mercoledì 24 marzo 2021

Ludwig von Mises & il presidente Xi sulla pianificazione centrale

 

 

di Gary North

Il successo visibile dell'economia cinese sin dal 1979 ha portato ad una conclusione imprecisa: la pianificazione centrale è più efficiente della pianificazione individuale in un ordine sociale di proprietà privata.

Il presidente Xi è convinto che la pianificazione centrale sia più efficiente del capitalismo occidentale, ma la pianificazione centrale che presiede non è la pianificazione centrale che prevaleva sotto Mao. È una forma molto diversa di pianificazione centrale: è keynesismo.

La Cina ha le sue cheerleader in Occidente, questo perché anch'esse amano il keynesismo. Una di loro è Pepe Escobar.

Scriveva per questi periodici di sinistra: Salon, Huffington Post e The Nation. Ora scrive principalmente per Asia Times. Ecco alcuni dei suoi articoli per Salon nel 2015.

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Ho analizzato il progetto Belt and Road ed è un enorme baratro di pubbliche relazioni mirato a sprecare risorse e denaro. È mercantilismo keynesiano impazzito. Leggete i miei articoli:

https://www.garynorth.com/public/19473.cfm

https://www.francescosimoncelli.com/2020/11/la-nuova-via-della-seta-cinese-e-solo.html

Ecco l'ultimo esercizio di cheerleading economico da parte di Escobar.

Sulla base di una frenetica attività sui social media, la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti della leadership di Pechino rimane solida, considerando anche tutta una serie di fattori. La Cina ha vinto la "guerra sanitaria" contro il Covid-19 a tempo di record; la crescita economica è tornata; la povertà assoluta è stata sradicata; la civiltà-stato è saldamente stabilita come una "società moderatamente prospera" 100 anni dopo la fondazione del Partito Comunista.

Dall'inizio del millennio, il PIL cinese è cresciuto non meno di 11 volte. Negli ultimi 10 anni il PIL è più che raddoppiato, da $6.000 miliardi a $15.000 miliardi. Non meno di 99 milioni di persone rurali, 832 contee e 128.000 villaggi rurali furono gli ultimi ad essere liberati dalla povertà assoluta.

Questa complessa economia ibrida è ora persino impegnata a soppiantare le aziende occidentali. Sanzioni? Non siate stupidi; venite qui e divertitevi a fare affari in un mercato di almeno 700 milioni di consumatori.

Come ho sottolineato lo scorso anno, il processo sistemico in gioco è come un sofisticato mix di marxismo internazionalista e confucianesimo (che privilegia l'armonia e aborrisce il conflitto): la struttura per "comunità con un futuro condiviso per l'umanità". Un Paese, in realtà una civiltà-stato, concentrato sulla sua rinnovata missione storica come superpotenza emergente. Due sessioni e tanti obiettivi, e tutti raggiungibili.

Sostiene che questo programma irreversibile di crescita economica si basa sulla pianificazione centrale.

La revisione della bozza del 14° piano quinquennale cinese procederà fino al 15 marzo. Ma nella congiuntura attuale, non si estenderà solo fino al 2025 (Made in China 2025 rimane in vigore). La pianificazione va a lungo raggio verso gli obiettivi del progetto Vision 2035 (raggiungimento della "modernizzazione socialista di base") e anche oltre fino al 2049, il 100° anniversario della Repubblica popolare cinese.

Il premier Li Keqiang, consegnando il rapporto di lavoro del governo per il 2021, ha sottolineato che l'obiettivo per la crescita del PIL è "superiore al 6%" (l'FMI aveva previsto in precedenza l'8,1%). Ciò include la creazione di almeno 11 milioni di nuovi posti di lavoro urbani.

Potete leggere il suo articolo qui: https://www.lewrockwell.com/2021/03/no_author/the-shape-of-things-to-come-in-china

È assente qualsiasi discussione sulla confutazione definitiva della pianificazione centrale da parte di Ludwig von Mises.


MISES & PIANIFICAZIONE CENTRALE

Nel 1920 apparve il lungo articolo di Mises, Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. Due anni dopo lo ampliò ulteriormente trasformandolo in un libro, Socialism: An Economic and Sociological Analysis.

Ecco la sua tesi in poche parole: affinché qualsiasi tipo di allocazione economica avvenga su base razionale, devono esserci dei prezzi e questi devono essere fissati dal sistema competitivo noto come ordine sociale di libero mercato. Acquirenti e venditori elaborano scambi reciprocamente vantaggiosi sulla base di offerte competitive; i venditori competono contro altri venditori ed i consumatori competono contro altri consumatori. Da questo gigantesco sistema di aste emergono i prezzi in denaro. Questi prezzi riflettono la domanda e l'offerta.

