giovedì 15 luglio 2021

Guai a chi trascina Piccole Donne nella guerra di genere

 

 

di Jeffrey Tucker

Come voi tutti anche io sono stato ingannato da film che nei trailer sembravano promettere cose interessanti solo per trasformarsi poi in fastidiose lezioni politiche.

I cattivi sono sempre i personaggi e le professioni demonizzate dalla sinistra, mentre i buoni sono quelli che si battono per una giustizia sociale progressiva contro il bigottismo.

Il film inizia bene e ci sono grandi speranze, poi gradualmente ci si rende conto che si viene manipolati e che si è stati nuovamente derubati.

I film che fanno questo meritano di essere dimenticati. È anche il motivo per cui provo a fare del mio meglio per evidenziare diversi tipi di film che lasciano da parte le ciance marxiste e cercano solo di raccontare una buona storia.

Quest'anno alcuni dei miei preferiti sono stati, tra gli altri, Ford v. Ferrari, The Joker, The Incredibles 2, Luce, The Pursuit, They Shall Not Age Old, Rocket Man e Bohemian Rhapsody.

Ovviamente ero preoccupato per il nuovo adattamento di Piccole Donne. È un film su una scrittrice americana del 19° secolo che lotta per andare avanti insieme alle sue talentuose sorelle, le quali cercano di trovare un posto nel mondo. Poteva sfuggire al cancro della politica dell'identità?

Miracolo dei miracoli, sono felice di dire che ci riesce. È creativo, bello, avvolgente in ogni fotogramma. Non piango spesso quando guardo i film ma, mio ​​Dio, i miei dotti lacrimali si sono sfogati. Che fotografia del New England degli anni 1860! Semplicemente meravigliosa.

Inoltre in questo periodo non vediamo abbastanza film su famiglie di fascia alta e ben educate ambientati in America. Quando vediamo questi personaggi del vecchio mondo, siamo portati in luoghi stranieri, soprattutto in Inghilterra. Adoro questo film perché ci ricorda che anche l'America aveva (e ha!) una cultura signorile degna di studio ed emulazione.

Non ero sicuro di aver capito perché il grande romanzo di Louisa May Alcott si intitolasse Piccole Donne, almeno fino a quando non ho visto questo film. Il punto è che il padre e la maggior parte degli uomini della comunità erano stati arruolati in guerra. Non parliamo dell'effetto devastante che questo impone alle famiglie e alle comunità: portate via gli uomini e le donne che si aspettavano una vita migliore e più stabile sono costrette a badare a sé stesse, diventando eroiche a modo loro. Tutti in guerra sono vittime. Gli uomini vengono trascinati via per uccidere ed essere uccisi, e le donne vengono lasciate a capire come sopravvivere e mantenere il rivestimento della civiltà nel mezzo di uno spargimento di sangue.

Era vero nella guerra civile e lo era ancora di più nella Grande Guerra. Che disastro culturale! Aspirazioni e civiltà svaniti in uno schiocco di dita. È stato anche peggio durante la seconda guerra mondiale, che ha devastato chiese, comunità, imprese, morale e persino nozioni di verità e bellezza. Non c'è da stupirsi se la cultura americana fosse così ansiosa di dimenticare il passato dal 1950 in poi e di reinventarsi, un impulso con effetti positivi e negativi.

Piccole Donne ci offre uno sguardo intimo sulla vita di una famiglia e di una comunità e su come hanno affrontato l'inferno della guerra, facendolo con grande dignità e amore. E sono felice di vedere che è stato un grande successo.

Vale la pena di festeggiare, non di politicizzare. Ma no: basta cercare un po' e scoprirete che Piccole Donne ha un "problema con gli uomini" perché questi "non sono presenti quasi per niente". Sessismo! E il New York Times è d'accordo. La scrittrice Kristy Eldredge afferma, in un titolo completamente ridicolo, che "Gli uomini stanno snobbando Piccole Donne. Che sorpresa". Il film è vittima di un "pregiudizio inconscio" basato sul sessismo che "trasuda anche allo spettatore maschio, se Twitter è una prova".

Mi dispiace ma Twitter non è una prova  di nulla, come ormai dovrebbe sapere qualsiasi critico.

Dove sono le prove che questo film non piace agli uomini? "Il pubblico alle prime proiezioni è composto principalmente da donne". Ma diciamo che sia vero: è così sbagliato? È davvero brutto che un determinato film attiri determinate persone? Non vedo prove che gli uomini siano in qualche modo contrari a questo film. Mi azzarderei a suggerire che tutta questa faccenda sia stata inventata per trascinare questo fantastico film nelle guerre culturali, e per nessuna ragione.

La scrittrice ammette che molti critici maschili hanno detto cose gentili, ma anche questo viene trasformato in prova di una presunta parzialità. "Che questa preoccupazione esistesse sin dall'inizio è scoraggiante", anche se è questa giornalista che continua ad alimentare le fiamme della politica dell'identità laddove non esiste alcunché da infuocare.

"Se molti uomini", continua, "non hanno voluto dargli una possibilità perché non pensano che sia pensato per loro, abbiamo ancora molta strada da fare affinché tutti i temi sulle donne possano meritare le dovute attenzioni".

Notate la parola civetta "se". Potremmo dirlo per qualsiasi cosa: se le donne non hanno dato una possibilità a Ford v. Ferrari, abbiamo ancora molta strada da fare affinché tutti i temi sugli uomini possano meritare le dovute attenzioni. Al che mi aspetterei che qualsiasi lettore rispondesse: questa frase mi ha solo fatto perdere tempo.

Non è una novità che la gente di sinistra sia diventata una caricatura di sé stessa, riproponendo le stesse accuse basate sul vittimismo e su luoghi comuni. Ciò che gli spettatori vogliono sono storie sugli esseri umani. Tutti affrontano lotte, solo che vengono ignorate dalla dialettica ideologica dei dipartimenti accademici delle discipline umanistiche. Le lotte delle persone vanno ben oltre la classe, la razza, il genere e così via. È questo che vogliamo che l'arte ed i film ci mostrino.

C'è stato solo un momento nel film in cui ho notato una flessione ideologica basata sul gruppo: durante la trattativa per i diritti sui libri, quando il personaggio principale è alla ricerca di un editore. È spuntato fuori uno sguardo "duro" sul viso della protagonista, chiedendo una paga più alta nonostante il desiderio dell'uomo di pagarla di meno. La verità è che essere ostili e arrabbiati non è un modo di negoziare. Spero che le donne non traggano un insegnamento sbagliato da questa scena, perché non è questa la strada da percorrere per ottenere uno stipendio più alto. Ciò che doveva venir fuori come un qualcosa senza compromessi è stato presentato come qualcosa di fastidioso.

A parte suddetta scena, Piccole Donne è stata misericordiosamente lasciato libero da scene progettate per manipolare lo spettatore. E questo è uno dei motivi per cui è un grande film, ma anche così i critici non lo lasceranno in pace. La richiesta che l'intera vita, e ogni opera d'arte, sia politicizzata è il vizio insaziabile di questa generazione di critici.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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