giovedì 7 agosto 2025

Solo Bitcoin e oro possono impedire agli stati di distruggere la loro valuta

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Daniel Lacalle

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/solo-bitcoin-e-oro-possono-impedire)

Permettetemi di ricordarvi alcune scomode verità.

La spesa pubblica è fuori controllo nei Paesi sviluppati. Inoltre, nessun governo interventista vuole tagliare la spesa o pareggiare il bilancio. La spesa pubblica conferisce potere ai politici e ridurla significa perdere il controllo sull'economia.

I governi interventisti non si preoccupano di debiti, deficit o inflazione. Quest'ultima è una linea di politica deliberata e i governi interventisti cercano di nazionalizzare l'economia imponendo il controllo totale sui settori produttivi attraverso l'emissione di valute costantemente svalutate.

La spesa pubblica equivale a stampare denaro. I politici sono felici di promettere più cose gratis spendendo all'infinito, perché sanno che non saranno loro a pagarle e che ciò renderà cittadini e imprese più dipendenti e sottomessi al potere politico. Nessuno stato può davvero ridurre il debito senza tagliare la spesa.

L'inflazione è la prova della perdita di solvibilità di chi emette denaro. Si tratta di un default lento e di fatto. L'inflazione funge da linea di politica che giustifica e perpetua squilibri importanti, spostando l'onere finanziario sui salari reali e sui risparmiatori.

L'errore di pareggiare il bilancio attraverso tasse più elevate porta alla stagnazione economica e a un aumento del debito. L'aumento delle tasse non è uno strumento per ridurre il debito, ma per giustificare un elevato indebitamento. Le entrate fiscali sono cicliche, mentre la spesa pubblica è consolidata e annua.

Nessun governo interventista agirà volontariamente per ridurre il debito e la spesa pubblica, perché può sempre aumentare le tasse e dare la colpa ad altri per i propri problemi. Inoltre le banche centrali hanno smesso di svolgere il ruolo di contenere gli eccessi fiscali, diventando fattori scatenanti di crescenti squilibri fiscali.

Le banche centrali svolgono un ruolo cruciale nel mondo fiat a causa dell'interconnessione tra politica monetaria e fiscale. Il sistema è destinato a collassare gradualmente se le banche centrali non bloccheranno la crescita degli squilibri fiscali dei relativi governi.

Tuttavia l'indipendenza delle banche centrali diminuisce ogni giorno e le loro linee di politica tendono a nascondere l'eccesso di spesa pubblica e di debito. Nel frattempo gli stati ignorano di aver superato i tre limiti del debito pubblico: economico, fiscale e inflazionistico. Un debito pubblico maggiore significa una crescita inferiore, più tasse generano entrate più basse e una maggiore spesa pubblica perpetua l'inflazione.

Ora che le banche centrali non rappresentano più il limite essenziale agli eccessi dello stato, restano solo due alternative: oro e Bitcoin.

L'oro ha già superato l'euro diventando il secondo asset più importante dopo il dollaro per le banche centrali globali. Tra pochi mesi diventerà l'asset più importante. Le banche centrali globali hanno perso fiducia nel debito sovrano dei Paesi sviluppati come asset di riserva, di conseguenza i rendimenti obbligazionari a lungo termine dei Paesi sviluppati supereranno le aspettative sul tasso d'inflazione.

Bitcoin, dall'altra parte, ha dimostrato a investitori e cittadini che una valuta decentralizzata può gradualmente trasformarsi in un asset di riserva a bassa volatilità, un mezzo di pagamento generalizzato e un'unità di misura. Poiché i cittadini di tutto il mondo vedono Bitcoin come un'alternativa sempre più valida alla moneta fiat, sempre più persone lo utilizzano per accumulare valore e proteggersi dall'inflazione.

Gli investitori non si fidano delle economie sviluppate per quanto riguarda il mantenimento della loro solvibilità. Oro e Bitcoin stanno ora svolgendo il ruolo che le banche centrali hanno abbandonato: ricordare agli stati che non possono spendere e stampare moneta per sempre. Bitcoin sarà anche un adolescente e più volatile, ma il messaggio potente al mondo è chiaro: gli anni della spesa pubblica incontrollata e della stampa di moneta sono finiti.

Ovviamente agli stati questo non piace e le banche centrali che hanno smesso di essere indipendenti come invece dovrebbero, come la BCE, stanno cercando di eliminare il rischio che le valute indipendenti eliminino il monopolio del denaro emettendo una CBDC imposta per legge. È interessante notare che l'amministrazione statunitense stia facendo il contrario, vietando le CBDC e abbracciando le crittovalute come la prossima rivoluzione monetaria.

La BCE, presa dal panico ormai, ha ammesso l'enorme perdita di utilizzo dell'euro nelle transazioni mondiali nel momento in cui ha annunciato di voler emettere uno strumento di sorveglianza camuffato da moneta: l'euro digitale. L'amministrazione statunitense vuole consolidare lo status di riserva del dollaro attraendo investimenti globali in crittovalute.

Bitcoin e oro stanno ora svolgendo il ruolo essenziale che le banche centrali indipendenti dovrebbero far rispettare. Esse sono inutilmente accomodanti e continuano a mascherare gli squilibri statali. Oro e Bitcoin sono componenti essenziali della risposta alle tentazioni inflazionistiche degli stati. Le uniche cose che ci salveranno dagli eccessi statali, infatti, sono la decentralizzazione e la moneta indipendente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 6 agosto 2025

