lunedì 14 febbraio 2022

Siamo vicini alla fine della via verso la schiavitù? (Parte #1)

 

 

di Barry Brownstein

Di recente ho riletto The Road to Serfdom di Friedrich Hayek. Passaggi che in precedenza avevo trascurato mi sono saltati all'occhio come se fossero in grassetto, avvertendomi di un pericolo imminente per il progresso umano. Il messaggio di Hayek non è mai sembrato più preveggente e senza tempo: la discesa nel totalitarismo può avvenire ovunque.

Negli ultimi secoli sono stati compiuti progressi sorprendenti. Si è evoluto un ricco ordine esteso che ha consentito alla cooperazione umana di sollevare miliardi di persone dalla povertà estrema e portare un tenore di vita in Occidente che non poteva essere immaginato solo generazioni fa. Jonah Goldberg lo definisce "il miracolo della modernità", ma pochi capiscono che la generosità di cui godiamo non deriva dai piani dei politici. Oggi i totalitaristi stanno lavorando attivamente per distruggere il motore della cooperazione umana.

Cerchiamo di essere chiari: ciò che Hayek considerava pericoloso, ciò che voi considerate pericoloso, milioni di persone ora lo acclamano in nome del progresso della società.

Dal 1947 il Bulletin of Atomic Scientists conserva un cosiddetto Doomsday Clock come metafora di "quanto siamo vicini a distruggere il nostro mondo con tecnologie pericolose". Senza fare confusione con le metafore, possiamo sicuramente dire che l'orologio di Road to Serfdom è vicino alla mezzanotte.

The Road to Serfdom fu pubblicato nel 1944 e, naturalmente, Hayek pensava alla Germania. Nel libro chiarì che il nazismo non era una "peculiarità malvagia" nel carattere dei tedeschi e le false credenze in cui credevano non erano limitate alla Germania. A quel tempo Hayek, dall'Inghilterra, disse: "Ci sono poche caratteristiche [del totalitarismo] che non sono state ancora consigliate da qualcuno".

In base alla natura umana, Hayek osservò che non siamo disposti a guardare ai nostri problemi per come sono piuttosto li consideriamo per come li abbiamo inventati nella nostra testa. “Quando il corso della civiltà prende una svolta inaspettata – invece del continuo progresso che ci si aspetta, ci troviamo minacciati dai mali che associamo ad epoche di barbarie del passato – incolpiamo qualsiasi cosa tranne noi stessi”.

Con le politiche Covid, la civiltà ha imboccato la strada verso la schiavitù. Vogliamo credere di poter vincere il Covid e tornare alla normalità, ma i politici sfruttano la nostra ignoranza economica ed il nostro desiderio di trovare capri espiatori. Prendete in considerazione questo esempio banale: la Federal Trade Commission ha affermato che "vuole ordinare a Walmart, Amazon, Kroger, altri grandi grossisti e fornitori tra cui Procter & Gamble Co., Tyson Foods e Kraft Heinz Co. di fornire informazioni per studiare i motivi per cui gli scaffali sono vuoti ed i prezzi alle stelle". La FTC vuole capire se si tratta di “pratiche anti-concorrenziali”. Chiunque abbia una conoscenza anche superficiale di economia o possieda una memoria pre-Covid, si farebbe beffe dell'idea che siano le pratiche anti-concorrenziali a causare lo svuotamento degli scaffali.

Hayek fece notare come veniamo ingannati dalla fallacia delle buone intenzioni. Guardando le nostre azioni pensiamo: "Non ci siamo tutti sforzati secondo le nostre migliori intenzioni, e molte delle nostre menti migliori non hanno lavorato incessantemente per rendere questo un mondo migliore? Tutti i nostri sforzi e le nostre speranze non sono stati diretti verso una maggiore libertà, giustizia e prosperità?"

Credendo che le nostre intenzioni siano buone, concludiamo che risultati negativi debbano significare che siamo vittime. Nelle parole di Hayek: "Se il risultato è così diverso dai nostri obiettivi – se, invece di libertà e prosperità, a fissarci sono schiavitù e miseria – non diventa immediatamente chiaro che forze sinistre hanno sventato le nostre intenzioni, che siamo le vittime di qualche potere malvagio che deve essere sventato prima di poter riprendere la strada verso cose migliori?"

Il pensiero magico abbonda durante una crisi. Hayek scrisse: "Siamo pronti ad accettare qualsiasi spiegazione dell'attuale crisi della nostra civiltà tranne una: che lo stato attuale del mondo possa essere il risultato di un errore da parte nostra e che il perseguimento di alcuni dei nostri più cari ideali ha prodotto risultati completamente diversi da quelli che ci aspettavamo". In breve, come racconta il famoso cartone animato Pogo: "Abbiamo incontrato il nostro nemico e siamo noi".


False credenze

Il Capitolo 1 di The Road to Serfdom spiega la natura delle idee sbagliate. Non è più condivisa la credenza in questa semplice verità: "Ovunque sono state rimosse le barriere al libero esercizio dell'ingegno umano, l'essere umano è diventato in grado di soddisfare gamme di desideri sempre più ampie".

Invece di amare e preservare "i principi" che rimuovono le barriere alla prosperità umana, questi principi vengono "considerati più come ostacoli ad un progresso più rapido, da spazzare via con impazienza". Hayek afferma chiaramente che il "principio fondamentale" per l'ordinamento degli affari umani è di "fare il più possibile uso delle forze spontanee della società e ricorrere il meno possibile alla coercizione". Il progresso umano, in una "infinita varietà di applicazioni", deriva da questo principio.

Oggi pochi capiscono e apprezzano suddetto principio. Abbiamo paura dell'ignoto ed i tiranni sfruttano le nostre paure:

Secondo le opinioni dominanti di oggi, la questione non è più come utilizzare al meglio le forze spontanee presenti in una società libera. Infatti ci siamo impegnati a fare a meno delle forze che hanno prodotto risultati imprevisti ed a sostituire il meccanismo impersonale e anonimo del mercato con una direzione collettiva e "consapevole" di tutte le forze sociali verso obiettivi deliberatamente scelti.

È facile applicare Hayek alla politica Covid. I burocrati sostenuti dai loro esecutori nel mondo Big Tech sopprimono le forze spontanee che generano trattamenti efficaci a favore dello strumento contundente delle politiche universali. Chi avrebbe sospettato, ad esempio, che il farmaco antidepressivo fluvoxamina potesse impedire al Covid di progredire allo stadio grave? Nonostante la censura, il ridicolo e la repressione, i ricercatori medici eroici continuano a sviluppare protocolli di trattamento. Coloro che lo cercano devono affrontare ostacoli nel trovarlo e riceverlo.


Ridefinire la libertà

Cosa pensate significhi libertà? Potrebbe sorprendervi apprendere che non condividete una comprensione comune del termine con la vostra famiglia, gli amici, il vostro professore o i media. Hayek chiarì due tipi di "libertà": libertà dalla coercizione e libertà dalla necessità.

