venerdì 6 maggio 2022

Due cambiamenti di paradigma a confronto: uno rumoroso, l'altro silenzioso

 

 

di Francesco Simoncelli

Sebbene non esista un elenco numerato accanto ai miei ultimi saggi, esiste invece un filo conduttore che li lega insieme. Infatti potremmo dire che questo è il quarto, sulla scia degli ultimi tre già pubblicati, che si inserisce in un discorso continuato che ha come protagonista la lotta tra Graned Reset e Grande Default. Il primo, infatti, rappresentava un'introduzione ad entrambi i concetti; il secondo descriveva come stesse avanzando il piano del Grande Reset e quali infrastrutture di comando/controllo stesse alimentando; il terzo invece analizzava un altro aspetto del Grande Reset: il piano di demolizione controllata attraverso le sanzioni "contro" la Russia e come le principali istituzioni rispettate dalla maggior parte delle persone in realtà son sempre state fucine del benessere di pochi a scapito dei molti. Oggi vedremo quali sono i "piani" a lungo termine del Grande Default, come le forze di mercato vanno a contrastare questi piani presumibilmente ben congegnati da parte dei pianificatori centrali ed inevitabilmente li porteranno al fallimento. Le meccaniche tecniche di questo esito furono descritte magistralmente da Mises in Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. Detto in parole povere, emergono silenziosamente dei dettagli non visti dai pianificatori che nel tempo diventano sempre più importanti fino a causare il crollo di tutta quell'impalcatura di comando/controllo costruita per spostare l'economia di mercato verso il socialismo.

E sostanzialmente il Grande Reset non è altro che questo: socialismo. Coloro che lo hanno pensato, messo in pratica e continuano a sostenerlo sono amanti del socialismo e come ogni socialista apparso sulla faccia della Terra crede che il proprio piano è migliore di quello dei suoi predecessori. Credono d'aver appreso tutto dagli errori del passato e quindi possono riuscire laddove altri hanno fallito. Non è così, perché è un problema di conoscenza e la sua natura decentralizzata ne impedisce una concentrazione di una tale portata da soverchiare quella distribuita dei mercati. Di conseguenza la descrizione che verrà fatta degli eventi accaduti di recente non è la sponsorizzazione di una o l'altra parte nel conflitto attualmente in atto, bensì il riconoscimento che le forze di mercato agiscono attraverso le azioni umane, chiunque le effettui. Etica e morale qui non hanno spazio, in economia non hanno spazio; le lasceremo volentieri ai filosofi politici.


UN CAMBIAMENTO DI PARADIGMA RUMOROSO

La prima volta che ho ascoltato pubblicamente il concetto di Grande Reset era il 2014, durante una sessione di "domanda/risposta" del WEF da parte di Christine Lagarde. Allora c'era ancora molta confusione a riguardo nella mente di chi ascoltava, visto che questo concetto stesso era tenuto vago, ciononostante si poteva intendere cosa comportasse: maggiore centralizzazione delle forze economiche e sociali. Inutile dire che questo accadeva sulla scia della crisi del 2008, la quale aveva richiesto alle banche centrali occidentali di scendere lungo il sentiero della "repubblica delle banane" attraverso i vari giri di QE e ciò aveva anche comportato l'abbandono di qualsiasi freno. Fino a quel momento il sistema monetario fiat era riuscito ad andare avanti grazie, e soprattutto, ad un ambiente economico che non aveva subito forti scossoni, ma, come sappiamo dalla teoria Austriaca del ciclo economico, è solo una questione di tempo prima che gli errori economici del passato, spazzati sotto il tappeto, diventino bombe ad orologeria finanziarie destinate ad esplodere e deflagrare importanti porzioni dell'ambiente economico. Questo è ciò che accadde nel 2001 e successivamente con maggiore intensità nel 2008. Con l'introduzione dei quantiative easing, le banche centrali, pur di non perdere il controllo sull'economia, avrebbero alimentato uno stato di cose che infine avrebbe portato inevitabilmente alla disintegrazione del denaro fiat.

In realtà era un destino già segnato sin dal 1913 e, inutile dirlo, ha rappresentato un takeover ostile sulla società mediante dosi crescenti di socialismo. Comunque ai pianificatori centrali interessava, in quel momento di inaspettata crisi, di calmare le acque e l'unico modo era inaugurare politiche monetarie senza precedenti nel mondo occidentale. E così è iniziato il capitolo finale della storia del denaro fiat, poiché non esiste altra via d'uscita: "Inflate or die". Una volta acquietate le acque quindi, la via d'uscita dei pianificatori centrali avrebbe visto una demolizione controllata dello status quo socio-economico per crearne uno nuovo ad immagine e somiglianza di quello precedente e riciclare al comando i precedenti pianificatori nonostante tutti i loro fallimenti.

Nello stesso anno in cui la Lagarde parlava di Reset, Schwab introduceva il concetto di quarta rivoluzione industriale, ovvero un mondo in cui la globalizzazione veniva sostituita dal globalismo: non un'economia di mercato che collegasse gli attori economici attraverso il commercio, ma un'architettura di comando/controllo globale che ingessasse la società in una staticità prolungata. Non più il dinamismo per stimolare una crescita organica, ma un congelamento di tutte le meccaniche di mercato per permettere a persone con una presumibile conoscenza superiore di guidare tutti verso lidi di presunta prosperità. Inutile dire che Hayek l'avrebbe definita arroganza fatale di ingegneri sociali, perché è esattamente questo. Le tesi di Schwab, infatti, ammettono che l'avvento del globalismo non può avvenire senza un periodo di decostruzione economica in cui le persone ed i governi devono scegliere tra il sacrificio per motivi di stabilità o il dolore continuo in nome del mantenimento del "vecchio ordine". Il Grande Reset significa agire o cedere al caos e la quarta rivoluzione industriale è il risultato previsto o "ordine" pianificato, vale a dire, un nuovo ordine creato da un caos ingegnerizzato.

E cos'altro ci si potrebbe aspettare dalla pianificazione centrale? Maggiore centralizzazione, ovviamente. In sostanza, ciò equivale a quanto ci dice Mises in Planned Chaos, dove, attraverso l'interventismo nella filiera del latte, evidenzia l'inevitabile discesa nel comando/controllo dell'intera economia in base alla fallacia dei costi irrecuperabili. È una giustificazione che è stata molto utilizzata negli ultimi due anni, così come molte altre volte nel corso del tempo per far abituare gli individui ad una perdita costante e progressiva dell'economia di mercato. E sostanzialmente è questo ciò che vogliono adesso i pianificatori centrali: attuare il loro "Piano" senza la necessità di giustificarlo agli occhi di "esseri inferiori" che non lo capirebbero. Non è più sufficiente manipolare in segreto le economie utilizzando le banche centrali, quello che vogliono è smettere di nascondersi ed uscire allo scoperto come i "magnanimi governanti" che credono di essere. L'obiettivo finale della piena centralizzazione è cancellare l'idea stessa di libero mercato e consentire ad una manciata di persone di microgestire ogni aspetto del commercio e degli affari. Come? Attraverso lo strumento che li interconnette: il denaro.

Non è un caso che l'FMI parli da anni di utilizzare i suoi diritti speciali di prelievo come base per una valuta globale, Finestra di Overton che si è aperta sin dal 2000; malgrado ciò negli ultimi tempi questa idea è stata abbandonata, perché incapace di abbattere la decentralizzazione ancora esistente sul suolo americano e rappresentata dal forte ascendente del sistema bancario commerciale medio/piccolo sulla popolazione americana, oltre che dal federalismo statale e dei governi locali. Il Grande Reset mira anche a depotenziare tale decentralizzazione ed ecco perché abbiamo visto nascere e poi supportare progressivamente l'idea delle CBDC. In tal modo ogni individuo dipenderebbe da una valuta digitale centralizzata e rimuoverebbe tutta la privacy. Tutte le transazioni sarebbero tracciate e le banche centrali non dovrebbero spiegare il tracciamento, perché è il funzionamento stesso delle CBDC che lo richiede.

Il male inerente al globalismo è stato subito evidente durante i recenti lockdown e la violenta spinta alla tirannia medica. Nonostante il Covid avesse solo un tasso di mortalità mediano dello 0,27% secondo dozzine di studi ufficiali, il contingente di politici e leader mondiali del WEF ha proclamato che la sola esistenza di questa malattia dava loro il diritto di prendere totale controllo della vita delle persone. E, coincidenza delle coincidenze, Klaus Schwab ed il WEF hanno annunciato che la pandemia era l'inizio del "Grande Reset" e della quarta rivoluzione industriale, affermando inoltre che la crisi sanitaria rappresentava una perfetta "opportunità" di cambiamento. I lasciapassare vaccinali devono essere intesi come un primo passo verso qualcos'altro: l'inizio di un sistema di credito sociale molto simile a quello già utilizzato in Cina. Se pensate che la cancel culture sia un incubo, immaginate cosa accadrebbe se un burocrate da qualche parte in uno stanzino buio possa revisionare ogni tot. tempo il vostro conto di credito sociale; immaginate se avesse il potere di bloccare la vostra capacità di trovare un lavoro, di fare acquisti nei negozi e persino di impedirvi l'accesso ai vostri soldi. Senza il rispetto della collettività, l'accesso alle normali necessità di sopravvivenza diventerebbe impossibile. Questo è ciò che vogliono i pianificatori centrali e la cricca di Davos, come hanno ammesso apertamente all'inizio della pandemia, ed i lasciapassare vaccinali sono stati un'introduzione all'orrore tecnocratico che si intende scatenare sulla società.

In sostanza quello che abbiamo qui è essenzialmente un'economia comunista, ma distillata in un bizzarro minimalismo che non esisteva nemmeno nell'Unione Sovietica. La struttura è descritta come una specie di società basata su una comune in cui le persone vivono in cubicoli, con cucine condivise, bagni condivisi e privacy assente. Tutta la proprietà è affittata o presa in prestito, tutte le auto vengono prese in prestito e condivise, la maggior parte dei trasporti è di massa, gli oggetti personali di base come computer, telefoni e persino utensili da cucina sono condivisi o presi in prestito. Inutile sottolineare che questo downshifting forzato è propagandato attraverso la fanfara del "cambiamento climatico", nonostante nell'ultimo secolo le temperature del mondo intero siano salite solo di un misero grado. Un ritorno al feudalesimo potremmo chiamarlo, anche se all'epoca i contadini potevano possedere un lembo di terra, ad opera degli stessi ingegneri sociali che hanno causato il danno in prima istanza. È questa la vera ironia di tutta la storia del Grande Reset: coloro i cui piani del passato, presumibilmente ben congegnati, hanno causato progressiva devastazione economica nel tessuto sociale ed industriale, adesso si ergono a latori di soluzioni "sostenibili" per i danni che loro stessi hanno causato.


