giovedì 24 marzo 2022

Bitcoin offre la libertà in un mondo pervaso dalla schiavitù

 

 

da Bitcoin Magazine

È nel decentramento che dimora la natura. Nella centralizzazione abbiamo visto solo maschere; abbiamo visto solo ladri che ingannano gli sciocchi; ciarlatani che dai governi arrivano per prendere il vostro denaro, che mandano uomini in guerra mentre entrano impunemente a depredare i loro risparmi, che li fanno precipitare nella povertà attraverso tasse, mutui e debiti, e che li costringono a pagare i conti in cambio del permesso di poter continuare a camminare sulla Terra. La centralizzazione: tanto fumo e bugie mischiate nella stessa pentola, la cui fiamma è tenuta accesa dal politico di turno che pensa che gli uomini non siano degni di autogovernarsi. Secondo lui, tale felicità è riservata alle piccole tribù che si nascondono tra giungle e montagne, come animali che si nascondono dalle società civilizzate, ma che alla lunga vengono da loro scoperte, colonizzate e sterminate.

Se è insolito per un politico esercitare il potere senza corruzione, è ancora più insolito esercitare il potere senza centralizzazione, soprattutto se esiste un esempio di decentramento come Bitcoin, che basa il suo governo trasparente e immutabile sulla matematica e che, come tale , è già abbastanza maturo e forte da vergognarsi di dipendere da uno stato che non è interessato al progresso dell'umanità. Ricordiamoci che le buone invenzioni non sono mai emerse previa autorizzazione di un governo, a cominciare dall'alfabeto, che doveva essere il primo tacito accordo — o il primo contratto sociale — tra i popoli, poco prima che i mercanti "inventassero" il denaro per rappresentare il valore del cibo, della casa, o del sesso. Le grandi invenzioni sono sempre state decentralizzate e per funzionare non hanno mai avuto bisogno del permesso di alcun comitato umano, come invece è accaduto per quelle più nefaste, come la religione, la politica e gli eserciti armati, nati proprio per soddisfare il desiderio di dominio dei poteri centralizzati. Proprio per questo motivo è difficile capire come sia possibile che oggi la gente creda di avere voce in capitolo, quando è chiaro che è caduta da tempo nelle mani della tirannia della centralizzazione; e permette allo stato di fare quello che vuole del loro lavoro e del loro denaro, di vegliare su di loro come vuole, dove vuole e come preferisce, e di dire loro senza alcuna vergogna che sono nati proprio per soddisfare il desiderio di dominio dei poteri centralizzati.

“Chi è un abile guardiano di una cosa è anche abile nel rubarla.” — Platone, Repubblica I, 334b

L'unico Eracle contro i mostri economici e statali di questo mondo è Bitcoin, con tutte le sue armi "decentralizzate", che non avvantaggiano nessuna ape senza prima offrire vantaggi all'intero sciame, e che valorizza la privacy umana a tal punto che chiunque può mettersi addosso elmo dell'Ade. La tecnologia blockchain, in quanto scienza legata alla privacy, non ha trasparenza totale; se così non fosse, non sarebbe solo minacciata la sua sicurezza, ma anche la sua immutabilità, perché consentirebbe esattamente la stessa cosa che ha dato origine alla centralizzazione: eccessiva sorveglianza, un'ingerenza abusiva nelle libertà individuali giustificata dalla difesa delle libertà collettive, maggiore disuguaglianza, molta più corruzione e tutto ciò che è in diretta contraddizione con la filosofia di Bitcoin.

La segretezza, almeno nella blockchain di Bitcoin, non è un dovere manifesto, ma uno dei suoi principali diritti, poiché in essa la parola “privacy” ha lo stesso significato di “libertà” ed il beneficio collettivo non si ottiene a scapito del sacrificio di una qualsiasi inclinazione individuale. Lo scopo primario di Bitcoin, come quello di ogni innovazione, è quello di rendere più liberi gli esseri umani rispetto alla loro condizione precedente, così che chi voglia raggiungere un determinato obiettivo abbia anche i mezzi per ottenerlo, dipendendo il meno possibile dagli altri, trascorrendo le sue giornate consacrate all'arte di cui si ritiene capace e, soprattutto, senza essere costretto a rinunciare alla propria libertà in cambio di una semplice illusione di legalità.

“In verità, la natura ci lascia liberi, ma noi stessi ci leghiamo, ci costringiamo, ci chiudiamo tra muri, ci riduciamo nel piccolo e meschino.” — Plutarco, Moralia, 601c

La libertà, purtroppo, è odiata in epoche eccessivamente centralizzate a tal punto che tutta la sua psicologia sembra orientata a sminuirla e calunniarla, facendo sì che l'uomo sia oggi tanto cattivo quanto libero, e tale illusione di libertà lo faccia agire come schiavo. Liberi, in ogni caso, significa non essere mossi o forzati, senza alcun sentimento di costrizione: il semplice fatto di poter fare della propria vita un esperimento, senza alcuna autorizzazione da parte di nessun uomo, istituzione o governo. Forse tutti gli uomini sarebbero liberi ed eguali se non avessero bisogni, ma fintanto che la miseria subordina alcuni esseri umani ad altri, fintanto che agiscono per stretta necessità piuttosto che in virtù della loro libertà, fintanto che pochi di loro appartengono a sé stessi, e gli altri devono essere annoverati tra i loro averi, finché, diciamo, esisteranno dipendenza e disuguaglianza, allora la schiavitù sarà una nostra triste compagna di viaggio.

E sì, è vero, sappiamo che, rispetto ad altre epoche, l'uomo di oggi gode di molta più libertà, e che lo schiavo che di notte baciava la stessa mano che di giorno lo frustava è ormai cosa del passato; ma siamo ancora lontani dal credere, come credono coloro che sono assuefatti all'idea di progresso, che l'uomo di questi tempi sia completamente libero per nascita, un figlio imparziale dell'universo, che va in mare senza che una sola onda lo spinga indietro verso il porto. Un uomo che centra la sua libertà finanziaria nell'avere sempre più debiti — e non si rende conto che lo stato peggiore delle cose è quello di chi non ha nulla che gli appartenga realmente — non può essere affatto libero, perché contempla l'ideale della libertà nella sua forma più semplice e caricaturale. Un tale uomo giudica la libertà non da ciò che è in grado di fare, ma per quello che sa sopportare, anche in mezzo al peggior bisogno, e crede che il fatto di non avere padrone basti ad affermare che non viva da schiavo. Un tale uomo fa del suo destino quello di servire per tutta la vita, purché gli sia permesso di dire che ama la sua libertà con idolatria: perché può dire che, essendo libero, servirebbe Dio, se il diavolo stesso glielo comandasse; ma, sebbene non gli piaccia il giogo, e sebbene dica di odiarlo, sa benissimo che deve sopportarlo.

“Per quanto il tuo nome possa pesarti, sei schiavo e non di un solo uomo; anzi, di molti sarai inesorabilmente schiavo e, chinando il capo come un lavoratore, faticherai dall'alba al tramonto per oltraggiare il salario.” — Luciano, Sui posti stipendiati nelle grandi case, 23

È sorprendente il numero prodigioso di discorsi enfatici che sono stati pronunciati in tutte le epoche contro la schiavitù tra gli antichi greci e romani, ma è ancora più sorprendente scoprire che quei popoli non avevano nemmeno un terzo degli schiavi che europei e nordamericani hanno ancora oggi. Gli attuali signori della Terra sono contenti di pensare che, se non fosse stato per l'avventura di Babele, il mondo intero oggi parlerebbe inglese. Sono i nostri grandi democratici, ma non possono tollerare l'idea che ci sia qualcosa al di fuori del controllo delle loro politiche di regolamentazione, tanto meno che le persone inventino ed utilizzino cose che rendono superflua l'esistenza terrena dei burocrati. La libertà è libertà solo quando vogliono che lo sia, non quando lo vogliono gli altri; e ciò che hanno ottenuto con molto sforzo e sacrificio, lo difenderanno sempre con proibizioni, preclusioni e divieti. Tutto ciò che non hanno autorizzato è un male morale, un'azione criminale, un prodotto della libertà di cui l'uomo si è permesso di abusare, e, quindi, deve essere dannoso per il resto della società, che deve ringraziarli obbedendo e pensando come è stato insegnato ad obbedire e pensare.

“La libertà recluta apostoli; / Ma io non ne seguo nessuno; il gioco grossolano / lo so fin troppo bene; tutti vogliono / La libertà per il proprio tornaconto. / Vuoi davvero liberare il tuo prossimo? / Comincia col servirlo... questo è il modo.” — Goethe, Epigrammi, 50

Comunque sia, la verità è che quelli di noi che confidano nell'idea di Bitcoin hanno sentito parlare molto della libertà degli altri, ma non crediamo che ci sia qualcuno sulla faccia di questa Terra che ne abbia forgiato uno come il nostro. Sappiamo che qualunque prezzo si debba pagare per la libertà è un buon prezzo, che l'uomo più libero è quello che ha la massima indipendenza relativa delle sue forze, che è colui che vive meglio, desidera il meglio e nutre il meglio, colui che è più distaccato da sé stesso e si rinnova. È perché abbiamo imparato col tempo a desiderare ciò che dobbiamo che oggi viviamo come desideriamo, scoprendo ogni giorno che abbiamo appena due secondi nella vita, e che non vale la pena spenderli sotto i piedi di nessun governo o stato. Se dobbiamo essere condannati, pensiamo, che sia per aver cercato la libertà senza sosta; per aver cercato dalla vita solo ciò che è giusto e bello, perseguendolo al meglio delle nostre conoscenze. Quale vita futura avremmo potuto realizzare se avessimo continuato a vivere quella presente per gli altri? Esiste una schiavitù più disonorevole della schiavitù volontaria? Si può ottenere qualcosa senza prima sciogliere lo spirito e liberarlo; senza fare tutto il necessario per scatenarlo?

