giovedì 27 aprile 2023

In che modo le qualità di Bitcoin lasciano perplessi i “nocoiner”

 

 

da Bitcoin Magazine

DA COSA È COPERTO?

Rimane una delle critiche più comuni da parte dei nocoiner: "Ma Bitcoin non è coperto da nulla". Questa critica prende di mira quella qualità di Bitcoin che io chiamo "riscattabilità correlata". La risposta più comune a questa critica è: "Nemmeno il dollaro è coperto da qualcosa". Il problema con questa risposta è che manca un punto più profondo: mentre Bitcoin non possiede una qualità tradizionale del denaro reale (riscattabilità correlata), ne possiede una ma meno visibile, ovvero l'autonomia. Questo articolo ha lo scopo di esplorare la portata di tale autonomia, il modo in cui è stata messa in ombra dalla riscattabilità correlata e il valore relativo di queste qualità storicamente in tandem di quelle valute definite forti.


UNA STORIA DI DUE QUALITÀ

La moneta forte tradizionale ha avuto due qualità: riscattabilità correlata e autonomia. La prima è più facile da capire: un rapido riscatto della valuta per un ammontare stabile di una merce (tradizionalmente tangibile). La monetazione di metalli preziosi illustra la facilità con cui questa qualità può essere compresa. Se qualcuno paga il vostro lavoro con una moneta d'oro, scambiate la vostra unità di lavoro con un metallo scarso che potete tenere in mano. Le banconote coperte da metalli preziosi sono leggermente più astratte, ma a causa delle pratiche di scambio storiche, hanno avuto manifestazioni concrete. Pensate ai certificati d'argento del governo degli Stati Uniti, emessi fino agli anni '60, che consentivano alla popolazione di scambiare banconote con vero argento.

Al contrario, l'autonomia di una moneta è molto più astratta: è una qualità che esiste in una certa gamma e riduce la capacità di un sovrano di manipolare la valuta attraverso inflazione e svalutazione. In pratica, possiamo pensare all'autonomia come all'aggregazione di barriere — piccole o grandi, fisiche o psicologiche — che mettono un freno agli schemi di manipolazione del denaro.


LA GAMMA DELL'AUTONOMIA

Come con qualsiasi idea astratta, una storiella può essere un utile mezzo di comprensione. Immaginiamo tre sovrane: Nayib, sovrana di un Paese che usa solo Bitcoin; Ike, sovrano di un Paese che usa solo monete d'oro; Dick, sovrano di un Paese che utilizza una valuta fiat.

Nayib potrebbe voler aumentare la sua spesa oltre le entrate fiscali, tuttavia non può aumentare l'offerta di Bitcoin oltre a quanto scritto nel codice. Inoltre non beneficia automaticamente di alcuna espansione dell'offerta di denaro a meno che non abbia successo nel mining. Il risultato: se Nayib cerca di acquistare un jet G3 con una spesa in deficit, la Gulfstream Corporation dovrà accettare un'obbligazione invece di Bitcoin. La valuta di Nayib ha un'elevata autonomia e solo una riscattabilità attenuata e non correlata.

Ike vuole essere uno spendaccione, ma è costretto a rigare dritto. Se le sue spese superano le entrate fiscali, ha delle opzioni, ma nessuna di esse può essere perseguita in modo sprezzante. Innanzitutto Ike può tosare le monete: man mano che la sua amministrazione entra in contatto con esse, può tagliarne i bordi e utilizzare gli scarti per mettere in circolazione più monete. Il lato positivo è che questa opzione non richiede molta manodopera; il rovescio della medaglia è che anche i ciechi nel Paese di Ike possono scoprire la magagna. Seconda opzione: Ike può degradare il metallo delle monete. Per farlo Ike deve aggregare monete d'oro, gettarle in una fornace, fondere l'oro con metalli più economici e coniare monete svalutate. Questa opzione è notevolmente più laboriosa e, coinvolgendo più cospiratori, il complotto è sempre più soggetto a essere scoperto. Entrambe le opzioni impongono a Ike una barriera psicologica, vale a dire, sa che sta infrangendo la legge che regola la sua monetazione. Una terza opzione è quella di estrarre più oro per coniare nuove monete. Questa terza opzione non ha barriere psicologiche, ma è la più laboriosa delle tre. La valuta di Ike ha un'autonomia intermedia e un'immediata riscattabilità correlata: le qualità della classiche monete forti.

Anche Dick è uno spendaccione, ma non ha alcun vincolo. Il Paese di Dick utilizza una valuta fiat, quindi egli ha solo bisogno che il suo tesoriere prema il pulsante della stampante monetaria e il deficit è risolto (almeno a breve termine). Inoltre poiché questa è la natura delle valute fiat, le azioni di Dick sono perfettamente legali, quindi non deve nemmeno affrontare lo stigma psicologico per le sue azioni. Alla fine non vi è alcun costo significativo a breve termine per ciò che fa Dick e, a causa di questo basso costo, la tentazione di premere "CTRL P" rimane piuttosto alta per sempre. La valuta di Dick ha un'autonomia minima e una riscattabilità attenuata e non correlata.

Questo è lo spettro dell'autonomia delle monete: Bitcoin > monete d'oro > valuta fiat.


PERCHÈ LA RISCATTABILITÀ È UN CONCETTO SFUGGENTE?

Prima dei viaggi europei in Australia, un europeo sarebbe stato perdonato se avesse creduto che tutti i mammiferi (specie animali con madri che allattano) partorivano prole già formata. A quel tempo tutti i mammiferi conosciuti dagli europei partorivano così. Dopo che la fauna australiana è diventata ampiamente nota, l'ornitorinco ha gettato una chiave inglese nei paradigmi dei biologi europei perché questo animale è una specie con madri che allattano, ma esse depongono le uova. Una volta che è spuntato fuori un controesempio nel mondo reale, è stato relativamente facile per i biologi districare le qualità della lattazione e quindi identificarla come caratteristica distintiva dei mammiferi: le madri che allattano.

Prima di Bitcoin sareste stati perdonati se credevate che tutte le monete fisiche dovessero avere una riscattabilità correlata. Tutte ce l'avevano: monete d'oro, pietre Yap, conchiglie. Dopo Bitcoin è stata lanciata una chiave inglese nel paradigma del denaro, perché Bitcoin ha autonomia senza riscattabilità correlata. Con questo controesempio nel mondo reale possiamo ora districare la qualità dell'autonomia e identificarla come caratteristica distintiva del denaro forte.

Questa storia fa luce sul motivo per cui le discussioni sul denaro forte abbiano trascurato l'autonomia e si siano concentrate sulla riscattabilità correlata: i possessori di una valuta associavano il denaro forte alle sue caratteristiche più evidenti, tattili e visibili, della merce correlata. L'autonomia, al contrario, è rimasta nell'ombra, controllando silenziosamente quegli schemi per manipolare la valuta. Erano sostanzialmente i sovrani a prenderla in considerazione, come un fastidio per i loro piani di svalutazione.


IL VALORE ENDOGENO DELL'AUTONOMIA

C'è un problema con la valutazione della riscattabilità correlata, perché questo valore è a valle dell'integrità del sistema monetario sottostante. Ad esempio, se Ike svaluta la monetazione del suo Paese, il proprietario di un negozio a cui è dovuta una singola moneta d'oro vede ridursi la sua riscattabilità correlata in proporzione diretta alla svalutazione. Se il proprietario del negozio riceve una moneta con il 50% in meno di oro, la sua possibilità di riscatto correlata viene ridotta del 50%. Pertanto la riscattabilità correlata non ha valenza endogena; i detentori di merci possono sempre svilire le merci che custodiscono.

Al contrario, il valore dell'autonomia è endogeno. A parità di condizioni, maggiore è la difficoltà di svalutazione, minore sarà l'incentivo a praticarla, quindi l'autonomia tende a rafforzare l'integrità monetaria e questo è il suo valore: è a monte dell'integrità monetaria. Nel caso di Bitcoin, la sua autonomia impedisce la svalutazione da parte di truffatori e ne garantisce l'integrità nel tempo. Nel caso della monetazione dell'oro, l'autonomia della valuta può rafforzare l'integrità monetaria e sostenere la riscattabilità correlata, ma non è vero il contrario.


SII PRECISO IN CIÒ CHE DICI

Marduk, l'antico dio di Babilonia, derivava i suoi poteri dalla capacità di vedere chiaramente e pronunciare parole magiche. L'importanza d'identificare, nominare e analizzare le qualità del denaro forte non può essere sottovalutata. Questo processo è fondamentale non solo perché chiarisce la nostra comprensione del denaro (vedere chiaramente), ma anche perché affina il nostro kit di strumenti verbali nel processo (parlare chiaramente). Senza un mezzo retorico per disaccoppiare la riscattabilità correlata dal denaro sano/onesto ("Da cosa è coperto?"), essa rimane una critica sfuggente da confutare, per quanto vuota possa essere.

I bitcoiner comprendono intuitivamente la proposta di valore dell'autonomia, ma questa comprensione è generalmente implicita. Una comprensione esplicita dell'autonomia della valuta accelera la capacità dei bitcoiner d'istruire e persuadere i cosiddetti "nocoiner" sui meriti di Bitcoin. L'esperienza rende evidente questo punto; riflettete su quante volte avete avuto pensieri straordinari, ma vi mancavano le parole per articolare quei pensieri fino a quando un meme, un film o un paroliere è arrivato e ha infranto la barriera retorica al posto vostro. Un ottimo esempio di questo potere retorico è il gergo della "pillola" dei creatori del film The Matrix. Termini come “pillola rossa”, “pillola blu” e ovviamente “pillola arancione” permettono di descrivere in modo chiaro e preciso un concetto molto astratto. Anche se qualcuno non ha mai visto il film, si può accompagnare il principiante attraverso le linee della trama e comunque esprimere il vostro punto di vista. Le nozioni alla base del denaro sano/onesto pongono difficoltà simili. Attraverso l'uso di aneddoti, un kit di strumenti verbali affinato e una chiara comprensione del denaro forte, i bitcoiner possono spostare l'attenzione dalla riscattabilità correlata all'autonomia della valuta e portare avanti il dialogo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 26 aprile 2023

L'assalto al salvadanaio dei contribuenti

 

 

di David Stockman

Janet Yellen è un continuo spettacolo horror anti-prosperità e il motivo è abbastanza ovvio: sin dalla fine degli anni '60 è stata indottrinata a Yale dal nonno dei discepoli statunitensi di Keynes, James Tobin, e da allora ha trascorso la maggior parte dei suoi anni pontificando nel mondo accademico o dalla FED.

Quindi ora, con l'arrivo di prove clamorose che il sistema bancario ha un disperato bisogno di placare la fuga dei depositanti, lei se ne esce dicendo praticamente di voler "suicidare" i $9.000 miliardi di depositi ancora non assicurati nel sistema bancario statunitense.

Ma andiamo al sodo: le banche non disciplinate dai loro depositanti e non a rischio di fuga dei depositi sono istituzioni pericolose, dato che lasciano i propri dirigenti liberi di usare il lato attivo dei loro bilanci senza temere che i depositanti sposteranno i loro soldi verso pascoli più sicuri.

