mercoledì 7 febbraio 2024

Bastiat contro la MMT



di Jonathan Newman

I sostenitori della Modern Money Theory (MMT) sono tornati in azione dopo un periodo di silenzio durante l’imbarazzante (per loro) inflazione dei prezzi record nel 2021-2023. Sono qui per dirci che la montagna di spesa pubblica e di debito non è nulla di cui preoccuparsi; l'inchiostro rosso dello stato è l'inchiostro nero del settore privato. La crescita del settore privato deriva dai deficit del settore pubblico e dal momento che il governo degli Stati Uniti ha una gigantesca stampante monetaria, non c’è motivo di temere un default o una crisi del debito.

Frédéric Bastiat, il grande economista francese proto-Austriaco, ci ha fornito un approccio metodologico eccellente per valutare questa affermazione in virtù delle conseguenze della spesa pubblica.

Nel mondo dell'economia un atto, un'abitudine, un'istituzione, una legge, genera non solo un effetto, ma una serie di effetti. Di questi effetti solo il primo è immediato; si manifesta simultaneamente con la sua causa: ciò che si vede. Gli altri si dipanano in successione e rappresentano ciò che non viene visto: è bene se riescono ad essere previsti. Tra un buon e un cattivo economista è tutta qui la differenza: uno tiene conto di ciò che si vede, l'altro tiene conto sia degli effetti che si vedono, sia di quelli che bisogna prevedere.

In ottica Bastiat i sostenitori della MMT sono i “cattivi economisti” per eccellenza. Riducono tutto a ciò che è semplicemente visibile dal punto di vista contabile. Prendiamo in considerazione l’analisi di Stephanie Kelton sui deficit pubblici:

Conclude poi che il discorso economico e politico moderni hanno un grosso “problema linguistico”, perché molti si riferiscono ai pagamenti degli interessi da parte del Ministero del Tesoro come un “onere”, ma non applicano la stessa terminologia alle riserve parcheggiate presso la Federal Reserve (che paga interessi su quelle stesse riserve), nonostante entrambe siano conseguenze economicamente equivalenti della spesa pubblica in deficit. L’unica differenza è se il Ministero del Tesoro vende obbligazioni per coprire la differenza di spesa e tassazione. La Kelton afferma: “Senza la vendita di obbligazioni, i $10 rimarrebbero nei conti di riserva presso la FED, dove guadagnerebbero qualunque cosa quest'ultima scelga di pagare sui saldi di riserva overnight”.

Naturalmente una risposta immediata è che ci sono molti economisti, soprattutto Austriaci, che considerano gravose le azioni della FED. Non esiste alcun “problema linguistico” per coloro che seguono il consiglio di Bastiat e tracciano le azioni dello stato (inclusa quella della FED) fino alle loro conseguenze ultime.

I lettori più attenti noteranno anche che i sostenitori della MMT invertono causa/effetto quando si tratta di tassazione e spesa. Nell'esempio della Kelton il primo evento è che lo stato spende $100 e ciò che segue sono scelte indipendenti da parte sua: se raccogliere parte di quei dollari spesi in tasse, convertirli in titoli di stato, o lasciarli nell’economia non tassati e non convertiti, seduti sul lato delle passività nel bilancio della FED.

La MMT ritiene che queste decisioni successive dovrebbero essere guidate da obiettivi politici, come la piena occupazione e un tasso “ottimale” d'inflazione dei prezzi. L’idea è che lo stato possa spendere quanto vuole e poi frenare l'inflazione dei prezzi neutralizzando la domanda attraverso le tasse o manipolando i tassi d'interesse.

Ammettiamo, per amor di discussione, causa/effetto della MMT. Ciò negherebbe l'analisi di Bastiat? Cosa direbbe Bastiat se potesse rispondere a ogni passo dell'esempio della Kelton?


“Lo stato spende $100”

Rinforziamo la “logica” della MMT supponendo che i $100 siano spesi in modo efficiente (per favore trattenete le risate) su un importante progetto di lavori pubblici (ho detto di non ridere!). Cosa direbbe Bastiat?

Bastiat evidenzierebbe il fatto che la manodopera e le risorse utilizzate nel progetto avrebbero potuto e sarebbero state utilizzate per impieghi più redditizi e produttivi nell’economia privata. Ritenere il progetto pubblico come economicamente stimolante “non è altro che una rovinosa mistificazione, un’impossibilità, che mostra un po’ di lavoro che si vede, e nasconde una grande quantità di lavoro soppressa che non si vede”.


“Lo stato tassa per $90”

Bastiat giustamente non vedeva alcuna differenza economica tra tasse e furto. Per lui il presunto beneficio derivante dal fatto che le entrate fiscali vengano spese è una questione di lana caprina. In questo modo la sua analisi della tassazione è piuttosto devastante per la MMT, che è in qualche modo ambivalente riguardo a ciò per cui lo stato spende i soldi. La MMT è come il keynesismo, in quanto ciò che conta davvero è che lo stato spenda.

Bastiat distrugge l’idea secondo cui lo stato può stimolare l’occupazione attraverso la tassazione e la spesa.

Non ha senso dire che il funzionario governativo spenderà questi cento figli con grande vantaggio per il lavoro nazionale; il ladro farebbe lo stesso e lo farebbe anche James B., se non fosse stato fermato per strada dal parassita extra-legale, né dal legittimo scroccone.

Detto in altro modo, se la spesa pubblica crea occupazione, allora si può dire che l'uso del denaro rubato da parte di un semplice ladro faccia lo stesso.

I sostenitori della MMT potrebbero rispondere che Bastiat confonde le azioni di spesa e di tassazione. È vero che Bastiat scrisse partendo dal presupposto che lo scopo della tassazione è quello di finanziare la spesa pubblica, non di assorbire il caos dell’inflazione come prescrive la MMT. Il punto di vista di Bastiat sull’inflazione verrà spiegato più avanti, ma non ci sono dubbi riguardo alla sua posizione riguardo le tasse, anche prescindendo dalla sua visione secondo cui esse finanziano la spesa pubblica:

Potete girarla come volete, ma se sarete imparziali, vedrete che dal saccheggio legale o illegale non può derivare alcun bene [...]. Ecco la morale: prendere con la violenza non è produrre, ma distruggere. In verità se prendere con la violenza significasse produrre, questo nostro Paese sarebbe un po’ più ricco di quello che è.

Dato che abbiamo accettato l’euristica della spesa secondo la MMT, potrebbe essere illuminante fare un confronto tra “lo stato come ladro”, considerandolo come un comune contraffattore. Lascerò le conclusioni di questo esperimento mentale al lettore: l'esempio della Kelton funziona allo stesso modo se “stato” viene sostituito con un criminale che spende denaro contraffatti e ruba alle persone? Ha importanza se la stampa di denaro avviene prima o dopo il furto? Se il contraffattore-ladro ottiene un prestito, ciò altera l’analisi? L’economia sta meglio o peggio a causa dei crimini?


“Il Ministero del Tesoro vende titoli di stato da $10”

Bastiat non ci fornisce una dichiarazione chiara sul debito pubblico in “Ciò che si vede e ciò che non si vede”, ma trattò il tema del credito garantito dallo stato con l’esempio di un agricoltore che riceve un prestito che sarebbe andato a un altro mutuatario.

È vero, ho ridotto l'operazione all'espressione più semplice, ma se sottoponete alla stessa prova i più complicati istituti di credito statali, vi convincerete che non possono avere che un solo risultato; vale a dire, spostare il credito, non aumentarlo.

