venerdì 20 gennaio 2023

Il “Grande Balzo in Avanti” dell'occidente

 

 

di Francesco Simoncelli

Mai come di questi tempi l'opinione pubblica è stata più spaccata in due tronconi netti e distinti di pensiero. Senza contare, poi, la ferocia con cui viene difesa la propria posizione senza aprire al minimo dubbio a riguardo. E quindi mi tocca leggere di commenti assurdi e sconclusionati quando cerco di portare un po' di sana incertezza nei fortini costruiti dai talebani dell'informazione. Inutile dire che la colpa di questa deriva verso il fanatismo è principalmente da affibbiare alla scuola, il cui indottrinamento è decisamente polarizzato alla creazione di un esercito piuttosto che alla formazione di un pensiero critico. E lo scopo degli eserciti è ubbidire, sempre e comunque. Nel momento in cui i fanatici vedono un ragionamento logico/deduttivo vanno fuori di testa, perché capiscono inconsciamente le contraddizioni che sostengono. Impazziscono definitivamente quando anche la realtà empirica dà ragione a chi aveva proposto una visione alternativa alla loro. Perché questa polarizzazione? E perché ora? Saranno queste le domande, oltre a proporre un'analisi economica e geopolitica logica e ragionata, a cui andrò a rispondere in questo saggio.

In parole povere, bisogna tenere assorta la popolazione in una determinata narrativa. E bisogna farlo in modo talmente pressante da non farle notare il gigantesco saccheggio che viene effettuato a loro spese. Pensate per un momento alle recessioni: per decenni è stato venduto il verbo keynesiano secondo cui dovevano essere evitate come la peste, ora invece si apre alla possibilità di lasciarle sfogare per mitigare l'inflazione dei prezzi. E si vuole vendere questa strategia come modello keynesiano! Come si gestisce una situazione in cui le banche centrali devono tagliare come minimo $5.000 miliardi dai loro bilanci? E non credete che stia esagerando, perché la cosiddetta Everything Bubble alimentata sin da dal 2009 non può essere risolta con l'evaporazione di soli $5.000 miliardi. Una stretta del genere è lieve, persino accomodante; per tornare ai livelli precedenti al 2020, la BCE da sola dovrebbe ridurre di tanto il proprio bilancio. E a questo si aggiungono le migliaia di miliardi di finanziamenti dei deficit pubblici.

Il capitale può solo essere creato o distrutto; non rimane mai costante. E se le banche centrali devono "combattere" l'inflazione, la distruzione del capitale è inevitabile. La "scusa delle supply chain" è scomparsa, la "scusa della transitorietà" è diventata stantia e la "scusa energetica" ha perso parte della sua credibilità da giugno. La realtà dell'aumento dell'inflazione core e super-core è stata messa in luce dal recente calo delle materie prime. Le banche centrali non possono accettare un'inflazione sostenuta perché significherebbe aver fallito nel loro mandato. Pochi possono prevedere con precisione come il quantitative tightening influenzerà i prezzi degli asset e la disponibilità di credito, sebbene sia necessario, ma quello che sappiamo è che la conseguenza sarà una compressione dei multipli e delle valutazioni degli asset finanziari più di quanto non sia già accaduto. Dato che la distruzione del capitale è solo all'inizio, l'effetto di spaccatura sarà più incisivo del previsto.


L'OSTACOLO PIÙ GRANDE È L'ACCUMULO NEL TEMPO DI ERRORI ECONOMICI

Come spiegato su queste pagine molte altre volte, l'espansione dell'offerta di denaro è l'espediente preferito dai pianificatori centrali per cercare di rimandare il più possibile in avanti nel futuro la correzione degli errori economici derivanti dalle loro azioni.

