martedì 7 giugno 2022

La Francia sta raggiungendo il Giappone, ma non in senso buono

 

 

di Karl-Friedrich Israel

La disuguaglianza e la mobilità sociale sono questioni molto dibattute. Un importante indicatore della mobilità sociale sono i rapporti ricchezza/reddito. Se il rapporto ricchezza/reddito di un Paese è alto, esso non è necessariamente ricco. Implica semplicemente che il valore monetario di tutte le attività in quel Paese sono relativamente alte rispetto ai redditi guadagnati. Più alto è il rapporto ricchezza/reddito, più difficile diventa salire la scala sociale, se si parte dal basso. Occorrono più anni di lavoro e reddito per raggiungere una data posizione nella distribuzione della ricchezza della società. Francia e Giappone sono oggi tra i Paesi sviluppati con il più alto rapporto ricchezza/reddito.

Dall'introduzione dell'euro nel 1999, il rapporto ricchezza/reddito in Francia ha seguito la stessa traiettoria di quella che era stata in Giappone quindici anni prima durante la massiccia bolla dei prezzi degli asset negli anni '80. In Francia c'è stata una correzione dei prezzi debole dopo la Grande Recessione, quando la Banca Centrale Europea è intervenuta rapidamente per mantenere artificialmente a galla i prezzi degli asset attraverso misure di politica monetaria non convenzionali. Anche se il rapporto ricchezza/reddito della Francia non ha mai raggiunto il picco giapponese dell'808% nel 1990, oggi sfiora il 634% in Giappone e il 620% in Francia.

La ricchezza netta complessiva in Francia è quindi più di 6 volte più grande del reddito netto annuo. Questo è un valore relativamente alto rispetto ad altri Paesi sviluppati. Negli Stati Uniti il rapporto ricchezza/reddito si attesta al 532%, leggermente superiore a quello della Germania (520%) e inferiore a quello del Regno Unito (576%). In tutti questi Paesi la tendenza è stata positiva negli ultimi decenni, ma la Francia è il caso più eclatante. Nel 1998, l'anno prima dell'introduzione dell'euro, il rapporto ricchezza/reddito francese era solo del 363%. In meno di dieci anni ha raggiunto il 604%. Questo sviluppo è stato in gran parte alimentato dalla politica monetaria. L'attuazione di un'area monetaria comune insieme a un raddoppio dello stock di moneta M1 in soli nove anni, ha mobilitato molti capitali finanziari che hanno invaso i mercati degli asset dell'Europa meridionale, compresi quelli francesi.

La politica monetaria in tutto il mondo punta a un tasso positivo d'inflazione dei prezzi. Questo ha effetti sistematici su come le persone risparmiano. Anche con tassi moderati d'inflazione dei prezzi, i costi opportunità di detenere risparmi sui conti di deposito aumentano poiché il potere d'acquisto del denaro viene continuamente ridotto e le persone devono affrontare l'ulteriore incentivo a direzionare una percentuale maggiore dei loro risparmi in asset finanziari e non finanziari in modo che fungano da copertura contro suddetta perdita. La politica monetaria inflazionistica genera, quindi, una domanda aggiuntiva per tutti i tipi di asset che va al di là degli effetti del mero aumento dello stock di denaro. Questa domanda aggiuntiva fa salire i prezzi degli asset in modo sproporzionato. Incidenze molto visibili di questa tendenza sono i tassi sproporzionati d'inflazione dei prezzi nei mercati azionari e immobiliari.

Con l'epidemia di coronavirus, l'aggressivo allentamento monetario da parte delle banche centrali è praticamente diventato la nuova normalità. I prezzi degli immobili in Giappone e Francia sono di nuovo in aumento: nell'area metropolitana di Tokyo il prezzo per metro quadrato dello scorso anno (€7.293 al metro quadrato) ha superato il massimo storico al culmine della bolla degli asset tre decenni fa (€7.280 al metro quadrato); nel frattempo il prezzo al metro quadrato a Parigi è salito a €11.885, con l'indice francese dei prezzi delle case che ha raggiunto il massimo storico.

L'inflazione eccessiva dei prezzi degli asset ha molte altre implicazioni, una delle quali è l'aumento del rapporto ricchezza/reddito al di sopra del punto in cui si troverebbe altrimenti. Questo è importante sotto molti aspetti, non ultimo dal punto di vista della politica sociale, perché un rapporto ricchezza/reddito in aumento tende a indebolire la mobilità sociale ascendente, in particolare quando la distribuzione della ricchezza è molto diseguale. E questo è il caso nella maggior parte dei Paesi in cui un'ampia percentuale di famiglie non possiede praticamente nulla.

Effettuiamo un calcolo a spanne per illustrare il problema: se il rapporto ricchezza/reddito è del 620% come in Francia nel 2020, e avete un reddito medio e nessuna ricchezza e iniziate a risparmiare il 10% del vostro reddito oggi, allora ci mettereste sessantadue anni per raggiungere il livello di ricchezza medio della società. In Francia, nel 1998, ci sarebbero voluti solo trentasei anni. Allora era molto più realistico raggiungere il livello medio di ricchezza all'interno di una vita lavorativa partendo da zero. In questo calcolo astraiamo da qualsiasi eterogeneità nei tassi d'inflazione e presumiamo che tutti i prezzi, inclusi tutti i redditi, aumentino allo stesso ritmo nel tempo.

In queste condizioni, ceteris paribus, il nostro percettore di reddito francese con un tasso di risparmio del 10% avrebbe bisogno di sessantadue anni per accumulare una ricchezza pari a €176.803. Tale cifra riuscirebbe a comprare scarsi quindici metri quadrati a Parigi. Nonostante la percezione comune di vivere in un Paese di uguaglianza e giustizia sociale, diventa chiaro che in Francia è particolarmente difficile salire la scala sociale se si proviene da un ambiente modesto. Ciò è dovuto anche al fatto che i redditi netti sono particolarmente bassi a causa delle tasse elevate e dei pagamenti della previdenza sociale. In Francia, più che altrove, è meglio nascere in una famiglia ricca: se possedete già ricchezza, non avrete paura di un'inflazione eccessiva dei prezzi degli asset. Anzi, tenderete a trarne vantaggio. La vostra posizione privilegiata nella gerarchia sociale verrebbe rafforzata.

In Giappone il quadro generale è abbastanza simile. Durante il suo periodo di forte crescita (1954-1972) gli sforzi economici individuali furono adeguatamente ricompensati. Salire la scala sociale era una possibilità concreta. Tuttavia, con i tre decenni perduti, tutto questo è cambiato drasticamente. L'inibita mobilità sociale verso l'alto è persino espressa nel termine gergale giapponese "oya-gacha", che è diventato talmente di uso comune da essere un contendente per la parola dell'anno dello scorso anno. Trasmette egregiamente l'idea che la vita sia come una lotteria: vincere o perdere, come in Francia, dipende principalmente da chi sono i vostri genitori.

Le conseguenze sociali ed economiche di una mobilità sociale inibita sono profonde, soprattutto quando le cause non sono ben comprese. È comune incolpare l'economia per tutti i tipi di problemi sociali, primo fra tutti l'aumento della disuguaglianza e il calo della mobilità sociale. Ma troppo spesso gli interventi politici nel sistema economico provocano queste conseguenze indesiderate. Nel contesto della mobilità sociale, si guadagnerebbe molto se la politica monetaria fosse più restrittiva, prevenendo un'inflazione dei prezzi degli asset sproporzionatamente elevata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 6 giugno 2022

La FED non può aggiustare niente, mentre invece può rompere

 

 

di Jon Wolfenbarger

La Federal Reserve afferma di "condurre la politica monetaria della nazione per promuovere la massima occupazione, prezzi stabili e tassi d'interesse moderati a lungo termine". Diamo un'occhiata a quanto bene abbia svolto tal compito dalla sua fondazione nel 1913.


Tassi d'interesse economici e a lungo termine

Dal 1913 il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è variato dal 2,5% all'inizio degli anni '50 al 25,0% durante la Grande Depressione. L'inflazione è variata da un 24% a un -16%. L'inflazione è attualmente del 7,9%, ben al di sopra dell'obiettivo del 2% dichiarato. Sebbene la FED abbia una certa influenza sull'offerta di denaro, non ha alcun controllo sulla domanda o su come viene speso il denaro, il che ha un impatto significativo sull'occupazione e sull'inflazione.

L'obiettivo della FED di "moderare i tassi d'interesse a lungo termine" al di sotto dei livelli di mercato è una forma d'imposizione dei prezzi. Dal momento che tale pratica non funziona mai a lungo, non sorprende che la FED non abbia avuto successo in questo compito. Dal 1913 i tassi del Tesoro USA a dieci anni sono variati dallo 0,5% nel 2020 al 16% nel 1981. I tassi d'interesse sono stati molto più volatili rispetto a prima della nascita della FED, come mostrato di seguito.

