lunedì 15 maggio 2023

Il liberalismo non ha bisogno di nemici

 

 

di Barry Brownstein

Nella sua istruttiva favola politica, The Awakening of Jennifer Van Arsdale, George Leef scrive: “Il liberalismo è l'unica filosofia che non richiede nemici [...]. Minimizza i conflitti e invita le persone a risolvere qualsiasi problema sorga con mezzi pacifici”.

Col termine liberalismo, Leef si riferisce al movimento del XVII secolo che iniziò a liberare gli individui da interessi radicati, “dai vincoli delle potenti istituzioni che dominavano le loro vite: gli interessi dei monarchi, dei capi della chiesa e delle corporazioni”.

Leef osserva che “l'energia e l'ingegno umano” sono stati liberati “per perseguire guadagni commerciali piuttosto che limitarli a promuovere gli interessi dei governanti”.

“Con il liberalismo”, scrive Leef, “l'unico modo che ha una persona di migliorare la propria vita è attraverso la cooperazione con gli altri. Non c'è posto per il furto, lo sfruttamento e il dominio come invece accade in altri sistemi. Non c'è bisogno di farsi dei nemici”.

La crescita del collettivismo e il declino del liberalismo sono il motivo per cui gli americani sono più arrabbiati che mai? Con la rabbia arriva il bisogno d'incolpare; molti sono certi che i loro nemici siano altri americani, i loro stessi pari. Anche se il mercato azionario è vicino ai massimi storici, tutto questo odio non fa ben sperare per il futuro.

Cosa accadrà in un mercato ribassista? L'incertezza economica genererà paura, creando più rabbia e bisogno di "nemici". Potete star certi che i politici autoritari sfrutteranno queste debolezze umane.

Le persone infelici, arrabbiate e miserabili tendono a incolpare gli altri per la loro sofferenza. “I frustrati”, scrive Erich Hoffer in The True Believer, “oppressi dai loro difetti, attribuiscono il loro fallimento alle restrizioni esistenti”.

Attenzione! Hoffer ci avverte che quando gli "oppressi" si rivolgono a un movimento di massa per alleviare la loro infelicità, “il potere cade nelle mani di coloro che non hanno né fiducia né rispetto per l'individuo”.

Volendo incolpare i nemici, la popolazione offre ai totalitari un punto d'ingresso. Nel 1926, secondo quanto riferito, Stalin disse: “Non può esserci piacere più grande nella vita che scegliere il proprio nemico, infliggergli una terribile vendetta e poi andare tranquillamente a letto”.

Il sistema sovietico e i suoi incentivi hanno tirato fuori il peggio della natura umana. Lo storico russo O. V. Khlevinuk ci dice che durante il periodo del Grande Terrore nel 1937-38, Stalin, per sradicare i suoi "nemici", “fece arrestare 1,6 milioni di persone e ne fece uccidere 700.000 [...] circa 1.500 'nemici' furono uccisi ogni giorno”. Questa furia omicida fu resa possibile da molti sovietici "ordinari" che apprezzavano la lealtà nei confronti di Stalin e dello stato. Ci inganniamo se pensiamo che la mentalità che ha permesso a Stalin di assumere il potere assoluto fosse unica per la Russia in quel momento. Quando il bisogno di nemici ha la meglio sulla moralità, non ci sono ripensamenti.

In The Road to Serfdom, F. A. Hayek scrive: “Sembra essere una legge della natura umana che sia più facile per le persone essere d'accordo su un programma negativo — sull'odio di un nemico, sull'invidia di chi sta meglio — piuttosto che su qualsiasi compito positivo”. Hayek spiega che i totalitaristi sfruttano la nostra disponibilità a cedere all'odio tribale:

Il contrasto tra "noi" e "loro", la lotta comune contro coloro che sono al di fuori del gruppo, è un ingrediente essenziale in qualsiasi credo che unisca saldamente un gruppo con un'azione comune. Di conseguenza è sempre impiegato da coloro che non solo cercano il sostegno di enormi masse riguardo una certa linea di politica, ma la fedeltà senza riserve.

Per approfondimenti sul lato della natura umana che è alla ricerca di un nemico, pensate al personaggio di Anton Cechov, il dottor Kirilov, nel racconto "Enemies". La storia di Cechov inizia quando l'unico figlio del dottor Kirilov sta morendo di difterite.

Un uomo ricco e agitato, Abogin, si presenta a casa del dottor Kirilov pochi istanti dopo la morte di suo figlio. Abogin supplica il medico di venire subito ad assistere la moglie gravemente malata. Inizialmente Kirilov, profondamente angosciato, rifiuta; Abogin insiste e il dottore cede.

