mercoledì 4 gennaio 2023

Twitter era diventato il Ministero della Verità

David Zweig ha pubblicato l'ennesima serie dei Twitter Files, non citata ovviamente da Stockman poiché il suo pezzo è antecedente, ed era una delle bombe più attese visto che si indirizzava alla follia distopica degli ultimi due anni riguardo i fanatici del virus. Su queste pagine i lettori hanno potuto leggere con largo anticipo la becera propaganda a livello sanitario e psicologico che veniva spacciata, a riconferma di nuovo che il ragionamento logico/deduttivo è superiore all'empirismo. L'attacco alla libertà di parola non è un mero atto di censura, fa parte invece di quel processo d'impoverimento progressivo e intrinseco al denaro fiat e accelerato negli ultimi due anni. L'impianto burocratico è un blob che deve, per forza di cose, acquisire sempre più risorse e tempo per poter sopravvivere; fare un passo indietro significa abdicare alla sua natura. La Legge di Parkinson a essa applicata è la sintesi del controllo capillare: la burocrazia si espande in base al tempo necessario a conformarsi a essa. Non potendo effettuare un calcolo economico in accordo col mercato, deve sottrarre risorse alla popolazione più ampia e soprattutto, non avendo parametri effettivi di profitti/perdite, è incapace di licenziare. Di conseguenza deve cooptare segmenti crescenti della società affinché alimenti la sua macchina fatta di sprechi, clientelismo e distorsioni. Una demolizione controllata dell'attuale status quo, attraverso un Grande Reset, non cambierà tutto ciò: l'obiettivo infatti è rendere "normale" il controllo capillare. Da qui il Ministero della Verità di Twitter, Facebook, Google, Youtube, Instagram, ecc.

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di David Stockman

Il nuovo materiale che Musk ha rilasciato ha confermato il peggio: le alte sfere di Twitter non si stavano solo divertendo a pilotare la narrativa delle notizie della nazione, si incontravano settimanalmente con i funzionari dell'FBI, della sicurezza nazionale e dell'intelligence nazionale per discutere della "disinformazione" che volevano rimuovere dal social, inclusa la famigerata soppressione della storia del laptop di Hunter Biden.

Siamo arrivati a un passo da un Ministero della Verità gestito dallo stato e forse era ancora più insidioso, questo perché non comportava nemmeno una coercizione indesiderata e anticostituzionale, invece i dirigenti di Twitter stavano volontariamente trascurando il loro lavoro quotidiano (massimizzare i profitti aziendali e il valore per gli azionisti) per dedicare un'enorme quantità di tempo e risorse aziendali alla diffusione di narrazioni ufficiali e alla soppressione delle opinioni dissenzienti.

Era come se Washington avesse nazionalizzato un'azienda multimiliardaria, ridisegnata per spacciare propaganda a favore della propria agenda politica e continuare a mantenere il potere.

Quindi ritorna la solita domanda: perché Jack Dorsey, Parag Agrawal, Vijaya Gadde, Yoel Roth e innumerevoli altri alti dirigenti non si occupavano di "business" aziendale, ma agivano per conto di un'agenda extra aziendale e che non faceva assolutamente fare soldi a Twitter?

La risposta in realtà non è un mistero: i cosiddetti Twitter Files pubblicati finora dal trio d'intrepidi giornalisti che hanno avuto accesso ai file interni dell'azienda — Matt Taibbi, Bari Weiss e Michael Shellenberger — forniscono un caso clamoroso di cane da guardia che non morde.

Non una sola volta nessuno di questi dirigenti ha basato la propria "moderazione dei contenuti" e azioni di controllo del pensiero sulla necessità di placare gli inserzionisti e quindi proteggere i ricavi e i profitti aziendali. Non una volta!

In realtà il rischio di perdere introiti pubblicitari sarebbe già un valido motivo per “de-amplificare” quei contenuti che avevano fatto appassire le fonti di ricavo. Ma nessuno ha affermato che l'indagine da parte del NY Post su Hunter Biden avrebbe fatto volare via i dollari pubblicitari di GM o Proctor & Gamble, o addirittura che i bulbi oculari degli utenti da cui dipendevano quei dollari si sarebbero improvvisamente chiusi in preda all'orrore.

Infatti gli occhi della leadership dell'azienda erano così lontani dalla massimizzazione del profitto che avevano tempo apparentemente infinito per inseguire ogni sorta di sciocchezza e banalità sulla rete di Twitter. Ad esempio, il tweet ovviamente faceto dell'ex-governatore Huckabee sul voto fraudolento hanno attirato l'attenzione dei piani alti:

“Sono rimasto sotto la pioggia per un'ora prima di votare in anticipo oggi. Quando sono tornato a casa ho riempito la mia pila di schede elettorali per posta e poi ho votato le schede dei miei genitori e nonni defunti. Votano proprio come me! #Trump2020”, ha twittato Huckabee il 24 ottobre 2020.