Fonte: Grafico per gentile concessione di multipl.com, con annotazioni di BullAndBearProfits.com


Offerta di denaro e tassi d'interesse a breve termine

Forse la FED non può controllare l'economia, ma almeno può controllare l'offerta di denaro e i tassi d'interesse a breve termine, giusto? Non proprio.

La FED controlla la base monetaria, che è valuta più i depositi bancari presso di essa. L'offerta di denaro M2 è 3,6 volte più grande della base monetaria e l'offerta di denaro più ampia è alimentata dal desiderio delle banche commerciali di prestare e quello delle persone di prendere in prestito. La FED non ha alcun controllo su queste dinamiche.

La FED controlla anche il tasso sui fondi federali, che è il tasso d'interesse di riferimento al quale le banche commerciali prendono in prestito e si prestano a vicenda. Ma come mostrato di seguito, la FED segue i tassi d'interesse guidati dal mercato, come il tasso del Tesoro USA a due anni (linea rossa), quando imposta il tasso sui fondi federali (linea nera), poiché non ha modo di sapere dove dovrebbero essere i tassi.

Fonte: Grafico per gentile concessione della piattaforma FRED, con annotazioni di BullAndBearProfits.com


Il vero scopo della FED

Il vero scopo della FED è consentire alle banche di concedere prestiti creando denaro dal nulla e poi salvarle quando i loro prestiti vanno a male. Ha avuto un certo successo in tal obiettivo, come abbiamo visto con i salvataggi bancari durante la Grande Recessione.

Come ha spiegato Murray N. Rothbard:

Le banche possono espandersi comodamente all'unisono solo quando esiste una banca centrale, essenzialmente una banca statale, che gode di monopolio e di una posizione privilegiata imposta dallo stato sull'intero sistema bancario.

L'altro scopo principale della FED è aiutare il governo degli Stati Uniti a prendere in prestito. Anche qui ha avuto un certo successo, poiché il rapporto debito pubblico/PIL è più che triplicato negli ultimi quarant'anni, superando il 120%.


La FED riesce solo ad abbassare il tenore di vita

Due delle principali conseguenze negative della creazione di denaro da parte della FED sono l'inflazione dei prezzi e il ciclo economico boom/bust, effetti che abbassano significativamente il tenore di vita. L'inflazione dei prezzi aumenta il costo della vita ed erode i risparmi, mentre il ciclo economico spreca risorse scarse incoraggiandone l'allocazione in cattivi investimenti.

Dalla nascita della FED nel 1913, il dollaro ha perso il 97% del suo potere d'acquisto. Inoltre le politiche della FED hanno aiutato a creare la Grande Depressione degli anni '30 e la Grande Recessione del 2008-2009.

La teoria Austriaca del ciclo economico spiega come il ciclo economico sia causato dalle banche che creano denaro dal nulla, il che porta a un boom insostenibile che alla fine si trasforma in un bust. Quest'ultimo arriva perché il denaro creato ex novo non genera le scarse risorse (terra, lavoro e capitale) necessarie per completare tutti i progetti che le imprese hanno intrapreso con il denaro creato ex novo.

Come ha spiegato Ludwig von Mises:

Il movimento ondulatorio che interessa il sistema economico, il ripetersi di periodi di boom seguiti da periodi di depressione è l'esito inevitabile dei tentativi, ripetuti più volte, di abbassare il tasso d'interesse lordo di mercato attraverso l'espansione del credito.


Previsioni della FED

Dopo aver esaminato i fallimenti della FED, vediamo quanto hanno avuto successo i suoi leader nel prevedere l'economia.

Alan Greenspan è stato presidente della FED dal 1987 al 2006. Ha presieduto il crollo del mercato azionario del 1987, la crisi delle S&L, la recessione dei primi anni '90, la bolla tecnologica della fine degli anni '90, la recessione dei primi anni 2000 e la prima metà della bolla immobiliare degli anni 2000. Naturalmente la stampa lo chiamava “maestro” per il suo lavoro.

Vicino al picco della bolla tecnologica nel gennaio 2000, Greenspan si vantava di aver progettato una lunga espansione economica che non vedeva fine. Come affermò poco prima che l'indice azionario NASDAQ crollasse dell'80% e iniziasse la recessione dei primi anni 2000: "Ci sono pochi segni evidenti di tensione che in genere fanno presagire un'imminente recessione economica".

In risposta alla recessione che non vide arrivare, Greenspan abbassò il tasso sui fondi federali dal 6,50% nel 2000 all'1,00% nel 2003, cosa che contribuì a gonfiare la bolla immobiliare. Poi Greenspan incoraggiò i proprietari di case a stipulare mutui a tasso variabile all'inizio del 2004, appena prima di rialzare il tasso sui fondi federali al 5,25% nei due anni successivi, cosa che innescò il crollo immobiliare.

Nel 2007 Greenspan disse quanto segue riguardo le banche che prestavano a mutuatari subprime: "Sebbene fossi consapevole che molte di queste pratiche erano in corso, non avevo idea di quanto fossero diventate significative fino a quanto non è stato troppo tardi [...]. Non l'ho davvero capito fino alla fine del 2005 e del 2006".

Almeno Greenspan è stato onesto sull'incapacità della FED di prevedere l'economia: "La gente non si rende conto che non possiamo prevedere il futuro. Il numero di errori che ho fatto è a dir poco incredibile". Greenspan ha anche ammesso che i mercati sono molto più ampi e potenti della FED: "Il valore di mercato dei titoli globali a lungo termine si avvicina a $100.000 miliardi [quindi questi mercati] ora sommergono le risorse delle banche centrali".

Ben Bernanke è stato presidente della FED dal 2006 al 2014, quindi ha presieduto la Grande Recessione, la peggiore recessione economica dagli anni '30 fino a quel momento.

Nel 2002, in un discorso intitolato "Deflazione: assicurarsi che non succeda qui", Bernanke si vantava che il diritto della FED di creare denaro dal nulla avrebbe impedito la deflazione: "Il governo degli Stati Uniti ha una tecnologia, chiamata stampante monetaria, che gli consente di produrre tutti i dollari che desidera senza alcun costo [...] in un sistema di cartamoneta, uno stato determinato può sempre generare una spesa maggiore e, quindi, un'inflazione positiva". Naturalmente, data la capacità della FED di controllare l'economia, “è accaduto” nel 2009, con i prezzi che sono scesi del 2% sulla scia della Grande Recessione.

Nel 2006 Bernanke respinse la teoria della curva dei rendimenti invertita, conosciuta praticamente da tutti gli economisti come uno dei migliori predittori di una recessione: "Non interpreterei la curva dei rendimenti, attualmente molto piatta, come un'indicazione di un significativo rallentamento economico in arrivo". Nel giugno 2008, sette mesi dopo la Grande Recessione, Bernanke disse: "Il rischio che l'economia sia entrata in una sostanziale recessione sembra essere diminuito nell'ultimo mese circa".

Janet Yellen è stata presidente della FED dal 2014 al 2018, quindi ha avuto meno tempo per causare gravi danni. Ma fedele al verbo keynesiano, disse che non aveva idea che il bust immobiliare avrebbe portato a una grave recessione: "Non ho visto nulla di tutto ciò fino a quando non è accaduto".

Jerome "Jay" Powell è presidente della FED dal 2018. Ha contribuito a invertire la curva dei rendimenti nel 2019 e ha presieduto al crollo e alla recessione del Covid, nonché ai tassi d'inflazione più alti degli ultimi quarant'anni.

All'inizio di novembre 2021, quando l'inflazione era superiore al 6,0%, Powell e la FED la definivano "transitoria" e causata dal Covid, non dall'aumento del 40% dell'offerta di denaro. A marzo 2022, con l'inflazione in aumento del 7,9%, Powell ha infine iniziato a rialzare il tasso sui fondi federali dello 0,25%, intenzionato a rialzarlo fino al 2,75% entro la fine del 2023. Dato il record storico delle previsioni, Powell pensa di poter rialzare i tassi in modo aggressivo e raggiungere l'elusivo "atterraggio morbido": rallentare l'inflazione senza far finire l'economia in recessione, nonostante la curva dei rendimenti già appiattita.