UN CAMBIAMENTO DI PARADIGMA SILENZIOSO

Per quanto possano essere diabolici e presumibilmente ben architettati questi piani, essi si scontrano sempre e comunque con una mina vagante, una scheggia impazzita che trasforma un sassolino in un macigno. Può essere un'azione inintenzionale, oppure può essere un evento che indirettamente andrà a scatenare una slavina in futuro. Nel nostro caso particolare, una scheggia impazzita può essere rappresentata dai primi e timidi segnali di un ritorno ad un barlume di gold standard. La scelta della Russia di legare in qualche modo il rublo all'oro e alle materie prime in generale rappresenta un cambio di paradigma importante all'interno di un mondo economico per cui vale solo la finanza fiat. Infatti se, ad esempio, la coppia di farabutti LBMA/COMEX tenterà di manipolare al ribasso (come ha sempre fatto attraverso le posizioni short delle bullion bank) il prezzo dell'oro in dollari, dovrà altresì cercare di abbassarlo in rubli altrimenti la manipolazione sarà evidente a tutti... anche a chi finora non ha voluto vedere nonostante questo sia solo un segreto di Pulcinella. Inoltre, con il nuovo legame oro-rublo, se il rublo continua a rafforzarsi (ad esempio a causa della domanda creata dai pagamenti per l'energia), ciò si rifletterà anche in un prezzo dell'oro più forte.

La mossa della Russia potrebbe rappresentare un enorme cambio di paradigma nella finanza globale. Molti Paesi hanno cercato di perseguire questo obiettivo per anni, poiché gli Stati Uniti hanno reso un'arma il dollaro. Per di più, visto che la Russia insiste sul pagamento del gas naturale in rubli e ha collegato il rublo all'oro, il gas è ora indirettamente collegato all'oro; i russi possono fare lo stesso con il petrolio. Di conseguenza la Banca di Russia ed il Cremlino stanno alterando lo status quo del sistema commerciale globale accelerando un cambiamento nel sistema monetario globale. Un'ondata di acquirenti in cerca di oro fisico per pagare merci reali potrebbe far esplodere i mercati dell'oro sintetico della LBMA e del COMEX.

Inutile ricordarlo, è il collegamento dell'oro ai pagamenti dell'energia l'evento principale. Mentre l'aumento della domanda di rubli dovrebbe continuare a rafforzare il tasso /$ (sistema bancario centrale permettendo, ovviamente) e far salire prezzo dell'oro, se la Russia iniziasse ad accettare l'oro direttamente come pagamento per il petrolio ed il gas, allora questo sarebbe un cambio di paradigma non più silenzioso ma anch'esso rumoroso in quanto il prezzo del petrolio verrebbe collegato direttamente al prezzo dell'oro. Se poi la maggioranza del sistema commerciale internazionale inizia ad accettare i rubli per i pagamento di merci, ciò potrebbe spingere il rublo a diventare una delle principali valute globali. In altre parole, se la Russia inizia ad accettare pagamenti in oro per l'energia, altri Paesi potrebbero sentire il bisogno di seguire l'esempio: Iran, Cina, Arabia Saudita, India, Emirati Arabi, Qatar. Ovviamente anche i BRICS ed i Paesi eurasiatici stanno seguendo questa vicenda molto da vicino.

Sin dal 1971 lo status di riserva mondiale del dollaro è stato sostenuto dal petrolio e l'era del petrodollaro è stata possibile solo grazie all'uso continuo di dollari nel commercio di petrolio ed alla capacità degli Stati Uniti di soffocare la concorrenza. Quello che stiamo vedendo in questo momento sembra l'inizio della fine di tale sistema e la nascita di un nuovo sistema monetario multilaterale coperto dall'oro e dalle materie prime. Il congelamento delle riserve monetarie russe all'estero è stato il fattore scatenante. Gli Stati Uniti ed altre potenze occidentali hanno cercato di bloccare anche l'oro della Russia, ma come spiega questo articolo su MarketWatch ciò è praticamente impossibile.

Nonostante alcune ipotesi ridicole, secondo cui l'Occidente potrebbe in qualche modo sanzionare "l'oro russo", non c'è modo di risalire all'identità, alla nazionalità o alla provenienza dei lingotti. Le monete American Eagle o Krugerrand sudafricane possono essere fuse in lingotti. L'oro è oro, e qualcuno lo prenderà sempre. Portate un Krugerrand in qualsiasi grande città del mondo e troverete persone disposte e desiderose di prenderlo in cambio di qualsiasi altra valuta voi vogliate.

La mossa della Banca di Russia, collegare il rublo all'oro ed i pagamenti di merci al rublo, è un cambio di paradigma che i media occidentali non hanno ancora colto (o ignorato volutamente). Questo evento potrebbe avere diversi riverberi: aumento della domanda di oro fisico, implosione dei mercati dell'oro sintetico, un prezzo dell'oro rivalutato, diversificazione dal dollaro, aumento del commercio bilaterale di merci tra contee non occidentali in valute diverse dal dollaro, ecc. Parlare di un gold standard a tutti gli effetti è ancora prematuro, ma un rublo coperto dall'oro può essere qualcosa che la Banca di Russia ha preso in considerazione.


BRETTON WOODS III

E adesso vedrete che tutti i Paesi europei si appresteranno a rimpatriare il "loro" oro, l'unico modo per garantirsi anni di energia e cibo prima che il prezzo del metallo giallo salga vertiginosamente. Dopo la seconda guerra mondiale l'idea era di tenere al sicuro i lingotti d'oro dell'Europa lontano dall'ex-Unione Sovietica, così i Paesi europei hanno depositato la maggior parte del loro oro in custodia presso la BoE a Londra. Inutile dire che ora il Regno Unito userà come arma l'approvazione delle richieste di rimpatrio dell'oro e altre questioni relative all'oro come strumento di contrattazione per tutti quegli affari ancora incompiuti legati alla Brexit.

Le ostilità esploderanno nell'istante in cui gli stati membri dell'UE, individualmente o collettivamente, richiederanno un audit dettagliato dal punto di vista funzionale e completamente indipendente, ancora inesistente, dell'oro presumibilmente in "custodia" presso la BoE. I mercati dell'oro e dell'argento di Londra sono sempre stati "opachi" senza alcuna segnalazione significativa di transazioni o posizioni. Nessun dato è stato mai fornito né sui conti correnti di banche commerciali presso la BoE, né sull'identificazione tecnica precisa delle custodie auree, per non parlare di quelle appartenenti ai membri dell'UE. Poiché il Venezuela lo sa fin troppo bene, e gli stati membri dell'UE potrebbero essere i prossimi, chi può o non può essere riconosciuto come un valido creditore di qualsiasi cosa sepolta in Threadneedle Street è un argomento aperto lasciato alla classe politica londinese, non a quella dell'UE. Lo stesso vale per le enormi passività in oro e argento delle cosiddette bullion bank.

Ad esempio, la Germania ha dovuto aspettare 5 lunghi anni per rimpatriare solo una parte del suo oro dalla BoE e non ha mai recuperato nessuno dei lingotti d'oro originariamente depositati, il che spiega chiaramente il ritardo. Le odierne transazioni in derivati ​​dell'oro costituiscono un vero e proprio schema di Ponzi che supera di molte volte il numero di lingotti fisici alla base, probabilmente con un rapporto di 100 a 1 o superiore. Comunque vada, l'oro presumibilmente ancora custodito a Londra innescherà un conflitto interno alla NATO visto che mancano audit sui numeri di serie dei lingotti d'oro, i dati sulla qualità e sulla purezza, i costi di custodia scaduti, trasporto e assicurazione, ecc.

In questo contesto la frammentazione dell'UE è inevitabile, come detto molte volte, ed ecco perché ogni Paese sta rimpatriando oro. I grandi piani della cricca di Davos si infrangeranno sullo scoglio della necessità di energia e sebbene abbia creduto alle sue stesse menzogne, come accade in ogni schema di Ponzi, la realtà della Legge di Say e delle leggi economiche in generale è implacabile: bisogna pagare dazio per aggirarle ed a questo giro è avvenuto attraverso la necessità di accedere all'energia. La "fase 2" del Grande Reset era la guerra per avere influenza diretta sulla Russia e le sue risorse, invogliando la Cina a seguire l'occidente; Putin non si è dimostrato un incompetente agli occhi di Xi e quindi la Cina è rimasta "amica" lanciando un segnale all'Europa il mese scorso quando ha ritirato importanti capitali da Deutsche Bank ad esempio, facendola crollare in borsa del 40%. I grandi piani di assicurarsi energia a prezzi scontatissimi in Medio Oriente e Russia si è scontrata con la realtà delle cose: i piani presumibilmente ben congegnati da parte dei pianificatori centrali finiscono sempre per soffrire di dettagli che alla fine li mandano all'aria. Infatti è importante sottolinearlo, la cricca di Davos non ha un valido sostituto all'energia russa, che si tratti di petrolio, carbone o gas, che è in grado di sostenerla nel frattempo. Ed era solo una questione di tempo prima che questa gente iniziasse a sbattere contro il muro di mattoni della realtà.

Per Putin essere il miglior vicino possibile, nonostante le ovvie provocazioni, era la migliore strategia. Questo è il motivo per cui si è rifiutato di chiudere il gas all'UE. Inoltre i costi eocnomici e politici per Bruxelles sarebbero stati enormi e le chiacchiere sulla possibilità di fare a meno del gas russo hanno causato la frattura nella fragile coalizione di governo tedesca. Inoltre ha danneggiato la popolarità di Emmanuel Macron in Francia ed il prossimo anno costerà a Mario Draghi il suo governo. Naturalmente, per allora, la distruzione dell'Italia come Paese sarà quasi completa (a meno che gli italiani non mostrino un sussulto di orgoglio). Ma il più grande motivo di imbarazzo per l'UE è stata la rielezione di Orban in Ungheria.

In sintesi, qualunque cosa accada la realtà è che una nuova Europa è all'orizzonte. Proprio come l'Ucraina viene rapidamente ridotta in pezzi dalla Russia, anche l'UE farà la stessa fine (iniziando da Romania, Bulgarie ed Ungheria) frantumata dall'impossibilità di garantire un futuro energetico affidabile al suo popolo. E poiché il rublo è ora lascamente legato all'oro fisico, sono finiti i giorni in cui l'euro poteva sfidare il dollaro come valuta di riserva mondiale; questo fatto è ulteriormente dimostrato dall'insolita forza che stanno manifestando le valute dei BRICS e lo yen. I russi non sosterranno più il mercato dell'eurodollaro riciclando il proprio surplus commerciale nel sistema bancario europeo, anche perché l'UE ha seguito gli Stati Uniti sequestrando le riserve monetarie della Russia. Gazprombank trasformerà gli euro ricevuti in oro fisico e li aggiungerà al bilancio del Paese, rendendolo ancora più forte. Ciò garantirà che l'euro stesso diventi una valuta cattiva, in termini di Legge di Gresham, e costringerà la BCE a restare sulla strada verso l'inflazione di massa.

Tutti gli schemi di Ponzi inducono l'ideatore a credere di essere "superiore" o "più furbo" rispetto a coloro che acquistano il suo prodotto fasullo; allo stesso modo l'Europa ha creduto che senza di essa come acquirente, la Russia sarebbe stata alla sua mercé. Nel mondo iper-finanziarizzato di Bretton Woods II era così, ma in quello nuovo di Bretton Woods III non più.


