione. A parte l'esperienza che consegna nell'agire in maniera non egoistica, è la strada più breve per dare ai nostri figli responsabilità reali nel grande corso della vita.

Per cinque anni ho percorso un programma di fuoco dove ogni ragazzo, ricco o povero, furbo o lento di comprendonio, spende 320 ore all'anno di duro servizio civile. Dozzine di questi ragazzi tornarono da me l'anno dopo, cresciuti, e mi dissero che quell'esperienza di aiutare qualcun'altro cambiò la loro vita. Insegnò loro a guardare il mondo in modo diverso, a ripensare ai valori ed agli scopi. Accadde quando loro erano tredicenni, nel mio laboratorio scolastico – reso possibile solo perchè il mio ricco distretto scolastico era nel caos. Quando la "stabilità" tornò il laboratorio fu chiuso. Aveva troppo successo con una larga mescolanza di gruppi di ragazzi, ai minimi costi, affinchè gli fosse permesso di continuare. Faceva sfigurare i costosi programmi d'elite.

Non c'è mancanza di problemi reali in città. I ragazzi possono essere chiamati per risolverli in cambio di rispetto ed attenzione da parte di tutto il mondo adulto. Buono per i ragazzi, buono per tutti noi. Questo è un curriculum che insegna la Giustizia, una delle quattro virtù cardinali in ogni sistema d'ottima educazione. La regola vale per tutti, ciò che vale per il ricco e potente vale anche per tutti noi – in più, l'idea è assolutamente gratutita come tutte le altre idee di riforma genuina dell'educazione. Più soldi e più persone inserite in questa istituzione malata la renderanno solo più malata.

Lo studio indipendente, il servizio civile, le avventure nelle sperimentazioni, grandi dosi di solitudine e privacy, un migliaio di tirocini differenti, la varietà di un giorno o più – queste sono tutte vie potenti, economiche ed efficienti da dove far partire una riforma reale dell'istruzione. Ma nessuna riforma su larga scala funzionerà mai per riparare i nostri figli dannegiati o la nostra società danneggiata, finchè l'idea di una "scuola" aperta sarà solo imposta – ovvero l'inclusione della famiglia come motore principale dell'educazione. Gli svedesi si accorsero di ciò nel 1976 quando abbandonarono a tutti gli effetti il sistema di adozione di bambini indesiderati ed invece spesero tempo e fondi nazionali nel rafforzamento della famiglia originale, cosicche i bambini nati da svedesi fossero voluti. Non riscossero un successo completo ma riuscirono a far diminuire il numero di bambini svedesi indesiderati da 6000 nel 1976 a 15 nel 1986. Può essere fatto. Gli svedesi, semplicemente, si stancarono di pagare per il dissesto sociale causato da bambini non allevati dai loro genitori naturali, così fecereo qualcosa. Anche noi possiamo farlo.

La famiglia è il motore principale dell'educazione. Se usiamo l'istruzione per separare i ragazzi dai genitori – e che non si commettano errori, questa è stata la funzione centrale delle scuole fin da quando John Cotton la dichiarò come scopo delle scuole di Bay Colony nel 1650, stessa dichiarazione fatta anche da Horace Mann per le scuole del Massachusetts nel 1850 – continueremo ad avere questo terrificante spettacolo a cui assistiamo ora. Il curriculum di famiglia è il cuore di ogni vita buona, siamo stati separati da quel curriculim, è tempo quindi di ritornarci. Il modo per riportare l'educazione sulla via della guarigione è che le nostre scuole prendano l'iniziativa per scardinare la morsa delle istituzioni sulla vita familiare, promuovere durante l'orario scolastico confronti tra genitori e figli in modo da rinsaldare i legami familiari. Questo era il mio reale obiettivo quando mandai la ragazza e la madre giù sulla costa del Jersey per incontrare il capo della polizia. Ho molte idee su come stilare un curriculum familiare e credo che anche molti di voi avrebbero tante idee una volta iniziato a pensarci. Il nostro più grande problema nello sviluppare questo pensiero basilare che potrebbe riformare la scuola è che abbiamo interessi maggiori a svuotare preventivamente tutti gli orari ed approfittare della scuola esattamente per come è adesso, nonostante la retorica del contrario. Dobbiamo pretendere che le nuove voci e le nuove idee abbaino un seguito, le mie idee e le vostre. Abbiamo fatto una scorpacciata delle cosidette voci autorizzate veicolate dalla televsione e dalla stampa – un'intera decade libera da tutti i dibattiti è ciò che si chiede, niente più opinioni degli "esperti". Gli esperti non ne hanno mai azzeccata una nel campo dell'educazione, le loro "soluzioni" sono dispendiose, auto-referenziali ed implicano sempre più centralizzazione. Basta. E' tempo di ritornare alla democrazia, all'individualità ed alla famiglia. Ho detto la mia. Grazie.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 5 luglio 2010

Sanzioni all'Iran = atto di guerra

Ron Paul spiega perchè le sanzioni all'Iran non potrebbero portare niente di buono. L'idea di mettere sanzioni significa guerra contro un altro paese (n.d.t. ho una strana sensazione di deja-vu...). Ron Paul spiega che non possono permettersi di stare in così tanti posti contemporaneamente. Gli Stati Uniti spendono un triliardo di dollari all'anno per queste azioni.

Spiega che gli Stati Uniti sono senza il becco di un quattrino e che allo stesso tempo stanno cercando di entrare in guerra. Dalle informazioni che ha, la CIA sta lavorando su un'arma nucleare.

Ron Paul aggiunge che l'Iran non è mai stata trovata colpevole di aver rotto il trattato di non-proliferazione. La grande pubblicità circa le sedicenti "armi di distruzione di massa" è parlare da guerrafondai, come quando gli Stati Uniti sono intervenuti in Iraq dove le armi di distruzione di massa non sono mai state trovate.

