venerdì 13 marzo 2020

Gli USA faranno la fine dell'Argentina





di Francesco Simoncelli


Il panico è uno scoppio di emozioni puramente umane. Non c'è vergogna nel cadervi preda. Questo accade soprattutto quando le persone che ne cadono vittima non hanno una soluzione alternativa. Dall'oggi al domani vedersi spazzare via quella idea che così tanti sforzi aveva richiesto per essere realizzata, crea un vuoto tale all'interno dell'animo umano che quest'ultimo non può far altro che divincolarsi nervosamente per cercare un appiglio ed esorcizzare la realizzazione della futilità delle sue precedenti azioni. In fondo, è normale che sia così. Questo ci ricorda infatti che tutti noi condividiamo lo stesso retaggio emozionale quando accadono eventi imprevisti che ci destabilizzano.  Ciò vale anche per i banchieri centrali che da qualche mese a questa parte hanno dimostrato di essere umani come tutti noi e non quelle figure onniscienti che i media dipingono.

L'aura di infallibilità serve a vendere una menzogna al pubblico, ma i media generalisti sono degli artisti in questo. Perché mordere la mano che li alimenta? E quindi vediamo copertine di riviste che inneggiano a presunti esseri superiori, la cui saggezza si innalza di fronte alla mediocrità comune.


Salvo poi scoprire la verità. Ovvero, che non sono altro che comunissime persone con tutte le loro debolezze e fragilità. L'ultimo esempio in ordine cronologico è la balla colossale che ha portato dapprima questi personaggi a dire che le nuove iniezioni di liquidità sulla scia del caos nel mercato dei pronti contro termine non fosse un nuovo QE. Un po' come i bambini che vengono colti con le mani nella marmellata e mentono nonostante l'evidenza, cercando di nascondere le loro malefatte con il semplice gesto di ritirare dietro le spalle le mani. Questa misura "non convenzionale" è nata dalla crisi del 2008/2009, quando la FED andò nel panico per cercare di salvare i mercati e l'economia.

Solo nel 2018 ha avviato un processo di normalizzazione, ma gli è esploso in faccia mentre i mercati crollarono del 20% nel quarto trimestre dello stesso anno. Balbettii e "Fedspeak" hanno dato in pasto a chi non vuol vedere una bugia sesquipedale per giustificare un'inversione a U: è tutto in nome della crescita economica. Le prove dimostrano il contrario, ma questo era prevedibile.

Ma concentratevi su cosa è successo sin dal 17 settembre dello scorso anno: una movimento verticale allucinante del bilancio della FED. Come è possibile non chiamare questa decisione panico? Davvero vogliamo credere che sono acquisti ordinati? Addirittura le operazioni TOMO si sono trasformate in POMO... ma inizialmente, come ben sappiamo, tutto questo circo era un "Non QE". Perché è così importante questo aspetto? Perché non è sostenibile, è una bolla. È stata la politica della FED che ha causato tutto ciò in prima istanza, quindi è interamente responsabile di ciò che accade quando scoppia una bolla. Il problema è che a questo giro le azioni hanno reagito in modo molto più estremo di quanto probabilmente si aspettassero i banchieri centrali e ora hanno una bella gatta da pelare per le mani.


La bolla del 2000 era figlia delle iniezioni di liquidità precedenti, così come quelle successive al crash delle dotcom hanno gettato le basi per la bolla immobiliare. I banchieri centrali hanno reagito negando eventuali correlazioni con le politiche monetarie fino a quando la cosa non è esplosa loro in faccia. E ora? Stessi errori (solo su scala più grande) e stesse negazioni. Quest'ultimo aspetto è esso stesso la prova regina del panico tra queste figure. Perché? Perché non ammetteranno mai che la FED, e le banche centrali in generale, stanno dietro le bolle degli asset finanziari che avvantaggiano un gruppo ristretto di persone a scapito di tutti gli altri. E per nascondere questa verità si è creato nel corso del tempo un convoglio di banche centrali che ha sincronizzato la propria politica monetaria. Basti pensare, infatti, che il bilancio della BOJ è oltre il 100% del PIL del Paese, mentre quello della BCE il 40% e quello della FED il 20%.

Ogni volta che ce n'è stato bisogno una banca centrale ha dato il cambio all'altra, imbarcandosi in un estremo tentativo di allungare quanto più possibile la fase di quasi-boom attraverso le politiche monetarie non convenzionali. La prima ad iniziare è stata senza dubbio la BOJ, il paziente zero di questo tipo di esperimento, seguita poi dalla FED che con i suoi interventi non solo ha cercato di stabilizzare l'economia americana dopo la crisi della Lehman, ma anche di dare una mano all'Eurozona. Favore ricambiato poi dal "whatever it takes" dello zio Mario. Un ulteriore esempio di quanto detto è stata l'iniezione di credito da parte della PBOC per rispondere al coronavirus. I titoli tecnologici ne hanno giovato, i FAAMNG, mentre il resto dei mercati ha continuato a scivolare verso l'oblio (soprattutto il Russell 2000, che incorpora piccole e medie imprese).

A che prezzo? Innanzitutto Main Street non ha affatto giovato del presunto effetto ricchezza a cascata scaturito da queste politiche monetarie allentate. Le aziende zombi ed il crowding out operato dal deficit pubblico continuano a sottrarre risorse economiche preziose e scarse dalle mani di chi le metterebbe a miglior frutto; senza contare la rottura della supply-chain asiatica a causa dell'isteria sanitaria. Ciò significa inflazione dei prezzi dilagante per chi rappresenta l'ultimo anello della catena monetaria. In secondo luogo ogni intervento finora messo in atto ha creato successivamente una classe di attività necessitante di continua salvaguardia a causa dell'azzardo morale innescato dall'intervento iniziale. Siamo partiti dal sistema bancario commerciale e dallo stato, siamo passati agli istituti di importanza sistemica globale e siamo adesso arrivati alla BCE che aiuta palesemente aziende private e alla FED che deve sostenere artificialmente gli hedge fund.

In terzo luogo ci sono tutte quelle entità finora salvate artificialmente dalla bancarotta che iniziano a dare segni di cedimento. E questo è un problema estremamente marcato in Cina, dove sulla scia della bolla immobiliare e del credito facile si sono moltiplicati i guai economici. Questi ultimi sono stati esacerbati dalla politica commerciale fortemente orientata all'export che non ha fatto altro che impoverire il Paese a vantaggio del resto del mondo. Ma i pasti gratis non esistono e nonostante tutta la liquidità esistente, le attività cinesi rischiano di rimanerne a secco tra tre mesi. A ciò si aggiunge anche la presenza di istituti che, per tenere vivo l'ottimismo sui mercati, procedono ad implementare piani di ristrutturazione per dare una parvenza di cambiamento positivo o attuano fusioni/acquisizioni per dare una parvenza di solidità.

Un esempio in merito è la notizia recente riguardante HSBC e del suo piano di ristrutturazione. Questa storia l'abbiamo già vista durante tutte le altre crisi economiche precedenti e rappresenta un campanello d'allarme importante. Soprattutto se osserviamo il quadro generale, che vede l'economia di Hong Kong ormai in recessione, ci accorgiamo che questo può rappresentare benissimo un "punto di contagio" altamente probabile data l'interconnessione odierna dei mercati mondiali. Se poi consideriamo anche che Hong Kong potrebbe diventare la ground zero dell'helicopter money, come il Giappone lo è stato per il QE, possiamo già immaginare un quadro generale in cui identificare gli "untori" della prossima recessione.