CONCLUSIONE

Il piano della cricca di Davos, ovvero il modello UE come riferimento tecnocratico per il resto del mondo, non è qualcosa di avulso dalle leggi economiche. Anch'esso, infatti, è soggetto a quelle stesse forze che regolano la vita di tutti gli individui e, nel caso particolare, la Legge dei Rendimenti Marginali Decrescenti. Finché il sistema che viene mandato avanti sforna accordi "win-lose" i pianificatori centrali vanno d'accordo, o per meglio dire, tutte quelle bande di criminali che sorreggono i vari Deep State trovano accordi soddisfacenti tra di loro per non agitare le acque e parassitare la popolazione più ampia. Nel momento in cui la distorsione dei mercati, perché già la tramutazione degli accordi "win-win" in "win-lose" è qualcosa di insostenibile, arriva ad un punto in cui si sfocia inevitabilmente in accordi "lose-lose", ognuno cerca di saltare alla gola dell'altro e si assiste ad una classica lotta tra bande mafiose. La cricca di Davos ha venduto alle altre bande l'idea del Grande Reset, ma mano mano che l'attuale sistema si sgretola assistiamo a "tradimenti" e cambi di casacca che rendono il quadro generale un po' sfumato. Ciò non cambia la sua natura sottostante: impossibilità di resistere alla prova del lungo periodo.

A tal proposito non sorprende che, ad esempio, Capitol HIll sia a bordo del Grande Reset mentre invece una parte della Federal Reserve non lo sia. Powell è un uomo del sistema bancario commerciale americano, mentre la Yellen è una cheerleader di Davos. Non è un caso infatti che Powell non sia stato consultato quando il Congresso ha approvato il secondo giro di assegni a pioggia e che a giugno dello scorso anno abbia rialzato il tasso dei pronti contro termine inversi di 5 punti base, inducendo i mercati a drenare dollari e mettendo fine al momento bullish dell'euro. Se c'è una cosa che sta molto a cuore alla cricca di Davos, questo è il mercato dei capitali, soprattutto quello europeo, e la mossa di Powell ha fatto perdere il 3% in un solo giorno al cambio EUR/USD.

La minaccia di un nuovo gold exchange standard rappresenta un altro di questi cambi di casacca. In questo contesto non bisogna assolutamente "tifare" per nessuno degli attori in primo piano, ma solo utilizzare gli eventi che si susseguono per trarne vantaggio personale. Infatti il compianto North ci ricordava l'anno scorso di come anche Putin si inserisse in qualche modo nel disegno della cricca di Davos, ma poi, come elaborato dal sottoscritto, i piani reali prevedevano altro per la Russia quindi essa adesso deve giocare una partita contro tale gente. Con la Russia che vuole legare il rublo all'oro e sia gli Stati Uniti che l'UE che trasformano in armi i mercati offshore del dollaro, la percezione errata del potere d'acquisto del denato viene messa a nudo: la rivalutazione delle commodity rispetto al denaro fiat. Il risultato è una spirale negativa per l'euro e l'eurodollaro ed una positiva invece per l'oro fisico e le commodity.


giovedì 5 maggio 2022

Un salto di qualità: dal sistema bancario canonico al Bitcoin standard

 

 

da Bitcoin Magazine

Nel corso del tempo la tecnologia ha dimostrato di cambiare le nostre vite sfruttando l'efficienza energetica. Nuovi modi di cacciare ci hanno risparmiato tempo ed energia per l'innovazione e per vivere in modo più soddisfacente. Attualmente Bitcoin offre un'immensa opportunità per cambiare la vita di coloro che sono gravati da vecchie forme di denaro manipolato e preservare il loro tempo e le loro energie. È il primo denaro auto-sovrano e programmabile che sta distruggendo le aspettative di ogni "esperto". All'incrocio tra denaro e tecnologia, l'effetto rete di Bitcoin si sta diffondendo come un virus mentale in tutti gli angoli del globo. Questa non è una coincidenza, ma la manifestazione di un momento di passaggio da zero a uno; una nuova tecnologia che cambierà quasi tutto ciò che toccherà.

Questo saggio analizza come alcune regioni e nazioni hanno una maggiore suscettibilità all'adozione di nuove reti monetarie. In particolare, delineerò come le popolazioni con scarso o nessun accesso ai servizi bancari nei Paesi emergenti possono scavalcare questo ostacolo e passare direttamente ad un nuovo standard monetario. Ma prima gettiamo le basi per capire come questo può accadere.


Democratizzazione della tecnologia

Per capire il salto di qualità, diamo prima un'occhiata a qualcosa che accade naturalmente quando gli esseri umani producono una nuova tecnologia: la democratizzazione. Man mano che produciamo nuova tecnologia, i costi si riducono, mentre aumenta la relativa facilità di produzione. I nostri strumenti migliorano, le abilità delle persone migliorano, la sicurezza del materiale per la produzione diventa più facile, la logistica migliora e tutto diviene meno costoso poiché gli esseri umani continuano ad aumentare la produzione/rendimento nel tempo. In poche parole, i costi diminuiscono, mentre la produzione aumenta.

Fonte

Un ottimo esempio è la stampa. Prima di questa innovazione, ogni libro doveva essere dattiloscritto o scritto uno ad uno e distribuito quasi per osmosi. Ciò significa che i libri erano più costosi ed erano solo nelle mani di pochi. Dopo l'invenzione della stampa, le persone sono state in grado di automatizzare una parte del processo creando i progetti dei libri. Ciò ha ridotto i costi di manodopera e si è verificata un'enorme esplosione nel materiale stampato. Alcune persone potrebbero essere rimaste senza lavoro, ma ha anche introdotto una migliore diffusione delle informazioni ad un gruppo più ampio di persone e nuove opportunità per produrre più libri con meno costi e sforzi.

Un altro esempio è la fotografia. Storicamente scattare foto su pellicola richiedeva ore per essere sviluppate in una stanza buia. La foto doveva essere portata ad un esperto locale e ci sarebbero voluti diversi giorni per ottenere il prodotto finito. Gli smartphone e la tecnologia di Photoshop l'hanno resa praticamente gratuita. È stato quindi possibile scaricare un'app o utilizzare l'app integrata sugli smartphone, scattare foto ed elaborarle immediatamente. La democratizzazione della tecnologia è avvenuta in ogni singolo aspetto della società umana sin dall'inizio dei tempi. Gli esseri umani creano strumenti per rendere più facile ed economica la propria sopravvivenza. Ogni strumento diventa migliore, poi ci espandiamo ed evolviamo con meno energia migliorando la qualità della vita.

Avanti veloce fino all'era di Internet. I Paesi emergenti stanno sfruttando solo ora il potere di Internet. Sebbene ci siano molti fattori alla base delle ragioni della sua espansione, una cosa nota è che la tecnologia si basa su sé stessa e ciò rende ogni scoperta successiva più facile da produrre. Non solo c'è crescita in quanto tale, ma essa è esponenziale. Certe volte nel corso della storia, la tecnologia ha fatto un così grande balzo in avanti da consentire ai Paesi estremamente poveri di saltare diverse fasi di sviluppo ed arrivare rapidamente a competere con quelli ricchi. Questo si chiama salto di qualità.


Spiegazione del salto di qualità

Il salto di qualità è quando il costo per produrre una tecnologia è troppo alto per una popolazione, poi quando viene creata una nuova tecnologia molto più economica viene rapidamente adottata e la vecchia viene superata. Questa è la coesistenza ed il beneficio di popolazioni separate all'interno della società. Diamo un'occhiata alla rivoluzione dei telefoni cellulari come modo per spiegare il salto di qualità. Alcune società non avevano la ricchezza o l'infrastruttura per adottare i telefoni fissi e le comunicazioni telefoniche quando erano nuovi di zecca, ma quando è stato introdotto il telefono cellulare, ciò ha dato a quasi tutti in tutto il mondo la possibilità di farne parte.

Grafico 2. Rete fissa negli Stati Uniti, 1900–2019

Il Grafico 2 mostra il numero di linee fisse nella popolazione degli Stati Uniti dal 1900 al 2019. Per tutto il XX secolo, la linea fissa è stata adottata negli Stati Uniti e c'è voluto solo un decennio per detronizzare questa vecchia tecnologia. Il declino è iniziato quando il vantaggio dei telefoni cellulari ha superato il costo rispetto ai telefoni fissi. È qui che la democratizzazione ha raggiunto il punto di svolta ed abbiamo assistito ad un enorme salto da una tecnologia all'altra. Ora è estremamente economico utilizzare una tecnologia 100 volte o addirittura 1.000 volte più avanzata della precedente. I telefoni cellulari hanno usurpato le linee fisse perché erano più convenienti, più facili da usare e più mobili. Il Grafico 2 mostra quanto velocemente una società può adottare una tecnologia che ha molti più vantaggi rispetto alla precedente, anche in una società avanzata.

Una cosa simile sta accadendo con la televisione ed Internet. Netflix ha interrotto il modo in cui le persone consumano i media in televisione. Man mano che sono emerse più piattaforme e le persone si sono rese conto che potevano pagare una frazione del costo dei vecchi abbonamenti, anziché $100 per il cavo e un sacco di pubblicità, il passaggio è stato facile. I vecchi sistemi sono stati superati dai costi generali. Non potevano competere e girare abbastanza velocemente, quindi hanno perso il posto al tavolo da gioco.

Grafico 3. Numero di abbonamenti telefonici negli Stati Uniti rispetto a tutto il mondo

Confrontando gli abbonamenti telefonici fissi con altri Paesi, gli Stati Uniti erano molto più avanti della maggior parte di essi. Molti fattori stavano contribuendo a questo esito: la ricchezza ha giocato un ruolo enorme, ma in gran parte è stato il vantaggio della produzione e degli innovatori. Gli Stati Uniti sono stati il ​​primo Paese a creare linee telefoniche da Boston a Somerville, nel Massachusetts, e da lì si sono espansi. Altri Paesi non avevano questa opportunità, quindi erano in ritardo nella tecnologia semplicemente per impostazione predefinita. Hanno anche avuto vita facile perché già avevano una rete su cui funzionare, essendo un Paese tecnologicamente avanzato con una rete elettrica. Poiché la creazione di questa rete richiedeva tante risorse, ci sono voluti oltre 30 anni per costruire l'infrastruttura di base.

Grafico 4. Abbonamenti alla rete fissa rispetto al PIL pro capite, 2019

Uno dei motivi principali per cui è stato così difficile aumentare gli abbonamenti telefonici in altri Paesi è il costo iniziale. Non si può semplicemente attingere ad una linea telefonica, ci deve essere una grande rete, infrastrutture ed aziende/governi disposti a costruirla. Il Grafico 4 mostra che esiste una linea approssimativa ad un livello di PIL pro capite di $5.000 dove si può iniziare a comunicare tramite rete fissa. Man mano che il PIL pro capite cresce in un Paese, è più probabile che esso adotti linee fisse. Questa è un'enorme barriera all'ingresso. I telefoni significano un flusso di informazioni più semplice su lunghe distanze e queste sono tecnologie importanti hanno aiutato i Paesi del primo mondo ad avanzare più rapidamente rispetto alle loro controparti.