Il ruolo della plastica nella lotta alla povertà

Un altro settore ricco di miti e povero di riscontri con la realtà è quello delle energie rinnovabili. Se si guarda all'Unione Europea, vi sembrerà che la produzione di elettricità sia un caso di attività di libero mercato, con i burocrati di Bruxelles che si limitano a stabilire le regole generali che consentono al tutto di funzionare. Purtroppo, nonostante la propaganda, le cose non stanno così. Sebbene esista un mercato europeo dell'elettricità, ha ben poco a che fare con ciò che di solito consideriamo scambi di libero mercato. I player nel mercato elettrico devono seguire un cosiddetto ordine di merito, o meccanismo di pagamento, in base al principio “pay-as-clear”. I fornitori presentano le loro offerte in base ai costi di produzione e i richiedenti devono acquistare prima dalle fonti più economiche, fino a quando la domanda non viene soddisfatta completamente. A tutti i fornitori viene quindi pagato il prezzo marginale. Sebbene questo ricordi il modo in cui funziona la determinazione dei prezzi nel libero mercato, è tutt'altro. I richiedenti sono costretti ad accettare le offerte dei fornitori più economici. Le energie rinnovabili sono le più economiche, poiché in senso stretto i loro costi di produzione sono pari a zero: non serve carburante per le pale eoliche. Di conseguenza i burocrati hanno costruito un sistema che porta a enormi guadagni per gli investitori nelle energie rinnovabili, quindi non è un mistero che la capacità di tal settore si sia espansa enormemente in Europa, poiché qualsiasi prezzo positivo (o qualsiasi prezzo che copra i costi di capitale e manutenzione) sarà redditizio per coloro che ci hanno investito. Dato che l'elettricità prodotta dalle energie rinnovabili ha un prezzo pari a zero, si potrebbe sostenere che l'operatore, agendo nell'interesse del consumatore finale, sceglierebbe comunque di acquistarne la maggior quantità possibile, quindi non importa che sia tecnicamente costretto a farlo. Tuttavia l'operatore è interessato non solo a operare ai minimi costi di input, ma anche a mantenere la propria rete nel modo più economico ed efficiente possibile, rendendola al contempo il più resiliente possibile. Purtroppo l'energia rinnovabile è incompatibile con questi obiettivi, data la sua imprevedibilità. La mancanza di resilienza è il problema più rilevante emerso durante il recente blackout spagnolo. Il mercato elettrico europeo è strutturato in modo tale che non ci sarà mai capacità libera da impianti eolici e solari. Poiché l'operatore è costretto a ricorrere alle energie rinnovabili, e poiché i fornitori traggono profitto praticamente da qualsiasi prezzo positivo, funzioneranno quasi sempre a piena capacità. In caso di crisi, quindi, non saranno disponibili come riserva e, poiché le centrali a carbone e nucleari non possono aumentare la produzione con sufficiente rapidità, rimane solo il gas. Quest'ultimo, tuttavia, è una delle fonti di energia elettrica più costose, non da ultimo dopo la “guerra di aggressione russa contro l'Ucraina”, come la chiamano come un mantra i burocrati e i politici dell'UE, e l'aumento della dipendenza europea dal GNL. Cosa succede alla produzione di gas quando per un periodo di tempo prevedibile le energie rinnovabili dominano il mercato, come è successo in Spagna fino al blackout? Poiché le energie rinnovabili hanno fatto scendere il prezzo dell'elettricità, le centrali a gas spagnole hanno smesso di fornire elettricità e, prevedendo che questa situazione si protraesse per un po', hanno chiuso i loro impianti. Quando si è verificato il disastro, e un'importante fonte di approvvigionamento è stata improvvisamente rimossa dal mercato, non c'era praticamente alcuna riserva disponibile. Diverse fonti del settore hanno dichiarato alla Reuters che la mancanza di fonti di energia stabili e sincrone era un problema chiave. L'interventismo statale rende l'elettricità non solo molto costosa in tutta Europa, ma rende anche le reti elettriche in tutta Europa molto fragili. Quello che è successo in Spagna potrebbe essere un caso estremo, ma non c'è motivo di non aspettarsi molti altri casi simili in futuro, finché le energie rinnovabili saranno forzate sul sistema in questo modo.

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di Vladimir Snurenco

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-ruolo-della-plastica-nella-lotta)

È raro sentire parlare della plastica in modo positivo. I titoli dei giornali traboccano di statistiche allarmanti sulla contaminazione da microplastiche e di immagini inquietanti dell'inquinamento degli oceani. Eppure la plastica ha silenziosamente svolto un ruolo essenziale nel ridurre la povertà, migliorare gli standard di vita globali e persino salvare vite umane. Come potrebbe la plastica, tossica e soffocante, combattere la povertà in tutto il mondo?

In recenti articoli intitolati “Elogio della plastica” e “La plastica è più verde di quanto sembri”, The Economist evidenzia come la plastica riduca il peso e i costi di trasporto. Ad esempio, una bottiglia di plastica da un litro pesa solo il cinque percento del suo equivalente in vetro, il che la rende 20 volte più leggera e molto più facile da trasportare! Mentre gli articoli originali si concentravano principalmente sull'efficienza, il mio punto è che un imballaggio più leggero non solo riduce i costi, ma aumenta drasticamente l'accesso dei poveri del mondo ai beni di prima necessità.

Gli alimenti confezionati in plastica durano molto più a lungo: una grande vittoria per il miliardo di persone più povere. I contenitori di plastica ermetici mantengono alimenti di base come farina di mais, riso e olio da cucina più freschi, più convenienti e più facili da conservare. Inoltre gli imballaggi in plastica consentono al cibo di percorrere distanze maggiori e di raggiungere più facilmente le aree remote. Questo è particolarmente importante nelle regioni povere, dove le infrastrutture stradali sono carenti e la refrigerazione è rara.

In ambito sanitario, siringhe di plastica e dispositivi di protezione come guanti e mascherine hanno fatto una grande differenza. I dispositivi monouso in plastica contribuiscono a ridurre i tassi di infezione e hanno svolto un ruolo fondamentale nella distribuzione dei vaccini. I dispositivi medici in plastica sono fondamentali per proteggere le persone più vulnerabili al mondo da malattie e morte.

Un esempio specifico, ma tristemente trascurato, è il ruolo che la plastica ha svolto nel dimezzare i decessi annuali per malaria a livello globale. Nel 2000 la malaria ha ucciso quasi un milione di persone in tutto il mondo, ma le siringhe di plastica monouso hanno garantito un trattamento sicuro contro di essa, prevenendo al contempo la trasmissione dovuta ad aghi contaminati. Le zanzariere, spesso realizzate in fibre di plastica, hanno fornito barriere fisiche contro le zanzare portatrici di malaria. Un altro brillante prodotto in plastica sono i teli di plastica trattati con insetticidi (ITPS), i quali vengono utilizzati nella costruzione di case e rifugi, e uccidono le zanzare al contatto. Negli ultimi 25 anni questi prodotti in plastica hanno ridotto significativamente i tassi di infezione da malaria in tutto il mondo, soprattutto in Africa, e hanno dimezzato i decessi annuali per malaria.

Ecco il quadro generale degli ultimi 25 anni: con l'aumento della produzione di plastica in tutto il mondo, i tassi di mortalità per malaria sono diminuiti e la povertà è diminuita drasticamente. Secondo The Economist, la produzione globale di plastica è raddoppiata tra il 2000 e il 2021, passando da 234 milioni di tonnellate a quasi 460 milioni. Nello stesso periodo la povertà estrema (definita come vivere con meno di $2,15 al giorno) è scesa da circa il 28% della popolazione mondiale ad appena l'8,5%, secondo i dati della Banca Mondiale. Il FMI prevede che i tassi di povertà scenderanno ulteriormente a circa il 7% entro la fine del 2025.

Il legame tra l'aumento dell'uso della plastica, la riduzione della povertà e il calo dei decessi per malaria è impressionante. La plastica potrebbe essere l'eroe sconosciuto ai più nella lotta contro la povertà e le malattie? E se lo è, dobbiamo anche affrontare una domanda difficile: l'inquinamento da plastica è un compromesso accettabile, o addirittura inevitabile, per ridurre la sofferenza umana?

Il modo di pensare economico richiede di riconoscere i compromessi. In un mondo fatto di scarsità, non ci sono soluzioni perfette. Risolvere un problema spesso ne crea, o ne aggrava, un altro. La contaminazione da plastica è senza dubbio allarmante. Mentre scrivo queste parole, non posso fare a meno di ragionare sul pensiero inquietante che frammenti microscopici di plastica potrebbero circolare nel mio cervello proprio in questo momento. Ma qual è l'alternativa? Se smettessimo di usare la plastica domani, le catene di approvvigionamento globali collasserebbero, il cibo non raggiungerebbe le persone che ne hanno bisogno nelle aree remote e milioni di persone perderebbero l'accesso a forniture mediche salvavita. Siamo disposti ad accettare questo aumento della sofferenza umana per vivere in un mondo senza plastica? Io no.