Ciò che gli Stati Uniti stanno facendo è sospingere l'Iran verso la Cina. Gli Stati Uniti stanno tentando di prendere il potere del mondo con le risorse naturali, dice Ron Paul.





sabato 3 luglio 2010

Il guinzaglio celebrale matematico






di Francesco Simoncelli


Riflettevo. Capita spesso di vedere per la strada cani al guinzaglio, fedeli, ligi agli ordini, festanti quando il padrone decide che è ora di una passeggiata. Sono felici di ubbidire al loro padrone...si dirà, è la loro indole forse. Sono fatti così, ci sono anche altri animali legati ai propri padroni che svolgono un lavoro. Certo, ma solo per il cane vale la regola del "migliore amico dell'uomo".

Così simili, così affini. La zoologia li dividerebbe, la società li accumuna. All'inizio come tutti gli animali che vivono secondo il proprio raziocinio sono diffidenti, hanno paura, se imbrigliati tentano la fuga e lo stesso guinzaglio li riporta sulla retta via. Niente di male si dirà, è sotto tutti gli occhi l'atteggiamento canino, che dopo un pò dichiare fiducia indiscussa al proprio padrone. Ci sono addirittura scuole dove si insegna ai cani ad ubbidire e comportarsi secondo gli ordini impartiti.

Salta, scodinzola, fai il morto...se completati a dovere queste richieste gli si pone un croccantino, altrimenti se per caso provasse ad agire secondo i propri impulsi, nonostante la sucola d'addestramento, allora il posto più certo per lui sarà dietro un giardino di casa attaccato ad una corda di 50cm...ma con vitto ed alloggio garantito. Siamo pur sempre umani, no?

Il miglior amico dell'uomo, così simile e così complice. Bastano pochi passi per farlo diventare come noi. Si perchè, nonostante l'uomo creda di vivere in un mondo libero dove tutto ruota intorno a lui egli non fa altro che scuotere ed allungare il cordino del guinzaglio...il quale è finito e quando il padrone lo ordina, premendo un semplice pulsante, il cordino torna indietro. Mi si dirà, "ma quale guinzaglio, io non lo vedo proprio questo guinzaglio!" Esattamente, non lo vediamo perchè non abbiamo bisogno di vederlo. Come sempre siamo gli esseri più evoluti e quindi è nostra speciale prerogativa godere di alti vantaggi, come un guinzaglio invisibile...tutto ciò anche per gli orgogliosi più accaniti.

Infatti una semplice proporzione può spiegare benissimo questo concetto: ubbidienza:persona = meno visibilità:indottrinamento. A volte la mia mente matematica crea qualcosa di buono. Una semplice relazione che è in grado di schiavizzare, letteralmente, la materia grigia delle persone. Se la dittatura è servita a far vedere il guinzaglio, ora la democrazia ha trovato il proprio Eldorado nell'affievolimento visivo dello stesso. Nonostante la corda si allunghi è sempre finita ed il padrone può ritirarla quando vuole. Il guinzaglio pone le sue radici già da quando si entra a far parte del club statale al nostro primo vagito, pone le basi di crescita nella scuola e matura quando le scimmie ammaestrate pongono la loro X su un foglio di carta.

Semplice, logico, indolore. E' una lotta persa in partenza perchè, sapientemente, il plasmamento della persona avviene in giovane età dove l'ubbidienza e l'indottrinamento vengono somministrate in dosi massicce, poi si fanno meno visibili man mano che il soggetto assimila il messaggio ed inizia a scodinzolare verso i suoi padroni. Propaganda, mass media, consumismo etc. tutti fattori o per meglio dire pennarelli, dati ai soggetti per colorare il proprio guinzaglio fino a farlo sembrare in sintonia con l'ambiente circostante...e poi, voilà! Non c'è più.
Liberi finalmente.


venerdì 2 luglio 2010

Guerra e politica estera #3


di Murray N. Rothbard


Politica estera sovietica

In un capitolo precedente abbiamo già affrontato i problemi della difesa nazionale, astraendo dalla questione se i russi sono realmente decisi a tutti i costi a scatenare un'attacco militare sugli Stati Uniti. Sin dalla seconda guerra mondiale la politica interna ed estera americana, almeno retoricamente, si è basata sull'ipotesi di una possibile minaccia di attacco da parte della Russia – una supposizione che ha permesso di guadagnare consenso pubblico per l'interventismo globale americano e per fare debiti per miliardi di dollari con le spedizioni militari. Quanto realistica e quanto fondata è questa ipotesi?

Primo, non c'è dubbio che i sovietici, insieme a tutti gli altri marxisti-leninisti, vorrebbero rimpiazzare tutti i sistemi sociali esistenti col regime comunista. Ma tale intenzione scarsamente implica qualsiasi sorta di minaccia di attacco realistica – proprio come una malattia desidera attaccare i soggetti, difficilmente ciò può essere preso come una previsione realistica di un'imminente attacco. Al contrario, il marxismo-leninismo stesso crede che una vittoria del comunismo sia inevitabile – non sulle ali della forza esterna, ma piuttosto con l'accumulazione di tensioni e "contraddizioni" dentro ogni società. Così il marxismo-leninismo considera che la rivoluzione interna (o, come nella versione "euro-comunista corrente", cambiamento democratico) porti all'inevitabile instaurazione del comunismo. Allo stesso tempo crede che ogni imposizione coercitiva esterna del comunismo nel migliore dei casi sia sospetta e nel peggiore sia un tentativo distruttivo e controproducente per un genuino cambiamento sociale. Ogni idea d' "esportazione" del comunismo in altri paesi sulle spalle dei militari sovietici è totalmente contradditoria alla luce delle teorie marxiste-leniniste.