Il palese tentativo di umorismo qui non avrebbe dovuto sfuggire all'attenzione di nessuno con un QI superiore a 80. Ma come ha rivelato Matt Taibbi, i pezzi grossi che utilizzano il canale Slack intitolato "us2020_xfn_enforcement" hanno ospitato un vivace dibattito sull'opportunità di rimuovere il tweet di Huckabee.

“Ciao <inserire il nome> metto questo tweet sul radar di tutti. Sembra essere uno scherzo, ma altre persone potrebbero crederci. Posso avere la tua opinione?”, ha scritto un impiegato di Twitter, collegandosi al tweet di Huckabee.

L'ex-capo della sicurezza di Twitter, Yoel Roth, ha dichiarato nel canale Slack che mentre era d'accordo che “è uno scherzo”, Huckabee “sta anche letteralmente ammettendo un crimine”.

“Sì, potremmo agire in base a "affermazioni fuorvianti che causano confusione sulle leggi, i regolamenti, le procedure e i metodi stabiliti di un processo civico", ma sarebbe utile fino a un certo punto, quindi o cancellazione (di uno scherzo stupido) o niente. Forse sono propenso a non rimuoverlo senza un rapporto dalle autorità di voto, dato che è passato un po' di tempo da quando l'ha twittato e praticamente tutte le risposte che vedo sono critiche”, ha detto Roth.

Ci sono innumerevoli altri esempi nei Twitter Files di ciò che equivale a semplici banalità e che inevce hanno raccolto la massima attenzione aziendale. In un tweet Donald Trump ha fatto riferimento a un problema di voto per posta in Ohio che poi si è rivelato vero.

Tuttavia i dirigenti di Twitter sono stati elogiati per la loro velocità nell'imporre "filtri di visibilità" in modo che il tweet non potesse avere "risposte, essere condiviso o apprezzato".

Tuttavia quello era pur sempre Donald Trump, il presidente in carica, quindi era presumibilmente degno di una censura di alto livello. Ma che dire di un certo John Basham, un ex-consigliere della contea di Tippecanoe, Indiana?

Quest'ultimo aveva attirato l'attenzione dell'FBI e che aveva inviato un rapporto a Twitter affinché agisse in base a sue determinate affermazioni:

“Tra il 2% e il 25% delle schede elettorali per posta vengono respinte per errori.” [...]

Vediamo un po': l'opinione di un ex-funzionario di un posto di cui nessuno ha sentito più parlare sin dall'elezione del 1840, il quale affermava implicitamente che il problema degli errori del voto per posta era enorme (25%), o relativamente banale (2%), importa davvero a qualcuno quando si tratta di gestire una società di fama mondiale o anche un'operazione di censura appaltata dallo stato?

Vale a dire, questi ragazzini e ideologi partigiani erano così ebbri per la censura che era solo questione di tempo prima che l'intera impresa si arenasse. Infatti avevano formulato così tante regole per la moderazione dei contenuti e forme di sanzione così complesse in più fasi, inclusi i "vai in camera tua" in stile parentale, che gran parte del dibattito interno rivelato nei Twitter Files equivaleva a discussioni sull'applicazione della pura stupidità.

Ciò è stato più che evidente nel caso delle sette sospensioni dell'account "LIBs of Tik Tok" (LTT). Questo account era stato aperto da un certo Chaya Raichi nel novembre 2020 e vantava oltre 1,4 milioni di follower. Ogni volta a Raichik veniva impedito di postare per una settimana.

Ma qual era l'offesa? La commissione ha giustificato le sue sospensioni affermando che i suoi post incoraggiavano le molestie online nei confronti di “ospedali e fornitori di servizi medici” poiché aveva insinuato “che l'assistenza sanitaria legata al genere sessuale è equivalente all'abuso o all'adescamento dei minori”.

In realtà questa è una questione di giudizio e opinione che può essere discussa in entrambi i modi, il tipo esatto di cosa che dovrebbe essere discussa nella piazza della città. Ma in ogni caso l'affermazione di Twitter, secondo cui il punto di vista di LTT sulla questione equivaleva a "incitamento all'odio", rivela quanto in basso fossero scesi questi fanatici della cultura woke.

Tuttavia ciò che conta qui è la formulazione delle Raccomandazioni sulle linee di politica del sito: si trattava di punizioni in stile cortile della scuola e non riguardavano le esigenze dell'azienda o il punto di vista degli inserzionisti.

Nel frattempo cosa stava succedendo nel 2020-2021 quando il quartier generale di Twitter veniva trasformato nel Villaggio dei Dannati?