È stato orribile negli ultimi anni vedere depositi talmente a buon mercato da essere usati dalle teste di legno, come quelle che gestivano SVB, per caricare i loro bilanci con asset a maturazione pluridcennale; senza contare che la maggior parte dei depositi a vista overnight non era assicurata.

Ciò ha permesso loro di staccare profitti fuori misura e raccogliere i conseguenti benefici dall'impennata delle stock option, ma questi "profitti" erano fasulli come una banconota da tre dollari: venivano generati da asset a reddito fisso a lungo termine, i cui prezzi non avevano altro posto dove andare se non verso il basso.

Ecco il rendimento aggiustato all'inflazione del decennale statunitense fino all'inizio della tardiva campagna anti-inflazione della FED nel marzo 2022. Nessuno sano di mente avrebbe dovuto credere che questi rendimenti profondamente sommersi fossero sostenibili; e nessun banchiere in grado di gestire anche un'unione di credito a Podunk Iowa avrebbe abbinato depositi overnight a questi titoli a lunga durata, investimenti che si stavano decisamente dirigendo verso un crollo del proprio valore.

Infatti, al minimo di marzo 2022, il rendimento reale del decennale statunitense si è attestato al -6,4%, il livello più basso nei anni 60 mostrati nel grafico e senza dubbio il tasso più basso di sempre, dato che da prima di allora la banca centrale della nazione credeva davvero nel denaro sano/onesto, nell'inflazione a zero e in tassi d'interesse basati sul mercato.

In poche parole, chiunque avesse acquistato buoni del Tesoro USA a lungo termine o titoli di agenzie governative in fondo alla linea viola nel grafico qui sotto, avrebbe dovuto farsi esaminare da un neurologo. E sicuramente non avrebbe dovuto gestire una banca multimiliardaria.

Rendimento aggiustato all'inflazione del decennale statunitense, dal 1962 al marzo 2022

Ciononostante Janet Yellen e i suoi compagni pagliacci a Washington si sono riscaldati salvando $155 miliardi di depositi non assicurati presso SVB, depositi che erano stati volutamente messi in pericolo da una gestione sconsiderata in una giostra di pompaggio di titoli.

Vale a dire, tra il 2020 e il 2021 gli asset di SVB sono quasi raddoppiati da $115 miliardi a $211 miliardi, mentre la parte HTM (titoli detenuti fino alla scadenza) è letteralmente esplosa da $17 miliardi a $98 miliardi. E oltre il 95% di questo enorme libro HTM aveva scadenze superiori ai 10 anni!

Ecco il punto: questi sciocchi hanno disallineato i loro libri contabili malgrado non avessero la salvaguardia dell'assicurazione sui depositi. Cosa succederà nel mondo quando tutti i tipi di depositi saranno assicurati?

Ancora più importante, la migliore sanzione formativa quando si è di fronte all'incompetenza incarnata dal fallimento di banche come SVB è la distruzione della propria carriera. A questo proposito si scopre che uno degli alti funzionari di SVB aveva ottenuto la sua formazione finanziaria presso... beh... Lehman ed Enron!

Quindi, se non altro, abbiamo bisogno della fuga dei depositi e dei fallimenti bancari per eliminare i cattivi attori, gli incompetenti e i cowboy spericolati dal settore bancario. E invece no, la linea di politica ora è che nessun depositante può perdere denaro, nessuna banca può fallire e il curriculum di nessuno dovrebbe essere infangato.

Qualunque cosa sia, non è capitalismo basato sul mercato e porterà a massicci sprechi/malinvestment, non alla prosperità.

In ogni caso, il grafico qui sotto mostra che il sistema bancario è già estremamente pericoloso e che aggravare il rischio tramite un'assicurazione su tutti i depositi equivarrebbe ad accendere il fiammifero in una casamatta.

In breve, nell'ultimo decennio la FED in particolar modo ha inondato i mercati finanziari con così tanta liquidità che il sistema bancario è stato letteralmente sommerso da depositi e riserve in eccesso. Come mostrato di seguito, i depositi del sistema bancario sono stati storicamente circa il 40% del PIL, ma dall'inizio del secolo tale rapporto è schizzato alle stelle, salendo oltre il 70% del PIL durante i periodi più intensi (2020-2021) di stampa di denaro.

L'inondazione di depositi è stata particolarmente acuta dal picco pre-crisi nel novembre 2007. Durante i 15 anni successivi, i depositi bancari totali sono aumentati da $6.600 miliardi a $17.600 miliardi, o del 6,2% annuo. E nel periodo da marzo 2020, il ritmo di crescita è accelerato fino a quasi il 10% annuo.

Al contrario, dal quarto trimestre del 2007 il PIL nominale è cresciuto solo del 3,8% annuo. Eppure, a parità di condizioni, il risparmio e i conseguenti depositi bancari sarebbero dovuti crescere allo stesso ritmo del PIL. In realtà sono cresciuti a quasi il doppio, perché la FED ha arroventato così tanto la stampante monetaria che gran parte del nuovo denaro non ha mai lasciato il sistema finanziario, indugiando invece nel sistema bancario.

Depositi bancari in percentuale del PIL, dal 1962 al 2022

Inutile dire che tutti questi depositi dovevano essere usati in qualche modo e le gestioni aggressive hanno rapidamente capito il nuovo gioco: sotto il sistema normativo post-Dodd-Frank le banche commerciali sono passate da un vincolo dettato dalle riserve di liquidità (per far fronte a un'impennata dei prelievi pa parte dei depositanti) a uno dettato dal capitale sulla base degli standard stabiliti dalla Banca dei regolamenti internazionali.

Se le autorità di regolamentazione si fossero accontentate di applicare coefficienti patrimoniali semplici, il nuovo sistema non sarebbe stato un disastro totale. Ma naturalmente le lobby delle banche hanno messo le mani sul processo di scrittura delle regole e hanno giocato con la semantica.

Cioè, non tutti gli asset sono stati trattati allo stesso modo quando si trattava di calcolare i coefficienti patrimoniali. Infatti il debito pubblico è stato determinato come privo di rischio, non richiedendo alcun tipo di garanzia, quindi le banche hanno fatto ciò che le autorità di regolamentazione hanno suggerito loro di fare: caricarsi di debito pubblico e delle agenzie governative poiché ciò richiedeva una copertura di capitale notevolmente inferiore.

A sua volta questo sistema è stato ottimo per i prezzi delle azioni e delle stock option dei dirigenti. Invece di investire una buona parte degli utili per la crescita, l'hanno invece destinata ai dividendi e ai riacquisti di azioni proprie. I giocatori d'azzardo nei mercati azionari erano a dir poco entusiasti.

Ad esempio, dei $258 miliardi di utile netto di JPMorgan registrati nel periodo 2015-2022, circa $189 miliardi, o il 73%, sono stati pagati agli azionisti sotto forma di riacquisti di azioni proprie ($102 miliardi) e dividendi ($87 miliardi). Nello stesso periodo gli asset totali di JPM sono cresciuti da $2.352 miliardi nel 2015 a $3.666 miliardi nel 2022.

Poiché nello stesso periodo la FED stava alimentando l'inflazione dei prezzi degli asset finanziari e reprimendo i tassi d'interesse del mercato monetario, la sopraccitata crescita del 56% negli asset totali era l'equivalente di una stampante monetaria a sé. Il margine dell'interesse netto della banca è aumentato vertiginosamente, facendo fiorire il suo reddito netto e la sua capitalizzazione di mercato è aumentata da $225 miliardi nel 2015 a un picco di $500 miliardi alla fine del 2021.

Ma tutta questa manna per gli azionisti non era perché Jamie Dimon è una specie di Einstein finanziario, la capitalizzazione di mercato di JPM è stata in parte dovuta al sistema normativo a capitale ridotto.

Pertanto nel 2015 il rapporto tra patrimonio netto contabile e asset totali di JPM si era attestato al 10,50%, il che sarebbe stato sicuro in un mondo senza "istituti troppo grandi per fallire". Ma com'è noto, nel 2022 il suo rapporto di capitale proprio è sceso a solo il 7,97% quando la banca si è caricata di titoli di stato.

L'implicazione di tutto ciò è semplice: per mantenere il suo rapporto di capitale proprio nel 2015, JPM avrebbe avuto bisogno di $385 miliardi in patrimonio contabile entro il 2022, non i $292 miliardi effettivamente riportati. Quindi per confermare la robusta crescita patrimoniale che ha alimentato i suoi enormi guadagni di utili, avrebbe dovuto trattenere $93 miliardi in più dal suo reddito netto.

Vale a dire, i suoi pagamenti a Wall Street sotto forma di riacquisti di azioni e dividendi dovevano essere dimezzati! I giocatori d'azzardo non sarebbero stati affatto felici.

Inutile dire che, sulla base di questo esempio, è facile capire perché le banche si sono date da fare per acquistare titoli di stato a lunga scadenz: hanno conservato il capitale permettendo loro di effettuare pagamenti generosi in dividendi e riacquisti di azioni proprie.

Dall'altra parte il motivo per cui la FED ha inondato il sistema finanziario di credito a buon mercato era quella di aumentare i livelli dei prestiti bancari e quindi alimentare una crescita economica più forte. Ma se prendiamo ancora una volta l'esempio di JPM è evidente che non è successo.

Nel 2015 il suo portafoglio prestiti ammontava a $824 miliardi, i quali rappresentavano il 64,4% dei suoi $1.280 miliardi in depositi. Nel 2022 il suo portafoglio prestiti è cresciuto solo modestamente, a $1.110 miliardi, ma ciò ammontava solo al 47,7% dei depositi, i quali erano saliti a $2.340 miliardi.

In breve, anche se si fosse rivelata una buona idea stimolare artificialmente il settore prestiti, cosa che non è, ciò non è accaduto nonostante tutta la sconsiderata stampa di denaro da parte della FED. Invece il nuovo denaro si è riversato nelle banche, le quali hanno acquistato titoli di stato e quindi aiutato il contingente di finanziamenti del Congresso.

Eppure, nonostante queste realtà, la Yellen ha lanciato una campagna per indebolire ulteriormente il sistema bancario, sostanzialmente abolendo le ultime vestigia di controllo e disciplina dei depositanti. Ci riferiamo all'abominevole salvataggio di tutti i depositanti presso SVB e Signature Bank, ma soprattutto al cosiddetto Bank Term Facility Program (BTFP). Quest'ultimo è stato un atto alquanto grave, poiché ha permesso alle banche di prendere in prestito 100 centesimi a dollaro contro obbligazioni trentennali che l'anno scorso hanno perso il 40% del proprio valore di mercato

Ma ora la Yellen è diventata completamente ritardata, suggerendo vere e proprie garanzie per tutti i tipi di depositi, indipendentemente dalle dimensioni:

“I passi che abbiamo compiuto non si sono concentrati sull'aiutare specifiche banche. Il nostro intervento era necessario per proteggere il più ampio sistema bancario statunitense”, ha affermato la Yellen. “E azioni simili potrebbero essere giustificate se le istituzioni più piccole dovessero subire corse agli sportelli che possono comportare un rischio di contagio”.