Conclusione

La Federal Reserve non può controllare l'economia e nemmeno l'offerta di denaro e i tassi d'interesse. I suoi leader non possono prevedere l'economia, anche se i media e Wall Street si aggrappano a ogni loro parola. Ma la FED può abbassare il tenore di vita distruggendo il valore del dollaro e provocando il ciclo di boom/bust. La teoria economica e la storia economica hanno dimostrato che la pianificazione centrale non funziona nel creare stabilità o prosperità e ciò include anche la politica monetaria pianificata a livello centrale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 3 giugno 2022

Lo schema Ponzi del denaro fiat ha raggiunto la sua data di scadenza

 

 

di Francesco Simoncelli

Come soleva dire Milton Friedman, l'inflazione (dei prezzi) è sempre e comunque un fenomeno monetario. Non è un caso infatti che questa "piaga" stia affliggendo l'intero globo, proprio perché le offerte di denaro dei vari Paesi sono letteralmente esplose sin dalla crisi Lehman nel 2009. Inutile sottolinearlo, in questo modo la quantità di denaro ha sorpassato progressivamente e sostanzialmente la produzione di beni e servizi, creando quindi il terreno fertile per questo scoppio d'inflazione dei prezzi. Sebbene le cifre ufficiali siano costruite per sottostimare tal fenomeno, dato che va a esclusivo appannaggio di coloro che controllano la stampante monetaria, negli ultimi 13 anni abbiamo visto una sorta di "calma prima della tempesta", anche se la percezione reale degli individui che fanno la spesa era nettamente diversa. Inutile dirlo, è iniziata una corsa per abbandonare quegli asset che perdevano valore col passare del tempo, vale a dire il denaro fiat. In questo senso è stata gonfiata la cosiddetta "Everything Bubble", alimentata sì dalla stampa di denaro da parte delle banche centrali, ma anche dalla disperata scelta degli investitori di trovare qualcosa che fruttasse un rendimento positivo anno dopo anno. In questo senso la cosiddetta "fame per rendimenti decenti" ha incanalato investitori di ogni tipo, da quegli istituzionali ai piccoli, verso asset sempre più rischiosi.

C'è chi le chiama "manie irrazionali"; invece se si studia la Scuola Austriaca, si capisce che non esiste niente d'irrazionale quando si tratta della natura umana e soprattutto delle azioni degli individui, le quali sono sempre intenzionali e propositive. Infatti, in un mondo in cui il denaro viene percepito come abbondante e si nota una crescente pressione al rialzo dei prezzi nella vita reale, è impossibile non giungere alla conclusione che qualsiasi cosa che abbia un rendimento positivo è buono rispetto al denaro. In questo senso, quindi, se non si può mettere le mani sui dollari, ad esempio, allora è altrettanto auspicabile possedere derivati denominati in dollari che in qualche modo siano equivalenti ai biglietti verdi. Quindi anche se il denaro creato ex novo dalla Federal Reserve, ad esempio, è rimasto parcheggiato nelle riserve in eccesso delle grandi banche, queste ultime vi hanno dato un senso piramidando al di sopra di esse una quantità crescente di titoli denominati in dollari e venduti come tanto buoni quanto il biglietto verde stesso.

In sintesi, il mondo non è inondato da dollari, bensì da derivati dello stesso e con il recente rialzo dei tassi da parte della FED questa verità diventerà sempre più manifesta.

Oltre a ciò, lo stimolo della domanda aggregata da parte degli stimoli monetari e, soprattutto, fiscali, ha generato sequenzialmente una domanda artificiale all'interno del settore industriale che ha spinto le imprese a produrre beni e servizi senza tener conto delle condizioni reali del mercato. Ciò ha alimentato la proliferazione delle cosiddette aziende zombi, le quali hanno consumato risorse reali e sono rimaste in attività grazie alla possibilità di accedere al credito facile. Ma mentre queste aziende zombi potevano avere accesso privilegiato a materie prime ed energia grazie al loro status e alla facilità di accesso al credito, quelle altre aziende che non potevano permettersi questa via (piccole/medie) hanno invece cercato di risparmiare e immagazzinare materie prime ed energia per i tempi bui. Come descritto in precedenza, non c'è alcuna irrazionalità qui: quando il movimento dei prezzi si fa sempre più marcatamente tendente al rialzo, emerge spontaneamente una tendenza a conservare risorse scarse per i tempi peggiori. Gli stimoli artificiali, la misallocation di risorse scarse, l'immagazzinamento di queste ultime e il conseguenze aumento dei prezzi creano una spirale negativa auto-rinforzante, il cui esito è il processo di crack-up boom misesiano. Una volta innescato, infatti, è arduo da fermare, soprattutto quando l'asset monetario di riferimento non regola più gli scambi ma viene percepito come inaffidabile. Non è un caso, tra le altre cose, che mentre il petrolio, ad esempio, ha fatto registrare un massimo storico in dollari, quando misurato in oro non ha nemmeno raggiunto il picco relativo precedente.

E quando il denaro muore, muore anche la società. Attualmente ci troviamo in un cambiamento epocale da questo punto di vista e due forze contrastanti si stanno scontrando: una spinge verso il comando/controllo, l'altra verso una maggiore libertà da costrizioni artificiali. In realtà tale scontro non è niente di nuovo sul panorama mondiale, visto che è l'inevitabile conseguenza dell'azzardo morale perpetrato da stati e banche centrali per mantenere in piedi un apparato di pianificazione centrale dell'economia. Il risultato è una progressiva zombificazione economica dove maggiore sarà l'interventismo per mantenere un'impalcatura di comando/controllo capillare, maggiore sarà il dolore economico da sopportare quando tale impalcatura inevitabilmente crollerà. Questa sorta di resa dei conti ha radici profonde nella storia e se proprio dobbiamo individuare un periodo preciso in cui s'era manifestata per la prima volta, allora stiamo parlando del 1971, anno in cui Nixon chiuse definitivamente la finestra dell'oro. Allora come oggi, i problemi erano emersi ben prima.

Dalla seconda metà degli anni '60 gli Stati Uniti avevano finanziato la guerra del Vietnam e l'aumento della spesa sociale principalmente attraverso la stampante monetaria. L'inflazione venne esportata nei Paesi la cui valuta era ancorata al dollaro e, allora come oggi, i Paesi esportatori di energia e materie prime compensarono le perdite di valore delle loro riserve in dollari attraverso aumenti dei prezzi. Da qui ebbe origine il cartello dell'OPEC e la prima crisi petrolifera nel 1971. Politiche monetarie persistentemente accomodanti hanno sempre effetti negativi sulla crescita e sull'allocazione delle risorse, cosa che compromette inevitabilmente la stabilità politica. Non è un caso che sulla scia di tali politiche monetarie allentate, la guerra fu una delle tante conseguenze. Negli anni '70 l'inflazione giunse al termine solo quando, a partire dal 1979, il nuovo presidente della Federal Reserve, Paul Volcker, lasciò salire i tassi d'interesse fino al 20%.

Allora come ora le economie mondiali affrontano di nuovo il problema della stagflazione a causa della sconsideratezza delle banche centrali e della spesa pubblica, fenomeni che richiedono quantità di energia e risorse reali scarse enormi per essere portati avanti. Non solo, ma anche per operare una transizione che permetta a suddette istituzioni di rimanere in carica e giustificare ancora la loro presenza. Ancora una volta abbiamo appreso dalla storia, la più severa delle insegnanti come diceva Mises, che le scelte hanno conseguenze e soprattutto le scelte scellerate effettuate da un gruppo ristretto d'individui con la sciocca presunzione di poter concentrare su di essi tutta la conoscenza del mondo. Adesso il costo di tale scelleratezza e arroganza viene pagato con un dolore economico maggiorato e che persisterà fintanto che la pianificazione centrale spingerà sul pedale del socialismo. Diversamente dagli anni '70, però, la stagflazione di oggi porta con sé una mole di errori economici superiori rispetto ad allora, due dei quali spiccano di più per la loro criticità rispetto agli altri.


DIVERGENZE STORICHE: CAOS NELLE SUPPLY CHAIN

A differenza degli anni '70, oggi il mondo si trova di fronte a una crisi delle supply chain di proporzioni bibliche. Negli anni '70 il mondo ancora non conosceva la globalizzazione industriale (da non confondere con il globalismo) e i problemi industriali rimanevano un affare pressoché interno alle varie nazioni. Certo, la natura degli effetti provocati dall'interventismo monetario e burocratico rimaneva la stessa, ciò che cambiava era il tempo grazie al quale si potevano risolvere. Inutile dirlo, all'epoca era molto più facile per gli imprenditori risolvere i problemi industriali data la presenza di stimoli monetari "più contenuti" e una burocrazia ancora tenuta a freno. Oggi le cose sono molto diverse. Cos'è cambiato? Lo stato è diventato più vorace. La globalizzazione ha permesso di espandere il processo industriale a tutto il mondo, facendo leva sul "miracolo della coordinazione imprenditoriale" e creando di conseguenza una flusso di informazioni che ha itnerconnesso porzioni crescenti dell'economia mondiale. L'arbitraggio tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo è stato enorme: il costo della produzione di beni in Paesi con manodopera a basso costo e normative essenziali ha consentito al mondo intero di godere di prosperità e pace senza precedenti.

Poiché i beni prodotti in quelle parti del mondo erano molto più economici, aveva senso produrne in eccesso. Questo "stock cuscinetto" ha tenuto sotto controllo l'inflazione e ha fornito alle supply chain ampie forniture in modo da attutire e ridurre quanto più possibile fluttuazioni e interruzioni a breve termine. Pensate a come il costo dei televisori e dell'hardware informatico sia diminuito negli ultimi decenni, a come i prezzi delle auto non siano aumentati in modo significativo, a come siano stati apportati i numerosi miglioramenti nelle caratteristiche e nella qualità dei prodotti. Ciò non solo è andato a beneficio dei Paesi sviluppati, che hanno goduto di un flusso "certo" di beni e a prezzi vantaggiosi, ma anche di quelli in via di sviluppo e poveri, i quali hanno potuto godere delle eccedenze di questo processo di produzione e quindi alleviare i problemi legati alla povertà.