Il ruolo della plastica nella riduzione della povertà è immenso. La plastica permette ai poveri di migliorare la propria salute e di accedere più facilmente al cibo e ad altri beni. Per il miliardo più povero del pianeta, i benefici della plastica superano di gran lunga i suoi svantaggi ambientali.

Ovviamente dobbiamo cercare di gestire i rifiuti di plastica in modo responsabile. I nostri attuali tassi di riciclaggio si attestano intorno al nove percento, una percentuale ancora troppo bassa. Altre importanti priorità associate all'uso della plastica sono l'innovazione nelle tecnologie di riciclaggio, il miglioramento delle infrastrutture di raccolta dei rifiuti e una gestione più sicura delle discariche. Infine, ma non meno importante, dovremmo cercare di utilizzare meno plastica ogni volta che è superfluo.

La domanda globale di plastica continuerà ad aumentare, mentre i tassi di povertà mondiale continueranno a diminuire. Forse accettare entrambe le tendenze è il miglior compromesso che l'umanità possa realisticamente raggiungere in questo momento: il mondo di domani sarà un mondo con meno povertà e più plastica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 5 agosto 2025

Fuori di testa per la Georgia

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, Il Grande Default : https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non pu avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorit . Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di David Stockman

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/fuori-di-testa-per-la-georgia)

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il “Mobilizing and Enhancing Georgia's Options for Building Accountability, Resilience, and Independence Act” (MEGOBARI Act) con 349 voti a favore e 42 contrari. Questi ultimi hanno visto la partecipazione di 34 Repubblicani non interventisti, sostenitori di America First, e di soli 8 Democratici dell'ala AOC. Il resto della massa bipartisan dell'Unipartito ha votato a favore della più stupida legge ficcanaso che si intromette in questioni che non riguardano assolutamente l'America.

La Georgia in questione è un piccolo Paese situato in un angolo remoto del Caucaso meridionale. Ciò che la legge fa è mobilitare l'intero governo di Washington – comprese sanzioni, aiuti esteri e persino la potenza militare – per punire il suo principale partito politico, “Sogno Georgiano”, per non essere sufficientemente antirusso e filo-atlantista.

Vediamo. Per quanto ne sappiamo, il piccolo puntino rosso sulla mappa qui sotto non potrebbe essere individuato da uno su cento membri del Congresso senza una freccia colorata. È ovvio che la Georgia sia circondata dall'Orso Russo e, di fatto, è stata una parte integrante dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche per oltre 70 anni, avendo notoriamente dato i natali persino a Joseph Stalin in persona. E 120 anni prima era stata parte integrante della Russia zarista dopo l'annessione di un regno precedente nel 1801.

Allo stesso tempo la sua capitale, Tbilisi, si trova a 3.500 chilometri in linea d'aria dal punto più vicino all'Atlantico, altrimenti noto come Canale della Manica. Mai, in tutta la storia, prima delle agitazioni neoconservatrici degli ultimi due decenni, nessuno al mondo aveva associato la Georgia al mondo atlantico.

Allora perché diavolo qualcuno può pensare che questo Paese non abbia il diritto – nella sua saggezza o meno – di ignorare le richieste di adesione alla NATO e non debba avere buoni rapporti con il suo grande vicino di casa, e parente storico, che è stata la linea di politica del partito Sogno Georgiano fin dalla sua ascesa al potere nel 2012?

I 3,8 milioni di abitanti della Georgia sono appena quelli di Los Angeles; il suo PIL di $34 miliardi equivale a circa 8 ore di produzione statunitense; il suo anemico reddito nazionale pro capite di $9.150 è all'incirca uguale a quello della Repubblica Dominicana.

Quindi, cosa diavolo c'entra questo con la sicurezza nazionale degli Stati Uniti? E perché mai il Congresso insiste affinché la Georgia entri nella NATO, che a sua volta avrebbe dovuto essere sciolta 34 anni fa, quando l'Impero Sovietico scomparve nel dimenticatoio della storia? Inoltre la minuscola forza armata della Georgia, composta da 20.000 uomini, non è nemmeno la metà dei 53.000 dipendenti del dipartimento di polizia di New York.

Tuttavia il MEGOBARI Act insiste sul fatto che la Georgia è fondamentale per gli interessi nazionali degli Stati Uniti e che deve diventare un alleato nella battaglia contro la presunta aggressione russa:

Il consolidamento della democrazia in Georgia è fondamentale per la stabilità regionale e gli interessi nazionali degli Stati Uniti [...] (quindi) la linea di politica degli Stati Uniti è quella di sostenere le aspirazioni costituzionalmente dichiarate della Georgia di diventare membro dell’Unione Europea e della NATO, di continuare a sostenere la capacità del governo della Georgia di proteggere la propria sovranità e integrità territoriale [...] (e) di combattere l’aggressione russa, anche attraverso sanzioni sul commercio contro di essa e l’attuazione e l’applicazione di sanzioni mondiali contro la Russia.

Ebbene, dopo la calamità di una sequenza infinita delle Guerre Infinite e il catastrofico spreco di $160 miliardi di risparmi americani nella guerra per procura del tutto inutile contro la Russia nella vicina Ucraina, è quasi impossibile immaginare cosa stiano pensando questi idioti di Capitol Hill.

La verità è che alla sicurezza nazionale americana non importa un fico secco di chi governa la Georgia e se la sua politica estera sia filo-russa, anti-russa, o puntigliosamente neutrale come quella della Svizzera. E l'ultima cosa che Washington dovrebbe fare è tentare di mettere un altro cavallo di Troia della NATO alle porte della Russia, quando il fatto è che quest'ultima non rappresenta alcuna minaccia per la sicurezza nazionale americana.

Tanto per ricordarlo: il PIL russo da $2.000 miliardi rappresenta solo il 7% dei $29.000 miliardi dell'economia americana; il suo bilancio ordinario per la difesa, pari a $70 miliardi, rappresenta solo il 7% del mostro da $1.000 miliardi del Pentagono; la sua forza nucleare è orientata alla deterrenza proprio come la nostra, senza nulla che si avvicini minimamente a una capacità di primo attacco; la sua capacità di trasporto aereo e marittimo convenzionale è così scarsa che non riuscirebbe a far arrivare nemmeno un battaglione sulla sua portaerei degli anni '80 prima che venisse relegata a far compagnia allo scrigno di Davy Jones dalle formidabili difese costiere americane.

In altre parole, tutta questa baraonda legislativa per conto di un “alleato” di cui non abbiamo bisogno, e che in ogni caso non desidera esserlo, mira a indebolire ulteriormente la Russia, che non rappresenta in alcun modo una minaccia per la sicurezza nazionale americana. Eppure questi legislatori dell'Unipartito, ossessionati dalla guerra, intendono fare tutto il possibile per spingere l'Impero statunitense nel profondo dell'Eurasia.

Subito dopo aver dichiarato che la linea di politica degli Stati Uniti è quella di imporre la propria volontà alla Georgia e degradare la Russia, il disegno di legge impone la consegna alle commissioni del Congresso di una relazione classificata appositamente preparata “che esamini la penetrazione di elementi dell'intelligence russa e delle loro risorse in Georgia; include un allegato che esamina l'influenza cinese e la potenziale intersezione della cooperazione russo-cinese in Georgia”.