Il liberalismo classico è ancorato al principio della libertà dalla coercizione. Hayek scrisse: "Per i grandi apostoli della libertà politica, la parola aveva significato di libertà dalla coercizione, libertà dal potere arbitrario di altri uomini, liberazione dai legami che non lasciavano all'individuo altra scelta se non obbedire agli ordini di un superiore".

Libertà dalla necessità significa qualcosa di molto diverso. Ricordate che Hayek scrisse The Road to Serfdom più di 70 anni fa e la parola libertà era già stata ridefinita quando i socialisti promettevano una "nuova libertà".

La promessa di una nuova libertà, però, doveva essere la libertà dalla necessità, la liberazione dalla compulsione delle circostanze che inevitabilmente limitano il campo di scelta di tutti noi, anche se per alcuni molto più che per altri. Prima che l'uomo potesse essere veramente libero, bisognava spezzare il “dispotismo del bisogno fisico”, allentare le “restrizioni del sistema economico”.

Il liberalismo sostenuto da Hayek viene distrutto e, come ha scritto Paul Kingsnorth, al suo posto viene costruito un “ibrido tecnocratico stato-azienda; una società di credito sociale in stile cinese, centralizzata, monitorata, alimentata da algoritmi, decisamente innaturale e non libera”.

Chiamatelo fascismo, chiamatelo comunismo, le catene dei diversi totalitarismi differiscono leggermente, ma le loro caratteristiche essenziali sono le stesse.

Hayek è chiaro, credere che questi due tipi di "libertà" possano essere combinati è delirante.

Quando pensiamo al socialismo, possiamo pensare ad una salutare ricerca di una maggiore uguaglianza. Quando pensiamo agli eccessi del totalitarismo, pensiamo ai milioni di persone che muoiono di fame nell'Ucraina di Stalin o nell'odierna Corea del Nord. Pensiamo ai campi di concentramento nazisti o ai campi di sterminio della Cambogia. Tutti i genocidi sono alimentati dall'accettazione dell'idea che gli individui non hanno il diritto di essere liberi dalla coercizione. I principi, non le buone intenzioni, sono l'unica salvaguardia della libertà.


Non esiste un bene comune

Hayek spiegò: "I vari tipi di collettivismo, comunismo, fascismo, ecc., differiscono tra loro per la natura dell'obiettivo verso il quale vogliono dirigere gli sforzi della società". Eppure qui è dove tutti questi sistemi sono gli stessi. "Si differenziano tutti dal liberalismo e dall'individualismo visto che vogliono organizzare l'intera società e tutte le sue risorse per questo fine unitario, rifiutando di riconoscere sfere autonome in cui i fini degli individui sono supremi".

L'illusione dei collettivisti è che i loro piani coercitivi andranno a beneficio di tutti. Hayek osservò che anche le persone ben intenzionate devono chiedersi: "Se è necessario raggiungere obiettivi importanti, perché il sistema non dovrebbe essere gestito da persone rispettabili per il bene della comunità nel suo insieme?"

In uno dei suoi passaggi più famosi, Hayek spiegò succintamente perché non esiste il bene comune:

Il cosiddetto "obiettivo sociale" o lo "scopo comune" per il quale la società deve essere organizzata è solitamente descritto come il "bene comune", il "benessere generale" o "interesse generale". Non c'è bisogno di molte riflessioni per vedere che questi termini non hanno un significato sufficientemente definito per determinare un particolare corso d'azione. Il benessere e la felicità di milioni di persone non possono essere misurati su un'unica scala. Il benessere di un popolo, come la felicità di un uomo, dipende da tante cose che possono essere fornite in un'infinita varietà di combinazioni. Non può essere adeguatamente espresso come un unico fine, ma solo come una gerarchia di fini, una scala complessiva di valori in cui ogni esigenza di ogni persona trova il suo posto. Dirigere tutte le nostre attività secondo un unico piano presuppone che ad ogni nostra esigenza venga data una posizione secondo un ordine di valori che deve essere sufficientemente completo da permettere al pianificatore di scegliere tra tutti i diversi percorsi. Presuppone, in breve, l'esistenza di un codice etico completo in cui a tutti i diversi valori umani sia assegnato il posto dovuto. [enfasi aggiunta]

I politici invocano il bene comune per nascondere il fatto di non avere giustificazione per imporre i loro valori sugli altri; ed il loro inganno funziona. Le persone ben intenzionate sono convinte che solo una persona malvagia si opporrebbe al bene comune. Per fare un esempio, il sindaco o il governatore che insiste sul fatto che il nuovo stadio di baseball finanziato dai contribuenti avvantaggia tutti sta nascondendo che i proprietari della squadra, gli hotel vicini allo stadio e alcuni tifosi ne beneficiano a spese di coloro che pagano le tasse ma non hanno interessi nel baseball.

Murray Gunn, un osservatore dei tassi d'interesse, ha di recente scritto sul mercato delle obbligazioni spazzatura: "La FED ha utilizzato il suo storico schema di contraffazione del denaro per sottoscrivere bond di società indebitate che, in circostanze normali, avrebbero cessato l'attività". Come tutti gli interventi della FED, quelli che bevono prima dalla ciotola del punch sono ben sazi mentre il resto di noi pagherà per la pulizia.

Ci è stato detto che siamo tutti coinvolti nel combattere il Covid. La censura dei grandi media nega il danno dei vaccini, distorcendo così il processo decisionale. Il professore di medicina Vinay Prasad avverte di danni catastrofici causati dai programmi di vaccinazione Covid rivolti agli adolescenti. Un professore di recente mi ha detto che non ha mai visto così tanti studenti con problemi di salute mentale e che soffrono di idee suicide; e ora l'amministrazione Biden sta considerando di unirsi a Cina, Cuba, Argentina e Venezuela come gli unici Paesi al mondo a somministrare vaccini Covid ai bambini sotto i 5 anni.

Soppesare i costi soggettivi ed i benefici dei vaccini non significa negare la minaccia del Covid. Potreste trarre vantaggio dalla vostra decisione personale di farlo, ma i dati sono chiari: poiché si può ancora trasmettere il Covid, la vostra decisione non offre vantaggi agli altri. La morale della favola è che non esiste un bene comune che si ottiene con lockdown e obblighi: posti di lavoro persi, vite perse a causa dei suicidi, mezzi di sussistenza perduti a causa di lesioni da vaccino, crescenti problemi di salute mentale e vite salvate non possono essere valutate su "un'unica scala".

In breve, come scrive il professore di psichiatria, il dottor Aaron Kheriaty: "I cittadini non sono più visti come persone con una dignità, ma come elementi fungibili di una 'massa' indifferenziata che deve essere modellata da presunti esperti di salute e sicurezza".

