mercoledì 1 aprile 2020

Finanziarizzazione: perché adesso il settore finanziario domina sull'economia globale





di Ryan McMaken


Leggere le notizie nel mondo di oggi significa confrontarsi con una vasta gamma di storie sull'organizzazione e le istituzioni finanziarie. Le notizie su banche centrali, tassi d'interesse e debito infestano ogni pagina di giornale.

Ma non sempre il settore finanziario e le istituzioni finanziarie sono state considerate così importanti. La politica in generale non sempre è stata intenzionata a sostenere le banche, mantenere bassi i tassi d'interesse e garantire un flusso sempre maggiore di prestiti a tassi ridicoli. Parlare nel dettaglio delle banche centrali, presupponendo che questi cambiamenti avessero un impatto diretto su quasi ogni aspetto della nostra vita, non sempre è stata la norma.

Ma è qui che siamo adesso.

Il cambiamento è reale ed è stato definito "finanziarizzazione". È nata da un'economia che via via s'è sempre più focalizzata sul settore finanziario rispetto ad altre aree economiche. Gli studiosi hanno suggerito molte ragioni per la sua nascita, ma spesso finiscono per incolpare i mercati. Infatti la vera causa sono decenni di politica statale e della banca centrale dedicati a far salire i prezzi degli asset sui mercati finanziari e al salvataggio del settore finanziario.



Che cos'è la finanziarizzazione?

"Finanziarizzazionr" è un termine usato per descrivere il processo attraverso il quale istituzioni finanziarie, come banche e hedge fund, hanno assunto il controllo delle economie e dei sistemi politici in gran parte del mondo.

L'economista Gerald Epstein fornisce una definizione: "La crescente importanza dei mercati finanziari, dei motivi finanziari, delle istituzioni finanziarie e delle élite finanziarie nel funzionamento dell'economia e delle sue istituzioni di governo".

La sociologa Greta Krippner ne fornisce un'altra: "La tendenza a realizzare profitti nell'economia si verifica sempre più attraverso canali finanziari piuttosto che attraverso attività produttive". 2

Alcuni studiosi hanno tentato di misurare la prevalenza della finanziarizzazione negli Stati Uniti. Forse l'esempio più comunemente indicato di finanziarizzazione è l'espansione delle armi finanziarie delle case automobilistiche statunitensi.

All'inizio degli anni 2000, la maggior parte dei profitti di GM proveniva dalle sue operazioni finanziarie e non dalla produzione automobilistica e l'indice S&P 500 è diventato sempre più dominato dalle società finanziarie.

Gli storici della finanziarizzazione in genere pongono le sue origini alla fine degli anni '70 o durante gli anni '80. Uno studio spesso citato di Lin e Tomaskovic-Devey mostra che il "rapporto tra entrate finanziarie e profitti" è più che raddoppiato negli anni '80 e poi è ulteriormente accelerato negli anni '90. Né questa tendenza è rimasta specifica agli Stati Uniti. I dati comparativi mostrano che la maggior parte dei Paesi ricchi ha subito trasformazioni simili.



Cosa dicono gli anticapitalisti riguardo le cause della finanziarizzazione?

Le cause della finanziarizzazione sono state a lungo dibattute. Alcune suggerite dagli studiosi sono basate sull'economia e altre sono sociologiche e culturali.

La finanziarizzazione è endemica al capitalismo in fase avanzata

L'accusa che la finanziarizzazione faccia parte della naturale evoluzione dei mercati ha le sue radici nel marxismo. Alcuni autori hanno affermato che la finanziarizzazione sia un processo ciclico che risale ai primi giorni del capitalismo, come descritto, ad esempio, da Giovanni Arrighi nel suo libro The Long Twentieth Century. Secondo Arrighi i sistemi capitalisti iniziano con una fase produttiva, ma finiscono, attraverso una competizione globale sempre più intensa, per entrare nella fase finanziaria nel tentativo di aumentare i profitti attraverso la speculazione finanziaria piuttosto che con la produzione. In questa prospettiva, la finanziarizzazione è solo un'altra fase del sistema capitalista ed è insita all'economia di mercato stessa.

In questa presunta naturale evoluzione del capitalismo, afferma Arrighi, "Le espansioni materiali alla fine portano ad un eccesso di accumulo di capitale [...] e sempre più la concorrenza si trasforma da somma positiva a gioco a somma zero (o anche a somma negativa)".