Fonte: Banca Mondiale

La globalizzazione, quindi, ha creato benessere e prosperità grazie a quella spinta imprenditoriale che ricerca modi nuovi e sempre più efficienti di produrre beni e servizi. In questo senso, scalando la Piramide di Maslow dei desideri, è stato possibile emancipare quote cresenti della popolazione mondiale dai pericoli della povertà. Non sono stati, quindi, gli aiuti a pioggia che hanno aiutato gli indigenti, ma il mercato coi suoi meccanismi di efficientamento produttivo. Inutile dirlo, anche le istituzioni hanno iniziato a chiedere un dazio crescente su questa gigantesca mole di ricchezza reale che veniva creata: lo stato poteva incamerare più tasse, espandere le sue attività e il sistema bancario centrale assecondava l'espansione del credito attraverso le banche commerciali. Scriveva Rothbard:

Gli imprenditori sono indotti in errore dall'inflazione del credito bancario, investendo troppo in beni capitali di ordine superiore, i quali potevano essere sostenuti solo attraverso preferenze temporali inferiori e maggiori risparmi; non appena l'inflazione permea la massa della popolazione, si ristabilisce la vecchia proporzione consumi-investimenti e si vede che gli investimenti di ordine superiore erano uno spreco. Gli imprenditori vengono tratti in inganno dall'espansione del credito e dalla manomissione del tasso d'interesse.

Il tasso d'interesse suggerisce agli imprenditori quanto risparmio c'è nell'ambiente economico e su quale lunghezza temporale vengono preferiti i beni (presente/futuro). Quando il tasso viene abbassato artificialmente, gli imprenditori pensano che le persone preferiscono beni futuri a quelli presenti e quindi investono di conseguenza. Prima o poi si manifesta l'insostenibilità di questa situazione e i piani degli imprenditori falliscono tutti in una volta. Questo è esattamente il motivo per cui le carenze al giorno d'oggi non sono affatto una sorpresa per un economista Austriaco. Investendo nel futuro quando i risparmi non sono realmente disponibili, si finisce per pianificare per una popolazione che sembra aver bisogno di molto meno ora di quanto non sia realmente. Di conseguenza quando emergono le reali esigenze delle persone, gli imprenditori si accorgono di aver spostato troppe risorse nel futuro e ci ritroviamo carenze nel presente.

Le carenze di oggi, in sintesi, non sono altro che il mismatch del calcolo imprenditoriale offuscato dalla preponderanza dell'apparato di pianificazione centrale nel suo complesso che s'è espanso nel corso del tempo. Avendo dapprima goduto anch'esso delle meraviglie del mercato, ha progressivamente sottratto la scena poiché incapace di operare un calcolo economico in accordo col mercato e quindi incapace di provvedere alla propria sussistenza. Ovvero, da accordi reciprocamente vantaggiosi (win-win) si è passati ad accordi parzialmente vantaggiosi (win-lose) fino a giungere adesso ad accordi reciprocamente svantaggiosi (lose-lose). La presunzione fatale, coem la chiamava Hayek, dei pianificatori centrali è quella di pensare che essi detengano tutte le informazioni necessarie per operare scelte in grado di portare beneficio a chiunque. Una tale arroganza è divenuta manifesta quando, nel 2020, si è interrotta forzatamente la vita imprenditoriale di tutti gli individui, pensando con saccenza che potesse essere riavviata come un interruttore. Se già era un problema un'interruzione del genere a livello nazionale, figuriamoci a livello globale con il grado di complessità che possiamo trovare per quanto riguarda flusso di informazioni e coordinamento.

Il mondo è cambiato e le supply chain dovranno affrontare continue difficoltà per i decenni a venire. Tra queste ci sono: minacce di nuove interruzioni, instabilità geopolitica, "scorte cuscinetto" scarse e burocrazia invadente (criteri ESG) che aumenta costi e velocità. Senza contare, poi, il protezionismo incalzante per difendersi dall'incertezza pervasiva e sostenere il benessere nazionale interno ai livelli pre-caos nelle supply chain.

Ricordate, in questo saggio non ci interessa l'intenzionalità o meno delle decisioni riguardanti le interruzioni delle supply chain, stiamo analizzando gli effetti economici che scaturiscono inevitabilmente da simili eventi. Questa prima divergenza, quindi, incrementa la gravità del periodo stagflattivo che stiamo affrontando.


DIVERGENZE STORICHE: SPAZIO DI MANOVRA ASSENTE

Le banche centrali, seguendo il copione keynesiano, hanno compensato ogni fase di bust con interventi sempre più invadenti e crescenti: pompaggio artificiale della domanda. Fenomeno accoppiato con lo stimolo fiscale degli stati: sussidi sociali e aziendali, espansione dell'eccesso di regolamentazione e, logicamente, la crescita dei disavanzi di bilancio. Ciò ha aumentato la volatilità dei cicli economici, ha dato vita ad una classe di zombi che sono stati artificialmente supportati dal quantitative easing e dal credito a tasso zero. Di conseguenza ciò ha creato significative inefficienze nell'economia a medio e lungo termine. Il clientelismo che si è andato sviluppando intorno a questi tipi di stimoli artificiali ha dato vita ad un ambiente economico in cui un cambiamento è diventato un suicidio politico (perdita di fiducia e voti) e allo stesso tempo un suicidio finanziario (crollo inevitabile di tutte le artificiosità traballanti costruite nel tempo). Questa situazione senza via d'uscita può essere risolta solo in due modi.

La prima opzione è continuare su questi stessi binari: ulteriore burocratizzazione dell'economia, espansione degli affari dello stato, ennesima iper-iniezione di credito facile, un'inevitabile stretta fiscale e una continua eliminazione graduale delle fonti energetiche tradizionali in un'alternativa verde non sviluppata. La seconda opzione: rifiuto della ridistribuzione verticale dei benefici da agenti economici efficienti ad agenti inefficienti. Ciò significa liberalizzazione della politica fiscale e normativa volta a massimizzare l'attività imprenditoriale e intensificare l'innovazione, incoraggiare le persone a lavorare piuttosto che costruire piramidi di prestiti e ricevere sussidi, incoraggiare l'iniziativa imprenditoriale piuttosto che spremerla con progetti infrastrutturali statali non produttivi. Anche il freno alla "rivoluzione verde" è una misura importante, dal momento che la sicurezza energetica e la stabilizzazione dei prezzi dell'energia è ora una delle questioni chiave per le economie occidentali.

Ovviamente quest'ultima opzione implica una ripresa naturale dell'economia e l'eliminazione delle sue componenti tossiche e inefficienti, il che non è un processo indolore in senso socioeconomico, soprattutto dopo vent'anni di bolle alimentate attivamente dalle istituzioni che dovrebbero invece evitarle. Tuttavia avremo un forte impulso verso una crescita organica e sostenibile, dove bisogni e opportunità vengono creati attraverso l'iniziativa individuale, l'innovazione e la produzione piuttosto che attraverso l'indebitamento, la ricerca di rendite e l'Effetto Cantillon.


IL BUST DEL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Nel momento storico in cui ci troviamo assistiamo alle prime fasi dello sgonfiamento della cosiddetta "Everything Bubble", ma i problemi risiedono fondamentalmente nei titoli obbligazionari degli stati i quali perderanno il loro status di titoli "sicuri" rispetto a tutti gli altri. Pensate un momento all'Italia ad esempio.

Inutile dire che un Paese con un peso asfissiante da €4.000 miliardi in debito totale, rappresentate circa il 200% del PIL (160%/PIL debito pubblico + 40%/PIL debito privato), non può permettersi aumenti consistenti dei tassi d'interesse. Come mostra il grafico qui sotto, la BCE ha letteralmente seppellito il mercato obbligazionario in un'illusione economica: rendimenti nominali ultra bassi che non possono assolutamente resistere alle tempeste inflazionistiche. In base alle recenti letture il tasso d'inflazione è al +6% su base annua, il che significa che il rendimento reale del decennale italiano si attesta al -3%, ma con l'inflazione che continua a salire verso il 10%, la proverbiale scritta sul muro la possono vedere tutti quanti: il rialzo dei rendimenti è solo un riscaldamento per i picchi che ci attendono. Dopotutto, il rendimento reale al -3% non solo sfida ogni logica economia razionale, ma è stato anche il culmine di un ciclo di 20 anni di rendimenti reali in calo come nessun altro nella storia registrata.

Tasso d'inflazione italiano & Rendimento del decennale italiano

Ovviamente l'Italia non è la fine della storia. La più grande bolla obbligazionaria degli ultimi 800 anni si sta ora sgonfiando e questo farà la differenza. Infatti la bolla del mercato obbligazionario globale si sta sgonfiando a un ritmo spaventoso: di recente il valore delle obbligazioni globali è sceso di altri $754 miliardi, portando la perdita totale dal recente massimo storico di metà 2021 a circa $5.000 miliardi, o del 7%. Ricordate quando c'erano $18.000 miliardi di debito a rendimento negativo nei mercati obbligazionari mondiali? Quel numero è già sceso a $3.000 miliardi e si sta dirigendo verticalmente verso un territorio positivo, l'unico luogo razionale in cui i rendimenti obbligazionari possono stare.

