lunedì 19 settembre 2022

Cos'è il Grande Reset? Parte III: capitalismo con caratteristiche cinesi

 

 

di Michael Rectenwald

Il titolo di questa parte rappresenta la descrizione dell'economia cinese da parte del Partito Comunista Cinese. Diversi decenni fa, quando la crescente dipendenza della Cina dai settori a scopo di lucro della sua economia non poteva più essere negata dal PCC, la sua leadership approvò lo slogan “socialismo con caratteristiche cinesi” per descrivere il sistema economico cinese.[1] Formulato da Deng Xiaoping, la frase è diventata una componente essenziale del tentativo di razionalizzare lo sviluppo capitalista cinese in un sistema politico socialista-comunista.

Secondo il PCC, la crescente privatizzazione dell'economia cinese doveva essere una fase temporanea, della durata di cento anni secondo alcuni leader, sulla strada verso una società senza classi. I leader del partito sostenevano, e continuano a sostenere, che il socialismo con caratteristiche cinesi fosse necessario nel caso della Cina perché quest'ultima era un Paese agricolo e "arretrato" quando fu introdotto il comunismo. La Cina aveva bisogno di una ripresa capitalista.

Con lo slogan sopraccitato, il PCC è stato in grado di sostenere che la Cina era un'eccezione alla posizione marxista ortodossa secondo cui il socialismo arriva solo dopo lo sviluppo del capitalismo, sebbene lo stesso Marx avesse deviato dalla sua stessa formula in età avanzata. Allo stesso tempo, quello slogan ha permesso al PCC di confermare la posizione marxista ortodossa. Ricapitolando, quindi, la rivoluzione comunista cinese era venuta prima del capitalismo industriale sviluppato, un'eccezione al marxismo ortodosso, e il capitalismo è stato quindi introdotto nel sistema economico cinese solo in seguito, una conferma del marxismo ortodosso.

Spogliato delle sue pretese ideologiche socialiste, il socialismo con caratteristiche cinesi, o lo stesso sistema cinese, equivale a uno stato socialista-comunista finanziato dallo sviluppo economico capitalista. La differenza tra l'ex-Unione Sovietica e la Cina contemporanea è che quando è diventato evidente che un'economia socialista-comunista aveva fallito, la prima ha rinunciato alle sue pretese economiche socialiste-comuniste, mentre la seconda no.

Che i leader del PCC credano o meno alla propria retorica, la ginnastica ideologica sfoggiata è comunque spettacolare. Lo slogan incorpora e sorvola su una contraddizione apparentemente ovvia, nel tentativo di santificare o "rendere più comunista" lo sviluppo capitalista cinese come prerequisito del pieno socialismo-comunismo.

Tuttavia, lo slogan cinese cattura una verità essenziale sul comunismo, la quale non viene riconosciuta dal PCC e negata dai marxisti occidentali: contrariamente alle affermazioni dei leader e dei seguaci comunisti, e anche contrariamente alle affermazioni di molti che vi si oppongono, il socialismo-comunismo non è un sistema economico, bensì un sistema politico.

Una volta al potere, i leader socialisti-comunisti riconoscono che, dato il loro controllo sulle risorse, diventano i nuovi proprietari dei mezzi di produzione (mentre, come scrisse Ludwig von Mises, sono i consumatori a detenere il potere economico in un libero mercato[2]). Nel tentativo di attuare un'economia socialista-comunista, riconoscono che, in assenza di prezzi, la produzione industriale su larga scala richiede un processo decisionale di comando/controllo. Allo stesso modo, il processo decisionale non è democratico nel senso promesso dagli ideologi socialisti-comunisti, deve essere invece centralizzato, o burocratizzato, in larga misura. Il processo decisionale democratico è precluso dalla produzione e distribuzione controllata e di proprietà statale.

Il socialismo-comunismo è un sistema politico in cui l'allocazione delle risorse è comandata dallo stato e quindi controllata dai capi statali, la vera classe dirigente. Questi ultimi detengono il controllo attraverso l'ideologia e la forza.

Al contrario di un sistema economico pienamente libero, il socialismo-comunismo è sempre solo un assetto politico. Questo è il motivo per cui il socialismo-comunismo può essere combinato con il "capitalismo" tramite forme come il "capitalismo di stato",[3] o socialismo corporativista, dove lo sviluppo capitalista sarà dapprima introdotto e poi razionalizzato, come in Cina. Se tale assetto viene mantenute a lungo, rovinerà la società, come nell'ex-Unione Sovietica. In entrambi i casi, la leadership socialista-comunista imparerà che la produzione di ricchezza richiede l'accumulo di capitale da parte di privati, indipendentemente dal fatto che ne capiscano il motivo o meno.