Cosa?! Non sono affari di Washington se il governo eletto di Sogno Georgiano di un remoto micro-Paese irrilevante per la sicurezza nazionale americana sceglie di tollerare, o ignorare, la presenza nel suo Paese di presunti agenti dell'intelligence straniera. Per l'amor del cielo, con questo standard gli Stati Uniti dovrebbero chiudere metà delle loro 200 ambasciate in tutto il mondo perché pullulano di agenti della CIA che operano sotto copertura diplomatica e di agenti di NED, USAID, International Broadcasting Agency e altri il cui compiuto è cambiare i governi.

Infatti l'assoluta arroganza di questa parte del disegno di legge in particolare non può essere negata. L'implicazione nella relativa sezione del MEGOBARI Act sulle sanzioni è che Washington intraprenderebbe una guerra economica contro un Paese che non ha mai fatto alcun male all'America, e non ha la capacità di farlo, nonostante alcuni idioti ideologici e ficcanaso a Washington sostengano il contrario.

Il disegno di legge autorizza inoltre il Presidente a iniziare a usare l'arma interventista per eccellenza, le sanzioni, contro i membri del Parlamento georgiano e i funzionari dei partiti politici che “si sono consapevolmente macchiati di significativi atti di corruzione, violenza, o intimidazione in relazione al blocco dell'integrazione euro-atlantica in Georgia”.

Ecco fatto: il Congresso degli Stati Uniti afferma di avere giurisdizione sulla politica estera di quasi ogni nazione del pianeta. E se ci fossero dubbi su questa intenzione, un ulteriore testo statutario chiarisce che, se necessario, la Georgia verrebbe arruolata per un servizio militare contro la Russia, come disposto da Washington:

[...] in consultazione con il Segretario alla Difesa [...] per espandere la cooperazione militare con la Georgia, anche fornendo ulteriori equipaggiamenti di sicurezza e difesa ideali per la difesa territoriale contro l’aggressione russa e relativi elementi di addestramento, manutenzione e supporto alle operazioni.

Se il passaggio qui sopra sembra un'altra Ucraina in divenire, la somiglianza è in realtà ancora più sorprendente. Questo perché quello che abbiamo qui è un altro problema di adattamento territoriale ed etnico, scaturito dalla disgregazione dell'Unione Sovietica. E come nel caso dell'Ucraina, i neoconservatori e i mercanti d'armi di Washington l'hanno trasformato in una questione di “Stato di diritto” e di sovranità di confine, che, come nel caso dell'Ucraina, non lo è affatto.

Infatti, come il colpo di stato a Kiev del febbraio 2014 sponsorizzato da Washington, la Rivoluzione delle Rose in Georgia del 2003, che rovesciò il presidente sovietico e filo-russo, Eduard Shevardnadze, ebbe non poco sostegno dai soliti noti di Washington: NED, USAID, Dipartimento di Stato e CIA. Proteste diffuse, guidate da Mikheil Saakashvili, un provocatore addestrato da ONG sponsorizzate da Washington, culminarono con l'assalto dei dimostranti al parlamento con rose rosse, chiedendo le dimissioni di Shevardnadze. Queste ultime si verificarono nel novembre 2003, seguite da nuove elezioni.

Sostenuto dall'appoggio statunitense ed europeo, inclusi milioni di dollari stanziati dall'USAID per la mobilitazione elettorale e dall'Open Society Institute di George Soros, Saakashvili vinse le elezioni presidenziali del gennaio 2004. Questo, a sua volta, diede inizio a un programma filo-occidentale che mirava all'integrazione nella NATO e nell'UE e al ripristino dell'integrità territoriale della Georgia sulle province separatiste dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia. Di conseguenza il suo governo aumentò massicciamente la spesa militare (dallo 0,8% del PIL nel 2003 all'8% nel 2008) e condusse operazioni per riaffermare il controllo su queste regioni separatiste, che portarono agli scontri del 2004 in Ossezia del Sud e all'operazione delle Gole di Kodori in Abkhazia nel 2006.

Queste regioni separatiste, raffigurate nella mappa qui sotto, erano enclave etniche distinte che parlavano un dialetto iraniano diverso da quello della popolazione principale della Georgia. Durante il periodo sovietico, infatti, queste due province erano state amministrate indipendentemente dalla Repubblica Georgiana, perché persino i comunisti si rendevano conto che le popolazioni non erano compatibili. Così, alla caduta dell'Unione Sovietica, entrambe le province dichiararono la propria indipendenza e da allora in poi operarono su base separatista di fatto.

Tuttavia l'escalation delle tensioni in Ossezia del Sud tra la grande maggioranza osseta e i villaggi georgiani minoritari spinse Saakashvili a lanciare un'offensiva militare nell'agosto 2008, prendendo di mira Tskhinvali, la capitale dell'Ossezia del Sud. Un successivo rapporto dell'UE sul conflitto condannò il “bombardamento indiscriminato con fuoco di artiglieria” della Georgia come causa dello scoppio della guerra.

Infatti nell'Ossezia settentrionale era presente anche una consistente popolazione osseta, rimasta in territorio russo dopo la dissoluzione dell'URSS nel 1991. Di conseguenza la Russia rispose all'offensiva georgiana con un massiccio contrattacco che respinse l'esercito georgiano dall'Ossezia meridionale e portò a una tregua mediata dalla Francia, che lasciò l'Ossezia meridionale e l'Abkhazia occupate dalle forze russe.

Successivamente queste due regioni separatiste furono riconosciute da Mosca come stati indipendenti e da allora sono rimaste fuori dal controllo georgiano. L'errore di calcolo di Saakashvili nello scatenare la guerra contro l'Ossezia del Sud nel 2008 e i continui fallimenti economici in Georgia portarono alla sua caduta nel 2012. Nell'ottobre di quell'anno il partito filorusso Sogno Georgiano, guidato dal miliardario Bidzina Ivanishvili, salì al potere con una vittoria democratica alle elezioni parlamentari, ottenendo il 55% dei voti e sconfiggendo il Movimento Nazionale Unito di Mikheil Saakashvili.

Tuttavia la disputa etnica locale del 2008, in aree così piccole da essere appena paragonabili a un puntino nel riquadro nero che raffigura la Georgia nell'angolo in alto a destra della mappa, è diventata la base per l'affermazione neoconservatrice secondo cui la Russia è una pericolosa potenza espansionista che deve essere fermata a ogni costo.

Ed è semplicemente assurdo. Nel panorama globale della storia recente, il conflitto dell'Ossezia del Sud del 2008, in questo angolo sperduto del pianeta, e che ha causato solo 228 vittime civili e 169 morti tra i militari, è stato un nulla di fatto. L'ennesima frittata tra “nazionalità” frammentate sparse lungo i confini russi quando l'Unione Sovietica è caduta e secoli di espansione territoriale zarista e comunista sono stati improvvisamente, e spesso, violentemente annullati.

In altri termini, non c'erano principi universali in gioco nel modo in cui i frammenti dell'Impero sovietico furono sistemati dopo il 1991. Si è trattato solo di un episodio isolato della storia e che non ha alcuna attinenza con la sicurezza nazionale americana.