La stessa intuizione può essere applicata ai titoli di stato. Quando lo stato vende un’obbligazione, non aumenta magicamente la quantità di risparmio nell’economia; i risparmi invece devono essere deviati da altri usi. La MMT rifiuta categoricamente questo concetto incontrovertibile nell'ABC dell'economia. Secondo la Kelton lo stato aumenta magicamente la quantità di risparmio nell’economia; Bob Murphy si è occupato altrove di questo pensiero magico. Per quanto riguarda la definizione di risparmio privato, sono i sostenitori della MMT ad avere un problema linguistico, non i loro critici.


“Senza la vendita di obbligazioni, i $10 rimarrebbero nei conti di riserva della FED”

Cosa succederebbe se lo stato spendesse nuovo denaro ma non lo tassasse o non lo scambiasse con un’obbligazione? Questo scenario è la definizione di “inflazione semplice” di Ludwig von Mises e Murray N. Rothbard. In un’inflazione semplice il denaro entra nell’economia attraverso la spesa diretta e non attraverso l’espansione del credito, pertanto gli economisti Austriaci (e proto-Austriaci come Bastiat) sono immuni dall’accusa della Kelton secondo cui i deficit pubblici sono visti come una cosa negativa solo una volta che il Ministero del Tesoro vende il suo debito alla popolazione. I buoni economisti, secondo Bastiat, possono prevedere le conseguenze non viste, indipendentemente dal tipo di travestimenti o giochi di prestigio utilizzati dallo stato o dai sostenitori della MMT.

Uno dei saggi meno conosciuti di Bastiat, Maudit Argent, respinge l'idea secondo cui l'inflazione monetaria arricchisce l'economia.

Bastiat analizza la natura del denaro e dell'inflazione attraverso un dialogo immaginario tra un cittadino e un economista. Il cittadino suggerisce che più soldi significano che si possono fornire più servizi. L’economista risponde:

Chi parla di servizio, parla allo stesso tempo di servizio ricevuto e ricambiato, poiché questi due termini si implicano a vicenda, così che l'uno debba sempre essere bilanciato dall'altro. È impossibile che la società renda più servizi di quanti ne riceva, eppure credere il contrario è la chimera che si persegue con la moltiplicazione delle monete, della cartamoneta, ecc.

L'economista nel dialogo di Bastiat equipara quindi la stampa di denaro da parte dello stato alla contraffazione illegale, lo stesso esercizio mentale che abbiamo suggerito sopra:

Costringere la gente a prendere in pagamento pezzi di carta che sono stati ufficialmente battezzati dollari, o costringerli a ricevere, come peso di un'oncia, un pezzo d'argento che pesa solo mezza oncia, ma che è stato ufficialmente chiamato dollaro, è la stessa cosa, se non peggio; e tutti i ragionamenti che si possono fare a favore della cartamoneta sono stati fatti a favore della moneta fasulla ma elevata a status legale [...]

[...] Se si crede che moltiplicare gli strumenti di scambio significhi moltiplicare gli scambi stessi e le cose scambiate, si potrebbe ragionevolmente pensare che il mezzo più semplice fosse quello di dividere meccanicamente il dollaro coniato e di far sì che la legge dia alla metà il nome e il valore del tutto. Bene, in entrambi i casi, la svalutazione è inevitabile [...] questo deprezzamento, che, con la carta, potrebbe continuare fino a diventare nullo, viene effettuato creando continuamente inganni; e di questi, i poveri, le persone semplici, gli operai e i contadini sono le prime vittime.


Conclusione

La MMT sostiene che la spesa pubblica, la tassazione, i deficit e i debiti possono essere gestiti da esperti per raggiungere la piena occupazione e una crescita economica sostenibile senza effetti collaterali negativi. Le grandi intuizioni di Frédéric Bastiat dimostrano che questo è un pensiero magico e pieno di errori.

L’uso delle tautologie contabili da parte dei sostenitori della MMT rappresenta l’apice della cattiva economia. Le equazioni nascondono le conseguenze non viste del conferimento allo stato del controllo sulle risorse scarse: nessun espediente della MMT può negare il fatto che tutto ha un costo. La spesa pubblica e la tassazione deviano risorse reali da usi più produttivi nell’economia privata; allo stesso modo il debito pubblico devia i risparmi da usi più produttivi. E quando lo stato stampa denaro, ciò non aumenta la ricchezza reale della società.

Riordinare la sequenza di tassazione, prestito, stampa di denaro e spesa non fa nulla per alterare la natura fondamentale di queste azioni. È un gioco delle tre carte, quello della MMT, che vuole ingannare piuttosto che illuminare.

Se Bastiat fosse vivo oggi, ecco cosa direbbe ai sostenitori della MMT: “I vostri argomenti sono abbastanza alla moda, ma troppo assurdi per essere giustificati da qualcosa di simile alla ragione”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 6 febbraio 2024

La cricca di Davos, la fiducia e il “risveglio dei leoni”

 

 

di Tom Luongo

Lo scorso autunno ho stuzzicato l'orso addormentato con l'hashtag #ingovernabili criticando quelli che definiscono “pecorame” le persone. Per la cronaca, detesto questa parola.

La mia risposta è stato un bel “stronzate!” molto riflessivo. Ci sono pochissime cose che mi fanno arrabbiare più di quella di relegare il 90% dell'umanità a quel tipo di ovini, ordini di grandezza più stupidi delle mie capre.

In quel sentimento di frustrazione ho anche coniato il termine “leoni in vacanza”. A volte ci ritroviamo di fronte a quello che gli alcolisti chiamano “un momento di lucidità”.

Nella maggior parte delle situazioni le conversazioni pubbliche rivelano la verità su chi siamo. Secondo me Twitter è uno dei migliori specchi della nostra vera personalità e del nostro stato d'animo, più di qualsiasi altra cosa finora ideata. C'è una barriera talmente bassa nel contrarre l'afta epizootica che tutti la trasmettiamo in giro come bambini di prima elementare, mentre generalmente ci comportiamo come loro in pubblico.

Lo scambio citato qui sopra ha rivelato il nichilismo e la condiscendenza di una persona come meccanismo di difesa, mentre ha confermato il mio pensiero che non siamo tutti solo dei tetraplegici in canoa diretti verso le Cascate del Niagara.

Questa è stata un'idea che ha rapidamente infiammato il mio piccolo angolo di Twitter, facendo emergere due campi. Non sai mai cosa catturerà l'immaginazione delle persone quando fai queste cose per vivere, ma in quel momento sembrava che stessero aspettando che qualcuno si opponesse ai fatalisti e desse loro un po' di speranza.

Continuo a pensare che questa idea non sia così scarsamente diffusa: basta pungolarle un po' e il carattere vero delle persone esce fuori. Onestamente più ci penso, più dovrebbe ispirare gli altri all’azione. Là fuori non ci sono persone cattive, stupide, o apatiche, no ci sono solo individui addormentati che aspettano d'essere svegliati. Lo sapete voi e lo so io.

Non sono mai stato d'accordo con Janis Joplin sul fatto che “la libertà è solo un'altra parola per dire 'niente da perdere'”, ma provo empatia per questo sentimento.

Al centro della mia osservazione c'è chi diventerete davvero quando non avrete più nulla da perdere. O meglio ancora, dov'è la vostra soglia di perdita prima che il vero voi mostri i suoi canini?

Perché è letteralmente tutto qui il mio sermone: tutti abbiamo un limite. Ma pensare che se il vostro limite non è così basso come il mio allora ciò vi rende parte del “pecorame”, è esattamente il tipo di senso di condiscendenza che i demoni che si riuniscono a Davos vanno cercando per costringerci a ricostruire la nostra fiducia in loro.

Siamo ormai nel 2024 e la cricca di Davos ammette di avere una vera minaccia alla sua agenda del Grande Reset. Lo hanno ammesso e la maggior parte delle persone non ha nemmeno iniziato a raggiungere il proprio limite. La metafora dei “leoni in vacanza” è oggi più attuale che mai.