Ebbene, da un lato il prezzo delle azioni della società stava salendo. Dopo aver toccato i minimi nel 2015-2016, la capitalizzazione di mercato di Twitter è passata da $12,5 miliardi nell'autunno del 2017 a $27 miliardi nell'autunno del 2019, fino a un picco di $54 miliardi nel luglio 2021.

In breve, data la quadruplicazione del prezzo delle azioni della società in soli quattro anni e i conseguenti enormi guadagni nel valore delle stock option dei dirigenti, i piani alti si sono sentiti liberi di diventare volontari per il Deep State... a spese degli azionisti.

Durante i suoi anni fiscali 2020 e 2021, che comprendevano il periodo di punta della follia dei piani alti di Twitter raccontata nei Twitter Files, la società ha raccolto $8,8 miliardi di entrate grazie al lockdown: migrazione pubblicitaria dalle sedi legacy a quelle digitali.

Inoltre la raccolta di tali somme ha richiesto solo $3,2 miliardi di costo delle merci vendute, con un profitto lordo di $5,6 miliardi e il 64% delle vendite. A sua volta ciò avrebbe dovuto tradursi in una miniera d'oro per gli azionisti... tranne che non è successo.

Infatti la gestione del lavoro dell'azienda ha speso molto di più – $6,1 miliardi – in ricerca e sviluppo, vendite e marketing, spese generali e altre spese di alto livello. Vale a dire, il presunto modello di business di Twitter è stato un fallimento, con perdite operative e cumulative di quasi mezzo miliardo di dollari durante il suddetto periodo di due anni.

Allo stesso modo, la sua trasformazione in macchina per bruciare denaro è stata rafforzata. Durante il 2020-2021 ha generato $1,6 miliardi di liquidità dalle operazioni, ma ha speso quasi $1,9 miliardi in spese in conto capitale. Di conseguenza il flusso di cassa operativo di Twitter è stato di -$260 milioni.

In breve, quando la società ha raggiunto una valutazione massima di $54 miliardi nel luglio 2021, sanguinava inchiostro rosso e bruciava denaro. Essenzialmente aveva un multiplo di valutazione infinito, la cui valutazione assurda, a sua volta, equivaleva a un semaforo verde per il lavoro da censori non solo da parte del suo top management, ma quasi della totalità dei suoi 7.500 dipendenti.

A tal proposito stiamo aspettando che lo schermo di Twitter si oscuri sin da quando Elon Musk ha licenziato parte del personale riportandolo al livello di dicembre 2017 (3.372). Ma, ahimè, i tweet continuano a fluire, anche se le spese sono state ridotte ai livelli di quando Twitter era valutato al suddetto 25% del suo picco finale.

La storia di Twitter non è un caso unico, né è una prova che Wall Street e i robo-trader al seguito siano composti da sciocchi avidi che si innamoreranno di qualsiasi cosa.

Al contrario, lo scoppio del lavoro aziendale a favore dell'ideologia woke è stato alimentato dagli stampatori di denaro presso le banche centrali. Alla fine è il denaro cattivo che porta a comportamenti cattivi e distruttivi nei piani alti delle grandi aziende, solo l'ennesimo esempio di "cattivo investimento" che è il risultato dell'inflazione monetaria.

In questo contesto la bolla ingiustificata nel titolo di Twitter è in realtà una piccola cosa rispetto ai giganti della Silicon Valley, i quali sono stati tutti infettati dalla stessa discesa basata sul denaro fiat.

Le azioni FANGMAN (Facebook, Apple, Netflix, Google, Microsoft, Amazon e NVIDIA) sono state enormemente gonfiate dalla stampa di denaro della FED durante l'ultimo decennio.

Nel 2013 questi sette giganti della tecnologia sono stati valutati collettivamente a $1.190 miliardi, cifra che rappresentava 15,9 volte il loro reddito netto combinato di $75 miliardi. Probabilmente quel multiplo PE era ragionevole e appropriato dato che la maggior parte di queste società stava crescendo rapidamente, ma stava anche beneficiando di venti favorevoli una tantum.

Questi includevano:

• il passaggio della pubblicità dai media legacy ai media digitali;

• la migrazione delle vendite di merci dai negozi fisici all'e-Commerce;

• il passaggio della tecnologia informatica dalle scatole autonome e dal loro software al cloud;

• la piena adozione della tecnologia degli smartphone da parte della massa.

Questi venti favorevoli una tantum hanno portato a una crescita degli utili del 20% annuo per i sette FANGMAN durante il periodo 2013-2021. Ma l'ondata di liquidità della FED durante lo stesso periodo ha fatto sì che il multiplo PE fosse più che raddoppiato a 34 volte, sulla base dell'opinione che la FED non avrebbe mai permesso al mercato di scendere e che i tassi d'interesse a zero sarebbero rimasti in vigore a tempo indeterminato (fomentando quindi la TINA, ovvero, non esiste alternativa d'investimento alle azioni).