Considerate quanto è orgoglioso il presidente Biden di suo figlio, Hunter: mentre quest'ultimo fumava crack e faceva valere il suo cognome in transazioni da milioni di dollari, milioni di americani stavano costruendo vere carriere e allevando famiglie. Hunter otterrà senza dubbio tutti i booster raccomandati dal CDC, mentre il presidente rimprovera, demonizza ed impone obblighi che privano gli altri del loro sostentamento. Molti di noi non condividono i valori del presidente Biden e nego il suo potere di imporre i propri valori agli altri.

Non esiste un "codice etico" che tutti condividiamo, eppure politici e burocrati usano il potere coercitivo dello stato per forzare il rispetto dei loro piani.

Nella seconda parte di questo saggio esplorerò come abbracciare il minimo comun dominatore significhi percorrere fino in fondo la via verso la schiavitù. Nel frattempo ricordiamo che Hayek ha scritto The Road to Serfdom per avvertirci che la discesa nel totalitarismo può avvenire ovunque.

Prima che le idee distruttive che portano al totalitarismo possano ottenere un'accettazione diffusa, i tiranni devono unire la popolazione attorno ad un nemico comune: "Noi contro loro". Potete prendere posizione contro questa tattica oggi. Durante la vostra giornata, sforzatevi di vedere l'umanità comune in tutti. Con la libertà, ognuno è un potenziale amico. Oggi non trasformate nessun amico in un nemico. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/02/siamo-vicini-alla-fine-della-via-verso_0457054246.html


venerdì 11 febbraio 2022

Probabilmente è un bene che la politica sia diventata un ridicolo circo

Ci tenevo a recuperare questa traduzione perché rappresenta un ottimo stralcio di uno dei tanti motivi che hanno spinto l'apparato statale/burocratico a trasformare la narrativa su un virus nell'apocalisse. Col senno di poi, notiamo che le cose iniziano ad avere un senso più compiuto, soprattutto laddove la fiducia nello stato stava scemando. C'era bisogno di un segnale forte per ripristinarla. Nel 2020 infatti parecchie persone si sono riunite sotto l'ala dello stato per cercare protezione dal presunto virus "sterminatore" e successivamente per raccogliere le briciole del welfare state. Suddetto ripristino è costato non caro, ma di più come avverte anche Tucker nel pezzo di oggi: avvelenamento, suicidi e devastazione psicologica, mortalità in eccesso ignorata quando fa comodo (di cosa stanno morendo a ritmi peggiori del 2020 ora che lo snake oil, si dice, sia la panacea del virus "sterminatore"?), ecc. Di chi è la colpa? Non del virus, ovviamente, o almeno così recita la classe dirigente e lo ripete a piè sospinto per allontanare da sé le ovvie responsabilità. Infatti le decisioni scellerate, e che sono state prese sulla scia della crisi sanitaria, sono state sbagliate sin dall'inizio, alimentate più da un desiderio di controllo sociale piuttosto che da un desiderio di fornire una soluzione concreta alla crisi stessa (soprattutto in Italia). Come ho ripetuto spesso, non c'è mai stato niente di sanitario in questa storia, ma tutto di burocratico: il disperato tentativo della classe dirigente di non perdere la sua influenza sulla popolazione in generale attraverso la costrizione dell'indipendenza di scelta e l'annichilimento della classe media (piccola/media impresa).

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di Jeffrey Tucker

Non c'è anima viva che sia orgogliosa di ciò che è diventata la politica nazionale.

È deprimente. E se questo significasse venire semplicemente a patti con una realtà che è sempre stata lì e solo ora è più ovvia? In questo caso, non c'è motivo di disperarsi; la perdita di prestigio degli stati e delle loro attività potrebbe essere un segnale molto ottimista per il futuro.

Prima di esporre la mia tesi, affronterò l'obiezione principale a questa prospettiva ottimistica: l'instabilità politica raramente fa bene alla libertà. Quando le istituzioni di un governo  vengono scosse e la demoralizzazione di massa prende piede, lo stato di diritto cade a pezzi e coloro senza scrupoli approfittano della confusione. Il percorso verso l'autocrazia e la dittatura viene così facilitato.

Questa è la tesi dei conservatori contro tutti gli impulsi rivoluzionari. Secondo loro non importa quanto sia diventato cattivo l'establishment, quanto siano corrotte le istituzioni di governo, le cose possono solo peggiorare se le sradichiamo. Potresti odiare il cosiddetto "Deep State", ma c'è qualcosa di ancora peggio: il dispotismo sostenuto dal governo delle folle. L'esempio classico è la Rivoluzione francese.

Il punto non è del tutto folle, ma va troppo oltre. Ci sono rivoluzioni riuscite contro lo status quo, come quella americana ad esempio. L'Europa dell'Est e l'Unione Sovietica ne hanno sperimentate una vagonata nel 1989 e non hanno generato violenza e dittatura, bensì pace e prosperità come mai prima d'ora in quei Paesi. Anzi, forse l'unico problema era che non si siano spinte abbastanza lontano.

Inoltre la tesi dei conservatori è radicata in una presunzione hobbesiana: l'unica alternativa al leviatano è il caos. Questa è un'affermazione è il motivo per cui esiste il liberalismo: per confutarla. L'ordine è figlio e non padre della libertà: la società può autogestirsi in assenza di un'autorità generale. Se ci affidiamo alle persone per elaborare i propri percorsi di vita, scopriamo modi di cooperare verso il miglioramento reciproco. La società evolve il proprio ordine attraverso l'evoluzione organica e la costruzione di istituzioni e norme radicate nella scelta piuttosto che nella forza.

Questo scenario è reso più probabile quando esiste una base ideologica che abbraccia idee fondamentali come diritti di proprietà e diritti umani e restrizioni applicabili contro l'uso della violenza da parte di chiunque altro. Se tale struttura culturale è a posto, non c'è bisogno di temere che il caos derivi dal discredito di massa nei confronti dello stato, piuttosto il contrario. L'assenza di strutture di governo credibili crea l'opportunità per la società di operare a modo suo. Infatti ogni briciolo di progresso che l'umanità ha sperimentato è dovuto all'impulso rivoluzionario di rovesciare lo status quo.

Allora qual è il caso di cui non dovremmo rimpiangere bensì celebrare il discredito dello stato? Diamo un'occhiata al libro di Thomas Kuhn, The Structure of Scientific Revolutions (1962) e alla sua ricostruzione della storia della scienza, una teoria che si applica anche alla politica e alla società. Sosteneva che il cambiamento di opinione non è lineare, è episodico.

Tale percorso episodico avviene per fasi. La gente crede nell'ortodossia, quell'ortodossia viene messa in discussione da troppe anomalie, la fiducia in un certo paradigma inizia a scemare ma inizialmente non ne emerge nessun nuovo per sostituire quello esistente, si entra in un momento pre-paradigmatico di indagine e di lotta e alla fine vince una nuova ortodossia.