Questo è uno dei motivi per cui penso che ora stiamo avvertendo la Grande Accelerazione. Il ritmo operativo è aumentato notevolmente, perché il tempo della cricca di Davos sta per scadere ora che molteplici leoni stanno capendo che questi aspiranti psicopatici non sono affatto così potenti come vorrebbero far credere.

È solo una nostra percezione... infondata.

Klaus Schwab e il suo branco credono di essere i lupi alfa del pianeta. Non hanno restrizioni sul loro comportamento e lo stesso Schwab non ha nessuno che gli dica: “No, questa è una cattiva idea”.

Adam Savage l'ha capito e questo breve momento di auto-riflessione è la chiave per comprendere la follia della cricca di Davos.

Schwab è solo la figura pubblica: il volto del male, non il male stesso. Le persone dietro Schwab hanno curato almeno due generazioni (probabilmente molte di più) di psicopatici per gestire il loro “sistema” che stanno cercando di salvare.

Non importa se si tratta del resuscitato David Cameron che a Davos ha detto: “L’ho già detto ai miei colleghi americani: avete speso il 10% del bilancio della difesa, cosa che ha permesso di distruggere il 50% delle armi russe senza una sola vita americana persa. Questo è un risultato eccellente”; oppure di Ursula Von der Leyen che afferma che il modo per ricostruire la fiducia è quello di vietare le idee che non vanno d’accordo con le loro.

Le loro risposte rivelano sempre sete di sangue e disprezzo. Naturalmente dimenticano le lezioni fondamentali della “cultura” dei leoni: quando l'Alfa è troppo offensivo nei confronti del branco, l'Omega viene scacciato per cercare un nuovo branco da fondare.

Il desiderio di controllo mondiale da parte della cricca di Davos, così come coloro che credono che il 90% degli esseri umani siano pecore, rifiuta l'idea che siamo in qualche modo simili ai leoni. Non c'è nessun nuovo branco da formare, quindi bisogna restare in fila per il pane, prendere le siringhe di cittadinanza, tenere la testa bassa.

Questa è la più grande delle loro operazioni psicologiche: convincerci che siamo qualcosa che non siamo.

Chi è il migliore amico dell'uomo? Con chi abbiamo legato di più di qualsiasi altra specie sul pianeta? Quello che condivide la nostra struttura sociale: i cani non sono i nostri schiavi, sono i nostri partner.

Senza cani non esiste Klaus Schwab, non esiste la Germania o la Grande Migrazione verso il Nord America.

Questo articolo di Zerohedge sulle città degli Stati Uniti che diventano “deserti alimentari” ha fatto rivivere questa idea, perché nessuno è disposto a mantenere aperta un’attività in un luogo in cui viene incoraggiato il saccheggio.

Il mondo creato dalla cricca di Davos ha invertito lo slancio verso le città: ora le persone che ci vivono devono recarsi in periferia per procurarsi il cibo che prima veniva loro consegnato; ora il costo dell’ultimo miglio per la consegna del cibo è superiore a quello del viaggio verso il negozio.

Mi ha ricordato le conversazioni che ho avuto con un amico a Natale, uno che non era d'accordo con la mia metafora dei leoni. Lui e la sua famiglia erano qui in vacanza dalla California e continuava a ripetere la frase: “Vivo in un posto dove ci sono tonnellate di persone e niente cibo” e il suo obiettivo è andare in un posto dove c'è più cibo che persone.

Ma non ha fatto niente perché, per la prima volta da molto tempo, si sentiva a suo agio. Chi sono io per rimproverarglielo? Chi sono io per giudicarlo una pecora?

Lui e la sua famiglia calcolano costi/benefici della possibilità di sradicare la propria vita per quello che, a lui, sembra ancora un evento poco probabile ed effettua una scelta razionale. È assolutamente giusto.

L'anno scorso la cricca di Davos ha visto brevi momenti di opposizione alla follia e al nichilismo di Schwab. Quest’anno molte persone entreranno nelle sacre sale del globalismo e ne faranno scempio. In passato era solo Putin; ora è un think tank di K Street a Washington e il leader dell'Argentina.

Il Texas sta ora arrestando i clandestini che attraversano il confine, sfidando Biden e forzando un confronto sulla definizione di sovranità.

Dall’inizio di questa agenda del Grande Reset ho detto che corteggiavano il caos per creare paura; hanno usato la paura per il COVID-19 per intimorire i leoni beta per qualche altro anno.

Ma il caos, per sua stessa natura, non è controllabile e il “sistema” di Schwab è il controllo in persona.

Quindi, ora, dopo aver continuamente amplificato il caos, stanno ottenendo quello che ci si aspetta dai leoni, non dalle pecore: l'uscita da parte di alcuni per formare nuovi branchi, sfide aperte all'ordine del branco principale da parte di alcuni luogotenenti, come Viktor Orban in Ungheria, e l’intrattabilità di coloro i cui centri della paura sono sovraccarichi.

Ecco perché “pecore” mi fa arrabbiare più del WEF: nasce dallo stesso impulso che permette a Schwab d'avere influenza, la percezione del potere. E crea la stessa dinamica che porta alla stessa conclusione.


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lunedì 5 febbraio 2024

Non si può ritrovare la propria innocenza odiando gli altri

 

 

di Barry Brownstein

Shelby Steele è un famoso autore di relazioni razziali e membro senior della Hoover Institution. Lui e suo figlio, Eli, hanno partecipato a un dibattito su Razza, Innocenza e Potere al City Journal.

Eli Steele ha affermato che l’ideologia woke “è una battaglia a dir poco perversa per l’innocenza”. Shelby Steele ha aggiunto: “Gran parte delle nostre linee di politica e della nostra cultura nascono da questa lotta per l’innocenza. La wokeness la possiamo inquadrare così: un modo per essere innocenti e quindi per avere potere. E questo porta a cose oscure”.

Shelby Steele ha osservato che la sinistra afferma che la sua “linea di politica ha più innocenza della vostra linea di politica” e, su tale base, cerca il potere sugli altri. Ha offerto un esempio di come il potere che dispiega porti al male:

Una certa persona va a scuola e quest'altra no a causa del colore della sua pelle, e questa è la lotto contro la diversità, questa è inclusività? [...] Il male è ovunque, facendosi passare da convenienza morale e farvi sentire apparentemente una persona migliore [...]. Quindi si diventa una cheerleader del male, pensando ingenuamente di aiutare.

Shelby Steele ritiene che l'analisi psicologica sia necessaria per comprendere la divisione che vede in America. Sebbene Carl Jung non venga menzionato nel dibattito, non esiste scrittore migliore di lui per comprendere il fenomeno del male mascherato da bene che entrambi gli Steele portano alla nostra attenzione.

Nel libro The Undiscovered Self Jung rivela che coloro che sostengono il male spesso non sono consapevoli di ciò che stanno facendo: “Poiché si crede universalmente che l’uomo sia ciò che la sua coscienza conosce di sé stessa, si considera innocuo e quindi aggiunge stupidità all’iniquità. Non nega che cose terribili siano successe e continuino ad accadere, ma sono sempre "gli altri" a farle”.

Ognuno di noi ha difetti e limiti di carattere, e una capacità di fare del male in potenza. I sentimenti generali di disagio e angoscia hanno la loro fonte in queste debolezze umane. Per liberarcene, vediamo negli altri i difetti che non siamo disposti a vedere in noi stessi. Questo tentativo di scaricare sugli altri la nostra spazzatura psicologica fa parte del fenomeno della proiezione. Jung scrisse:

Solo lo stolto può ignorare permanentemente le condizioni della sua stessa natura. Infatti questa negligenza è il mezzo migliore per fare di lui uno strumento del male. L'innocuità e l'ingenuità sono poco utili quanto lo sarebbe per un malato di colera e per coloro che gli stanno intorno rimanere inconsapevoli della contagiosità della malattia.