Grafico 5. Abbonamenti alla telefonia mobile rispetto al PIL pro capite, 2019

Le cose cambiano molto quando si inizia a guardare ai telefoni cellulari nel Grafico 5. Avere un telefono cellulare è drasticamente più economico che avere una linea fissa, considerati tutti i costi. Prima si aveva bisogno dell'infrastruttura e di tutto ciò che veniva fornito con l'installazione di un telefono fisso, ma con i telefoni cellulari anche con un PIL pro capite inferiore a $1.000 si ottiene circa il 50% di adozione all'interno della popolazione. Tutti i Paesi che erano rimasti fuori dalla comunicazione con la rete fissa, ora avrebbero scavalcato la vecchia tecnologia, passando ad un nuovo standard di telefoni.

Le persone ne traggono vantaggio, le aziende ne traggono vantaggio ed i Paesi ne traggono enormi vantaggi da queste tecnologie. Con la comunicazione mobile, le persone hanno una maggiore influenza sulla loro produzione di energia. Le imprese e la vita in generale sono più efficienti, creando a loro volta un PIL più elevato per il Paese. È un ciclo di feedback che fa bene a tutta l'umanità. Quando un gruppo di persone crea una nuova tecnologia, tutti ne traggono vantaggio prima o poi.


Dai telefoni fissi ai cellulari fino agli smartphone connessi a Internet

Non solo i Paesi più poveri stanno scavalcando le comunicazioni con i telefoni cellulari, ma a loro volta stanno entrando nell'era di Internet. Inoltre i costi degli smartphone (Android) stanno diminuendo significativamente ogni anno, con un costo medio in calo del 50% dal 2008 al 2016. Con la crescente capacità di connettersi con il resto del mondo, emergono maggiori opportunità di imparare e crescere con il resto del mondo. Un'incredibile quantità di informazioni è disponibile su Internet ed il vantaggio di essere in rete è incommensurabile.

Grafico 6. Abbonamenti mobili e fissi, in tutto il mondo, 1960–2019

Quando si confronta il numero di utenti di telefoni cellulari con il numero di telefoni fissi, si ottiene un'enorme disparità nel ritmo con cui sono stati adottati. I telefoni fissi erano in circolazione da quasi 50 anni prima che iniziassero a vedere una vera concorrenza. Ripensando al Grafico 5, questo ha senso, perché il costo per costruire l'infrastruttura è drasticamente superiore a quello dei telefoni cellulari. L'opportunità fornita da una linea fissa ha portato alla civiltà un beneficio immenso, ma la mobilità conveniente dei telefoni cellulari trascende di gran lunga la precedente tecnologia di comunicazione.

A settembre 2021 la popolazione mondiale era di circa 7,89 miliardi di persone; tra questi ci sono 10,5 miliardi di telefoni cellulari con connessioni di rete. Cioè 2,52 miliardi di telefoni attivati ​​in più rispetto alle persone. Questo diventa stimolante quando i dati sull'adozione iniziano a rivelare dove sono diretti i telefoni cellulari.

Man mano che le persone adottano i telefoni cellulari, gli smartphone diventano più economici e più abbondanti. Il costo di produzione è sempre più basso ogni anno e presto ci saranno poche ragioni per avere un cellulare senza connessione ad Internet perché la differenza di costo sarà davvero minuscola. L'abbondanza di smartphone consente alle persone di tutto il mondo di attingere ad Internet e si stima che "entro il 2025 il 72% di tutti gli utenti di Internet utilizzerà esclusivamente gli smartphone per accedere al Web".

Grafico 7. Percentuale della popolazione che utilizza Internet, 1990–2019

Attualmente il mondo è in un periodo di transizione della comunicazione. Non tutto il mondo ha accesso ad Internet, solo il 65%, con un ritmo di adozione sempre più rapido. Poiché è economico acquistare un telefono cellulare ed i vantaggi sono immensi, il mondo diventa integrato ad un ritmo incredibile.

Per rispondere alla domanda "Cos'è il salto di qualità?" possiamo guardare direttamente ai telefoni cellulari. Ma non è solo un balzo in avanti, è più un continuo inserirsi nella rivoluzione digitale per l'intera popolazione umana. Le cose stanno diventando più economiche e la tecnologia si sta muovendo esponenzialmente in avanti, verso un futuro più connesso. Presto tutti avranno accesso ad Internet e ciò porterà nuove ed entusiasmanti opportunità per la crescita del mondo. Con l'alto tasso di adozione nella tecnologia delle comunicazioni, i telefoni cellulari hanno migliorato il benessere dei Paesi a basso PIL consentendo la diffusione delle informazioni. Gli smartphone sono ad un passo dai telefoni cellulari e con essi arrivano ogni sorta di opportunità per non parlare della connessione ad Internet nel mondo. Nei Paesi in via di sviluppo Internet sta iniziando a raggiungere il suo momento di massima crescita.

E questo permette di porci una domanda: quale rete monetaria verrà utilizzata nell'era digitale per effettuare transazioni? Ci sono voluti anni per aggiornare il sistema bancario e sono stati avviati molti modi diversi per connetterlo Internet, ma i Paesi poveri hanno l'opportunità di saltare del tutto le fasi intermedie. Senza un'infrastruttura bancaria già radicata all'interno della nazione, questo lascia la porta spalancata ad una nuova infrastruttura.


Salto di qualità ad un Bitcoin standard

Sembra che la scena sia pronta per un cambio di paradigma. Una tempesta perfetta sta arrivando sulle popolazioni che non hanno conti bancari e non possono depositare prezzo terzi la loro ricchezza. Con la connessione ad Internet, l'e-commerce ed il sistema monetario del XXI secolo, è impossibile per i Paesi non adottare Bitcoin. Poiché è un asset senza intermediari, la sua infrastruttura è intrinsecamente globale. Nonostante i miglioramenti alla rete, il mondo intero ne trarrà vantaggio automaticamente senza dover aggiornare la vecchia tecnologia. A differenza delle linee fisse, non ci sono infrastrutture da costruire e la barriera all'ingresso è quasi zero. Basta solo avere un po' di hardware ed una connessione ad Internet.

Secondo la Banca Mondiale nel 2017 c'erano 1,7 miliardi di adulti nel mondo senza un conto di transazione di base. La maggior parte di questi Paesi con tassi più elevati di unbanked sono poveri, hanno alti tassi di inflazione e scarsa stabilità monetaria, per non parlare di un governo profondamente corrotto e pieno di problemi. Questo è estremamente comune quando si guardano le valute in quei Paesi a basso PIL. Quali sono alcuni dei fattori più importanti che incentiverebbero le persone ad aver bisogno di adottare Bitcoin? Se riusciamo a rispondere a questa domanda, allora forse possiamo quantificare e individuare quali Paesi hanno le maggiori opportunità ed i maggiori guadagni dall'adozione di un Bitcoin standard.

Grafico 8. I Paesi nel mondo incapaci di accedere ai servizi bancari (Fonte)

Il Grafico 8 mostra i primi 10 Paesi senza accesso ai servizi bancari al febbraio 2021. Il dizionario di Oxford definisce "unbanked" come "non avere accesso ai servizi di una banca o di un'organizzazione finanziaria simile". Proprio come costruire l'infrastruttura per i telefoni fissi, è costoso costruire banche e servire l'economia locale. Per non parlare del fatto che molte delle persone che vivono in questi Paesi non hanno la quantità di denaro che giustificherebbe il costo di possedere un conto bancario. Alcuni condividono persino conti bancari con i membri delle loro famiglie per risparmiare sui costi. C'è un'enorme opportunità nel risolvere il problema dell'attività bancaria nei Paesi a basso PIL, ma molte delle società di digital banking in tutto il mondo sono vincolate dalla regolamentazione e dalla giurisdizione geografica. Può essere difficile far capire l'importanza di un conto in banca a chi non ne ha mai posseduto uno, ma senza una banca i cittadini non possono ottenere fondi in modo sicuro. Senza fondi sicuri, il futuro è incerto. È qui che Bitcoin può risolvere alcuni dei problemi in questi Paesi meno sviluppati ed emergenti. Ci sono tre modi specifici in cui questi problemi potrebbero essere risolti.

1.  Far accedere ai servizi bancari chi non ne ha possibilità

Bitcoin offre a tutti la possibilità di essere la propria banca con qualcosa di semplice come un telefono cellulare. Tutto ciò che serve è essere connessi alla rete ed accettare fondi. Lo smartphone può fare tutto questo: consente alle persone di scaricare un wallet, connettersi ad Internet ed iniziare ad effettuare transazioni. Per coincidenza, i Paesi di cui sopra hanno telefoni cellulari ed un elevato accesso ad Internet; questa è una porta aperta dal punto di vista tecnologico, la quale consente alle persone di optare per Bitcoin e proteggere i propri fondi digitalmente.

Oltre ad utilizzare la rete Bitcoin attraverso i telefoni, si può anche utilizzarla come soluzione di deposito, simile ad un conto di risparmio. Con la vecchia tecnologia delle banche dovreste pagare per questa soluzione, ma con Bitcoin è gratis, basta scaricare il software e/o acquistare un wallet hardware. Esistono alcune soluzioni di custodia disconnesse da Internet, ma la creazione di un wallet su smartphone e la protezione delle chiavi offre alle persone un punto di accesso per custodire la propria ricchezza in una banca digitale.

2. Custodire il valore in modo sicuro nel tempo

La seconda opportunità è la funzione di riserva di valore. Molti dei Paesi che hanno popolazioni senza accesso ai servizi bancari e problemi di povertà sono il risultato di un problema a livello monetario. Nel mio precedente articolo, "Bitcoin As A Pressure Release Valve", ho scritto che alcuni Paesi hanno valute iperinflazionate e non hanno altra scelta che rivolgersi al mercato nero. Il più delle volte questi Paesi utilizzano il dollaro per le transazioni, poiché conserva il suo valore meglio rispetto alla loro valuta. Strettamente dal punto di vista monetario, Bitcoin è scarso: è la forma di denaro più scarsa che ci sia. Ci saranno sempre e solo 21 milioni di bitcoin e quando il valore aumenta, l'offerta non aumenta. A differenza del denaro fiat, nessuno stato, banca centrale o agenzia governativa può stamparne di più. E a differenza dell'oro, dell'argento o di qualsiasi altra merce, quando la domanda aumenta, la quantità che viene estratta rimane la stessa. La prima risorsa completamente anelastica esistente è il risultato di un'architettura pre-programmata,

Le persone che vivono in Paesi in cui è noto che il denaro viene manipolato, capiscono Bitcoin quasi immediatamente. Quando viene presentata l'idea di qualcosa che non può essere manipolato, si comprende il concetto di scarsità. Con una forma di denaro incorruttibile, l'attuale status quo al potere non può riempirsi le tasche senza alienare la popolazione con la forza. Le persone capiscono questa idea perché l'hanno vissuta sulla loro pelle. Quando i prezzi del cibo aumentano più velocemente di quanto le persone possano spendere, è immediatamente evidente l'importanza di un bene completamente scarso e non manipolabile.