Di conseguenza è stata solo l'aggressione ideologica del Partito della Guerra a Washington e dei suoi finanziatori nel complesso militare-industriale a causarne la diffusione. E ciò è avvenuto soprattutto attraverso istituzioni obsolete come la NATO e la cosiddetta Commissione di Helsinki del Congresso degli Stati Uniti – quest'ultima la vera istigatrice di questa assurda legislazione ficcanaso.

Washington non ha smesso di impegnarsi per provocare un atteggiamento anti-russo a Tbilisi, anche quando il suo stesso governo, dal 2012, ha scelto di rimanere amichevole con il vicino russo e di astenersi da qualsiasi tentativo di adesione alla NATO.

Tutto questo è abbastanza chiaro. Il MEGOBARI Act è una sciocchezza sfacciata. Nulla di ciò che è accaduto negli ultimi trent'anni sulla mappa qui sopra riguarda la sicurezza nazionale dell'America, a 10.000 chilometri di distanza, dall'altra parte del fossato atlantico.

Il fatto che una schiacciante maggioranza della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti abbia ritenuto opportuno promulgare questa follia dimostra che Washington è la capitale mondiale della guerra. Invece di concentrarsi sul vero problema – tamponare l'enorme flusso di deficit di bilancio della nazione attraverso una radicale riforma dei sussidi e tagliare del 50% il bilancio militare americano da $1.000 miliardi – la maggioranza dell'Unipartito si aggrappa alle illusioni di un Impero al collasso.

Inoltre, non c'è mistero sul perché. Dopo decenni di dominio del complesso militare-industriale a Capitol Hill sono rimasti pochi funzionari eletti che abbiano vissuto la vera Guerra Fredda prima del 1991. Quindi si aggrappano a istituzioni ormai del tutto residuali, come la NATO e alleanze globali, quando nel mondo multipolare di oggi non ce n'è più bisogno.

Infatti un esame delle carriere dei quattro principali sostenitori (Steve Cohen, Joe Wilson, Richard Hudson, Marc Veasey) dell'Unipartito di questa legge assolutamente assurda vi dirà tutto ciò che c'è da sapere. Sono politici arrivisti che complessivamente hanno servito al Congresso per 65 anni e hanno trascorso complessivamente 128 anni al servizio della comunità.

Naturalmente i profittatori arrivisti sono sempre alla ricerca di missioni e progetti per giustificare la propria esistenza e per trovare l'occasione di far sentire la propria voce. Ma tentare di arruolare la Georgia, uno stato senza potere decisionale, contro la volontà del suo stesso elettorato, nell'assurda crociata di Washington contro Putin e la Russia si riduce sicuramente a un livello di menzogna a dir poco imbarazzante.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 4 agosto 2025

Epstein & Russiagate

Lo scandalo Russiagate è di proporzioni epiche. Le conseguenze giudiziarie dello stesso rappresenteranno la pietra tombale sulle infiltrazioni europee nelle stanze dei bottoni americane. La presidenza Obama, infatti, è stata il simbolo di questa infiltrazione: dal Dodd-Frank Act al JCPOA, il suo mandato è stato caratterizzato dalla demolizione della credibilità americana a più livelli. Il primo ingessava a tal punto il sistema bancario commerciale da far proliferare quello ombra e alimentare il mercato degli eurodollari; il secondo aiutava l'Europa a ottenere energia a basso costo, teneva aperta una porta sul retro in Iran e perpetuava il gioco “divide et impera” nella regione affinché la si potesse controllare senza disturbi (chi ci perdeva erano gli USA perché cani da guardia della situazione, la quale se fosse degenerata li avrebbe risucchiati e impantanati in un'ennesima guerra inutile). “Cui prodest”? Europa e Inghilterra. La prima presidenza Trump ha rappresentato una rottura col passato, materializzatasi formalmente nel 2019 quando JP-Morgan fece saltare consapevolmente il mercato dei pronti contro termine rifiutandosi di accettare come collaterale titoli europei a copertura dei finanziamenti in suddetto mercato. Ma questa è una storia che trovate nel mio ultimo libro, “Il Grande Default”. Di conseguenza i documenti declassificati da Tulsi Gabbard e riguardanti le nefandezze di Obama aprono la porta a uno scandalo superiore rispetto a quello di Epstein. Quest'ultimo potremmo definirlo “l'uomo delle connessioni”, lo scandalo sessuale è solo un paravento e uno specchietto per le allodole se confrontato a tale aspetto più profondo. Quello che penso è che Trump, avendo cavalcato il caso durante la campagna elettorale di fronte a una parte della sua base elettorale, si è accorto, una volta in carica, che non esisteva nessuna lista. Quello che dovrebbe importare del caso Epstein dovrebbe essere la pletora di ONG che ha contribuito a creare (tra cui la Clinton Foundation) e che sappiamo hanno rappresentato uno dei volani per eccellenza con cui far volare dollari all'estero e infiltrati ostili internamente (es. USAID docet). Detto ciò, la bufala del Russiagate, però, è ordini di grandezza superiori più grave rispetto al caso Epstein. Non solo ha il potenziale di mandare in prigione uno dei fautori principali del declino americano, ovvero Obama, ma di smantellare quella rete sotterranea di influenze che hanno i Dem. I tentacoli di questa piovra non finiscono negli Stati Uniti, ma si estendono al mondo intero.

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di Peder Zane

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/epstein-and-russiagate)

Stiamo parlando di due storie diverse e di portata diversa.

La prima riguarda la marcia indietro del presidente Trump sulle promesse di pubblicare i documenti governativi collegati al defunto Jeffrey Epstein.

La seconda riguarda le prove che il presidente Obama e i suoi alti funzionari hanno diffuso la falsa narrazione che dipingeva Trump come un agente traditore al soldo della Russia, cosa che ne ha ostacolato, e non poco, il primo mandato.

Mentre la saga di Epstein è una squallida baraonda priva di significato profondo, le nuove rivelazioni sulla bufala russa forniscono dettagli scottanti su uno degli scandali politici più grandi della storia americana.

Indovinate quale stanno usando i media generalisti? Quale stanno cercando di seppellire?

La risposta è ovvia. Se solo affermarlo fosse sufficiente, potremmo ridere della copertura prevedibile e faziosa dei media generalisti. Non è gente seria, purtroppo è gente tremendamente noiosa nei suoi continui tentativi di diffamare Trump, nascondendo al contempo i propri illeciti. La copertura contrastante delle storie di Epstein e del Russiagate è solo l'ultimo esempio di un mondo mediatico che ha perso la bussola.

Innanzitutto, Epstein. Nelle ultime settimane i media generalisti hanno trattato la vicenda come se si trattasse del Watergate. Il New York Times, ad esempio, ha pubblicato più di 50 articoli e pezzi d'opinione su Epstein e Trump tra il 16 e il 23 luglio.

Gran parte del resto dei media generalisti ha seguito l'esempio. A parte una storia salace, seppur insignificante, propinata al Wall Street Journal – secondo cui Trump potrebbe aver contribuito con una lettera scurrile a un libro di auguri per Epstein 23 anni fa – nessuno di loro ha diffuso la notizia, o l'ha fatta avanzare.