Chiudere gli occhi davanti a ciò che si trova nella nostra natura, spiegò Jung, “porta alla proiezione del male non riconosciuto nell'altro. Ciò che è ancora peggio, la nostra mancanza d'intuizione ci priva della capacità di affrontarlo”.

Nel libro Man and His Symobols Carl Jung cita Hitler per descrivere Churchill: “Per più di cinque anni quest’uomo [Churchill] ha vagato per l’Europa come un pazzo alla ricerca di qualcosa a cui poter dare fuoco. Purtroppo trova sempre dei mercenari che aprono le porte del loro Paese a questo piromane internazionale”. Jung scrisse: “Le proiezioni trasformano il mondo nella replica del proprio volto che ci si rifiuta di guardare”. Hitler vide in Churchill il male che aveva sepolto nel profondo di sé. Vediamo, allora, come proiettiamo. Forse vi è capitato d'impersonare entrambe le parti nel seguente scenario.

State guidando e un altro conducente commette un'infrazione secondo le vostre regole. Forse vi taglia la strada, o guida troppo lentamente. Prestate attenzione a come fissate l'altro conducente mentre lo sorpassate.

Perché lo sguardo? Credete che la fonte della vostra rabbia e del vostro odio sia al di fuori di voi, e quindi non guarderete dentro il vostro carattere. Fingete di essere innocenti, vittime di una persona sconsiderata. Se le vostre emozioni non fossero specificamente dirette all'altro, potreste vedere la vostro rabbia e il vostro odio provenire da dentro di voi.

Finché ignorate qualcosa che non siete disposti a guardare, questa spirale non potrà far altro che peggiorare. Continuerete a cercare un'opportunità per eliminare il senso di colpa che state accumulando attribuendo falsamente le vostre emozioni ad altre persone. Giustificherete il vostro giudizio sull'altro; per i più emotivamente immaturi, la rabbia da strada potrebbe essere il risultato.

A livello sociale le persone emotivamente immature si uniscono a movimenti di massa che utilizzano l’odio di gruppo. Tuttavia non si può ritrovare la propria innocenza proiettando il proprio senso di colpa su altre persone o gruppi.

Jung scrive in The Undiscovered Self: “Niente ha un effetto più divisivo e alienante sulla società di questo compiacimento morale e mancanza di responsabilità; e niente promuove la comprensione e il riavvicinamento più del reciproco ritiro delle proiezioni”. Poi ci offre un modo per riprendere le nostre proiezioni:

Questo correttivo necessario richiede autocritica, perché non si può semplicemente dire all'altra persona di ritirare [le sue proiezioni]. Non le riconosce per quelle che sono più di quanto non si riconosca sé stessi. Possiamo riconoscere i nostri pregiudizi e le nostre illusioni solo quando, partendo da una più ampia conoscenza psicologica di noi stessi e degli altri, siamo disposti a dubitare dell'assoluta correttezza delle nostre ipotesi e a confrontarle attentamente e coscienziosamente con i fatti oggettivi.

Jung era un feroce critico del comunismo, spiegò che l’“autocritica” da lui sostenuta non ha nulla a che fare con ciò che viene incoraggiato nelle società totalitarie:

Stranamente l'“autocritica” è un'idea molto in voga nei Paesi marxisti, ma lì è subordinata a considerazioni ideologiche e deve servire lo Stato, e non la verità e la giustizia nei rapporti reciproci degli esseri umani. Lo Stato non ha alcuna intenzione di promuovere la comprensione reciproca e il rapporto da uomo a uomo; tende piuttosto all'atomizzazione, all'isolamento psichico dell'individuo. Più gli individui sono isolati, più lo Stato si consolida e viceversa.

L’amore per l’umanità, scrisse Jung, è possibile solo quando lavoriamo a livello interiore per diventare consapevoli delle nostre proiezioni:

È proprio questo amore per il prossimo che soffre più di tutto per la mancanza di comprensione causata dalla proiezione. Sarebbe quindi nell'interesse della società libera riflettere sulla questione dei rapporti umani dal punto di vista psicologico, poiché in questo risiede la sua reale coesione e di conseguenza la sua forza. Dove finisce l'amore, inizia il potere, la violenza e il terrore.

L’alternativa a questo lavoro interiore, come sottolineano gli Steele, è “fare cose irrazionali” in accordo a un’ideologia collettivista che i suoi seguaci credono possa ripristinare la loro innocenza. Da coloro le cui menti sono, secondo le parole di Jung, “possedute da pregiudizi irrazionali, proiezioni e illusioni infantili” possiamo aspettarci maggiori espressioni di rabbia e odio. Jung ci avverte anche che coloro che sono guidati ciecamente dalle nostre proiezioni hanno maggiori probabilità di “sottomettersi a una convinzione collettiva e [...] a rinunciare al [loro] eterno diritto alla libertà”.

Gli amanti della libertà possono promuovere quest'ultima lavorando per abbandonare le loro proiezioni; l’innocenza non è un gioco a somma zero. Siamo liberi di vivere in pace finché non trasgrediamo nei confronti degli altri. In una società libera, cerchiamo di cooperare con gli altri invece di peggiorarne la vita.


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venerdì 2 febbraio 2024

La lezione di Wenders: cutsodire il tempo

 

 

di Francesco Simoncelli

I lettori di questo spazio divulgativo non sono insoliti leggere recensioni di film da cui poi il sottoscritto estrapola commenti o riflessioni in chiave economica o anche socioeconomica. A tal proposito, quindi, vorrei portare all'attenzione del mio pubblico l'ultimo lungometraggio firmato da Wim Wenders: Perfect Days. Forse è uno di quei film in cui si può proseguire a raccontarne la trama senza dover per forza di cose allarmare chi legge sull'incalzante arrivo di una sequela di spoiler. Il film, infatti, racconta la quotidianità di Hirayama, un colletto blu impiegato nella pulizia dei bagni pubblici a Tokyo. Ogni giorno che passa, e che lo spettatore all'inizio visiona ansioso di trovare una rottura nella ripetizione degli eventi narrati, è sostanzialmente uguale all'altro, salvo qualche variazione, una sfumatura che consegna un brivido o una lieve alterazione della routine del protagonista. Ognuna di essa è accolta con diverse emozioni, ma tutte si concentrano a massimizzare la propria felicità, il diritto di essere padrone della propria vita senza per forza di cose apparire come un estraneo agli occhi degli altri. E in questo modo i bagni pubblici per Hirayama non sono una prigione, una gabbia a causa della quale deve spendere la propria vita per tenere in vita un apparente stile di vita in linea con la frenesia che lo circonda, rappresentano invece un luogo in cui egli porta un pizzico della sua pace, della sua tranquillità, e la eleva cartina di tornasole per riversare tutta la passione che in corpo per un lavoro apparentemente umile, ma di grande impatto esistenziale. Il protagonista, quindi, lavora per vivere.

Perché ho deciso di scrivere questo pezzo? Perché ritengo che la pellicola di Wenders rappresenti l'approccio filosofico corretto di fronte al gigantesco furto del tempo messo in atto dai pianificatori centrali per portare avanti le loro macchinazioni. Un maggiore contesto a questa tesi ve la fornirà la lettura di questo, questo e quest'altro articolo, tutti scritti nel tentativo di smascherare il lato pratico di questa faccenda. Infatti l'obiettivo ultimo di questo trittico è quello di infondere consapevolezza nel lettore che qualcuno sta attingendo pericolosamente alla risorsa di capitale più preziosa al mondo e quindi permettergli di scegliere il miglior percorso per emanciparsi da tale furto. Un vantaggio competitivo non indifferente rispetto ai propri pari che continuano invece a ignorare la presenza ingombrante di una attore malevolo sempre pronto a ripulirlo di gran parte di quello che ha, guadagnato con estrema fatica e legittimità. Questo significa che altri continueranno a essere vittime di questo saccheggio? Sì. Così come Hirayama può "salvare" solo sé stesso dalla frenesia della vita quotidiana, voi, cari lettori, potete salvare solo voi stessi. E questo, credo, non è affatto poco.