Certamente non stiamo dicendo che i leaders sovietici non farebbero mai niente contro la teoria marxista-leninista. Ma se affermiamo che loro agiscono come dei ordinari dominatori di una forte nazione-stato russa, allora il caso di un'imminente minaccia sovietica agli Stati Uniti è largamente debole. L'unica base addotta a simile minaccia, come dichiarato dai nostri "alfieri della guerra fredda", è la devozione dichiarata dell'Unione Sovietica alle teorie marxiste-leniniste e il suo ultimo fine che prevede il trionfo del comunismo in tutto il mondo. Se i capi sovietici dovessero semplicemente agire come dittatori russi tenendo conto solo dell'interesse della propria nazione-stato, allora l'intera base per cui si trattano i sovietici come un'unica diabolica sorgente di un'assalto militare cadrebbe a terra.

Quando i bolscevichi presero il potere in Russia nel 1917 diedero poco pensiero ad una futura politica estera sovietica, poichè loro erano convinti che la rivoluzione comunista sarebbe ben presto attecchita negli altri paesi industrialmente avanzati dell'Europa occidentale. Quando queste speranze si frantumarono dopo la fine della prima guerra mondiale, Lenin ed i suoi seguaci bolscevichi adottarono la teoria della "coesistenza pacifica" come base per la politica estera di uno Stato comunista. L'idea era questa: come primo movimento comunista vittorioso, la Russia sovietica sarebbe servita come segnale per tutti gli altri partiti comunisti nel mondo. Ma lo Stato sovietico, in quanto Stato, avrebbe dovuto dedicare se stesso a relazioni pacifiche con altri paesi e non avrebbe dovuto tentare di esportare il comunismo tra gli altri Stati con espedienti bellici. L'idea qui non era solo seguire le teorie marxiste-leniniste, ma seguire il percorso pratico di mantenere viva l'esistenza dello Stato comunista come come più importante scopo della politica estera; proprio così, mai mettere in pericolo lo Stato sovietico attaccando battaglia con altri Stati. Ci si aspettava che gli altri paesi diventassero comunisti attraverso processi interni tutti loro.

Sebbene, fortuitamente, da un mix di concetti pratici e teorici tutti propri, i sovietici arrivarono presto a ciò che i libertari considerano essere la sola ed unica strategia per la politica estera. Col passare del tempo questa linea politica fu rinforzata da un "conservatorismo" che sorpassò tutti gli altri movimenti dopo che avevano acquisito e mantenuto il potere per molto tempo; tale conservatorismo fece guadagnare terreno a quegli interessi che avrebbero condensato sempre di più il potere sopra una singola nazione-stato rispetto all'idea iniziale di rivoluzione mondiale. Questo crescente conservatorismo sotto Stalin ed i suoi successori rafforzò e solidificò quella politica di non-aggressione e "coesistenza pacifica".

I Bolscevichi, invece, iniziarono la loro storia di successo diventando letteralmente l'unico partito politico in Russia a volere, sin dalla prima guerra mondiale, un'uscita immediata della stessa Russia fuori dalla guerra. Andarono oltre, invece, e si accollarono enormi impopolarità tra le persone auspicando la sconfitta del "loro stesso" governo ("sconfitta rivoluzionaria"). Quando la Russia iniziò a riportare pesanti perdite, accompagnate dalla massiccia diserzione militare sul fronte di guerra, ed il conflitto divenne estremamente impopolare, i Bolscevichi, guidati da Lenin, continuarono ad essere l'unico partito a richiedere l'immediata uscita dalla guerra – gli altri partiti ancora giuravano di combattere i tedeschi fino alla fine. Quando i Bolscevichi presero il potere, Lenin, nonostante le opposizioni isteriche perfino della maggioranza del consiglio centrale bolscevico, insistette per concludere i trattati "di resa" di Brest-Litovsk nel marzo del 1918. Qui Lenin ebbe successo a portare la Russia fuori dalla guerra, perfino al prezzo di cedere alla vittoriosa armata tedesca tutte le parti dell'impero russo che dopo occupò (inclusa la Russia bianca e l'Ucraina). Così Lenin ed i Bolscevichi iniziarono il loro regno non comportandosi semplicemente da partito della pace, ma in pratica da partito della "pace a qualsiasi prezzo".

Dopo la prima guerra mondiale e la sconfitta della Germania, il nuovo Stato polacco attaccò la Russia ed ebbe successo nel conquistare un grande pezzo di Russia bianca e l'Ucraina. Avvantaggiandosi del disordine e della guerra civile in Russia alla fine della guerra, varie altre nazioni – Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania – decisero di staccarsi dai confini pre-bellici dell'impero russo e dichiararono la loro indipendenza nazionale. Ora, mentre il leninismo predicava solo a parole l'auto-determinazione nazionale, ai comandanti sovietici era chiaro sin dall'inizio che i confini del vecchio Stato russo dovessero rimanere inalterati. L'armata rossa riconquistò l'Ucraina, non solo dai Bianchi ma anche dai nazionalisti ucraini e dall'indegna armata anarchica ucraina di Nestor Makhno. Per il resto era limpido che la Russia, come la Germania negli anni '20 e '30, era un paese "revisionista" nei confronti degli accordi di Versailles del dopoguerra. Proprio così, l'obiettivo della politica estera di Germania e Russia era quello di riconquistare i territori persi dopo la prima guerra mondiale – ciò che loro consideravano i "veri" confini dei loro rispettivi Stati. Si dovrebbe notare che ogni partito politico o tendenza in Germania e Russia, nonostante fosse al governo o all'opposizione, era d'accordo con questo proposito di pieno recupero dei territori nazionali.