INSTABILITÀ SOTTO LA SUPERFICIE

Il mercato sta già scontando un minimo di 2 tagli dei tassi quest'anno nei confronti della FED, questo a sua volta significa un margine di soli 5 tagli dei tassi in caso di recessione conclamata (supponendo che si proceda di 25 punti base in 25 punti base). Tutto ciò dopo un calo dei mercati di un mero 5%. Ricordiamo, comunque, che durante la Grande Recessione ci sono voluti 20 tagli dei tassi per placare i mercati che hanno visto percentuali ben più gravi... Inutile dire, quindi, che nel 2020 l'aumento dello stimolo monetario e fiscale sarà come gettare benzina sul fuoco della destabilizzazione e dell'incertezza.

Tutte le politiche monetarie/fiscali dell'ultimo decennio non sono altro che versioni estreme di politiche collaudate che banche centrali e stati hanno usato negli ultimi 75 anni per ammorbidire le recessioni e stimolare una crescita: abbassare i tassi d'interesse, aumentare il credito/liquidità e aumentare la spesa pubblica (cioè la spesa in deficit) per compensare il calo della spesa del settore privato. Queste politiche erano progettate per essere "stimoli" di breve termine che in genere duravano tra i 9 ed i 18 mesi. Ora sono diventate permanenti, poiché il sistema dipende da esse e ridurle significa provocare un crollo del mercato.

Il problema è che queste politiche creano distorsioni economiche che non possono essere risolte attuando quelle stesse strategie che li hanno causati: elevata disuguaglianza tra reddito e ricchezza, dipendenza dalle bolle negli asset per generare plusvalenze e gettito fiscale per le amministrazioni pubbliche, perdita della disciplina dei costi (prendere in prestito di più piuttosto che tagliare i costi attraverso l'innovazione o l'aumento della produttività e dell'efficienza), affidarsi al debito per finanziarsi porta a crescenti insolvenze, i tassi d'interesse a zero hanno generato un eccesso di capacità/sovrapproduzione poiché tutti cercano un ritorno veloce sul capitale e ora ci sono eccessi in tutto, rendimento dei risparmi sotto zero a causa dell'inflazione e spinta a giocare d'azzardo nei mercati, la dipendenza dagli "stimoli economici" riduce la resilienza sistemica rendendo l'intero sistema sempre più vulnerabile, il mercato azionario/obbligazionario ora è l'economia (o per meglio dire la più grande minaccia ad essa) e si è distaccato da ogni fondamentale economico reale (quindi deve essere protetto a tutti costi).

Quest'ultimo punto è quello più importante, poiché le banche centrali hanno trasformato il mercato azionario/obbligazionario in un "dispositivo di segnalazione". Non possono smettere di sostenerlo perché preoccupate di sconvolgere successivamente l'economia generale. Le banche centrali sono in una situazione di triplo svantaggio: non possono rimanere dove si trovano, non possono fare di più, non possono fare di meno. Sono ormai ostaggi della menzogna che esse stesse hanno creato.

Ci sono limiti, però, nell'incoraggiare un maggior indebitamento abbassando i tassi d'interesse a zero, perché il reddito deve pur sempre essere dedicato al pagamento dell'onere e ad un certo punto tutto il reddito disponibile viene consumato dal servizio del debito. E questo non è qualcosa che arriverà in futuro, sta già accadendo: aziende zombi (che sopravvivono solo aumentando il loro debito) stanno diventando sempre più numerose e le famiglie gravate da prestiti studenteschi, prestiti auto, carte di credito e mutui non possono permettersi più debiti anche ad interessi infimi.

Il fallimento di queste politiche  che hanno creato le distorsioni è ora visibile a tutti. C'è una via d'uscita? No. Che queste politiche non abbiano ripristinato la "crescita organica" (cioè una crescita che non dipende da tassi d'interesse a zero, bolle e decine di miliardi di dollari in stimoli permanenti) è un fatto che deve essere accettato insieme alla necessità di una dolorosa correzione. Le probabilità che ciò accada sono molto basse, poiché i policymaker perderebbero il sostegno della popolazione. Questo a sua volta vuol dire distorsioni sempre maggiori che alimenteranno l'instabilità economica, la frammentazione, il disordine sociale ed i crash finanziari.



LA VIA VERSO BUENOS AIRES

Sin dal 1999, in termini reali, sia i facoltosi che la classe media hanno arrancato: i primi hanno visto dimezzare il valore delle loro azioni, come misurate dal dollaro pre-1971, visto che nel 1999 ci volevano oltre 40 once d'oro per acquistare le azioni del Dow Jones, mentre adesso ce ne servono meno di 20. Il fato dei secondi è stato anche peggiore: prima del 1971 il salario minimo prima era di 1,42 grammi di oro all'ora, adesso è solo 0,32 grammi. In sostanza, le persone che vendono il loro tempo ora ottengono solo un quarto di denaro reale rispetto al passato. L'oro ha ormai superato i $1.600 l'oncia e sta segnalando che, in termini reali, quasi tutti quelli che contano la propria ricchezza in nuovi dollari stanno diventando più poveri.

Scrisse Ludwig von Mises:
L'inflazionismo non è un fenomeno isolato. È solo una parte delle idee total-economiche, politiche e socio-filosofiche del nostro tempo. Proprio come la politica monetaria salutare del gold standard è andata di pari passo con il liberalismo, il libero scambio, il capitalismo e la pace, così anche l'inflazione è parte integrante dell'imperialismo, del militarismo, del protezionismo, dello statalismo e del socialismo.

Quando nel 1853 gli argentini videro la nascita della loro costituzione, basata molto sul modello statunitense, ancora non sapevano che il loro sistema così impostato avrebbe aperto le porte a circa 100 anni di benessere. Nel 1914 gli argentini erano più ricchi degli italiani e l'espressione "ricca come un argentino" non era seguita da risate, ma da invidia. Poi, negli anni '40, Juan Perón "ha scoperto" come derubare la gente silenziosamente promettendo presunti pasti gratis. Nel decennio successivo nazionalizzò le industrie chiave, iniziò programmi di spesa aggressivi e ridistribuì la ricchezza su vasta scala. Cosa ci si poteva aspettare da queste scelte? Produzione in declino ed inflazione galoppante. Quest'ultima continuò a salire fino al 1980, quando i prezzi arrivarono ad un tasso di aumento del 1.000%.

L'inflazione dei prezzi ha contribuito a degradare la società, visto che sulla scia di questi eventi è aumentata la corruzione e la politica è diventata un teatro Kabuki. Oggi in Argentina funziona così: un gruppo di politici fa promesse stravaganti ed irrealistiche, viene eletto e quando si scopre ha rovinato l'economia un altro gruppo di politici lo sostituisce. Il nuovo gruppo tenta di correggere gli errori e le stranezze del primo gruppo, ma questo ritorno alla realtà è scioccante e doloroso per la maggior parte delle persone. Dopo qualche anno ne hanno abbastanza e rieleggono il primo gruppo di politici. A poco a poco diventa sempre più difficile andare avanti onestamente, quindi le persone iniziano ad ammirare coloro che vanno avanti disonestamente.

Quando il denaro viene corrotto, tutto il resto fa la stessa fine, perché con esso monitoriamo, controlliamo e regoliamo la nostra economia, le nostre spese, le nostre scelte e il modo in cui viviamo. È attraverso il denaro sano ed onesto che le persone comuni controllano DAVVERO lo stato, non attraverso frodi e raggiri come "contratti sociali" e amenità simili. E quando il denaro è fasullo, quando può essere creato a piacimento dai pianificatori monetari centrali, tutto il resto viene falsificato. La politica monetaria della FED è stata incentrata sul controllo dei mercati, mirando ad un tasso di inflazione dei prezzi del 2% e una piena occupazione. Inutile dire come questo potere sia stato continuamente abusato e la svalutazione monetaria è diventata una risorsa permanente per il finanziamento dello stato.