Il cuore della crescita economica è il cosiddetto bacino dei risparmi reali: esso è composto da beni di consumo finali e sostiene gli individui nelle varie fasi del processo produttivo. L'aumento del flusso dei risparmi permette l'espansione e il potenziamento delle infrastrutture e questo, a sua volta, rafforza la crescita economica. Inutile dire che per un dato stock di moneta ciò implica più beni per unità di denaro e, a parità di altre condizioni, ne aumenta il potere d'acquisto. Visto che la maggior parte delle persone si sforza per migliorare il proprio tenore di vita, ciò significa che gli individui mireranno a espandere il bacino dei risparmi reali, il che a sua volta rafforzerà la crescita economica e il potere d'acquisto del denaro. Nell'attuale standard monetario, cioè il paper standard, un aumento della quantità di denaro, a causa di una politica accomodante del sistema bancario centrale, indebolisce la formazione del bacino dei risparmi reali e, a sua volta, la crescita economica.

Finché suddetto bacino si espande, l'aumento dell'offerta di denaro crea l'illusione che la banca centrale possa generare una crescita economica reale e rafforzare il valore degli asset. Ma una volta che diventa stagnante, a causa del pompaggio monetario, la crescita illusoria si arresta. La stagnazione di tale bacino è dovuta al crescente mismatch che si viene a creare tra offerta di denaro e domanda di denaro, effetto che a catena si riversa negli altri asset. Essendo il denaro la cinghia di trasmissione delle informazioni economiche tra gli attori di mercato, ed essendo tali informazioni la fonte essenziale di un'allocazione corretta delle risorse economiche scarse, la distorsione dell'equilibrio domanda/offerta di denaro si riverbera a cascata sull'intera economia.

L'aumento della liquidità non entra istantaneamente in tutti i mercati, entra dapprima solo in alcuni. Quando il denaro creato ex novo entra in un particolare mercato degli asset, ce n'è di più per unità dell'asset. Ciò ne farà salire il prezzo e dopo un lasso di tempo, una volta che gli investitori ritengono che quell'asset sia sopravvalutato, spostano la liquidità su altri mercati. Ciò dimostra che esiste un intervallo di tempo tra le variazioni della liquidità e le variazioni del prezzo medio degli asset. Nonostante l'opinione comune secondo cui l'aumento dell'offerta di denaro possa aiutare a far crescere l'economia, in realtà non è così: più denaro non può sostituire il risparmio reale che sostiene gli individui nelle varie fasi della produzione. Le politiche delle banche centrali riducono la capacità degli investitori di distinguere le attività che generano ricchezza da quelle che non la generano, ed è da qui che nascono le bolle. Un aumento dell'offerta di denaro si maschera da aumento della ricchezza reale e ciò si traduce in decisioni d'investimento errate.

Le cosiddette "politiche espansive" non sono state uno strumento per correggere gli errori economici, ma piuttosto per incrementarli. Nel 2022, secondo l'Institute of International Finance, il rapporto debito/PIL mondiale ha superato il 350% del PIL. Sebbene il debito ad alto rendimento sia rallentato nell'ultimo trimestre dell'anno scorso, rimane ancora abbastanza elevato. Secondo l'FMI, l'emissione totale di obbligazioni ad alto rendimento europee e americane ha raggiunto un livello record di $1.600 miliardi nel 2021, poiché le imprese e gli investitori hanno capitalizzato su tassi d'interesse ancora bassi e liquidità elevata. Inoltre tali obbligazioni hanno raggiunto i $700 miliardi solo nel 2022, livelli simili al 2008. Tutto il debito rischioso accumulato negli ultimi anni dovrà essere rifinanziato tra il 2023 e il 2025, richiedendo oltre $10.000 miliardi a tassi d'interesse molto più alti e con meno liquidità. I governi dell'Eurozona sono ormai abituati a tassi d'interesse reali negativi. La maggior parte delle principali economie europee ha emesso debito a rendimento negativo negli ultimi tre anni e deve ora rifinanziarsi a tassi significativamente più elevati. Francia e Italia hanno scadenze medie del debito più lunghe rispetto agli Stati Uniti, ma il loro debito e il crescente disavanzo strutturale sono maggiori. Morgan Stanley stima che, nei prossimi due anni, le principali economie dell'Eurozona avranno bisogno di un totale di $3.000 miliardi in rifinanziamenti.