Ma, dovrebbe essere sottolineato, che mentre la Germania di Hitler adottò pesanti misure per ricatturare le terre perdute, i conservatori e prudenti comandanti sovietici non fecero assolutamente nulla. Solo dopo il patto Stalin-Hitler e la conquista della Polonia da parte della Germania, i Sovietici furono stimolati a riconquistare i loro territori perduti non avendo più pericoli da affrontare nel fare ciò. Nel dettaglio i Russi si ri-impossessarono dell'Estonia, della Lettonia, della Lituania come anche delle vecchie terre russe nella Russia Bianca e dell'Ucraina che è stata sotto la Polonia orientale. E furono in grado di fare tutto questo senza un combattimento. La vecchia Russia pre-guerra mondiale era stata ristorata con l'eccezione della Finlandia. Ma la Finlandia si preparava alla lotta. Qui però la Russia richiedette la re-incorporazione non dell'intera Finlandia, ma solo le parti dell'Istmo di Karelia che erano etnicamente russe. Quando i finlandesi declinarono la richiesta, ne conseguì la "guerra d'inverno" (1939-1940) che finì con i finlandesi che rinunciavano solo alla Karelia russa.[1]

Il 22 giugno 1941 la Germania, vittoriosa su tutti tranne che sull'Inghilterra, lanciò un improvviso, massiccio e non provocato attacco nei confronti della Russia, un atto di aggressione sostenuto e favorito da altri Stati pro-Germania in Europa orientale: Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia e Finlandia. Questa invasione della Germania e dei suoi alleati diventò ben presto uno dei fatti cardine nella storia d'Europa fino a quel momento. Nonostante Stalin era impreparato per l'assalto, aveva così fiducia nella razionalità dell'accordo di pace Germania-Russia in Europa orientale che permise all'armata russa di cadere nel panico. Stalin era così non bellicoso che la Germania fu abile a conquistare quasi tutta la Russia in mezzo a tanto scalpore. Però Hitler si fece persuadere dal richiamo delle sirene anti-comuniste buttando via un'atteggiamento prudente e razionale innescando, quindi, l'inizio della sua rovina, altrimenti la Germania avrebbe avuto un controllo indefinito su tutta l'Europa.

La mitologia degli alfieri della guerra fredda di solito concorda col fatto che i sovietici non erano intenzionalmente aggressivi fino alla seconda guerra mondiale – invece furono costretti ad asserire questo punto, dal momento che molti di loro approvavano con entusiasmo l'alleanza Stati Uniti-Russia contro la Germania nella seconda guerra mondiale. Fu durante ed immediatamente dopo la guerra, loro dissero, che la Russia divenne espansionista mirando all'Europa orientale.

Ciò che questa imputazione trascura è il fatto centrale che fu la Germania ed i suoi alleati ad assaltare la Russia nel giugno del 1941. Non c'è alcun dubbio che la Germania ed i suoi alleati scatenarono la guerra. Da qui, per sconfiggere gli invasori, era ovvia la necessità per i russi di respingere le armate nemiche e conseguentemente conquistare la Germania e gli altri paesi guerreggianti dell'Europa orientale. E' più giusto dire che gli Stati Uniti, e non la Russia, divennero degli espansionisti visto che conquistarono ed occuparono l'Italia e parte della Germania – dopo tutto gli Stati Uniti non furono mai attaccati direttamente dai tedeschi.

Durante la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti, l'Inghilterra e la Russia, i tre grandi alleati, erano d'accordo che tutte e tre le potenze militari, dopo l'occupazione di un territorio, avrebbero dovuto avere una parte nei territori conquistati. Gli Stati Uniti furono i primi a rompere questo accordo non permettendo alla Russia di giocare un ruolo (nemmeno marginale) nell'occupazione militare dell'Italia. Nonostante questa seria rottura dei patti, Stalin mostrò la sua profonda predilizione negli interessi conservatori dello Stato-nazione russo invece di rimanere fedele ad un'ideologia rivoluzionaria tradendo ripetutamente ed indegnamente i movimenti comunisti. Per preservare relazioni pacifiche tra la Russia e l'occidente, Stalin cercava di smorzare continuamente i successi dei movimenti comunisti. Fu vittorioso in Francia ed Italia, dove i gruppi di partigiani comunisti avrebbero potuto facilmente prendere il potere sulla scia della ritirata dei tedeschi; ma Stalin gli ordinò di non farlo, persuadendoli ad unirsi ai governi della coalizione comandate da partiti anti-comunisti. In entrambi i paesi i comunisti furono subito buttati fuori dalla coalizione. In Grecia, dove i partigiani comunisti presero quasi il potere, Stalin li indebolì irrimediabilmente abbandonandoli e pressandoli a consegnare il potere nelle mani delle nuove truppe d'invasione, gli inglesi.

In altri paesi, particolarmente quelli in cui i gruppi di partigiani erano forti, i comunisti rifiutarono apertamente le richieste staliniane. In Yugoslavia il vittorioso Tito rifiutò la pretesa staliniana di sottomettersi all'anti-comunista Mihailovich in una coalizione di governo; Mao allo stesso modo si rifiutò di subordinarsi a Chiang Kai-shek. Non c'è dubbio che questi rifiuti diedero il via ai successivi importanti scismi all'interno del movimento comunista.

La Russia, d'altro canto, governò l'Europa orientale come un'occupatore militare dopo che vinse la guerra mossa contro di essa. Lo scopo iniziale della Russia non era di rendere comunista l'est europeo con l'uso dell'armata sovietica. Il suo vero fine era assicurarsi che quella parte d'Europa non fosse una grande autostrada per un'assalto verso la Russia stessa, come accadde per tre volte in mezzo secolo – l'ultimo dei quali la portò in una guerra che massacrò più di venti milioni di russi. In breve, la Russia voleva paesi nei suoi confini che non fossero anti-comunisti in senso militare e che non venissero usati come trampolino per un altra invasione. Le condizioni politiche in Europa orientale erano queste, solo nella più moderna Finlandia esistevano politici non-comunisti di cui la Russia potesse fidarsi per raggiungere una linea pacifica di politica estera. In Finlandia questa situazione fu il risultato della lunga vista di un uomo con grande esperienza politica, il leader degli agrari Julio Paasikivi. Ciò perchè la Finlandia, prima e dopo, seguì fermamente la "linea di Paasikivi" secondo la quale la Russia avrebbe dovuto ritirare le proprie truppe dalla Finlandia e non insistere a far diventare comunista il paese – anche se la Russia aveva combattuto due guerre con la Finlandia nei precedenti 6 anni.