Con il BLS che ha soppresso i numeri dell'inflazione, la FED è riuscita a mantenere viva la menzogna sull'inflazione monetaria che non intacca negativamente il potere d'acquisto del dollaro ed i rendimenti dei bond statunitensi. La domanda cruciale è: avendo distorto i mercati al punto in cui il debito pubblico è tanto enorme quanto a prezzi irragionevoli, i pianificatori monetari centrali possono continuare a mantenere viva tale illusione?

Iniziamo col dire che è stata alimentata da due figure principali: gli investitori stranieri e gli hedge fund. I primi hanno avuto la tendenza a considerare i decennali USA e il dollaro un buon investimento, essendo molto liquidi e con mercati profondi, ma date le circostanze attuali questa visione sta per cambiar. Il rallentamento economico globale, in particolare nel commercio internazionale, riduce la possibilità di detenere liquidità in dollari, incoraggiando gli investitori a smettere di accumularli, o persino a venderli per sostenere i flussi di cassa delle loro attività in sofferenza. L'assenza di investitori stranieri, che in passato hanno assorbito quasi tutto l'aumento del nuovo debito del Tesoro USA, costituirà un grave problema per la FED in un momento in cui i requisiti di finanziamento del governo degli Stati Uniti continuano a salire.



Gli hedge fund, invece, hanno fatto soldi attraverso gli swap fx col differenziale di rendimento tra bond statunitensi e tassi d'interesse negativi in ​​euro e yen. Da quando il trade-weighted index del dollaro ha iniziato a rafforzarsi poco dopo l'elezione di Trump, queste posizioni sono aumentate proprio perché la sua redditività dipende da un dollaro stabile o in aumento, e qualsiasi segno di inversione porterà ad una smobilitazione delle posizioni a scapito del dollaro. La domanda di liquidità da parte degli hedge fund è stato uno dei motivi per cui la FED è stata costretta ad intervenire nel mercato dei pronti contro termine. Man mano che la domanda estera di dollari si è raffreddata, le pressioni nei mercati monetari dovute ad un timido tentativo di tightening ha messo a repentaglio il controllo della FED sui tassi d'interesse.

I mercati ormai hanno capito che i banchieri centrali sono stati presi dal panico e reagiranno prontamente in caso le cose inizino ad andare fuori controllo. Inutile dire come questa stessa reazione porterà le cose ad andare fuori controllo. Per un certo periodo la FED può far finta che gli shock esterni (es. coronavirus) possano giustificare un'accelerazione della stampa di denaro, ma i nodi stanno venendo al pettine ed i mercati alla fine si renderanno conto che l'unico acquirente per aumentare le quantità di debito del Tesoro a rendimenti  folli è la FED e basta. Saranno molto probabilmente gli stranieri a gettare la spugna e ne conseguirà una crisi del dollaro, e a sua volta una crisi nel mercato obbligazionario americano.


Mentre gli stranieri venderanno dollari e titoli denominati in dollari, il solo acquirente (la FED) sarà costretto a lasciar salire i tassi d'interesse. Ma se la FED persiste nel voler finanziare il deficit dello zio Sam, continuando a reprimere i tassi, gli stranieri accelereranno suddetta liquidazione.



ALLA RADICE DI TUTTI I MALI ECONOMICI

Sono stati due sostanzialmente i mali economici che hanno aperto le porte dell'inferno della pianificazione centrale e delle terribili conseguenze che ne sono scaturite. Due semplici avvenimenti che hanno rappresentato un cambiamento di mentalità epocale: la falsa confutazione della Legge di Say e l'introduzione dell'imposta sul reddito. In questo articolo analizzerò solo il primo, mentre una trattazione esaustiva del secondo la troverete leggendo l'ebook "Imposta sul reddito: la radice di tutti i mali", disponibile sulla vetrina autore del mio spazio su Lulu.com (un testo che si legge d'un fiato dato il tema trattato e la maestria di Chodorov nella scrittura).

La Legge di Say è stata negata da John Maynard Keynes e dai keynesiani che hanno dominato le sale accademiche dopo la seconda guerra mondiale. L'economia keynesiana persiste ancora oggi, in parte perché soddisfa i sospetti ingiustificati che accusano il capitalismo di essere intrinsecamente instabile, e in parte perché razionalizza l'intervento e l'attivismo dello stato. Molti economisti e politici, osservando le crisi che si sono succedute sin da allora, hanno implementato su scala sempre più crescente le politiche suggerite dai keynesiani, scoprendo ogni volta che le crisi erano peggiori di quelle precedenti.

Queste ultime sono state causate dalla ripetuta volontà di aggirare leggi economiche a priori attraverso sussidi statali, garanzie pubbliche e regolamentazione oppressiva dei vari settori produttivi. Ma ciò ha un costo, perché non si posso violare tali leggi. Una di queste è la Legge di Saye data l'importanza ecco un'utile serie di bullet point per fissarne i principi e riscoprirne l'innegabile solidità:
  • La Legge di Say afferma che l'offerta costituisce la domanda (non "l'offerta crea la propria domanda"), con il corollario che l'offerta aggregata è sempre uguale alla domanda aggregata. Non ci potrà mai essere una carenza (o un eccesso) di domanda aggregata rispetto all'offerta aggregata; i due fenomeni sono la stessa cosa (o "due facce della stessa medaglia") visti da prospettive diverse.
  • È fuorviante definire la Legge di Say come "l'offerta crea la propria domanda" (o, come si sente dire spesso, fornire coperte creerà una domanda per esse anche nel deserto). Le coperte di nuova creazione comportano una domanda per cose diverse da queste. Può esserci un "eccesso" di beni (o denaro) in alcuni mercati (a livello microeconomico), ma nessun "eccesso generale" in tutti i mercati (a livello macroeconomico), e negarlo significa cadere nella fallacia della composizione.
  • La produzione è la creazione di ricchezza (utilità) e la spesa è lo scambio di ricchezza, mentre le domande su chi guadagna ricchezza (e quanto e perché) riguardano la distribuzione della ricchezza; il consumo di ricchezza non equivale alla domanda, ma alla sua distruzione. La domanda non è equivalente al consumo; è il desiderio di acquisto sommato al potere d'acquisto (e quest'ultimo proviene solo dalla creazione dell'offerta o dal reddito percepito per crearla). Non si può esercitare la domanda se prima non si fornisce (si produce) qualcosa di valore da offrire agli altri in cambio dei loro beni. I mercati sono creati dai produttori, non dai consumatori in quanto tali (perché il consumo è la distruzione della ricchezza o dell'utilità).
  • Alla fine produciamo ricchezza per consumarla o risparmiarla, ma ciò non significa che il consumo "causa" la produzione (la distruzione è l'opposto della creazione). Ovviamente un po' di ricchezza viene consumata nel processo di creazione della stessa, ma su base netta non c'è creazione di ricchezza a meno che non vi sia un valore aggiunto (vendite che superano i costi = profitto). Il profitto non è una "detrazione" dal reddito (del lavoro), ma dalla produzione netta.
  • L'economia si concentra sulla produzione, lo scambio e la distribuzione della ricchezza, non sul suo consumo; data l'importanza e il primato della produzione in una civiltà che avanza e progredisce, bisogna preoccuparsi soprattutto della libertà, dei diritti, degli incentivi e degli inventori creativi e degli imprenditori.
  • La Legge di Say è vera in un'economia monetaria avanzata così come in un'economia di baratto, è vera nel breve termine così come nel lungo termine.
  • Quando produciamo cose in cambio di denaro, lo utilizziamo poi per spenderlo o risparmiarlo; ma il risparmio non è una "perdita" per il "flusso di spesa" (si risparmia ricchezza e si investe, il che significa spendere in beni capitali anziché spendere in beni di consumo). Se il denaro viene accumulato, non si verifica alcun calo della domanda totale; il denaro stesso è un tipo di bene e, se accumulato, viene poi richiesto. Una "scarsità" di denaro da sola non impedisce la crescita della produzione, implica semplicemente un calo del livello dei prezzi, ma questo dovrebbe essere inteso come "un costo della vita in calo".
  • Le recessioni economiche riflettono non una domanda nominale insufficiente (una presunta "carenza di denaro"), ma una minore offerta reale a causa di politiche pubbliche controproducenti (tassazione, regolamentazione, ecc.) che sequestrino la ricchezza e ne impediscono la creazione. La spesa pubblica non cura le recessioni promuovendo i consumi, ma ritarda solo la ripresa; la spesa pubblica è finanziata da tasse, prestiti o stampa di denaro, nessuno dei quali è di per sé pro-produzione.
  • Molti fattori (non macroeconomici) impediscono la piena occupazione, compresi i salari al di sopra del mercato (imposti da sindacati o politiche pubbliche), tassazione e normative inflitte ai potenziali datori di lavoro e dipendenti.