L'entità della follia monetaria dal 2008 è enorme, ma l'eccesso del 2020 è stato davvero senza precedenti. Tra il 2009 e il 2018 ci è stato ripetutamente detto che non c'era inflazione, nonostante l'impennata dei prezzi degli asset e l'aumento ingiustificato delle valutazioni del settore finanziario. Questa È inflazione dei prezzi, e di massa anche. Non è stata solo una sopravvalutazione degli asset finanziari, ma anche un aumento dei prezzi di beni e servizi insostituibili. Gli indici alimentari, abitativi, sanitari, educativi e assicurativi hanno raggiunto livelli record nel 2018. In realtà, quello che poi sarebbe successo dal 2020 in poi, non dovrebbe sorprendere dato che si tratta della naturale evoluzione del sistema monetario fiat e delle leggi economiche che spingono per ristabilire la loro apoditticità.

Nel 2020-21 l'aumento annuo di M2 negli USA è stato del 27%, oltre 2,5 volte superiore al picco del 2009 e al livello più alto sin dal 1960. Obbligazioni a rendimento negativo, un'anomalia economica che avrebbe dovuto far suonare campanelli d'allarme ovunque, superavano i $12.000 miliardi. Nell'Eurozona l'aumento dell'offerta di denaro è stato il più grande della sua storia, quasi tre volte il picco dell'era Draghi. Ancora oggi il ritmo annuo è superiore al 6%. Tutto questo eccesso monetario senza precedenti è stato utilizzato per stimolare la spesa pubblica e l'inflazione è salita alle stelle. Tuttavia, secondo la Lagarde, l'inflazione dei prezzi è apparsa "dal nulla".

Tutto l'eccesso di debito improduttivo emesso finora aggraverà i problemi economici nel 2023 e nel 2024. Anche perché le ripercussioni invadono anche il "settore" sociale.


LA MENTALITÀ DELL'IMPOVERIMENTO

I pianificatori centrali sono consapevoli di questi stridori nel modello che finora hanno portato avanti per continuare ad avere un controllo stabile sulla società. Ma è solo una questione di tempo prima che servano maggiori finanziamenti solo per tenere in piedi l'apparato burocratico di ieri, cosa che inevitabilmente richiede una sua espansione. È un circolo vizioso la cui conclusione è chiara a tutti: implosione. Nel frattempo, però, bisogna arrivarci e il percorso è irto di narrative fasulle e controllo capillare progressivo. Una di queste narrative fasulle è quella che al giorno d'oggi sta deformando il keynesismo: ormai i deficit vengono perseverati sia in tempo di crisi che in tempi buoni, la domanda può essere distrutta in fin dei conti e le recessioni stanno diventando qualcosa di accettabile purché "pilotate" dai banchieri centrali. Non fraintendetemi, le recessioni sono quella parte del ciclo che spazzano via gli errori e mettono in evidenza le opportunità, quindi sono le benvenute. Il problema è che anch'esse, come il boom, vogliono essere utilizzate a spese della popolazione più ampia e a favore della pianificazione centrale.

Il risultato è una confusione generale, una mancanza di paletti ben definiti e la lenta ma inesorabile scoperta della natura dello stato e del sistema bancario centrale: istituzioni la cui sopravvivenza dipende dal saccheggio e dal furto di risorse altrui, non importa quale sia il costo da pagare. Il "bipensiero" keynesiano è un sintomo, il catalizzatore è l'implosione dello stato e del calcolo economico sulla scia delle enormi distorsioni che vengono continuamente alimentate per far sopravvivere un giorno in più un sistema decotto. Ma il danno non si ferma qui, solo al lato economico, perché come ben sappiamo questo è solo l'aspetto legato alla catallassi. Come ci insegna la Scuola Austriaca, l'economia è una scienza sociale, il cui fulcro è l'individuo e le sue azioni. Di conseguenza i pianificatori centrali non possono ormai limitarsi ad agire solo all'esterno, solo alla catallassi... devono spingersi oltre, devono in qualche modo entrare nella mente degli individui.