La pellicola è pregna di simbolismi che possono essere ricondotti a una sintesi ridotta veramente all'osso di come il trascorrere della vita moderna sia incessantemente incentrato sul posizionarsi all'esterno di sé stessi e lasciarsi vivere. Quasi come se le scelte intraprese fossero impersonali, dettate da un sé avulso dalla propria identità che si deve per forza di cose conformare a un amalgama freddo e privo di pulsioni noto come "collettività". Per quanto le azioni siano pur sempre incapsulate nella natura individuale degli esseri umani, il processo decisionale che influenza la loro espressione fenomenologica è infettato dal bias socioeconomico dell'ambiente che ci circonda. In sostanza, era questo il messaggio che ad esempio Mises ci invitava a metabolizzare nel suo libro Theory and History. Accade ancora oggi ed è impossibile non notare come la propaganda si sia pericolosamente insinuata nelle pieghe delle idee per mutare la storia. Ecco quindi che abbiamo sacche d'individui che paiono agire in modo irrazionale, quasi in modo antitetico alla loro salute psico-fisica, ma essi sono solo il risultato di un processo decisionale pesantemente esposto a una visione del mondo collettivista. Per questo, ad esempio, Hirayama è "solo". In realtà, non lo è dato che nell'intero film vediamo che funge da forza centripeta nei confronti di diversi altri personaggi; è il suo esempio, il suo modo di agire squisitamente individualista, che funge da catalizzatore nei confronti di chi ancora alimenta un barlume di curiosità.

L'incantesimo della propaganda si spezza e l'essere umano che si approccia all'esempio di Hirayama torna a coltivare, come fa lui con le sue piantine, un centro gravitazionale-decisionale incentrato sul benessere proprio piuttosto che su quello altrui. È solo in questo modo, come sappiamo dai tempi di Adam Smith, che si possono aiutare davvero gli altri. Wenders ci suggerisce che la chiave di lettura per tornare a essere custodi del nostro tempo passa attraverso piccoli aggiustamenti al proprio stile di vita, al proprio modo di "riempire" le famose categorie kantiane trascendenti. E questo messaggio è splendidamente racchiuso dallo sguardo sorridente e grato dello straordinario Kōji Yakusho (Hirayama) che ogni mattina rivolge al cielo prima di mettersi in marcia e raggiungere il posto di lavoro. Come si potrebbe pensare, immedesimandosi nell'immaginario collettivo della società odierna, che un colletto blu possa essere un fulcro talmente importante da rappresentare un esempio da seguire? I dialoghi, infatti, non sono molti e spesso una carrellata di immagini inondano l'occhio dello spettatore, ma questo escamotage tecnico vuole suggerire: “Fermati un attimo, non tutte le storie possono essere narrate a voce. Non bisogna essere inondati di sensazionalismo per avviare una riflessione critica. Bastano pochi input ben selezionati dallo sguardo”.

I "giovani", categoria sociale tanto vituperata al giorno d'oggi e protagonista di un gap stereotipato (ad hoc) con gli adulti, sono i primi a cogliere l'esempio di Hirayama. Infatti quando vediamo in scena Aya (Aoi Yamada), la ragazza corteggiata dal collega del protagonista, ci appare come la frivola ragazza in età post-adolescenza con tutta la vacuità con cui i mass media dipingono questa "classe" di persone. Come potrebbe quindi un adulto, ormai sulla soglia della terza età, fare colpo su un tipo simile? Osservando, ascoltando, fermandosi. Per ovvie scelte cinematografiche questo processo è velocizzato, ma lo spettatore non si trova spiazzato dal cambiamento bensì lo accoglie con favore. Anzi, è portato a desiderarlo. Il bacio di Aya a Hirayama è la realizzazione di tale desiderio agli occhi dello spettatore. Lo stesso processo lo vediamo ripetersi quando Niko (Arisa Nakano), la nipote del protagonista, si reca dallo zio per fuggire dalla vita squilibrata che conduce con la propria famiglia. Il suo è un personaggio importante e caratterizzerà diverse giornate della vita di Hirayama e con quest'ultimo imparerà cosa significa tornare a essere proprietari del proprio tempo. Emblematica è la scena in bicicletta in cui entrambi vanno in bici durante una bella giornata di sole e Niko improvvisamente chiede allo zio quando sarebbero andati al mare. “Un'altra volta”, la sua risposta; allora lei lo incalza domandandogli il perché e lui risponde: “Perché adesso è adesso”. L'essenza di questa battuta è il grimaldello per scardinare quell'imponente portone dietro cui la maggior parte si trincera, vivendo in un futuro indefinito e dimenticandosi del presente. Niko si stava perdendo la leggera brezza che le accarezza il volto, il gentile tocco del calore del sole, la spensieratezza del tempo passato insieme a una persona di valore, gli scorci meravigliosi che può intravedere tra un colosso di cemento e un altro. Ma, soprattutto, stava perdendo l'occasione di custodire quel momento come un ricordo felice insieme a una persona speciale.

Se ci soffermiamo, poi, a considerare meglio i dettagli, noteremo che l'esercizio di Wenders è un grande monito rivolto allo spettatore affinché torni a rivalutare il proprio tempo, la risorse di capitale più scarsa presente in questa esistenza. Infatti gli oggetti a cui Hirayama tiene molto, fanno tutti parte di un tempo passato: il walkman, le musicassette, una macchinetta fotografica analogica. Il consumismo a tutti i costi indotto dalla "necessità" di entrare in possesso dell'ultima novità in un qualsiasi settore d'interesse, per poi abbandonarlo e dedicarsi al successivo, rappresenta un esercizio fine a sé stesso che mette l'oggetto al centro dell'attenzione e non il valore che l'individuo potrebbe imputare a esso. Emblematica, infatti, la scena nel banco dei pegni quando il suo collega di lavoro, Takashi (Tokio Emoto), vuole convincerlo a vendere una musicassetta in cambio di yen; il categorico rifiuto del protagonista ci ricorda una cosa: il denaro è un mezzo, non un fine. Nel momento in cui si ha l'arroganza di alterare questa formula, iniziano i guai: il circolo vizioso della ruota per criceti si spiralizza sempre di più e il furto del tempo da parte delle autorità viene esponenzialmente semplificato. E questa lezione ci viene ricordata anche quando, prestando dei soldi a Takashi, il protagonista rimane al verde ed è quindi "costretto" a mangiare ramen istantaneo a casa. Sebbene la sua routine l'avrebbe portato a cenare in un ristorante in cui ama andare, quella sera non avrebbe potuto e piuttosto che indebitarsi sceglie invece di arrangiarsi a casa. Il potere del risparmio, dell'astensione dal consumo, del differimento di quest'ultimo: tutti "mezzi" economici che hanno caratterizzato l'ascesa di una società lungo linee di solida prosperità. E il Giappone questo lo sa bene.