L'ultimo articolo di grande successo scritto su Epstein è stato quello di Lee Fang del 21 maggio per RealClearInvestigations, in cui rivelava come i funzionari delle Isole Vergini americane, tra cui la deputata democratica Stacey Plaskett, avrebbero tratto vantaggio da Epstein e lo proteggevano, il quale portava delle ragazzine su un'isola privata di sua proprietà.

Sì, la saga di Epstein è una storia vera. Nonostante le affermazioni contrarie dei media generalisti, c'era una cricca di uomini ricchi e influenti che si divertivano con Epstein – e quasi certamente alcuni di loro facevano sesso con giovani ragazze. Ma è improbabile che le prove di tali atti criminali siano dettagliate nel materiale in possesso del governo federale. Ciononostante l'amministrazione Trump dovrebbe rendere pubblico ciò che ha e lasciare che le cose vadano come devono per queste persone amorali che si sono legate a una persona disgustosa; oppure Trump dovrebbe spiegare apertamente perché questa è una cattiva idea. Un resoconto completo potrebbe essere difficile, data la sentenza recente di un giudice federale della Florida secondo cui la legge “non consente” la divulgazione della testimonianza segreta del Gran Giurì su Epstein, come richiesto dal Dipartimento di Giustizia.

È significativo che la recente copertura mediatica si concentri così tanto su Trump. L'ironia è che sembra essere uno dei pochi uomini onesti nella storia di Epstein. I due erano apparentemente amici un tempo, anche se probabilmente non così vicini, data la mancanza di articoli che li collegassero prima che Trump si candidasse. Sappiamo che Trump è stata una delle poche persone a prendere le distanze da Epstein molto prima che quest'ultimo si dichiarasse colpevole di crimini sessuali nel 2008. Trump ha bandito Epstein da Mar-a-Lago prima del suo arresto, presumibilmente a causa del suo comportamento inquietante nei confronti di una minorenne. Ci sono anche segnalazioni secondo cui Trump potrebbe essere stato colui che ha allertato le autorità sulle predazioni di Epstein, forse non per coscienza ma probabilmente a causa di una controversia immobiliare.

Mentre le testate giornalistiche mainstream si concentrano sulla storia di Epstein, minimizzano le recenti rivelazioni che descrivono dettagliatamente gli sforzi dell'amministrazione Obama per promuovere la bufala Trump/Russia. Secondo i media generalisti la sua amministrazione avrebbe declassificato una serie di nuovi documenti per distogliere l'attenzione dallo scandalo Epstein e per vendicarsi dei suoi presunti nemici.

Qualunque siano le motivazioni di Trump, i documenti appena divulgati sono significativi. Come ha riportato Aaron Maté questa settimana per RealClearInvestigations, essi sono la “conferma” ufficiale della bufala del Russiagate – la Valutazione della Comunità di Intelligence completata nel gennaio 2017 e i rapporti del Procuratore Speciale Robert Mueller e della Commissione del Senato che indaga sulla questione – “hanno tutti escluso i dubbi e le lacune probatorie segretamente individuati dalla stessa comunità di intelligence sull'accusa principale di ingerenza russa”.

La complessa cronologia degli eventi descritta da Maté rende questo punto chiaro: i sospetti che la Russia avesse interferito nelle elezioni del 2016 sono stati riconfezionati come presunti fatti dopo la sorprendente vittoria di Trump nel 2016.

Sappiamo che Wikileaks pubblicò email rubate dal Comitato Nazionale Democratico nell'estate e nell'autunno del 2016. Tuttavia, osserva Maté, una valutazione dell'intelligence del settembre 2016 “non conteneva prove concrete che Putin avesse ordinato il furto di materiale del Partito Democratico nell'ambito di una campagna di influenza a favore di Trump”. Anche i precedenti reportage di Maté per RCI hanno dimostrato che non ci sono prove che la Russia abbia rimosso email dai server del Comitato Nazionale Democratico o le abbia trasmesse a qualcun altro.

Tale valutazione venne ignorata dopo la vittoria di Trump a novembre del 2016. È altrettanto chiaro che il presidente Obama abbia avuto un ruolo chiave nel promuovere la falsa narrazione dell'interferenza russa. Obama – che quell'estate era stato informato dei piani di Hillary Clinton di presentare Trump come un burattino del Cremlino per distogliere l'attenzione dallo scandalo delle sue email – richiese una nuova valutazione di intelligence nel dicembre 2016. Doveva essere un lavoro frettoloso che voleva portare a termine prima di lasciare l'incarico. Quella relazione, redatta in gran parte dall'allora direttore della CIA, John Brennan, soppresse i dubbi di FBI e NSA sulla presunta interferenza russa.

Obama andò oltre. Il 5 gennaio 2017 tenne un incontro nello Studio Ovale con diverse personalità, tra cui il direttore dell'allora FBI, James Comey. Due giorni dopo Comey informò il presidente eletto Trump del dossier Steele – una ricerca, falsa e approssimativa, finanziata dalla campagna elettorale della Clinton, che suggeriva che Trump e i suoi collaboratori fossero stati compromessi dai russi. Quel briefing divenne l'esca di cui i media anti-Trump avevano bisogno per dare rapidamente notizia del dossier fasullo, dando il via alle indagini sul Russiagate.

Due punti: in primo luogo, la Russia probabilmente ha tentato di interferire nelle elezioni del 2016, ma i fatti concreti che conosciamo – che abbiano acquistato una manciata di annunci pubblicitari sui social media e che abbiano probabilmente hackerato i server del DNC, sebbene senza prove di aver rimosso le email pubblicate da Wikileaks – non supportano la famosa affermazione della Relazione Mueller riguardo a un'azione “rampicante e sistematica”.

Ancora più importante, i Democratici e i media generalisti stanno cercando di far finta che abbiamo passato tre anni a discutere dell'ingerenza russa. In realtà, i loro sforzi miravano a dipingere Trump e i suoi soci come alleati traditori di un nemico straniero. Non si è mai trattato di interferenza, ma di collusione.

Credo che questo sia il peggior scandalo della storia americana, perché, a differenza del Watergate – i cui illeciti erano in gran parte confinati alla Casa Bianca – il cancro del Russiagate si è diffuso dalla Casa Bianca alla CIA, all'FBI e ai media generalisti. La mancanza di responsabilità per queste azioni ha dato ai Democratici e ai loro alleati nel mondo del giornalismo un senso di impunità. È per questo che si sono sentiti liberi di mentire sfacciatamente su altre cose, tra cui il portatile di Hunter Biden e la presunta acutezza mentale di Joe Biden.

Queste forze sono così impegnate a nascondere la propria doppiezza che non riescono mai ad ammettere la verità. Mentre le storie del Russiagate e di Epstein sono chiaramente di ordine diverso, i Democratici e i media generalisti continuano a diffondere insistentemente un'immagine speculare delle notizie, sostenendo che le nuove rivelazioni sulla corruzione ai vertici del governo federale siano semplicemente il tentativo di Trump di “deviare” l'attenzione dal caso Epstein.