Il solo mercato obbligazionario statunitense è in calo dell'8,7% dal picco di agosto 2020, il che lo rende già la correzione più lunga (596 giorni) e la più grande nel mercato obbligazionario che abbiamo visto nella storia recente. Inutile dire che quando un mercato obbligazionario completamente distorto affronta una correzione, il mercato azionario globale non sarà da meno. Infatti il livello di capitalizzazione del mercato azionario globale calcolato da Bloomberg è sceso dal picco ($122.000 miliardi a metà 2021) di $9.000 miliardi, o quasi il 7%. E il ribasso è appena iniziato. Dopotutto, anche agli attuali $113.000 miliardi, la capitalizzazione azionaria globale si attesta al 133% del PIL mondiale, il doppio del rapporto che prevaleva prima che le banche centrali saltassero sul treno della repressione finanziaria e gonfiassero indirettamente i prezzi del mercato azionario dopo la fine del secolo.

E man mano che continuerà la sua correzione, ci sarà dolore economico tra i mutuatari aziendali, le famiglie e gli stati che avevano stupidamente supposto che il denaro gratuito fosse una condizione permanente. 

Detto ciò, sebbene le azioni debbano allentare un certo quantitativo di pressione su di esse, saranno l'asset privilegiato non appena si scatenerà il panico riguardo il debito sovrano. Dopotutto rappresentano ancora delle aziende che possono avere un flusso di cassa, rappresentano un qualcosa di tangibile, a differenza dell'odiata capacità di tassare dello stato e della sua propensione alla bancarotta. Propensione, questa, dimostrata dalla Legge dei Rendimenti Marginali Decrescenti applicata al debito, il quale ha bisogno di crescere ordini di grandezza superiori per generaere unità di crescita precedenti. Inutile dirlo, questi ultimi diventano progressivamente sempre più esigui. Questo perché c'è sostanzialmente un crowding out delle risorse scarse nell'ambiente economico, sprecate per alimentare un tal processo energicamente inefficiente e dispendioso. È durante le recessioni che le aziende colgono nuove opportunità, mentre gli apparati pubblici soffrono solamente per gli errori commessi nel passato. Non hanno, quindi, alcun interesse a lasciar sfogare la distruzione creativa degli imprenditori.

Gli ultimi due anni in particolare hanno rappresentato la reazione delle istituzioni all'inevitabile crollo dello schema Ponzi del denaro fiat, la cui disperazione per tenerlo in piedi ha generato dapprima allarmismi isterici riguardo una malattia tutt'altro che letale e successivamente fomentato una guerra evitabilissima. Sono solo delle distrazioni rispetto alla vera storia: lo schema piramidale della pianificazione centrale ha raggiunto la sua data di scadenza e sta iniziando ad implodere. Riciclarsi in una nuova narrativa, che però abbia le stesse caratteristiche di quella precedente, è l'unica speranza dei pianificatori centrali, i quali vedranno cadere a pezzi tutta la finanza fiat gonfiata, sin dal 1971, un tassello dopo l'altro. L'immagine seguente suggerisce come andrà avanti la fase di demolizione, la quale vedrà un apprezzamento sostanziale delle commodity e degli hard asset. O le voci in cima si sgonfieranno "trasferendo" e facendo conservare il valore percepito a quelle alla base, oppure le voci in cima rimarranno stazionarie mentre quelle alla base schizzeranno alle stelle in valore percepito.

Gli smart money si sposteranno, in modo convulsivo, da un asset ad un altro alla ricerca di stabilità, quindi adesso le azioni si stanno sgonfiando mentre i tassi delle obbligazioni sovrane stanno salendo a riflesso di questa situazione. Molto presto assisteremo ad una fuga verso la liquidità, in particolar modo il dollaro, il quale, come detto in precedenza, è relativamente scarso rispetto agli strumenti finanziari denominati in esso e che non sono coperti da sufficiente liquidità reale. Questo significa che il biglietto verde sarà un rifugio per sempre? Assolutamente no, sarà l'ultimo baluardo prima della debacle definitiva del sistema monetario fiat. Cosa suggerisce questo esito? Innanzitutto la bilancia commerciale russa, ovvero, il suo avanzo.

Bilancia commerciale russa

Le uniche valute che stanno andando meglio del dollaro sui mercati sono quelle valute di Paesi ricchi di materie prime ed esportatori netti delle stesse, come ad esempio Russia e Brasile. Nonostante la favoletta dell'energia green spacciata ai creduloni, la quale in realtà nasconde un finale degno dei fratelli Grimm dato che è l'avanguardia di un nuovo feudalesimo, è stato per anni un feticcio da sventolare davanti ai Paesi esportatori affinché fossero spinti a tener bassi i prezzi dell'energia. Con la decisione storica della Russia di tornare a coprire la porpria valuta con asset reali e lo smascheramento del bluff occidentale riguardo l'energia green, è evidente a tutti il messaggio di fondo: nonostante le chiacchiere sulla presunta emancipazione dall'energia russa, l'Occidente continua disperatamente a comprarla e in risposta i russi vendono senza pensarci le valute fiat occidentali. E quando si parla di asset reali, c'è anche Bitcoin.


CONCLUSIONE

Un vero mercato orso – come quello in Giappone iniziato nel 1989 – è qualcosa che la maggior parte delle persone non si aspetta. Le azioni all'epoca avrebbero perso l'82% del loro valore nei 20 anni successivi e non si sono ancora riprese 32 anni dopo. E la liquidità della BOJ non ha aiutato, non ha fermato il crollo delle azioni giapponesi e non ha nemmeno portato a una ripresa del mercato azionario. La BOJ ha ampliato il proprio bilancio di circa il 1300% sin dal 1989, mentre il debito pubblico è passato da meno del 70% del PIL nel 1989 a oltre il 250% oggi.

La cosa interessante della "liquidità", rispetto al denaro contante, è che tende a scomparire proprio quando se ne ha bisogno. Le azioni, ad esempio, sono abbastanza liquide, ma nel giro di poche ore, o giorni, quella liquidità può arrivare non solo a zero ma sottozero. Se si compra un'azione con margin debt, e poi il titolo scende, il margine evapora e quel che rimane è una margin call. Bisogna trovare un po' di liquidità altrove o le posizioni vengono liquidate. Il debito marginale, il denaro preso in prestito rispetto al valore delle azioni per acquistarne di più, è aumentato di oltre il 40% tra ottobre 2020 e ottobre 2021, raggiungendo i $935 miliardi, il massimo storico. È sceso a $918 miliardi lo scorso novembre e da come stanno evolvendo le cose sui mercati sembra proprio che le margin call stiano venendo "spedite". Inoltre quando gli investitori si convincono che il posto migliore per i loro soldi è il mercato azionario, tendono a lasciarli lì e li usano per piramidarvi nuove posizioni (prestiti a leva). Quando poi le azioni scendono, si drena denaro anche da altre parti dell'economia.

Immaginate un'intera società che fa call alle banche alla ricerca di liquidità. Ci sarà bisogno di rifinanziare case troppo care, rinnovare debiti commerciali da record (molte attività zombi diventeranno presto molto disperate), salvare investimenti sommersi...

Il dollaro rappresenta la camicia meno sporca all'interno del cestone dei panni delle valute fiat. Oltre a essere percepito come riferimento per quanto riguarda gli scambi internazionali, emergerà una carenza di biglietti verdi dovuta all'implosione dei derivati denominati in dollari che per anni hanno funzionato come surrogato della moneta americana. Questa è la bolla più importante che sta scoppiando. Ed ecco spiegato il motivo per cui sta salendo il dollaro rispetto all'euro ad esempio, oltre al fatto che il sistema bancario commerciale statunitense è meno gravato da indebitamento sistemico rispetto a quello europeo. Senza contare che in caso di necessità la FED può essere nazionalizzata, mentre invece la BCE no. Ma questa è solo una fase transitoria, perché stiamo sempre parlando di valute con sottostante inesistente e le merci/materie prime rappresenteranno sempre il riferimento in questo percorso di crack-up boom che stiamo vivendo. Siamo entrati pienamente nella seconda fase, dove l'accelerazione verso la concretezza diviene un imperativo assoluto. Seppur con un certo ritardo, anche il dollaro farà la stessa fine delle altre valute fiat.

Ex nihilo nili fit.


giovedì 2 giugno 2022

Pizza Day, un giorno di rimpianti e fantasie

 

 

da Bitcoin Magazine

Il Pizza Day è un giorno fatto di rimpianti.

Conosciamo tutti la storia: 12 anni fa Laszlo Hanyecz comprò due pizze da Papa John e un ragazzo fortunato ottenne 10.000 BTC in cambio quel giorno. La storia è come quella di Peter Minuit che acquista l'isola di Manhattan per $24. Difficilmente possiamo credere che una cosa del genere fosse possibile dato il suo valore oggi.