Negli altri paesi dell'est Europa la Russia aderì alle varie coalizioni di governo per svariati anni dopo la guerra e riuscì a renderli completamente comunisti solo nel 1948 – dopo tre anni di ostinate pressioni americane che cercavano di scacciare la Russia da questi paesi. In altre aree, come Austria ed Azerbaijan, la Russia prontamente rititò le sue truppe.

Gli alfieri della guerra fredda trovavano difficoltoso spiegare le azioni russe in Finlandia. Se la Russia è stata sempre determinata ad imporre il comunismo dovunque potesse, perchè allora la "linea sottile" in Finlandia? L'unica spiegazione plausibile fu la sicurezza della nazione-Stato russa contro un qualsiasi attacco, lasciando il successo del comunismo nel mondo ad un livello più basso nella scala delle priorità.

Infatti non furono mai capaci di spiegare ed accettare i profondi scismi all'interno del movimento comunista mondiale. Poichè se tutti i comunisti fossero stati governati da una comune ideologia, allora ogni comunista in qualsiasi luogo avrebbe dovuto essere parte di un'unico filone, quello che, scaturito dai primi successi ai Bolscevichi, avrebbe fatto di loro dei subordinati o "agenti" di Mosca. Se i comunisti sono principalmente motivati dal loro retaggio marxista-leninista, come avvenne la profonda divisione tra Cina e Russia, per esempio, dove quest'ultima manteneva circa un milione di truppe all'erta sul confine cinese? Come nacuqe l'ostilità tra gli Stati comunisti Yugoslavia ed Albania? Come è nato l'attuale conflitto tra comunisti cambogiani e comunisti vietnamiti? La risposta, ovviamente, è che una volta che un movimento rivoluzionario conquista il potere statale, inizia molto velocemente a mescolare le prerogative di classe dirigente con quelle di interesse a conservare il potere statale. Le rivoluzioni mondiali iniziano a sbiadire, nelle loro concezioni, fino a diventare insignificanti. E finchè le elites statali hanno interessi conflittuanti in potere e ricchezza, non è una sorpresa che le lotte tra comunisti sono diventate endemiche.

Sin dalla vittoria sull'aggressione dei tedeschi e dei loro alleati nella seconda guerra mondiale, i sovietici hanno continuato ad essere conservativi nella loro politica militare. Il loro unico uso delle truppe è stato per difendere i territori del blocco comunista, piuttosto che espanderlo di più. Perciò quando l'Ungheria minacciò di lasciare il blocco sovietico nel 1956 o la Cecoslovacchia nel 1968, i sovietici intervennero con le armate – sicuramente un'azione riprovevole, ma in fin dei conti fu una condotta conservativa e difensiva piuttosto che espansionistica. (I sovietici apparentemente davano ancora peso al pensiero di invadere la Yugoslavia dopo che Tito la slegò dal blocco sovietico, ma le formidabili qualità in combattimento delle armate yugoslave funzionavano da deterrente.) In nessun caso la Russia usò le truppe per estendere il suo blocco o per conquistare ulteriori territori.

Il professor Stephen F. Cohen, direttore del programma di studi in russo a Princeton, ha recentemente delineato la natura del conservativismo sovietico nella politica estera:

«Potrebbe sembrare assurdo che un sistema nato dalla rivoluzione ed ancora manifestante idee rivoluzionarie, sia diventato uno dei più conservativi al mondo. Ma tutti quei differenti fattori, molto importanti nelle politiche sovietiche, hanno contribuito al conservatismo: la tradizione burocratica del governo russo prima della rivoluzione; la seguente burocratizzazione della vita sovietica, che diede vita a norme conservative e creò un'intrecciata classe di zelanti difensori dei privilegi burocratici; la natura geriatrica dell'elite odierna; perfino l'ideologia ufficiale, la cui spinta scemò molti anni prima la creazione del un nuovo ordine sociale....

In altre parole, la spinta principale del conservatismo sovietico quest'oggi è preservare ciò che si ha già in casa ed all'estero, non di frammentarlo. Un governo conservatore è, di certo, capace di azione militarmente pericolose, come abbiamo visto in Cecoslovacchia....ma questi sono atti di protezionismo imperiale, una sorta di difesa militare, e non di tipo rivoluzionario o aggressivo. E' sicuramente vero che per molti capi sovietici, come anche per molti leaders americani, la distensione non sia uno sforzo altruistico bensì la soddisfazione di interessi nazionali. In un certo senso ciò è triste. Ma è anche probabilmente vero che gli interessi condivisi provvedono ad una base più duratura per la distensione piuttosto che per un'altezzoso e vuoto altruismo.»[2]


Similarmente il direttore della CIA William Colby, un'impeccabile fonte anti-sovietica, trova preoccupante l'interesse dei sovietici a perseguire uno scopo difensivo nell'evitare un altra catastrofica invasione dei loro territori. Così Colby si espresse davanti alla Commissione Senatoriale degli Affari Esteri:

«Troverete una preoccupazione, a volte paranoica, circa la loro [dei sovietici] stessa sicurezza. Scoprirete la determinazione che li motiva a non essere mai più invasi e messi nella condizione tumultuosa che hanno passato durante le differenti invasioni....Penso che loro....vogliano proteggersi fini all'inverosimile, per essere sicuri che ciò non accada mai più...»[3]