Come ha fatto notare il Wall Street Journal: “Il rumore e la furia delle richieste per un'assicurazione universale sui depositi stanno crescendo”. Ad esempio, il piagnucolone cronico di Wall Street, Bill Ackman, chiede che la sua pellaccia venga salvata tramite un'assicurazione sui depositi al 100%. E a questa festa non manca nemmeno Elon Musk.

Mentre ha riportato di recente la stampa finanziaria, il personale del Dipartimento del Tesoro USA sta esaminando se i regolatori federali abbiano abbastanza autorità di emergenza per assicurare temporaneamente depositi superiori all'attuale limite di $250.000 sulla maggior parte dei conti senza il consenso formale di un Congresso profondamente diviso.

La frase in grassetto vi dice tutto quello che dovete sapere. Dopo 40 anni di rifiuto del Congresso di assicurare i depositi bancari al 100% indipendentemente dalle dimensioni, come diavolo si può legittimare la decisione di assicurare $9.000 miliardi per conto dei contribuenti con un decreto esecutivo?

Infatti se questa non è una decisione che devono prendere i rappresentanti del popolo, non sappiamo quale lo sia allora... se si vuole anche solo fingere che viviamo in una democrazia.

Dopotutto un'assicurazione sui depositi al 100% significherebbe che il fondo FDIC da $125 miliardi garantirebbe $18.000 miliardi in depositi. Possono dire che i fondi necessari, che potrebbero salire a centinaia di miliardi o addirittura migliaia di miliardi in determinati scenari, verrebbero fuori dai premi assicurativi FDIC... ma suvvia! Sarebbe una tassa enorme e mascherata in realtà, perché tutti i 108 milioni di famiglie statunitensi con conti bancari finirebbero per pagare il premio sotto forma di tassi più bassi sui loro depositi.

Non sorprende che le lobby di Washington siano già state coinvolte nel tentativo di forzare questa azione profondamente antidemocratica. Vale a dire, la Mid-Size Bank Coalition of America, che comprende banche con attivi fino a $100 miliardi, ha esortato le autorità di regolamentazione a revocare l'attuale limite sull'assicurazione dei depositi, secondo una lettera del 17 marzo pubblicata su Bloomberg. L'organizzazione ha espresso preoccupazione per il fatto che, se un altro prestatore regionale fallisce, più depositanti sposteranno i propri soldi nelle banche più grandi della nazione, indipendentemente dalla salute sottostante dei loro concorrenti più piccoli.

E allora!?

Forse questi piccoli banchieri virtuosi avrebbero dovuto pensare al rischio di fuga dei depositi quando hanno caricato i loro bilanci con asset a rendimento più elevato, cosa che comportava sia rischi di tasso d'interesse che/o di credito. In assenza di questi fattori, non vi è alcun motivo per cui una banca conservatrice dovrebbe essere a rischio di fuga dei depositi o non in grado di resistere a una fuga temporanea prendendo a prestito alla finestra di sconto della FED.

E questo è esattamente quello che è successo di recente. La variazione settimanale dei prestiti nella finestra di sconto è salita a $138 miliardi, quasi alla pari con i $180 miliardi durante la traumatica prima settimana dell'ottobre 2008.

Variazione settimanale dei prestiti nella finestra di sconto della FED, dal 1980 al 2023

Naturalmente ai piagnucoloni della brigata dei banchieri di piccole/medie dimensioni non piace la finestra di sconto, perché è collegata a uno stigma e perché l'attuale tasso di sconto è del 4,75%, ben al di sopra dei loro costi medi di deposito. In breve, vogliono i classici pasti gratis dallo zio Sam in modo da poter eseguire una discrepanza tra attivi e passività, prenotare guadagni enormi e ridere per la crescita delle loro stock option.

Stiamo davvero arrivando alla fine della strada con questa forma di capitalismo clientelare e socializzazione delle perdite.

Mentre i soliti sospetti sono ora impegnati a fissare l'approvazione di una legislazione che elevi il limite dell'ssicurazione sui depositi oltre i $250.000, l'House Freedom Caucus ha capito qual è la posta in gioco e si è espresso contro una garanzia al 100%.

Dal momento che hanno vinto un'opzione per aver chiesto la rimozione di McCarthy al momento della sua elezione, speriamo che siano pronti, disposti e in grado di usarla quando una qualsiasi parvenza di legge sull'assicurazione al 100% dei depositi farà capolino alla Camera. Ecco quanto c'è davvero in gioco.

“Qualsiasi garanzia universale su tutti i depositi bancari, sia implicita che esplicita, sancisce un pericoloso precedente che incoraggia comportamenti irresponsabili e che vengono pagati da coloro che non sono coinvolti e che invece hanno seguito le regole”, ha affermato in una nota l'House Freedom Caucus.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 25 aprile 2023

Il capitalismo ha migliorato la qualità della vita in India, ma è ancora presente lo spirito collettivista

Come avvertiva Luongo in un altro articolo pubblicato qualche settimana fa, l'India è uno di quei tasselli che potrebbe essere attaccato dalla cricca di Davos al fine di rimanere a galla nel suo tentativo di portare a termine il piano del Grande Reset. Inutile dire che potrebbe appellarsi proprio allo spirito collettivista che ancora persevera nel Paese. Eppure ci sono ancora devastati mentali, dementi e imbecilli che riducono tutto al classico adagio "eh ma allora è tutto un complotto!". Ultimo esempio in ordine cronologico a sconfessare questa cretinata: i Twitter Files. Il mondo occidentale è nelle grinfie di "élite sovversive" (definibili in modo generico come "cricca di Davos"). Con un potere e un'influenza pervasivi, queste persone non sono "superiori" ma hanno come oggetto l'indebolimento della civiltà occidentale. Li ritroviamo in organizzazioni globaliste come il Royal Institute for International Affairs (Chatham House), il Council on Foreign Relations, il Bilderberg Group, il Club of Rome, il World Economic Forum (WEF), nelle Nazioni Unite (ONU) e nelle organizzazioni monetarie che finanziano il regime globalista come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Tutte queste organizzazioni hanno avuto come obiettivo l'indebolimento degli stati nazionali, la distruzione del libero mercato e il controllo del sistema economico mondiale da parte di un'élite globalista. Questi obiettivi vengono ora condotti sotto la rubrica del "capitalismo degli stakeholder", con il WEF che interviene e coordina i "partenariati pubblico-privato" per combattere il "cambiamento climatico". La partnership ONU-WEF e il modello di governance di quest'ultimo rappresentano la privatizzazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con il WEF che porta partner aziendali, denaro e presunta esperienza riguardo la Quarta rivoluzione industriale. E il modello di governance del WEF si estende ben oltre le Nazioni Unite, influenzando la costituzione e il comportamento dei governi di tutto il mondo. Questa usurpazione ha portato il politologo Ivan Wecke a definire la riprogettazione del sistema mondiale da parte del WEF: “Un'acquisizione corporativista della governance mondiale”. Queste élite non sono solo sovversive, ma soprattutto distruttive. È impossibile non concludere che i numerosi assalti alle infrastrutture degli Stati Uniti non siano parte di una campagna coordinata per distruggerne le capacità produttive e terrorizzare la popolazione. Pensate agli obblighi di vaccinazione per soffocare le catene di approvvigionamento, i molteplici deragliamenti di treni e bombe chimiche, le bombe inesplose sui binari ferroviari, le misteriose esplosioni negli impianti metallurgici e negli impianti petroliferi, gli incendi "casuali" negli impianti di trasformazione alimentare e negli allevamenti di uova di gallina, le esplosioni di materiali pericolosi nel trasporto pubblico, la chiusura di un importante laboratorio di produzione di latte artificiale, ecc. E poi aggiungeteci le operazioni di demoralizzazione culturale, sociale e politica: i lockdown e i passaporti vaccinali, le rivolte Black Lives Matter-Antifa, i brogli elettorali, i processi farsa del 6 gennaio, l'immigrazione senza restrizioni, il movimento transgender, la teoria critica della razza propagandata agli studenti delle scuole elementari e il trattamento differente dei crimini in base allo schieramento politico: il risultato è una "anarco-tirannia". Tutti questi fenomeni non hanno forse l'effetto di produrre insicurezza sociale ed economica, costringendo ogni opposizione politica alla sottomissione?

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di Yash Dubey

L'India è attualmente il settimo Paese più grande del mondo e con la più grande popolazione di giovani. Ci sono molti elementi che rendono unico questo Paese, il più importante dei quali è la diversità: diversità di cultura, razza, etnia e linguistica. L'India ha affrontato un'era di colonialismo sotto gli inglesi, i quali prendevano le materie prime dall'India a prezzi più convenienti e poi importavano i prodotti finiti.

India e Nigeria sono entrambi Paesi che hanno ottenuto l'indipendenza dalla Gran Bretagna nello stesso periodo, ma ora l'India adesso sta crescendo molto meglio rispetto alla Nigeria. Gli indiani hanno preservato la loro cultura e la loro religione ma hanno adottato le tecnologie dell'Occidente, mentre la Nigeria ha adottato la cultura e la religione occidentali ma non è riuscita a utilizzarne le tecnologie. Gli indiani adottarono la disciplina britannica nel loro esercito, il che a livello individuale si rivelò un gran successo, ma imboccò la strada sbagliata per quanto riguarda lo sviluppo economico.

L'India venne dichiarata un'economia mista dopo la sua indipendenza nel 1947, ma era in gran parte di tendenza socialista, con il suo primo ministro, Pandit Jawaharlal Nehru, appassionato di socialismo. Questo approccio era ammirato solo in teoria, dato che pochissimi erano pronti ad abbracciarlo nella pratica. In un certo senso la via socialista venne imboccata anche per opporsi al sistema “malvagio” del colonizzatore, la Gran Bretagna. F. A. Hayek pubblicò il suo articolo “The Use of Knowledge in Society” nel 1945, due anni prima che l'India diventasse indipendente.

Sfortunatamente gli intellettuali indiani non lessero l'articolo di Hayek, così come non avevano letto il libro di Ludwig von Mises, Socialism, più di vent'anni prima. Mokshagundam Visvesvaraya scrisse il libro Planned Economy in India e nel 1950 venne istituita la Commissione di pianificazione indiana, presieduta dal combattente per la libertà Nehru. Il fatto che l'India abbia seguito la pianificazione centralizzata e l'abbia portata avanti per più di sessant'anni nonostante i suoi fallimenti è a dir poco sconcertante.

Se l'economia indiana era davvero "mista", allora perché l'altro lato dello spettro è stato trascurato? Si potrebbe obiettare che le condizioni del Paese erano molto precarie e quindi erano necessari protezionismo e coinvolgimento dello stato nell'allocazione delle risorse. Anche se fossimo d'accordo su questo punto, perché la progettazione centrale è stata intensificata nel corso degli anni?

Nel quarto piano quinquennale dell'India (1969-1974) le banche furono nazionalizzate e nel 1975 il primo ministro dichiarò un'emergenza nazionale. Quest'ultima incarnava l'intuizione di Hayek: nella pianificazione centrale potrebbe esserci una commissione, ma a causa dell'eterogeneità dei suoi membri, alla fine si arriva al punto in cui una sola persona prende le decisioni, portando a un governo totalitario. Il libro di Hayek, The Road to Serfdom, menziona cose sul collettivismo che sono accadute in seguito in India e alcune delle quali accadono ancora oggi.