La storia ha molte sfaccettature interessanti. È stato il primo bene o servizio del mondo reale acquistato con Bitcoin. Ne stabilì il prezzo, poiché le due pizze costavano circa $41 e un BTC valeva circa $0,0041. C'era poi anche Laszlo, un ragazzo la cui innovazione era l'estrazione di bitcoin utilizzando le GPU (unità di elaborazione grafica). Si comportò come un marinaio ubriaco che spende 100.000 BTC in pizze, poiché fece lo stesso scambio più volte in quel mese. È il Babbo Natale della nostra storia, che fa tanti regali.


SOGNI A OCCHI APERTI

La parte su cui tutti fantasticano è essere quel ragazzo che accettò 10.000 BTC per $41. Non sogniamo di essere Laszlo perché è un esperto di programmazione GPU, ma essere i destinatari di quel patrimonio che lui inconsapevolmente possedeva.

Il Pizza Day fa emergere quel sogno a occhi aperti di essere miliardari dopo aver fatto un unico brillante scambio. Tutti odiamo il ragazzo che accettò quello scambio, perché vorremmo essere lui. Lo consideriamo fortunato, come se avesse vinto alla lotteria e siamo invidiosi.

Questa fantasia nasce da una mentalità fiat, questa gerarchia di valori deriva dal denaro fiat. Il desiderio è essere fortunati invece che buoni, preferiamo non lavorare e fare soldi piuttosto che fornire beni e servizi ed essere pagati.

Significa che il rimpianto riguarda la fortuna persa piuttosto che l'innovazione persa. È più facile in un mondo fiat sognare di essere il ragazzo che vendeva la pizza piuttosto che essere il ragazzo che ha avuto la lungimiranza di minare con le GPU. Questo è un risultato fiat: essere fortunati con il denaro rispetto a un vero risultato che consiste nel guadagnare denaro fornendo beni e servizi. La maggior parte delle persone preferirebbe avere la fortuna di essere associata a un innovatore piuttosto che essere l'innovatore stesso.


RAMMARICO

Abbiamo tutti le nostre storie di rimpianti riguardo Bitcoin. Ricordo quando lo conobbi nel febbraio 2011 e cercai di trovare un modo per acquistarne un po' utilizzando una carta di credito ma non riuscii a trovare nulla. Provai il mining su Amazon Web Services e non estrassi nemmeno un blocco per due giorni. Allora provai a trasferire dollari su Mt. Gox, ma decisi che era troppo complicato da impostare quando il prezzo scese da $1 a $0,90. Avrei potuto comprare bitcoin a $0,90, ma non lo feci. È uno dei più grandi rimpianti della mia vita.

Ognuno ha storie di rimpianti. Forse avete sentito parlare di Bitcoin nel giugno 2011 quando arrivò fino a $30 e vi pentite di non averlo acquistato allora. Forse avete sentito parlare di Bitcoin nell'aprile 2013 quando arrivò fino a $266 e vi pentite di non averlo acquistato allora. Forse ne avete sentito parlare più tardi quell'anno, nel dicembre 2013, quando arrivò fino a $1100 e vi pentite di non averlo acquistato allora. O forse ne avete sentito parlare nel 2017 quando raggiunse $2.500, $5.000 e poi $19.000 e vi pentite di non aver acquistato allora. O forse più di recente come nel marzo 2020 quando crollò a meno di $4.000, o anche più tardi quell'anno quando stava superando i $10.000. Tutti coloro che hanno sentito parlare di Bitcoin in qualsiasi momento della sua storia hanno una storia di rimpianti.

Le storie di rimpianti su Bitcoin sono come le storie nel poker: fantasie su risultati diversi e più fortunati. Sono storie inutili perché i sentimenti di rimpianto assumono virtù che non sono comuni.


LA DIFFICOLTÀ DI CONSERVARE

In queste storie di rimpianti ci sfugge qualcosa. E se lo avessimo comprato quando ne abbiamo sentito parlare? Come avremmo gestito le difficoltà successive? Avremmo avuto le mani salde per resistere ai crolli dell'85% nel 2011, 2013, 2014 e 2018?

Se fantasticate sulla storia del Pizza Day, pensate mai alla difficoltà di conservarlo nel 2011, 2013, 2014 e 2018? C'è la tendenza a presumere che avremmo agito come ora, neanche fossimo dei viaggiatori del tempo. Ci sono passato e lasciate che ve lo dica, la maggior parte delle persone non aveva convinzione e ha venduto. Molte persone pensano che avrebbero tenuto duro in tutti i momenti difficili, ma questo va contro ogni evidenza, proprio come il verdetto originale di O. J. Simpson.

Conservare 10.000 BTC non era una rarità nel 2010. C'erano molte persone che avevano molti bitcoin, ma dove sono adesso? La maggior parte di loro è stata venduta quando il prezzo è raddoppiato o triplicato e non ha mai guardato indietro. Vedevano bitcoin come un giocattolo e non ne capivano la natura rivoluzionaria. Così l'hanno venduto per comprare un nuovo computer, una nuova bici o una nuova macchina.


DISTRUZIONE DEI VOSTRI SOGNI

Se aveste venduto a Laszlo due pizze per 10.000 BTC poi li avreste venduti anche voi. Pensare diversamente è arroganza. La maggior parte delle persone allora non capiva cosa fosse Bitcoin e non c'erano risorse istruttive che spiegassero perché li dovevate conservare. Ora abbiamo l'imbarazzo della scelta quando si tratta di capire Bitcoin. Nel 2022 è molto più facile capire che Bitcoin è una forma di denaro migliore di qualsiasi altra cosa che sia venuta prima. Nel 2010 era molto, molto più difficile. Pensate ancora che avreste avuto mani salde?

Detenere Bitcoin significa avere una profonda convinzione di ciò che è. Ci sono virtù necessarie per conservarli a lungo termine. I possessori comprendono il valore fondamentale e possono quindi resistere ai crolli dell'85% che si verificano regolarmente. Solo chi è veramente straordinario è riuscito a reggere sin dal 2010 e probabilmente non sareste stati una di quelle persone.

Ma ammettiamo anche che avreste avuto una tale convinzione. Avete resistito fino al 2011 e persino alla prima bolla nel 2013. Avreste avuto la lungimiranza di ritirarvi prima che il Mt. Gox esplodesse nel 2013? O se aveste usato un altro exchange, sareste usciti prima che uscissero i truffati? Adesso diciamo "not your keys, not your coins", ma allora questa non era una pratica comune. Molte persone hanno dovuto essere fregate affinché una tale lezione diventasse un mantra. Anche con la convinzione, ci sono buone probabilità che sareste stati una delle tante persone a venire fregate.

C'erano anche altri pericoli, come l'avvento delle altcoin a partire dal 2011. Quanti bitcoin avreste perso con quelle? C'erano anche tutti i tipi di truffe, incluso Pirate40 e altri che promettevano un grande ritorno eseguendo truffe Ponzi. Li avreste evitati? Guardando indietro a quei pericoli, è un miracolo che le persone siano riuscite a superare quegli anni con qualsiasi ammontare in bitcoin. Molti oggi sono come i veterani del Vietnam, riflettendo sui tempi in cui sono stati fortunati a sfuggire ai molti pericoli.


LA CONVINZIONE È QUALCOSA DI MOLTO DIFFICILE DA SVILUPPARE

La profonda convinzione non arriva gratuitamente e per i primi era particolarmente difficile da sviluppare. Ricordate, all'epoca tutti definivano Bitcoin una truffa. Anche adesso, ci vogliono anni di studio per sviluppare la convinzione di cui parliamo. A quei tempi avere una convinzione ferrea su Bitcoin era raro quanto un funzionario sanitario pubblico fisicamente in forma.

Andare contro la saggezza convenzionale e seguire le proprie convinzioni richiede un grande coraggio, che molte persone non hanno. Pensate a cosa è successo durante il COVID-19. Quante persone hanno avuto la convinzione di dire qualcosa contro la narrativa mainstream nel marzo 2020? Questo è il livello di convinzione che dovevate avere per detenere bitcoin in quei primi anni.

Nel 2022 abbiamo molte risorse che ci aiutano a comprendere meglio Bitcoin. Abbiamo podcast, libri e video che ci aiutano a navigare in questo spazio e non solo a sviluppare la convinzione, ma anche le migliori pratiche che dobbiamo seguire. I primi anni sono stati un campo minato. Al giorno d'oggi è molto più facile evitare quelle trappole, ma allora non c'erano strumenti efficaci che potessero avvisarvi di evitarle. Le risorse che esistono ora e i meme su Bitcoin che abbiamo oggi non sono propaganda, sono il frutto di amara esperienza.


SALIRE DI LIVELLO

Per molte persone il Pizza Day è una fantasia che viaggia nel tempo, in cui possono sognare a occhi aperti di essere ricchi. Per loro il Pizza Day è davvero una fantasia di essere fortunati e non dover lavorare, ma fare un sacco di soldi. In altre parole, è un desiderio di ricercare rendite.