Anche i cinesi, nonostante la loro furia, hanno perseguito una pacifica e conservativa politica estera. Non solo hanno fallito nell'invadere Taiwan, riconosciuto internazionalmente come parte della Cina, ma loro hanno perfino permesso alle isole Quemoy e Matsu di rimanere nelle mani di Chiang Kai-shek. Nessuna mossa fu fatta contro l'occupazione inglese-portoghese di Hong Kong e Macao. E la Cina fece perfino il passo inusuale di dichiarare un cessate il fuoco unilaterale e ritirare le forze nei propri confini dopo aver trionfato facilmente sulle armate indiane durante la battaglia scoppiata tra i loro confini.[4]


Evitare a priori la storia

C'è ancora una tesi in comune tra americani e libertari che potrebbe impedire loro di assorbire l'analisi di questo capitolo: il mito proposto da Woodrow Wilson che le democrazie devono portare inevitabilmente pace ed amore mentre le dittature la guerra. Questa tesi fu altamente conveniente a Wilson per coprire le sue colpe di aver trascinato l'America in una guerra mostruosa ed inutile. Ma a parte ciò, semplicemente non ci sono prove che dimostrino questa asserzione. Molte dittature si sono dedicate solo al loro paese, rimanendo cautamente tra i loro confini per tormentare i propri cittadini: gli esempi vanno dal pre-moderno Giappone alla comunista Albania, fino alle innumerevoli dittature nel Terzo Mondo di oggi. L'ugandese Idi Amin, forse il più brutale e repressivo dittatore nel mondo ai giorni d'oggi, non mostra di voler frantumare il suo regime inavdendo i paesi vicini. Dall'altra parte, una così indubbia democrazia come l'Inghilterra ha ricoperto col suo imperialismo coercitivo tutto il globo durante il diciannovesimo ed i precedenti secoli.

La ragione teorica per cui risulta fuorviante concentrarsi solo su democrazia o dittatura è che gli Statitutti gli Stati – dominano la loro popolazione e decidono se fare o meno la guerra. E tutti gli Stati, che siano formalmente una democrazia o una dittatura o qualsiasi altra forma di dominio, sono gestiti da una elite dirigente. Al di là della volontà di queste elites, in ogni particolare caso, ciò che scatenerà la guerra verso un altro Stato è una funzione di una intricata ragnatela di cause che include il temperamento dei dirigenti, la forza dei loro nemici, le istigazioni alla guerra, l'opinione pubblica. Mentre quest'ultima deve essere valutata in ogni caso, la sola vera differenza tra una democrazia ed una dittatura circa la guerra è che più propaganda possibile deve essere diffusa ad ogni singolo cittadino per costruire la loro approvazione. Una massiccia propaganda è necessaria in ogni caso – come possiamo vedere dal carattere plasma-opinioni di tutti i moderni Stati guerreggianti. Ma lo Stato democratico deve lavorare più velocemente e duramente. Lo Stato democratico deve essere anche più ipocrita nell'uso della retorica, designata per appellarsi ai valori della massa: giustizia, libertà, interesse nazionale, patrittismo, pace nel mondo, etc. Quindi negli Stati democratici l'arte di fare propaganda sui propri cittadini deve essere più sofisticata e raffinata. Questo, come abbiamo visto, è vero per tutte le decisioni governative, non solo per la guerra o la pace. Tutti i governi – specialmente quelli democratici – devono lavorare duramente per persuadere i loro cittadini che tutti i propri desideri di oppresione sono in realtà nel miglior interesse dei cittadini.

Ciò che abbiamo detto circa la democrazia e la dittatura si applica egualmente alla mancanza di correlazione tra il grado di libertà interna in un paese e quello della sua aggressività estera. Alcuni Stati si sono dimostrati perfettamente capaci di permettere, internamente, un considerevole livello di libertà mentre si dimostravano aggressivamente guerrafondai all'estero; altri Stati si sono dimostrati capaci di una dominazione totalitaria, internamente, mentre all'estero perseguivano una politica pacifica. Gli esempi di Uganda, Albania, Cina, Inghilterra, etc. si applicano molto bene in questo confronto.

In breve, i libertari e gli altri americani devono diffidare dalla storia a priori: in questo caso contro l'asserzione che, in ogni conflitto, lo Stato che è più democratico o permette maggiori libertà interne sia necessariamente o presumibilmente la vittima dell'aggressione da parte di quello Stato più dittatoriale o tatalitario. Semplicemente non esiste nessuna prova storica per questa supposizione. Nello stabilire chi sia nel giusto e nello sbagliato, col relativo grado di aggressessività, in ogni disputa di politica estera non c'è nessun sostituto che la disputa stessa per un'investigazione dettagliata, empirica e storica della stessa. Non ci dovrebbe essere nessuna sorpresa, quindi, se suddetta investigazione conclude che i democratici e denigratori della libertà Stati Uniti sono stato più aggressivi ed imperialisti nelle questioni estere rispetto ad una totalitaria Russia o Cina. Viceversa, lodare uno Stato per essere stato meno aggressivo nelle questioni estere in nessun caso implica che l'osservatore sia in ogni caso simpatizzante per condotta interna di quello Stato. E' vitale – davvero una questione di vita o di morte – che gli americani siano capaci di vedere con un occhio più critico e con sangue freddo, senza l'influenza di miti e propaganda, la condotta della politica estera del governo, così come lo fanno crescentemente con la politica interna. La guerra e la fasulla "minaccia esterna" sono state per lungo tempo le scuse principali con cui lo Stato siè garantito la lealtà dei suoi cittadini. Come abbiamo visto, la guerra e il militarismo sono state la tomba del liberalismo classico; non dobbiamo permettere mai più allo Stato di continuare la sua opera con questo stratagemma.[5]