Se pensate a dove siamo oggi nell'economia politica, questa è una descrizione abbastanza buona. A partire da circa un secolo fa, abbiamo iniziato a sperimentare l'utilizzo dello stato, sostenuto dal consenso scientifico, per gestire la vita economica. Questa teoria ha influenzato tutto: denaro, banche, lavoro, prodotti, commercio, organizzazione industriale, sviluppo, tecnologia, struttura delle città, guerra e pace. Anche la proibizione dell'alcol era motivata da una fiducia nella capacità delle strutture politiche di raggiungere risultati socialmente ottimali.

Questi tentativi sono falliti, ma a quanto pare non importava visto che il New Deal rappresentò un altro giro. Dopo la seconda guerra mondiale ci fu un breve ritiro prima che iniziasse un terzo giro con la Great Society. Anche quello fallì: gran parte dell'apparato iniziò a sgretolarsi negli anni '70, quando il consenso sociale per il governo iniziò a scemare. Ciò ha subito un'accelerazione negli anni '80 e '90, quando Internet ha spazzato via molti sistemi dispotici e creato una nuova economia globale basata non solo sul controllo dello stato, ma anche sull'impresa e sulla cooperazione internazionale.

Quando è stata l'ultima volta che un gran numero di persone ha celebrato un successo del governo nazionale? Bisogna tornare indietro di mezzo secolo al primo sbarco sulla luna. Non è durato a lungo, subito dopo arrivò il Watergate seguito da stagflazione ed inflazione.

Oggi abbiamo superato da tempo il punto in cui gli stati nazione possono rimettere tutti i cocci insieme, nonostante tutti i tentativi di farlo. Contando le importazioni e le esportazioni rispetto alla produttività globale, oltre il 60% della ricchezza mondiale dipende dal commercio internazionale. È inevitabile che questa realtà crei il panico nella classe dirigente ed ispiri tentativi, da sinistra e da destra, di ribaltare tutto.

Tali tentativi di controrivoluzione sono esattamente ciò che ha turbato così tanto la classe dirigente di oggi. Stanno cercando di intervenire nell'era pre-paradigmatica in cui viviamo per reimpostare un vecchio ordine che invece sta rapidamente svanendo. Vale a dire, sono entrambi reazionari: la loro popolarità è radicata meno nell'amore per le cose positive che realizzeranno e più nella paura delle alternative.

La mia mente continua a ritornare all'osservazione di David Hume secondo cui gli stati non possono sostenere il loro governo con la sola forza; hanno invece bisogno di un certo grado di acquiescenza dei cittadini. Per questo siamo costantemente sottoposti alle loro spinte pubblicitarie, note come campagne elettorali. Non si tratta solo di ottenere voti, si tratta di convincerci che ne abbiamo bisogno e quindi dovremmo sopportare l'enorme costo per la libertà e per la proprietà che comporta l'avere uno stato elefantico. Se la classe politica fallisce in questo compito, la fattibilità del loro governo diventa instabile e persino vulnerabile al rovesciamento in modi sia palesi che meno palesi.

Ma con lo stato sempre meno popolare oggi che in qualsiasi altro momento nella storia moderna, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo – e per un'ottima ragione visto che non è assolutamente riuscito a raggiungere i suoi obiettivi dichiarati – la capacità della classe dirigente di ispirare il consenso necessario per sostenere il loro potere sta svanendo. Si può osservare che questa tendenza è una delle più persistenti nel corso dei decenni.

Fonte: PEW Research

Poiché questa fiducia è scesa sempre di più, i nostri standard di vita sono aumentati, la povertà è diminuita, i redditi sono aumentati, la criminalità è diminuita, siamo più al sicuro che mai e abbiamo più opportunità di vivere una vita migliore. Lungi dall'aver ridotto l'ordine, i risultati sono stati esattamente ciò che il liberalismo prevede: una società guidata dal mercato ha riempito il vuoto creato dal declino della fiducia nello stato.

Mi preoccuperei di più se il trend del grafico qui sopra iniziasse ad invertirsi. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno ora è un leader che ristabilisca la fiducia nello stato. La perdita di fiducia continuerà e con essa la perdita del consenso necessario di cui la classe dirigente ha così disperatamente bisogno per sostenere e far crescere il proprio potere.

Non temete la rivoluzione. Come disse una volta qualcuno, non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 10 febbraio 2022

L'adozione di Bitcoin è l'inizio della rivoluzione digitale

 

 

da Bitcoin Magazine

È straordinario quanto siamo arrivati ​​lontano in poco più di un decennio. Dal suo lancio nel 2009 da parte del creatore Satoshi Nakamoto, Bitcoin, la prima e più grande criptovaluta al mondo per capitalizzazione di mercato e dominio, ha visto incredibili aumenti di valore. Guardando indietro a quando l'asset digitale vide il suo primo aumento significativo di prezzo, passando da poche frazioni di centesimi a 0,08 cent e poi a $1, nessuno avrebbe potuto prevedere con assoluta certezza che un giorno saremmo vissuti in un mondo in cui l'asset avrebbe guadagnato oltre il 6 milioni percento. Ebbene, è successo in soli 12 anni.

Questa crescita astronomica ha dato vita ad un settore completamente nuovo che ha alterato la nostra percezione del mondo finanziario; ha anche suscitato l'interesse di milioni di utenti in tutto il mondo. Dagli stati-nazione agli individui, sia società private che pubbliche ed istituzioni finanziarie globali, queste entità vi hanno già investito e quindi ora sono beneficiari di questa nuova rivoluzione monetaria; poi c'è ancora chi è in disparte a pensare al modo migliore per entrare, oppure c'è chi è solo contro l'idea di questa innovazione dirompente, ignorando però le potenzialità di base.


La pandemia & l'economia globale

Il 2020 è stato un punto di svolta per l'intero mercato finanziario globale. La pandemia, così come gli sforzi di diversi Paesi per contenerla, hanno portato ad un crollo senza precedenti dell'economia globale. Nel tentativo di salvare la situazione, le banche centrali sono entrate in azione, stampando così tanto denaro da distorcere ulteriormente il già sbilanciato rapporto tra domanda e offerta. Quell'azione ha messo a nudo ciò che era già noto, il fatto che le politiche monetarie delle nazioni più sviluppate, e per estensione quelle meno sviluppate, sono legate ad un sistema imperfetto. Dopo il crollo dei mercati è diventato chiaro che dovevano essere adottate misure ancor più straordinarie se il mondo non voleva finire in un'altra recessione. Tali misure dovevano essere adottate a tutti i livelli, da quello individuale a quello nazionale, nonché a livello aziendale ed istituzionale.

Il mercato delle criptovalute non è stato risparmiato durante il crollo, ovviamente. Si sono verificati cali devastanti su tutta la linea, lo stesso Bitcoin ha perso oltre il 50% del suo valore nel marzo 2020. Ma a causa della sua natura intrinsecamente scarsa, la sua ripresa è stata diversa da qualsiasi cosa vista nei tempi moderni nel mondo finanziario. Nell'arco di otto mesi Bitcoin è stato in grado di risalire, battendo il precedente massimo storico di $20.000 raggiunto al culmine della sua corsa rialzista nel 2017. E da allora il prezzo dell'asset digitale ha letteralmente volato, facendosi strada attraverso i livelli psicologici di resistenza, strappando nuovi massimi storici e sfidando tutte le paure, le incertezze e i dubbi che si sono presentati.