“Lo spirito è libero per natura, non schiavo: fa bene solo ciò che fa per se stesso ea suo piacimento.” — Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Supplementi, I, 7


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 23 marzo 2022

L'etica politica e reazionaria di lockdown ed obblighi

Se c'è una lezione vitale da apprendere dagli ultimi due anni di follia politica e sociale, è il ripudio totale del concetto di lockdown. L'idea subdola che continua a serpeggiare tuttora è quella di invocare questo strumento demenziale e idiota per qualsiasi problema adesso emerga all'interno della società. Inutile dire che questo è esattamente il gioco desiderato dalla classe dirigente: che la popolazione gli consegni anima e corpo "volontariamente". Non sorprende, quindi, che suddetta misura venga invocata anche in campi al di fuori di quelli sanitari. E se ci pensate bene, il 2022 è l'anno del lockdown per i cittadini di nazionalità russa. Molti degli stessi leader che oggi si impegnano in un conflitto economico sempre più violento con la Russia, sono stati fieri promotori dei lockdown "sanitari" del recente passato. Questa è gente che agisce come se l'economia potesse essere attivata e disattivata con relativa facilità, come un banale interruttore. Dal punto di vista della logistica e delle supply chain, il mondo sta ancora affrontando le conseguenze di quelle scelte scellerate. Dato che la storia e l'esperienza in particolar modo hanno dimostrato più e più volte che le sanzioni sono un deterrente molto debole, allora l'obiettivo reale è un altro: una nuova forma di guerra adottata dall'Occidente. L'armamento del sistema finanziario, dove il dollaro è diventata l'arma principale, è iniziato con la guerra al terrorismo ed è proseguito con i cosiddetti "stati canaglia" come Corea del Nord, Iran e Venezuela. In realtà, i veri "nemici" erano altri: gli stranieri erano un banco di prova, mentre il vero obiettivo era la popolazione interna. Nel 2020 gli stati hanno ignorato le conseguenze economiche dei lockdown ed il danno arrecato è stato catastrofico, mentre l'impatto sulla malattia è stato minimo (se non inesistente). Nel 2022 gli stati stanno distruggendo la vita di russi innocenti per fregiarsi di una "virtuosa" opposizione all'invasione russa; anche in questo caso, gli ingenui scopriranno ex post che il danno arrecato, soprattutto alla popolazione dei sanzionanti, sarà ben peggiore. Le guerre commerciali non hanno alcun vincitore, servono solo a far ingrassare l'apparato statale e, in generale, l'apparato di pianificazione centrale della società.

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di Jeffrey Tucker

La stampa nazionale ha coperto a malapena la manifestazione anti-obblighi/anti-lockdown a Washington e quando l'ha fatto, l'ha principalmente descritta come una "manifestazione contro i vaccini". È una cosa ridicola da dire su un evento che coinvolgeva circa 10.000 persone e che ne avevano abbastanza delle imposizioni coercitive degli ultimi due anni. Per essere lì hanno sfidato il freddo, le crudeltà dei viaggi aerei di oggi, gli obblighi di vaccinazione e le maschere, la prospettiva di sottoporsi alla tecnologia di riconoscimento facciale, oltre alle tensioni finanziarie che hanno colpito così tante famiglie a causa della chiusura di attività commerciali e dell'inflazione.

A parte tutte le divergenze di opinione, il messaggio principale era che tutti hanno diritto alla libertà. Torniamo ai progressi che stavamo vivendo nelle nostre vite prima di questa grande interruzione.

Perché ci è voluto così tanto tempo prima che gli americani scendessero finalmente in piazza in segno di protesta? Per prima cosa, era per lo più illegale farlo dal 13 marzo 2020 in poi. Gli stati hanno imposto obblighi di stare a casa e raduni limitati a 10 persone. La gente non poteva incontrarsi per i circoli civici, le chiese, le riunioni di famiglia, tanto meno per qualsiasi cosa vagamente politica. Hanno separato con la forza le persone per molti mesi e quando sono iniziate le proteste per George Floyd, allora c'è stata luce verde, salvo poi diventare di nuovo rossa.

Oggi c'è un'enorme frustrazione repressa, insieme a depressione, cattiva salute, difficoltà finanziarie e shock generalizzato per aver scoperto che viviamo in un Paese in cui la libertà non può più essere data per scontata. Ora sappiamo che in qualsiasi momento possono chiudere le nostre attività, le nostre chiese e toglierci il diritto di viaggiare o anche solo di mostrare un sorriso. Con qualsiasi pretesto.

Sta arrivando un contraccolpo? È già qui. Per ora rimane in sordina, ma non rimarrà sempre così. Questa volta la classe dirigente ha esagerato e nei prossimi anni riscopriranno che i governanti di ogni società devono sottostare al consenso dei governati. Quando tal consenso viene ritirato i risultati possono essere imprevedibili, ma generalmente vanno contro i governanti ed a favore di un nuovo modo di fare le cose.

Come posso esserne sicuro? Tre modi diversi di visualizzare il corso della storia.

Uno: la storia è un lungo percorso diretto verso un grande momento culminante ed ogni momento della storia punta verso di esso. Hegel, Marx ed una sfilza di ideologi pazzi credevano in tale visione millenaria. Inoltre anche le tradizioni di alcune religioni apocalittiche sostengono questo punto di vista. Tale visione del mondo – la percezione dell'inevitabilità in qualche modo inserita nel flusso degli eventi – ha causato molti danni nel tempo.

Due: la storia è solo una cosa dopo l'altra senza una particolare rima o ragione. Chi cerca di dargli un senso sta inventando significati che nella realtà non esistono. Questo punto di vista era generalmente sostenuto dal filosofo inglese David Hume (ma è un riassunto grezzo). C'è qualcosa di vero in questa idea, ma non tiene conto di certi flussi e riflussi osservabili.

Tre: la storia è ciclica, con cicli sovrapposti di errore e verità, bene e male, libertà e potere, progresso e reazione, mercati rialzisti e ribassisti, recessione e ripresa, centralizzazione e decentramento, e questi cicli sono alimentati dal flusso e riflusso di forze all'interno della popolazione che li modellano.

Dalla mia descrizione, potreste capire che questo è il mio punto di vista; mi sembra realistico e si adatta ai fatti più noti sulla forma della storia.

Alla luce di questa idea, lasciatemi esporre alcune ipotesi sul quadro generale.

Gli ultimi due anni sono stati definiti: centralizzazione del potere. È successo nella tecnologia, nella politica, all'interno dei mercati finanziari, nella cultura dei media nonostante l'ascesa di Internet. Questa centralizzazione ci ha sopraffatto tutti. 

• In precedenza credevamo che esistesse una relazione tra vita privata e vita politica, tale che le aspirazioni dei governati (dovute alla democrazia e così via) avessero in qualche modo un impatto sui governanti, finché all'improvviso ci è stato mostrato che non è così.

• In precedenza credevamo che i nostri social media e gli spazi digitali fossero nostri finché non ci è stato mostrato che non lo erano.

• In precedenza credevamo che la Carta dei diritti ci proteggesse, che i nostri sistemi giudiziari funzionassero, che c'erano alcune cose che non potevano accaderci grazie alle leggi ed alla tradizione, e poi improvvisamente non c'erano limiti al potere.


Perché tutto è successo esattamente quando è successo?

Proprio perché tutte queste istituzioni del vecchio mondo sono finite alle corde negli ultimi dieci o vent'anni. Internet è stata una forza enorme per il decentramento in ogni area della vita: tecnologia, media, governo e persino il denaro. Abbiamo assistito negli ultimi dieci, o forse due anni, ad un graduale scioglimento del vecchio ordine e all'emergere di uno nuovo il quale prometteva di responsabilizzare gli individui e tutte le classi sociali in modi che non avevamo mai visto prima. La ricchezza e la malleabilità della popolazione umana erano in marcia contro ogni forza che in precedenza l'aveva trattenuta.

Pensate cosa significasse per il vecchio ordine. Significava una massiccia perdita di potere e profitto; significava la trasformazione del rapporto tra l'individuo e lo stato, oltre a quali media consumiamo, quali soldi usiamo, a quali regole obbediamo, come vengono istruiti i nostri figli, quali attività commerciali scegliamo, e così via. In altre parole, la classe dirigente – un termine ampio ma che descrive qualcosa di decisamente reale – stava affrontando la minaccia più grande e dirompente da generazioni o forse da molti secoli.

Questo era lo stato del mondo nel 2019. Non si trattava solo di Trump, ma simboleggiava la possibilità di un cambiamento anche ai massimi livelli (anche se i suoi stessi impulsi politici incarnavano elementi reazionari). Il punto principale è che non è mai stato uno di "loro"; infatti "li" odiava. Di tutte le persone non avrebbe dovuto essere presidente, eppure era lì, a twittare e ad ignorare il protocollo comportandosi come un cane sciolto. E la sua presidenza è coincisa con una crescente inquietudine nella popolazione.

Bisognava fare qualcosa, qualcosa di grande, qualcosa di drammatico. Doveva succedere qualcosa per ricordare alle masse indisciplinate chi comandava. Pertanto i gruppi d'interesse più potenti, destinati a perdere il loro status nell'ordine decentralizzato del futuro, hanno deciso di agire. Hanno riaffermato il loro potere in modi barbarici ed animaleschi; hanno dovuto convincere il presidente ad accettarlo e alla fine l'ha accettato.

Il risultato è stato quello che abbiamo vissuto per 24 mesi. Non è stato niente di meno che una dimostrazione di potere e controllo, siamo stati tutti traumatizzati in modi che non avremmo mai immaginato possibili. I nostri luoghi di lavoro sono stati chiusi, sono riusciti a porre fine alla libertà religiosa per un certo periodo, le libertà che tutti credevamo di avere e che stavano crescendo di giorno in giorno si sono fermate. Siamo "tornati al medioevo", esattamente come richiesto dal New York Times il 28 febbraio 2020.

Che è al comando? Nella primavera del 2020 l'intera classe dirigente ha gridato all'unisono, non solo qui, ma in tutto il mondo: "Noi!"

