lunedì 24 ottobre 2022

Cos'è il Grande Reset? Parte VIII: come distruggere il liberalismo classico

 

 

di Michael Rectenwald

Come dovrebbe essere ormai chiaro, la dichiarazione di Francis Fukuyama in The End of History: The Last Man (1992), secondo cui eravamo arrivati ​​alla "fine della storia", non significava che il liberalismo classico, o l'economia del laissez-faire, fossero emersi vittoriosi su comunismo e fascismo, o che l'egemonia ideologica segnò la fine del socialismo. Infatti, per Fukuyama, il capolinea della storia è sempre stato il socialismo democratico, o la socialdemocrazia. Come ha scritto Hans-Hermann Hoppe in Democracy: The God That Failed, "l'ultimo uomo" che sarebbe rimasto in piedi non sarebbe stato un homo economicus capitalista ma piuttosto un homo socio-democraticus (p. 222). La fine della storia, con tutte le sue pretese hegeliane, non ha comportato la sconfitta del socialismo-comunismo, ma del liberalismo classico. Lo stato e la sua rete di clientes avrebbero dovuto raggiungere un'inevitabile e definitiva distensione; il Grande Reset è il compimento di tale distensione finale.

La sovversione del sistema del libero mercato e della democrazia repubblicana era già in corso da molti decenni prima della "fine della storia". Secondo Cleon W. Skousen in The Naked Capitalist, sin dai primi anni '30 le élite posizionate all'interno di grandi banche, grandi società, importanti gruppi di riflessione, influenti case editrici, media, fondazioni esenti da tasse, sistema scolastico e burocratico degli Stati Uniti hanno cercato di ricostituirli a immagine del suo (ex) rivale collettivista (57-68). Come ha scritto Carrol Quigley in Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time (1966), le élite propagarono in patria ideologie socialiste, comuniste e altri tipi d'ideologie sempre collettiviste, finanziando/armando i bolscevichi in Russia e i comunisti in Vietnam e promuovendo politiche internazionali che hanno condotto all'abbandono deliberato dell'Europa orientale e del sud-est asiatico al flagello comunista.

Per molti l'obiettivo di far progredire il socialismo è stato più evidente nell'alacrità con cui le istituzioni scolastiche hanno assorbito e fatto circolare le ideologie collettiviste marxiste, neomarxiste e post-marxiste dai primi anni '30, compresi propaganda sovietica, teoria critica, teoria postmoderna e le varianti più recenti (teoria critica della razza, studi critici sulla bianchezza e ideologia LGBTQIA+). La temuta “lunga marcia attraverso le istituzioni” non è mai stato un progetto dal basso verso l'alto, ma un lavoro interno svolto da élite in posizioni di potere e influenza. Quando i filosofi, i sociologi e gli psicologi della Scuola di Francoforte emigrarono negli Stati Uniti nel 1933, armati della teoria marxista della rivoluzione e del modello di egemonia culturale socialista di Antonio Gramsci, non ci pensarono minimamente a inaugurare questa marcia; invece furono accolti dalle élite e finanziati da fondazioni esenti da tasse il cui lavoro era già a buon punto.[1] La cosiddetta lunga marcia attraverso le istituzioni è stata piuttosto una corsa precipitosa al loro interno.

Per comprendere il Grande Reset, quindi, dobbiamo riconoscere che il progetto rappresenta il completamento di un tentativo secolare e ancora in corso di distruggere il liberalismo classico (il libero mercato, la libertà di parola e la democrazia liberale), il costituzionalismo americano e la sovranità nazionale. L'idea di reimpostare il capitalismo suggerisce che in precedenza esso fosse puro, ma il Grande Reset è il culmine di un processo di collettivizzazione molto più lungo e di un progetto socialista, con la corrispondente crescita dello stato. Nonostante sia stato presentato come l'antidoto alle presunte debolezze del libero mercato, che il fondatore e presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, e la società identificano con "neoliberismo", il Grande Reset intende intensificare e completare un già prevalente interventismo economico e intende utilizzare la potenza militare degli Stati Uniti per completare questo processo laddove l'intervento economico si riveli infruttuoso. Questo spiega, in parte, l'armamento e il finanziamento dell'Ucraina da parte dell'Occidente contro il suo aggressore russo.