Tale aumento parabolico del valore dell'asset non è avvenuto sotto traccia. Proprio prima della sua costante ascesa, voci e sussurri di interesse istituzionale per Bitcoin hanno iniziato ad inondare le notizie, molti delle quali sono state successivamente confermate dalle stesse istituzioni. Una di queste istituzioni era MicroStrategy.


Entrano in scena le corporazioni

Nell'agosto 2020 MicroStrategy, il più grande fornitore di business intelligence basato su cloud, quotato sul Nasdaq e quotato in borsa, ha annunciato l'acquisto di 21.454 bitcoin per un prezzo di acquisto totale di 250 milioni di dollari, comprese commissioni e spese. La società ha deliberato per mesi prima di decidere un approccio di allocazione del capitale. Il CEO, Michael J. Saylor, ha affermato che alcuni fattori macro, insieme alla crisi della salute pubblica causata dalla pandemia, hanno costretto i governi di tutto il mondo ad adottare misure di stimolo finanziario come il quantitative easing per mitigare la crisi. Nonostante le loro migliori intenzioni queste misure avrebbero svalutato il valore reale a lungo termine delle valute fiat e di molte altre varie classi di asset, insieme a molte di quelle tradizionalmente detenute dalle operazioni di tesoreria aziendale.

Le acquisizioni da parte della società non si sono fermate a 21.454 bitcoin. Complessivamente si dice che MicroStrategy detenga un totale di 114.042 bitcoin per un valore di $6.966.574.887 in base al prezzo corrente dell'asset. La loro acquisizione totale è stata acquistata per $3,16 miliardi ad un prezzo medio di $27.713 per bitcoin.

Dopo l'annuncio delle acquisizioni di MicroStrategy è arrivata la notizia che Ruffer, una società di gestione patrimoniale con sede nel Regno Unito, aveva seguito l'esempio. La società finanziaria ha investito il 2,5% del suo portafoglio di $27 miliardi in bitcoin nel novembre 2020. A differenza di MicroStrategy che detiene ancora bitcoin fino ad oggi, acquistandone alcune migliaia in più di tanto in tanto, il piano di gioco di Ruffer era diverso: ha deciso di ritirare in profitto la cifra investita inizialmente e, successivamente, quando il prezzo di Bitcoin ha iniziato a mostrare segni di debolezza poco prima del crollo di maggio 2021, ha venduto l'intera posizione, trasformando un investimento da $650 milioni in $1,1 miliardi.

Se questa non è una prova del potenziale del mercato, allora sarebbe difficile pensare a qualcos'altro che potrebbe esserlo. La società di gestione patrimoniale non è stata l'unica società non nativa di criptovalute o blockchain a dimostrarlo. Il caso Tesla, nonostante avrebbe avuto una svolta diversa, ha comunque spinto la narrativa: la società americana di veicoli elettrici ed energia rinnovabile aveva rivelato a febbraio di aver acquistato 42.902 bitcoin per un valore di $1,5 miliardi. Aveva anche annunciato che, "secondo le normative pertinenti e inizialmente su base limitata", avrebbe iniziato a prendere accordi per accettare pagamenti in bitcoin per i loro prodotti. Questa notizia, com'era prevedibile, ha avuto un enorme impatto sul prezzo dell'asset digitale, spingendo gli investitori a catapultarsi nell'acquisto di Bitcoin cosa che avrebbe portato su il prezzo dell'asset di un 20% pochi giorno dopo l'annuncio.

Con il passare dei mesi ed il prezzo di Bitcoin che finiva in acque instabili nel secondo trimestre del 2021, l'aria era satura di paura, incertezza e dubbio. Diversi Paesi avevano iniziato ancora una volta a mettere in atto misure per soffocare la crescita di Bitcoin e dell'intero mercato delle criptovalute, diffondendo dati esagerati e false narrazioni sul consumo di energia della rete, sostenendo che il mining di Bitcoin non fa bene all'ambiente. In mezzo a tutto ciò è stato riferito che Tesla aveva venduto la sua posizione in bitcoin e non avrebbe più accettato l'asset come pagamento per i propri prodotti. Tuttavia il CEO di Tesla, Elon Musk, in risposta all'accaloramento del mondo delle criptovalute nei suoi confronti, ha twittato che "Tesla ha venduto solo il 10% circa delle partecipazioni per confermare che BTC potesse essere liquidato facilmente senza spostare il mercato. Quando ci sarà la conferma di un utilizzo ragionevole (~50%) di energia pulita da parte dei miner, Tesla riprenderà le transazioni in bitcoin".

Ad oggi la società detiene ancora 42.000 bitcoin e si dice che non abbia in programma di vendere.


Il cambio di prospettiva a livello istituzionale

Tuttavia è interessante pensare a come le cose siano cambiate. Alcuni anni fa un certo numero di queste società ed istituzioni che ora si aggirano attorno a Bitcoin e ad alcune delle principali altcoin, avevano un'opinione completamente diversa.

Nel 2017 gli analisti di Morgan Stanley hanno affermato che "il valore reale di Bitcoin potrebbe essere zero". Avanti veloce fino al 2021, Morgan Stanley è diventata "la prima grande banca statunitense ad offrire ai suoi clienti ricchi l'accesso ai fondi in bitcoin".

Sempre nel 2017 Jamie Dimon, da tempo oppositore di Bitcoin e CEO di JPMorgan Chase & Co., un'altra banca d'investimento, ha affermato: "Bitcoin è una frode che esploderà, può essere utilizzato solo da spacciatori di droga, assassini e persone che vivono in Corea del Nord". Avanti veloce ancora una volta fino al 2021, due degli strateghi della banca d'investimento Amy Ho e Joyce Chang hanno scritto: "In un portafoglio multi-asset, gli investitori possono aggiungere fino all'1% della loro allocazione in criptovalute al fine di ottenere un guadagno di efficienza nei rendimenti complessivi aggiustati al rischio del portafoglio". Lo stesso Jamie Dimon ha di recente affermato che considera ancora Bitcoin come "senza valore", ma "i nostri clienti sono adulti e non sono d'accordo, quindi se vogliono comprare o vendere bitcoin, non possiamo custodirlo, ma possiamo dare loro un accesso legittimo ed il più pulito possibile".

Goldman Sachs, l'ennesima banca d'investimento internazionale, ha riaperto il proprio trading desk sulle criptovalute poco più di un anno dopo aver elencato cinque motivi per cui "perché 'non è una classe di asset', né 'un investimento adeguato'".