Un programma di politica estera

A conclusione del nostro discorso la prima tavola di un programma di politica estera libertaria per l'America deve essere basato sull'abbandono da parte degli Stati Uniti della sua politica di interventismo globale: ritirararsi completamente ed immediatamente (ovvero militarmente e politicamente) dall'Asia, l'Europa, dall'America Latina, dal Medio Oriente, dappertutto. Il grido tra i libertari americani dovrebbe essere per il ritiro degli Stati Uniti adesso, da ogni luogo in cui il governo statunitense è coinvolto. Gli Stati Uniti dovrebbero smantellare le loro basi, ritirare le loro truppe, fermare le loro incessanti politiche impiccione ed abolire la CIA. Dovrebbero essere anche interrotti tutti gli aiuti esteri – che sono solo un semplice meccanismo per forzare i contribuenti americani a sovvenzionare le esportazioni americane e favorire gli Stati esteri, tutto ciò nel nome del "sostegno delle persone che muoiono di fame nel mondo". In breve il governo statunitense dovrebbe ritirarsi interamente entro i suoi confini e mantenere una linea politica strettamente "isolazionista" o neutrale ovunque.

Lo spirito di questo ultra-"isolazionismo" della politica estera libertaria fu espresso durante il 1930 dal congedato general maggiore del corpo dei Marines, Smedley D. Butler. Nell'autunno del 1936 il generale Butler propose un, ormai dimenticato, emendamento costituzionale, il quale avrebbe deliziato i cuori dei libertari se fosse stato preso seriamente. Qui l'emendamento costituzionale proposto da Butler nella sua interezza:

  1. E' proibito, con la presente, per qualunque ragione lo spostamento di membri delle forze armate di terra al di fuori dei limiti continentali degli Stati Uniti e della zona del canale di Panama.

  2. E' proibita, con la presente, per qualunque ragione la navigazione per vascelli della marina degli Stati Uniti o di altri ranghi dei servizi armati, eccetto per tentativi di salvataggio, per più di 500 miglia dalla nostra costa.

  3. E' proibito, con la presente, per qualunque ragione il volo per l'aviazione, la marina ed il corpo dei Marines, per più di 750 miglia oltre la costa degli Stati Uniti.[6]


Disarmo

Lo stretto isolazionismo e la neutralità, quindi, sono la prima tavola della politica estera libertaria, con l'aggiunta del riconoscimento della responsabilità principale allo Stato americano per la guerra fredda e l'entrata in guerra in qualsiasi altro conflitto di questo secolo. Acquisito l'isolamento, comunque, che tipo di politica sulle armi dovrebbero perseguire gli Stati Uniti? Molti degli isolazionisti originali chiedevano una politica dell' "armati fino ai denti"; ma tale programma, in un'epoca nucleare, tiene in gioco il grave rischio di un'olocausto globale, di uno Stato pesantemente armato e dell'enorme spreco e distorsione che l'improduttiva spesa di governo impone all'economia.

Perfino da un puerile punto di vista militare gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica hanno il potere di annientarsi a vicenda molte volte; e gli Stati Uniti potrebbero facilmente evitare tutta questa potenza di rappresaglia nucleare gettando tra i rottami ogni armamento eccetto i sottomarini Polaris che sono indistruttibili ed armati con missili nucleari muniti di obiettivo multi-bersaglio. Per i libertari, anzi per chiunque preoccupato di una distruzione nucleare di massa dell'umanità, perfino disarmare i sottomarini Polaris sarebbe una regolamentazione scarsamente soddisfacente. La pace nel mondo continuerebbe ad appoggiarsi su di un debole "bilanciamento del terrore", che potrebbe essere sempre sconquassato da un incidente o da azioni compiute da fanatici assetati di potere. No; per chiunque voglia sentirsi al sicuro da una minaccia nucleare è di vitale importanza ottenere il disarmo nucleare mondiale, un disarmo verso cui gli accordi SALT del 1972 e i negoziati SALT II sono solo un timido inizio.

Dal momento che è nell'interesse di tutte le persone, e perfino di tutti i dirigenti statali, non essere annientati da un'olocausto nucleare, questo interesse condiviso rappresenta una base razionale e solida per trovare un accordo e farne scaturire una linea politica unita e mondiale di "disarmo generale e completo" da ogni arma nucleare o qualsiasi altra di distruzione di massa. Questo disarmo comune fu fattibile anche quando l'Unione Sovietica accettò quelle proposte occidentali del 10 maggio 1955 – un'accettazione che provocò solo l'abbandono secco ed isterico dell'occidente delle stesse proposte da loro ideate![7]

La versione americana ha per lungo tempo sostenuto che mentre noi volevamo il disarmo e l'ispezione, i sovietici avrebbero concesso solo il disarmo e non l'ispezione. Il quadro della situazione in realtà è ben diverso sin dal 1955, l'Unione Sovietica ha concesso ogni tipo di disarmo e possibilità d'ispezione illimitata di tutto ciò che fosse stato disarmato; mentre gli americani chiedevano per loro un disarmo esiguo o nullo, nonostante accettassero la possibilità d'ispezione illimitata! Questo fu il fardello della spettacolare ma fondamentalmente disonesta proposta "cieli aperti" del presidente Eisenhower, che rimpiazzava le precedenti proposte di disarmo che noi celermente rifiutammo dopo che i sovietici le accetarono nel maggio del 1955. Anche se ora quella proposta (cieli aperti) è stata essenzialmente raggiunta per ciò che concerne i satelliti spaziali russi ed americani, infatti il controverso accordo SALT del 1972 non coinvolge nessun disarmo, solo limitazioni circa una maggiore espansione nucleare. In più, dal momento che la forza strategica americana con potere nucleare ed aereo rimane in tutto il mondo, ci sono buone ragioni per credere nella sincerità sovietica in ogni accordo atto ad eliminare missili nucleari o bombardamenti d'attacco.