Nel 1991 venne finalmente introdotto il modello di liberalizzazione, privatizzazione e globalizzazione (LPG) e l'India adottò un approccio capitalistico grazie a primo ministro PV Narasimha Rao. Dopo la riforma del 1991, l'India ha visto più sviluppo e prosperità.

L'India ha adottato le tecnologie occidentali, ma solo quando era obbligata a farlo. La Indian Planning Commission mirava all'autosufficienza nel terzo piano quinquennale, ma la visione era sempre collettivista. Infine suddetta commissione venne sciolta, ma sostituita dalla nuova NITI Aayog che però crede in un approccio dal basso verso l'alto.

L'approccio dal basso sostiene il decentramento e l'individualismo; si parte dalle persone piuttosto che mettere chi è già al potere in cima alla piramide sociale. Ma l'approccio dal basso della NITI Aayog continua a favorire lo stato centrale, mentre sostituisce il vecchio tipo di pianificazione. Decentramento significa che il potere viene trasferito ai governi locali (la parola delega non dovrebbe esistere); questo è ciò che viene chiamato "la fine della verità".

La situazione continua a peggiorare col passare del tempo. Lo stesso governo indiano non sa quanto si perde privando la nazione delle menti brillanti che se ne vanno e portano i loro talenti altrove. Di solito è la cultura a essere incolpata nelle varie discussioni politiche, ma ciò che ha ostacolato lo sviluppo dell'India è la superbia degli intellettuali. È una sfortuna che essi non siano gente del calibro di Hayek, Mises, James M. Buchanan e Thomas Sowell, poco conosciuti nella struttura sociale dell'India. Il sistema scolastico statale vive per mantenere ancora vivi i valori collettivisti e ha fatto sì che le persone considerino ancora il socialismo come un segno di moralità.

L'aspetto positivo è che il crescente spirito imprenditoriale ha incoraggiato il lavoro autonomo. Probabilmente non si è mai trattato dell'incompetenza degli individui, ma sempre dell'inclinazione del sistema verso lo spirito collettivista.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 24 aprile 2023

Caos creditizio

 

 

di Alasdair Macleod

I colpi di scena quotidiani riguardo la crisi bancaria possono farci perdere di vista il quadro generale. È allettante pensare che le autorità bancarie abbiano il controllo e garantiranno l'integrità delle loro reti bancarie, ma il quadro generale è che il calo pluridecennale dei tassi d'interesse è finito, così come la bolla finanziaria gonfiata sulla sua scia. E dovremmo anche essere consapevoli del fatto che esiste un ciclo del credito la cui fase di bust è attesa da tempo. Questi due elementi si sono uniti per creare il caos nei mercati del credito

La realtà è che le banche centrali hanno già perso il controllo sulla politica monetaria e sui tassi d'interesse. Questi ultimi sono ora guidati dalla contrazione del credito bancario, non dalla politica monetaria. Il punto che comunemente non viene colto è che il credito in contrazione, in un momento in cui la domanda sta ancora aumentando, porta a tassi d'interesse più elevati e crediti incagliati.

Avendo perso il controllo sui tassi d'interesse, la FED è stata costretta a invertire la rotta, senza però abbassare i tassi, bensì offrendosi di acquistare debito del Tesoro e delle agenzie governative al valore nominale qualunque fosse il coupon e la maturità. Ciò ha salvato nell'immediato il comparto bancario che è vacillato sulla scia del fallimento di Silicon Valley Bank e rende più facile per il Tesoro degli Stati Uniti finanziare il suo deficit.

Ma tale strategia è altamente inflazionistica.

La FED ha deciso di salvare i mercati finanziari a spese della propria valuta. Ci si può aspettare che altre banche centrali seguano l'esempio, ma, nel processo, non faranno altro che condannare a morte le loro valute fiat.

 

Introduzione

Lo shock per il crollo della Silicon Valley Bank ha esposto quanto sia diventato instabile il sistema finanziario degli Stati Uniti. L'ironia è che mentre SVB era regolata come una banca, gli asset che l'hanno abbattuta non erano affatto nel settore bancario. Le banche sono rivenditori di credito, creando attivi (prestiti) e depositi corrispondenti (passivi) e SVB non faceva altro che prendere i depositi e poi investire gran parte di essi in obbligazioni. E negli ultimi anni anche le banche centrali hanno pagato fior di quattrini per le obbligazioni governative e quasi governative, solo per vedere i loro valori di bilancio crollare in negativo adesso.

È importante ricordare che esiste un ciclo di boom/bust nel credito bancario ed è questo ciclo alla base della teoria Austriaca del ciclo economico. La fase di boom si evolve nel tempo prima che la contrazione del credito crei un bust più improvviso. L'intero ciclo ha una media di circa un decennio sin dall'inizio del diciannovesimo secolo. Quando è moderato, vediamo che i tassi d'interesse salgono man mano che il credito bancario viene centellinato, soprattutto quando il desiderio di profitto dei banchieri si trasforma in paura di perdite; segue poi un aumento dei rendimenti obbligazionari, un mercato orso negli asset finanziari, aumenti della disoccupazione e alcune aziende falliscono. Quando il ciclo è più grave, vediamo fallimenti bancari che portano a conseguenze più catastrofiche.

L'ultima crisi è stata segnata dal fallimento della Lehman nell'agosto 2008, ma c'erano prove che il ciclo del credito bancario stava già virando verso la fase di bust nel settembre 2007, quando una banca britannica, Northern Rock, affrontò una corsa agli sportelli costringendola a rivolgersi alla Banca d'Inghilterra. Sebbene la situazione si fosse apparentemente calmata per alcuni mesi, Sterling Interbank aveva smesso di fare trading e nessuna banca sembrava essere disposta a prestare una sterlina ad altre banche. Il sentimento dell'intera coorte bancaria era molto fragile.

A differenza del mercato dei pronti contro termine collateralizzato, il mercato interbancario è il meccanismo in base al quale tutte le banche riequilibrano le loro posizioni nel giro di un giorno o una manciata di giorni. Le banche che hanno perso i depositi saranno bilanciate da coloro che li hanno guadagnati, ignorando i cambiamenti netti nella circolazione delle banconote. L'intero bilancio del sistema bancario rimane equilibrato, sebbene gli squilibri derivino dalle singole banche e devono essere risolti su base giornaliera. L'accesso a questa struttura è cruciale per qualsiasi banca e un drastico scarico di depositi suonerà come un allarme per tutte le altre.

Ecco perché non può essere ignorato un congelamento dei mercati interbancari. E questo avvenne nonostante la Bank of England sostenesse Northern Rock, cosa che fece fino a febbraio 2008 quando essa venne poi nazionalizzata. La situazione era già critica prima, ma esplose solo a settembre di quell'anno quando in America andò in bancarotta la Lehman.

È un errore supporre che la ciclicità delle crisi bancarie sia definita da un evento; essa avrà sempre un carattere evolutivo. E sono passati più di quattordici anni dalla grande crisi finanziaria, dicendoci che la prossima è ormai attesa. Infatti è stata ritardata dalle politiche monetarie inflazionistiche, che fino a poco tempo fa hanno continuato ad alimentare il credito a buon mercato nel sistema bancario globale. Ma senza un'iniezione sostanziale di capitale azionario, l'intero sistema bancario statunitense ha ora esaurito la propria capacità di bilancio dovendo affrontare la grana SVB. Tale problema è condiviso con l'intera rete bancaria americana, la quale deve affrontare le conseguenze dell'aumento degli interessi fissi e su altri investimenti finanziari, sia dentro che fuori dai bilanci come le garanzie sui prestiti. Senza contare che la cautela dei banchieri è ulteriormente solleticata dall'aumento dei crediti incagliati che giocoforza dovranno essere pareggiati dal capitale degli azionisti.

In passato le banche, per ridurre al minimo l'impatto della mancata corrispondenza delle maturità, hanno limitato i loro acquisti a obbligazioni a scadenze brevi. Il fallimento di SVB ha sottolineato il dramma delle scadenze considerevolmente più lunghe, acquisite in un momento in cui i tassi a breve termine erano minimi e le scadenze più lunghe offrivano un rendimento decente. SVB era in buona compagnia da questo punto di vista, dato che si credeva che i tassi d'interesse erano totalmente sotto il controllo della FED e non si sarebbero mai più rialzati. La tentazione è stata quindi utilizzare la leva finanziaria per trasformare un differenziale di rendimento del due percento in un rendimento lordo del venti percento sul capitale della banca.

Mentre il calo dei valori delle obbligazioni crea difficoltà per i bilanci, allo stesso tempo l'aumento dei tassi d'interesse fa salire il costo dei finanziamenti. La combinazione di questi due eventi e l'improvviso rialzo dei tassi d'interesse da parte della FED hanno agito come un boa constrictor sulla redditività dell'intero sistema bancario commerciale.

Essendo stata Silicon Valley Bank un campanello d'allarme, la reazione è stata un brusco calo delle azioni bancarie e poi altre due banche californiane sono crollate: Signature e Silvergate. E nell'universo finanziario più ampio, abbiamo già visto una banca importante a livello sistemico (G-SIB) nei guai: un pacchetto di salvataggio per Credit Suisse è stato insufficiente per ripristinare la fiducia in essa.

Sembra che non solo il ciclo del credito bancario abbia virato verso la fase di bust con una violenza inaspettata, ma ha superato a lungo il suo quadro ciclico di dieci anni. E sono presenti tutti i segni di una recessione grave: il grafico seguente mostra come M2 degli Stati Uniti, costituita per circa il 90% da depositi bancari, si sta già contraendo a un ritmo record.

Questa contrazione non è banale e ne abbiamo avuto un avvertimento precoce quando Jamie Dimon disse durante una conferenza dello scorso giugno che stava aggiornando la sua previsione di una tempesta economica a uragano. E guarda caso il cambiamento trimestrale in M2 stava diventando negativo.

Il fallimento di SVB, che è stato rapidamente seguito da quello di Signature Bank, ha ribaltato l'approccio iniziale di bail-in annunciato dalle autorità statunitensi tempo fa in uno di bail-out. Invece di seguire il classico approccio della FDIC, ovvero salvare i depositanti fino a $250.000 e spazzare via tutti gli altri, è diventato evidente che il bail-in avrebbe solamente allargato la crisi. La Banca d'Inghilterra/Tesoro inglese hanno seguito l'esempio FED/Tesoro statunitense, quindi è ragionevole aspettarsi che anche la Banca del Giappone e l'Eurozona facciano lo stesso.

Le procedure di bail-in sono state concepite a seguito del fallimento della Lehman, convenendo che "i contribuenti non avrebbero più pagato il prezzo dell'avidità bancaria e il loro fallimento", una risposta emotiva alle recessioni più che pratica poiché resta il fatto che è il dovere di una banca centrale è garantire l'integrità del sistema bancario commerciale nonostante le proteste di azzardo morale.