Non voglio dire che ci sia stata una "trama" in un certo senso grossolana, non credo ce ne fosse una, ma c'è stato un incontro di interessi e questo è nato dalla paura e dalla frustrazione per il fatto che il mondo stesse cambiando troppo rapidamente e le persone sbagliate sarebbero arrivate in cima. In retrospettiva, sembra ovvio che il grande decentramento non avrebbe rappresentato un atterraggio morbido per il vecchio ordine.

È meglio pensare a questi tempi tristi come ad una parentesi nel corso della storia, una pausa dal progresso verso la libertà, la prosperità e la pace... ma solo una pausa. I lockdown e gli obblighi alla fine derivavano da impulsi reazionari, gli stessi che abbiamo visto nella storia quando la nobiltà ed il clero si misero in cammino per reprimere l'ascesa del liberalismo. Ma c'è solo un grosso problema con l'intera faccenda: non ha raggiunto i suoi obiettivi.

Lasciate che mi spieghi. Se pensate all'obiettivo "riprendere il nostro potere", lo hanno raggiunto, anche se temporaneamente. Ma non è così che l'hanno raccontata, infatti dissero che avrebbero fermato e annientato un virus e che tutto il sacrificio ne sarebbe valsa la pena perché altrimenti le persone sarebbero morte. Quell'agenda, quella propaganda, è stata un tremendo flop. In altre parole, l'intera faccenda è stata smascherata, nel migliore dei casi, come un enorme errore e, nel peggiore, come una totale bugia.

Mentire ha conseguenze. Quando si viene scoperti, le persone non vi crederanno più in futuro. Questa è la situazione attualmente affrontata dalle grandi aziende tecnologiche, dai media generalisti, dai governi, dalle grandi case farmaceutiche e da tutti gli altri big. Mostrano il loro potere, ma non mostrano la loro intelligenza e non si sono guadagnati la nostra fiducia. Anzi, il contrario.

Questo è il motivo per cui i semi della rivolta sono stati piantati così profondamente e perché ora stanno crescendo. L'obiettivo trainante sarà quello di riavviare il motore del progresso tornando a due anni fa, tornando alla spinta verso un paradigma decentralizzante. La tecnologia che stava spingendo quel paradigma non solo esiste ancora, ma è stata testata ed è notevolmente avanzata durante i lockdown e gli obblighi vari. Abbiamo più strumenti che mai per affrontare e sconfiggere finalmente la classe dirigente che in realtà ha preso potere in due anni.

Strumenti e tecnologie non possono e non saranno eliminati. Incarnano la conoscenza che abbiamo e la conoscenza che miliardi di persone in tutto il mondo sono pronte ad usare. Possediamo ancora quegli strumenti e tra i più potenti c'è la libertà stessa: l'umanità non è fatta per essere ingabbiata. Abbiamo razionalità, creatività, aspirazioni e la volontà di usarle tutte per migliorare le nostre vite.

Quindi sì, abbiamo vissuto un'enorme battuta d'arresto, spinti da elementi reazionari all'interno della classe dirigente, ma è probabilmente un preludio di ciò che verrà dopo: un contraccolpo ed una nuova fase di progresso. Cicli all'interno di cicli. Le forze centralizzanti hanno avuto una giornata campale, ma le forze decentralizzanti stanno combattendo di nuovo con buone probabilità di riguadagnare la narrazione.

È il progresso attraverso la libertà contro la reazione attraverso la coercizione.

La battaglia non finisce mai.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 22 marzo 2022

L'indipendenza energetica europea è impossibile con le attuali linee di politica

 

 

di Daniel Lacalle

L'Europa non realizzerà una transizione energetica competitiva con le attuali linee di politica interventiste. L'Europa non dipende dal gas russo per una coincidenza, ma per una serie di politiche sbagliate. Il divieto del nucleare in Germania, il divieto di sviluppo delle risorse nazionali di gas naturale in tutta l'Unione Europea, ecc. si sono aggiunti ad un massiccio e costoso stuolo di energie rinnovabili senza costruire un sostegno affidabile.

Solare ed eolico non riducono la dipendenza dal gas naturale russo. Sono necessari, ma volatili ed intermittenti; hanno bisogno di un supporto da parte di gas naturale, nucleare ed energia idroelettrica per la sicurezza dell'approvvigionamento. La dipendenza aumenta nei periodi di vento debole e poco sole, proprio quando i prezzi sono più alti.

“Il solare va a zero per dodici ore al giorno, e questo è garantito. Il vento a volte soffia, a volte no, anche questo è garantito. Entrambi dipendono dal tempo, che è al 100% fuori dal controllo umano. Nei giorni migliori sono al massimo un supplemento", ha scritto un lettore e pilota della Marina.

Anche le batterie non sono un'opzione. È impossibile costruire una rete di dimensioni industriali di enormi batterie, il costo sarebbe proibitivo e la dipendenza dalla Cina per costruirle (litio, ecc.) sarebbe ancora più un problema. Ai prezzi attuali, un sistema di accumulo attraverso batterie e delle dimensioni dell'Europa costerebbe più di $2.500 miliardi, secondo un documento del MIT Technology Review. Molto più costoso di qualsiasi altra alternativa.

Solo il costo aggiuntivo di una rete di batterie più la rete di distribuzione e trasmissione farebbe salire ulteriormente le bollette delle famiglie.

L'inflazione era già fuori controllo in Europa prima ancora che l'invasione dell'Ucraina fosse un rischio. L'IPC in Spagna era del 7,6%, in Portogallo del 4,2% ed in Germania del 5,1%. L'IPC dell'area Euro era del 5,8%.

Di fronte all'impatto sui prezzi e sull'energia dell'invasione dell'Ucraina, dobbiamo ricordare:

– L'Europa era già in una crisi energetica nel 2020 e nel 2021, con il costo dei permessi di CO2 in aumento ed i prezzi all'ingrosso dell'elettricità che avevano raggiunto livelli record a dicembre 2021.

 – L'Europa non “dipende dal gas russo”. È co-dipendenza. La Russia ha bisogno dell'Europa per esportare e l'Europa non ha alternative più economiche. Ricordiamoci che il gas russo è molto più economico di qualsiasi altra alternativa realistica. I contratti a lungo termine firmati con Gazprom sono chiusi a prezzi che possono essere fino a dieci volte inferiori rispetto ad alcune delle alternative attuali. I 150 miliardi di metri cubi che l'Europa importa dalla Russia possono essere sostituiti con gas naturale liquefatto dalla Norvegia e dal Mare del Nord, dagli Stati Uniti, dall'Algeria, dal Qatar o da Israele, ma sarebbero molto più costosi.

– L'unica alternativa alla Russia è dimostrare che i Paesi europei hanno fonti di approvvigionamento diversificate ed economiche. Se la Russia vede che i governi europei vietano l'energia nucleare, vietano lo sviluppo di riserve di gas autoctone, intervengono nelle importazioni ed aggiungono enormi tasse come il costo della CO2, allora è normale che sappia che non c'è alternativa competitiva e che l'industria ed i consumatori europei saranno sotto scacco a causa dell'aumento del costo dell'energia.

– I governi europei dovrebbero riflettere attentamente sulle loro politiche sbagliate quando il continente è stato salvato questo inverno dal gas naturale importato dagli Stati Uniti e prodotto con una tecnologia, il fracking, che è stata vietata in Europa. Quest'ultima vuole energia a buon mercato ed in abbondanza, ma i politici demonizzano il nucleare, il gas ed il petrolio. Tutte le proposte interventiste avanzate dai politici europei comportano un costo maggiore per i consumatori.

– Il gas naturale scorre continuamente, è economico ed abbondante. Non può essere sostituito con rinnovabili intermittenti, volatili ed imprevedibili. L'esempio della Germania è chiaro: dopo aver investito massicciamente nelle energie rinnovabili ed aver raddoppiato le bollette per i consumatori, dipende maggiormente dal carbone di lignite e dal gas russo per garantire l'approvvigionamento di energia. La Germania ha dovuto riattivare le centrali a carbone dopo aver speso oltre $200 miliardi in sussidi e costi per le rinnovabili!

– Tutte le tecnologie sono necessarie, anche le energie rinnovabili, ma non sono l'alternativa perché hanno bisogno di un supporto da parte del gas naturale e perché tale tecnologia è ancora agli inizi. Non dimentichiamo che l'installazione massiccia di rinnovabili comporta un enorme costo nelle reti. Chi abbasserà le bollette se il costo fisso delle reti viene moltiplicato con i $150 miliardi che stimiamo necessari per rafforzare le reti di distribuzione e trasmissione?

– Tutte le alternative "magiche" vendute dall'interventismo significano passare dal dipendere dalla Russia al dipendere dalla Cina. Dove prenderemo il silicio, l'alluminio, il rame, il litio, ecc. necessari per quei massicci investimenti "magici" annunciati?

– La demonizzazione dell'energia nucleare ha lasciato l'Europa nelle mani di alternative costose ed instabili. La transizione energetica va considerata comprendendo l'importanza della sicurezza degli approvvigionamenti e della competitività. Abbiamo bisogno di tutte le tecnologie senza pregiudizi ideologici. Abbiamo bisogno di solare, eolico, gas naturale, idroelettrico, petrolio e nucleare, o di barcameneremo da crisi a crisi e pagando sempre di più.

– È assurdo tenere il regime fiscale delle emissioni di CO2 durante una crisi senza precedenti. Sbarazzarsene significherebbe ridurre le bollette delle persone.

– Le tasse alla frontiera sui prodotti petroliferi o sul gas naturale non stanno tassando i produttori, stanno tassando i consumatori nei Paesi europei. Chi crede che le tasse annunciate saranno pagate dal Qatar, dalla Nigeria o dal Brasile ha un serio problema di comprensione economica.

