giovedì 22 aprile 2021

Le critiche sostengono che Bitcoin sia un pericolo per l'ambiente, ma sono infondate

 

 

di Peter St. Onge

Una critica popolare a Bitcoin è il costo dell'energia per transazione. Peccato che questa idiozia non catturi gli enormi risparmi energetici di Bitcoin rispetto alla valuta fiat.

Il costo per transazione di Bitcoin è ben noto e spesso criticato; un articolo sulla  rivista Wired  ha definito Bitcoin "un grande dito medio al clima terrestre". Questo perché la sicurezza, la ridondanza e l'architettura di Bitcoin consumano più energia rispetto ai pagamenti tradizionali che si basano su un singolo punto di errore.

Il confronto tra l'energia di una singola transazione raschia a malapena la superficie dell'impronta di carbonio che invece viene lasciata dal dollaro, che include l'intera infrastruttura finanziaria a sostegno del denaro fiat: l'8,4% del PIL nei soli Stati Uniti, leggermente al di sotto del settore manifatturiero. Ciò include 80.000 filiali bancarie, 470.000 bancomat solo negli Stati Uniti e foreste di grattacieli che dominano la maggior parte delle città della Terra.

Ahimè, questo è solo l'inizio perché la cartamoneta consente agli stati di stampare quantità illimitate di debito, il quale causa vari danni collaterali tra cui inflazione, recessioni e migliaia di miliardi di spese o guerre infinite i cui costi sono nascosti dal finanziamento stesso del debito. Tutte queste cose comportano costi umani catastrofici che possono essere espressi solo in modo imperfetto da un'impronta di carbonio.

Tuttavia possiamo tentare di affrontare questa disconnessione stimando l'impronta di carbonio di un solo elemento del denaro fiat: la recessione moderna.

In primo luogo, in che modo il denaro fiat causa una recessione? Questo aspetto è ben noto in economia da secoli prima che il dogma keynesiano trasformasse gli economisti tradizionali in giullari di corte.

L'elemento chiave è che le banche centrali spingono i tassi d'interesse al di sotto del tasso di mercato, inondando denaro facile nell'economia. Questo boom accende gradualmente l'inflazione dei prezzi, a quel punto le banche centrali frenano e fanno salire i tassi. Ciò porta ad un'estinzione di massa di quei progetti di bassa qualità finanziati da soldi facili.

Il risultato finale è un ciclo boom/bust che, bruciando come un fuoco, si lascia dietro solo le ceneri.

In che modo Bitcoin risolve questo problema? Sottrae potere d'acquisto allo spazio di manipolazione delle banche centrali, attenuando la loro capacità di causare suddetti cicli. Se vengono venduti abbastanza dollari per bitcoin, questo prosciuga quello spazio fino a quando la manipolazione della banca centrale non manda più l'intera economia in recessione.

Come tradurlo in costo del carbonio? Abbiamo uno strumento molto elegante che collega i due: il costo energetico di un dollaro di PIL. Poiché ogni watt che gli esseri umani usano è per raggiungere un obiettivo (cercare "uno stato di cose più soddisfacente"), ciò significa che possiamo stimare l'impronta di carbonio di un dollaro di ricchezza persa, in particolare quanta energia ci vorrebbe per ricostruire tale ricchezza distrutta. Contate i dollari persi in una recessione e potete stimare l'impronta di carbonio.

Quindi inseriamo i numeri e confrontiamo Bitcoin con il dollaro.

Innanzitutto, qual è l'impronta di carbonio per Bitcoin oggi? Questo è più complicato di quanto sembri, perché gran parte del mining di Bitcoin è alimentato da energia verde. Smart Energy afferma che il  39% dell'energia utilizzata da bitcoin è rinnovabile, mentre il Global Cryptoasset Benchmarking Study stima che tre quarti del mining delle criptovalute utilizzi energie rinnovabili nel suo mix energetico. In ogni caso, Bitcoin è molto più verde del resto dell'economia che invece utilizza in media l'11% di energie rinnovabili.

Un motivo per cui Bitcoin ama l'energia verde è che l'estrazione di un bitcoin può essere localizzata quasi ovunque sulla Terra, mentre le energie rinnovabili si trovano spesso in luoghi strani come l'Himalaya, il Sahara o la tundra del Quebec.

Ciò significa che Bitcoin può utilizzare energia altrimenti inutile, e significa anche che i minatori fanno da apripista a nuove energie rinnovabili, pagando i costi operativi fino a quando non spuntano i cosiddetti clienti abituali. Come ammette anche un articolo su Vox: "Molti generatori di energia rinnovabile sono così mal posizionati e sottoutilizzati che l'estrazione di Bitcoin è diventata l'unico uso praticabile per quell'elettricità". Senza l'estrazione di Bitcoin, quell'energia andrebbe sprecata.