Nei Paesi sviluppati con bassi livelli di unbanked, le persone hanno vari modi per custodire la propria ricchezza e la maggior parte delle persone possiede proprietà. Questo è un modo per custodire il valore nel tempo. Potrebbe non essere del tutto efficiente, ma è sufficiente per sfuggire ad un certo livello di inflazione. L'alternativa sarebbe quella di tenere i soldi in un conto di risparmio ed il rendimento reale è negativo, quindi non un modo intelligente per custodire denaro. La gente in questi Paesi mette soldi in strumenti finanziari, perché è la cosa intelligente da fare per conservare tempo ed energia. I Paesi senza accesso ai servizi bancari non hanno modo di custodire valore a lungo termine; viene degradato attraverso la manipolazione e gli alti livelli di stampa di denaro. I Paesi emergenti non possono custodire tempo e valore in strumenti finanziari; non ci sono azioni Apple o S&P 500 in cui investire. Sono bloccati con bassi livelli di ricchezza che vengono portati via su un tapis roulant in continuo movimento; non c'è modo di risparmiare valore o energia spesa nel tempo.

Per la prima volta, però, Bitcoin offre al mondo, in particolare ai Paesi emergenti, la possibilità di custodire il proprio valore in un sistema chiuso che non può essere inflazionato. Proprio come l'opportunità offerta dal telefono cellulare di cambiare la comunicazione, Bitcoin è la prima "riserva di valore" disponibile per l'acquisto e la detenzione per i Paesi a basso PIL. Consente loro di trasferire in modo sicuro la propria ricchezza nel tempo, senza timore di inflazione o confisca. Inoltre se hanno bisogno di trasferire ricchezza fuori dal Paese e fuggire da un regime oppressivo, Bitcoin è la prima risorsa che dà la possibilità di farlo. Grandi quantità di oro non possono essere portate su un aereo, o proprietà e case non possono essere trasferite in un altro Paese. Bitcoin offre alle persone la libertà di fare ciò che vogliono con il loro valore guadagnato, senza timore che un potere centralizzato lo rimuova. Bitcoin preserva il diritto umano fondamentale alla proprietà privata.

3. Collegamento all'economia digitale

Il terzo problema che Bitcoin risolve è la connessione e le transazioni digitali. Essendo una risorsa nativa digitale, Bitcoin spiana la strada del commercio consentendo ai Paesi a basso PIL di unirsi al mondo del commercio del XXI secolo. Questo è un passo in avanti enorme, e ciò che i telefoni cellulari hanno fatto alla comunicazione lo farà il commercio digitale a quello analogico. Bitcoin aumenta immensamente la nostra capacità di negoziare e scambiare valore; consente a chiunque, ed ovunque, di entrare a far parte di una rete di transazioni digitali e scambiare valore in modo nativo su Internet, di persona o senza conoscerlo affatto.

Le economie digitali si muovono alla velocità della luce, mentre le economie della vecchia scuola si muovono alla velocità dell'osmosi. Ciò offre più tempo ed efficienza per le persone su entrambe le estremità delle transazioni. Le aziende dedicano meno tempo alle transazioni, ampliano il loro mercato ed iniziano a dedicare più tempo e sforzi ad altre cose che possono migliorare il loro lavoro. È la differenza tra le transazioni giornaliere in contanti e l'utilizzo di un sistema di punti vendita pre-programmato. È semplicemente superiore.

Bitcoin non solo rende le cose più facili e libera più tempo, ma è denaro programmabile. Come Internet, Bitcoin può essere costruito a strati: ogni livello porta un nuovo modo di usarlo che amplia le possibilità ed i casi d'uso. Quello che Internet ha fatto alla comunicazione, Bitcoin lo farà ai soldi.

Combinando tutti e tre questi fattori, si ottiene un'enorme attrazione verso l'adozione della nuova tecnologia. È difficile rallentare il movimento dell'adozione tecnologica ed è impossibile fermarlo. Come lanciare un fiammifero su una collina piena di sterpaglie secche, anni di opportunità si accumulano in Paesi privi di tecnologia in cui l'innovazione e l'adozione si preparano ad esplodere al momento giusto.


Quantificare l'adozione di Bitcoin nei Paesi a basso PIL

Grafico 9. Volume combinato di LocalBitcoins e Paxful in dong (VND) in Vietnam (Fonte)

Guardando ognuno dei primi 10 Paesi del Grafico 8, tutti hanno un'adozione significativa in Bitcoin e sta crescendo ogni settimana. Non solo il Vietnam è il numero due nell'elenco degli unbanked, ma è anche il numero uno nella "Chainalysis 2021 Global Adoption Ranking". Infatti, osservando il Grafico 10 dell'adozione tramite LocalBitcoins e Paxful, il volume in dollari mostra che tutti i Paesi nella top 10 degli unbanked fanno segnare un'adozione significativa.

Grafico 10. Volume combinato di LocalBitcoins e Paxful in dong vietnamiti (VND)

Cosa ci dice questo sull'adozione di Bitcoin nei Paesi unbanked? Ci dice che sta funzionando. Continuare a vedere migliorare queste tendenze sarà positivo per l'adozione di Bitcoin, per non parlare dei Paesi in cui lo stanno adottando. Tutti gli ingredienti ci sono: la maggior parte ha un accesso ad Internet ed una valuta inaffidabile che non è nativamente digitale. Tutto ciò di cui hanno bisogno è tempo affinché l'adozione prenda piede.

Ci sono anche alcune preoccupazioni che emergono quando si pensa all'adozione di Bitcoin. Ad esempio: "Come possono adottare Bitcoin dal momento che è molto volatile?" Bene, ci sono alcune soluzioni a questo problema. La prima è che quando una popolazione non ha scelta, qualcosa di così volatile come Bitcoin potrebbe fare la differenza tra perdere il 30% o perdere il 90% nell'arco di un anno. Tenete presente che Bitcoin sta già risolvendo tre dei maggiori problemi sopra elencati, rimane solo quello della volatilità.

Innanzitutto guardate solo a Bitcoin ed ai suoi casi d'uso oggi. Per alcuni Paesi la propria valuta è altrettanto volatile se non più volatile di Bitcoin. Non solo, ma è volatile al ribasso, continuando a perdere valore mentre lo stato ruba il tempo e l'energia attraverso la svalutazione monetaria. Se Bitcoin dovesse essere utilizzato, sicuramente potrebbe essere volatile, ma questa volatilità o è di breve durata o è al rialzo.

Ora guardate Bitcoin mentre lo si sua per le transazioni quotidiane. Questa soluzione è attualmente disponibile in El Salvador, come banco di prova, e sta iniziando ad essere implementata in un numero sempre maggiore di Paesi. Le persone usano i Bitcoin ogni singolo giorno, ma effettuano transazioni in dollari, scegliendo alternativamente di risparmiare in Bitcoin. Questa soluzione offre il meglio di entrambi i mondi: una popolazione ha la capacità di effettuare transazioni a breve termine in una valuta che non è volatile; questo dà accesso ai pagamento in Bitcoin e la possibilità di risparmiare l'asset più scarso esistente. Guardando al passato, Bitcoin è cresciuto ad un ritmo annuale composto del 200% e ciò crea l'opportunità di conservare e far crescere immensamente la propria ricchezza. Per qualcuno nel mondo in via di sviluppo, questo gli cambierà la vita.

Man mano che questa tendenza all'adozione nei Paesi unbanked continua, emergeranno nuovi ed entusiasmanti modi con cui utilizzare Bitcoin. Per la prima volta nella storia, i vari Paesi hanno la capacità di conservare ricchezza in qualcosa che non può essere rubato. Dà l'opportunità di commerciare liberamente senza il permesso dello stato e consente alle persone di liberarsi dalla sua schiavitù. Bitcoin è qui e sta diventando più grande. C'è un cambiamento nelle maree del tempo e Bitcoin è una tecnologia unica nel suo genere che sta bagnando le nostre sponde.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 4 maggio 2022

Quali sono state le cause di un'inflazione eccezionalmente bassa in Svizzera e Giappone?

 

 

di Gunther Schnabl & Taiki Murai

Di recente molti Paesi industrializzati, come gli Stati Uniti e l'area Euro, hanno registrato un'inflazione elevata ed in ulteriore aumento, mentre in Giappone e Svizzera l'inflazione è rimasta bassa. L'inflazione ha raggiunto il 5,9% nella zona Euro ed il 7,9% negli Stati Uniti a febbraio 2022, invece in Giappone e Svizzera ha fatto registrare rispettivamente l'1,0% ed il 2,2%. Dall'inizio del millennio, l'inflazione media anno/anno è stata dello 0,1% in Giappone e dello 0,4% in Svizzera, rispetto all'1,7% nell'Eurozona ed al 2,2% negli Stati Uniti. Quali sono le cause dei tassi d'inflazione eccezionalmente bassi in queste due nazioni a bassa inflazione? Ci sono tre ragioni.

In primo luogo, poiché i tassi d'interesse statunitensi sono gradualmente diminuiti dall'inizio degli anni '80, il Giappone e la Svizzera hanno mantenuto i loro tassi d'interesse al di sotto di quelli statunitensi. Dal 1980 il rendimento medio dei titoli di stato giapponesi a dieci anni è stato di circa 2,8 punti percentuali inferiore a quello dei titoli di stato statunitensi a dieci anni (cfr. Grafico 1, riquadro di sinistra). La situazione è simile in Svizzera (si veda il Grafico 1, riquadro di destra), ampiamente considerata un porto sicuro per i capitali internazionali. Le politiche monetarie sempre più espansive in entrambi i Paesi prevedevano un'elevata inflazione; tuttavia, non è successo, poiché la drastica espansione dell'offerta di denaro interna è stata solo parzialmente assorbita dall'economia interna.

Grafico 1: Rendimenti dei titoli di stato a dieci anni, Giappone e Svizzera, rispetto agli Stati Uniti

Fonte: Refinitiv

Il basso livello dei tassi d'interesse in Giappone e Svizzera ha frenato gli afflussi di capitali esteri e favorito i deflussi di capitali. Dal 1980 i deflussi netti di capitali dal Giappone sono stati in media del 2,5% annuo rispetto al prodotto interno lordo (PIL), mentre quelli della Svizzera hanno raggiunto l'8,4% del PIL. Rispetto alla Banca del Giappone, la Banca nazionale svizzera ha assunto un ruolo più attivo e diretto nelle esportazioni di capitali resistendo all'apprezzamento del franco attraverso l'acquisto di euro (e la vendita di franchi). Il persistente deflusso di capitali ha smorzato il potere d'acquisto in entrambi i Paesi, riducendo così le pressioni interne sui prezzi. Ciò vale sia per i prezzi delle merci che degli immobili, che in ogni Paese sono aumentati ad un ritmo più lento rispetto agli Stati Uniti.

In secondo luogo, in linea con la cosiddetta open interest rate parity, i bassi tassi d'interesse in Giappone e Svizzera sono stati accompagnati da un apprezzamento dello yen giapponese e del franco svizzero (Latsos e Schnabl, 2018) rispetto al dollaro USA, in media dell'1,4% (yen) e 1,0% (franco svizzero) all'anno sin dal 1980. Le aspettative di apprezzamento per entrambe le valute sono emerse perché i persistenti deflussi netti di capitali hanno gradualmente aumentato gli asset all'estero di Giappone e Svizzera (cfr. Grafico 2, nonché McKinnon e Schnabl, 2006, su Giappone). Alla fine del 2020, gli asset all'estero del Giappone erano di $3.441 miliardi (circa il 68% del PIL) e quelli della Svizzera erano di $867 miliardi (circa il 115% del PIL). Se questi asset venissero rimpatriati, lo yen ed il franco svizzero sarebbero soggetti a forti pressioni verso l'apprezzamento.