– Una vera transizione energetica deve essere competitiva, affidabile ed economica, non una macchina per la riscossione delle tasse ed il saccheggio. Deve considerare tutte le tecnologie: più commercio e meno politica; più concorrenza e meno ideologia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 21 marzo 2022

Discorso di presentazione del documentario “La crisi del sistema pensionistico”

 

 

di Jesus Huerta de Soto

Il mio intervento di oggi conterrà una serie di parti: il mio obiettivo sarà offrire una panoramica molto breve della mia esperienza come difensore dell'idea di libertà in Spagna e nel mondo. A tal fine dovrò tornare indietro di oltre vent'anni alla mia nomina alla Cattedra universitaria di Economia politica presso l'Universidad Rey Juan Carlos di Madrid. All'epoca, nel dipartimento era in corso un dibattito su chi sarebbe stato il responsabile dell'insegnamento di Introduzione all'economia, un corso che in qualche modo era stato inserito nel programma di studio di quegli studenti che si preparavano ad una laurea in comunicazioni audiovisive. Nessun professore di economia voleva insegnare comunicazione audiovisiva – neanche per un solo semestre – agli studenti, ma io mi feci avanti e dissi: "Sono il presidente del dipartimento ed insegnerò a quegli studenti, ma chi viene formato in quel programma?” Mi venne risposto che il programma aveva formato esperti in comunicazioni audiovisive – futuri produttori televisivi, sceneggiatori, registi, specialisti di marketing, ecc. – e quindi presi un impegno: "Insegnerò economia a quegli studenti!"

Infatti quella potrebbe essere stata una delle decisioni più importanti della mia vita accademica, perché quel corso ha avuto un enorme impatto sulla prima classe di studenti, e poi sulla seconda, e così via... Arrivò un momento in cui i miei studenti nel programma di comunicazione audiovisiva mi chiesero: “Professor Huerta de Soto, le dispiacerebbe se registrassimo le sue lezioni? Riteniamo importante che siano liberamente accessibili e sappiamo come fare; è la nostra area di competenza”. Nel frattempo uno dei miei colleghi, il professor Gabriel Calzada, allora presidente dell'Istituto Juan de Mariana, vide che questo progetto era importante e trovò qualcuno che, con grande dedizione ed impegno e con gli strumenti tecnologici più avanzati allora disponibili, registrasse tutte le mie quarantacinque lezioni di novanta minuti nell'anno scolastico 2009-2010. Quella persona era Fernando Díaz Villanueva: non immagina quanto io gli sia grato per il suo impegno e per essere diventato il mio assistente didattico durante il corso. Ricordo ancora con affetto i minuti e le ore che abbiamo trascorso insieme per la registrazione di quelle lezioni.

Come ho detto prima, questa è stata una delle migliori decisioni che ho preso nella mia vita. Tenete presente che le lezioni non pongono alcun problema di protezione dei dati, poiché sono registrate dal fondo dell'aula e quindi sono visibili solo il retro della testa degli studenti (potete vederli di persona se li guardate: sono disponibili su YouTube). C'erano circa settanta studenti all'anno e da quando abbiamo reso il corso liberamente accessibile su diverse reti, settemila studenti all'anno hanno iniziato a seguirlo. Cento volte più di quanti erano fisicamente presenti ad ogni lezione. Ma la storia non finisce qui. Dobbiamo renderci conto di quanto sia difficile e noioso seguire una lezione di novanta minuti sullo schermo di un computer. Per questo un altro dei miei colleghi, un astrofisico sivigliano di nome José Manuel González González, mi fece la seguente proposta: “Professore, suggerisco di modificare le sue lezioni e di suddividerle in segmenti da dieci a quindici minuti ciascuno. Li modificherò e ogni volta che fornirà un esempio, sovrapporrò i punti principali sullo schermo. Modificherò quei brevi video in modo che invece di un video di novanta minuti, avrà cinque o sei video più brevi per ciascuna delle sue lezioni”. Ci pensai molto; non era una decisione facile da prendere. Una cosa era pubblicare un video di classe continuo di novanta minuti, un'altra era dividerlo in piccoli pezzi che poi sarebbero stati resi pubblici e avrebbero potuto essere presi fuori contesto, poiché uno spettatore non sapeva cosa era stato detto prima dell'inizio di ogni breve video, né cosa sarebbe stato detto dopo. Ma José Manuel González González mi presentò diverse proposte e alla fine presi la mia decisione: accettai. Poi provvedette al montaggio ed alla scomposizione in 270 video delle quarantacinque lezioni registrate, liberamente accessibili sia sul suo sito web (www.anarcocapitalista.com), sia sui diversi social, principalmente YouTube. Con mia grande sorpresa, questo cambiamento avrebbe comprotato un aumento esponenziale del numero di persone che avrebbe seguito il mio corso. Non c'erano più solo settemila follower all'anno, come quando abbiamo reso disponibili per la prima volta i video delle lezioni, ma oltre settantamila – un aumento di dieci volte.

Infatti alcuni dei video hanno ricevuto ancora molte più visualizzazioni. Ad esempio, quello sugli effetti economici dei “Prezzi massimi” è stato visto fino ad oggi da 305.931 persone ed il numero aumenta ogni giorno. C'è un video intitolato “La caduta (distruzione) dell'impero romano”, in cui spiego che l'impero romano non è caduto perché sono arrivati ​​i barbari. Invece marciva dall'interno ed i barbari, che avevano sempre esercitato pressioni sui confini dell'impero, ne occuparono semplicemente i resti e furono persino ricevuti a braccia aperte da molti cittadini, stufi dell'interventismo statale, della regolamentazione opprimente del governo centralista di Roma e – soprattutto – del carico fiscale che esso imponeva loro. Fino a ieri il mio video sulla caduta dell'Impero Romano era stato visto da 596.424 persone, più di mezzo milione, quanto basta per riempire lo stadio del Camp Nou quasi sei volte. Altri video di lezione includono: “Critica alla teoria dello sfruttamento”, con 132.979 visualizzazioni; “”a grande bugia dei 'guadagni sociali'”, con 144.000 visualizzazioni; “Perché gli intellettuali odiano il capitalismo?” con 236.000 visualizzazioni, in cui mi affido principalmente al saggio di Bertrand de Jouvenel. C'è anche la lezione finale extracurriculare “Dieci consigli su come avere successo nella vita”, con 409.510 visualizzazioni fino ad oggi.

Questo corso, che segue il mio programma e che insegno ogni anno da oltre vent'anni presso l'Universidad Rey Juan Carlos, prevedeva la pubblicazione di una guida allo studio. Con l'aiuto di José Manuel González González l'abbiamo pubblicata (tramite Unión Editorial). È disponibile sia online che su carta e funge da manuale per seguire il corso. Francamente non avrei mai pensato che un corso di economia tenuto nelle aule dell'Universidad Rey Juan Carlos avrebbe suscitato un tale interesse.

Il mio obiettivo è non sfinirmi a tenere conferenze: preferisco che le persone studino le mie lezioni ed i miei libri. Tuttavia ho accettato, in media, uno o due inviti a lezione all'anno. Quello che ho fatto è stato approfondire la mia esperienza con i video delle lezioni ed insistere affinché venissero registrate per renderle liberamente accessibili a tutti. Toccherò ora l'impatto che hanno avuto, dal momento che ho tenuto cinquanta o sessanta conferenze in tutto il mondo, e sono state tutte registrate e, grazie alle nuove tecnologie, sono disponibili al pubblico. Inizierò con un discorso che ricordo con molto affetto, dato nell'auditorium principale della Fondazione San Pablo CEU (ora Fondazione dell'Università San Pablo CEU), ed il tema era la crisi e la critica al socialismo. Ricordo che l'auditorium era completamente pieno. In prima fila sedeva l'intera dirigenza del Partito Popolare e cominciai a criticarli come l'incarnazione della socialdemocrazia più tiepida. Questo video è già stato visto da 145.000 persone e le visualizzazioni aumentano ogni giorno. C'è anche la conferenza tenuta presso la Fondazione Rafael del Pino ed intitolata “Crisi finanziaria, riforma bancaria e futuro del capitalismo”. Il discorso era estremamente attuale all'epoca, perché avevamo appena subito le conseguenze della grave stagflazione che ha colpito tutte le economie occidentali a partire dal 2008. Poche settimane dopo, l'ho pronunciato in inglese quando la London School of Economics mi invitò a tenere un discorso la “Lezione commemorativa di Hayek” ed è stata vista oltre 200.000 volte fino ad oggi.

Inoltre, sotto ogni video, c'è una sezione commenti con centinaia o migliaia di commenti delle persone che guardano le lezioni. Sarebbe umanamente impossibile per me leggerli tutti, ma toccherò uno dei più popolari: la chiamata a nominarmi ministro delle finanze in Venezuela, perché quello che dico nella lezione sui prezzi massimi descrive esattamente ciò che le persone stanno soffrendo in quel Paese. Naturalmente l'ultima cosa che farei in vita mia, per ovvie ragioni, sarebbe accettare la carica di ministro delle finanze ovunque (soprattutto in Venezuela). Potrei citare anche la lezione più recente intitolata “Anti-Deflationist Paranoia”, con 82.452 visualizzazioni, in cui critico fortemente Mario Draghi, la Banca Centrale Europea e tutti gli esperti che sono per l'inflazione e contro “l'austericidio” (il termine che hanno coniato per attaccare le persone con dei principi). Tutto ciò che è stato ottenuto con politiche monetarie totalmente permissive, tassi d'interesse a zero o negativi e l'eccessivo acquisto di debito sovrano e persino societario è stato paralizzare tutte le riforme di cui l'Unione Europea aveva disperatamente bisogno, nipponizzando le nostre economie e gettando le basi per un'inflazione shock che adesso stiamo cominciando a provare. Proprio questa mattina è stato reso pubblico che l'inflazione in Spagna è salita al 6,5% e continuerà a crescere. La mia conferenza su “La giapponesizzazione dell'Unione Europea” è stata vista da 59.859 persone fino ad oggi.