giovedì 12 marzo 2020

Oneri fiscali, reddito pro capite e Paradosso di Simpson





di Daniel Fernández Méndez


Quante volte avete sentito dire che tasse più elevate si traducono in maggiore benessere sociale e sviluppo economico? L'affermazione è supportata da un tocco di credenza popolare: "Più tasse, più servizi pubblici". Vengono anche citate prove empiriche quasi incontestabili: la pressione fiscale dei Paesi più ricchi è molto alta, mentre le tasse nei Paesi poveri sono relativamente basse.

Questo articolo analizza le relazioni statistiche che suggeriscono che elevati oneri fiscali (entrate pubbliche/PIL) sono collegati ad un alto livello di sviluppo (misurato dal PIL pro capite).

Vedremo che la relazione positiva tra PIL pro capite e carico fiscale soffre di un problema statistico noto come Paradosso di Simpson.



Il Paradosso di Simpson

Il Paradosso prese il nome dallo statistico britannico Edward Simpson e fa riferimento ad un errore che risulta dall'analisi dei dati aggregati quando le osservazioni appartengono a categorie separate. I dati disaggregati per categoria mostrano una tendenza, mentre i dati aggregati ne mostrano un'altra.

Immaginate di voler confrontare il numero di camere da letto in una casa con il suo prezzo. Ci aspettiamo che il prezzo della casa aumenti con l'aumentare del numero di camere da letto. Tuttavia se esaminiamo tutti i dati insieme, vediamo una marcata tendenza negativa. In altre parole, più camere da letto ha una casa, più basso è il suo prezzo. Tuttavia quando analizziamo i dati per gruppi, vediamo che la nostra prima risposta era corretta: più camere da letto ha una casa, più alto è il suo prezzo.

Fonte: Borgatti (2017)

Qual è il problema? Stiamo confrontando mele e arance. Il numero di camere da letto in una casa (o l'area del pavimento) non è l'unico fattore che influenza il suo prezzo. Nel determinare il prezzo di una casa, la sua posizione è importante almeno quanto il suo numero di camere da letto.

Il grafico sopra mostra le case raggruppate per area. Ogni punto rappresenta un appartamento e ogni colore rappresenta una zona diversa in una città (il nero rappresenta il centro; il rosso i confini della città; il blu la periferia; e il verde la campagna). Le case sono più costose quanto più si avvicinano al centro città. Una volta che si tiene conto della vicinanza, o della distanza della casa dal centro città, il numero di camere da letto è correlato positivamente al prezzo della casa.

Il Paradosso di Simpson e questo esempio dimostrano che bisogna fare attenzione quando si interpretano i dati statistici.

Come vedremo, l'apparente relazione tra onere fiscale e crescita economica soffre di un simile problema di interpretazione.



Analisi dei dati aggregati dell'onere fiscale e del reddito pro capite: prima stima

Innanzitutto dobbiamo analizzare i dati aggregati dell'onere fiscale e del reddito pro capite. Tenere presente che gli oneri fiscali sono pari al gettito fiscale diviso la produzione economica totale.


Con i dati del 2018, possiamo vedere senza ombra di dubbio che i Paesi con tasse più elevate hanno un reddito pro capite più elevato.

Fonte: preparato dall'autore con i dati del Fondo Monetario Internazionale (FMI). $ 2011 in PPP

Per ogni punto percentuale in cui aumenta l'onere fiscale, il reddito pro capite aumenta di non meno di $700 all'anno.

Questa è l'analisi convenzionale. È quella più utilizzata da economisti e analisti che difendono l'idea che sia necessario aumentare le tasse per stimolare la crescita economica.

Sembrerebbe che la soluzione alla stagnazione economica sia molto chiara: se i Paesi più ricchi hanno un carico fiscale più elevato, è necessario aumentarlo al fine di migliorarne il benessere.

Ora analizziamo i dati disaggregati per livello di sviluppo per vedere se questa conclusione è ancora valida.



Analizzare i dati disaggregati: la vera relazione

Per disaggregare i dati, utilizziamo la classificazione della Banca Mondiale di ogni Paese per livello di reddito:
  • Paesi a basso reddito (reddito nazionale lordo pro capite inferiore a $1.025 all'anno; 30 Paesi)
  • Paesi a medio-basso reddito (reddito nazionale lordo pro capite da $1.026 a $3.995 all'anno; 46 Paesi)
  • Paesi a medio-alto reddito (reddito nazionale lordo pro capite da $3.996 a $12.375 all'anno; 58 Paesi)
  • Paesi ad alto reddito (reddito nazionale lordo pro capite superiore a $12.376 all'anno; 60 Paesi)

Analizziamo la relazione tra oneri fiscali e reddito pro capite separatamente per ciascun gruppo di Paesi.

Fonte: preparato dall'autore con i dati dell'FMI. $ 2011 in PPP

I punti rossi rappresentano i Paesi ad alto reddito; i punti verdi sono i Paesi con redditi medio-alti; i redditi blu medio-bassi; ed i viola quelli bassi. Le loro rispettive linee mostrano le tendenze.

Come possiamo vedere, la relazione positiva che vediamo con i dati aggregati scompare per tutti i livelli di reddito. In altre parole, un maggiore carico fiscale non accompagna un livello di reddito più elevato una volta preso in considerazione il livello di sviluppo di ciascun Paese.

Di seguito viene eseguito lo stesso calcolo, ma utilizzando i logaritmi per comprendere meglio le relazioni del grafico precedente.

Fonte: preparato dall'autore con i dati dell'FMI. $ 2011 in PPP

Ciò dimostra ancor più chiaramente che il rapporto tra oneri fiscali e reddito pro capite è praticamente inesistente. Inoltre in alcuni casi la relazione è negativa, sebbene statisticamente insignificante.

Se un Paese decide di aumentare il proprio carico fiscale, non renderà i suoi cittadini più prosperi.