Chiaramente il lungometraggio di Wenders non ha la presunzione di ergersi a trattato economico in cui evidenzia le problematiche insite nella natura fiat del denaro e per estensione nelle persone, questo è un compito che ad esempio ho svolto io negli articoli citati in precedenza all'inizio di questo saggio. Anzi, essi sono la logica conclusione per capire le meccaniche che costituiscono la metafora della ruota per criceti fiat, la quale sottrae tempo, risorse ed energia ad appannaggio di una ristretta cerchia d'individui che, spacciando illusioni e finzioni, riescono a tenere in piedi questo gigantesco Effetto Cantillon. Wenders invece suggerisce invece di ripensare alle piccole cose: un sospiro, un hobby, una parentesi di silenzio. Amare sé stessi, confrontarsi col proprio sé, è il primo passo per potersi successivamente confrontare con gli altri e amarli. Hirayama, infatti, non ha bisogno di molte parole per comunicare agli altri la sua filosofia, o, più banalmente, non ha bisogno di molte parole per intessere rapporti sociali. Sono le sue azioni che parlano per lui. Le azioni individuali sono l'esempio per eccellenza che si può dare agli altri per dimostrare la propria coerenza, il proprio credo, la propria determinazione. I dialoghi con Niko non sono tanti, ma lei, prima di ritornare con la sua famiglia, confessa allo zio che vorrebbe essere come lui. Le bastano una manciata di giorni con lui sul posto di lavoro e il pranzo al sacco nel parco della città per arrivare a questa conclusione: tutte le azioni di Hirayama confluiscono nella manifestazione fisica di quanto sia importante per il benessere individuale dell'essere umano far coincidere le proprie azioni con le parole. Non si dice spesso che i bambini apprendono dai genitori in base a quello che fanno e non a quello che dicono?

Questo meccanismo d'apprendimento non è nuovo se traslato alla fenomenologia del nostro mondo, soprattutto se prendiamo come esempio Bitcoin. La sua rivoluzione "silenziosa" non ha avuto bisogno di propaganda, pubblicità o sponsorizzazioni da parte di grandi istituzioni: Satoshi ha lanciato l'applicazione e man mano ha attirato a sé coloro che avevano un minuto per ascoltare. La cacofonia del denaro fiat è stata silenziata per un momento e ci si è fermati ad ascoltare: trustless, permissionless, borderless, timeless, censorship resistant, privacy driven. Di colpo la ruota per criceti s'è materializzata davanti agli occhi di coloro che hanno visto svanire l'incantesimo della fiducia in terze parti e quello che rimaneva loro era un mondo orrendo costruito sul parassitismo del prossimo. Il mondo non funziona come un gioco a somma zero: queste sono le sole parole che si odono dal protocollo Bitcoin e che, nel corso del tempo, hanno catalizzato sempre più attenzioni nei suoi confronti. Gli scambi vicendevolmente vantaggiosi esistono. Da qui la riscoperta della Scuola Austriaca che fornisce un background filosofico granitico a questa verità assiomatica, la voglia quindi di esplorare, attraverso le buone letture, un mondo che la propaganda definiva una chimera o irraggiungibile. Perché darsi la pena di ricercare un mondo che non esiste, impossibile da costruire? La "terza via", ci è stato insegnato, è l'apice dell'evoluzione umana a livello di sistema socioeconomico. Poi arriva Bitcoin, e come Toto nel film Il mago di Oz, la tenda viene tirata giù e ciò che ne rimane è uno spettacolo grottesco: la cosiddetta "terza via" è solo una deviazione che infine si ricongiungerà con la via verso il socialismo. O esiste l'economia di libero mercato o altrimenti si tratta di socialismo, come spiegò Mises nel libro Planning for Freedom. L'inganno e la scoperta che esiste altro rispetto al mondo che (si presumeva) si conoscesse rappresentano il propellente per alimentare la curiosità dell'essere umano, desideroso di voler seguire il bianconiglio fino fondo alla sua tana. E non è la stessa cosa che accade quando Niko chiede allo zio di poter tenere il libro di Faulkner che le ha prestato?

Rivalutare, prima, e riprendersi poi, il proprio tempo è la motivazione che fa da collante all'intero arco narrativo. Come già sottolineato, il film non indaga la natura del furto del tempo, ma permette d'intuirne la presenza attraverso un'emancipazione dalla frenesia della vita quotidiana. A tal proposito è rilevante una delle scene iniziali in cui la macchina da presa ci porta a vedere, per la prima volta, il posto di lavoro di Hirayama. Il fugace incontro con un colletto bianco, visibilmente devastato dalla vita professionale che conduce, è un accento più che marcato a quanta differenza faccia amare e avere passione per ciò che si svolge quotidianamente. Quel colletto bianco è la rappresentazione esatta del fenotipo medio di criceto fiat che corre sulla ruota, risucchiato fino al midollo di tutto ciò che lo rende un essere umano; di contro abbiamo Hirayama con la sua filosofia, meticolosamente attento a non farsi sfuggire neanche un punto mentre svolge il suo servizio di pulizia. Dedizione? Professionalità? Direi più semplicemente soddisfazione, perché tutto ciò che potesse desiderare è a sua portata di mano. Finzioni e illusioni servono a nascondere l'irraggiungibilità dell'orizzonte; allo stesso modo la svalutazione del denaro fiat, e il conseguente degradamento del tempo e delle connessioni sociali, vengono abilmente nascosti attraverso sotterfugi statistici e propaganda politica.

L'esito inevitabile è una morte sociale, spirituale e culturale, oltre ovviamente a quella economico. Gli zombi di romeriana memoria non erano altro che una metafora di questa deriva apocalittica. E infatti vediamo riportato anche questo fenomeno sullo schermo di Perfect Days quando, sul finale, Hirayama ha un confronto con un uomo malato terminale. Quest'ultimo si proietta già nella tomba, un ricettacolo di carne ambulante non mosso da desideri e aspettative, scelte e passioni, bensì da una malinconia crescente e disfattismo imperante. È davvero la fine? Era davvero la fine delle libertà economiche quando nel '71 venne bandito definitivamente il denaro sano/onesto? In entrambi i casi ci si dimentica di un tassello, per quanto banale e insignificante possa all'apparenza sembrare: finché si è coscienti e si respira, si è vivi; finché esiste anche un solo essere umano capace d'inventiva, il libero mercato è vivo. Questo l'ha/hanno dimostrato Satoshi nel 2008 e questo ce lo ricorda Hirayama quando gioca ad "acchiappa l'ombra" con quel malato terminale. Non è finita finché non è finita potremmo dire, o più in generale il vivere quotidiano ci presenta una miriade di occasioni per emanciparsi dalla ruota per criceti fiat. La vera domanda è: la si vuole cogliere questa occasione?

Quindi, cari lettori, domattina, quando vi sveglierete o uscirete di casa, tirate un sospiro di sollievo. Siete vivi e siete padroni della vostra vita.


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giovedì 1 febbraio 2024

Il 2024 sarà l'anno sfavillante di Bitcoin?

 

 

da The Epoch Times

Per Bitcoin, il 2024 è iniziato bene. Martedì 2 gennaio, sulla scia delle aspettative di approvazione dell'ETF spot, ha toccato i $45.000, prima di scendere a $42.666 il giorno dopo.

I rischi che le autorità di regolamentazione associano al Bitcoin e ad altre criptovalute sono effettivamente reali, e i criminali fanno ampio uso delle truffe per derubare gli investitori ingenui, spesso persone anziane che non sono cresciute con i social media e le piattaforme di trading online. Quest’ultimo problema è così grave che la polizia negli Stati Uniti emette regolarmente avvertimenti sui pericoli derivanti dall’investimento in criptovalute. Le criptovalute sono ancora un asset altamente volatile e il valore di un wallet digitale può scomparire praticamente da un giorno all’altro.

Anche la condanna lo scorso novembre dell'ex-CEO di FTX, Sam Bankman-Fried, per tutte le accuse di crimini a cui è stato sottoposto, dopo solo poche ore di deliberazione della giuria, non ha aiutato l'immagine del settore.

