martedì 14 settembre 2021

Scienza sul clima: ricerca della verità o difesa del consenso?

 

 

di Christopher Lingle

La scienza, al contrario della pseudoscienza, del negazionismo scientifico o delle teorie della cospirazione, implica la volontà di ispezionare i dati ed essere aperti, nonché di visualizzare le ipotesi e le prove offerte per supportarle con scetticismo. Poiché l'evidenza empirica può essere manipolata o addirittura utilizzata per mascherare l'ideologia o il pio desiderio a sostegno di una particolare ipotesi, è fuorviante, persino disonesto, insistere sull'esistenza di un "consenso" oggettivo ed immutabile.

Sebbene vi siano alcuni "fatti" ampiamente accettati, ad esempio l'esistenza di una tendenza al riscaldamento globale, la natura di tale tendenza è contestata e vi è una notevole controversia su quale possa essere la causa del cambiamento o del riscaldamento. Ma poi, non molto tempo fa, c'era un consenso scientifico sul fatto che ci fosse una tendenza al raffreddamento a lungo termine per le aree terrestri del Nord America.

Chiaramente le affermazioni di un consenso scientifico relative al riscaldamento globale antropogenico non sono prive di controversie. In un mondo che ha familiarità con la "cancel culture", non sarebbe una sorpresa se una visione dominante possa emergere punendo, emarginando o escludendo le opinioni dissenzienti.

Da parte sua il metodo scientifico prevede generalmente la seguente sequenza: osservare, ipotizzare, prevedere, testare, analizzare e rivedere. Ma la conferma sperimentale non può stabilire la "verità" in nessuna teoria, poiché i test futuri possono rendere una teoria insostenibile. Mentre la prevedibilità è convincente fornendo credibilità basata sui dati, né la scienza né alcuna teoria empirica rivela ciò che è vero, di per sé.

Infatti l'obiettivo della scienza è cercare il fallimento, non la verità. Per come viene intesa oggi, gli "scienziati" possono impegnarsi nella disinformazione, inclusi dati "scelti" accuratamente, raccolta o analisi di dati approssimativi, errori non intenzionali, frodi (es. dati falsi o fabbricati), o "buone intenzioni" basate su pregiudizi cognitivi o bias di conferma.

In quanto tali, tutte le teorie sono provvisorie e soggette a revisione se appaiono prove migliori o contrarie. Essere uno scettico è il segno di qualcuno pronto a rifiutare idee che ritiene manchino di prove sufficienti e ad accettare nuove idee basate su prove affidabili e risultati riproducibili.

Piuttosto che applaudire la saggezza scientifica convenzionale che sostiene un consenso, dovremmo celebrare l'incertezza, l'onestà e l'apertura che sono alla base della scienza. Infatti l'umiltà e l'autocritica del proprio lavoro sono tanto importanti quanto le critiche comunitarie ed istituzionali.

Sfortunatamente la fede nella "verità" relativa al riscaldamento globale (sic! il cambiamento climatico) ha indotto al silenzio gli scettici, con la forza però, persino perseguiti per crimini. Nel frattempo l'insistenza sull'esistenza di un "consenso scientifico" sulla natura e le cause delle alterazioni rischia di indirizzare il finanziamento e l'accettazione delle proposte di ricerca verso coloro che promuovono il punto di vista dominante.

A tal fine 19 agenzie federali hanno ricevuto finanziamenti per il cambiamento climatico di oltre $13 miliardi nel 2017. La spesa totale per gli studi sul clima tra il 1989 e il 2009 ha superato i $32 miliardi, esclusi i $79 miliardi spesi per la ricerca tecnologica sui cambiamenti climatici, gli aiuti esteri e le agevolazioni fiscali per la cosiddetta "energia verde". Pertanto le perdite sarebbero enormi se si scoprisse che il riscaldamento globale o il cambiamento climatico non sono affatto un problema esistenziale.

Infatti c'è tanta complessità riguardo alle varie influenze sul clima che è un tema molto più difficile da inquadrare di quanto normalmente ipotizzato. Ad esempio, il sole non fornisce un'intensità costante né la Terra ruota attorno ad esso in un'orbita costante, così che il brillamento solare e l'oscillazione della Terra attorno al suo asse contribuiscono alle variazioni del riscaldamento solare.

Esiste anche un'enorme complessità delle correnti oceaniche e degli eventi climatici regolari (es. El Niño e La Niña) sugli impatti climatici, i quali rendono difficile determinare se le temperature medie globali della superficie del mare stiano aumentando o diminuendo. Infatti si pensa che la convezione oceanica a grandi profondità, e presente in poche località del mondo, colleghi le proprietà dell'oceano superficiale e dell'oceano profondo influenzando così la circolazione termoalina globale ed il clima.

Mentre il processo convettivo profondo è stagionalmente intermittente e relativamente compatto, le osservazioni e la quantificazione del trasferimento dalle acque profonde comportano un difficile problema di campionamento. Le variazioni della salinità superficiale interannuale influenzano il tasso di convezione oceanica ed il trasporto di calore verso i poli (circolazione termoalina). Ma l'insufficiente accuratezza nelle misurazioni di queste variazioni su base globale rende difficile fare previsioni e fornire modelli climatici affidabili a lungo termine.