Entra in scena il socialismo corporativista

Un seguito del socialista-comunista sta arrivando nelle sale. Stanno rispuntando alcuni dei vecchi personaggi, mentre nuovi si sono uniti al cast. Sebbene l'ideologia e la retorica suonino quasi allo stesso modo, vengono poste in modo leggermente diverso. Stesse promesse, ma esche diverse per catturare i gonzi. Il socialismo promette la protezione degli assediati dal "male" economico e politico, la promozione degli interessi economici del sottoproletariato, un allontanamento delle persone "pericolose" dai forum pubblici e dalla vita civile, e una preoccupazione primaria per "il bene comune". Iniziative come la "One Belt, One Road"[4] della Cina possono impiccare chi le accetta in Africa e in altre regioni sottosviluppate a un cappio infrastrutturale; una variante diversa è in agenda nel mondo sviluppato, compresi gli Stati Uniti.

La variante contemporanea è il socialismo corporativista, o un sistema a due livelli di “vero socialismo”,[5] accoppiato a un insieme parallelo di monopoli corporativi. La differenza tra socialismo di stato e socialismo corporativista è che un diverso collegio elettorale controlla i mezzi di produzione, ma entrambi dipendono dal monopolio: uno lo stato e l'altro la monopolizzazione corporativa dell'economia. Ed entrambi dipendono dall'ideologia socialista-comunista del socialismo democratico o, in una variante recente, dall'ideologia della "giustizia sociale" o "cultura woke". Il socialismo corporativista è il fine desiderato, mentre il socialismo democratico e il capitalismo woke sono i mezzi.

La Cina è il modello per il sistema economico e politico promosso in Occidente, e il Grande Reset è l'articolazione più schietta di tal sistema... sebbene la sua articolazione sia tutt'altro che perfettamente schietta.

Il Grande Reset rappresenta lo sviluppo del sistema cinese in Occidente, solo al contrario però: mentre l'élite politica cinese ha iniziato con un sistema politico socialista-comunista e ha implementato il "capitalismo" in seguito, l'élite in Occidente ha iniziato con il "capitalismo" e mira ora a implementare un sistema politico socialista-comunista. È come se l'oligarchia occidentale guardasse al "socialismo" in Cina e dicesse: "Sì, lo vogliamo".

Questo spiega molte contraddizioni altrimenti poco evidenti, non ultima l'autoritarismo di sinistra delle grandi aziende tecnologiche. Queste ultime incorporano l'apparato di comunicazione ideologica per l'avanzamento del socialismo corporativista, o capitalismo con caratteristiche cinesi.

Le caratteristiche cinesi che il Grande Reset mira a riprodurre in connessione con il capitalismo occidentale assomiglierebbero al totalitarismo del PCC: una grande riduzione dei diritti individuali, inclusi i diritti di proprietà, la libertà di espressione, la libertà di movimento, la libertà di associazione, la libertà di religione e il sistema di libera impresa come lo intendiamo noi.

Il Grande Reset implementerebbe un sistema politico più o meno come quello in Cina: sorveglianza abilitata dal 5G, credito sociale, passaporti sanitari, reclusione politica e altri mezzi di repressione e controllo sociale/politico.

Alla fine il socialismo con caratteristiche cinesi e capitalismo con caratteristiche cinesi equivarrebbero alla stessa cosa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/09/cose-il-grande-reset-parte-i.html

👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/09/cose-il-grande-reset-parte-ii.html

👉 Qui il link alla Quarta Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/09/cose-il-grande-reset-parte-iv.html

👉 Qui il link alla Quinta Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/10/cose-il-grande-reset-parte-v-lideologia.html

👉 Qui il link alla Sesta Parte: 

👉 Qui il link alla Settima Parte: 

👉 Qui il link all'Ottava Parte:

👉 Qui il link alla Nona Parte:

👉 Qui il link alla Decima Parte:


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Note

[1] Ian Wilson, “Socialism with Chinese Characteristics: China and the Theory of the Initial Stage of Socialism”, Politics 24, no. 1 (settembre 2007): 77–84.

[2] Ludwig von Mises, Socialism: An Economic and Sociological Analysis, 3d ed. (New Haven, CT: Yale University Press, 1951), pp. 37–42.

[3] I marxisti occidentali usano il termine capitalismo di stato per escludere l'Unione Sovietica e la Cina dalla categoria del socialismo-comunismo. In tal modo riservano, almeno nella loro stessa propaganda, i sacri termini socialismo e comunismo a un ideale mai presente, sempre sfuggente e sempre poco oltre l'orizzonte.

[4] Alexandra Ma, “The US Is Scrambling to Invest More in Asia to Counter China’s ‘Belt and Road’ Mega-Project. Here’s What China’s Plan to Connect the World through Infrastructure Is like.”, Business Insider, 11 novembre 2019.

[5] “Vero socialismo” è un “termine usato negli ex-Paesi comunisti per descriverli come fossero davvero piuttosto che farli apparire per come si sarebbe voluto fossero. Era una locuzione utilizzata in chiave piuttosto ironica e riservata più che altro agli scritti dei dissidenti”. Palgrave Macmillan Dictionary of Political Thought, di Roger Scruton, 3d ed. (New York: Macmillan Publishers, 2007), s.v. “Actually existing socialism” Credo Reference.

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