Infine, poiché mi sono molto cari, citerò il ciclo di conferenze che ho tenuto nel tentativo di spiegare che il liberalismo classico, come progetto, è finito. I liberali, o meglio gli amanti della libertà, non possono continuare a dire le stesse cose di 150 anni fa. Il liberalismo classico ha fallito nei suoi obiettivi ed è destinato ad essere assorbito dall'unica posizione coerente con la natura umana: l'anarchia della proprietà privata, il capitalismo libertario o l'anarcocapitalismo. Ho sviluppato questo argomento in tre conferenze: “Liberalismo classico contro anarcocapitalismo”, tenuta anche in un auditorium principale e organizzato da Students for Liberty; “Libertà, politica e anarchia nella Spagna del ventunesimo secolo”, tenuta alla Fondazione Rafael del Pino; e la più recente, forse la più rivoluzionaria, “Anarchia, Dio e Papa Francesco, ” che, peraltro, è stata oggetto di ogni sorta di dibattito a Roma. Queste tre conferenze sono state viste da oltre 300.000 persone e, se qualcuno di voi è interessato a guardarle, vi consiglio di iniziare con “Anarchia, Dio e Papa Francesco”, se non altro perché, in essa, cito il grande anarchico spagnolo Melchor Rodríguez Almagro, il famoso “Angelo Rosso”.

Questo ci porta al mio battesimo del fuoco come produttore cinematografico e all'inizio della mia lunga e fruttuosa collaborazione con Juan José Mercado. Ho fatto il mio primo passo con un cortometraggio che mira a spiegare la Teoria Austriaca dei cicli economici in modo visivo, attraente e comprensibile. Oltre 91.000 persone hanno visto il documentario. Poi abbiamo deciso di produrne altri due, questa volta con metodi molto più professionali, con un budget di diverse decine di migliaia di euro ciascuno ed invitando altri esperti ad entrare nel vivo delle questioni fondamentali che volevamo sollevare. Il nostro obiettivo era che questi documentari fossero liberamente accessibili ed uno strumento educativo per gli studenti universitari e anche che venissero proiettati sui diversi canali televisivi e su piattaforme come Amazon, Netflix, Movistar, ecc. E così abbiamo terminato la nostra prima grande produzione intitolata Frode: la ragione dietro la Grande Recessione in collaborazione con l'Istituto Juan de Mariana. Il documentario dura più di un'ora, ma abbiamo realizzato una versione leggermente più breve di quarantacinque minuti, che è stata trasmessa alla stazione televisiva Telemadrid ed è stata vista su YouTube da più di 90.000 persone. L'anno successivo ho proposto il progetto di un'altra sceneggiatura a Juan José Mercado e, sotto la sua direzione, abbiamo completato il documentario In difesa dell'euro, in cui difendiamo l'euro tedesco, il vero euro così come è stato creato sulla base del Trattato di Maastricht, e non l'euro che è stato corrotto, adulterato e rovinato da Draghi. Tutte queste produzioni, ovviamente, sono state realizzate sotto l'etichetta Amagifilms (amagi significa "libertà" in caldeo) e sotto la direzione e sceneggiatura mia e di Juan José Mercado.

E poi arriviamo al 2019, l'anno prima della pandemia, quando ho iniziato a pensare ad un nuovo progetto. Ho cominciato a vedere la necessità di produrre una docuserie, una serie di documentari volti a fornire una critica allo stato sociale. Volevo presentare argomentazioni facilmente comprensibili, mostrare chiaramente la grave situazione in cui ci troviamo e proporre soluzioni fattibili per sfuggire alla nostra attuale situazione. Un qualcosa senza precedenti. Quello che ci va più vicino potrebbe forse essere la serie Free to Choose, realizzata negli anni '80 e trasmessa in molte emittenti televisive di tutto il mondo. La serie era presentata da una personalità unica: Milton Friedman, il principale rappresentante della Chicago School. Vorrei dare alla nuova serie di documentari tratti distintivi rispetto a Free to Choose. In primo luogo, piuttosto che difendere il capitalismo, che era l'obiettivo di Milton Friedman, credo che la migliore difesa sia un buon attacco. Invece di difendere il capitalismo, voglio attaccare lo stato sociale; questa è la prima caratteristica che desidero apportare alla nuova serie di documentari che andrò a produrre. Quali sono le contraddizioni insite nel welfare state? Perché è insostenibile? Che male fa alla società? Voglio attaccare lo stato sociale. La seconda caratteristica distintiva che desidero dare alla mia serie è la seguente: piuttosto che far ruotare attorno ad una singola figura che funge da presentatore, inviteremo esperti rinomati su ciascuno degli argomenti. La terza caratteristica è che la serie non sarà meramente critica o distruttiva. Vogliamo dargli un focus costruttivo.

Mi prefiguro quattro episodi. Logicamente sarebbero tre episodi incentrati su ognuna delle componenti essenziali del welfare state: pensioni, istruzione ed assistenza sanitaria. A questi tre episodi ne aggiungerei un quarto dedicato ad un argomento di grande attualità: il cambiamento climatico. L'episodio sulle pensioni è già completo e oggi, 29 novembre 2021, verrà proiettato pubblicamente per la prima volta. Attualmente stiamo lavorando al secondo episodio, che tratterà del cambiamento climatico e ci affideremo a degli scienziati: il cambiamento climatico è realtà, ma una parte significativa di esso deriva da cause naturali. E sebbene gli esseri umani abbiano indubbiamente un'influenza, è molto più modesta di quanto alcuni vorrebbero farci credere. È in atto una manipolazione diffusa ed eccessivamente costosa, ed è ciò che vogliamo esporre nella docuserie. La nostra società ha raggiunto un vicolo cieco, proprio come ha fatto con le pensioni. Naturalmente la soluzione principale è il mercato. Se qualcosa caratterizza il mercato ed il sistema capitalista, è la loro grande flessibilità nell'adattarsi al cambiamento, ed il futuro sarà nostro se permettiamo all'economia di mercato di adattarsi piuttosto che aspettarci che lo stato intervenga, come sempre, attraverso la coercizione, la violenza, la Gazzetta Ufficiale, le tasse, i sussidi, ecc. Questo è il nostro progetto e l'obiettivo è fare un documentario ogni anno. Se tutto va bene, se Dio vuole, alla fine del 2022 lo presenteremo sul cambiamento climatico. E nel 2023 il piano è di concentrarsi sull'istruzione: il danno che lo stato arreca all'istruzione e spiegare perché tutte le diverse amministrazioni si battono per ottenerne il controllo. Il motivo è ovvio: imporre i propri slogan alla società e fare il lavaggio del cervello ai cittadini. L'unica via d'uscita è restituire la responsabilità dell'istruzione alla società civile, ai genitori e alle famiglie.

Ho deciso di lasciare per ultimo il documentario dedicato alla sanità, per una ragione ovvia: desidero far passare più tempo possibile dopo l'attuale crisi sanitaria, poiché inevitabilmente distorcerebbe qualsiasi analisi in questo ambito. Tuttavia possiamo facilmente discernere il contenuto. Dobbiamo ricordare che due milioni e mezzo di spagnoli hanno la possibilità di scegliere tra assistenza sanitaria pubblica e privata. Parlo di dipendenti pubblici (di cui io sono uno) e ogni anno oltre l'80% sceglie l'assistenza sanitaria privata. Perché non estendere questa libera scelta a tutti i cittadini spagnoli? Questo è tutto ciò che dirò per ora sulla questione principale che sarà trattata in dettaglio nell'episodio finale della serie.

Infine parlerò un po' del documentario che presentiamo oggi, dedicato alla crisi del sistema pensionistico. Questo argomento mi è molto caro. Nel 1983 sono stato insignito del Premio Re Juan Carlos per l'Economia da Sua Maestà il Re proprio per il mio lavoro sulla crisi della previdenza sociale ed il ruolo dei piani pensionistici privati ​​nella sua riforma. Fu allora che entrai in contatto per la prima volta con José Antonio Herce e, a dire il vero, gli eventi si sono svolti esattamente come nel nostro copione; tutto è successo proprio come avevamo previsto quarant'anni fa. L'ho spiegato anno dopo anno nella mia classe all'università. Inoltre, nel settembre del 2018, sono stato invitato alla Summer University ad El Escorial, presso l'Universidad Reina Cristina, per fare una lezione che riassumesse la crisi della previdenza sociale ed il ruolo dei piani pensionistici nella sua riforma; nel documentario di oggi troverete un riassunto aggiornato di tutte le mie idee. Si intitola “Ni justicia, ni social: La crisis del sistema de pensiones” ed è disponibile su YouTube, dove è stato visto fino ad oggi da oltre 66.000 persone. Abbiamo fatto una trascrizione letterale delle mie parole in questa conferenza e, in forma embrionale, è diventata la sceneggiatura del documentario sulle pensioni che presenteremo oggi. Juan José Mercado ha usato questa trascrizione come base per l'interessante sceneggiatura finale che ha preparato oggi.

Sebbene io sia disposto a finanziare individualmente il costo di ciascuno di questi documentari, cerco sempre di vedere se ci sono persone o istituzioni interessate a partecipare al progetto, e devo ringraziare Francisco García Paramés (il cosiddetto Warren Buffett spagnolo) per aver deciso di coprire, attraverso il suo istituto Value School, il 50% del costo del documentario sulle pensioni. Inoltre produrremo una versione in inglese, in modo che possa essere visualizzata in tutto il mondo. Ancora una volta, ringrazio Value School per la loro partecipazione e per aver collaborato organizzando eventi per aumentare l'impatto del documentario e li incoraggio a partecipare anche ai prossimi progetti.