Non intendo suggerire che l'economia neomarxista del Grande Reset, e il suo fascismo economico internazionale piuttosto che nazionale, non siano nuovi. Sono nuovi, come lo sono i mezzi con cui intende promuoverli, ma non dobbiamo illuderci che il progetto del Grande Reset sia nato ab nihilo: è il culmine di decenni di pensiero e attivismo delle élite.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/09/cose-il-grande-reset-parte-i.html

👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/09/cose-il-grande-reset-parte-ii.html

👉 Qui il link alla Terza Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/09/cose-il-grande-reset-parte-iii.html

👉 Qui il link alla Quarta Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/09/cose-il-grande-reset-parte-iv.html

👉 Qui il link alla Quinta Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/10/cose-il-grande-reset-parte-v-lideologia.html

👉 Qui il link alla Sesta Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/10/cose-il-grande-reset-parte-vi-i-piani.html

👉 Qui il link alla Settima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/10/cose-il-grande-reset-parte-vii.html

👉 Qui il link alla Nona Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/10/cose-il-grande-reset-parte-ix-il.html

👉 Qui il link alla Decima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/11/cose-il-grande-reset-parte-x-lagenda.html


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Note

[1] Il teorico della Scuola di Francoforte, Herbert Marcuse, per esempio, venne finanziato dall'American Council of Learned Societies, dalla Louis M. Rabinowitz Foundation, dalla Rockefeller Foundation e dal Social Science Research Council. Si veda Herbert Marcuse, One-Dimensional Man (1964; repr., London: Routledge, 2002), p. iv, dove l'autore stesso parla di questi finanziamenti.

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venerdì 21 ottobre 2022

TPI, i 13 giorni (infiniti) inglesi e yield curve control: il fallimento manifesto del sistema bancario centrale



di Francesco Simoncelli

Prima la BCE con il TPI, poi la Banca d'Inghilterra con l'annuncio che per 13 giorni avrebbe acquistato bond sovrani per "stabilizzare" la curva dei rendimenti e in generale la strategia disperata della Banca del Giappone di controllare capillarmente la curva dei rendimenti stessa. Con la fine dell'era del grande coordinamento delle banche centrali, i nodi vengono al pettine e scopriamo i veri malati terminali. Ma soprattutto apprendiamo una grande verità, nascosta abilmente tramite anni di bugie, illusioni e gergo tecnico/accademico: le banche centrali sono inutili e dannose. Con la fine della cosiddetta "FED put", abbiamo scoperto che in realtà essa serviva a salvaguardare non tanto i mercati interni, bensì un imperialismo economico/finanziario mondiale attraverso l'inflazionismo del dollaro. La Cina, in quanto fabbrica del mondo, ha aiutato in questo compito. Ma la storia si ripete perché gli errori si ripetono, in questo caso economici. Infatti così come accadde con le politiche "Guns and butter" di Lyndon Johnson, le quali portarono alle crisi degli anni '70 e all'abbandono definitivo del gold standard, le politiche di coordinamento tra banche centrali hanno portato al disastro "made in denaro fiat" di oggi. Il lassismo monetario sfoggiato dalla FED, soprattutto nell'era Obama, non era solo una linea di politica atta a massimizzare l'influenza di Washington all'estero ma anche un tentativo di autodistruzione dell'essenza degli Stati Uniti.