Le conseguenze future per i tassi d'interesse

Ci siamo abituati ai tassi d'interesse non impostati dai mercati ma saldamente sotto il dito delle banche centrali. Tendiamo a dimenticare che il tasso d'interesse è un accordo tra una banca e un mutuatario, determinando una condizione di un prestito, e che il tasso è impostato dall'accordo reciproco. Per quanto riguarda i tassi di deposito, senza dubbio la coorte bancaria accoglierà felicemente una politica monetaria che li va ad abbassare fintanto che ciò va a migliorare i margini di prestito. Oltre a questo punto, se la banca centrale sopprime troppo i tassi e i margini di prestito si comprimono, le banche commerciali limiteranno le loro attività di prestito.

I tassi d'interesse negativi in Giappone e nell'Eurozona equivalgono a un'imposta sulle riserve bancarie, scoraggiando l'espansione del credito. Ciò è evidente nel prossimo grafico: prestiti bancari ad aziende e consumatori nella zona Euro.

Il picco c'è stato nel 2008, a €15.468 miliardi, e la struttura del tasso di deposito della BCE si attestava al 3,25%. Era il momento in cui la BCE ha tirato fuori tutti i suoi conigli dal cilindro per incoraggiare la crescita del PIL, che non è altro che l'espansione del credito bancario rivolto all'economia non finanziaria. Nel quarto trimestre del 2016 i prestiti non finanziari erano diminuiti di un terzo, a €10.433 miliardi, e anche la struttura del tasso di deposito della BCE era scesa a -0,4%. Sebbene vi sia stato un successivo recupero nei prestiti bancari, in particolare per supportare le imprese e i consumatori durante i lockdown, essi stanno diminuendo di nuovo.

Tanti saluti alla convinzione comune che una banca centrale possa gestire i risultati economici manipolando i tassi d'interesse. La questione ora è se continuerà a essere perseguita la strategia di fermare l'inflazione e salvare la valuta, oppure salvare il sistema bancario commerciale e uccidere la valuta. Indipendentemente da ciò che le banche centrali fanno con i tassi d'interesse, non possono sfuggire al fatto che il ciclo del credito bancario stia accelerando verso la fase di recessione e ci sono buone ragioni affinché un banchiere riduca la sua esposizione al credito di fronte a un aumento dei rischi di controparte.

Tutti i banchieri sono ora consapevoli che la loro attività è sempre più guidata dalla paura delle perdite: c'è il calo dei valori degli asset finanziari che ha portato al fallimento di SVB, c'è il rischio di prestito esacerbato dalla leva finanziaria e ora c'è anche un rischio di controparte nel sistema di compensazione.

Si prevede che la FED abbandonerà il targeting dell'inflazione e il rialzo dei tassi di interesse, forse anche tagliandoli leggermente. Ciò aiuterebbe sicuramente con i finanziamenti bancari sul lato dei depositi e ridurrebbe le perdite sul debito da interesse fisso. Ma per quanto tempo? Come possiamo vedere dal passato, ciò non fermerà il declino nel credito bancario, a meno che le banche non possano essere persuase a smettere di pensare al rischio. Quindi il credito bancario continuerà a contrarsi e le banche coglieranno l'opportunità di liquidare gli asset quando possono; inoltre saranno pronte a liquidare anche le garanzie a copertura dei prestiti. Come illustra il grafico seguente, la contrazione del credito per gli asset finanziari è già ben avviata.

Cercare di controllare la marea del credito è come stare sulla traiettoria di un treno in deragliamento. La carenza di credito bancario aumenterà e se la sua disponibilità è limitata mentre la domanda sale (o rimane costante), il costo degli interessi per i prestiti non farà altro che salire. E se questi ultimi salgono, è inutile aspettarsi che i rendimenti obbligazionari possano scendere. Anzi il differenziale tra i rendimenti delle obbligazioni statali e societarie si allargherà e qualsiasi calo dei rendimenti obbligazionari statali da parte degli investitori nazionali in cerca di un rifugio sicuro, aumenterà il rischio dei rendimenti per i detentori esteri di asset finanziari.

Questi ultimi sono tra i primi a liquidare le loro posizioni, guidati dalla paura di un calo dei valori degli asset e dalle conseguenze per il tasso di cambio della valuta. Sopprimere i tassi d'interesse per ripristinare l'ordine sistemico può essere solo una benda temporanea su un sistema finanziario incancrenito ed equivale a voler proteggere il sistema finanziario e i suoi valori a spese della valuta fiat.


La garanzia del supporto è inutile

I mercati finanziari dipendono da ogni parola proferita dai governatori delle banche centrali e dalle commissioni di politica monetaria. Peggio ancora, la loro ingerenza lascia un elenco di fallimenti e declino che metterebbero in imbarazzo i loro predecessori, ma come con tutti i dogmi arriva un momento in cui vengono screditati e possiamo essere certi che anche le contraddizioni della macroeconomia moderna porteranno alla sua fine.

Una versione precedente del keynesismo la ritroviamo nelle teorie di John Law, che nel 1717-1720 gonfiò una bolla finanziaria in Francia. Mentre la bolla del Mississippi si stava gonfiando, Law era considerato un genio. Come Keynes, aveva teorizzato che un'economia avesse bisogno dello stimolo del credito, prodotto non da un sistema bancario indipendente e guidato da fattori di mercato, ma gestito da una banca centralizzata e statalista. La sua Banque Generale divenne la Banque Royale, una banca centrale con il mandato di saldare i debiti del re.

Ma come avrebbe scoperto Law con la sua proto-banca centrale, quando una bolla alimentata dallo stato si sgonfia, distrugge l'intero sistema finanziario e con esso la valuta. Ciò era evidente nel contrasto tra la bolla Mississippi e la contemporanea bolla South Sea a Londra, dove la Banca d'Inghilterra, che era la banca del governo inglese, non venne coinvolta. Quando scoppiò la bolla South Sea, la Banca d'Inghilterra sopravvisse e continuò a sostenere le sue banconote; quando scoppiò la bolla di Law, ricorse all'estrazione violenta di metallo e oggetti di valore da chiunque fosse sospettato di possederli. La sua impresa sopravvisse alla debacle, ma la valuta no.

Seguendo simili teorie stataliste del credito, i nostri equivalenti contemporanei della Banque Royale hanno promosso una versione mondiale e più duratura della bolla Mississippi. Oltre a emettere credito per finanziare i deficit statali, le banche centrali moderne hanno soppresso in modo aggressivo i tassi d'interesse, di conseguenza la bolla mondiale di oggi fa impallidire quella di Law. Come gli speculatori guidati dall'avidità ai tempi di John Law, oggi commettiamo lo stesso errore di non riconoscere la bolla del credito per quello che è e gli investitori commettono l'errore d'ignorarlo. Peggio ancora, il coordinamento globale assicura che i guardiani di tutte le principali valute siano vincolati a un pensiero di gruppo, commettendo gli stessi errori fatali.

Quando l'abbassamento dei tassi d'interesse non è stato più sufficiente, tutte le nostre banche centrali hanno iniziato contemporaneamente a stampare credito definendolo allentamento quantitativo. A differenza del credito delle banche commerciali, l'espansione del credito della banca centrale si è rivelata impossibile da invertire, come stiamo scoprendo ora. La FED ha tentato brevemente di farlo nel 2019, il che ha portato a un crollo dei valori delle azioni con l'indice azionario S&P 500 sceso di un terzo tra febbraio e marzo dell'anno successivo. La bolla ha quindi dovuto essere rigonfiata aumentando il QE, un'azione giustificata dalla crisi sanitaria.

Nel 2022 le valute fiat delle nazioni occidentali hanno iniziato a perdere potere d'acquisto a un ritmo accelerato e i tassi d'interesse, che non erano più sotto il fermo controllo della banca centrale, hanno iniziato a salire; e con l'aumento di quest'ultimi, il valore dei titoli di stato e delle agenzie governative ha iniziato a crollare. Il risultato è che le banche centrali sono tutte in patrimonio netto negativo, il che è solo un altro modo per dire che sono tecnicamente fallite.

Come la valuta fiat di John Law, i dollari, gli euro, gli yen e le sterline sono tutti valute fiat. È con riferimento a loro che viene misurato tutto il credito nelle rispettive giurisdizioni; il loro valore dipende interamente dalla fiducia della popolazione nel debito incorporeo, non nei metalli corporei. Ora ci troviamo di fronte alla prospettiva che tale fiducia venga minata dall'incapacità delle banche centrali di stabilizzare il potere d'acquisto del loro credito che è ancorato al nulla.


Il programma di finanziamento temporaneo della FED

Sebbene tutte le principali banche centrali siano tecnicamente fallite, sono ancora responsabili del mantenimento dei relativi sistemi creditizi. Mentre i commentatori mainstream sottolineano l'azzardo morale con il salvataggio delle banche commerciali per proteggere i depositanti, è un dato di fatto che le banche centrali abbiano il dovere primario di garantire l'integrità del sistema bancario commerciale. Di conseguenza faranno tutto il necessario per adempiere a questo obbligo ed è questo che alimenta il lato oscuro della bolla del credito: il valore delle stesse valute fiat misurate non l'una rispetto all'altra, ma in beni e servizi.

Non dobbiamo sottovalutare gli interessi acquisiti sia delle autorità monetarie che delle grandi banche per garantire che il sistema attuale, con tutti i suoi difetti, sopravviva. Abbiamo già visto l'offerta della FED di accettare obbligazioni al valore nominale come garanzia in una nuova linea di prestito (il Bank Term Funding Program — BTFP) per un anno. Ad esempio, un'obbligazione del Tesoro USA con scadenza decennale ed emessa con una cedola dello 0,5% nell'agosto 2020, sarà accettata come garanzia collaterale alla pari senza alcun haircut, nonostante sia attualmente valutata sul mercato a $77,90... uno sconto del 22,1% al rimborso.

Nel suo comunicato stampa la FED ha dichiarato che non prevede di dover attingere a una struttura creata a tale scopo come l'Exchange Stabilization Fund, infatti la sua speranza è che le banche non usufruiscano di questo strumento in modo che essa possa raggiungere il suo vero scopo: garantire che la liquidazione forzata di titoli di stato e di altro tipo non ne faccia salire i rendimenti. Ma un po' come il QE che si è dimostrato impossibile da invertire, il BTFP potrebbe diventare un albatross sul collo della FED. Dopotutto qualsiasi banca che ha una perdita sui suoi investimenti obbligazionari può ora ottenere cento centesimi a dollaro, rinviando la sua perdita per un anno. E sappiamo tutti che l'anno prossimo la FED dovrà rinnovare la promessa piuttosto che ritirarla e scatenare una crisi che ha solo rinviato.

Per le banche commerciali tutto questo è meraviglioso, anche supponendo che non provino a ingannare il sistema acquistando obbligazioni sul mercato e mascherarlo quindi come un aumento di bilancio grazie al BTFP. Questa è un'opportunità che fa venire l'acquolina in bocca quando ci si rende conto che il prestito annuale della FED è effettivamente perpetuo.