Grafico 2: Esportazioni nette di capitali giapponesi e svizzeri ed asset esteri netti

Fonte: Fondo monetario internazionale

In terzo luogo, è emersa una spirale al ribasso salari-prezzo perché la pressione all'apprezzamento ha ridotto la crescita e le pressioni sui prezzi. Le rivalutazioni monetarie hanno abbassato i prezzi delle merci importate e reso costose le merci esportate all'estero. Ciò ha costretto le società orientate al mercato nazionale ed estero, in Giappone e Svizzera, a mantenere i prezzi bassi. Con la necessità di tenere sotto controllo i costi, la crescita salariale è stata tenuta sotto controllo. Il fatto che i livelli salariali in Giappone e Svizzera siano relativamente elevati rispetto agli standard internazionali potrebbe aver facilitato la moderazione salariale rispetto ad altri Paesi.

Tuttavia le politiche salariali e dei prezzi in Giappone e Svizzera rispetto ad altri Paesi hanno deprezzato il tasso di cambio reale, ovvero il tasso di cambio nominale aggiustato alle variazioni relative dei salari (e prezzi). La svalutazione reale dello yen giapponese e del franco svizzero rispetto al dollaro è stata in media dell'1,4% e dello 0,7% all'anno sin dal 1980 in termini di aggiustamento salariale relativo (0,7% e 0,4% all'anno, invece, in termini di aggiustamento dei prezzi relativi), deprimendo le importazioni e favorendo le esportazioni. Il Giappone e la Svizzera hanno quindi più che compensato l'apprezzamento del tasso di cambio nominale con una bassa crescita dei salari e dei prezzi rispetto alle loro controparti estere (cfr. Grafico 3). Ciò ha frenato la domanda interna di prodotti esteri e ha sostenuto la domanda estera di prodotti svizzeri e giapponesi, il che spiega i persistenti avanzi delle partite correnti dei due Paesi (si veda il Grafico 2).

Grafico 3: Tassi di cambio nominali e reali, yen giapponese e franco svizzero rispetto al dollaro

Fonte: Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Ministero della salute, del lavoro e del welfare (Giappone), Ufficio federale di statistica (Svizzera), US Bureau of Labor Statistics. Nota: il tasso di cambio reale è aggiustato all'inflazione dei prezzi al consumo. Un aumento (diminuzione) indica un deprezzamento (apprezzamento) dello yen giapponese e del franco svizzero rispetto al dollaro

I bassi tassi d'inflazione significano che il potere d'acquisto dei cittadini giapponesi e svizzeri è aumentato nel tempo rispetto a quello dei cittadini di altri Paesi? La risposta è no. Dopotutto, il tasso d'interesse reale e la crescita dei salari reali in entrambi i Paesi sono stati inferiori rispetto agli Stati Uniti, i quali possono essere considerati il ​​principale destinatario delle esportazioni di capitali giapponesi e svizzeri. Il rendimento reale medio dei titoli di stato decennali dal 1980 è stato del 2,9% sia in Giappone che in Svizzera, rispetto al 5,5% negli Stati Uniti (si veda il Grafico 4, riquadro di sinistra).

Allo stesso modo, l'aumento medio annuo del salario reale dal 1980 è stato dello 0,3% in Giappone e dello 0,6% in Svizzera, rispetto allo 0,9% negli Stati Uniti (si veda il Grafico 4, riquadro di destra). Da questo punto di vista, i cittadini in Giappone e Svizzera non hanno affatto beneficiato di un'inflazione dei prezzi al consumo eccezionalmente bassa. Piuttosto, i consumatori negli Stati Uniti sembrano aver beneficiato di un crescente livello di potere d'acquisto, cosa in parte dovuta agli afflussi di capitali dal Giappone e dalla Svizzera.

Grafico 4: Tassi d'interesse reali e indice dei salari reali negli Stati Uniti, in Giappone e in Svizzera

Fonte: Refinitiv, Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare (Giappone), Ufficio federale di statistica (Svizzera) e Social Security Administration (Stati Uniti)


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 3 maggio 2022

Gli imprenditori creano fiducia, i politici impongono la conformità

 

 

di Barry Brownstein

P. J. O'Rourke, famoso per aver espresso commenti penetranti con umorismo, purtroppo di recente è scomparso. Nel suo libro, Parliament of Whores, ha scritto questo sull'autorità:

L'autorità ha sempre attratto gli elementi più bassi della razza umana. Nel corso della storia, l'umanità è stata vittima di bullismo da parte della feccia. Coloro che dominano sui loro simili e amano comandare, dicendo addirittura all'erba dove piegarsi quando spira il vento, sono le più depravate prostitute. Si sottometteranno a qualsiasi umiliazione, compiranno qualsiasi atto vile, faranno qualsiasi cosa per ottenere il potere. I peggiori sconvolgimenti del pianeta sono gli ingredienti della sovranità. Ogni stato è un governo di puttane. Il problema è che in democrazia le puttane siamo noi.

Durante il Covid è stato difficile far capire come siamo stati "governati dalla feccia", la quale non si è fermata davanti a nulla pur di ottenere più potere.

I non vaccinati sono finiti sotto l'occhio di bue, mentre i politici hanno alimentato il pensiero tribale "noi contro loro". Il loro primo ministro, Mario Draghi, ha scacciato gli italiani non vaccinati: "I non vaccinati non fanno parte della nostra società".

Il dispotico primo ministro canadese, Justin Trudeau, non si è preoccupato di esagerare quando ha detto questo riguardo i non vaccinati: “Non credono nella scienza/progresso e molto spesso sono misogini e razzisti. È un gruppo molto piccolo di persone, ma questo non evita il fatto che occupino un po' di spazio. Questo ci porta, come leader e come Paese, a fare una scelta. Tollereremo queste persone?”

Nel 2013 Trudeau espresse la sua invidia per i poteri dittatoriali del premier cinese. Trudeau immaginava che avrebbe usato una tale forza solo per realizzare un'utopia verde: "Ho una certa ammirazione per la Cina, perché quella dittatura sta permettendo loro di trasformare l'economia in meglio e ci sta suggerendo che dobbiamo diventare più ecologici più velocemente”.

Come il suo collega canadese, il presidente Biden ha fatto gli straordinari seguendo lo schema totalitario di dividere le persone in "noi contro loro". Biden è certo che i non vaccinati saranno puniti, se non dai suoi obblighi, dalla sua lettura delle foglie di tè "della scienza": "Stiamo assistendo ad un inverno di gravi malattie e morte a causa dei non vaccinati".

Il presidente francese, Emmanuel Macron, vuole solo “indispettire e tormentare” chi fa scelte diverse: "Voglio proprio tormentare i non vaccinati. E continueremo a farlo, fino alla fine. Questa è la strategia".

Riuscite ad immaginare un imprenditore che vuole "tormentare" i suoi clienti? Riuscite ad immaginare imprenditori che affermano che non "tollereranno" coloro che non acquisteranno i loro prodotti? Queste domande sono, ovviamente, retoriche.


Gli imprenditori tengono a freno il proprio ego

Per decenni gli imprenditori si sono allontanati dagli stili di leadership coercitivi, comuni tra i politici, a favore di culture organizzative e collaborative.

Supponiamo che siate un novizio in cerca di una carriera nel mondo degli affari. Durante un colloquio di lavoro, vi viene posta questa domanda: che tipo di stile di leadership apprezzate? La vostra carriera imprenditoriale sarebbe compromessa se rispondeste: "Vorrei essere un autoritario dal pugno di ferro che governa per decreto e non cerca alcun input dai miei dipendenti su questioni strategiche".

Come osserva Donald Walters nel suo libro The Art of Leadership, se associate la leadership al privilegio ed al potere, potreste "avere gli istinti necessari per comandare un gregge di pecore, o per dominare con determinazione una banda di tagliagole (ciascuno dei quali aspetterà il suo tempo finché non potrà tagliarvi la gola e afferrare la tua posizione)". I privilegi autoritari non creano dei veri leader.

Gli individui spinti ad ottenere ed esercitare un potere distruttivo sono molto più comuni in politica che nel mondo degli affari. La domanda è, perché?

Nel mondo degli affari la maggior parte dei dipendenti non vuole lavorare per leader autoritari e la maggior parte dei leader non vuole dirigere in questo modo. In un articolo della Harvard Business Review, Daniel Goleman ha riportato i risultati di un sondaggio condotto su quasi 4.000 dirigenti. Questi ultimi hanno affermato che i "leader coercitivi" erano i più antipatici. Si diceva che tali imprenditori creassero "un regno di terrore, bullismo ed umiliazione [...] creando disagio al minimo passo falso", con un impatto negativo sulla cultura organizzativa. Inoltre gli intervistati hanno affermato che gli imprenditori coercitivi erano solitamente i "meno efficaci".

Contrariamente a quanto molti pensano, l'umiltà è una caratteristica molto apprezzata nel mondo degli affari. Il defunto professore di Harvard, Clayton Christensen, famoso per il suo lavoro sull'innovazione, ha osservato che "l'umiltà non è definita da comportamenti o atteggiamenti auto-ironici, ma dalla stima con cui si considera gli altri". Quando abbiamo bisogno di una correzione della mentalità, tale comprensione dell'umiltà è un balsamo curativo, mentre diventiamo sempre più consapevoli delle cose che non servono alla nostra azienda.

L'umiltà aiuta gli imprenditori a rendersi conto, come insegna Friedrich Hayek, che la conoscenza necessaria per prendere decisioni è dispersa. Nel mondo degli affari,gli imprenditori collaborativi riconoscono e attingono dal profondo pozzo di conoscenze e abilità che si trovano all'interno delle persone. In politica, gli autoritari cercano di imporre la loro volontà agli altri.

Nel suo libro Good to Great, Jim Collins ha esaminato le aziende ad alte prestazioni. Queste società hanno avuto rendimenti, sostenuti per 15 anni o più, di circa 7 volte il rendimento medio del mercato. Collins ha scoperto che tali società erano guidate da quelli che chiama imprenditori di livello 5. Essi, spiega Collins, fondono con successo la straordinaria "umiltà personale e volontà professionale". Collins ha scoperto che ogni azienda con un imprenditore di livello 5 si era trasformata in una "buona a grande".

La ricerca di Collins ha mostrato che la "volontà" della leadership non riguarda la personalità o la grandezza personale. Nelle interviste che ha condotto, Collins ha osservato che gli imprenditori eccezionali non parlavano di sé stessi, mentre quelli scadenti erano estremamente "io-centrici". Questi ultimi erano coloro che si erano presi tutto il merito del successo delle loro organizzazioni e spostavano tutta la responsabilità dei fallimenti su forze malevole esterne a sé stessi.