Il denaro fiat ha creato una mentalità consumistica che esaspera il desiderio di ricercare rendite. Lo stato sfrutta questo desiderio con le lotterie. Il Pizza Day ci riporta con i piedi per terra, facendoci riflettere sul volere qualcosa in cambio di niente, il desiderio di essere fortunati piuttosto che buoni.

Il Pizza Day dovrebbe invece ricordarci che la convinzione non è facile da sviluppare. La convinzione richiede conoscenza, saggezza e coraggio, tutte virtù che richiedono tempo, energia e sforzo per essere coltivate. Invece di essere invidiosi dei primi utenti e fantasticare di essere uno di loro, dovremmo prenderci il tempo per sviluppare la convinzione necessaria per essere qualcuno che può resistere a tutti i momenti difficili. Perché come diciamo noi che siamo stagionati nell'ecosistema Bitcoin, è ancora presto.

È il Pizza Day, fate salire di livello il vostro gioco.

 

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 1 giugno 2022

Le radici dell'attuale inflazione: non Putin, ma un sistema monetario fallace

 

 

di William L. Anderson & Antony P. Mueller

I politici adorano le loro parole d'ordine e la Casa Bianca di Joe Biden/Partito Democratico le usano più di quanto abbiano fatto Donald Trump e i repubblicani. L'anno scorso il mantra dell'amministrazione Biden era che l'inflazione fosse "transitoria", il che significa che non sarebbe durata a lungo. Da Biden (quando poteva ricordare quali fossero i suoi argomenti di discussione) a Paul Krugman sul New York Times, i fedeli hanno ripetuto la nuova parola d'ordine: "Transitoria".

Poiché la dura realtà ha stabilito che questa inflazione non scomparirà tanto presto invece, abbiamo nuove parole d'ordine dalla casa di Biden e dai suoi alleati politici, addirittura la ridenominazione dell'inflazione stessa. I fedeli non ripetono più diligentemente il termine “transitorio” alla domanda sui prezzi al consumo e alla produzione alle stelle; oggi la sacra scrittura è "l'aumento dei prezzi è colpa di Putin".

Gli americani possono essere certi che l'inflazione sia il risultato di un'alleanza empia tra Vladimir Putin e le compagnie energetiche americane, affermano l'amministrazione Biden e i suoi sostenitori. Come facciamo a saperlo? Dalle più alte autorità della verità, la senatrice Elizabeth Warren e Jerome Powell, presidente della Federal Reserve.

In un recente editoriale per il New York Times, la Warren informa i suoi lettori che tutto ciò che serve per controllare l'inflazione sono alcuni discorsi duri da parte di Biden insieme a un nuovo regime di controllo dei prezzi:

Possiamo anche agire rapidamente per frenare i costi per le famiglie della classe media. A brevissimo termine ciò significa impedire alle aziende di aumentare i prezzi per aumentare i loro profitti. L'aumento dei prezzi è determinato da molti fattori, tra cui il caos nelle supply chain globali e la guerra di Vladimir Putin in Ucraina. Ma quando l'amministratore delegato di Kroger, Rodney McMullen, ha affermato che "un po' di inflazione fa sempre bene nei nostri affari", non sorprende che gli elettori americani non accettino che le aziende trasferiscano i costi per aumentare i propri profitti. Anche il presidente della FED, Jerome Powell, un repubblicano conservatore, ha riconosciuto che le multinazionali aumentano i prezzi semplicemente "perché possono".

Altrove la Warren afferma che la risposta alla riduzione dei prezzi risiede nell'applicazione delle leggi antitrust, facendo eco alla recente affermazione di Joe Biden secondo cui la nostra economia è diventata improvvisamente un covo di monopoli:

Il Congresso dovrebbe approvare leggi per rinvigorire la concorrenza e tre quarti (degli elettori americani) crede fermamente che le compagnie petrolifere e del gas non dovrebbero fare soldi con questa crisi energetica. Rafforzare le autorità di regolamentazione per porre fine alla contraffazione dei prezzi, rompere i monopoli e approvare una tassa sui profitti inaspettati è un buon inizio.

A leggere la Warren si dovrebbe credere che le politiche della Federal Reserve, pompare migliaia di miliardi di dollari direttamente nelle mani dei consumatori per compensare i lockdown e le restrizioni Covid, non abbiano nulla a che fare con ciò che stiamo vedendo ora. Invece si aspetta che crediamo che improvvisamente i capitalisti avidi abbiano iniziato ad aumentare i prezzi perché volevano profitti più alti. Anche se non avevano aumentato i prezzi quando Trump era presidente (anche se Trump stesso era un capitalista avido che non avrebbe esitato ad aumentare i prezzi), hanno deciso di farlo all'improvviso quando un partito ostile ha preso il controllo del governo federale.

È interessante notare che né Biden né la Warren sono disposti a dare la colpa a Powell e persino all'amministrazione Trump, nonostante il fatto che entrambi abbiano svolto un ruolo enorme nel caos inflazionistico che stiamo vivendo attualmente. Hanno scelto, invece, d'incolpare l'impresa privata e chiedere il tipo di controllo dei prezzi che persino Jimmy Carter rifiutò di attuare nonostante i numeri ufficiali dell'inflazione fossero più alti di quelli attuali. Nei tre grafici qui sotto possiamo osservare il colpevole: un enorme picco nell'offerta di denaro sottoscritto dalla FED che si è ingozzata di asset.

Il secondo e il terzo grafico mostrano la crescita del bilancio della FED e si può vedere che, come il picco nella crescita monetaria, il bilancio è esploso durante i lockdown e sta ancora crescendo al punto in cui gli acquisti della FED costituiscono circa il 40% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Jeff Deist spiega cosa è successo:

In primo luogo, si considerino le due proposte di legge approvate dal Congresso nel 2020 e nel 2021. Esse hanno pompato più di $5.000 miliardi direttamente nell'economia sotto forma di pagamenti alle famiglie, sussidi di disoccupazione, prestiti sui salari dei datori di lavoro, sussidi in contanti alle compagnie aeree (e innumerevoli altri settori) e una miriade di stanziamenti che non avevano nulla a che fare con il Covid. Questo nuovo denaro è stato iniettato direttamente nelle vene dell'economia quotidiana.

In secondo luogo, le catene di approvvigionamento rimangono degradate perché i politici di tutto il mondo non hanno pensato alle conseguenze dei lockdown. L'economia globale profondamente interconnessa non ha un interruttore SPENTO/ACCESO. Risorse inattive e lavoratori inattivi non prendono vita e producono beni e servizi a comando. Malgrado ciò i nostri politici non hanno idea di cosa sia una struttura di produzione, dei suoi elementi temporali o delle devastazioni degli investimenti impropri creati dalla loro decisione di chiudere le attività.

In terzo luogo, il Covid ha permesso alla FED di giustificare l'ennesimo spasmo di politiche monetarie "straordinarie" a partire da marzo 2020. Ciò ha dato ai banchieri centrali una via d'uscita facile, in un certo senso, perché i veri guai erano già all'orizzonte nel settembre 2019. Il mercato dei pronti contro termine, che le banche commerciali utilizzano per il finanziamento a breve termine delle loro operazioni, si è improvvisamente incrinato e ha fatto salire i tassi. Questi parossismi hanno costretto la FED a iniettare miliardi di dollari nella sua struttura di riacquisto "permanente" e a considerare l'ennesimo giro di QE (acquisto di asset) anche dopo aver promesso di ridurre il suo bilancio, ancora gonfio di detriti della crisi del 2007.

Quando si comprende l'entità dell'intervento economico sia della FED che dei governi a tutti i livelli negli ultimi due anni, la vera domanda da porsi non è perché stiamo avendo inflazione, ma piuttosto perché i prezzi non sono aumentati ulteriormente. Inoltre, da settembre 2008 (come risulta dal secondo e terzo grafico), la FED ha intrapreso un'insostenibile abbuffata di acquisti che ha sostenuto i mercati dei mutui, dei pronti contro termine e dei titoli di Stato a lungo termine (operazione Twist).

Bisogna sottolineare che l'economia non può assorbire i dollari che la FED ha riversato in essa. Inoltre, nonostante quello che ci dicono le cosiddette classi dirigenti, infilare dollari nelle mani di persone che hanno perso il lavoro a causa di lockdown e restrizioni alla produzione e pagare altre persone per non lavorare non rappresenta un sostituto perfetto per produrre prodotti reali, beni e servizi.

Anche se Putin dovesse annullare l'invasione dell'Ucraina e accettare di vendere petrolio e gas naturale russi a forti sconti, gli attuali aumenti dei prezzi al consumo negli Stati Uniti rimarrebbero pressoché invariati. Sebbene l'invasione abbia influito sugli attuali prezzi della benzina e del petrolio (e sui prezzi europei del gas naturale), è stata irrilevante nel quadro generale dell'inflazione.