Tuttavia per ora ignoreremo la preferenza verde di Bitcoin e prenderemo solo il totale. Al 22 marzo 2021, il Digiconomist stima un consumo totale di energia per bitcoin di 86,1 terawattora (TWh) all'anno, paragonabile agli 8,5 milioni di persone della Svizzera. In termini di nazionalità, dato che il  19% dei nodi bitcoin si trova negli Stati Uniti, gli americani potrebbero rappresentare circa il 19%, o 16 TWh, di tale utilizzo.

Quindi questo è il costo: 86 TWh all'anno, di cui 16 TWh americani.

Ora tocca alle banche centrali: qual è il costo energetico di una recessione? È stato proprio giusto che la nostra recessione più recente, nel 2008, sia stata l'evento che abbia spinto "Satoshi Nakamoto" a creare Bitcoin.

Esistono diverse stime di quanta ricchezza abbia distrutto la crisi del 2008, a seconda di ciò che è stato contato e del periodo di tempo. Secondo la stessa Federal Reserve, la crisi finanziaria del 2008 ha distrutto $11.000 miliardi di ricchezza delle famiglie negli Stati Uniti, la quale è passata da $70.900 miliardi nel terzo trimestre 2007 ai soli $59.900 miliardi nel primo trimestre 2009.

Al di fuori degli Stati Uniti, molti Paesi in Europa hanno subito cali ancora maggiori del PIL, mentre altri Paesi, come la Cina, hanno sofferto poco. Per avere un'idea approssimativa, Credit Suisse stima che il 31% della ricchezza globale sia detenuta dagli americani, quindi si potrebbero moltiplicare gli $11.000 miliardi americani per tre ed ottenere le perdite mondiali.

Successivamente possiamo attribuire un costo energetico a suddette migliaia di miliardi. Secondo la US Energy Information Administration, nel 2018 ci sono volute circa 5.000 unità termiche britanniche (Btu) per produrre un dollaro di PIL. La Banca Mondiale fornisce stime simili per il resto del mondo, a 5.200 Btu per dollaro 2017. Ci sono 3,4 Btu in un wattora, quindi si converte in 1.500 wattora, o 1,5 chilowattora (kWh), per dollaro.

Ora moltiplichiamo le migliaia di miliardi persi per 1,5 kWh e otteniamo 16.500 TWh solo negli Stati Uniti. Moltiplicate per 3 ed ottenete circa 50.000 TWh in tutto il mondo di ricchezza persa. Tra 500 e 1.000 volte l'uso annuale di Bitcoin, il tutto da una singola recessione.

In altre parole, ci vorrebbero tra i 500 ed i 1.000 anni di mining affinché Bitcoin eguagli il costo di CO2 della recessione del 2008. Aggiungete le altre 17 recessioni che la FED ha creato solo nel secolo scorso, una ogni 5 anni, e avrete un sacco di carbonio. Infatti basta dividere l'impronta di carbonio della recessione del 2008 per una recessione ogni 5 anni e ottenete un'impronta di carbonio annuale da 100 a 200 volte superiore a quella di Bitcoin.

Seguono poi diverse divertenti implicazioni. Primo, che le banche centrali sono di gran lunga più inquinanti di Bitcoin, anzi più inquinanti del peggior criminale industriale che si possa immaginare. In secondo luogo, questa stima implica che se Bitcoin rende più difficile per le banche centrali causare recessioni, potrebbe ripagare ogni watt molte volte. Ad esempio, se Bitcoin riducesse le probabilità o l'entità delle recessioni del sistema bancario centrale di appena il 2%, ci farebbe effettivamente risparmiare molta più energia di quanta ne utilizza.

Considerando che le recessioni distruggono milioni di vite oltre alla ricchezza evaporata, sembra un affare fantastico. Rinunciare alla possibilità che, riducendo la manipolazione del sistema bancario centrale, Bitcoin possa aiutare a limitare l'inflazione, prevenire i salvataggi di Wall Street e ridurre guerre inutili con impronte di carbonio tutte loro, è decisamente folle.

C'è una seconda linea di attacco, più sofisticata, che ammette che il denaro fiat è inquinante ma altre criptovalute consumano meno energia. Queste alternative potrebbero essere altcoin "proof of work" con ricompense minori, oppure potrebbero essere altcoin "proof of stake" che sostituiscono l'energia con depositi di capitale.

Anche se queste alternative potrebbero utilizzare meno energia, al momento non sappiamo se entrambe siano abbastanza sicure. Dopotutto, se Bitcoin è già 100 volte più ecologico del denaro fiat, cercare di guadagnare un altro 1% di risparmio mettendo a rischio l'intero progetto significherebbe raccogliere centesimi di fronte ad un rullo compressore.

Dato che viviamo in un mondo di banchieri irresponsabili e altcoin ancora immature, per ora Bitcoin rimane la scommessa più sicura per ridurre l'enorme energia sprecata per ricostruire la nostra economia ogni 5 anni. Quindi, se davvero bisogna dare la priorità all'ambiente, smettiamo di essere ossessionati dalle altcoin e sbarazziamoci dell'iceberg del denaro fiat.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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