Ora sta a voi: in primo luogo, decidere se siamo riusciti ad offrire nel documentario una spiegazione alla crisi del sistema pensionistico; secondo (e questo è uno dei tratti distintivi del documentario rispetto a Free to Choose), valutare le diverse osservazioni degli esperti prescelti; e terzo, valutare la nostra proposta per sfuggire ad una situazione difficile, dando a tutti la libertà di scegliere se rimanere o lasciare il sistema pensionistico pubblico. Detto questo, è chiaro che, per sostenere gli attuali pensionati, il sistema dovrebbe continuare a versare una quota molto ampia del denaro che ora riceve in contributi. Se permettiamo agli spagnoli di scegliere liberamente di lasciare il sistema pubblico, non sappiamo se la maggioranza se ne andrà, com'è avvenuto invece nei Paesi che hanno adottato questa soluzione in passato. Se ciò dovesse accadere, il passaggio potrebbe avvenire in una generazione – cioè circa venticinque anni – fino a quando gli attuali pensionati non avranno vissuto la loro vita. È anche possibile che, in questo momento, l'idea non abbia tanto successo, e se solo alcune persone – le più giovani – decidessero di lasciare il sistema pubblico, il passaggio richiederebbe due generazioni. In ogni caso, permettiamo ai cittadini di prendere liberamente posizione e di indicare fino a che punto sono disposti a fare lo sforzo che, senza dubbio, è il nostro biglietto per uscire da questo pasticcio. Quando questa opzione è stata offerta nel Regno Unito, in Cile ed in altri Paesi, la maggior parte delle persone ha scelto di stipulare un contratto: oltre il 90% è fuggito dal sistema, sebbene fosse autorizzato a prelevare solo il 10% dei contributi che avevano versato nel sistema pubblico (pari al 37% dei salari tra lavoratori ed aziende). Il 27% ha continuato ad usare il sistema pubblico per pagare le pensioni degli attuali pensionati. Ovviamente con l'avanzare della transizione, il 10% non è un risparmio sufficiente ed è necessario aumentare gradualmente l'importo risparmiato. Così, ad esempio, è inutile dire che il sistema è stato un fallimento in Cile perché le pensioni sono molto basse. In Cile è stato commesso un gravissimo errore: quando Allende era al potere, i cileni contribuivano con il 40% del loro salario alle pensioni, ma anche una volta completata la transizione al sistema basato sulla capitalizzazione, continuavano a pagare solo il 10% e le pensioni basate su quell'ammontare di risparmio erano ovviamente piccole. Perlomeno avrebbero dovuto aumentare gradualmente al 20 o 30% del salario i risparmi destinati alla capitalizzazione, nel qual caso le pensioni in Cile sarebbero due, tre o quattro volte quelle attuali e nessuno avrebbe potuto sostenere che il sistema fosse “fallito”. Hanno risparmiato troppo poco e poi piangono lacrime di coccodrillo. Il messaggio che vogliamo mandare con questi documentari è molto importante e abbiamo un'enorme responsabilità nel portare a termine questo compito di sensibilizzazione ed istruzione di tutti i cittadini.

Devo concludere con una precisazione. Come produttore del documentario, non ho resistito alla tentazione di tracciare un collegamento tra due temi apparentemente estranei – la crisi delle pensioni e la crisi finanziaria – perché uno dei miei ambiti di ricerca accademica preferiti è quello del sistema finanziario. Forse il mio libro più noto è Money, Bank Credit, and Economic Cycles, tradotto e pubblicato in ventuno Paesi diversi. In questo libro spiego come il sistema capitalista sia incompatibile con il sistema finanziario come lo conosciamo oggi; in altre parole, con un sistema bancario che opera con un rapporto di riserva frazionaria e che, quindi, è in grado di creare denaro dal nulla e prestarlo, distorcendo il sistema di allocazione delle risorse e provocando cicli ricorrenti di boom, bust, crisi finanziaria e recessione economica. L'unica via d'uscita è tornare ai principi generali dei diritti di proprietà che un sistema capitalista sano richiede per funzionare e, nella sfera del denaro, questi principi richiedono che le banche mantengano un coefficiente di riserva del 100% rispetto ai depositi a vista ed ai loro equivalenti. Potrebbe essere molto da digerire tutto in una volta, ma è perfettamente spiegato nel Capitolo 9 del sopraccitato libro. Per inciso, un disegno di legge è stato presentato al parlamento britannico che proponeva di ripristinare il Peel's Act e richiedere alle banche private di conservare una riserva del 100% ed il mio lavoro è stato espressamente citato come ispiratore di tale riforma.

Uno dei sottoprodotti interessanti di questa proposta – oltre ad evitare bolle, crisi e recessioni ricorrenti e reintrodurre stabilità nel sistema finanziario – è che verrebbero liberati gran parte degli attivi che attualmente figurano nei bilanci delle banche come garanzia per i loro depositi a vista. Propongo che quegli asset vengano utilizzati per finanziare il passaggio da un sistema a ripartizione ad uno basato sulla capitalizzazione, risolvendo così la crisi pensionistica. Alla fine del documentario vedremo come collego due sfere apparentemente non correlate – crisi finanziaria e sistema pensionistico – e che, se si attuasse la riforma finanziaria di cui l'economia di mercato ha bisogno, avremmo la possibilità di compiere, tutto in una volta e gratuitamente, il passaggio da un sistema pensionistico a ripartizione ad uno basato sulla capitalizzazione.

Infine vorrei concludere osservando che tutto questo sforzo è solo l'ennesimo capitolo della lotta senza fine degli esseri umani per difendere la propria libertà contro l'oppressione, la coercizione e la servitù dello stato. Non dobbiamo mai vacillare, ma dobbiamo riprendere la nostra lotta ogni giorno, generazione dopo generazione, ancora e ancora, con rinnovato ottimismo ed entusiasmo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/



venerdì 18 marzo 2022

Grande Reset & Grande Default

 

 

di Francesco Simoncelli

Per mezzo secolo la cosa più esportata dagli americani è stata il dollaro, tanto che ora ci sono più dollari fisici al di fuori degli Stati Uniti che al loro interno. All'estero le persone usano i dollari come alternativa ai propri soldi, soprattutto in quelle giurisdizioni in cui la sconsideratezza dei pianificatori monetari centrali non ha avuto freni. Gli americani sono felici di ricevere dollari quando si tratta di welfare state e gli stranieri sono felici di averli in ogni modo possibile, ma presto entrambi si renderanno conto che i pianificatori centrali statunitensi si sono comportati come quelle stesse persone che gestiscono Paesi come l'Argentina: soffocano l'economia con leggi e regolamenti, poi cercano di finanziarla con i soldi della stampante monetaria. Il denaro è "buono" solo se può essere utilizzato per arrivare a beni e servizi offerti da altri, ma quando il tasso d'inflazione sale, le persone si affrettano ad arrivare prima a qualsiasi bene e servizio ed anticipare un ulteriore calo della valuta.

I poveri comprano cibo, attrezzi, articoli per la casa e televisori; i ceti medi comprano case ed automobili; i ricchi acquistano terreni, proprietà commerciali, arte, oggetti da collezione e gioielli. Ricchi o poveri, l'obiettivo è lo stesso: non restare con un pugno di mosche in mano e col denaro fiat questo è altamente probabile. Tradizionalmente l'oro è la migliore difesa, è stato un denaro per almeno 3.000 anni. Ad esempio, alcuni anni fa è stato scoperto un deposito di monete d'oro sepolto in Inghilterra e risalente al IV secolo. Nel periodo tra la sua sepoltura e la sua scoperta l'Inghilterra ha attraversato guerre civili, guerre di religione, invasioni vichinghe, la conquista normanna, pestilenze (in cui morì un terzo della popolazione), bancarotte, bombardamenti, guerre esterne e il declino dell'impero. Ma non solo le monete sono ancora preziose: sono più preziose adesso piuttosto che allora.

Inutile dire, quindi, che l'oro continuerà ad esercitare la sua funzione, soprattutto nella prima fase della prossima recessione. Le persone si preoccuperanno sempre più per l'inflazione dei prezzi, le valute fiat in generale, l'economia e la stabilità dei rispettivi Paesi. Compreranno, quindi, oro come protezione, anche se non sono sicuri da cosa si stanno proteggendo; senza contare che anche le banche centrali hanno inaugurato una corsa all'oro negli ultimi dieci anni, in particolar modo Russia e Cina.

Ciò che ha reso il denaro un'innovazione così importante è che è neutrale. Né giudice né giuria: un dollaro è un dollaro, un'oncia d'oro è solo un'oncia d'oro. Il commercio prospera perché non c'è bisogno di sapere tutto ciò che c'è da sapere sulla controparte: comprate un tappeto dall'Iran e non dovete parlare persiano, non dovete conoscere la famiglia che l'ha fatto, non dovete sapere come trattano le loro pecore, le loro donne o i loro figli. Fino a qualche tempo fa non dovevate preoccuparvi di nessuna di queste cose: dovevate solo sapere che l'oro era reale, o che la valuta non fosse contraffatta. Oggi, però, vi trovate a scambiare i vostri soldi con "roba" che viene fornita con condizioni allegate: "Dove avete preso i soldi", potrebbe chiedere la vostra banca. "È stato riciclato?" "Avete commerciato con i russi?"

Il denaro è stato reso "un'arma".

Ma quando il denaro si incammina verso la pattumiera della storia, tutto il resto lo segue a ruota. Con l'inflazione dei prezzi al consumo già al 7,5% e l'aumento dei prezzi delle materie prime a doppia cifra, gli Stati Uniti si stanno già muovendo in un campo minato. Non solo bisogna chiedersi quanto varranno i propri soldi in futuro, ma anche se si avrà il permesso di spenderli. In un sistema onesto, con denaro onesto, un uomo onesto giudica il suo valore rispetto al resto della società in base (ma non del tutto) a quanti soldi ha: li guadagna fornendo beni e servizi ad altri e più dà, più guadagna. E la misura del suo contributo netto alla società è quanto non spende di quello che guadagna (ovvero, i suoi risparmi). Alla morte i conti vengono saldati e vediamo se ha dato un contributo positivo alla società oppure no.

Naturalmente gli esseri umani solo occasionalmente sono onesti: imbrogliamo regolarmente, spesso, e in base a quanto possano farla franca; e alla fine è questo che rende il mondo del denaro così interessante. L'evento più interessante nel mondo del denaro si è verificato di recente, quando gli Stati Uniti ed i suoi partner "occidentali e liberali" hanno minato le proprie valute imponendo condizioni su come utilizzarlo. Le hanno rese "un'arma" e l'hanno rivolta anche contro quei russi onesti. Un uomo avrebbe potuto guadagnare una fortuna fornendo petrolio per riscaldare le case nell'Europa occidentale, ma ora potrebbe essere tagliato fuori dai suoi soldi. Ka-boom! Ora è finanziariamente morto.