Se non ci sono prezzi basati su valutazioni accurate della domanda e dell'offerta, i pianificatori centrali non possono sapere cosa dovrebbe essere prodotto, in quali quantità, in quali qualità e in quali posizioni geografiche. L'intero sistema di produzione e distribuzione è un processo integrato che si basa sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, compreso il lavoro. Affinché ci sia pianificazione razionale, deve esserci un mercato in cui produttori e consumatori possano impegnarsi in scambi volontari.

In un puro commonwealth socialista, niente di tutto questo esiste. I pianificatori centrali non hanno accesso ai prezzi poiché sono loro stessi ad impostarli, ma questi prezzi non riflettono le condizioni esistenti di domanda e offerta, comprese soprattutto l'offerta e la domanda di previsioni riguardanti le condizioni future di domanda e offerta. Ciò che manca è l'imprenditorialità. Non esiste un gruppo di investitori e produttori che preveda le condizioni future della domanda e dell'offerta e che quindi allochi le risorse economiche scarse per soddisfare queste condizioni. Non c'è imprenditorialità in un puro commonwealth socialista e non esiste proprietà privata. Gli imprenditori non possono beneficiare delle loro previsioni accurate della domanda e dell'offerta; non esiste un sistema di profitti e perdite.

Ciò significa che i pianificatori socialisti vanno alla cieca. Non possono accedere alla conoscenza necessaria per stanziare milioni e persino miliardi di risorse in termini di ciò che i consumatori sono disposti a pagare. La teoria socialista nega la legittimità di un tale sistema di proprietà privata.

Mises scrisse nel 1920:

Ogni singolo calcolo nei particolari rami di una stessa impresa dipende esclusivamente dal fatto che i prezzi di mercato vengono presi come basi di calcolo per formare i prezzi di tutti i tipi di beni e manodopera impiegata. Dove non c'è libero mercato, non c'è meccanismo di impostazione dei prezzi; senza un meccanismo di determinazione dei prezzi, non vi è alcun calcolo economico.

Un'economia socialista non ha modo di rendere i manager responsabili nei confronti dei consumatori. Questo perché non esiste proprietà privata.

È un fatto assodato che l'amministrazione delle imprese pubbliche manchi di iniziativa. Si ritiene che ciò possa essere risolto da cambiamenti nell'organizzazione. Anche questo è un grave errore. La gestione di un'azienda socialista non può essere interamente affidata ad un singolo individuo, perché deve sempre esserci il sospetto che permetterà che gli errori arrechino gravi danni alla comunità. Ma se le conclusioni importanti dipendono dai voti di commissioni o dal consenso degli uffici governativi competenti, allora vengono imposte limitazioni all'iniziativa dell'individuo. È raro che le commissioni siano propense ad introdurre innovazioni audaci. La mancanza di libera iniziativa negli affari pubblici non si basa su un'assenza di organizzazione, ma è inerente alla natura stessa dell'impresa. Non si può trasferire la libera disposizione dei fattori di produzione ad un dipendente, per quanto alto sia il suo rango, e questo diventa tanto meno possibile quanto più fortemente è materialmente interessato al buon esito delle sue mansioni; poiché l'amministratore senza proprietà può essere ritenuto moralmente responsabile solo per le perdite subite. E così le perdite etiche sono giustapposte alle opportunità di guadagno materiale. Il proprietario di una proprietà, d'altro canto, è lui stesso responsabile, poiché egli stesso deve prima di tutto subire la perdita derivante da un'attività imprudente. È proprio in questo che c'è una differenza caratteristica tra la produzione liberale e quella socialista.


LA RIVOLUZIONE ANTI-COMUNISTA DI DENG

Nel dicembre 1978 il premier Deng Xiaoping annunciò una nuova politica: da quel momento in poi gli agricoltori sarebbero stati autorizzati a vendere i raccolti in eccesso in un mercato libero. Il progetto ebbe inizio nel 1979. Dal momento in cui venne implementato, la Cina iniziò a crescere economicamente. Wikipedia riassume:

Le autorità del Partito Comunista attuarono le riforme del mercato in due fasi. La prima fase, alla fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80, comportò la de-collettivizzazione dell'agricoltura, l'apertura del Paese agli investimenti stranieri e il permesso agli imprenditori di avviare un'attività. Tuttavia un'ampia percentuale di industrie rimase di proprietà statale. La seconda fase della riforma, alla fine degli anni '80 e '90, comportò la privatizzazione e l'appalto di gran parte dell'industria statale. L'abolizione dei controlli sui prezzi nel 1985 fu una riforma importante e presto seguirono politiche e regolamenti protezionistici, sebbene rimasero i monopoli di Stato in settori come quello bancario e petrolifero. Nel 2001 la Cina è entrata a far parte dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Il settore privato è cresciuto notevolmente, rappresentando fino al 70% del prodotto interno lordo della Cina nel 2005. Dal 1978 al 2013 si è verificata una crescita senza precedenti, con l'economia in crescita del 9,5% all'anno.