Ciò la porterà quasi certamente a espandere il proprio bilancio in base a quanto le banche attingeranno nell'ambito di questa agevolazione. Secondo il modulo H.8 della FED, le banche commerciali hanno $4.532 miliardi in titoli del Tesoro statunitensi/agenzie governative e altri $2.732 miliardi in titoli garantiti da ipoteca. La maggior parte, se non quasi tutte queste obbligazioni, sarà sommersa, la cui profondità dipende dalla loro cedola e scadenza. Questa generosa offerta porterà sicuramente a consistenti usi delle obbligazioni per ottenere credito dal sistema bancario centrale.

Gli attivi della FED devono riflettere questi prestiti BTFP e non possono essere deviati in una nuova struttura simile a Maiden Lane. È probabile che il suo utilizzo diventi considerevole, portando rapidamente il bilancio della FED ben oltre i $10.000 miliardi

Il vero scopo dietro il BTFP è quello di supportare i valori di tutti gli asset finanziari legati ai rendimenti obbligazionari, un obiettivo vitale se si vuole mantenere la fiducia economica. Avendo perso il controllo sui tassi d'interesse, si sta ora tentando di controllare i rendimenti obbligazionari ed è stato fatto anche un passo importante per garantire il contenimento della spesa del governo federale.


Conseguenze per il dollaro

L'impegno per un'accelerazione dell'inflazione del credito a livello di sistema bancario centrale è destinato a minare il potere d'acquisto del dollaro anche più di quanto sia stato attribuito a eventi recenti come la crisi sanitaria, l'interruzione delle catene di approvvigionamento e il contraccolpo delle sanzioni contro la Russia.

In primo luogo ci sono i detentori esteri, i quali saranno quasi certamente più sensibili a questi problemi rispetto agli investitori americani. Inoltre c'è l'ostinato presupposto che i tassi d'interesse siano sotto il controllo della FED quando eventi recenti hanno dimostrato il contrario, altrimenti con la sua insistenza sul fatto che l'inflazione dei prezzi al consumo fosse transitoria, avrebbe potuto sedersi e tenere i tassi a zero.

Non solo un'ulteriore contrazione del credito bancario farà salire i tassi d'interesse, indipendentemente dalle politiche monetarie, ma un nuovo ciclo d'inflazione del credito porterà inevitabilmente a tassi più elevati richiesti dal mercato per compensare la perdita di potere d'acquisto che ne deriva. Con circa $12.000 miliardi in asset statunitensi di proprietà straniera, oltre a $4.000 miliardi in obbligazioni societarie, $7.600 miliardi in titoli del Tesoro USA/agenzie governative e altri $7.500 miliardi in asset a breve termine come cambiali e depositi bancari, c'è un enorme margine di manovra per la liquidazione estera di dollari e asset denominati in dollari, una volta svaniti gli effetti iniziali di un salvataggio del sistema finanziario in crisi.

Che una corsa contro una valuta inizi con la liquidazione estera è perfettamente normale, come confermerà chi ha una lunga esperienza con la sterlina. Per troppo tempo i cittadini statunitensi si sono abituati al continuo acquisto estero di dollari e asset denominati in dollari, nonostante il suo status di valuta di riserva mondiale e nonostante i deficit commerciali e di bilancio degli Stati Uniti. La distruzione di questa fiducia è ora una realtà conclamata.


I problemi di solvibilità bancaria sono ovunque

La situazione delle altre principali valute fiat differisce principalmente nei dettagli. Dato il pensiero di gruppo comune tra le banche centrali, la tentazione per altre giurisdizioni di seguire il BTFP della FED potrebbe rivelarsi irresistibile.

Finora, ad eccezione dei problemi ampiamente pubblicizzati di Credit Suisse, l'attenzione si è concentrata sul sistema bancario statunitense e sulla risposta immediata delle autorità. È un fatto triste che le normative di Basilea abbiano affrontato i problemi di liquidità dei bilanci, ma non siano riuscite a controllare l'espansione del credito bancario rispetto al capitale degli azionisti. Di conseguenza le autorità di regolamentazione nell'Eurozona e in Giappone hanno tollerato rapporti tra attivi e capitale proprio di oltre venti volte per le loro banche d'importanza sistemica, quando in passato rapporti da dieci a venti volte erano ritenuti estremamente elevati. È probabile che la contrazione del credito bancario sia più catastrofica in queste giurisdizioni che negli Stati Uniti, dove i rapporti per le G-SIB sono generalmente inferiori a dodici volte.

La stima dei rapporti di bilancio non racconta l'intera storia, però. Esistono anche fattori fuori bilancio, principalmente passività nei mercati regolamentati e over the counter che per le G-SIB sono più grandi dei loro interi bilanci messi insieme. Secondo la Banca dei regolamenti internazionali alla fine del 2022 l'open interest nei futures regolamentati ammontava a $36.600 miliardi e nel giugno dello scorso anno il valore nozionale dei derivati OTC si attestava a ulteriori $632.200 miliardi, per un totale approssimativo di $670.000 miliardi. Banche, assicurazioni e fondi pensione sono le controparti di queste transazioni e il fallimento di una controparte importante che opera in questi mercati potrebbe far crollare l'intero sistema finanziario occidentale.

Il quadro generale è quello di una bolla finanziaria che è giunta al termine e secondo qualsiasi standard si tratta di quella più grande nella storia finora registrata. È probabile che la situazione sia resa più critica da un nuovo fattore: quasi quattro miliardi di persone che si stanno rapidamente industrializzando sotto la guida di Cina e Russia. Le prove suggeriscono che vedono le questioni monetarie in modo simile all'autore di questo articolo e che ora sono pronte ad agire per proteggersi da un imminente collasso delle valute occidentali.

Non abbiamo ancora sentito i dettagli, ma gli egemoni asiatici stanno progettando una nuova valuta di saldo commerciale, molto probabilmente basata sull'oro. La prospettiva degli egemoni asiatici che assicurano valore di credito al denaro giuridico, ovvero l'oro, che è fisico e non ha alcun rischio di controparte, è destinata ad attirare attenzioni in contrasto con le debolezze e gli errori dietro le valute fiat.

Per quelli di noi sotto il giogo del credito fiat c'è solo una via di fuga da un sistema bancario che ora sta implodendo: possedere il più possibile denaro giuridico, che sia per legge antica che per abitudine umana è l'oro sotto forma di lingotti e monete. L'argento fisico, invece, è il denaro per piccoli acquisti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 21 aprile 2023

Stress test bancari: strumenti fuorvianti e inaffidabili

 

 

di Francesco Simoncelli

Ecco un classico segreto di Pulcinella: quando i media generalisti si precipitano in massa ad affermare un punto, potete star certi che è vero il contrario. Lo scopo di questi mezzi di "comunicazione" ormai è quello di tener serrate le gabbie e chiusi i recinti piuttosto che fornire un quadro analitico chiaro e semplificato di cosa accade nel mondo. In sintesi, mezzi di polarizzazione piuttosto che di riflessione. Una vola che li si inquadra in tal modo è possibile comprendere senza sforzi cosa stanno realmente dicendo e, soprattutto, quando omettono determinate informazioni allora quello è il segnale che c'è qualcosa di vero in esse. In questo articolo, però, voglio focalizzarmi più sul tipo di messaggio che viene passato insistentemente a reti unificate, dato che il tema trattato è di natura puramente economica. Inutile dirlo, sto parlando del panico che s'è diffuso sulla scia della bancarotta di SVB, dove i media sono stati presi da un isterismo contagioso che li ha portati tutti ad affermare all'unisono: "Il sistema bancario commerciale è solido, ce lo dicono gli stress test".

L'obiettivo di questo articolo è dimostrare che è vero il contrario, ovvero che gli stress test sono degli strumenti altamente opinabili e che il sistema bancario commerciale è tutt'altro che solido. Mi voglio concentrare in particolar modo sul caso italiano, visto che è più vicino al sottoscritto. Non solo, ma la diligenza con cui i media italiani si sono precipitati a mettere le mani avanti per quanto riguarda questo istituto va oltre la piaggeria cui, nostro malgrado, siamo abituati. Infatti, senza prove a riguardo, è corsa la notizia che il comparto bancario italiano è resistente a qualsiasi shock proveniente da oltreoceano o dal continente, soprattutto Unicredit. Quest'ultima è importante in Italia perché rappresenta una di quelle banche GSIB, ovvero d'importanza sistemica globale. Per quanto il livello di gearing del suo bilancio sia preoccupante già di suo, è utile sfatare il mito degli stress test come strumenti affidabili e in secondo luogo mostrare come regolamentazione/normative non fanno niente per rendere più stabile un determinato settore industriale.

E diversamente dalla propaganda dei media generalisti che stanno alimentando l'inazione e quindi la discesa inesorabile verso un tritacarne socioeconomico, lo scopo ulteriore di questo pezzo è quello di suggerire una strategia d'azione che tenga conto di quanto sia critica la situazione attuale e che di conseguenza fornisca un vantaggio rispetto a chi non si farà trovare pronto.


STRESS TEST: SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE

Gli stress test servono principalmente a proiettare la capitalizzazione di mercato futura delle banche, calcolando, in base a modelli al computer, i (presunti) prezzi futuri delle azioni in circostanze in cui le banche si troverebbero ad affrontare shock aziendali. Questo approccio fa appello alle autorità di vigilanza bancaria, perché i numeri previsti non potranno essere testati o verificati per anni e sono prodotti ad hoc. In questo modo si arriva, per forza di cose, a dipingere un quadro rassicurante della resilienza/resistenza del comparto bancario. Il messaggio è che quest'ultimo è talmente forte da poter attraversare una crisi più grave di quella precedente e addirittura uscirne in buona forma. Come fanno a saperlo? Perché lo dicono gli stress test! Inutile dire che un ragionamento del genere sottolinea inevitabilmente grandi problemi di credibilità per gli stress test. La verità è che gli stress test sono inutili per rilevare la fragilità del sistema bancario commerciale. E come lo sappiamo? Perché questa fragilità è evidente dalla leva finanziaria delle banche. Quindi credete ai risultati degli stress test o ai numeri della leva finanziaria?

Iniziamo a parlare dei prezzi delle azioni: essi sono indicatori scarsi della solvibilità delle banche. Si consideri l'esempio del Monte dei Paschi di Siena (BMPS). La sua capitalizzazione di mercato alla fine del 2016 era pari al 5% del suo valore contabile netto. Il fallimento e la nazionalizzazione di BMPS hanno confermato che il valore netto contabile positivo era stato ampiamente sopravvalutato nei suoi conti, tuttavia sarebbe un errore sostenere che la sua capitalizzazione di mercato fosse errata allora. Gli speculatori hanno acquistato azioni prevedendo un nuovo salvataggio e l'iniezione di nuovo denaro, ma quando la banca è stata nazionalizzata essi sono stati spazzati via. Pensavano che il salvataggio avrebbe fatto rimanere BMPS tecnicamente una banca di proprietà privata e quindi gli azionisti avrebbero tratto beneficio dai fondi iniettati dalle autorità monetarie. Invece la nazionalizzazione ha reso BMPS di proprietà del governo italiano e le azioni spazzate via senza alcun compenso per i possessori precedenti.