Non solo ci dovrebbe essere un disarmo comune dalle armi nucleari, ma anche da tutte quelle armi capaci di bombardare massicciamente i confini di una nazione; in particolare i bombardamenti, quindi. Sono precisamente queste armi di distruzione di massa, come i missili e i bombardamenti che non possono avere una mira precisa, che devono essere bandite per il loro uso contro i civili innocenti. L'abbandono totale di missili e bombardamenti rinforzerebbe in ogni governo, incluso quello americano, quella linea plitica di pace e neutralità. Se solo i governi fossero privati delle loro armi di offesa bellica sarebbero costretti a perseguire una politica di pace ed isolazionismo. Di certo assistendo ai torbidi risultati di tutti i governi, incluso quello americano, sarebbe pazzesco lasciare questi araldi di omicidio e distruzione di massa nelle loro mani e fidarsi di loro che non impiegherebbero mia queste mostruose armi. Se è illegittimo per i governi usare simili armi, perchè dovrebbero rimanere, cariche, nelle loro non-troppo-pulite mani?

Il contrasto tra le posizioni conservative e libertarie sulla guerra e la politica estera americana furono interamente espresse in uno scambio di battute tra William F. Buckley Jr. ed il libertario Ronald Hamowy nei primi giorni del movimento libertario contemporaneo. Disprezzando la critica libertaria alla politica estera conservativa, Buckley scrisse: "C'è una luogo in ogni società per quelli la cui unica preoccupazione è imbottirsi di pasticche; perchè devono rendersi conto che la predisposizione dei conservatori al sacrificio per respingere il nemico [sovietico], ha permesso loro di godersi il proprio monasticismo e seguire i piccoli e confusi seminari dove parlano se sia giusto o meno demunicipalizzare il servizio di nettezza urbana." Al quale Hamowy incisivamente rispose:

«Potrei sembrare ingrato, ma devo declinare i miei ringraziamenti a Mr. Buckley per avermi salavato la vita. In più è mia credenza che se il suo punto di vista prevarrà e che se persisterà sulla via dell'aiuto non richiesto, il risultato sarà quasi per certo la mia morte (ed anche di altri dieci milioni) in una guerra nucleare oppure il mio imprigionamento come un "non-Americano"...

Io mi tengo stretta la mia libertà ed è precisamente per questo che io insisto che nessuno ha il diritto di costringere gli altri ad accettare le proprie decisioni. Mr. Buckley sceglie di essere morto piuttosto che Rosso. Così faccio io. Ma io insisto che a tutti gli uomini deve essere permesso di prendere le proprie decisioni. Un'olocausto altrimenti lo farò per loro.»[8]


A questo potremmo aggiungere che chiunque lo desideri è autorizzato a prendere la personale decisione del "meglio morto che Rosso" oppure "datemi la libertà o datemi la morte". Ciò che non è autorizzato a fare è predere queste decisioni per altri, come invece la politica pro-guerra conservatrice vorrebbe fare. Ciò che i conservatori stanno dicendo realmente è: "Meglio loro morti che Rossi" e "datemi la libertà o datemi la loro morte" – che sono le grida di battaglia non di nobili eroi ma di assassini di massa.

In un certo senso Mr. Buckley ha ragione: in un'era nucleare è più importante preoccuparsi della guerra e della politica estera che della demunicipalizzazione del servizio della nettezza urbana. Ma se agiamo così, finiamo ineluttabilmente all'opposto della conclusione di Buckley. Ci ritroveremo davanti la realtà che finchè le moderne armi aeree e missilistiche non potranno avere un sistema preciso di mira che possa evitare di colpire i civili, la loro sola esistenza deve essere condannata. Ed il disarmo nucleare ed aereo diventa uno scopo grande e costante da raggiungere, più avidamente perfino della demunicipalizzazione del servizio della nettezza urbana.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

(I). Link alla Prima Parte

(II). Link Seconda parte


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Note

[1] Per una visione illuminante del conflitto russo-finlandese, si veda Max Jakobson, The Diplomacy of the Winter War (Cambridge: Harvard University Press, 1961).

[2] Stephen F. Cohen, "Why Detente Can Work," Inquiry (December 19, 1977), pp. 14–15.

[3] Citato in Richard J. Barnet, "The Present Danger: American Security and the U.S.-Soviet Military Balance," Libertarian Review (November 1977), p. 12.

[4] Si veda Neville Maxwell, India's China War (New York: Pantheon Books, 1970). Nemmeno la riconquista del Tibet e la relativa soppressione della rivolta nazionale da parte della Cina, è un punto valido contro la nostra tesi. Chiang Kai-shek, come anche tutti gli altri cinesi, ha considerato per molte generazioni il Tibet come una parte di una più Grande Cina, e la Cina stava agendo nello stesso modo di uno Stato-nazione conservatore come abbiamo visto sotto la guida dei sovietici.

[5] Per una critica sui recenti tentativi da parte dei nostalgici della guerra fredda di ravvivare lo spauracchio della minaccia militare sovietica, si veda Barnet, The Present Danger.

[6] The Woman's Home Companion (September 1936), p. 4. Reprinted in Mauritz A. Hallgren, The Tragic Fallacy (New York: Knopf, 1937), p. 194n.

[7] Per i dettagli delle vergognose documentazioni di queste negoziazioni e dell'interpretazione della stampa americana, si veda Philip Noel-Baker, The Arms Race (New York: Oceana Publications, 1958).

[8] Ronald Hamowy e William F. Buckley, Jr. "National Review: Criticism and Reply," New Individualist Review (November 1961), pp. 9,11.

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