Non solo, poi c'è anche l'assassinio silenzioso dei risparmi (a vantaggio di coloro più vicini alla stampante monetaria) e questa è un'arma da sempre rivolta contro la popolazione autoctona di un Paese. Il fattore chiave non è tanto la quantità di denaro, ma dove va a finire e cosa ne fanno le persone. Ad esempio, l'offerta di denaro e credito salì artificialmente negli anni '20, ma l'inflazione dei prezzi al consumo rimase trascurabile. Come Murray Rothbard ha spiegato in America's Great Depression, gran parte del denaro e del credito finirono in azioni ed immobili della Florida, gonfiando bolle che alla fine scoppiarono e furono seguite da un crollo dei prezzi. Un caso più recente: dal 1995 al 2005 l'offerta di denaro negli USA è triplicata, ma gli aumenti (ufficiali) dei prezzi al consumo sono stati relativamente modesti. Tuttavia le politiche della FED hanno alimentato una bolla immobiliare che è esplosa nel 2008. Anche la raffica di QE dal 2009 al 2020 non ha portato a grandi salti (ufficiali) nei prezzi al consumo: gran parte del denaro e del credito di nuova creazione, che normalmente sarebbero stati prestati ad imprese ed individui, sono rimasti inattivi nei bilanci delle istituzioni finanziarie (riserve in eccesso), un cuscinetto contro il rischio sistemico; il resto è stato utilizzato per onorare gli ingenti debiti accumulati da enti pubblici e privati.

Nell'ultimo anno, però, i prezzi al consumo sono esplosi. Le due cause principali sono state le politiche della FED e del Congresso. La FED ha accelerato il ritmo di crescita della base monetaria e ciò, a sua volta, ha facilitato le politiche di spesa di Washington. Allo stesso tempo, i lockdown hanno notevolmente ridotto il settore dei servizi. Non sorprende che, a seguito di una massiccia infusione di denaro, la domanda dei consumatori sia esplosa al rialzo facendo salire i prezzi. Ma, attenzione, diversamente da quanto si pensa comunemente una depressione può essere anche inflazionistica (come spiegato nel mio ultimo pezzo). E di conseguenza non sorprende anche che l'oro stia salendo di prezzo. Quindi, prima o poi, dovremmo aspettarci un aumento ufficiale dei prezzi al consumo forse del 15% all'anno... forse del 50%.

Poi, le cose diventeranno molto più difficili.

E l'oro non è una panacea. Gli stati, disperati, definiranno le persone che cercano di sfuggire alla crisi monetaria "parassiti", "profittatori" o "nemici di classe". L'oro può essere bandito, tassato, o addirittura confiscato. Nel 1933, con l'ordine esecutivo 6102, Roosevelt rese illegale la proprietà privata dell'oro, soggetta ad una multa di $10.000 (che all'epoca era un sacco di soldi) e 10 anni di carcere. I contratti che prevedevano il pagamento in oro furono annullati e questo divieto venne applicato per i successivi 40 anni. Prendete ad esempio l'Argentina: a settembre del 2020 ha imposto una tassa del 35% sul cambio pesos/dollari. E non dimentichiamoci che era in aggiunta ad una tassa del 30% già in vigore, oltre ad un tetto di $200 al mese nei cambi. Non sarebbe difficile immaginare tasse simili che limitino l'uso dell'oro...

A lungo termine, i terreni agricoli possono essere una forma di ricchezza più sicura dell'oro. È meno probabile che venga confiscato, ciononostante possono essere tassati pesantemente e sono molto illiquidi. Stessa cosa si può dire degli immobili e, come dimostrato ad esempio dall'Italia, basta semplicemente "riformare" le rendite catastali (senza "aumentare" le tasse) per ritrovarsi dal nulla una patrimoniale sulle spalle. È possibile, quindi che una volta passata la crisi i proprietari terrieri avranno ancora la loro terra e probabilmente non moriranno di fame, ma nel frattempo potrebbero non avere affatto "soldi".

Oggi le persone hanno un'altra alternativa: Bitcoin.

Ma, attenzione, anche l'apparato statale e di pianificazione monetaria centrale stanno cercando il modo di sopravvivere alle proprie inefficienze che inevitabilmente lo stanno portando, e sempre lo porteranno, verso la bancarotta. La discriminante è quanto tempo riusciranno a comprare prima che accade e schivare l'ennesimo proiettile d'argento. È per questo motivo che è stato coniato il termine "Grande Reset", ovvero, sgonfiare la mole gigantesca di errori economici finora accumulati attraverso un duplice mandato: riciclare la vecchia narrativa della pianificazione centrale in una versione rinnovata del vecchio sistema e non agitare troppo le acque nel processo. In questo contesto, il denaro digitale potrebbe rivelarsi il perno attraverso il quale far ruotare tutta la nuova narrativa, insieme alla cosiddetta identità digitale. In parole povere, una nuova narrativa per riciclare la vecchia (es. valute digitali delle banche centrali) e un maggiore controllo sull'economia affinché le acque non si agitino troppo (es. identità digitale). Non è un caso, infatti, che la scorsa settimana abbia segnato l'ennesima apertura verso le valute digitali da parte del governo USA; e non è nemmeno un caso che, sempre la scorsa settimana, in Italia si sia nuovamente parlato di una piattaforma per trasferire a livello digitale le informazioni sensibili e non delle persone.

Non è un segreto che gli attuali livelli di crescita del debito e stampa di denaro stiano creando problemi. Entro il 2030 lo zio Sam si ritroverà molto probabilmente un debito pubblico da $40.000 miliardi, senza contare gli obblighi non finanziati per quanto riguarda previdenza sociale, medicare, ecc. Tal debito è sostenibile solo finché il dollaro ha un margine sufficiente di credibilità; nel momento in cui dovesse affondare, l'intera nave affonderebbe con esso. I pianificatori monetari centrali lo sanno bene e di conseguenza stanno già facendo progetti. No, non stanno pianificando di raddrizzare la nave bilanciando il budget, tagliando il deficit, o riducendo il bilancio della Federal Reserve. Sanno che è politicamente e finanziariamente impossibile. Più realisticamente, stanno progettando di abbandonare la nave: chi beneficerebbe di più da un crollo del dollaro cartaceo? Il più grande debitore del mondo, ovviamente: il governo degli Stati Uniti. Pensateci, con un'inflazione del 50% metà del debito scomparirebbe in un solo anno; in tre anni sarebbe quasi del tutto estinto. E poi potrebbero introdurre un nuovo dollaro, digitale stavolta, e tornare a far girare di nuovo la giostra.

Un piano presumibilmente ben congegnato, come sulla carta lo sono tutti quelli del passato stilati dai pianificatori centrali con smanie di grandezza. Il problema sono i dettagli, o per meglio dire, quelle conseguenze non intenzionali che alimentano sotto la superficie nuovi errori economici e poi esplodono senza che i pianificatori possano avere il tempo di rispondere. Un esempio di ciò è rappresentato dalla volontà di implementare tetti ai prezzi, oppure la volontà di emettere bond europei legati all'energia. Nel nostro contesto la mina vagante è incarnata dall'energia, questo perché chiunque pensi che il mondo funzioni coi dollari è un ingenuo. Il mondo funziona ad energia e questa lezione è stata sbattuta in faccia a tutti gli scettici sin dal 2009 da Bitcoin: energia tokenizzata.

Altrimenti il recente programma di sanzioni non avrebbe risparmiato una cosa: le esportazioni di energia russe. È stato tutto molto nobile da parte di europei e americani esprimere la loro indignazione per l'invasione di Putin, ma non avevano intenzione di tremare nell'oscurità per esprimere il loro punto. L'Europa punta sul gas russo e se quegli oleodotti venissero chiusi, il prezzo del petrolio in tutto il mondo schizzerebbe alle stelle ed i problemi non si limiterebbero solo all'inflazione dei prezzi, ma si aprirebbero le porte ad "un'agitazione delle acque" decisamente tremenda.

Ma alla luce dei recenti avvenimenti, la domanda è: c'è in ballo solo un Grande Reset? No, ad oggi ci sono due forze che si stanno scontrando: Grande Reset & Grande Default. Detto in altro modo demolizione controllata & demolizione "incontrollata". La cosa certa è che il sistema monetario fiat ha raggiunto la sua data di scadenza, e tale vulnerabilità è soprattutto evidente nell'euro. Il comando/controllo è un'emanazione della prima affinché i pianificatori centrali attuali possano riciclarsi in un nuovo sistema analogo al precedente. Decentralizzazione e libero mercato, invece, guidano la seconda e questo significherebbe tabula rasa dell'attuale classe dirigente. Prestate molta attenzione ad una cosa: mentre il Grande Reset porta l'etichetta di Schwab & Co., il Grande Default non ha nessun campione. È una forza multipolare che trae energia da tutta una serie di circostanze le quali confluiscono tutte in quella "forza di mercato" che fa saltare ogni volta i piani da parte di pianificatori top-down. È la stessa "forza di mercato" che ha portato al collasso l'Unione Sovietica, ad esempio, oppure che ha portato alla correzione massiva le economie del Venezuela e dello Zimbabwe dopo l'abbuffata di denaro fiat stampato allegramente con la stampante monetaria. Questo tipo di "forza" fa leva sulle conseguenze inaspettate, incalcolabili, le quali vengono alimentate da più direzioni per poi esplodere grazie ad un evento catalizzante. Ovviamente, non è quest'ultimo a generare un cambiamento bensì l'accumulo precedente di energia diretta verso suddetto cambiamento.

Un evento catalizzante di tal portata potrebbe essere l'inaugurazione di un gold-exchange standard da parte della Russia. Sarebbe semplicemente questo annuncio a far collassare l'Occidente in netta difficoltà economica? Ovviamente no, l'aver gozzovigliato negli ultimi 50 anni con denaro e credito fiat è il vero responsabile. Anzi, basterebbe un riprezzamento delle materie prime, come sta accadendo adesso, per mettere la parola fine alle manipolazioni di prezzo cui abbiamo assistito nel corso del tempo. Soprattutto su quelle dell'oro, sfatando il mito di un metallo giallo prezzato a $2000 l'oncia. Come detto in precedenza, il mondo funziona ad energia ed in questo momento la Russia può rappresentare Toto che smaschera il "potente" Oz. Infatti la Russia detiene i diritti di estrazione sul più grande bacino di risorse energetiche e commodity del mondo, oltre alla sua sfera di influenza su altre nazioni (es. Kazakistan) ricche in altre risorse. Con cosa risponderebbe l'Occidente? Col reddito universale di base ed obbligazioni legate all'energia? Con la soppressione del prezzo dell'oro sul mercato dei futures nel momento in cui la domanda reale si intensifica per una consegna fisica?