Tuttavia, secondo gli analisti, è probabile che una confluenza di fattori faccia del 2024 l’anno più decisivo e trasformativo per Bitcoin. Gli operatori del mercato sono stufi della guerra del presidente della SEC, Gary Gensler, contro l'innovazione digitale e della mancata adesione ai protocolli legali mentre cerca di controllare un settore che ha definito “pieno di frodi, pieno di imbonitori”.

I mercati finanziari hanno preso atto dell'andamento di Bitcoin nei primi giorni del nuovo anno. Per gran parte del 2022 e del 2023 ha faticato a emergere dall’“inverno delle criptovalute” e dalle conseguenze del crollo di FTX e di altri exchange, e il suo prezzo ha oscillato tra i $20.000 e i $30.000.


L'ETF spot su Bitcoin

Gli asset digitali sono sempre più in voga presso importanti istituzioni finanziarie. Molti di essi, come BlackRock, il più grande gestore patrimoniale del mondo, sono passati da una visione riguardo Bitcoin e altre criptovalute in gran parte coerente con quella di Gensler, alla ricerca di valore nel denaro digitale e al tentativo di sfruttarlo per rendimenti più elevati.

Il CEO di BlackRock, Larry Fink, è tra coloro la cui visione riguardo Bitcoin ha subito un cambiamento radicale.

Lo scorso ottobre un ex-amministratore delegato di BlackRock ha affermato che il suo ex-capo e i regolatori finanziari statunitensi erano ampiamente d'accordo sull'inevitabilità dell'adozione spot dell'ETF su Bitcoin, ed era solo una questione di quando.

Nonostante il leggero calo, gran parte del mercato è ancora rialzista. John Deaton, un avvocato che ha rappresentato le piattaforme di criptovalute nelle battaglie legali contro la SEC, vede molti fattori che si uniscono per rendere il 2024 un anno significativo.

“Credo che Bitcoin andrà bene tra il 2024 e il 2025. Quando si combina l'approvazione di un ETF spot, con l'halving di aprile, insieme a un anno elettorale in cui si sa che la FED tenterà di manipolare l'economia, abbassare i tassi d'interesse e comprare asset attraverso il quantitative easing, è una tempesta perfetta per un rialzo dei prezzi”, ha detto lo stesso Deaton a The Epoch Times.

Con “halving” si fa riferimento a un processo di riduzione del 50% della ricompensa del blocco nel processo di mining di Bitcoin, affinché rimanga scarso e il suo valore venga preservato.


La crociata contro DEBT Box

L'industria delle criptovalute ha da tempo un rapporto teso e controverso con il presidente della SEC Gensler, che non ha nascosto il suo odio per le aziende che fanno mining e scambiano cryptotoken.

In un'intervista a Bloomberg Television dello scorso luglio, Gensler ha affermato: “Molti investitori dovrebbero essere consapevoli che non si tratta solo di una classe di asset altamente speculativa, ma anche di una che attualmente non ha protezione giuridica riguardo i titoli stessi, nonostante quest'ultima si applichi a molti di questi token. Le piattaforme spesso sono contro di voi e hanno market maker che sono dall'altra parte delle vostre operazioni [...]. In questo momento si tratta di un campo pieno di frodi, pieno di'imbonitori. Ci sono anche attori in buona fede, ma ce ne sono troppi che non lo sono”.

Nell'ambito della sua crociata per sradicare tali frodi, Gensler ha perseguito exchange di diverse dimensioni e profili e l'intervento della SEC ha assunto un tono notevolmente più duro.

Ad agosto dell'anno scorso la SEC ha annunciato un'azione legale contro Digital Licensing Inc., una società con sede a Draper, nello Utah, la quale opera sotto il nome DEBT Box, e 18 dei suoi dirigenti e personale. La SEC ha accusato la società di aver raccolto circa $50 milioni, insieme a quantità sconosciute di Bitcoin ed Ether, con affermazioni fraudolente sui social media secondo cui gli investitori avrebbero realizzato profitti sostanziali investendo in token generati attraverso il mining di criptovalute. Secondo la denuncia, i token offerti agli investitori non erano il risultato del mining ma semplicemente del normale codice blockchain di DEBT Box.

Nel suo zelo nel perseguire DEBT Box, la SEC è arrivata al punto di presentare richieste di emergenza per un ordine restrittivo temporaneo e il sequestro dei beni dell'azienda sulla base del fatto che tali misure erano necessarie per impedire a DEBT Box di trasferire il denaro degli investitori su conti offshore.

Ma i dirigenti di DEBT Box hanno contestato le affermazioni avanzate dalla SEC per giustificare il sequestro dei beni della società, e il giudice distrettuale, Robert Shelby, ha convenuto che il regolatore aveva superato il suo mandato e aveva fatto affermazioni materialmente false.

Il 21 dicembre Gurbir Grewal, capo della divisione di controllo della SEC, si è scusato pubblicamente per la condotta della sua agenzia.

“Apprezzo pienamente la straordinaria responsabilità affidata alla SEC nell’applicazione delle leggi federali sui titoli. [...] Capisco che in questo caso la divisione non ha rispettato questi standard e mi scuso per tale carenza”, ha affermato Grewal.


L'incubo della SEC: le pubbliche relazioni

L'ammissione della SEC di essersi comportata in modo arbitrario, più consono ad un regime autoritario che ad un'agenzia finanziaria che opera sotto vincoli costituzionali, conferma ciò che molti pensano da tempo riguardo alla SEC e al suo orientamento sotto Gensler.

“La SEC si è scusata solo a metà, perché non aveva scelta. Il giudice federale sta valutando la possibilità di emettere sanzioni contro gli avvocati della SEC. Questo è quanto sia diventato pessimo il loro comportamento e la loro condotta in questi casi legati alle criptovalute”, ha detto l'avvocato Deaton a The Epoch Times.

Dal punto di quest'ultimo, il contraccolpo derivante all'eccessivo intervento della SEC non sorprende considerati gli sforzi, fallimentari, dei regolatori nel perseguire Ripple Labs sulla base del fatto che il suo token, XRP, era un titolo e che Ripple si era impegnata nella vendita senza licenza di un prodotto che rientrava nell'ambito di competenza della SEC.

Anche se quest'ultima potrebbe non aver commesso errori sostanziali nel tentativo di perseguire Ripple, le argomentazioni della SEC nel caso, che il giudice Analise Torres ha ritenuto non valide in una sentenza di 34 pagine emessa il 13 luglio 2023, erano così viziate da rendere chiaro che il regolatore stava operando senza alcuna comprensione delle sfumature legali o dei limiti del suo mandato.

“Il giudice federale nel caso Ripple ha affermato che gli avvocati della SEC in realtà 'mancano di rispetto della legge' e si preoccupano solo di portare avanti la propria agenda”, ha aggiunto Deaton.

Ha poi definito il caso DEBT Box un esempio “da manuale” di esagerazione in cui un’agenzia governativa si è sentita autorizzata a sequestrare i beni di privati ​​cittadini senza un processo e senza la possibilità che gli accusati potessero presentare controargomentazioni in tribunale, o qualsiasi altra cosa preveda un giusto processo.

“Si trattava di un ordine restrittivo temporaneo in cui l'imputato non era presente. È un'udienza ex parte con il giudice e inducendo intenzionalmente quest'ultimo a credere che DEBT Box stesse chiudendo conti bancari e spostando denaro all'estero, e se il giudice non avesse congelato tutti i beni persone innocenti avrebbero perso i loro fondi”, ha affermato Deaton.

“Sulla base di ciò il giudice ha congelato i conti e gli assegni salariali dei dipendenti di DEBT Box sono saltati, il che significava che le persone non potevano pagare i mutui e altre scadenze. Ciò che ha fatto la SEC è stato criminale e dovrebbe essere punito”, ha aggiunto.