Conclusione

L'analisi empirica che cerca di dimostrare che l'aumento delle tasse porta ad un maggiore sviluppo economico è preda del Paradosso di Simpson. Le statistiche, se utilizzate correttamente, indicano che l'aumento delle tasse non migliora la crescita economica.

La relazione statistica è chiara. L'idea di aumentare le tasse per diventare un Paese ricco è semplicemente falsa. I Paesi più ricchi sono tali non perché hanno stati preponderanti. La relazione vera è che i Paesi sono prima ricchi e solo dopo possono permettersi il lusso di avere stati preponderanti.

La "visione tradizionale in economia" è giusta: l'aumento del reddito pro capite e la riduzione dei livelli di povertà compaiono solo quando aumenta la produttività. L'aumento della produttività va di pari passo con un investimento maggiore in capitale. Per garantire che il capitale sia adeguatamente investito, gli stati non devono ostacolare o fornire aiuti ad iniziative private, siano esse nazionali o straniere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 11 marzo 2020

Giappone, la FED ed i limiti del QE





di Lance Roberts


La scorsa settimana abbiamo assistito ad un paio di sviluppi interessanti.

Mercoledì scorso la FED ha rilasciato il verbale della riunione di gennaio, il quale è stato allegramente eluso dagli investitori rialzisti.
[...] Diverse figure hanno osservato che le valutazioni del capitale proprio, del debito societario e del CRE sono molto alte e hanno puntato il dito contro gli elevati livelli di indebitamento delle imprese e sui bassi standard di sottoscrizione nei mercati dei prestiti a leva. Alcune figure hanno espresso preoccupazione riguardo gli squilibri finanziari, tra cui sopravvalutazione ed eccessivo indebitamento, che potrebbero amplificare uno shock negativo per l'economia.

[...] molte figure hanno sottolineato che il Committee non dovrebbe escludere la possibilità di adeguare la posizione della politica monetaria per mitigare i rischi alla stabilità finanziaria, in particolare quando tali rischi hanno implicazioni importanti per le prospettive economiche e quando gli strumenti macroprudenziali erano probabilmente inefficaci a mitigare tali rischi.

La FED riconosce che i suoi interventi monetari hanno creato rischi finanziari in termini di bolle in più classi di asset. È anche consapevole che la maggior parte degli strumenti di politica è inefficace nel mitigare i rischi finanziari e ciò li lascia solo con l'espansione del proprio bilancio come arma principale.

È interessante notare che l'arma da cui dipende potrebbe non essere efficace come spera.

La scorsa settimana il Giappone ha fatto registrare un brusco calo della crescita economica nel suo ultimo trimestre a causa di un ulteriore aumento delle imposte sulle vendite. Mentre il declino è stato rapidamente bypassato dai mercati, si trattava di un impatto pre-coronovirus, il che suggerisce che il Giappone entrerà in una recessione "ufficiale" nel prossimo trimestre.


C'è di più da dire però...

Sin dalla crisi finanziaria il Giappone ha avviato un massiccio programma di "quantitative easing" che è stato 3 volte più grande di quello negli Stati Uniti. Tuttavia, mentre i mercati azionari hanno fatto registrare buoni risultati sulla scia degli interventi della banca centrale, la prosperità è solo leggermente superiore rispetto a prima dell'inizio del secolo.


Inoltre, nonostante il bilancio della BOJ che consuma l'80% dei mercati dell'ETF, per non parlare di una parte considerevole del mercato del debito societario e pubblico, il Giappone è stato afflitto da continue recessioni, bassa inflazione e tassi d'interesse bassi. (Il rendimento del decennale giapponese è sceso in territorio negativo per la seconda volta negli ultimi anni.)


Perché tutto questo è importante? Perché il Giappone è un microcosmo di ciò che sta accadendo negli Stati Uniti:
Gli Stati Uniti, come il Giappone, sono finiti in una "trappola della liquidità" in cui il mantenimento dei tassi d'interesse a livelli ultra bassi è diventata la chiave per sostenere l'economia. La conseguenza non intenzionale di tali azioni, come stiamo assistendo attualmente negli Stati Uniti, è una battaglia contro le pressioni deflazionistiche. Più bassi sono i tassi d'interesse, minore sarà il ritorno economico che potrà essere generato. Un ambiente con tassi bassissimi, contrariamente al pensiero mainstream, ha un impatto negativo sulla realizzazione di investimenti produttivi e il rischio inizierà a superare il rendimento potenziale.

Mentre molti stanno chiamando la fine del "Grande Bull Market per i Bond", è improbabile che ciò avvenga. Come mostrato nel grafico seguente, i tassi d'interesse sono relativi a livello globale. I tassi non possono salire in un Paese mentre la maggior parte delle economie li sta spingendo in territorio negativo. È successo negli ultimi 30 anni e sta succedendo al Giappone, così come succederà anche agli Stati Uniti.


Come ha scritto di recente il mio collega Doug Kass, il Giappone è un modello della fragilità della crescita economica globale.
La crescita globale continua a rallentare e l'impatto negativo dei crash della supply-chain andranno ad esporre la debolezza della crescita economica mondiale. Ciò è particolarmente pericoloso, poiché le munizioni monetarie sono finite.

Come abbiamo osservato, la crescita monetaria (e il QE) possono gonfiare meccanicamente i mercati azionari. Ma le autorità stanno finendo i proiettili e hanno iniziato a mettere in discussione l'efficacia dell'allentamento monetario.

L'ingegneria finanziaria non aiuta l'economia, la danneggia. Se fosse stata d'aiuto, dopo le mega infusioni di QE in ogni forma immaginabile, l'economia giapponese avrebbe sprizzato energia da ogni poro. Ma l'economia giapponese sta facendo il contrario e il Giappone ha sostituito la politica monetaria ad una politica fiscale ed economica salutare. E il risultato è terribile.

Mentre l'ingegneria finanziaria sostiene chiaramente i prezzi degli asset, penso che il Giappone sia un ottimo esempio del fatto che l'ingegneria finanziaria non solo non fa nulla per un'economia nel medio-lungo termine, ma in realtà ha conseguenze negative. 

Questo è un punto chiave.

Il "mercato azionario" NON è "l'Economia".

Circa il 90% della popolazione ottiene poco o nessun beneficio diretto dall'aumento dei prezzi del mercato azionario.


Un altro modo di vedere questo problema è guardare la crescita del patrimonio netto delle famiglie tra il 10% superiore a tutti gli altri.


Dal 2007 l'UNICO gruppo che ha visto un aumento del patrimonio netto è il 10% superiore della popolazione.

Questa non è prosperità economica.
Questa è una distorsione dell'economia.

Dal 2009-2016 la Federal Reserve ha mantenuto i tassi allo 0% e ha inondato il sistema finanziario con 3 cicli consecutivi di "Quantitative Easing". Durante tale periodo i tassi reali medi della crescita economica non sono mai saliti molto al di sopra del 2% .


Sì, i prezzi degli asset sono saliti quando la liquidità ha inondato i mercati, ma come notato sopra i programmi di "QE" non si sono tradotti in attività economica. I grafici qui sotto mostrano l'insieme del programma di espansione del bilancio della FED (in percentuale) e il relativo impatto su vari fattori dell'economia reale. (La barra arancione mostra quanto aumento del bilancio della FED ci sia voluto per creare un aumento in ciascun altro dato.)


Come potete vedere, ci sono voluti miliardi di miliardi in programmi "QE", per non parlare dei miliardi in altri programmi di salvataggio, per creare un aumento relativamente minimo nei dati economici. Naturalmente questo spiega il crescente divario di ricchezza.