Pensateci. Al momento della stesura di questo articolo il rapporto oro-petrolio è di 20 barili, mentre per il rublo cartaceo in affanno è ancora più basso. Nel momento in cui l'illusione di un metallo giallo prezzato ai livelli attuali dovesse svanire, quel rapporto penderebbe pesantemente a favore dell'oro e suddetta cifra sarebbe come minimo il triplo. In un mondo disperato per accedere all'energia, il fine, non pensate che la scelta del mezzo, l'oro, sarebbe dettata dalla necessità di acquisire quanta più di suddetta energia? La percezione della realtà, per quanto parcellizzata, deve scontrarsi con quella generale che emerge spontaneamente dalla interazione di tutte quelle parcellizzate e che quindi modella il mondo. L'Occidente sta vivendo nella sua bolla costruita sulle argillose basi del denaro fiat e del socialismo incalzante; ma infine tutte le bolle scoppiano.

Da qui si capisce meglio il primo grafico che avete visto in questo articolo: il gigantesco accumulo di oro fisico nella sua banca centrale. E anche l'accondiscendenza della Russia sulle note della favoletta "green": se non vendete il petrolio a prezzi stracciati, allora assisterete ad una imprescindibile accelerazione dell'economia "green" che renderà obsoleti i motori a combustione attuali. Inutile sottolineare che fossero solo fantasie e bluff. Però la Russia ha giocato a questo gioco, a questo punto viene da dire fino a quanto le è convenuto davvero perché, a livello scientifico e pratico, la Terra non ha un problema di scarsità di energia bensì un problema di densità dell'energia. Sole, vento ed il resto della compagnia sono ottime fonti di energia, ma sono "depotenziate", ovvero poco dense. Altrimenti perché le piante crescerebbero così lentamente? Mentre invece i combustibili fossili sono decisamente di gran lunga più densi e, sostanzialmente, la crescita della società è andata di pari passo con una transizione verso fonti di energia più dense: legname, carbone, combustibili fossili. Ad oggi, la fonte di energia più densa e "green" è il nucleare (al torio però, non all'uranio poiché quest'ultimo fornisce solo la foglia di fico di sviluppare le armi nucleari).

E questo punto ci riporta al cuore di questa storia: non esiste modo di schivare lo scoppio della "Everything Bubble" e le conseguenze della gigantesca stampa di denaro degli ultimi 13 anni per sostenerla. O viene fatta scoppiare attraverso un'inflazione massiva, o viene sgonfiata attraverso una deflazione massiva con default a catena. L'Ucraina rappresenta una minaccia esistenziale per tutti: se i neocon perdono, perderanno influenza all'interno della politica estera in Occidente perché non saranno riusciti a penetrare nella Fortezza russa; se la cricca di Davos perde, i loro grandi piani per il dominio globale verranno ridotti, nella migliore delle ipotesi, all'Unione Europea; se la Russia perde, allora verrà prolungata la schiavitù basata sul cartello del sistema bancario centrale occidentale, perché quest'ultimo potrà controllare il flusso delle risorse naturali russe in modo tale da prolungare la vita al sistema monetario fiat.

La mossa della NATO, finora, è stata quella di non farsi coinvolgere in una battaglia aperta contro la Russia perché crede di poter trasformare il territorio ucraino in una nuova Afghanistan per gli avversari. Questa è ora diventata la politica ufficiale degli Stati Uniti, ad esempio: creare un governo ucraino in esilio in Polonia mentre invia denaro per sostenere guerriglieri, come quelli di al-Qaeda, affinchè si scontrino coi russi. Se vi suona familiare questa strategia, è perché è stata già adottata in Siria usando la Turchia come base. Il pantano militare, però, serve a far riorganizzare la cricca di Davos e successivamente scatenare la vera guerra contro la Russia: quella finanziaria. Questa gente, infatti, ritiene che l'indebolimento finanziario della Russia attraverso le sanzioni possa riuscire a farla capitolare economicamente; ma tale linea di ragionamento tiene se si guarda al quadro da un punto di vista nominale, ovvero, attraverso gli occhiali del denaro fiat (dollari., euro, ecc.). Questo è il motivo per cui Putin dovrà fare una mossa finanziaria nelle prossime settimane, nonostante ne abbia già fatte due: rimozione dell'IVA sull'acquisto di oro per i cittadini russi e pagamenti in rubli agli obbligazionisti per evitare il default sul debito russo detenuto dagli stranieri.

Ma queste sono mosse minori. La vera mossa è quella di prezzare in oro il petrolio.

Tutto quello che dovrebbe fare Putin è far scattare una corsa all'oro a livello mondiale sventolando il feticcio del petrolio. Ovvero, minare alle fondamenta il potere del petrodollaro: opportunità di arbitraggio su petrolio/oro e successivo crollo delle valutazioni di tutti gli asset in oro sintetico. O il prezzo di tutto crolla per mantenere in piedi l'illusione di un'oncia d'oro a $2000, o il prezzo dell'oro aumenta per soddisfare la domanda reale. La cricca di Davos, quindi, deve distruggere Putin e la Russia prima che questi ultimi distruggano i primi. Stanno combattendo in due arene, militare e finanziaria, e Putin, nonostante i media generalisti dicano il contrario, ha molti amici in tutta l'Asia che rappresentano più della metà della popolazione mondiale.

In blu le nazioni che hanno imposto sanzioni alla Russia


CONCLUSIONE

Il Grande Reset è/era un tentativo della cricca di Davos di operare una demolizione controllata dello status quo economico/finanziario occidentale, il più grande schema di Ponzi mai ideato, e sulle linee di un comando/controllo pervasivo traslarlo in uno nuovo. In tale contesto diviene vitale tenere viva, a qualunque costo, la fiamma della "fiducia", il vero mezzo di scambio in un'economia fiat (1, 2, 3). E quale modo migliore se non tenere occupate la maggior parte delle persone attraverso narrative a senso unico? In Europa è stato (relativamente) facile: se si controllano i governi, risulta più semplice controllare il resto della popolazione. Negli USA, invece, è più complicato data la sua natura decentralizzata a livello di istituzioni di governo. Pensate, ad esempio, a come tutte le decisioni di Biden in materia economica/militare/politica/culturale abbiano rappresentato dei colpi auto-inflitti alla credibilità degli USA ed a come diversi governatori (es. Texas, Florida, Sud Dakota, ecc.) abbiano reagito andando controcorrente. Tale ostruzionismo ha fatto ritirare la cricca di Davos in Europa e in alcune altre parti del commonwealth anglosassone (es. Australia, Nuova Zelanda, Canada) per riprendersi.

Nel frattempo, però, stavano già emergendo le conseguenze per le folli e scellerate politiche monetarie degli ultimi due anni, messe in campo per cercare di controllare ulteriormente la fase di transizione del Reset. Nel 2019, con la crisi dei pronti contro termine, era chiaro a tutti che l'attuale sistema monetario aveva raggiunto la sua data di scadenza, quindi la demolizione controllata è diventata un'opzione tutt'altro che remota. Come ben sappiamo, però, i piani presumibilmente ben congegnati da parte dei pianificatori centrali non vanno mai a buon fine. Infatti l'inflazione dei prezzi emersa sulla scia delle politiche monetarie da repubblica delle banane delle principali banche centrali occidentali, ha messo pressione al rialzo sulle commodity. Tale pressione significa che maggiori capitali finiscono in tale settore e meno in altri (es. azioni, obbligazioni, ecc.), ponendo pressione al ribasso sugli asset finanziari. Non solo, ma la conseguenza non intenzionale peggiore di questo processo è quella emersa, ad esempio, la scorsa settimana nel mercato del nickel ed a come sia stato stoppato il mercato dei futures la settimana scorsa sull'LME. Ricordare a tutti come il mercato sintetico sia solo un'illusione di stabilità significa ricordare anche che vivono nel più grande schema di Ponzi della storia, composto da promesse scoperte e fiducia mal riposta. E chi meglio della Russia in quanto a ricchezza di commodity?

Putin ha colto la palla al balzo nel momento di debolezza della cricca di Davos e adesso è lui a dettare i tempi della geopolitica. L'arma "nucleare" che ha contro la cricca di Davos è l'ancoraggio del mercato del petrolio all'oro ed ecco perché è decisamente probabile che una nuova Bretton Woods sia alle porte. Il Grande Reset, da strategia di comando/controllo per riciclare le vecchie narrative in nuove e far restare gli stessi criminali al comando, sta lasciando spazio al Grande Default, il quale non conta su araldi o campioni dello stesso ma solo sui processi di mercato e sull'inviolabilità delle leggi economiche.

Se l'Occidente vuole sopravvivere e preservare la propria leadership a livello mondiale, allora deve adottare Bitcoin. L'unica risposta superiore a quella di un nuovo gold standard sarebbe quella di un Bitcoin standard. Questo ovviamente significherebbe accettare il dolore economico accumulato negli anni precedenti e ripartire da un sistema più onesto e trasparente, uno che permetterebbe ai mercati di ricostruire una fiducia solida basata sull'auto-evidenza del codice informatico e della matematica. Il denaro non sarebbe più un'arma, ma tornerebbe ad essere un mezzo di scambio. Questa scelta, inoltre, data la sua natura decentralizzante porrebbe fine a tutte le ostilità, poiché uno stato limitato sarebbe una conseguenza praticamente automatica. Su questo punto, dobbiamo guardare ancora una volta agli Stati Uniti: Arizona e Tennesse, per il momento. Infatti, così come hanno ricacciato indietro la cricca di Davos sulla storia delle restrizioni, dovrebbero terminare il lavoro minando la cosa che ancora la tiene in piedi: i mercati dei capitali sorretti dall'Effetto Cantillon del denaro fiat.