Per far cosa? Per convincere le persone a inserire nel loro set di valori anche la necessità della pianificazione centrale. Detto in parole povere, devono convincere le persone a sostituire quell'atavica pulsione al miglioramento personale con quella al miglioramento collettivo. In questo senso si perde traccia della concretezza di tal miglioramento, poiché la collettività è in qualche modo "istruita" dalle istituzioni. Il miglioramento personale, come ci insegnava anche Adam Smith nel suo La ricchezza delle nazioni, è la molla prima grazie alla quale poi scatta il miglioramento collettivo. È un processo decentralizzato e distribuito, il quale si fonda sulla circolazione non ostacolata d'informazioni e, successivamente, risorse economiche. Se si ribalta questa logica, si ribalta anche il risultato: per quanto i pianificatori centrali possano spingere con la propaganda, focalizzarsi sul miglioramento collettivo fa prosperare solo una ristretta cerchia d'individui. Inutile dire che è esattamente questo lo scopo reale della pianificazione centrale. E sulla scia di questo scopo viene inculcata una mentalità dell'impoverimento, una mentalità che prevede l'accettazione di un bacino dei risparmi reali in calo.

Prendiamo un esempio dal mondo del lavoro: l'automatizzazione e la sostituzione della manodopera. Se stessimo parlando di un ciclo economico classico, in cui non esiste un intervento centrale, allora questo momento passeggero rappresenterebbe semplicemente la ridistribuzione delle risorse scarse all'interno dell'ambiente economico da quelle realtà che non le mettevano a pienamente a frutto a quelle che invece ce le mettono. Nel processo anche le risorse di capitale rappresentate dalla manodopera devono essere ridistribuite e nel mentre gli imprenditori le sostituiscono temporaneamente con robot e macchine. Ciò crea disoccupazione catallattica, la quale viene poi riassorbita progressivamente man mano che gli input del lavoro calano di prezzo, il flusso dei risparmi sale e il potere d'acquisto del denaro sale. Il problema emerge quando la disoccupazione è istituzionale, ovvero fomentata dalle linee di politica statali. Nell'attuale contesto economico è esattamente l'obiettivo dei pianificatori centrali, ovvero fare crowding out continuo della manodopera a favore dell'automatizzazione affinché la prima diventi dipendente dall'apparato statale.

I redditi di base universali servono esattamente a questo: creare una pletora di "accattoni" ricattabili che in qualche modo sostituiscano la loro spinta al progresso individuale con quella del "progresso" collettivo. In realtà, questa formula è solo propaganda come abbiamo visto, dato che il sistema che si adotterebbe sarebbe una sorta di nuovo feudalesimo. Infatti l'agenda del Grande Reset, come spiegato più volte l'anno scorso, è semplicemente comunismo: le estreme conclusioni a cui deve arrivare l'apparato statale affinché possa continuare a perorare la giustificazione della sua esistenza. Controllo capillare, razzie e abolizione della proprietà privata sono le "riforme" che sordidamente vengono avanzate per arrivare a tale obiettivo. Aver capovolto Keynes, infatti, è propedeutico verso una distruzione della domanda in seno all'Occidente: come si fanno ad abbassare costi e tasse se non c'è prima una distruzione progressiva di ciò che esiste adesso? Come si fa a replicare il "successo" della Cina se prima non si creano le condizioni da cui è partita la Cina?

Ma badate bene, i piani dei pianificatori centrali, anche se questa visione distopica dovesse andare in porto, non sono un ritorno alle libertà individuali pre-2020 (per quanto anche quelle fossero già annacquate). Stiamo parlando di un nuovo "Grande Balzo in Avanti", ma stavolta applicato all'Occidente. Se dubitate di questo punto di vista allora vi basta guardare le similitudini tra il piano di riforma cinese e quello attuale: entrambi hanno avviato i loro schemi smantellando la famiglia e sostituendola con lo stato paternalistico. Per quanto ci possano essere diverse cause sullo sfaldamento del nucleo famigliare come punto di riferimento primo nella società, nessuna di esse è arrivata per caso. Sono stati tutti il risultato di una linea di politica mirata a minare dalle fondamenta la culla da cui nasce, cresce e si sviluppa la proprietà privata. Come ci spiega Jeffrey Degner nel suo pezzo sul Mises Institute, dal matrimonio, alla propaganda LGBT fino alla custodia dei figli, la famiglia ha subito gravi danni agli occhi dell'opinione pubblica. Se poi ci aggiungiamo l'impossibilità (intenzionale) dei giovani a formare una famiglia a causa dei costi esorbitanti legati al mantenimento della stessa e la precarietà (intenzionale) diffusa nel mondo del lavoro, allora il cerchio è completo.