Non pensate ai confini nazionali come qualcosa di sacro ed evidente. Il mondo è pesantemente influenzato da bande criminali sovranazionali che, al pari dei mafiosi, stringono accordi con altre bande criminali per portare a termine determinati obiettivi. Il WEF, ad esempio, è una di queste bande criminali ed è innegabile la sua infiltrazione all'interno dei vari governi mondiali (la parte di facciata). L'obiettivo di questa masnada di criminali è quella di assicurare una potenziale via d'uscita ai pianificatori centrali dopo l'enorme distorsione dei mercati che hanno provocato sulla scia dell'esuberanza alimentata dal denaro fiat. In poche parole, saccheggiare il saccheggiabile e ricostruire la società secondo linee guida incentrate sul controllo capillare, in modo da non delegittimare la pianificazione centrale dell'economia. Per fare ciò "tutti" dovevano essere d'accordo, tutte le bande criminali dovevano essere d'accordo. Nel momento in cui il mercato dell'eurodollaro è stato prosciugato dalle azioni della FED, è stato chiaro che alcune bande "hanno disertato" il piano originale, poiché consce del fatto che stava avvenendo una scalata ai danni degli Stati Uniti, ad esempio, attraverso i salvataggi indiretti del sistema bancario europeo attraverso l'indicizzazione dei debiti mondiale al LIBOR.

Questo è il motivo per cui è stato eletto Trump, per cui era inviso a Bruxelles/Europa e, da quando alcune delle grandi banche commerciali hanno rifiutato di accettare nei mercati pronti contro termine statunitensi paccottiglia finanziaria cartolarizzata europea, sono state avviati i piani per dare il via al Grande Reset. Il problema di fondo è che quello del denaro fiat è il più grande schema di Ponzi mai ideato nella storia economica, i cui ideatori non sono altri che coloro che infestano gli istituti noti come banche centrali per conto dello stato. Un'associazione a delinquere ben strutturata, potremmo dire. I confini nazionali, in questo senso, servono solo a rendere legittimo e giustificabile il saccheggio ai danni di un determinato gruppo di persone, abbindolato attraverso patriottismo e identificazione nazionale. Una parte degli Stati Uniti s'è defilata, annunciando che avrebbe preferito invece rimettere in ordine i propri conti dopo anni e anni d'interventismo monetario che non solo hanno causato dissesti economici pervasivi, ma hanno anche sfilacciato il tessuto sociale di conseguenza. L'introduzione dell'indicizzazione SOFR aveva esattamente questo scopo: la FED avrebbe badato solo ai propri affari. Inutile dire che la BCE, la BoE, la BoJ e tutte le altre principali sono andate nel panico. Perché? Perché consapevoli d'aver vissuto al di sopra dei propri mezzi per troppo tempo e sarebbe arrivato l'inevitabile redde rationem.

Da un lato, quindi, abbiamo gli Stati Uniti (esclusi i neocon) che si avviano verso una maggiore decentralizzazione, sia a livello economico/finanziario che sociale (es. Texas e Florida), dall'altro abbiamo un' Europa che sta cadendo a pezzi sotto i colpi delle proprie contraddizioni e della fine che fanno tutti gli esperimenti di pianificazione centrale. La campana a morto dell'UE era già suonata con la Brexit, ma la Germania che si defila dalle decisioni (o per meglio dire non decisioni di Bruxelles, tra l'altro strategia attivamente perseguita questa) riguardo il tema energetico è l'ennesimo chiodo nella bara. Anche l'Italia potrebbe schivare il proiettile d'argento, guardando al nord Africa e al Medio Oriente, ma il suo attaccamento a Bruxelles/Francia è ciò che la porterà a fondo. Poi c'è il blocco euroasiatico formato dai BRICS, i quali vogliono essere l'araldo della multipolarità al posto dell'unipolarità che ha regnato sin dalla fine della seconda guerra mondiale. Intendono portare a compimento questo piano attraverso l'introduzione di una nuova valuta di settlement internazionale in grado di rivaleggiare col dollaro.