Biden e le classi dirigenti non ammetteranno mai una tale verità, e possiamo essere certi che Krugman, il New York Times, il Washington Post e altri gruppi giornalistici daranno la colpa a Putin, al cambiamento climatico, ai profitti aziendali e a qualsiasi altra cosa incroci le loro strade. Nel frattempo la FED continuerà le sue pratiche insostenibili e tutti gli altri guarderanno l'inflazione erodere i loro beni personali.

Un sistema monetario che consente la creazione di denaro dal nulla è vulnerabile all'espansione e alla contrazione del credito. I periodi di espansione del credito si verificano in genere nell'arco di molti anni e persino decenni, mentre le fasi di contrazione si manifestano come improvvise implosioni. I decisori della politica monetaria tendono a promuovere il prolungamento dell'espansione del credito perché temono la deflazione.

In questo modo le banche centrali impediscono una moderata deflazione monetaria, poiché ciò accadrebbe come conseguenza naturale dell'aumento della produttività. Una politica monetaria antideflazionistica pone le basi per un'impennata dell'inflazione dei prezzi e accresce il rischio di una brusca contrazione dei mercati finanziari.


Cicli del credito

I cicli finanziari possono estendersi per lunghi periodi di tempo. Negli ultimi decenni c'è stata una massiccia espansione del credito globale, spinta da quanto accaduto dagli anni '80, la crisi finanziaria del 2008, la politica pandemica del 2020 e l'attuale politica delle sanzioni in risposta alla guerra in Ucraina.

Il grafico seguente mostra il debito globale totale, il debito pubblico, il debito delle famiglie e il debito delle imprese non finanziarie in percentuale al prodotto interno lordo globale. Calcolato in termini assoluti, il debito globale totale si sta avvicinando rapidamente ai $300.000 miliardi.

Con la fine del legame del dollaro con l'oro negli anni '70, il sistema monetario internazionale ha perso la bussola. Il debito globale in relazione al prodotto interno lordo mondiale è aumentato dal cento per cento, ben oltre il duecentocinquanta per cento. L'attenuazione di questo ciclo del credito è attesa da tempo, tuttavia le principali banche centrali hanno combattuto per diversi decenni contro qualsiasi segno di contrazione del credito.

In Giappone la battaglia contro il consolidamento del credito è iniziata negli anni '90; negli Stati Uniti la lotta contro una presunta minaccia di deflazione è iniziata intorno all'inizio del millennio. Dopo la crisi del debito europeo nel 2010, anche la Banca centrale europea si è unita all'orgia monetaria. Ovviamente i responsabili delle politiche monetarie ignorano il rischio che, non permettendo che si verifichi una moderata contrazione deflazionistica, producano una crisi monetaria. Questo, a sua volta, pone il duplice rischio di un aumento dell'inflazione dei prezzi insieme a un crollo incontrollato dei mercati del credito.

Le banche centrali stanno conducendo una lotta incessante contro la deflazione. Traumatizzate dalla Grande Depressione, i responsabili delle politiche monetarie soffrono della condizione psicopatologica chiamata “apoplitorismosfobia”, la paura della deflazione. La battaglia delle banche centrali contro la deflazione ha creato così tanta liquidità che la precedente tendenza deflazionistica inizia ora a manifestarsi come un'impennata dell'inflazione dei prezzi che nemmeno le statistiche ufficiali possono più nascondere.

Avendo metabolizzato la lezione monetarista sull'origine della Grande Depressione, i banchieri centrali hanno una profonda paura della deflazione dei prezzi, presumendo che un calo del livello generale dei prezzi provocherebbe una contrazione economica. Tuttavia se le banche centrali avessero lasciato in pace il sistema, la deflazione sarebbe avvenuta gradualmente senza troppe turbolenze. Gli attori economici avrebbero avuto abbastanza spazio e tempo per adattarsi. In quanto tale la deflazione non sarebbe solo innocua, ma anche vantaggiosa. Intrappolate dalla loro ossessione per la "stabilizzazione", le banche centrali non hanno permesso all'economia di muoversi lungo il suo percorso naturale. Invece di consentire le fluttuazioni economiche autocorrettive, la politica monetaria ha fabbricato un'espansione artificiale dopo l'altra.

La teoria monetarista afferma che un'economia in crescita avrebbe bisogno di un'offerta di denaro in espansione. Economisti monetaristi come Milton Friedman hanno sostenuto questa idea. Eppure Murray Rothbard ha dimostrato che non c'è bisogno di espandere l'offerta di denaro per fornire più liquidità anche quando l'economia cresce. Se l'offerta di denaro rimane costante e la produttività aumenta, i prezzi scenderanno di conseguenza; questa sarebbe una deflazione benefica. Perché lamentarsi quando i beni diventano meno costosi per i consumatori e i salari reali aumentano? Il punto cruciale è se la deflazione dei prezzi si verifica a causa di guadagni di produttività nell'economia, o in modo brusco come un forte calo della liquidità dovuto a una crisi dei mercati finanziari.

Quando le banche centrali intervengono ed espandono l'offerta di denaro, come è successo con la "politica dei tassi a zero" (ZIRP) o in alcuni casi con la "politica dei tassi negativi" (NIRP), sorgeranno tensioni tra la tendenza naturale del tasso d'interesse a salire e del tasso di interesse monetario che viene mantenuto basso attraverso gli interventi centrali. A causa di questa discrepanza, ci sarà un'ulteriore fonte di domanda per il denaro. Nel tempo questa eccedenza monetaria promuoverà la fragilità finanziaria e porrà le basi per l'inflazione futura dei prezzi.

La massiccia espansione dell'offerta di denaro da parte della Federal Reserve non ha portato immediatamente all'inflazione dei prezzi perché la velocità del denaro ha subito un forte calo sin dal 2008. La tendenza a una velocità al ribasso ha iniziato a fermarsi nel terzo trimestre del 2020 — ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Dato che l'eccedenza monetaria era persistita, i prezzi hanno iniziato a salire immediatamente e l'inflazione ufficiale dei prezzi al consumo ha accelerato al suo ritmo più alto negli ultimi quattro decenni.


Le variazioni dei prezzi relativi non causano l'inflazione dei prezzi

L'aumento dei singoli prezzi, ad esempio del greggio, si manifesta come variazione del prezzo relativo. Un bene specifico diventa più costoso rispetto ad altri prodotti. Solo se vi è un eccesso monetario come risultato di un'espansione del credito, precedente o in corso, tali aumenti dei singoli prezzi si manifesterebbero nel cosiddetto livello dei prezzi come un aumento dell'inflazione generale dei prezzi.

Quando i responsabili delle politiche monetarie manipolano il tasso d'interesse, creano una discrepanza tra la preferenza temporale umana e il tasso d'interesse monetario. Le politiche di stimolo spingono artificialmente il tasso monetario al di sotto del tasso d'interesse naturale, cosa che emergerebbe spontaneamente in un libero mercato se non ci fosse l'intervento della banca centrale. Gli squilibri si verificano nei mercati finanziari allo stesso modo di quando lo stato interviene nel mercato dei beni. I prezzi relativi, quindi, non riflettono più le preferenze dei consumatori e il costo marginale di produzione. Le conseguenze sono interruzioni economiche nella domanda e nell'offerta.

Il sistema monetario possiede un naturale grado di elasticità. Anche se l'offerta di denaro fosse legata a un'offerta fissa o a un gold standard, ci sarebbero espansioni e contrazioni nella spesa macroeconomica e nel reddito nazionale nominale. Con un'offerta di denaro fissa, queste variazioni dell'attività economica avverrebbero principalmente come fluttuazioni e oscillazioni a breve termine e non come fasi prolungate. L'intera idea di stabilizzazione è in contrasto con la necessità che un sistema in movimento oscilli.

Il denaro dovrebbe avere solide basi in modo da prevenire cicli estremi. Con un gold standard, ad esempio, c'è un'elasticità del denaro, anche se lo stock di oro è costante. A questo proposito, l'attuale sistema monetario è disfunzionale.

L'uso del denaro oscillerà naturalmente, anche con un importo quantitativo fisso della sua base. È sbagliato affermare che solo la cosiddetta moneta fiat creata artificialmente offre flessibilità finanziaria. Il punto decisivo è che con un sistema monetario fisso, il grado di deviazione è limitato, mentre nell'attuale sistema monetario fiat non vi è alcuna restrizione.


Conclusione

Un sistema monetario fiat consente alle banche commerciali di mettere in circolazione più denaro di quello che detengono in contanti. Perseguendo con insistenza una politica antideflazionistica, le banche centrali hanno alimentato una continua espansione del credito, prolungando artificialmente il ciclo di espansione del credito. Ciò significa che una contrazione naturale è stata prevenuta. Insieme a un'impennata dell'inflazione dei prezzi, questa linea di politica ha anche aumentato il rischio di un'implosione incontrollata dei mercati del credito. L'attuale scoppio dell'inflazione dei prezzi non arriva per caso o a causa di shock esterni, le sue basi sono state gettate da tempo. Di conseguenza l'ennesima grave crisi finanziaria si profila nuovamente all'orizzonte.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/