Fortunatamente, però, non tutti sono a bordo di questo treno sparato a folle velocità verso il disastro.


METODOLOGIA AUSTRIACA IN OTTICA GEOPOLITICA

Ma prima di analizzare gli aspetti geopolitici è bene fare una precisazione. La metodologia Austriaca offre un potete strumento d'indagine in grado di affermare senza dubbio alcuno che nel momento in cui un determinato mercato viene manipolato, la logica conclusione è un dissesto delle informazioni veicolate da quel determinato mercato. Se poi suddetta manipolazione continua nel tempo, quelle distorsioni si amplificano e invadono altri mercati. L'insostenibilità progressiva di questa situazione ha un unico punto di arrivo e, diversamente da un situazione di mercato non ostacolato, essa può essere determinata ex ante. Attenzione, però, perché per quanto quello sia il punto di arrivo nel mentre possono succedere tante cose. Anche qui, non si tratta di una situazione statica in cui si va diretti verso l'arrivo, ma di un tortuoso percorso che nel mezzo ha diverse evoluzioni. La reazione tipica è urlare: "Corruzione!" e lamentarsi di come viene truccato il prezzo dell'oro, o Bitcoin che viene venduto, o altro. E non fraintendetemi, le cose stanno esattamente così: i pianificatori centrali truccano i mercati intervenendo a ogni svolta e trasformandoli in qualcosa di completamente fasullo.

Ma questo è qualcosa che anch'esso doveva essere previsto ex ante, perché coloro che hanno potere e denaro reagiranno sempre per difendersi dalla crescente consapevolezza che ci stanno fregando. Ricordate, anche loro stanno cercando di "vincere" a questo gioco e quindi è inutile lamentarsi del fatto che il tabellone di gioco sia truccato, bisogna accettare un tale fatto e ampliare le proprie prospettive sul quadro generale.

Inutile dire che la crisi energetica è solamente una scusa per acuire la distruzione della domanda. La stessa guerra in Ucraina è stata fomentata dall'Europa e dai neocon inglesi/statunitensi. Cambiamenti nella struttura socioeconomica sono sempre avvenuti nel corso del tempo, basti guardare alla fine della sterlina come denaro di riserva mondiale e successivamente la nascita del petrodollaro. Al giorno d'oggi ci troviamo in un punto simile, con la sostituzione del dollaro come mezzo di saldo nel commercio internazionale. Il fatto che i produttori di petrolio si siano in parte allontanati dal biglietto verde, prediligendo l'oriente ad esempio, è un sintomo di una certa volontà di cambiare un tale assetto. Cambiare in favore di cosa? Visto che lo scopo ultimo è il controllo capillare, una valuta di transizione e incarnata nelle cosiddette CBDC, o valute digitali delle banche centrali. Lo yuan digitale è già una realtà, con tutte le conseguenze distopiche che questo comporta a livello di libertà individuali, e un tale sistema vorrebbe essere esportato anche altrove da parte dei cinesi, in modo da replicare l'espansione del dollaro come valuta di saldo commerciale internazionale nel post-Bretton Woods.