Il famigerato "lungo termine", tanto schernito da Keynes a suo tempo e successivamente dai suoi seguaci, è infine arrivato e con esso il prezzo da pagare per le tante sconsideratezze compiute. Il dollaro attualmente rimane ancora la valute di riferimento per questioni storiche, in grado di garantirsi la sopravvivenza perché le altre sono in condizioni peggiori. La scommessa dello Zio Sam è quella di rimettere ordine nei propri conti sfruttando la morte delle valute concorrenti; in casi estremi c'è sempre Bitcoin... perché altrimenti gli Stati Uniti sono stati soffici a riguardo? Inutile dirlo, gli americani rimangono sempre coloro che riescono a salvarsi per il rotto della cuffia, perché influenzati dall'illuminismo scozzese in passato e quindi più propensi a ricercare soluzioni di libero mercato. Invece, come ho decritto nel Capitolo 12 del mio libro, gran parte dell'Europa è stata influenzata dall'illuminismo francese e quindi più propensa a ricercare soluzioni socialiste (quindi peggiorare la situazione). Cambia il grado di dolore economico da sopportare, ma l'esito sarà sempre lo stesso: il sistema bancario centrale e il denaro fiat hanno raggiunto la loro data di scadenza.


DENARO SANO/ONESTO & DENARO MALSANO/DISONESTO

Quanto sarebbe stata meglio la società, dal punto di vista dell'individuo, se avesse potuto utilizzare denaro sano/onesto come mezzo di scambio e riserva di valore? Sano/onesto significa fiducia che lo strumento usato sosterrà il suo potere d'acquisto a lungo termine. Questa fiducia deriva dal fatto che il denaro ha un solido sistema di ancoraggio che impedisce alla sua offerta di virare costantemente sopra (o sotto) la domanda. Sta di fatto che coloro che usano denaro sano/onesto non sono esenti da periodi (brevi o medi) durante i quali i prezzi di beni e servizi salgono o scendono in modo diseguale e repentino, alimentati da fattori quali ristrettezze/saturazioni, recessioni, riprese e battute d'arresto nella crescita della produttività. A lungo termine, però, questi episodi tenderebbero a stabilizzarsi. Dal punto di vista dell'individuo, una moneta che oscilla nel potere d'acquisto secondo il ritmo naturale descritto è migliore di una in cui chi la emette è deciso a stabilizzarne il valore reale a dispetto di questo ritmo fisiologico, scopo che è comunque destinato a fallire.

Manipolare/intervenire/aggiustare il sopraccitato ritmo naturale alimenta l'inflazione degli asset e la conseguente correzione, oltre a paralizzare anche la proverbiale "mano invisibile" delle forze di mercato che guida la distribuzione della spesa nel tempo. Ad esempio, i prezzi bassi durante una recessione, insieme alle aspettative di una ripresa dei prezzi più avanti, stimolano gli individui e le imprese ad anticipare la spesa, attenuando la debolezza economica nel presente. I prezzi elevati durante un periodo di grave carenza di risorse, insieme alle aspettative di prezzi più bassi, incoraggiano gli individui a differire la spesa, alleviando così la ristrettezza nel presente. Il sistema di ancoraggio è essenziale affinché una qualsiasi forma di denaro possa fornire servizi di alta qualità in termini di riserva di valore.

Nell'attuale sistema monetario fiat, invece, il sistema bancario centrale crea la forma di denaro e ne determina l'offerta. Nel caso dell'oro, la base monetaria per tutti i Paesi con un gold standard sarebbe costituita da scorte di metallo giallo estratte sotto forma di lingotti e monete. Se per l'oro il vincolo deriva dalla geologia e dall'economia mineraria, per il denaro fiat deriva dalla "buona volontà" dei banchieri centrali. Sappiamo benissimo che fine abbia fatto la regola suggerita da Friedman riguardo la crescita annuale dell'offerta di denaro in un sistema puramente fiat. Ancora meglio funziona Bitcoin, il cui ancoraggio non è solo nell'elettricità usata dal mining, ma anche dalla crittografia e dall'inflessibilità della matematica.