Il grafico qui sopra mostra che il QE1 è arrivato immediatamente dopo la crisi finanziaria e aveva un rapporto effettivo di circa 1,6:1. In altre parole è stato necessario un aumento dell'1,6% nel bilancio della FED per creare una salita dell'1% nell'indice S&P 500. Tuttavia, una volta che gli operatori di mercato hanno capito il sistema di trasmissione, il QE2 e QE3 hanno avuto un rapporto 1:1. Il programma di QE della BCE, che è stato implementato nel 2015 per smorzare le preoccupazioni di una "hard Brexit", aveva un rapporto effettivo di 1,5:1. Non sorprende che l'ultimo round di QE è tornato ad un rapporto 1:1 quasi perfetto.

Chiaramente il QE ha funzionato bene nel far salire i prezzi degli asset, ma come mostrato sopra, non tanto per l'economia. In altre parole, il QE è stato in definitiva un massiccio "trasferimento di ricchezza" dalla classe media ai ricchi, creando uno dei più grandi divari di ricchezza nella storia degli Stati Uniti, per non parlare di una bolla degli asset di proporzioni storiche.




Ma funzionerà la prossima volta?

Questa è la domanda più importante per gli investitori.

La convinzione attuale è che il QE sarà implementato al primo accenno di una flessione più prolungata del mercato. Tuttavia, come suggerito dalla FED, il QE sarà probabilmente impiegato solo quando gli abbassamenti dei tassi non saranno sufficienti. Questo è stato un punto sollevato nel 2016 da David Reifschneider, vicedirettore della divisione di ricerca e statistica del Federal Reserve Board di Washington, DC, che ha pubblicato un documento di lavoro intitolato "Misurare l'abilità del FOMC per rispondere alle future recessioni".

La conclusione era questa:
Le simulazioni del modello FRB/USA di una grave recessione suggeriscono che gli acquisti di asset su larga scala e la forward guidance sul percorso futuro del tasso dei fondi federali dovrebbero essere in grado di fornire un accomodamento aggiuntivo sufficiente per compensare una [capacità] più limitata di tagliare i tassi d'interesse a breve termine nella maggior parte delle circostanze, ma probabilmente non in tutte.

In altre parole, la Federal Reserve sta rapidamente diventando consapevole di essere intrappolata in una trappola della liquidità, impedendole di rialzare sufficientemente i tassi d'interesse per ricaricare suddetto strumento di politica. Vi sono crescenti indicazioni che l'economia americana è diretta verso la recessione.

È interessante sottolineare che David ha messo a confronto tre approcci per compensare la prossima recessione.
  1. I Fed funds finiscono in territorio negativo ma non vi è alcuna rottura della struttura delle relazioni economiche. 
  2. I Fed funds tornano a zero e rimangono così abbastanza a lungo da consentire alla disoccupazione di tornare ai valori di base. 
  3. I Fed funds tornano a zero e il FOMC approva un nuovo QE e la forward guidance.

In altre parole, la FED sta già prendendo in considerazione uno scenario in cui uno shock dell'economia porta ad un QE aggiuntivo da $2.000 miliardi o, nel peggiore dei casi, a $4.000 miliardi, andando a raddoppiare la dimensione attuale del bilancio della FED.

Quindi 2 anni fa David delineava il piano e mercoledì la FED lo ha ribadito. Sta intravedendo una recessione all'orizzonte? È per questo che ci sono preoccupazioni riguardo alle valutazioni?

Può essere.

Ma c'è un problema: l'efficacia del QE e dei tassi d'interesse a zero si basa sul punto in cui si applicano queste misure.

Nel 2008, quando la FED aveva lanciato la sua "politica accomodante" per salvare i mercati finanziari, il suo bilancio era di $915 miliardi ed il Fed Funds rate era al 4,2%.


Se il mercato finisce in recessione domani, la FED inizierebbe con un bilancio da $4.200 miliardi e tassi d'interesse di gran lunga inferiori a quelli del 2009. In altre parole, la capacità della FED di "salvare" i mercati oggi è molto più limitato rispetto al 2008.

Ma c'è di più, perché il background è completamente invertito. La tabella seguente confronta una varietà di fattori finanziari ed economici dal 2009 ad oggi.


È importante sottolineare che il QE e gli abbassamenti dei tassi hanno un effetto MAGGIORE quando l'economia, i mercati e gli investitori sono estremamente negativi.

In altre parole, non c'è altro posto dove andare se non su.

Tale è stato il caso nel 2009. Non oggi.

Ciò suggerisce che la capacità della FED di arginare la prossima recessione, o compensare uno shock finanziario dovuto ad un calo dei prezzi degli asset, potrebbe essere molto più limitata di quanto la FED, e la maggior parte degli investitori, attualmente crede.



Sommario

Ci sono voluti molti interventi da parte delle banche centrali per mantenere le loro economie a galla nell'ultimo decennio e ci sono prove crescenti che la crescita sta iniziando a rallentare.

Inoltre abbiamo molte più affinità col Giappone di quanto molti credono.
  • Un calo dei tassi di risparmio
  • Una demografia che invecchia
  • Un'economia fortemente indebitata
  • Un calo delle esportazioni
  • Rallentamento dei tassi di crescita economica interna
  • Giovani sottoccupati
  • Una curva di domanda e offerta anelastica
  • Debole produzione industriale
  • Dipendenza dagli aumenti di produttività

Il legame tra Giappone e Stati Uniti rimane la demografia ed i tassi d'interesse. Con l'invecchiamento della popolazione che diventa un onere sui "risparmi", la dipendenza dal "welfare state" continuerà ad espandersi. Il "problema delle pensioni" è solo la punta dell'iceberg.

Mentre altri $2.000 miliardi o $4.000 miliardi in QE potrebbero davvero riuscire a mantenere ancora gonfiata un po' più a lungo la bolla, c'è un limite alla capacità di continuare a spingere in avanti i consumi futuri per stimolare l'attività economica. In altre parole, ci sono solo tot. macchine, case, ecc. che possono essere acquistate in un determinato ciclo. E vi sono prove del raggiungimento del picco del ciclo.

Se l'efficacia degli abbassamenti dei tassi e il QE sono diminuiti a causa dei motivi qui descritti, la successiva distruzione dell'effetto ricchezza sarà maggiore di quanto attualmente immaginato. La più grande paura della FED è ritrovarsi impotente nel compensare gli impatti negativi della prossima recessione.

Se più "QE" funzionerà, bene.

Ma come investitori, con i nostri risparmi per la pensione a rischio, cosa succede se non accadrà?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 10 marzo 2020

Nessuna backdoor sui diritti umani: perché la crittografia non deve scendere a compromessi





di Wendy McElroy


Nell'aprile 2019 il Regno Unito ha pubblicato l'Online Harms White Paper per annunciare la sua campagna per frenare i cosiddetti "hate speech" sui social media come Facebook e TikTok. Il periodo di consultazione pubblica è terminato e una risposta completa è attesa nella primavera del 2020. Seguirà rapidamente la legislazione per criminalizzare la libertà di parola.