Fallimenti cronici

Questo non è il primo caso in cui la condotta della SEC è stata oggetto di dure critiche. A questo proposito Deaton ha menzionato il caso di Grayscale Investments con sede a Stamford, nel Connecticut, sottolineando che una corte d'appello statunitense ha ritenuto che la SEC avesse agito arbitrariamente nel suo zelo di voler far chiudere l'azienda.

La portata degli illeciti dell'agenzia nei confronti di DEBT Box e di altri non mette in buona luce l'operato della SEC, e il disprezzo ora rivolto al regolatore va oltre le linee partitiche.

Nessuno può affermare che un nominato repubblicano abbia ostacolato la campagna della SEC contro Ripple e che il regolatore avrebbe potuto cavarsela meglio con un procedimento legale sotto la supervisione di un democratico. Dopotutto, il giudice Torres è tutt’altro che un sostenitore di Trump, ha affermato Deaton, e non si aspetta che Gensler mantenga la sua posizione di pezzo grosso della SEC a tempo indeterminato.

“Il giudice Torres è una democratica da sempre nominata dal presidente Obama, e tutto ciò che ha fatto è stato seguire e applicare la legge. Gary Gensler è un regolatore in malafede e nessun altro presidente della SEC ha perso così tante volte in tribunale. I democratici si stanno rendendo conto che rappresenta un ostacolo a livello politico”, ha affermato Deaton.


Ampia accettazione

Aggiungendo ulteriore slancio all'ascesa di Bitcoin, le autorità di regolamentazione al di fuori degli Stati Uniti vedono sempre più le criptovalute come una copertura contro l'inflazione e un mezzo per gli investitori non istituzionali, in altre parole, i cittadini comuni, affinché possano trovare un po' di prosperità in tempi tumultuosi.

Josip Putarek, analista presso la piattaforma di gioco dappGambl, concorda sul fatto che il buon inizio di Bitcoin nel 2024 è in gran parte una funzione dell'approvazione dell'ETF da parte dei regolatori statunitensi, e ha suggerito che altre valute digitali potrebbero cavalcare la stessa onda.

“Tutti gli occhi sono puntati su Bitcoin in questo momento, e va bene, l'afflusso di denaro nel mercato delle criptovalute potrebbe spostarsi su Ethereum e altre altcoin”, ha detto Putarek a The Epoch Times.

“L'approvazione di un ETF spot su Bitcoin cambierà drasticamente le regole del gioco, poiché aprirà gli afflussi verso di esso da parte delle istituzioni, creando così una costante pressione di acquisto”.

Citando l'esempio degli ETF basati sull'oro, Putarek ha suggerito che la performance spot dell'ETF Bitcoin potrebbe essere comparabile.

“Guardando all’oro, l’ETF ha moltiplicato più volte la sua capitalizzazione di mercato sin dal suo lancio. Inoltre l’oro, che nel 2004 si trovava nella fascia dei $400, ha sfoggiato una crescita del 370% in sei anni”, ha affermato.

Ma un fattore ancora più importante potrebbe essere la rapidità con cui vari governi si stanno rivolgendo alle valute digitali.


America Latina e Hong Kong

“El Salvador è stato il primo Paese a riconoscere ufficialmente Bitcoin come unità di pagamento nel 2021, e molti altri Paesi seguiranno il suo esempio in futuro. È solo una questione di tempo. Secondo me l’Argentina e Hong Kong potrebbero essere tra i primi Paesi ad unirsi a El Salvador nel viaggio”, ha affermato Putarek.

Ha poi citato l'inflazione cronica che paralizza i mercati argentini come motivo per cui il neoeletto presidente, Javier Milei, ha adottato una forte retorica pro-Bitcoin e ha fatto un paragone con il presidente di El Salvador, Nayib Bukele.

Per quanto riguarda Hong Kong, la giurisdizione combina un'inclinazione pro-Bitcoin con la determinazione ad aderire agli standard internazionali intergovernativi della Financial Action Task Force (FATF) volti a frenare le frodi e le truffe ancora associate al mondo delle criptovalute ha detto Putarek. Hong Kong ha aggiornato la sua ordinanza antiriciclaggio (AML) per renderla conforme alla raccomandazione 15 del GAFI, richiedendo alle aziende di seguire rigorosi protocolli AML e antiterrorismo e di operare sotto una licenza della Hong Kong Securities and Futures Commission. Hong Kong è membro del GAFI sin dal 1991 e combatte il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

D'accordo sulla direzione dell'Argentina con Milei come presidente è Silvina Moschini, analista e amministratore delegato di Unicorns Inc.

“Il presidente Milei dimostra un notevole impegno per il progresso finanziario, in particolare nel suo allineamento con i valori fondamentali delle criptovalute, sostenendo un intervento statale minimo e il libero mercato. Ciò crea un panorama promettente per gl iasset digitali in Argentina, suggerendo un ambiente favorevole per la tokenizzazione delle risorse e una più ampia innovazione finanziaria nel Paese”, ha detto la Moschini a The Epoch Times.

L'attrattiva delle criptovalute come copertura nel mezzo del caos economico argentino non è diminuita, ritiene la stessa Moschini.

"Nel contesto delle sfide economiche in Argentina, caratterizzate dalla svalutazione del pèso e dall'elevata inflazione, l'adozione delle criptovalute è diventata una soluzione pratica per le persone che cercano alternative per far fronte a questi problemi”, ha affermato.

La Moschini ha aggiunto anche che si aspetta che tale tendenza acquisisca forza man mano che il pèso calerà di valore.


Un ambiente complesso

Al momento i venti contrari negli Stati Uniti e in altri Paesi potrebbero essere favorevoli a una più ampia adozione delle criptovalute. Allo stesso tempo molti osservatori sono prudenti riguardo alla persistenza di frodi/truffe e al continuo discredito che esse conferiscono al commercio e agli investimenti in asset digitali.

È importante non leggere troppo a fondo la decisione di El Salvador di riconoscere Bitcoin come moneta a corso legale. Dopotutto è un piccolo Paese con una serie di circostanze economiche che difficilmente si applicano altrove. Rispetto alle valute tradizionali, o fiat, il denaro digitale è ancora in svantaggio.

“Le criptovalute non hanno la stessa semplicità e facilità d’uso che invece hanno le valute normali. I commercianti non riescono a usarle propriamente: possono essere volatili e, insieme ai problemi di scalabilità, non resta loro altra scelta se non quella di non farle usare come forma di pagamento”, ha detto a The Epoch Times Laura K. Inamedinova, partner di Illuminati Capital con sede a Dubai.

“Di recente abbiamo visto fornitori di pagamenti come Mastercard e Visa supportare diversi progetti come Coinbase, Taurus, Circle e altri, ma non è un atteggiamento così diffuso come potremmo desiderare”, ha aggiunto.

Secondo la Inamedinova è fondamentale sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi e sul potenziale delle valute digitali.

“C'è ancora un grande stigma sul fatto che le criptovalute siano una truffa, motivo per cui istruire il pubblico è molto importante”.

Ecco un motivo in più per cui l’approvazione dell’ETF spot su Bitcoin è fondamentale.

“In un caso come questo gli ETF spot potrebbero contribuire ad aumentare la credibilità dello spazio Web3, ma non è tutto. Le criptovalute come strumento finanziario devono essere semplificate per il pubblico”, ha continuato la Inadmedinova.

Le sfide e i pericoli sono reali, ma lei vede il mercato con cauto ottimismo: l'halving di Bitcoin previsto per aprile, l’ETF spot e varie iniziative private guideranno un mercato rialzista nel 2024 e oltre.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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