È un'affermazione talmente ridicola da essere assurda, a meno che non lo facciano loro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 1 agosto 2025

Leggere tra le bugie

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, Il Grande Default : https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non pu avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorit . Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Joshua Stylman

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/leggere-tra-le-bugie)

Quando Avril Haines, Direttrice dell'Intelligence Nazionale, annunciò durante l'esercitazione pandemica Event 201 nel 2019 che avrebbero “inondato la zona di fonti attendibili”, pochi compresero questo anticipo di controllo coordinato delle narrazioni. Nel giro di pochi mesi lo abbiamo visto dispiegarsi in tempo reale: messaggistica unificata su tutte le piattaforme, soppressione del dissenso e controllo coordinato della narrazione che ha ingannato gran parte del mondo.

Ma non tutti sono rimasti ingannati. Alcuni hanno capito subito, mettendo in discussione ogni aspetto fin dal primo giorno; altri hanno pensato che si trattasse semplicemente di un governo incompetente che cercava di proteggerci. Molti inizialmente hanno accettato il principio di precauzione: meglio prevenire che curare. Ma poiché ogni fallimento politico puntava nella stessa direzione – verso un maggiore controllo e una minore azione umana – il modello è diventato impossibile da ignorare. Chiunque non fosse completamente assorbito dal sistema ha dovuto alla fine confrontarsi con il suo vero scopo: non proteggere la salute o la sicurezza, ma espandere il controllo.

Una volta riconosciuto questo schema di inganno, due domande dovrebbero sorgere immediatamente nella mente di ogni persona ogni volta che le notizie più importanti dominano i titoli dei giornali: “Su cosa stanno mentendo?” e “Da cosa ci stanno distraendo?”. Lo schema di inganno coordinato diventa inequivocabile. Basti pensare a come i media abbiano trascorso tre anni a promuovere le cospirazioni del Russiagate, alimentando una divisione sociale senza precedenti e gettando le basi per quella che sarebbe diventata la più grande operazione psicologica della storia. Oggi, mentre i media ci inondano di notizie sull'Ucraina, BlackRock si posiziona per trarre profitto sia dalla distruzione che dalla ricostruzione. Lo schema diventa inequivocabile una volta che lo si vede: crisi create ad arte che chiedono “soluzioni” pianificate in anticipo che espandono sempre il controllo istituzionale.

I media generalisti operano su un doppio inganno: depistaggio e manipolazione. Gli stessi conduttori che ci hanno venduto le armi di distruzione di massa in Iraq durante i telegiornali della sera, promosso la “collusione con la Russia” e insistito sul fatto che il portatile di Hunter Biden fosse “disinformazione russa” occupano ancora le fasce orarie di punta. Proprio come accade con la nomina di RFK Jr. all'HHS, lo schema è costante: attacchi coordinati sostituiscono il dibattito concreto, punti di discussione identici compaiono su tutte le reti e domande legittime vengono liquidate con la diffamazione anziché con le prove. Sbagliare sistematicamente non è un caso, è voluto. Il loro ruolo non è informare, ma fabbricare il consenso.

Il modello è chiaro: saturare i media con spettacoli emotivi, promuovendo al contempo i programmi istituzionali con un controllo minimo. Come si impara a riconoscere un sorriso falso, o a percepire una stonatura in un brano musicale, allo stesso modo si sviluppa un istinto per il tempismo.

Denaro e potere:

• Mentre i media erano concentrati sul 6 gennaio, BlackRock e Vanguard hanno silenziosamente rafforzato la loro presa sul mercato immobiliare residenziale.

• Mentre la stampa era ossessionata dal ban di Trump su Twitter, il Congresso ha approvato il più grande trasferimento di ricchezza con la scusa degli “aiuti Covid”.

• Mentre un’informazione senza fiato seguiva ogni mossa del processo a Johnny Depp, la FED ha stampato più denaro che in tutto il secolo precedente.

• Mentre i media ci inondavano di notizie sull’Ucraina, restrizioni senza precedenti sulla produzione di energia hanno rimodellato l’economia globale.

• Mentre i giornalisti seguivano con il fiato sospeso le accuse a Trump, le banche centrali acceleravano i piani per una valuta digitale programmabile.

Controllo sanitario:

• Mentre i media si concentravano sulla promozione del vaccino tramite le celebrità, un numero senza precedenti di giovani atleti è crollato in campo.

• Mentre le reti televisive trasmettevano ininterrottamente le sparatorie nelle scuole, i documenti rivelavano che Pfizer era a conoscenza di centinaia di effetti collaterali.

• Mentre la copertura mediatica si concentrava sulla “disinformazione” anti-vax, i dati delle assicurazioni mostravano tassi di mortalità in eccesso allarmanti.

Controllo digitale: 

• Mentre i media erano ossessionati dalla moderazione dei contenuti di Twitter, l’infrastruttura dell’ID digitale veniva costruita silenziosamente in tutto il mondo.

• Mentre la copertura mediatica si concentrava sulle preoccupazioni relative alla privacy di TikTok, le banche centrali hanno accelerato lo sviluppo delle valute digitali.

• Mentre gli infiniti dibattiti sui chatbot AI dominavano i titoli dei giornali, i sistemi di sorveglianza biometrica si espandevano a livello globale.

Man mano che questi inganni diventano più evidenti, emergono diverse forme di resistenza. La ricerca della verità assume forme diverse. Alcuni diventano esperti di inganni specifici: documentando i primi successi terapeutici con farmaci riadattati, scoprendo fallimenti nei protocolli ospedalieri, o esplorando l'impatto dei danni da vaccino. Altri sviluppano una prospettiva più ampia per comprendere come le narrazioni stesse vengano costruite.

La brillante capacità di Walter Kirn di riconoscere schemi ricorrenti colpisce il cuore della nostra realtà artificiale. I suoi tweet, che analizzano la copertura mediatica dell'omicidio dell'amministratore delegato di United, rivelano come persino i crimini violenti vengano ormai confezionati come spettacoli di intrattenimento, completi di archi narrativi e colpi di scena. Il lavoro di Kirn evidenzia una dimensione critica del controllo mediatico: trasformando ogni crisi in una narrazione di intrattenimento, l'attenzione viene deviata da questioni più profonde. Invece di chiedersi perché le tutele istituzionali falliscano, o chi ne tragga beneficio, il pubblico viene catturato da un'indignazione attentamente sceneggiata. Questa distrazione deliberata garantisce che i programmi istituzionali procedano senza controlli.

Il suo lavoro rivela come il confezionamento dell'intrattenimento sia al servizio del più ampio sistema di controllo. Mentre ogni indagine richiede una competenza specifica, questo schema di manipolazione narrativa si collega a una rete più ampia di inganni. Come scritto nei pezzi L'industria dell'informazione e Ingegnerizzare la realtà, tutto, dall'istruzione alla medicina, fino alla valuta stessa, è stato catturato da sistemi progettati per plasmare non solo le nostre scelte, ma la percezione stessa della realtà.

La cosa più rivelatrice è ciò che non coprono. Notate la rapidità con cui le notizie scompaiono quando minacciano interessi istituzionali. Ricordate la lista dei clienti di Epstein? L'accaparramento di terreni a Maui? I crescenti danni da vaccino? Il silenzio la dice lunga. Considerate le recenti testimonianze di informatori che rivelano preoccupazioni represse sulla sicurezza presso Boeing, un'azienda da tempo coinvolta con agenzie di regolamentazione e appalti governativi. Due informatori – entrambi ex-dipendenti che avevano lanciato l'allarme su problemi di sicurezza – sono morti in circostanze sospette. La copertura mediatica delle loro morti è scomparsa quasi da un giorno all'altro, nonostante le profonde implicazioni per la sicurezza pubblica e la responsabilità aziendale. Questo schema si ripete in innumerevoli casi in cui la responsabilità sconvolgerebbe strutture di potere radicate, lasciando domande cruciali senza risposta e narrazioni strettamente controllate.