In un'epoca precedente, meno competitiva, i proprietari di capitale avrebbero potuto essere motivati ​​ad investire in impianti fisici, lavoro e produzione. Ma la globalizzazione e la "concorrenza spietata" rafforzano "la disposizione delle agenzie capitaliste a mantenere in forma liquida una parte crescente del loro flusso di cassa". Questo porta alla competizione tra gli stati per il capitale che finisce sempre più nei mercati finanziari. Il conseguente pregiudizio politico a favore dei proprietari di capitali porta a "ridistribuzioni del reddito da tutti i tipi di comunità alle agenzie che controllano il capitale mobile, gonfiando e sostenendo la redditività degli accordi finanziari in gran parte divisi dal commercio e dalla produzione".

L'ascesa del movimento "Valore per gli azionisti"

Una seconda causa affibbiata alla nascita della finanziarizzazione è l'accelerazione del movimento "valore per gli azionisti". Questa teoria, descritta in maggior dettaglio dal sociologo Gerald Davis, sostiene che prima degli anni '70 le società quotate in borsa erano importanti istituzioni sociali che svolgevano diverse funzioni oltre alla semplice produzione di beni e servizi. Grazie alle riforme imposte loro dai progressisti, queste corporazioni fornivano occupazione a lungo termine e fungevano da catalizzatori per il risparmio attraverso i loro programmi pensionistici. Secondo Davis: "L'azienda pubblica divenne l'attore indispensabile nell'economia americana".

Ma questo status quo, afferma Davis, fu distrutto dagli "insuccessi" negli anni '80 e le società furono "divise nelle loro parti costituenti". Ciò ha portato a licenziamenti e l'economia di queste società è diventata meno concentrata. Di fronte alla nuova concorrenza, hanno abbandonato il loro precedente ruolo sociale e si sono concentrate invece sul valore per gli azionisti. Questo nuovo panorama aziendale era quello in cui gli azionisti acquistavano e vendevano frequentemente le loro azioni e le società erano costrette a competere più ferocemente per offrire dividendi maggiori e una crescita dei prezzi delle azioni. Ciò ha risucchiato la ricchezza dai fondi pensione e dai programmi sanitari e ha diminuito i benefici sociali una volta forniti dal vecchio modus operandi.

Di conseguenza la finanziarizzazione è diventata pervasiva quando gli investitori e gli imprenditori hanno sempre più adottato l'idea che l'unico scopo di una azienda è aumentare il valore per gli azionisti piuttosto che la produzione e la propria quota di mercato. Sebbene produzione e una crescente quota di mercato possano contribuire al valore per gli azionisti, altri metodi potrebbero dimostrarsi più facili. Le aziende potrebbero aumentare il proprio valore agli occhi degli azionisti gonfiando i loro portafogli o sfruttando il potere di una mania speculativa. In ogni caso, la produzione di beni e servizi non finanziari è passata in secondo piano.

Manie speculative

Una terza teoria afferma che le manie speculative hanno favorito nel tempo la domanda del mercato di un numero sempre maggiore di strumenti finanziari che consentissero agli investitori di scommettere su quasi tutto. Queste manie possono essere innescate da qualsiasi ragione, da un rally eccezionale alla fine di una guerra o all'introduzione di una nuova tecnologia. Queste manie sono quindi accelerate da cambiamenti culturali o psicologici, accompagnando la percezione che esista una "nuova realtà". Gli economisti hanno tentato a lungo di utilizzare questi fattori culturali per spiegare gli eventi economici. John Maynard Keynes, ad esempio, usò il termine "spiriti animali" per riassumere questi cambiamenti non tangibili.

Queste teorie sono state rese popolari dagli economisti Hyman Minsky e Charles Kindleberger i quali dicevano che una volta che i mercati raggiungono un certo successo, tendono ad alimentare l'eccesso di fiducia nei mercati finanziari.

Sebbene la teoria riconosca che le manie possano essere innescate da fattori esterni, sostiene anche che i mercati stessi promuovano una tendenza verso aspettative non realistiche che "divergono rapidamente da valori intrinseci".

Secondo Krippner queste "teorie considerano i processi interni ai mercati come destabilizzanti piuttosto che stabilizzanti" (enfasi aggiunta).

In ogni caso, il risultato è che gli investitori cercano di ottenere maggiori benefici finanziari scommettendo sulle bolle anziché sulla produzione di beni fisici e servizi non finanziari. Ciò che ne viene fuori è la finanziarizzazione.

Deregolamentazione

La "liberalizzazione" è anche un tema di spicco in molte analisi sulla finanziarizzazione.

Krippner, per esempio, conclude che "la svolta verso la finanza è stata avviata dalla deregolamentazione finanziaria negli anni '70".Ciò è stato seguito dall'allentamento di numerosi regolamenti su come le banche potessero pagare gli interessi ai depositanti (nota anche come versione pre-1986 del Regolamento Q).