PayPal e Visa, i colossi dell'elaborazione dei pagamenti che anche in passato hanno espresso le loro posizioni contro Bitcoin, definendolo "ridicolo come riserva di valore" e "inaccettabile come sistema di pagamento", ora hanno entrambi posizioni completamente diverse. PayPal ora consente agli utenti di acquistare e vendere Bitcoin ed alcune altre criptovalute sulla sua piattaforma, mentre Visa sta lavorando per consentire l'acquisto di Bitcoin sulla sua. Un'inversione ad U da dove erano entrambi anni fa. Una svolta interessante, no?

Al momento ci sono alcune tesi in giro su questo argomento: alcune scuole di pensiero sosterranno che senza le società e le istituzioni, l'intera rete di Bitcoin e delle altre criptovalute non raggiungerà il suo pieno potenziale e che l'adozione tradizionale è vitale per la sua continua crescita, visto che le società hanno la capacità di iniettare tanto capitale nelle reti.

Secondo i dati, il settore della gestione patrimoniale globale detiene $103 trilioni in AUM (asset in gestione). Portafogli al dettaglio, i quali rappresentano il 41% degli asset globali per $42.000 miliardi ed investimenti istituzionali per un ammontare di $ 61.000 miliardi, o il 59%.

Dai dati raccolti se le istituzioni globali dovessero adottare il modello di allocazione dell'1% su Bitcoin come suggerito da JPMorgan Chase & Co., ciò significherebbe un ulteriore flusso di $1.030 miliardi in Bitcoin, il quale ha già una capitalizzazione di mercato di $1.150 miliardi. Ciò vedrebbe probabilmente il prezzo dell'asset digitale salire verso la fascia dei $120.000. Quindi c'è un punto valido in tale argomento?

Un'altra tesi è che queste società ed istituzioni stanno solo entrando in Bitcoin ed in altre criptovalute non perché supportano la crescita delle reti, né credono nella tecnologia blockchain, nel decentramento e nel suo impatto sul futuro, ma perché in realtà sono tutti capitalisti e venderanno non appena realizzeranno un profitto, proprio come ha fatto Ruffer. Ma se siamo completamente onesti, chi non vuole essere in profitto? Sebbene la maggior parte dei partecipanti allo spazio delle criptovalute possa affermare con coraggio che sono dentro per molto di più, non c'è dubbio che la creazione e la conservazione della ricchezza rimanga un incentivo di fondo. L'aumento dell'interesse istituzionale e del coinvolgimento all'interno di suddetto spazio porterà intrinsecamente una qualche forma di stabilità riducendo la volatilità dei prezzi per cui è noto il mercato degli asset digitali.

"La classe delle criptovalute è relativamente ancora troppo piccola, illiquida e priva di profondità per assorbire i grandi fondi pensione come investimenti istituzionali che altrimenti muoverebbero i mercati" - Amber Ghaddar, cofondatrice di AllianceBlock

La terza tesi: affinché le istituzioni si impegnino completamente ad allocare porzioni del loro portafoglio in Bitcoin o altri asset digitali, è necessario ottenere chiarezza normativa. Le istituzioni operano all'interno di determinati quadri normativi, questo è un fatto noto, mentre Bitcoin e altre criptovalute sono in gran parte non regolamentate; senza contare che la filosofia alla base della creazione di bitcoin in primo luogo ha il decentramento al cuore, il che lo rende un po' un incubo per i regolatori.


I miei pensieri

È chiaro come una giornata luminosa e soleggiata che i regolatori di tutto il mondo hanno Bitcoin e l'intero mercato delle criptovalute nel mirino. Perché è diventato un problema proprio ora dopo oltre un decennio di esistenza? È perché l'intero spazio ha ora guadagnato così tanta popolarità che non può più essere ignorato? O è perché le autorità di regolamentazione stanno iniziando a capire solo adesso come sbirciare attraverso i molteplici strati complessi di questa innovazione finanziaria? Di questi due scenari, il primo può certamente ritenersi in una certa misura veritiero, ma il secondo no perché non hanno affatto capito.

Bitcoin è stato progettato per autoregolarsi ed autopreservarsi. Integrati nel protocollo ci sono le regole ed i meccanismi messi in atto per far rispettare tutte le normative necessarie, dai programmi dell'offerta alla sicurezza. La sua adesione a queste regole è pertinente all'esistenza della rete, rafforzando il punto di autoregolamentazione ed autopreservazione menzionato in precedenza. Dopo tutto è considerata una rete di pagamento "trustless", no?

La tesi secondo cui l'adozione a livello istituzionale sia necessaria affinché Bitcoin raggiunga il suo status di definitivo di denaro, nonché una riserva di valore è, per non dire altro, falsa. La rete Bitcoin è stata meticolosamente progettata per essere autosufficiente e la sua valuta nativa è stata oggetto di transazioni peer-to-peer da parte di individui che hanno liberamente acconsentito al suo utilizzo. Man mano che il numero di utenti crescerà, aumenterà anche la sua sicurezza e, di conseguenza, il suo valore. Detto questo, in mancanza di un modo migliore per esprimere queste poche parole, è una cosa del tipo "se non puoi batterli, unisciti a loro o lasciali stare".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 9 febbraio 2022

Il rialzo dell'inflazione può essere interamente spiegato dal caos nelle supply chain?

 

 

di Nicolas Cachanosky

Solo pochi mesi fa sentivamo che l'inflazione non era un problema, che nel peggiore dei casi sarebbe stata una condizione transitoria. Ora sentiamo dalla Federal Reserve che l'inflazione è un motivo di preoccupazione che richiede un'azione significativa. Le autorità monetarie sono passate molto rapidamente da "niente di grave" a "dobbiamo agire ora".

Abbiamo anche visto spiegazioni del motivo per cui l'inflazione è aumentata ultimamente: supply chain. Questa spiegazione si riferisce a lunghe file di container nei porti in attesa di essere scaricati, carenza di manodopera e carenza di input critici come i chip necessari per la produzione di automobili, ecc. La spiegazione legata alle supply chain è sufficiente? Mentre un primo sguardo all'argomento sembra avere un senso, un esame più attento suggerisce che questo problema potrebbe non svolgere un ruolo importante in uno scenario di inflazione permanente. Infatti l'inflazione è correlata alla politica monetaria.

La definizione da manuale di inflazione è un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi. Uno shock nelle catene di approvvigionamento che colpisce pochi beni, difficilmente produrrebbe inflazione. Se le auto diventano più costose a causa della carenza di circuiti nelle catene di approvvigionamento, i soldi extra spesi per i veicoli significano meno soldi spesi per altri beni; pertanto il prezzo delle automobili aumenterebbe ed il prezzo degli altri beni scenderebbe. Sarebbe un cambiamento dei prezzi relativi, non un cambiamento nel livello generale dei prezzi. Affinché si verificasse quest'ultimo caso, dovrebbe esserci un massiccio shock nelle supply chain dimodoché le carenze interessino tutti o la maggior parte dei beni. Non è chiaro se questa sia la situazione che stiamo affrontando: ad esempio, la mancanza di circuiti per costruire automobili difficilmente spiega l'aumento dei prezzi nel mercato immobiliare. Un primo problema, quindi, è la probabilità che i problemi delle catene di approvvigionamento possano influenzare il livello generale dei prezzi.