I movimenti del prezzo delle sue azioni, mentre si trovava sull'orlo del fallimento, dimostrano che questi "indicatori" sono poco utili come fattori di solvibilità. Inoltre ci sono problemi più profondi con i fondamenti degli stress test e BMPS ne illuminò già due in particolare:

  1. Il falso presupposto che ogni banca di rilevanza sistemica abbia un modello di business redditizio e debba solo dimostrare che la sua leva finanziaria sia sufficientemente bassa per sopravvivere allo scenario di stress. I regolatori ipotizzano sempre un ritorno alla redditività dopo lo stress.

  2. Indipendentemente dal fatto che si basi su valori di mercato o contabili, il patrimonio di base non fornisce alcuna capacità di assorbimento delle perdite. Quasi tutto il capitale di ciascuna banca è utilizzato per finanziare investimenti sul lato attivo del proprio bilancio. Il capitale di base non misura la capacità di assorbimento delle perdite; è semplicemente una misura di quanto sia indebitata una banca. Se una banca detiene asset molto sicuri, ma ha una leva molto alta (anche 99:1), è ritenuta molto più solida rispetto ad altre banche, presumibilmente sane, che sono meno indebitate ma hanno assunto rischi enormi.

E così passiamo al fulcro della narrativa sugli stress test: i coefficienti patrimoniali delle banche sono elevati e continuano a crescere. La misura su cui si basano è il "CET1 ratio", il rapporto tra Common Equity Tier 1 (CET1) capital e Risk Weighted Assets (RWA). Il coefficiente CET1 medio tra le 9 principali banche italiane è di circa il 14%. Questo numero sembra impressionante... fino a quando non ci si rende conto che il denominatore non ha senso, perché è altamente manipolabile e le banche sono esperte in questo gioco.[1]

Una misura migliore è la leva finanziaria: il totale degli attivi diviso per (CET1) patrimonio netto. Nel secondo trimestre del 2020 la leva media nel settore bancario italiano era di 15, ma questa cifra rappresentava il valore contabile e una misura più accurata è la leva del valore di mercato, la quale è come minimo il doppio. Pertanto, in termini di valore di mercato, il comparto bancario ha emesso circa €30 di debito per ogni euro di capitale proprio. Inutile dire che si tratta di un enorme livello di leva finanziaria. Ma non ci viene sempre ricordato che l'indebitamento è un fattore chiave della gravità di una crisi finanziaria? Ehm, sì. E potete star certi che la leva finanziaria generale è in aumento (basandoci anche su dati del passato), considerando il fatto che la BCE ha garantito sollievo temporaneo dalle regole sulla contabilità della leva quando nel 2020 ha sospeso (grafico 3.11) per più di un anno la vigilanza a riguardo.

In termini di valore di mercato, anche la leva finanziaria delle banche è più alta di quanto non fosse prima della crisi. Il price to book ratio medio delle banche italiane (rapporto tra il prezzo dell'azione e il valore contabile della stessa) alla fine del 2020 era pari al 50% circa. Questi rapporti suggeriscono che i mercati pensano che le banche siano ancora gravemente compromesse e pertanto non credono alla narrativa della BCE. E se i mercati non ci credono, perché dovrebbe farlo qualcun altro?

La combinazione di leva alta e price to book basso rappresenta il classico canarino nella miniera di carbone. Lo scopo principale degli stress test è persuaderci che il sistema bancario sia forte, quando invece le prove indicano il contrario: sono imperfetti, sono minati da obiettivi contrastanti, scenari inadeguati, affidamento su metriche screditate, standard di livello basso e modellazione delle perdite inadeguata. Il sistema bancario commerciale europeo è debole adesso, prima di qualsiasi scenario "peggiore della grande crisi finanziaria", non forte dopo. Tutto ciò che gli stress test forniscono è impiego per i modellisti e un senso di protezione fasullo per la popolazione.

Tutto ciò significa che il lavoro normativo sulle definizioni della componentistica del bilancio delle banche e sulla rilevanza delle voci al suo interno rappresenta uno spettacolo secondario. Concentrarsi su questo fa perdere di vista il quadro più ampio. Un esempio in merito: le riserve sono asset che le banche detengono e possono liquidare per soddisfare le esigenze durante periodi difficili; il capitale di base no. I regolatori ignorano questo punto e confondono il capitale di base con le riserve. L'intero esercizio degli stress test è quindi una farsa e dovrebbe essere ignorato piuttosto che sventolato sui media come fattore rassicurante. La prossima recessione è solo una questione di tempo e il sistema bancario europeo non è neanche lontanamente preparato.


CHIUDERE LE PORTE DELLA STALLA QUANDO I BUOI SONO GIÀ SCAPPATI

La questione, in realtà, non è che le regole con cui sono svolti gli stress test a essere sbagliate e quindi necessitanti una riforma per essere efficienti; il problema è proprio il concetto di regolamentazione preventiva. Passiamo dall'altro lato dell'oceano e analizziamo cosa è successo con SVB, ad esempio.

I regolatori statunitensi dietro il Dodd-Frank Act del 2010 hanno messo in piedi una serie di regole per prevenire un'altra crisi dei mutui, senza mai immaginare che la crisi avrebbe cambiato direzione. La natura del sistema bancario a riserva frazionaria è un coacervo di rischi, amplificati poi dalla leva finanziaria. Una banca affronta tre rischi principali: rischio di credito (mancato rimborso), rischio dei tassi d'interesse (rialzo) e rischio di finanziamento (i depositanti ritirano i propri soldi). Il tracollo finanziario del 2008 si è incentrato sul rischio di credito, poiché una combinazione di denaro facile (contenere lo scoppio della bolla 2000-02) e la spinta top-down verso la proprietà della casa hanno incoraggiato standard di prestito lassisti e gonfiato una bolla nel settore immobiliare. Nel 2009 gli stessi regolatori "onniveggenti" che non sono riusciti ad anticipare la Grande Crisi Finanziaria sono stati incaricati di aumentare la selva di norme e regole in modo da scongiurare un qualsiasi nuovo disastro: è nata quindi la Dodd-Frank, normativa che ha iniziato a sottoporre le "banche di rilevanza sistemica globale" (G-SIB) a stress test annuali sin dal 2013.

Così come in Europa, i test proiettano varie variabili economiche su un periodo di 3 anni in base a un percorso di base e uno scenario "seriamente avverso" (profonda recessione con il tasso di disoccupazione che raggiunge circa il 10%). Viene quindi eseguita una simulazione lungo il percorso fortemente sfavorevole, concentrandosi su come possano essere influenzati i coefficienti patrimoniali per ciascuna banca partecipante. Nel corso del tempo, e grazie anche alle iniezioni di liquidità da parte della banca centrale sotto forma di riserve in eccesso, il rischio di credito dei portafogli bancari è diminuito, mentre invece è cresciuto esponenzialmente il rischio dei tassi d'interesse. Infatti le banche hanno affollato i trade riguardanti i bond del Tesoro USA e i titoli garantiti da ipoteca delle agenzie governative, a cui le autorità di regolamentazione avevano assegnato requisiti patrimoniali estremamente bassi e ponderazioni del rischio pari a zero. Con i tassi sui depositi sostanzialmente a zero, l'acquisto di titoli di stato con un rendimento dell'1½% sembrava un gioco da ragazzi. Che cosa sarebbe potuto andare storto?

A quanto pare tutto, visto che i tassi d'interesse sono più che raddoppiati portandosi dietro anche l'inflazione dei prezzi. Lo scorso anno i modelli degli stress test prevedevano per lo scenario di base una crescita del PIL reale in calo, ma ancora positiva, un'IPC in calo al 2,1% nei tre anni successivi e un rendimento del decennale statunitense al 2,5%; lo scenario seriamente avverso, invece, prevedeva un'IPC all'1,3% e un rendimento decennale dello 0,7% entro il terzo trimestre del 2022. Volete farvi una risata adesso, cari lettori? Ebbene, per quanto fosse più avverso lo scenario di base, è stato preso esclusivamente in considerazione il secondo. Le 33 banche testate nella prima metà del 2022 avevano un coefficiente patrimoniale Tier 1 del 14,1%, ben al di sopra del minimo regolamentare del 6,0%; Silicon Valley Bank ha sfoggiato un coefficiente patrimoniale Tier 1 del 14,9%, guadagnandosi l'etichetta di "ben capitalizzata". In queste simulazioni si prevedeva che il coefficiente patrimoniale Tier 1 delle 33 banche analizzate sarebbe sceso fino all'11,4%, ancora ben al di sopra del minimo.

L'enorme partecipazione obbligazionaria di SVB e l'elevato coefficiente patrimoniale le hanno permesso di superare lo stress test del 2022 a pieni voti. A quanto sono ammontate le perdite obbligazionarie per SVB? $18 miliardi (17% del costo), $15 miliardi dei quali tenuti fuori dai libri contabili fintanto che i titoli erano contrassegnati come "detenuti fino alla scadenza". Le perdite di questi ultimi hanno spazzato via il 98% del patrimonio tangibile di SVB e hanno diffuso il panico al resto del sistema bancario (ad esempio Bank of America avrebbe visto svanire il 53% del suo patrimonio netto). Il nuovo Bank Term Funding Program (BTFP) non ha fatto altro che calciare il barattolo lungo la strada: le banche non dovranno riconoscere queste perdite fintanto che non vendono. La FED è disposta a concedere prestiti alla pari (ben al di sopra del loro valore di mercato) accettando in garanzia queste obbligazioni sommerse. In altre parole, queste perdite passeranno nel conto economico per anni, dissanguando lentamente il patrimonio delle banche; il conto totale dipenderà dai costi futuri degli interessi.

Il CEO di Citigroup, Jane Fraser, ha affermato che “questa non è una crisi del credito” e ha ragione, visto che è una crisi dettata dalla distorsione del rischio, il tutto sotto gli occhi "attenti" dei supervisori del sistema finanziario. Ciò non significa che il problema sia isolato nei portafogli obbligazionari. I libri dei prestiti delle banche tengono conto delle perdite future sui crediti, non delle perdite mark-to-market dovute all'aumento dei tassi. Secondo Goldman Sachs il 99% dei mutui è stato originato a tassi inferiori a quelli odierni.

Lo stesso discorso è possibile farlo per l'altra banca protagonista delle cronache recenti: Credit Suisse. La sua bancarotta evidenzia ulteriormente il fallimento delle autorità di regolamentazione, la cui ingerenza aggrava, piuttosto che stabilizzare, il settore finanziario. Requisiti patrimoniali arbitrari hanno l'effetto opposto a quello che si prepone l'autorità di regolamentazione, poiché le posizioni d'investimento sono dettate da burocrati piuttosto che da gestori d'istituzioni finanziarie che valutano i segnali di mercato. Inutile dire che il colpevole primario di queste deformazioni è la banca centrale, in questo caso la BNS. La sua soppressione dei tassi d'interesse da quasi quindici anni a questa parte ha abbassato direttamente i rendimenti degli asset a reddito fisso, diminuendo drasticamente la redditività nel settore bancario svizzero. Ancora più importante, la distorsione dei mercati da parte della BNS ha portato a tutta una serie di assurdità finanziarie come titoli di stato a 50 anni con rendimento negativo, obbligazioni societarie scoperte con rendimento allo 0% e mutui vicini allo 0%. Una ricetta per il disastro dato l'accumulo d'investimenti improduttivi e segnali di mercati pesantemente deformati.