Questa era l'unica fonte del miracolo economico cinese, che non era un miracolo. È stata semplicemente l'attuazione delle politiche che hanno spostato l'economia cinese nella direzione raccomandata da Mises: verso la proprietà privata e lo scambio volontario.

L'economia cinese è passata dalla pianificazione centralizzata da parte di burocrati governativi alla pianificazione individuale decentralizzata da parte dei proprietari di proprietà private, in particolare il proprio lavoro. L'economia s'è spostata dalla gestione burocratica statale alla gestione dei profitti in un mercato più libero. I sistemi di gestione rivali furono descritti da Mises nel 1944 nel suo libro Bureaucracy.

I piani quinquennali descritti da Escobar sono i resti del vecchio comunismo introdotto da Stalin negli anni '30. Sono limitazioni all'estensione della proprietà privata nella vita economica della Cina.

L'economia nella Cina continentale è keynesiana. È orientata all'esportazione, quindi è mercantilista. Rappresenta un ritorno all'inizio del XVIII secolo, ma rispetto all'economia cinese del XVIII secolo, e in particolare all'economia cinese di Mao, questa è libertà. Escobar lo chiama confucianesimo e direi che è una descrizione legittima. Nella misura in cui i piani quinquennali esistono ancora e sono attuati in vari modi, stiamo parlando più di mercantilismo che socialismo o comunismo. Nessuno viene fucilato in Cina per non aver rispettato una quota imposta dai pianificatori centrali. Potrebbe essere licenziato, ma non va nell'equivalente della prigione di Lubjanka.


CONCLUSIONE

Escobar non crede nell'economia di libero mercato ed è chiaro da quello che scrive. Crede nella pianificazione centralizzata, non in quella sulla falsariga di Stalin, ma crede fortemente nella pianificazione centrale sulla falsariga del premier Xi.

La Cina è una tirannia. È semplicemente meno tirannia di quanto non fosse prima del 1979. La tirannia non è produttiva, può esistere solo perché è incapace di sopprimere tutta l'imprenditorialità, tutta la proprietà privata e tutte le transazioni volontarie.

È rivelatore che il tanto annunciato sistema di controllo del credito sociale, che presumibilmente verrà implementato in Cina, si basa sulle registrazioni informatiche degli acquisti delle persone. È un sistema computerizzato di monitoraggio del comportamento individuale, ma esso è esplicitamente un comportamento di mercato: acquisto e vendita di articoli specifici. Le sanzioni negative che saranno imposte da questo sistema informatizzato interferiranno con i termini degli scambi futuri. Queste sanzioni negative rappresentano una strana forma di pianificazione centrale. Il sistema è un tentativo di utilizzare il libero mercato come mezzo di controllo. Questo non è socialismo, è keynesismo. Funziona per plasmare il mercato, non per distruggerlo.

Mises aveva ragione: la pianificazione centrale è economicamente irrazionale. Può esistere solo perché i pianificatori hanno accesso ai prezzi di mercato.

Concludo con la valutazione di Mises nel 1920 sull'economia alla base della Belt and Road cinese.

Immaginate la costruzione di una nuova ferrovia. Dovrebbe essere costruita e, in caso affermativo, quante strade immaginabili dovrebbero essere costruite a supporto? In un'economia competitiva, a questa domanda si risponderebbe con il calcolo monetario. La nuova strada renderà meno costoso il trasporto di alcune merci e sarà possibile calcolare se questa riduzione di spesa trascende quella necessaria per la costruzione e la manutenzione della linea successiva. Questo può essere calcolato solo in denaro. Non è possibile raggiungere il fine desiderato semplicemente controbilanciando le varie spese fisiche e risparmi fisici. Dove non si possono esprimere le ore di lavoro, ferro, carbone, tutti i tipi di materiale da costruzione, macchine e altre cose necessarie per la costruzione e la manutenzione della ferrovia in un'unità comune, non è possibile fare alcun calcolo. I conti è possibile farli solo se tutte le merci interessate possono essere calcolate in denaro. Certo, il calcolo monetario ha i suoi inconvenienti e gravi difetti, ma certamente non abbiamo niente di meglio al suo posto; e per gli scopi pratici il calcolo monetario, purché esista in un sistema monetario sano, è sempre sufficiente. Se dovessimo farne a meno, qualsiasi sistema di calcolo economico diventerebbe assolutamente impossibile.

I limiti della pianificazione centrale non rendono le nazioni più ricche, rendono le nazioni più povere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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