giovedì 11 luglio 2019

La BCE continua ad incentivare un comportamento sconsiderato





di Daniel Lacalle


La Banca Centrale Europea continua a gonfiare la bolla del debito dell'Eurozona, mentre peggiora il rallentamento economico delle principali economie europee. Quello che è stato concepito come uno strumento per consentire ai governi di guadagnare tempo per realizzare riforme strutturali e ridurre gli squilibri, è diventato un pericoloso incentivo a perpetuare la spesa eccessiva e aumentare il debito facendosi scudo di due scuse molto dannose:non c'è nessun problema finché il debito costa poco e non c'è inflazione.
  1. Il prestito a buon mercato non è una scusa per aumentare il debito. Il Giappone ha un bassissimo costo del debito e il costo del servizio del debito pubblico giapponese è quasi la metà delle entrate fiscali dello stato. Il debito del Giappone è 15 volte più alto del gettito fiscale raccolto dal suo governo nel 2018.
  2. L'inflazione ufficiale dell'Eurozona sin dal 2000 mostra un aumento del 40% nell'IPC, mentre la crescita della produttività è stata trascurabile e gli stipendi e l'occupazione rimangono depressi.

La politica monetaria è passata dall'essere uno strumento per sostenere le riforme ad una scusa per non attuarle.

Dobbiamo ricordare che l'euro non è una valuta di riserva globale. L'euro è utilizzato solo nel 31% delle transazioni globali, mentre il dollaro USA è utilizzato nell'88%, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (la somma totale delle transazioni, come spiega la BRI, è del 200% perché ogni transazione coinvolge due valute).

I rendimenti obbligazionari nell'Eurozona sono artificialmente depressi e danno un falso senso di sicurezza, mantenuto in piedi da tassi d'interesse estremamente bassi ed un eccesso di liquidità.
  • Il bilancio della Banca Centrale Europea è stato gonfiato fino a raggiungere il 40% del PIL della zona Euro, mentre al picco del quantitative easing il bilancio della Federal Reserve non ha raggiunto il 26% del PIL statunitense.
  • Gli acquisti di buoni del Tesoro da parte della Federal Reserve non hanno mai superato le emissioni nette. La BCE continua ad acquistare obbligazioni una volta che maturano, nonostante tali acquisti abbiano raggiunto sette volte la cifra delle emissioni nette.
  • Sedici titoli sovrani a 10 anni nell'Eurozona hanno rendimenti reali negativi. La Grecia e l'Italia, sono due esempi eclatanti, poiché i loro rendimenti (aggiustati per valuta e inflazione) mostrano un differenziale trascurabile rispetto al decennale statunitense.
  • L'eccesso di liquidità nella zona Euro supera i €18.000 miliardi.

Tutto è giustificato perché "non c'è inflazione", eppure c'è e molta anche. Non solo nei prezzi degli asset finanziari (enorme bolla nei titoli sovrani), i prezzi nella zona Euro sono aumentati del 40% sin dal 2000, mentre la produttività è a malapena aumentata.

Indebitarsi a costi bassi non deve mai essere una scusa per aumentare tale pratica, ma un'opportunità per ridurlo.

Tutto ciò genera 6a lungo termine eccessiva compiacenza e accumulo di rischi.

La BCE ignora il rischio di coda e l'accumulo di squilibri, e si aspetta che la liquidità generi i livelli di crescita e inflazione che non sono stati raggiunti dopo €2.000 miliardi in espansione monetaria. Nel frattempo aumentano i rischi a causa di una saturazione del debito.

I governi di tutta la zona Euro identificano i rendimenti obbligazionari bassi come un avallo del mercato alla luce delle loro politiche, quando invece i mercati sono artificialmente gonfiati dalle politiche delle banche centrali. Questo effetto placebo ha portato molti Paesi in Europa ad abbandonare l'impulso di riforma.

I rendimenti obbligazionari non sono un segno di credibilità e di basso rischio, ma di repressione finanziaria e timore di un ambiente macroeconomico più debole in altri asset.

Il problema dell'Eurozona è che ormai è interamente dipendente dall'effetto placebo della politica monetaria per "rafforzare" la ripresa economica, concentrandosi su un unico obiettivo: rendere la spesa pubblica economica da finanziare, qualunque sia il costo. Ciò perpetua squilibri strutturali, la percezione del rischio è annebbiata e l'economia diventa meno dinamica man mano che aumentano i rischi a lungo termine.

La BCE è finita in una trappola monetaria: se normalizza la politica monetaria, il miraggio dei rendimenti obbligazionari bassi scomparirà ed i governi reagiranno contro di essa; se proseguirà lungo la strada attuale, aumenterà il rischio di ripetere una crisi dell'Eurozona senza strumenti per affrontarla. Questo è il motivo per cui deve far salire i tassi ora e smettere di acquistare i titoli obbligazionari sovrani mentre i mercati rimangono ottimisti.

Sfortunatamente, invece di proporre misure dal lato dell'offerta e di frenare la tassazione eccessiva e l'effetto stagnante della spesa pubblica, molti analisti raccomanderanno più spesa e più liquidità come soluzioni. Inutile dire che tutto ciò renderà l'economia ancora più debole. Il problema principale con l'accumulo del debito a tassi bassi è che ha lo stesso effetto di una bolla immobiliare: nasconde la liquidità reale e il rischio di solvibilità, perché i costi di finanziamento sono troppo buoni per essere veri. E infatti non sono affatto veri.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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