Queste decisioni non sono casuali: sono il risultato delle caratteristiche dei media moderni, dell'influenza degli inserzionisti e della pressione dei governi, garantendo che la narrazione resti strettamente controllata.

Ma forse la cosa più sorprendente non è l'inganno dei media in sé, ma quanto profondamente plasmano la realtà dei loro consumatori. Osservate con quanta sicurezza ripetono frasi chiaramente elaborate nei think tank. Ascoltate come ripetono a pappagallo punti di vista con convinzione religiosa: “Il 6 gennaio è stato peggio dell'11 settembre”, “Fidatevi della scienza ™”, “C'è in gioco la democrazia” e, forse la menzogna più infame della storia moderna, “Sicuro ed efficace”.

La classe dei sedicenti esperti si dimostra particolarmente suscettibile a questa programmazione. La loro competenza diventa una prigione di status: più investono nell'approvazione istituzionale, più difendono con fervore le narrazioni istituzionali. Guardate con quanta rapidità un medico che mette in dubbio la sicurezza dei vaccini perde la licenza, con quanta rapidità un professore che mette in discussione l'ideologia di genere affronta una revisione, con quanta rapidità un giornalista che esce dai ranghi viene inserito nella lista nera.

Il sistema garantisce il rispetto delle regole attraverso la cattura economica: il mutuo diventa il vostro guinzaglio, il vostro status professionale la vostra guardia carceraria. Lo stesso avvocato che si vanta del suo pensiero critico bloccherà aggressivamente qualsiasi messa in discussione delle narrazioni ufficiali. Il professore che insegna a “mettere in discussione le strutture di potere” diventa furioso quando gli studenti mettono in discussione le aziende farmaceutiche.

La validazione circolare rende la programmazione quasi impenetrabile:

• I media citano gli “esperti”

• Gli esperti citano studi sottoposti a revisione paritaria

• Gli studi sono finanziati dall'industria

• L'industria plasma la copertura mediatica

• I “fact-checker” citano il consenso dei media

• Il mondo accademico fa rispettare le conclusioni approvate

Questo circolo vizioso forma un perfetto circuito chiuso.

Ogni componente convalida gli altri, escludendo al contempo informazioni esterne. Provate a trovare il punto di accesso alla verità in questo sistema chiuso. L'orgoglio della classe degli esperti per il proprio pensiero critico diventa ironico: esternalizzano le proprie opinioni a “fonti autorevoli”.

La cosa più inquietante è la loro spontanea volontà di rinunciare alla sovranità. Guardateli mentre si arrendono:

• “Seguo la scienza” (traduzione: aspetto conclusioni approvate)

• “Secondo gli esperti...” (traduzione: non penso con la mia testa)

• “I fact-checker dicono...” (traduzione: lascio che siano gli altri a stabilire la verità)

• “Il consenso è...” (traduzione: mi allineo con il potere)

La loro empatia diventa un'arma usata contro di loro. Mettere in discussione i lockdown? Stai uccidendo la nonna. Dubitare della chirurgia di transizione per i minori? Stai causando suicidi. Resistere alle iniziative di equità? Stai perpetuando l'oppressione. La programmazione funziona facendo percepire la resistenza come crudeltà.

Qualcosa di straordinario sta accadendo sotto il rumore di superficie, però: un autentico risveglio che sfida i tradizionali confini politici. Lo si vede nei sottili scambi tra colleghi quando le narrazioni ufficiali mettono a dura prova la credibilità; nel silenzio crescente alle cene, mentre i discorsi propagandistici cadono nel vuoto; negli sguardi complici tra sconosciuti quando il teatro della salute pubblica raggiunge nuove vette di assurdità.

Questo non è un movimento in senso tradizionale – non può esserlo, poiché le strutture dei movimenti tradizionali sono vulnerabili a infiltrazioni, sovversioni e cattura – è più simile a un'emergenza spontanea, un risveglio distribuito senza una leadership centrale o un'organizzazione formale. Chi vede attraverso gli schemi riconosce la formazione di massa per quello che è, mentre i suoi soggetti proiettano la propria programmazione sugli altri liquidando gli schemi sopraccitati come “teorie del complotto”, “antiscienza”, o altre etichette progettate per impedire un'analisi autentica.

La verità più difficile da accettare non è riconoscere la programmazione, ma confrontarsi con il suo significato per la coscienza umana e per la società stessa. Stiamo assistendo a prove in tempo reale che dimostrano come la maggior parte delle menti umane possa essere catturata e reindirizzata attraverso sofisticate operazioni psicologiche. I loro pensieri non sono i loro, eppure morirebbero per difendere ciò in cui sono stati programmati per credere.

Non si tratta più solo di critica: è una questione esistenziale sulla coscienza umana e sul libero arbitrio. Cosa significa quando la capacità di pensiero indipendente di una specie può essere così dirottata? Quando l'empatia naturale e gli istinti morali diventano armi di controllo? Quando l'istruzione e la competenza riducono la resistenza alla programmazione?

Quest'ultima funziona perché dirotta le pulsioni umane fondamentali:

• Il bisogno di accettazione sociale (ad esempio, mascherarsi come simbolo visibile di conformismo);

• Il desiderio di essere visti come buoni/morali (ad esempio, adottare certe posizioni su questioni sociali senza una comprensione più profonda);

• L'istinto di fidarsi dell'autorità (ad esempio, la fiducia nei funzionari della sanità pubblica nonostante i ripetuti cambiamenti di politica);

• La paura dell'ostracismo (ad esempio, evitare il dissenso per mantenere l'armonia sociale);

• Il conforto del conformismo (ad esempio, ripetere a pappagallo le narrazioni per evitare la dissonanza cognitiva);

• La dipendenza dallo status (ad esempio, segnalare la conformità per mantenere la posizione professionale o sociale).

Ogni tratto umano naturale diventa una vulnerabilità da sfruttare. I più istruiti diventano i più programmabili perché la loro dipendenza dallo status è più profonda. Il loro “pensiero critico” diventa un copione in esecuzione su un hardware corrotto.

Questa è la sfida più importante del nostro tempo: la coscienza umana può evolversi più velocemente dei sistemi progettati per dirottarla? Il riconoscimento di schemi e la consapevolezza possono diffondersi più velocemente del consenso artificiale? Un numero sufficiente di persone può imparare a leggere tra le bugie prima che la programmazione sia completa?

La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Non si tratta solo di politica o di alfabetizzazione mediatica: si tratta del futuro della coscienza umana stessa. Se la nostra specie manterrà la capacità di pensiero indipendente potrebbe dipendere da coloro che ancora vi riescono ad accedere, aiutando gli altri a liberarsi dall'incantesimo.

La matrice del controllo si intensifica ogni giorno che passa, ma lo stesso vale per il risveglio. La domanda è: cosa si diffonde più velocemente, la programmazione o la consapevolezza? Il nostro futuro come specie potrebbe dipendere da questa risposta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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