In questo contesto l'UE, attraverso il WEF, ha tentato di scalare gli Stati Uniti sin dalla presidenza Obama per sfruttarne le risorse di capitale e presentarsi al tavolo da gioco come sfidante della Cina e dei BRICS, e non solo come satellite del modello cinese. La Federal Reserve, insieme a gran parte del sistema bancario commerciale statunitense, è in aperta lotta contro l'amministrazione Biden (infiltrata dal WEF), per scongiurare questo colpo di stato e per il momento ci sta riuscendo. Ognuno di questi player ha scelto di venire allo scoperto "solo ora" perché l'instabilità del sistema finanziario mondiale non è mai stata così traballante, peggio del crash 2008. Vi basti pensare alla quantità di derivati finanziari in circolazione, visibile e non, e alla portata che può avere un loro fallimento sulle valute fiat e le economie mondiali. Per quanto la Cina possa avere problemi finanziari interni, essi sono una inezia se paragonati a quelli che deve affrontare l'Europa: perdente su una guerra che ha scatenato intenzionalmente piuttosto che fare da paciere, a secco di energia a basso costo e piena di guai economici fino al collo. Ora i cinesi sono intenzionati a sviluppare il mercato interno e a raccogliere i frutti dei vari accordi stipulati in tutto il mondo tramite la Belt and Road Initiative.

I BRICS, insieme al Medio Oriente e all'Africa, hanno intenzione d'invertire quel processo di sfruttamento coloniale che a lungo ha caratterizzato le loro terre, guardando invece posti come l'Europa che sarà costretta a cannibalizzare la propria popolazione, o per meglio dire la ricchezza della propria popolazione, per sopravvivere. Gli Stati Uniti, invece, per quanto siano ammaccati, sono ancora in grado di rivaleggiare alla pari con la Cina e la de-globalizzazione occidentale che sta avanzando. Infatti non è un caso che in risposta alla crisi delle supply chain, intensificata dalla linea di politica "Zero Covid" della Cina (mossa geopolitica piuttosto che sanitaria), le industrie manifatturiere statunitensi stiano tornando in patria. Invece in Europa, soprattutto in Germania, accade il contrario: le industrie si spostano in Cina per ammortizzare costi operativi, energetici e delle risorse. Data comunque la complessità raggiunta dai sistemi industriali, una loro trasformazione richiederà anni (secondo stime recenti, circa 5) e si prospetta un confronto Stati Uniti-Cina proprio su questo "campo di battaglia", dove si scontreranno autarchia e valute digitali in un contesto di contrazione dei volumi commerciali.

In sintesi, ognuno vorrà portare avanti a livello nazionale delle soluzioni che possano perlomeno alleggerire la caduta e ammortizzare le conseguenze di queste grandi trasformazioni, oltreché, al tempo stesso, portare avanti strategie innovative. È chiaro che questo è un contesto in cui esisteranno solo "amici" e "nemici", ma ci saranno nazioni che hanno interessi comuni e che quindi possono "stare insieme" perché condividono non tanto gli stessi valori bensì stesse necessità e strategie. Questa è una cosa che vediamo accadere già adesso con le diverse adesioni all'alleanza BRICS, la quale non è un'alleanza destinata a durare in eterno ma che accomuna le nazioni aderenti sulla base della loro volontà di superare il dollaro. Ed è qui che si inserisce anche Bitcoin: laddove la maggior parte del mondo sta virando verso le CBDC, alcune nazioni sceglieranno diversamente. El Salvador è una di queste, ma per quanto possa aver beneficiato della sua scelta, rimane pur sempre un piccolo esempio rispetto a un mare magnum. Io sono convinto che gli Stati Uniti, sebbene non a livello ufficiale, lo useranno come risorsa contro questa guerra scatenata dall'Europa contro di essi e dal fatto che  i BRICS ne vogliano approfittare per essere il nuovo punto di riferimento a livello mondiale.

Nessun sistema dura per sempre, figuriamoci poi uno che è andato oltre la sua data di scadenza. Se c'è una cosa che gli USA hanno capito è che la straordinarietà di Bitcoin è che esso si rafforza quando viene attaccato: bandito in Cina, eppure continua a essere usato di nascosto; bandito in Russia, eppure il Paese lo accetta come pagamento per le sue risorse energetiche; bandito in Iran, eppure le persone lo utilizzano; ecc. E per quanto possano esserci disegni di legge negli Stati Uniti, o politici e big player nel mondo della finanza, che si schierano contro Bitcoin, è solamente un teatro kabuki. Bitcoin sta in realtà trovando terreno fertile da quelle parti. Gli americani possono avere tanti difetti, ma sono pratici: quando capiranno che il modello cinese non è esportabile negli Stati Uniti, a quel punto useranno Bitcoin come elemento sostitutivo del petrolio. Già adesso le aziende petrolifere usano i derivati gassosi delle loro estrazioni, che altrimenti andrebbero sprecati, per minare Bitcoin.