Se gli imprenditori di livello 5 sono così apprezzati nel mondo degli affari, perché gli imprenditori "io-centrici" sono la norma in politica? Biden, sebbene abbia rappresentato un unificatore, come presidente ha continuato il suo comportamento senatoriale, come ha affermato un politico dell'opposizione: "Bullizza gli oppositori e diffonde demagogia su coloro che non erano d'accordo con lui. Biden è concentrato sull'acquisizione di potere, non sul colmare le differenze o sul prendere posizioni coraggiose". È notoriamente bizzoso e si oppone con rabbia alla più blanda delle domande dei giornalisti che osano contraddirlo.

Di recente Biden ha condiviso una bizzarra storia di come all'inizio della sua carriera politica si sia vendicato di un repubblicano, mettendogli un cane morto sul portico di casa sua. La storia di Biden rivela la mentalità dei politici; un imprenditore, invece, per avere successo adotta una mentalità di empatia per scoprire e soddisfare le esigenze dei consumatori. Un leader politico che adotta una mentalità vendicativa può ambire alla carica di Presidente.

Nel suo libro Wired to Care, Dev Patnaik esamina le aziende redditizie e sostiene che il loro successo "richiede lasciarsi alle spalle i propri programmi e preoccuparsi di come le altre persone vedono il mondo". Patnaik sottolinea che "l'empatia guida la crescita perché dice ad un'azienda ciò che è prezioso per le persone".

L'empatia è una caratteristica rara nei politici. Non c'è da stupirsi che un recente sondaggio del Pew Research Center abbia rivelato che solo il 2% degli adulti ha "molta fiducia" nel fatto che ci si possa fidare dei funzionari eletti "che agiscano nel migliore interesse della popolazione". Ad essere onesti, la fiducia negli imprenditori non è molto più alta, ma il sondaggio non distingue tra aziende "amiche", come Pfizer, ed aziende che agiscono incuranti del favore del governo, come LL Bean. I clientelisti sono sovvenzionati o protetti dallo stato; non sono vincolati dalle forze di mercato.


Fiducia

La fiducia è un ingrediente essenziale per il successo imprenditoriale, scrive Rich Karlgaard in The Soft Edge: Where Great Companies Find Lasting Success:

Decenni di ricerca hanno evidenziato il ruolo centrale svolto dalla fiducia nelle organizzazioni. A livello micro, la fiducia è stata collegata a risultati come soddisfazione, impegno e prestazioni dei dipendenti, collaborazione e lavoro di squadra, efficacia della leadership e successo nei negoziati. A livello macro, la fiducia è stata accreditata come una forza trainante nel cambiamento organizzativo e nella sopravvivenza, nell'imprenditorialità, nelle alleanze strategiche, nelle fusioni e acquisizioni e persino nella salute economica nazionale.

Allo stesso modo, in The Speed ​​of Trust, Stephen MR Covey descrive come la fiducia faccia crescere i motivi per fare affari. La mancanza di fiducia è come una tassa per un'azienda, perché aumenta il costo di "comunicazione, collaborazione, esecuzione, innovazione, strategia, coinvolgimento, partnership e relazioni con tutti gli stakeholder".

In breve, come ha spiegato A. G. Lafley, ex-CEO di Procter and Gamble, in Playing to Win, l'integrità e la fiducia sono "la base fondamentale per fare affari con consumatori, clienti, partner, fornitori e tra di loro".

Tranne se vendete prodotti mediante clientelismo, dovrete coltivare la fiducia dei consumatori. Lafley ha scritto:

Ho messo esplicitamente il consumatore al centro di tutto. Ho dato la priorità al consumatore rispetto a tutte le altre parti interessate, inclusi clienti, azionisti e dipendenti. Ho iniziato con i consumatori, perché lo scopo di un'azienda è creare consumatori e servirli meglio di chiunque altro. Nessun consumatore, nessun business.

Nel suo saggio pubblicato su Forbes, "A Virtuous Cycle", James Surowiecki ci aiuta a capire perché la fiducia è essenziale. Usando esempi tratti dalla storia, mostra come grazie al capitalismo gli "uomini d'affari attenti siano arrivati ad essere degni di fiducia e ciò era più redditizio che essere machiavellici. L'onestà era la politica migliore".

Essere affidabili non dipende dal fatto che un'azienda sia guidata da brave persone. Surowiecki osserva che essere degni di fiducia è la base per buoni affari "perché i vantaggi della fiducia, ovvero di essere fiduciosi e di essere degni di fiducia, sono potenzialmente immensi e perché un sistema di mercato di successo insegna alle persone a riconoscere tali vantaggi". Poi continua spiegando perché la fiducia è essenziale nei mercati:

A questo punto, è stato ben dimostrato che le economie fiorenti richiedono un sano livello di fiducia, affidabilità e correttezza nelle transazioni quotidiane. Se presumessi che ogni potenziale affare fosse una fregatura, o che i prodotti da comprare sarebbero probabilmente diversi, allora pochissimi affari verrebbero conclusi. Ancora più importante, i costi delle transazioni concluse sarebbero esorbitanti, dal momento che dovreste svolgere un lavoro enorme per indagare su ogni affare e dovreste fare affidamento sulla minaccia di azioni legali per far rispettare ogni contratto. Affinché un'economia prosperi, ciò che è necessario non è una fiducia ingenua che tutti gli altri abbiano a cuore i vostri migliori interessi (caveat emptor), ma una fiducia di base nelle promesse e negli impegni che le persone fanno sui loro prodotti e servizi.

Potremmo concludere che i politici non saranno mai degni di fiducia, perché il potere di coercizione dello stato sostiene le loro azioni.

Eppure nel corso della storia si sono distinti alcuni leader politici che erano motivati ​​da valori più profondi, nonostante avessero il potere della coercizione. Possiamo imparare da questi non perché è probabile che altri politici seguano il loro esempio, ma perché attraverso il loro esempio arriviamo a comprendere perché la nostra attuale leadership, priva di decenza umana, meriti il nostro disprezzo. L'imperatore romano e filosofo stoico Marco Aurelio è uno di questi politici.

Aurelio ci ha lasciato una testimonianza del suo pensiero nelle sue Meditazioni. Vorrei sottotitolare il suo libro A Guide to Subtracting Dysfunctional Thinking, perché Aurelio rifletteva su tutte le barriere mentali e quotidianamente si impegnava a superarle. Nei mercati, quegli imprenditori che non riescono a superare il loro pensiero disfunzionale tendono a fallire; in politica, invece, possono prosperare. Gli imprenditori devono sfidare i giudizi che offuscano la loro mente per non prendere decisioni sbagliate. I politici, come Trudeau e Biden, possono lasciar correre i loro giudizi senza un briciolo di umiltà.

Ricordate, Aurelio scrisse le sue Meditazioni come guida per correggersi, non ha mai pensato che gli altri avrebbero letto la sua saggezza. “Continua a ricordare a te stesso”, scrisse, “il modo in cui le cose sono collegate, le loro relazioni. Tutte le cose sono impilate l'una nell'altra e in armonia l'una con l'altra”.

Come altri stoici, Aurelio credeva che “tutto è intrecciato e la rete è santa; nessuna delle sue parti è scollegata. Sono composti armoniosamente ed insieme compongono il mondo”.

Aurelio si ammonì: "Smettila di essere senza scopo, smetti di lasciare che le tue emozioni prevalgano su ciò che la tua mente ti dice, smetti di essere ipocrita, egocentrico, irritabile".

"Ipocriti, egocentrici, irritabili" descrive quasi tutti i leader politici. Pur affermando di prendersi cura degli altri, oggi le politiche anti-Covid approvate dalla maggior parte dei politici strappano quella patina di retorica.

I mercati senza coercizione funzionano armoniosamente. Mentre perseguono i propri interessi, gli imprenditori hanno un incentivo a servire il benessere degli altri e sfidano le loro ipotesi. I politici agiscono in base a presupposti non esaminati e obbligano gli altri ad obbedire. Nelle parole di Aurelio: "Dobbiamo eliminare i presupposti non necessari [...] per eliminare le azioni non necessarie che ne seguono".

Lo storico romano Erodiano spiegò che Aurelio: "Ha dato prova della sua erudizione non con semplici parole o conoscenza di dottrine filosofiche, ma con il suo carattere irreprensibile ed il suo modo di vivere temperato".

Poiché esempi come Marco Aurelio sono così rari in politica, possiamo capire perché i padri fondatori dell'America credessero che non ci si doveva mai fidare dei politici. I poteri conferiti allo stato vennero accuratamente delineati e tenuti a freno.

Oggi assistiamo ad una drammatica espansione del potere dello stato. In America, a causa dell'obbligo di vaccinazione, gli operatori sanitari ed altri che hanno messo a rischio la propria vita durante il picco della pandemia sono stati crudelmente licenziati. Nel Canada di Trudeau sono stati sequestrati i risparmi personali e sono state distrutte le vite di quei cittadini che hanno semplicemente fatto una donazione per sostenere la protesta dei camionisti. Gli ego politici incontrollati, privi di empatia e spinti ad aumentare il potere autoritario, non dovrebbero mai abusare della popolazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 2 maggio 2022

Come i piani alti delle grandi aziende hanno abbracciato il lockdown e la guerra economica

 

 

di David Stockman

Fino a qualche tempo fa le aziende americane si sono fate in quattro in quattro per placare i fanatici del virus con lockdown, mascheramenti obbligatori e minacce di licenziare chiunque non si vaccinasse.

Ciò era presumibilmente dovuto alla "scienza", ma è da tempo evidente che quest'ultima è una limpida storia di copertura. Le grandi aziende si sono conformate perché la cultura aziendale delle élite aziendali è diventata profondamente confusa e persino corrotta.

Le loro azioni sono ampiamente sopravvalutate a causa dell'incessante ed eclatante espansione monetaria della FED, i piani alti di queste grandi aziende hanno perso le tracce del loro dovere n°1: la massimizzazione del profitto. Quest'ultimo è stato sacrificato sull'altare del politically correct, delle pacche sulle spalle da parte dei politici e degli inviti alle serate alla Casa Bianca.

Questi imprenditori "statalisti" ottengono tutte le ricompense psichiche di cui sopra, oltre ad un potente arricchimento grazie alle stock option, perché la FED non agirà in altro modo. Sono lieti di chiamarla "effetto ricchezza", quando la verità è che si tratta di una politica di distruzione del mercato e della ricchezza.

L'assoluto spreco economico e l'ingiustizia nei confronti di dipendenti, azionisti e varie altre parti interessate a causa del politically correct sono ora chiaramente evidenti nei dati globali che dimostrano senza ombra di dubbio che il regime anti-Covid dettato dai fanatici del virus era completamente sbagliato fin dall'inizio.

Ironia della sorte, la pistola fumante proviene dalla Corea del Sud che è uno dei tanti casi di capitalismo dominato dallo stato. I cosiddetti Chaebol prendono i loro ordini dallo stato in cambio dell'accesso illimitato ai sussidi fiscali statali e agli accordi commerciali protezionistici che li proteggono dai rigori della concorrenza del libero mercato.

Le imprese sudcoreane hanno rispettato rigorosamente gli assurdi sforzi dello stato per debellare il Covid con quello che equivaleva ad un regime totalitario amministrato dalle corporazioni, facendo sbavare di invidia i vari Fauci e Birx di Washington.