Dopo un viaggio in carrozza di 8 miglia, arrivano a casa di Abogin e scoprono che la moglie di Abogin è scappata con il suo amante. Aveva finto la malattia come stratagemma per la sua fuga.

Arrabbiato con Abogin, Kirilov è indignato per essere stato costretto a “recitare un ruolo in una volgare farsa”.

Consumato dalla rabbia, il dottore si toglie dalla mente la morte del figlio e della moglie addolorata. Kirilov “odiava e disprezzava” Abogin, la moglie di quest'ultimo e il suo amante. La mente del dottore si riempie di pensieri “ingiusti e disumanamente crudeli” finché “la testa non iniziò a fargli male”.

Riflettendo sulla natura delle lamentele umane, Cechov dice: “Il tempo passerà e il dolore di Kirilov passerà, ma quella convinzione, ingiusta e indegna del cuore umano, non passerà; rimarrà nella mente del dottore fino alla tomba”.

Kirilov rende permanenti le sue lamentele rimodellando e giustificando all'infinito pensieri "crudeli". Le nostre lamentele sopravvivono solo perché le ripetiamo; diventano effimere quando smettiamo di giustificarle.

Riconosciamo e rilasciamo i nostri pensieri scortesi, o li stringiamo saldamente provandoli e giustificandoli. Nel suo libro, Bonds that Make Us Free, il filosofo C. Terry Warner osserva: “Partecipiamo alla creazione dei nostri problemi emotivi e neghiamo di avervi avuto parte. Per quanto riguarda le nostre emozioni e atteggiamenti preoccupanti, siamo i nostri peggiori nemici”.

Warner spiega che i nostri nemici non sono indipendenti dalla nostra mente: “La verità è che ci leghiamo a loro [ai nostri nemici] con un laccio invisibile e lo facciamo con i nostri pensieri e sentimenti negativi”.

Le nostre menti possono prendere decisioni sbagliate e giuste. Con buon senso, Kirilov avrebbe potuto unirsi ad Abogin condividendo la loro comune umanità, poiché entrambi stavano soffrendo per una profonda perdita. Prendendo la strada sbagliata, Kirilov sceglie un nemico per la vita.

Nelle sue Meditazioni, Marco Aurelio disse: “Se limitassimo 'buono' e 'cattivo' alle nostre azioni, non saremmo chiamati a [...] trattare gli altri come nemici”.

Quelli impegnati a redigere liste di nemici sono ansiosi di sostenere gli alleati. In The Theory of Moral Sentiments, Adam Smith ci mette in guardia: “Siamo infelici quando i nostri amici entrano nel nostro risentimento e condividiamo con essi le stesse amicizie”.

Ricordate, i politici autoritari sfrutteranno il nostro bisogno di farci dei nemici. Il liberalismo e la sua rete di legami commerciali sono gli antidoti, fornendo potenti incentivi per adottare la mentalità giusta.

Il processo di mercato favorisce le connessioni umane, non crea nemici. Il libero mercato premia coloro che comprendono meglio come soddisfare i bisogni degli altri. Con lo stato di diritto [nessun clientelismo consentito], il processo di mercato genera fiducia. Nel suo saggio Profit and Loss, Ludwig Von Mises ha scritto: “Il profitto è un prodotto della mente, del successo nell'anticipare lo stato futuro del mercato. È un fenomeno spirituale e intellettuale”.

I mercati consentono scambi vantaggiosi per tutti; la cooperazione vince sul conflitto e la ricchezza diminuisce la povertà. I miracoli della cooperazione umana sono ovunque intorno a noi, eppure gran parte dei media generalisti concentra la nostra attenzione sulle azioni dei politici.

Durante la crisi sanitaria, il dottor Fauci, i politici e i loro alleati hanno usato notizie false, propaganda odiosa, minacce e censura per suscitare paura e dividere gli americani. Per il dottor Fauci e i politici, le persone sono statistiche da manipolare, costringere e persino rendere un nemico.

Per gli imprenditori, le persone sono potenziali clienti da servire. Nel suo saggio, "A Virtuous Cycle", James Surowiecki spiega che il capitalismo “sostiene il trattamento equo delle persone [...] solo perché sono, beh, persone”.

La mente umana può farsi acerrimi nemici di tutto punto nutrendo il risentimento. La debolezza umana è manna per gli autoritari. Più le nostre menti sono indisciplinate, più potere ottengono gli autoritari. L'individuo saggio che cerca la libertà si prende cura della fragilità umana. Le menti possono essere creative o distruttive: siate giusti, smettetela di giustificare le lamentele, abbracciate il liberalismo. Valorizzando la cooperazione volontaria mentre aiutate gli altri a prosperare, prospererete voi stessi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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