Ritengo che una simile transizione richiederà un minimo di 5 fino a un massimo di 10 anni, ma una cosa è certa: è un treno che ha già lasciato la stazione.


CONCLUSIONE

L'impoverimento delle persone è in atto sia sul piano economico, sia sul piano sociale. L'obiettivo è far accettare la contrazione del bacino dei risparmi reali e forzare le persone verso una decrescita artificiale, una che preveda la dipendenza dal welfare state. Questo a sua volta giustifica il controllo capillare.

Cercare di "stimolare" l'economia inondandola di nuovo denaro peggiora solo le cose. Qualsiasi aumento dell'offerta di denaro è inflazionistico, anche quando i prezzi sono stabili. Livelli di prezzo stabili spesso mascherano l'inflazione sottostante nei casi in cui i prezzi sarebbero scesi in assenza di un aumento dell'offerta di denaro. Infatti per la maggior parte del XIX secolo, in un momento di grande espansione industriale e agricola, i prezzi sono scesi. Tale calo era quindi considerato normale, il risultato di una maggiore efficienza nella produzione e un vantaggio della rivoluzione industriale. Nel contesto attuale un calo generale dei prezzi libererebbe il mercato da beni e servizi in eccesso (ad esempio, case invendute) e getterebbe le basi per una vera ripresa economica. L'aumento dell'offerta di denaro, anche quando non si traduce in aumenti generali dei prezzi non percepibili, prolunga l'inizio della ripresa economica, pone le basi per il prossimo ciclo boom/bust, erode il potere d'acquisto del denaro e ci priva dei vantaggi dei miglioramenti tecnologici, della produzione e della distribuzione.

La creazione di denaro dal nulla non aumenterà la ricchezza reale della società. L'effetto ricchezza risultato è illusorio. Le persone avranno più soldi da spendere, ma presto scopriranno che essi comprano meno cose. Ma dall'altro lato, anche i pianificatori centrali hanno le proprie strategie, non rimangono fermi a guardare. Quando ci si rende conto che gli incentivi di ognuno corrispondono alle proprie particolari definizioni di vincita, è solo allora che si possono fare progressi nella comprensione. Perché ecco il punto: le intuizioni che state leggendo in questo pezzo non sono nuove o uniche. Infatti il più delle volte sono solo la comprensione della realtà che è ci sempre stata di fronte. Siamo dei ritardatari alla festa geopolitica che va avanti da decenni.

Sappiamo qual è la fine dei giochi naturale (implosione del sistema centralizzato basato su stato e banche centrali) e sappiamo qual è la fine dei giochi a cui aspirano invece i pianificatori centrali, o almeno una parte di essi quelli allineati alla cricca di Davos e al modello cinese (controllo capillare e sopravvivenza dello status quo quanto più a lungo possibile). Se invece noi ignoriamo l'ordine delle operazioni di come arrivare alla nostra fine dei giochi (un mondo decentralizzato con proprietà privata e denaro sano/onesto), avremo una minore probabilità che avvenga in qualsiasi linea temporale che può contare per noi o per i nostri figli.

Questo è il motivo per cui considero la FED e (alcune) grandi banche commerciali statunitensi come alleati temporanei in questa guerra (finanziaria) mondiale. Hanno le loro definizioni di vittoria e stanno agendo di conseguenza. Mentre tutti dovremmo sperare che arrivi il prima possibile il giorno in cui i pianificatori centrali saranno morti e sepolti dalle forze naturali del decentramento e dell'entropia, ci sono mille passaggi intermedi che devono avvenire prima. E non importa se Bitcoin alla fine vince, se poi però il mondo nel frattempo ha dovuto attraversare sessant'anni di oscurità.


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