La morte della libertà di parola

"Il Regno Unito è diventato la prima nazione occidentale ad andare avanti con la censura di Internet su larga scala [...]. Boris Johnson ha svelato le regole che puniranno le società con multe e persino la reclusione se non riusciranno a proteggere gli utenti da contenuti pericolosi e illegali. Mascherate da protezione per i bambini e persone vulnerabili contro pedofili e cyberbullismo, le proposte costituiranno un onere enorme per le piccole imprese. Alla fine renderanno impossibile produrre e condividere contenuti per coloro che non sono allineati al politically correct." - Mark Angelides

Il contenuto della legge non è ancora noto, ma il suo obiettivo è chiaro: le società su Internet che al loro interno hanno contenuti generati dagli utenti dovranno applicare regole anti-danno per evitare multe, reclusione o il blocco dei loro siti. Priti Patel ha spiegato: "Spetta alle aziende tecnologiche bilanciare le questioni relative alla privacy e ai progressi tecnologici con la protezione dei minori".

L'obiettivo principale dell'attacco sono i messaggi crittografati end-to-end (E2EE) che possono essere letti solo da un mittente e da un destinatario, utilizzando chiavi crittografiche uniche come decodificatori. Le terze parti non possono accedere al contenuto. E2EE è lo strumento di privacy più efficace che è sia facile da usare sia disponibile per tutti, spesso gratuitamente. Per ottemperare alla legge del Regno Unito le aziende dovranno evitare la crittografia o installare "backdoor", portali che consentano a qualcuno di accedere ad un sistema in modo inosservato.

L'avvertimento di Angelides agli Stati Uniti è tempestivo, perché il Congresso sta prendendo in considerazione una misura simile: EARN It Act. La giustificazione della legge è proteggere i bambini e contrastare i malvagi. Dopo tutto, chi altri ha bisogno della crittografia? Secondo le Nazioni Unite, tutti.



La crittografia è un diritto umano

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno pubblicato un documento sulla crittografia e l'anonimato nel contesto dei diritti umani. In esso si sottolineava come la crittografia sia un elemento chiave per il diritto alla privacy. A sua volta, la privacy consente la libertà di parola attraverso la quale le persone possono esplorare "aspetti fondamentali della loro identità", tra cui la religione e la sessualità. L'autore del documento, David Kaye, ha esortato cautela nell'utilizzare backdoor vista la "capacità senza precedenti" di autorità, aziende, criminali e malintenzionati di attaccare le persone vogliono condividere informazioni in modo sicuro. Kaye ha riconosciuto la presunta necessità delle forze dell'ordine di leggere i messaggi crittografati, ma "caso per caso" anziché un approccio generale.

Questa è una posizione di lunga data per le Nazioni Unite. Nel 2016 Zeid Ra'ad Al Hussein, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha pubblicato un documento intitolato "Il caso Apple-FBI potrebbe avere gravi conseguenze globali per i diritti umani". Zeid ha scritto:
Gli strumenti di crittografia sono ampiamente utilizzati in tutto il mondo, compresi i difensori dei diritti umani, la società civile, i giornalisti, gli informatori e i dissidenti politici che subiscono persecuzioni e molestie [...]. La crittografia e l'anonimato sono necessari, in quanto fattori che favoriscono la libertà di espressione e di opinione e il diritto alla privacy. Non è né fantasioso né esagerato dire che, senza strumenti di crittografia, tante vite potrebbero essere messe in pericolo. Nel peggiore dei casi la capacità di uno stato di irrompere nei telefoni dei suoi cittadini può portare alla persecuzione di individui che stavano esercitando i loro diritti umani.

Amnesty International è d'accordo. Un articolo del 2016, "Crittografia: una questione di diritti umani", diceva: "Costringere le aziende a fornire backdoor costituisce una significativa interferenza con i diritti degli utenti alla privacy e alla libertà di espressione. Dato che tali misure incidono indiscriminatamente sulla privacy online di tutti gli utenti, compromettendo la sicurezza delle loro comunicazioni elettroniche e dei loro dati privati, Amnesty International ritiene che siano intrinsecamente sproporzionate e quindi inammissibili ai sensi del diritto internazionale e dei diritti umani".

Perché, quindi, gli stati si stanno affrettando a decifrare la crittografia aperta? Perché l'informazione è potere. È un prerequisito per richiedere denaro e imporre il controllo sociale. Per decenni la sorveglianza ha funzionato nell'ombra, ma ora il vento sta cambiando e richiede apertamente l'accesso ai pensieri e alle vite delle persone. Chi altri se non i malvagi direbbero "no"?



EARN It Act

Il procuratore generale degli Stati Uniti, William Barr, vorrebbe che le forze dell'ordine possano accedere alle comunicazioni crittografate attraverso una backdoor. Barr desidererebbe questo accesso anche quando non vi è alcun rischio di sicurezza informatica o presunti reati e presto potrebbe ottenere ciò che vuole.

L'EARN It Act istituirebbe una "commissione nazionale per la prevenzione dello sfruttamento minorile online" guidata da Barr, che ha l'autorità di scavalcarla e diventare l'unico punto di riferimento. Oltre alla "prevenzione dello sfruttamento minorile", la legge prevede un mandato vago "per altri scopi". Questo significa avere carta bianca, con la sola menzione dell'eliminazione della disinformazione in tempo di elezioni. Il repubblicano Lindsey Graham e il democratico Richard Blumenthal stanno spingendo la misura in Senato. Un accordo bipartisan a quanto pare...

Il disegno di legge non menziona la crittografia, ma richiede che le società tecnologiche aiutino le forze dell'ordine ad identificare, riferire, rimuovere, o conservare prove sullo sfruttamento minorile... e "per altri scopi". L'E2EE rende impossibile fornire tale assistenza, quindi l'EARN It Act lo vieterebbe di fatto in servizi come WhatsApp; manderebbe all'aria  piani di Facebook per crittografare le sue app di messaggistica; aziende come Apple sarebbero in pericolo legale se si rifiutassero di inserire backdoor nei loro software e dispositivi.



Stabilire un precedente legale pericoloso

Il pericolo legale è il meccanismo di attuazione della legge. Una società tecnologica non conforme perderebbe l'immunità della Sezione 230 nei tribunali civili e penali, venendo accusata di conseguenza di sfruttamento minorile e di reati non ancora specificati. Electronic Frontier Foundation (EFF) ha spiegato il significato della Sezione 230 presente nel Communications Decency Act; "La legge più importante che protegge la libertà di parola online". La protezione si basa sulla distinzione tra una piattaforma ed un editore. La Sezione 230 afferma: "Nessun fornitore o utente di un servizio informatico interattivo [piattaforma] deve essere trattato come l'editore di qualsiasi informazione fornita da un altro fornitore di contenuti informativi."

Una piattaforma fornisce servizi, strumenti e prodotti con cui gli utenti creano i propri contenuti; non ha responsabilità legale per quanto riguarda i contenuti così come una compagnia telefonica non ha responsabilità per le conversazioni che vi circolano. Al contrario, un editore modifica o controlla il contenuto, il che lo rende legalmente responsabile.

EFF continua: "La Sezione 230 applica il principio del buon senso, poiché se si dice qualcosa di illegale online, il responsabile deve essere chi lo dice non il sito Web o la piattaforma su cui viene detto (con alcune importanti eccezioni) [...]. Senza di essa i social media come li conosciamo oggi non esisterebbero [...]. E non protegge nemmeno le piattaforme tecnologiche: se avete mai inoltrato un'email, ringraziate la Sezione 230 che potete farlo senza incappare in rischi legali."