In breve, l'abolizione di varie normative sul settore finanziario, molte delle quali erano esistite dal New Deal, ha messo in moto un maggiore flusso di capitale e ha portato ad una maggiore concorrenza tra banche e società finanziarie per i dollari dei risparmiatori. Mentre il gioco degli investimenti era stato relativamente noioso e tranquillo prima della deregolamentazione degli anni '70 e '80, la nuova concorrenza ha portato ad una vasta gamma di strumenti di investimento più rischiosi ma potenzialmente più gratificanti.

Secondo questa narrazione il denaro si è riversato nel settore finanziario, poiché le società di investimento e le banche erano in competizione più che mai e aumentavano i rendimenti per gli investimenti. Ciò ha risucchiato denaro da altri settori che offrivano ancora i vecchi rendimenti moderati che derivavano dagli investimenti in servizi manifatturieri e non finanziari.



La vera causa: salvataggi, banche centrali e la “Greenspan Put”

I critici della finanziarizzazione hanno ragione a dire che esiste. E a volte hanno ragione nel descrivere come eventi come la deregolamentazione e le manie abbiano modellato il modo in cui è stata alimentata. Ma queste teorie non spiegano le cause profonde di come il settore finanziario sia diventato un paradiso sicuro e redditizio per così tanto capitale.

L'incapacità di identificare la causa principale ha molte implicazioni. Dopotutto, se si presume che i mercati stessi contengano i semi della finanziarizzazione e che questi processi siano semplicemente scatenati quando gli stati concedono loro una maggiore libertà, allora possiamo facilmente concludere che i mercati non possono funzionare senza un carico considerevole di regolamentazione statale e che devono essere incolpati per le varie crisi degli ultimi decenni.

Se i mercati causano ripetutamente crisi globali, forse il mercato è davvero "un motore continuo che alimenta crisi", per usare il termine di David Stockman.

Ma questa narrativa ignora le caratteristiche chiave dell'economia moderna: gli stati usano la politica fiscale e monetaria per indebolire notevolmente la disciplina del mercato attraverso i salvataggi e l'interventismo, progettati per abbassare artificialmente i tassi d'interesse ed aumentare l'offerta di moneta.

Queste politiche tendono ad essere maggiormente orientate verso il settore finanziario, quindi il rischio di investire in esso è ridotto artificialmente, soprattutto per coloro che sperano di beneficiare di salvataggi (completi o parziali) e di prestiti facili in caso di crisi. In quanto "prestatori di ultima istanza", le banche centrali sono in grado di spingere facilmente liquidità nel settore finanziario. Ciò incoraggia gli investitori ad acquistare asset rischiosi.

Anche coloro che pensano che i mercati stessi incoraggino un rischio eccessivo sono consapevoli del problema dei salvataggi. Ad esempio, sebbene Minsky e Kindleberger abbiano sostenuto che le manie speculative hanno le loro radici nei mercati, hanno comunque ammesso che tali manie erano spesso peggiorate dalla presenza di una banca centrale che agiva come prestatore di ultima istanza. Krippner riassume questo punto: "Se gli istituti finanziari sanno che saranno salvati, sono incoraggiati a speculare senza ritegno, rendendo la crisi più grave quando arriverà".

Sebbene i cambiamenti nella linea di politica durante gli anni '70 e all'inizio degli anni '80 possano aver contribuito alla finanziarizzazione, la causa fondamentale è stata la rimozione del rischio dal mercato attraverso i salvataggi statali. Dopotutto, sulla scia della deregolamentazione, è presto diventato evidente che il nuovo ambiente finanziario non era sempre una via semplice verso la ricchezza: Continental Illinois divenne la più grande banca fallita della storia degli Stati Uniti nel 1984. Il mercato azionario andò in crash nel 1987. Se i mercati fossero stati liberi di agire, suddetto default sarebbe stato un segnale che gli investimenti rischiosi presentano sempre un aspetto altamente negativo.

Ma gli investitori non hanno imparato nulla da quella lezione. Continental Illinois fu salvata quando il governo degli Stati Uniti la nazionalizzò, proteggendo i suoi azionisti. Dopo il crollo del mercato nel 1987, il nuovo presidente della FED, Alan Greenspan, "inondò immediatamente il sistema bancario con nuove riserve, facendo sì che il Fed Open Market Committee (FOMC) acquistasse enormi quantità di titoli di stato dal mercato dei pronti contro termine".