Poiché gli uragani richiedono temperature calde della superficie del mare (SST), l'aumento al di sopra del normale delle temperature della superficie del mare atlantico tropicale viene inevitabilmente interpretato come una prova del riscaldamento globale. Ma l'anno dopo l'uragano Katrina la stagione degli uragani atlantici è stata straordinariamente mite, con solo 3 tempeste tropicali rispetto alle 9 nello stesso punto dell'anno precedente, quando normalmente sarebbe dovuto apparire almeno un uragano.

Sembra che vaste aree dell'Atlantico tropicale fossero un po' più fresche del normale, portando ad una carenza di uragani per 12 anni, il periodo più lungo nella storia degli Stati Uniti terminato nel 2017. In media, l'oceano superiore si è raffreddato drasticamente tra il 2003 e il 2005, un cambiamento che ha invertito il 20% del riscaldamento che presumibilmente si era verificato nei precedenti 48 anni.

È interessante notare che la carenza di uragani è anche coincisa con la siccità terrestre. Mentre le aree costiere sono state private delle precipitazioni che accompagnano l'arrivo di tempeste tropicali e uragani per ricostituire le acque sotterranee, anche le regioni interne vicine hanno sofferto di periodi aridi.

Eppure gli attivisti per il clima tendono ad insistere sul fatto che entrambe le cose siano dovute all'aumento delle temperature medie globali. Ma il riscaldamento globale renderà alcune aree più secche e meno ospitali per la produzione alimentare, mentre altre aree saranno più umide e più ospitali per l'agricoltura. In ogni caso, l'impatto netto rimane incerto.

Mentre la complessità del clima rende difficile creare modelli accurati della stabilità intrinseca del sistema complessivo, esistono meccanismi di feedback stabilizzanti che impediscono al sistema climatico di andare fuori controllo. Queste forze stabilizzanti nel sistema climatico assicurano che le temperature globali non abbiano variazioni eccessive.

Ad esempio, le nuvole ed il vapore acqueo hanno un ruolo dominante nel determinare le temperature medie globali. Ma non c'è un'idea chiara sulla risposta delle nuvole ad una tendenza al riscaldamento dovuta a lenti aumenti del contenuto di anidride carbonica nell'atmosfera. Né c'è una chiara comprensione della risposta dei sistemi di precipitazione al riscaldamento.

Le precipitazioni si verificano quando l'atmosfera è satura di vapore acqueo a causa dell'evaporazione superficiale ed il vapore acqueo causa almeno il 90% dell'effetto serra terrestre. Pertanto un aumento dell'intensità degli uragani potrebbe essere naturale e parte di un elemento efficiente del sistema climatico che rimuove sia il vapore acqueo atmosferico sia il calore in eccesso dall'oceano.

Gli argomenti scientifici sul cambiamento climatico sembrano essere il fulcro delle prossime politiche sulla cosiddetta "azione per il clima", le quali vengono propagandate come parte del "Grande Reset" che prevede la necessità di un'importante alterazione nell'economia globale. Le restrizioni alla libertà umana e alla proprietà privata imposte dagli stati in risposta al Covid-19 rischiano di essere solo un "antipasto" per un'espansione del controllo politico riguardo il cambiamento climatico.

Per dare ulteriore contesto, pensate che il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) ha pubblicato il suo sesto rapporto sin dal 1990, annunciando un "Codice rosso per l'umanità" basato su molti fattori, tra cui un aumento "irreversibile" del livello dei mari. Il rapporto insiste sul fatto che le emissioni di anidride carbonica e altri gas serra (GHG) sono necessarie per migliorare la qualità dell'aria e ritardare l'aumento delle temperature medie globali.

Mentre si possono trovare prove per la certezza dell'innalzamento del livello dei mari, interpretazioni alternative della stessa fonte di dati suggeriscono che l'effetto potrebbe essere minimo (cioè 3 pollici su 100 anni) ed esserci abbastanza tempo per adattarsi. Ma come si vede nella relazione dell'IPCC, le discussioni sulle questioni ambientali tendono ad utilizzare un tono allarmistico piuttosto che affidarsi ad un approccio neutrale e puramente informativo. Infatti le relazioni neutrali tendono ad essere considerate eccessivamente ottimiste.

Quando la scienza si mescola alla politica, il risultato tende ad essere la politica nella sua forma più pura e restrittiva. Dopotutto ci si può aspettare che i politici facciano riferimento alla "scienza" affinché fornisca loro una copertura per interventi estesi o rivendicazioni che in precedenza erano considerate inaccettabili.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


1 commento:

  1. Avevo già consigliato di riflettere sull'aggettivo "green" del lasciapassare. Ecco l'ennesimo indizio che avalla la mia spiegazione. Ricordate: questa storia non ha NIENTE di sanitario. È una questione di comando/controllo.

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