Di conseguenza la capitalizzazione di mercato delle sette società è salita a $11.500 miliardi nell'autunno del 2021, con un aumento del 33% annuo. A sua volta ciò significava non solo che le capitalizzazioni di mercato erano cresciute di 1,5 volte più velocemente rispetto ai guadagni una tantum e insostenibili, ma che i dirigenti di tutta la Silicon Valley non avevano problemi a distogliere lo sguardo dalla massimizzazione dei profitti per perseguire programmi politici che non avevano niente a che vedere con la buona gestione delle rispettive attività.

Ahimè, i venti favorevoli si sono placati. La capitalizzazione di mercato dei FANGMAN è già scesa di $4.500 miliardi, a soli $7.100 miliardi complessivi al momento. Allo stesso tempo, i guadagni collettivi di questi titoli a “crescita” presumibilmente perpetua sono calati di quasi  il 14% dal picco dell'estate/autunno 2021.

Secondo il nostro giudizio, le aziende che stanno vivendo una contrazione a due cifre degli utili, anche prima dell'imminente recessione, non meritano il multiplo 24,5 volte che il mercato sta ora apponendo sui loro profitti collettivi ($290 miliardi).

Allo stesso modo, gli azionisti non hanno mai meritato quei $4.500 miliardi che si sono già vaporizzati. In tutto ciò il denaro fiat è l'ultimo elaborato del diavolo. Il bagno di sangue nelle azioni della Silicon Valley e le rivelazioni dei Twitter Files stanno finalmente dimostrando esattamente il perché.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


3 commenti:

  1. Nuovo capitolo dei Twitter Files. Il sistema della censura digitale su Twitter si è evoluto negli anni. Se nel 2017 i processi di verifica degli account sospetti partivano solitamente dall’interno e colpivano alla fine solo un numero limitato di account, nel 2020 la macchina della moderazione era diventata “un’autostrada dell’informazione standardizzata ad alta velocità”, attraverso la quale le più svariate agenzie governative e la comunità dell’intelligence, passando attraverso l’FBI, trasmettevano a Twitter lunghi elenchi di richieste di verifica su account ritenuti “sospetti”, aspettandosi che Twitter non si limitasse a controllarli, ma procedesse con solerzia alla loro eliminazione. È così che il numero degli account oscurati o sospesi, per le più svariate e fantasiose ragioni, a volte solo perché rei di veicolare narrative sgradite, è cresciuto a vista d'occhio. Se è vero che Twitter si è intascata $3 milioni per questo lavoro sporco, come ha rivelato Michael Shellenberger in uno dei capitoli precedenti, si è trattato, a ben guardare, di una cifra infima rispetto all’enorme mole di lavoro cui i funzionari di Twitter sono stati sottoposti a cavallo delle elezioni presidenziali del 2020, oberati com’erano da richieste di ogni tipo. Il “rapporto ombelicale” che si è instaurato alla fine tra Twitter e l’FBI ha trasformato il primo in un subappaltatore... per di più, sottopagato.

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  2. Quindicesimo episodio dei Twitter Files: https://threadreaderapp.com/thread/1619029772977455105.html
    La disinformazione russa sui social? Ora possiamo affermarlo con certezza: era una bufala. Non sono mai esistiti né bot russi né, tanto meno, individui in carne e ossa pagati dai russi o in altro modo correlati alla Russia. Si è trattato di una pura e semplice messinscena del think tank neocon e russofobo Alliance for Securing Democracy (ASD) e del suo sito Hamilton 68. L’elenco di 600 bot russi ai quali Hamilton 68 faceva riferimento era composto da normalissimi cittadini americani, colpevoli solamente di avere simpatie conservatrici o non allineate al pensiero unico liberalprogressista, scelti, praticamente a caso, per impersonare inesistenti agenti russi, senza in realtà avere né connessione né simpatie con la Russia. Una bufala totale, dunque. E di questo i dirigenti Twitter arrivarono a un certo punto a essere perfettamente a conoscenza, ma, per timore delle conseguenze, preferirono non attaccare la potentissima Alliance for Securing Democracy e non smascherare apertamente le bugie di Hamilton 68. Ma l’aspetto più scandaloso è che centinaia di testate, network, TV (MSNBC, Watts, Washington Post, Politico, Mother Jones), inclusi siti di “fact-checking” come Snopes e Politifact e, non ultimo, istituzioni accademiche come Harvard, Princeton, Temple, hanno continuato per anni a parlare d'ingerenze russe basandosi sul nulla. Un unico sito è stato dunque usato come riferimento insindacabile per affermare una realtà inesistente. Se adesso vi viene il sospetto che quello della disinformazione russa non sia stato l’unico caso in cui vi hanno preso in giro, è perché è così.

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