Di conseguenza, durante il 2020 ed il 2021, la Corea del Sud ha inseguito la politica "zero Covid" con severi controlli alle frontiere, tamponi e tracciamenti aggressivi ed una campagna di vaccinazione che ha raggiunto quasi l'intera popolazione adulta. Infatti gli ultimi dati mostrano che l'87% della popolazione è completamente vaccinata ed il 60% ha fatto la seconda dose.

Tuttavia, il Paese non è arrivato allo zero: infezioni e decessi sono aumentati lentamente lo scorso anno. Ma ci si è avvicinato abbastanza tanto che i soliti "esperti di salute pubblica" lo hanno tenuto come un faro di luce.

Ad esempio, un "veggente" ha sostenuto:

La massima soppressione ha aiutato gli scienziati a guadagnare tempo per mettersi al lavoro e quindi trovare un'uscita sostenibile dalla crisi [...]. Il passaggio dalla massima soppressione alla vaccinazione di massa è stato un cambiamento razionale e logico per ottenere una transizione di successo dalla pandemia.

Mai i cosiddetti “esperti” sono stati così completamente presi sul serio. Ecco cosa è successo alla nazione senza Covid della Corea del Sud. Vale a dire, il tabellone segnapunti improvvisamente è andato in tilt:

• Il tasso di casi in Corea del Sud è salito a 7.800 per milione, 86 volte l'attuale tasso negli Stati Uniti di 91 per milione;

• L'attuale tasso vertiginoso della Corea del Sud è 3,3 volte il massimo storico registrato dagli Stati Uniti al picco di Omicron all'inizio del 2022.

Insomma, l'intera rete di protezione sudcoreana per il Covid è stata inutile. Quando è arrivato Omicron, una popolazione con un'immunità naturale minima (dall'infezione da Covid) e tassi di vaccinazione massimi si è rivelata un bersaglio semplice per nuove infezioni.

Naturalmente la capitolazione davanti al Covid è stata solo un riscaldamento per ciò che il mondo aziendale sta facendo riguardo la propaganda di guerra scatenata da Washington e dai media generalisti.

Prendete il caso della Pepsi, per esempio. Era la compagnia statunitense pionieristica che andò in Russia durante l'apice della brutalità sovietica contro i propri cittadini, ma ora è gestita da un CEO politically correct compagno di viaggio del World Economic Forum, dove presiede una delle sue commissioni più importanti.

Ai tempi in cui la Pepsi andò per la prima volta in Unione Sovietica, un posto di gran lunga più malvagio e barbaro della Russia di Putin, le compagnie statunitensi avevano abbastanza grinta da reagire quando Washington minacciava di danneggiare gli interessi delle aziende ed il valore degli azionisti.

Oggi non esiste più niente di tutto ciò. Il CEO di Pepsi, un certo Ramon Laguarta, ha deciso avventatamente di smettere di vendere Pepsi in Russia, anche prima che Washington potesse arrivare ad emettere sanzioni.

Così facendo, Laguarta ha distrutto decine di miliardi di valore di investimento che la Pepsi aveva accumulato in cinque decenni. E lo ha fatto, a quanto pare, perché lo sciocco CEO di McDonald's ha chiuso prima i suoi 850 negozi in Russia per ottenere una pacca sulle spalle dall'amministrazione Biden.

Il Wall Street Journal, infatti, ha raccontato in modo abbastanza succinto il tradimento della Pepsi nei confronti dei suoi azionisti:

Nel 1974 Pepsi fu tra i primi marchi americani ad entrare nell'Unione Sovietica, dopo un incontro a Mosca nel 1959, quando l'allora vicepresidente Richard Nixon offrì una tazza di cola al premier sovietico Nikita Khrushchev.

Nel 2022 PepsiCo Inc. aveva 20.000 dipendenti in Russia ed era il terzo mercato più grande dell'azienda dopo Stati Uniti e Messico. I 24 stabilimenti dell'azienda ed i tre centri di ricerca e sviluppo in Russia producevano bibite, patatine, latte, yogurt, formaggio, alimenti per l'infanzia e altro per l'infanzia.

Gli alti funzionari dell'azienda hanno discusso della crisi geopolitica quasi ogni giorno. Erano riluttanti a chiudere le operazioni in Russia, secondo persone che avevano familiarità con la questione. I piani alti volevano fare la cosa giusta davanti ai loro dipendenti e consumatori, ed erano sotto pressione affinché si unissero ad altre società occidentali che si muovevano per penalizzare la Russia. Avevano anche una responsabilità nei confronti degli azionisti.

Nel pomeriggio dell'8 marzo, McDonald's ha dichiarato che avrebbe chiuso i suoi ristoranti in Russia. Poi anche Coca-Cola ha detto che avrebbe sospeso i suoi affari lì. Dopo mezz'ora il CEO di PepsiCo, Ramon Laguarta, ha inviato un promemoria allo staff. La società avrebbe smesso di vendere Pepsi e 7UP in Russia, ma non si sarebbe ritirata.

Dietro le quinte i leader dell'azienda hanno esplorato un'altra azione che potrebbe ancora intraprendere. PepsiCo potrebbe portare a zero il valore della sua attività in Russia, modellando il processo utilizzato per le sue attività venezuelane nel 2015.

Perché distruggere arbitrariamente il valore per gli azionisti? Perché i mercati corrotti dalla FED ignorerebbero le svalutazioni, ecco perché.

Non importa che decine di miliardi di investimenti cumulativi sarebbero stati distrutti dal politically correct di Pepsi, ai suoi dirigenti pieni di stock option non importava perché nemmeno al mercato azionario ingrassato dalla FED sarebbe importato.

Inutile dire che la cosiddetta stampa finanziaria non ha alcun rimorso a fare la cheerleader per questo tipo di politically correct da parte dei piani alti delle grandi aziende. L'articolo del WSJ sopra citato è stato elogiativo per le aziende che agiscono per motivi politici, non economici:

Questa volta, le aziende erano più preparate. La pandemia aveva fornito ai piani alti delle grandi aziende un copione per le crisi. Anni di attivismo aziendale su questioni come il cambiamento climatico e la discriminazione razziale li hanno addestrati a rispondere ad una serie di problemi. L'invasione ha colto molti di sorpresa, ma hanno reagito rapidamente a quella che era una minaccia potenzialmente fatale per i loro dipendenti ed anche una minaccia reputazionale per le loro attività.

Quando il presidente Vladimir Putin ha lanciato l'attacco il 24 febbraio, e la pressione da parte di governi e dipendenti ha iniziato a crescere, oltre ad intensificare le sanzioni contro la Russia, le aziende si sono mosse con una velocità insolita ed un senso di azione collettiva. Il risultato è stata una partecipazione aziendale alla geopolitica senza precedenti.

Hanno capito bene, ma sono all'oscuro del pericolo. Vale a dire, che né il capitalismo né la democrazia possono prosperare quando gli affari diventano uno strumento servile dello stato ed un veicolo per l'espressione della moda politica e del conformismo sociale.

Inoltre l'idea che queste azioni siano state intraprese dai piani alti delle grandi aziende per proteggere la loro reputazione è semplicemente una sciocchezza. Nessuno avrebbe smesso di acquistare le patatine di Pepsi e Lay perché la società madre aveva un'attività di 50 anni in Russia.

Infatti la pura ossequiosità e l'ipocrisia dei piani alti delle grandi aziende sfidano la creduloneria. Ad esempio, l'amministratore delegato della Volkswagen ha chiuso i suoi stabilimenti in Russia per ragioni pratiche di mancanza di parti, ma ha comunque spiegato la sua azione con un inchino reverenziale:

Pochi giorni dopo l'invasione, Diess ha chiuso o ridotto la produzione in alcune delle sue più grandi fabbriche in Europa perché gli stabilimenti non potevano ottenere i cablaggi dai fornitori in Ucraina. La società ha successivamente chiuso la produzione nei suoi stabilimenti automobilistici in Russia, adducendo il suo "grande sgomento e shock" per l'invasione.

Alla fine, questo tipo di politica aziendale è il motivo per cui la FED ha stampato denaro ed alimentato bolle negli asset finanziari come mai prima d'ora. Il politically correct dei piani alti delle aziende Fortune 500, che dovrebbe essere sul sentiero di guerra contro la dilagante svalutazione monetaria della FED, non ha detto una sola parola una sulla devastazione causata dalla folle stampa di denaro della FED.

Il fatto è che chiunque presti una mezza attenzione potrebbe vedere che l'Eccles Building è stato cieco di fronte agli effetti delle sue politiche keynesiane e distruttive per anni, almeno risalendo a quel bugiardo di Ben Bernanke alla vigilia della Grande Crisi Finanziaria.

I verbali della FED nel gennaio 2008 citavano il presidente Bernanke che rassicurava che: "La Federal Reserve non prevede attualmente una recessione".

Proprio così. Alla data ufficiale del NBER (National Bureau Of Economic Research) l'inizio della recessione ufficiale era dicembre 2007!

Vale a dire, se Ben Bernanke non sapeva ancora che una recessione era in corso un mese dopo l'inizio, perché qualcuno dovrebbe pensare che la FED abbia un'idea dello stato dell'economia nazionale e globale e della capacità e dei mezzi per gestirne il corso?

Né la recessione del 2008 è stata un evento unico. La tabella seguente è stata elaborata da Lance Roberts e chiarisce che il tasso di crescita economica reale (aggiustato all'inflazione), anche alla vigilia della recessione, non sempre dà un segnale su ciò che sta per accadere. Come ha notato Roberts:

Ciascuna delle date mostra il tasso di crescita dell'economia immediatamente prima dell'inizio di una recessione. Noterete nella tabella che in 7 delle ultime 10 recessioni, la crescita del PIL reale era pari o superiore al 2%. In altre parole, secondo i media, NON c'era NESSUNA indicazione di una recessione.

Ma il mese successivo ne iniziò una.

Per quanto riguarda il ciclo attuale, Roberts ha inoltre osservato che la recessione di 2 mesi del 2020 non è mai realmente terminata e che potremmo essere sull'orlo di una ricaduta, nonostante il falso boom stimolato da Washington e dai baccanali della spesa pubblica l'anno scorso:

Sebbene il NBER abbia dichiarato la recessione del 2020 la più breve della storia, ciò non impedisce che arrivi un'altra recessione prima o poi. Tutti gli eccessi che esistevano prima dell'ultima recessione sono peggiorati da allora.

Dato che le dinamiche per una recessione economica permangono, servirà solo un evento esogeno inaspettato per riportare l'economia alla contrazione.

Ed anche una per spingere l'1% e il 10% più ricchi in un mondo di dolore economico. Questo perché questi ultimi rappresentano rispettivamente l'85% degli asset finanziari ed il 75% del patrimonio netto delle famiglie.

Quando finalmente arriverà il crollo della grande bolla, il lamento e lo stridore di denti tra le famiglie benestanti – i cui conti di intermediazione sono stati ingrassati oltre ogni ragionevolezza dall'inflazione degli asset finanziari da parte della FED – saranno atroci.

Forse allora i piani alti delle grandi aziende si sveglieranno dalla loro assopita obbedienza.

O almeno, lo possiamo sperare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/