Un secondo problema riguarda tempi e ritardi. È noto che un eccesso di offerta di denaro incide sul livello dei prezzi con ritardi lunghi e variabili. Potrebbe volerci più di un anno prima che uno shock monetario influisca completamente sul livello generale dei prezzi. Uno shock di offerta, tuttavia, ha un ritardo molto più breve. Quando si verifica un disastro naturale, ad esempio, i rialzi dei prezzi si manifestano quasi immediatamente anziché mesi dopo l'evento. Se gli shock reali influiscono sui prezzi più velocemente degli shock nominali, l'attuale colpa affibbiata alle catene di approvvigionamento ha un problema perché non c'è niente di nuovo qui: le carenze nelle supply chain sono iniziate nel 2020 con lo scoppio del Covid-19 e le relative restrizioni all'attività commerciale.

Un terzo problema è che suddetta spiegazione non è coerente con un'inflazione permanente. Gli shock nell'offerta sono in genere un evento occasionale: un disastro naturale vi colpisce una volta, facendo salire il livello dei prezzi una volta. Se l'inflazione sarà permanente, è improbabile che sia a causa di una serie di shock dell'offerta perché dovremmo vedere una serie continua di shock negativi nelle supply chain. Tuttavia ciò che osserviamo è che il commercio si è aperto di nuovo anziché chiudersi ancora di più. Le attività come ristoranti e bar hanno aperto di più e anche se le catene di approvvigionamento sono state influenzate negativamente dall'identificazione della variante Delta la scorsa estate e dalla variante Omicron in autunno, è improbabile che la malattia si traduca in un tasso di inflazione più elevato e permanente. Più l'inflazione diventa permanente, più è difficile che gli shock dell'offerta siano una spiegazione valida.

Perché allora la politica monetaria non viene additata come causa dell'inflazione? Sospetto che ci siano due ragioni. La prima: si dice che sin dalla crisi del 2008 la FED abbia aumentato l'offerta di denaro in maniera massiccia, senza altresì innescare alcun aumento significativo nel livello dei prezzi. Gli shock monetari, quindi, sembrano estranei all'inflazione, di conseguenza l'inflazione attuale deve essere una spiegazione dal lato dell'offerta. Il problema, ovviamente, è che l'inflazione non dipende solo dalla base monetaria, dipende da un aggregato monetario più ampio come M2 e dal comportamento di altre variabili come la domanda e la produzione di denaro. Poiché l'aumento della base monetaria non si è tradotto in aumenti di M2 (la maggior parte dell'espansione monetaria rimane sotto forma di riserve in eccesso presso la FED), non ci si dovrebbe aspettare un aumento del livello dei prezzi. Il motivo per cui ora vediamo l'inflazione è perché qualcosa è cambiato di recente. Come ho spiegato in un post precedente, le recenti politiche del governo federale hanno incanalato denaro direttamente verso consumatori ed aziende. Sono d'accordo con John Cochrane sul fatto che gli stimolo fiscali siano un ottimo candidato per spiegare il recente aumento dei tassi d'inflazione. C'è la percezione che dopo il 2008 il legame tra offerta di denaro e livello dei prezzi si sia rotto e che, quindi, gli shock nominali non possano spiegare l'inflazione. Tale percezione è sbagliata: il collegamento non è stato interrotto, in realtà il meccanismo di trasmissione è cambiato.

Un secondo motivo è di natura politica. È più conveniente per il governo federale sostenere che l'inflazione sia dovuta a shock nelle catene di approvvigionamento o altri capri espiatori (come le società malvagie) piuttosto che ammettere che sia opera propria. Riuscite ad immaginare l'amministrazione Biden che ammette che l'American Rescue Plan e tutti quegli assegni inviati alle famiglie in tutto il Paese incarnano una parte importante dei motivi per cui oggi abbiamo un'inflazione più alta?

Naturalmente gli shock dell'offerta possono avere un certo impatto sul livello dei prezzi. Tuttavia questa spiegazione dell'inflazione dal lato dell'offerta non si adatta bene a tassi d'inflazione permanenti o elevati, specialmente quando li vediamo insieme. Una volta che si passa dal regno dei piccoli movimenti del livello dei prezzi ad uno scenario più permanente e più elevato, è più probabile che la fonte dell'aumento del livello dei prezzi sia sul lato monetario, anche se il governo federale non vuole ammetterlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 8 febbraio 2022

Zombificazione economica

 

 

di Daniel Fernandez

Economisti e specialisti della finanza avvertono del potenziale arrivo di un nuovo "Momento Minsky", l'ultima volta che questo termine è stato utilizzato con tale convinzione è stato nel 2008, all'inizio della Grande Recessione. Sembra proprio che il 2021-22 potrebbe avere dei parallelismi con l'ultima grave recessione mondiale.


Il ventunesimo secolo: il secolo del debito

Fino ad ora, il 21° secolo potrebbe essere definito il secolo del debito e, se le cose continuano ad andare come vanno, potrebbe benissimo essere definito il secolo del grande default. All'inizio del secolo i tassi d'interesse estremamente bassi, promossi dalle banche centrali praticamente in tutto il mondo sviluppato, hanno causato una frenesia di credito privato ed una gigantesca bolla finanziaria/immobiliare esplosa poi nel 2008 con terribili conseguenze per l'economia mondiale.

Le banche centrali, fortemente sotto pressione da parte dei politici, hanno raddoppiato il loro impegno a favore di tassi d'interesse bassi, provocando un sovraindebitamento pubblico ad un livello senza precedenti in tempi di pace. Nel 2020, quando il modello di crescita basato sull'accumulo del debito pubblico e sui bassi tassi d'interesse sembrava iniziare a indebolirsi, è arrivata la recessione sulla scia del Covid-19. L'eccesso di spesa pubblica mondiale nel 2020 non è stato corretto e non sembra che verrà corretto a breve. Il nuovo debito pubblico aggiunge benzina sul fuoco ed il suo accumulo (e anche il debito privato, soprattutto quello emesso dalle aziende) potrebbe arrivare al punto di non ritorno.

Il debito globale ha raggiunto i $200.000 miliardi all'inizio del 2011, mentre il PIL globale era di $74.000 miliardi (275% debito/PIL). Nel secondo trimestre del 2021 il debito globale ha raggiunto quasi $300.000 miliardi con un PIL globale di $83.900 miliardi (330% debito/PIL).

 

Che cos'è un Momento Minsky?

Hyman Minsky era un economista post-keynesiano che sviluppò una tassonomia molto perspicace delle relazioni finanziarie. Secondo lui, le finanze di un'economia capitalista possono essere riassunte in termini di scambi di denaro presente con denaro futuro. La relazione proposta da Minsky è la seguente: il denaro attuale viene investito in società che genereranno denaro in futuro.