Chiunque abbia un briciolo di buon senso ha messo in dubbio la sostenibilità di tassi a zero e negativi, ma come sempre i funzionari statali hanno giustificato la loro presunta conoscenza superiore attraverso i classici dogmi accademici.

L'asset allocation imposta per decreto porta inevitabilmente a investimenti sbagliati, costringendo le istituzioni finanziarie a perseguire gli investimenti desiderati nei mercati neri. Questo fenomeno è emerso in particolar modo sin dal 2008 quando i primi accordi di Basilea hanno spinto le banche verso titoli apparentemente a basso rischio, titoli garantiti da ipoteca  delle agenzie governative e leva finanziaria fuori bilancio. Gli stessi effetti si sono verificati durante questo ciclo, poiché banche come Credit Suisse sono state costrette a detenere ampie porzioni di asset a basso rendimento in nome della riduzione del rischio sistemico. In conclusione, piuttosto che proteggere le banche le autorità di regolamentazione ne vanno praticamente a garantire il fallimento.


IL “TRADE DI QUESTO DECENNIO”

È bene ricordare che le banche realizzano i loro profitti prestando denaro che in realtà non hanno. Questo è il sistema chiamato "riserva frazionaria". Se hanno depositi per €100 potrebbero prestarne fino a €1000 e sperare che i depositanti non vogliano indietro i loro soldi tutti allo stesso tempo. Il sistema bancario centrale è stato istituito per assicurarsi che le banche "solventi" potessero sopravvivere a una "corsa agli sportelli". Negli ultimi decenni, in particolar modo, ha aiutato anche le banche insolventi a sopravvivere, le cosiddette compagnie zombi e ingegneri finanziari. E ora, mentre i titoli di stato scendono (parallelamente all'aumento dei tassi d'interesse) l'intero settore bancario – carico di debito pubblico – rischia di affondare. E quando la prossima grande banca fallirà, forse il colpevole del disastro economico in corso otterrà la giusta attenzione che merita piuttosto che essere invocato affinché salvi capre e cavoli. Ma prima che arrivi quel momento è opportuno guadagnare un vantaggio sul resto di coloro che rimarranno a guardare e aspetteranno di essere derubati nel frattempo.

Chi ha sfruttato il mio servizio su Calendly sa già da un bel po' di tempo che posizionarsi nel settore energetico e in quello dei metalli preziosi/terre rare era ed è la strategia più smart da adottare in questo momento storico. In questo modo è potuto entrare in anticipo (senza contare l'ulteriore promemoria dello scorso dicembre sul settore energetico). C'è un motivo se fino a qualche anno fa i Paesi sviluppati hanno goduto di una disinflazione guidata dal commercio internazionale, ovvero dalla globalizzazione: il vantaggio comparato. Adesso lo si vuole addirittura ribaltare questo concetto! Siamo ben oltre le comiche, dato che italioti ed eurogonzi ci credono davvero a queste demenzialità. Poi ci sarà da ridere quando entreranno in gioco le analisi costi/benefici, le quali evidenzieranno la precisa volontà europea d'invertire il benessere scaturito dalla rivoluzione industriale: ciò che si dava per scontato oggi diventerà un lusso domani. L'Europa si accinge a diventare la Cina pre-1979.

Quindi gli asset summenzionati saliranno inevitabilmente di prezzo, così come l'oro. Perché l'oro è così importante? Perché quando guardate il mondo attraverso di esso, i prezzi (e i valori) sembrano molto diversi. Il prezzo delle azioni in denaro reale (oro) vi dice due cose fondamentali: quando comprarle e quando venderle.

Questo è il rapporto Dow/Gold che va indietro fino a trent'anni fa. Esso rappresenta il numero di once d'oro necessarie per acquistare una "quota" dell'indice Dow Jones Industrials: dividete il valore corrente del Dow per il prezzo corrente di un'oncia d'oro e otterrete il rapporto. Il grafico mostra che, in termini di oro, il Dow non ha raggiunto un nuovo massimo da quando ha raggiunto il picco alla fine del 1999 a 20.566. In termini nominali, il Dow ha raggiunto un nuovo massimo alla fine del 2013 e ha quasi raggiunto quota 37.000 nel 2021. È in calo di circa il 9% rispetto al suo massimo storico nel momento della stesura di questo articolo. In termini di oro, ritengo che il Dow sia diretto molto più in basso e il metallo giallo molto più in alto. E questo mi porta al secondo grafico.

Il "trade del decennio" del secolo scorso era quello di "vendere azioni e comprare oro", infatti nei dieci anni successivi l'oro è salito di quasi il 420% e l'indice S&P 500 (un indice di società statunitensi più grande del Dow) scese del 5,74%. L'idea è semplice: se esiste una sola mossa che potreste fare nei prossimi dieci anni (e poi dimenticarvene completamente) quale sarebbe? Le idee sono diverse ma alla base c'è sempre lo stesso obiettivo: rimanere sul semplice, proteggere i propri risparmi e guadagnare facendo il meno possibile. Inutile dire che nel gennaio del 2021 è diventato attivo un nuovo "trade del decennio" e lo sarà per i prossimi otto anni. Il grafico qui sotto è un'indicazione abbastanza buona.

XLE è l'Exchange Traded Fund (ETF) di S&P Energy Sector. Questo strumento è solo un esempio, ma il messaggio è chiaro: petrolio, gas, carbone, gas naturale liquido. Come si vede dal grafico qui sopra, il settore dell'energia è cresciuto di quasi il 130% negli ultimi due anni, mentre l'indice S&P 500 è salito di circa il 5% nello stesso periodo. Inutile dire che le performance passate non sono garanzia di risultati futuri, com'è giusto ricordare, ma sto presentando questi grafici perché contengono due delle idee più potenti alla base di una strategia d'investimento per il prossimo decennio.

Quali sono? Innanzitutto bisogna pensare a lungo termine, in cicli anziché in giorni o settimane, tenendo sempre d'occhio il "quadro generale". In secondo luogo, oro e petrolio – denaro ed energia – sono due delle cose più importanti da capire per gli investitori in questo momento. Questo ovviamente senza lasciare indietro Bitcoin, poiché esso dovrebbe avere come minimo una percentuale all'interno del vostro portafoglio. Ricordate: l'energia è la principale risorsa economica nel mondo, l'oro è la principale riserva di valore nel mondo e Bitcoin è la principale risorsa che unisce entrambi portandoli a livello digitale. Comprendete questa sfaccettatura e potrete superare indenni la tempesta finanziaria, guadagnando anche; non comprendetela e ne subirete le conseguenze. Per ulteriori dettagli e approfondimenti, non dimenticate che c'è a disposizione il mio servizio su Calendly.


CONCLUSIONE

Gli stress test sulle banche commerciali non sono un metro di giudizio affidabile per quanto riguarda il loro stato di salute economico/finanziario. Mentre le banche centrali continuano con la loro politica monetaria restrittiva, una crisi bancaria è, dal punto di vista storico, la prima prova che qualcosa si sta rompendo. UBS ha concordato un "matrimonio riparatore" con Credit Suisse e la Federal Reserve ha riaperto le sue linee di swap in dollari per fornire liquidità alle banche estere. Una volta che la FED apre queste linee di swap, seguono ulteriori accomodamenti monetari (tagli dei tassi, quantitative easing e altre operazioni di liquidità), ma a questo giro saranno esclusivamente indirizzati al mercato statunitense grazie all'entrata in vigore del SOFR. Niente più salvataggi indiretti estesi a tutto il mondo, Europa in particolare. Mentre la "risposta pavloviana" a un'inversione della stretta monetaria consiste nell'acquistare asset rischiosi, gli investitori dovrebbero invece essere cauti poiché alle crisi bancarie fanno seguito le recessioni.

Un'ovvia conseguenza di una crisi bancaria è un inasprimento degli standard di prestito. Dato che la "linfa vitale" dell'economia è il credito, sia al consumo che quello alle imprese, l'inasprimento degli standard di prestito riduce tale flusso economico; inoltre molte aziende si affidano alle linee di credito per colmare il divario tra la produzione di un prodotto o servizio e la riscossione delle entrate.

Molti investitori sperano che un "pivot" della FED per combattere i rischi di recessione sarà rialzista per le azioni. Queste speranze potrebbero essere deluse, poiché le recessioni inizialmente causano un cosiddetto "rischio di riprezzamento". L'aspettativa è che quando la FED invertirà la rotta, questo porrà fine al mercato ribassista: sebbene non sia sbagliato, potrebbe però non verificarsi così rapidamente come si aspettano i rialzisti perché, dal punto di vista storico, quando la FED taglia i tassi d'interesse, tale evento non rappresenta la fine dei "mercati ribassisti", bensì l'inizio.

In particolare, la maggior parte dei "mercati ribassisti" si verificano DOPO l'inversione di marcia. Il motivo è che quest'ultima rappresenta il riconoscimento che qualcosa si è rotto dal punto di vista economico (noto anche come "recessione") o finanziario (noto anche come "evento creditizio"). Quando si verifica un tale evento, e la FED inizialmente interviene, il mercato va a riprezzare al ribasso i tassi di crescita e degli utili. Ci sono due certezze per gli investitori:

  1. I rialzi dei tassi hanno dato il via a una crisi bancaria che si concluderà con una recessione al contrarsi dell'attività di prestito;
  2. Ciò costringerà le banche centrali a tagliare i tassi e riavviare il prossimo programma di quantitative easing.

Il primo taglio dei tassi rappresenterà l'ammissione di una recessione, mentre l'ultimo taglio sarà la proverbiale luce verde per tornare a comprare nei mercati azionari. Attualmente, quindi, ci troviamo ancora in un contesto in cui le commodity incarnano e rappresentano uno dei cavalli su cui puntare per quanto riguarda il futuro più prossimo.

Infine c'è il fenomeno che sta caratterizzando quest'ultimo decennio: l'accumulo compulsivo di oro da parte delle banche centrali. Questo singolo fattore rappresenta un'ammissione indiretta che c'è qualcosa di marcio all'interno dell'attuale status quo e che deve essere corretto. Non solo nessuno si fida più di nessun altro nel contesto economico/finanziario, ma nemmeno a livello geopolitico. Il fatto che ci sia questa smania di tornare in possesso del proprio oro che in precedenza era depositato in altre nazioni significa che i venti di guerra che stanno spirando potrebbero concrettizarsi in qualcosa di più grave. L'escalation tra Cina e USA, infatti, punta in tale direzione. Mettiamola così: l'accumulo e il rimpatrio di oro rappresenta un ostacolo in meno nel caso in cui debbano essere prese decisioni "drastiche".


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Note

[1] Il modo in cui funzionano l'RWA è semplice: a ogni asset viene assegnata una "ponderazione per il rischio" fissa arbitraria che di solito è compresa tra lo 0% e il 100%, ma in casi insoliti anche di più. L'asset "ponderato per il rischio" è quindi uguale alla ponderazione del rischio moltiplicata per la dimensione della posizione. Quindi, ad esempio, al debito pubblico italiano viene assegnata una ponderazione del rischio pari a zero in quanto ritenuto privo di rischio.

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