In altre parole, questo nuovo mondo della finanziarizzazione post-anni '70 non aveva nemmeno un decennio che i politici avevano già suggerito agli investitori che se fossero finiti nei guai li avrebbero salvati.

All'inizio degli anni '90 gli Stati Uniti erano entrati nel mondo della cosiddetta "Greenspan Put", in base alla quale divenne presto chiaro che la banca centrale sarebbe intervenuta per salvare i mercati ogni volta che gli investitori avrebbero assunto troppi rischi. Mentre le istituzioni del settore finanziario avrebbero potuto raccogliere i frutti durante i tempi di vacche grasse, sarebbero stati salvati dai contribuenti durante i periodi di vacche magre. Con Greenspan la banca centrale era lì per salvare ripetutamente il settore finanziario in vari modi. Abbiamo assistito alla crisi finanziaria messicana, alla crisi finanziaria asiatica della fine degli anni '90 ed ai salvataggi che hanno fatto seguito alla bolla delle Dot-com. Dopo il 2004 Greenspan è stato il responsabile della bolla immobiliare.

La Greenspan Put non è stata abbandonata dopo che l'ideatore ha lasciato il Consiglio della Federal Reserve. È stata portata avanti sotto varie forme da tutti i suoi successori, quindi è facile capire perché il settore finanziario sia diventato il luogo di riferimento per gli investitori rispetto ad altri settori. Perché investire in settori che non verranno salvati quando è probabile che un'assunzione scriteriata di rischi nel settore finanziario venga invece premiata?

Anche quando i salvataggi non sono l'obiettivo, i ripetuti sforzi delle banche centrali per iniettare più liquidità nei mercati attraverso la creazione di nuova moneta hanno favorito il settore finanziario rispetto ad altri settori dell'economia. Robert Blumen ha descritto i meccanismi che impediscono alle politiche delle banche centrali di determinare l'inflazione dei prezzi degli asset nell'inflazione dei prezzi al consumo. Ciò significa che gli aumenti di prezzo degli asset finanziari, come le azioni, fanno salire ulteriormente il valore percepito del settore finanziario rispetto ad altri settori. Tutto ciò spinge la finanziarizzazione ben oltre ciò che accadrebbe in un libero mercato.



Finanziarizzazione e la nostra economia alimentata dalle bolle in sequenza

Sebbene ricercatori come Arrighi, Davis e Krippner descrivano tutti i vari aspetti della finanziarizzazione, queste teorie non offrono spiegazioni soddisfacenti del fenomeno. Anche se i cambiamenti culturali, i nuovi strumenti di investimento o la mancanza di una regolamentazione statale consentissero nuove vie di investimento nel settore finanziario, non vi è motivo di credere che la paura umana per le perdite sia cambiata. In un mercato funzionante la promessa di immensi profitti attraverso gli investimenti nel settore finanziario è mitigata dalla paura di subire una perdita. Quando gli investitori vedono fallire le banche e le azioni crollano, normalmente vedono questi eventi per quello che sono: una dimostrazione del lato negativo della finanziarizzazione.

Ma negli ultimi decenni gli stati e le banche centrali non hanno permesso che ciò accadesse.

Quindi non è sufficiente tentare di descrivere la finanziarizzazione in termini di cambiamenti culturali o vaghe nozioni marxiste dell'evoluzione capitalista. Al centro del problema c'è l'intervento dello stato progettato per fornire alla classe di investitori più guadagni e meno perdite.

Tuttavia la "saggezza" prevalente tra i policymaker ed i banchieri centrali è che quantità sempre maggiori di finanziarizzazione, sostenute da ripetuti interventi statali, sono in qualche modo solo una caratteristica naturale ed inevitabile dell'economia di mercato. Bolla dopo bolla e crisi dopo crisi, le banche centrali sono sempre più disposte a provare interventi rischiosi e "non tradizionali", che si tratti di tassi d'interesse negativi, abolizione della liquidità fisica, o acquisti sempre più grandi di asset senza valore. Grazie a decenni di finanziamenti sponsorizzati dallo stato, la posta in gioco sale sempre più in alto.

Ma forse la parte più triste di tutto ciò è che quando arrivano le crisi, i mercati si beccano la colpa di ciò che non sarebbe mai accaduto se non fossero stati ostacolati nel loro funzionamento.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


5 commenti:

  1. Aldo Pacciani2 aprile 2020 13:22

    Salve Dott. Simoncelli, quindi l'oro non è più un bene rifugio, o ho capito male?

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  2. Non ho capito neanch'io cosa intendesse Francesco

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  3. Salve a tutti.