Quando le aziende realizzano un profitto, restituiscono il denaro agli investitori grazie proprio ai loro profitti.

Le aspettative di reddito o di profitto determinano quanto segue:

  1. Il flusso di denaro presente delle aziende;
  2. Il prezzo di asset finanziari come obbligazioni e azioni (asset finanziari che articolano lo scambio di denaro presente con denaro futuro)

Il reddito d'impresa attuale, nel frattempo, determina quanto segue:

  1. Se le aspettative sul reddito passato (incluso negli asset finanziari già emessi) sono state soddisfatte;
  2. Come modificare le aspettative sul reddito futuro (e quindi, indirettamente, il flusso di denaro presente alle aziende ed il prezzo degli asset finanziari emessi nel presente).

Minsky articolava tre possibili tipi di rapporto reddito/debito nelle aziende (sebbene estenda l'analisi a tutti gli agenti economici):

  1. Copertura. Le società finanziarie di copertura possono soddisfare tutti i loro obblighi di debito con i flussi di cassa. Cioè, i loro afflussi superano i loro deflussi. Tali società sono stabili.
  2. Speculativo. Le aziende possono pagare gli interessi sul loro debito ma non possono ripagare il capitale. Sono costrette a rifinanziarsi costantemente. Queste società sono instabili, poiché qualsiasi problema minore può farle fallire.
  3. Ponzi. Le società Ponzi non generano entrate sufficienti per ripagare il capitale o pagare gli interessi. Devono vendere beni o emettere debiti solo per pagare gli interessi precedenti sul loro debito. Prima o poi finiscono per essere inadempienti sul nuovo debito. Le loro possibilità di sopravvivenza sono minime.

Secondo Minsky, quando le cose vanno bene in un'economia e le aspettative di reddito vengono soddisfatte, le società iniziano a peccare di ottimismo e ad aumentare eccessivamente il proprio debito. Ciò provoca il passaggio da una situazione stabile (in cui le società di copertura sono la norma) ad una instabile (in cui le società Ponzi sono la norma). In una situazione Ponzi, l'economia sperimenterà default diffusi ed una crisi finanziaria/economica.

Si dice che un'economia si trovi in ​​un Momento Minsky se i debitori non sono in grado di ripagare i propri debiti (una situazione speculativa) o non sono in grado di pagare gli interessi ed il capitale (una situazione Ponzi).

Minsky aveva in parte ragione, perché la sua teoria incorpora una verità comune nelle crisi finanziarie: l'emissione di debiti è un meccanismo abusato in periodi precedenti. Tenendo conto degli interventi statali monetari e finanziari – principalmente quelli delle banche centrali, ma non solo – forse la causa di questo degrado della qualità del debito non è un problema di mercato, o almeno non esclusivamente. La crisi può essere esogena al mercato (causata dalle autorità pubbliche) oppure endogena, ma amplificata da fattori esogeni (le autorità pubbliche vi contribuiscono).


L'economia si sta zombificando da due decenni

Come già discusso, il debito globale è cresciuto più rapidamente dell'economia globale negli ultimi dieci anni, quindi la qualità del credito è effettivamente peggiorata. Il reddito necessario per estinguere il debito cresce molto più lentamente del debito stesso.

Un'ulteriore prova a sostegno di questa argomentazione è l'aumento del numero di "aziende zombi". Una società zombi è una società i cui guadagni al netto degli interessi e tasse sono inferiori o uguali al servizio del debito (coincide esattamente con la definizione di Minsky di società speculative e Ponzi). Uno zombi è una meravigliosa metafora, proprio perché uno zombi si muove e sembra vivo ma in realtà è morto. Anche un'azienda zombi si muove e sembra viva: genera attività, impiega lavoratori e produce beni, ma in realtà è (quasi) morta. È (quasi) certo che morirà data la sua incapacità di ripagare il proprio debito con i propri mezzi. Il numero di società zombi è aumentato esponenzialmente negli Stati Uniti negli ultimi anni, secondo una relazione della Banca dei regolamenti internazionali (BIS).

Fonte: Banerjee & Hofmann
Fonte: Banerjee & Hofmann

Tuttavia i dati della BRI terminano nel 2017. Qual è stato l'impatto del Covid-19 su un'economia globale già zombificata?


Il Covid-19 ha colpito un'economia zombi: e adesso?

I dati più recenti sulla copertura degli interessi aziendali (costi/utili finanziari) provengono dalla FED e fanno riferimento all'economia nordamericana. Nel seguente grafico possiamo vedere che il rapporto di copertura mediano ha iniziato a scendere a fine 2018, il che è coerente con la nostra ipotesi secondo cui il modello di crescita dell'economia, basato sul debito a basso costo, stesse iniziando a fare il suo corso. L'emergenza sanitaria ha martellato il rapporto di copertura mediano e sebbene esso fosse in ripresa nella seconda metà del 2020, è attualmente al livello visto nel 2009, nel mezzo della Grande Recessione.

Ancora più rivelatore è il rapporto di copertura degli interessi delle società nel primo quartile (cioè il 25% delle società con il rapporto più basso). Questo indicatore è inferiore a 1 sin dal 2012; in altre parole, da allora la zombificazione ha subito un'accelerazione. Tenete presente che un rapporto inferiore a 1 significa che i profitti di un'azienda sono insufficienti per sostenere i suoi costi di finanziamento (è una società Ponzi).

Il tasso di copertura degli interessi per le aziende nel venticinquesimo percentile ha raggiunto quasi lo 0 appena prima dell'emergenza sanitaria (i loro profitti erano quasi scomparsi). Da allora il rapporto è stato negativo (queste società hanno registrato perdite); queste società non si sono riprese, mentre le società in altri quartili lo hanno fatto. Il loro rapporto è attualmente appena sopra -1, il che significa che le loro perdite (al lordo degli interessi) sono quasi uguali al loro costo di finanziamento. Questo è un disastro totale. Almeno il 25% delle aziende americane sono finanziariamente morte.


Valutazione delle aziende zombificate

Ci si aspetterebbe che queste società comincino a fallire e questo è proprio ciò che sta accadendo. Secondo la FED, nel 2020 sono fallite 2,5 volte più società zombi (in quanto a porzione di tutte le società) rispetto al 2019 (<2% nel 2019 e circa il 4,5% nel 2020).

Curiosamente le società zombi sopravvissute al 2020 stanno vedendo la loro valutazione salire alle stelle. Il loro valore complessivo supera già i $6.000 miliardi, mentre nel 2019 era vicino ai $2.000 miliardi.


Conclusione

I mercati ora sono estremamente compiacenti ed i fondamentali non sembrano giustificare il loro ottimismo. Le società zombi, che erano già un problema nel 2019, non sono state uccise; anzi si sono moltiplicate. L'apocalisse zombi potrebbe essere più vicina di quanto immaginiamo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/