L'EARN It Act non solo elimina l'immunità per le società non conformi, ma indebolisce anche lo standard con cui possono essere citate in giudizio. È ora necessario che un querelante dimostri che una società sapeva che si stesse verificando un reato per intentarle causa; con l'EARN It Act basterebbe che un querelante dimostri che la società abbia agito "incautamente". In un discorso alla conferenza internazionale sulla sicurezza informatica del 2019, AG Barr ha definito l'E2EE "intrinsecamente irresponsabile": "I costi della crittografia irresponsabile, che blocca l'accesso legittimo delle forze dell'ordine, vengono misurati in un numero crescente di vittime e reati che avrebbero potuto essere evitati se alle forze dell'ordine fosse stato concesso alle prove crittografate". Per Barr la semplice presenza dell'E2EE senza backdoor costituisce sconsideratezza.

Gli obiettivi dell'EARN It Act sono i giganti di Internet, i quali hanno suscitato una rabbia bipartisan. In una recente audizione della commissione giudiziaria del Senato intitolata "Crittografia ed accesso lecito: valutazione dei benefici e dei rischi per la sicurezza pubblica e la privacy", Apple e Facebook sono stati attaccati per aver utilizzato la crittografia a prova di mandato che ha impedito alle autorità di indagare su "terrorismo, criminalità organizzata e sfruttamento sessuale dei minori". Tuttavia i giganti di Internet potrebbero non essere le sole vittime dell'EARN It Act.

EFF ha spiegato: "Indebolire la Sezione 230 danneggerà più le nuove startup che Facebook e Google. L'Allow States and Victims to Fight Online Sex Trafficking Act del 2018 (FOSTA), l'unica grande modifica alla Sezione 230 da quando è entrato in vigore nel 1996, è stato approvato da quasi tutte le principali società di Internet. Una conseguenza del FOSTA è stata la chiusura di una serie di servizi di incontri online, una nicchia che Facebook ha deciso di riempire poche settimane dopo l'approvazione della legge". La necessità legale di selezionare o filtrare i contenuti ha messo le aziende più piccole in una posizione di svantaggio competitivo rispetto a realtà del calibro di Google.



Conclusione

Sfortunatamente l'antipatia contro le grandi aziende di Internet potrebbe spingere l'approvazione dell'EARN It Act. Inoltre il Congresso vuole senza dubbio avere un maggior controllo sui social media prima delle elezioni del 2020. L'EARN It Act arriverà sulla scia delle grida "Salvate i nostri bambini!" Ma il suo impatto sarà quello di soffocare la libertà di parola, di ostacolare le piccole imprese e di rendere tutti gli utenti più vulnerabili ai criminali, compresi gli agenti dello stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 9 marzo 2020

Mai inserire la modalità “Full retard”





di Sven Henrich


Che i mercati siano in bolla (qualcosa di cui ho scritto ampiamente) è diventato ormai mainstream e anche le banche lo stanno capendo.

Questa settimana Kolonavic di JP Morgan ha suonato il campanello d'allarme:
La bolla che stiamo descrivendo è espressa in fattori azionari [...]. Avvertiamo gli investitori che questa bolla scoppierà, cioè questa volta non è "diverso" [...] alcuni titoli tecnologici vengono trattati a "valutazioni insostenibili" supportati da un livello record di attività speculative.

Le obbligazioni, le azioni legato al momentum e le azioni a bassa volatilità sono salite, portando il differenziale di valutazione tra titoli difensivi e ciclici ad un livello 2 volte peggiore rispetto al picco della bolla di fine anni '90.

E sì, il mercato continua a fare festa come se fosse il 1999 segnalandoci che ormai ha inserito la modalità "Full retard". Ma come tutti sanno: non bisogna mai inserirla.



Il rinnovato rally di ieri ai nuovi massimi storici, ignorando completamente l'avviso degli utili di $AAPL del giorno prima, ha fatto meravigliare Jim Cramer.

Il mercato rimane sul pilota automatico ignorando tutto ciò che lo circonda, dal crollo della crescita economica in Asia al calo degli utili. Ritengo che il problema maggiore sia strutturale.

E le banche centrali sono in preda al panico, cercando di prevenire la prossima recessione. Nella loro incapacità di normalizzare i bilanci ed i tassi hanno scelto di isnerire la modalità "Full retard", tagliando i tassi a tutto spiano, espandendo i propri bilanci ed intervenendo quotidianamente senza pensare alle conseguenze. Tutto in nome della difesa dell'economia globale, ma nel processo hanno creato la più grande bolla negli asset mai vista e le valutazioni di questi ultimi stanno esplodendo, totalmente non supportate dai fondamentali.

L'eventuale implosione di questa bolla farà del male a tutti noi, poiché l'inversione determinerà la recessione che le banche centrali hanno cercato di evitare. Tuttavia, a causa delle loro azioni sconsiderate, hanno spinto gli investitori a comportarsi da imbecilli totali e creare distorsioni economiche le cui dimensioni rischiano di amplificare notevolmente qualsiasi recessione che hanno cercato di evitare.

I mercati ora dipendono al 100% dall'intervento quotidiano del sistema bancario centrale.

Senza il quale l'intero domino dei mercati crollerebbe un tasssello dietro l'altro.

Di seguito alcuni segni di un mercato in modalità "Full retard".

Grafico storico di BofA sulle bolle.


Rapporti prezzo/vendite ai massimi storici.


La capitalizzazione di mercato rispetto al PIL supera il 158%, di gran lunga la più alta mai registrata.


Gli investitori retail, forse spinti da commissioni gratuite e dalla paura di "perdere il treno buono", continuano ad impazzire per le opzioni.



I saldi di cassa sono al minimo da 6 anni a questa parte.


La compiacenza è elevata vista la mancanza di qualsiasi interesse per l'hedging.


L'ottimismo sui rendimenti futuri è il più alto di sempre.


Le azioni legate al momentum vengono inseguite senza tener conto di alcun fondamentale, il tutto basato sull'ottimismo futuro.


Intanto crescono le grandi distorsioni e le correlazioni storiche si sono interrotte.


L'indice smart money ha rinunciato a tutte le correlazioni storiche.


Ed i rendimenti obbligazionari rispetto al $DJIA non fanno più nemmeno finta di andare a braccetto.

Mentre il mercato fa sempre più affidamento su una manciata di titoli che sostengono l'asticella degli utili mentre il resto dei mercati è tagliato fuori.


Sì, il resto dei mercati sta iniziando una correzione mentre gli indici aprono nuovi massimi guidati da alcuni titoli azionari.


Perché il il resto dei mercati sta iniziando una correzione? Perché si accumulano segnali che questo ciclo economico è entrato nella fase di bust.


E la curva dei rendimenti si è invertita di nuovo.


Se questa volta è diverso, deve essere straordinariamente diverso poiché gli investitori stanno inseguendo le azioni solo ed esclusivamente in una direzione.


E tutto questo mentre il $DJIA è incastrato tra 2 enormi tendenze tecniche a lungo termine che richiedono una risoluzione epica.


"Questa volta non è diverso" afferma Kolonavic di JP Morgan e sono d'accordo con lui. Le azioni raggiungeranno il picco a febbraio o a marzo, come nel 2000 e come nel 1937? O questa bolla peggiorerà trattenuta dagli interessi politici per le elezioni americane?

Non possiamo saperlo fino a dopo il fatto. Dal mio punto di vista questo mercato è il più pericoloso che abbiamo mai visto sin dal 2000. Un mercato in modalità "Full retard", completamente avulso da qualsiasi fondamentale economico, spinto artificialmente dai banchieri centrali che si rifiutano di assumersi la responsabilità delle loro azioni e delle conseguenze che hanno scatenato tra gli investitori e le loro speculazioni.

Ma inserire la modalità "Full retard". Questo mercato, però, l'ha inserita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/