    Quanto scritto, invece, va ad aggiungersi come ulteriore conferma a quanto scritto in un precedente post. Ho voluto commentare qui perché siamo di fronte alla prova provata che non esistono i pasti gratis e soprattutto le conseguenze non intenzionali portano la pianificazione centrale, nel lungo termine, a schiantarsi contro le sue contraddizioni. La continua stampa di denaro per andare a salvare i clientes e permettere alla pianificazione centrale di sopravvivere un giorno in più, ha eretto un gigante ai piedi d'argilla: il mercato finanziario attuale. Inutile dire che questo gigante ha bisogno ogni giorno di una quantità maggiore di liquidità per sopravvivere. Perché? Perché le leggi dell'economia possono essere aggirate temporaneamente, ma non violate. Nel caso specifico, è impossibile pretendere che un'entità che spreca soldi possa sopravvivere all'infinito. Finirà semplicemente per consumare progressivamente ed inevitabilmente la ricchezza reale e sappiamo tutti che viviamo in un mondo di risorse scarse.

    L'enorme creazione di denaro fiat sta facendo venire al pettine questo problema insormontabile ed irrisolvibile dai pianificatori centrali senza il meritato crollo dell'intero castello di carte della finanziarizzazione. Ad oggi, la moneta più commerciata è la fiducia e sta venendo meno. Soprattutto nei confronti del dollaro, il quale sta sperimentando una margin call attraverso la vendita di Treasuries da parte di player esteri. Poi unite a ciò che le riserve auree degli USA non vedono un audit indipendente dagli anni '60 (cosa denunciata da Ron Paul più e più volte durante la sua carriera in politica).

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    1. Questo per dire che nel corso del tempo nel mercato dell'oro sintetico si sono creati più contratti dell'oro fisico disponibile. I mercati dei derivati, principalmente i futures sul Comex e il mercato di Londra, si sono espansi per assorbire gran parte della domanda di lingotti. Gli ultimi dati registrati ci dicono che i derivati ​​dell'oro in questi due mercati avevano un valore nozionale di $600 miliardi, mentre la somma della produzione annuale mineraria e di scarti riciclati vale circa $20 miliardi, una relazione di 30:1.

      L'accelerazione dell'inflazione monetaria sta facendo crollare sia i mercati finanziari sia le valute fiat. Ciò che nessuno vi dice è che scompariranno anche i derivati ​​over-the-counter, che secondo la BRI valgono $640.000 miliardi. È in tale contesto che dovremmo interpretare ciò che sta accadendo nei mercati finanziari. La tensione in un momento di contrazione del credito bancario è palpabile: le bullion bank dovranno ridurre le loro posizioni a causa dell'inesorabile contrazione nelle attività di prestito e deposito. L'unica strada per esporsi all'oro sarà sempre più circoscritta al fisico. I punti vendita sono chiusi a causa del virus ed i rivenditori online hanno scorte scarse. Sì, ci saranno ancora gli ETF, ma con la scomparsa dei derivati ​​ed i problemi in cui potrebbero incappare chi li utilizza, anche gli ETF supportati da oro fisico sono esposti a problemi imprevisti.

      I guai per il Comex segnano l'inizio della fine dei derivati ​​sull'oro. Le bullion bank hanno già ridotto la loro esposizione presso il Comex: -938 tonnellate. Ma con l'offerta sempre più scarsa proveniente dalle miniere e dalle raffinerie, è difficile vedere come possa esserci una liquidazione ordinata del Comex.

      Sono pochi gli stati in grado di coprire le loro valute fiat con l'oro: la Russia, che negli ultimi anni ha accumulato oro e scaricato dollari; la Cina, che ha accumulato una quantità significativo di oro non dichiarato e ora che circa 17.000 tonnellate sono di proprietà privata; altre nazioni asiatiche aderenti allo SCO. Le nazioni occidentali troveranno molto più difficile adeguarsi ad un gold standard avendo impegni di welfare che richiedono una continua svalutazione della valuta per poterli pagare. Inoltre, negli Stati Uniti, il cartello bancario è immensamente potente e finché esisterà un sistema monetario fiat, è improbabile che rinuncino al loro presunto diritto di creare denaro dal nulla sotto forma di credito, in particolare quando il processo diventa più redditizio con l'accelerazione del declino del dollaro. La valuta fiat morirà prima che una riforma radicale sia accettabile per l'establishment finanziario statunitense e per tutti coloro che vi aderiscono.

      Quindi la domanda è: davvero devo credere che la Russia sia andata negli USA per dare aiuti medici e mascherine?

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