UN CASO DI STUDIO: LA BANCA D'INGHILTERRA

Da un lato abbiamo la Federal Reserve che dichiara indipendenza dal resto della carovana di banche centrali, ritirando infine la possibilità per tutte le altre di venire salvate indirettamente sfruttando la credibilità e affidabilità (residua) del dollaro, e dall'altro abbiamo il denaro fiat che nel lungo termine fa emergere le proprie criticità in accordo con la Legge dei rendimenti marginali decrescenti. Inutile dire che questi sono i limiti manifesti di un sistema che si fonda sul monopolio coercitivo, la violenza e il furto per restare a galla, di conseguenza la sua insostenibilità è solo una questione di tempo prima che emerga prorompente. In realtà, basta la logica e la deduzione di un metodo d'indagine coerente, come quello prasseologico ad esempio, per capirlo ex ante senza vaglio empirico; ma, si sa, gli economisti mainstream, che traggono vantaggio da tal sistema essendo anch'essi un ingranaggio dello stesso e sfruttandolo a proprio vantaggio, e quindi parassitando il bacino dei risparmi reali, necessiteranno del proverbiale vaglio empirico. Non esiste esempio migliore, a tal proposito, delle recenti piroette sfoggiate dalla Banca d'Inghilterra.

Per quanto potesse essere inizialmente sembrata caparbia la BoE, col suo audace rialzo dei tassi, il fatto che si sia fermata d'improvviso  a causa di un dissesto fragoroso del mercato obbligazionario sovrano della nazione ci ricorda due cose: l'impotenza di una banca centrale di fronte alle forze di mercato e la pervasività degli errori economici che si sono accumulati, in particolar modo, dal 2008 fino a oggi. Così come l'Europa, anche l'Inghilterra ha vissuto al di sopra dei propri mezzi per molto tempo sfruttando il mercato degli eurodollari. Il recente crollo verticale della sterlina mostra il vero valore di una moneta fiat che è sopravvissuta fino a questo momento solo grazie al tempo (altrui) preso in prestito. Inoltre nessuna delle analisi della Banca d'Inghilterra prende in considerazione il ciclo del credito bancario, la causa principale dell'instabilità economica. Il ciclo economico, alimentato dal ciclo del credito bancario, è ciò che spinse Keynes e altri a inventare la macroeconomia come strumento per gestirne le conseguenze. Non si è tenuto conto delle effettive cause dei crolli periodici: un po' quei dottori che credevano che il salasso fosse l'unica cura per una vasta gamma di malattie, Keynes e i suoi seguaci non riuscirono a discernere le vere cause dietro i bust, quando la diagnosi corretta era già stata presentata da Hayek (l'eccesso artificiale di credito porta inevitabilmente a un boom artificiale e la sua correzione è il bust).

Invece d'identificare il problema, l'evoluzione dell'econometria ha allontanato gli economisti da una diagnosi corretta. Il prodotto interno lordo è stato inventato per quantificare l'economia, ed è certamente utile per uno stato che cerca di determinare il potenziale fiscale del suo elettorato, ma questo è tutto. Usarlo per la gestione dell'economia è un errore grossolano, perché non misura affatto il progresso economico. Inoltre i keynesiani commettono l'errore di pensare che una flessione del PIL nominale sia alimentata dai consumatori che ritardano le proprie spese; questo è il motivo per cui associano una recessione al calo dei prezzi. L'errore è non capire che tutte le transazioni del PIL sono regolate attraverso il credito bancario ed è la contrazione di quest'ultimo, attraverso la scomparsa dei depositi, che porta al ridimensionamento del PIL. La soluzione è in primo luogo evitare un'espansione artificiale del credito bancario.

Sopprimendo i tassi d'interesse a zero o sottozero, le banche centrali hanno aggiunto benzina a un incendio finanziario senza precedenti. Ora che i tassi d'interesse reali sono inesorabilmente in aumento, poiché seguono il Paradosso di Gibson il quale dimostra la futilità della politica monetaria nel lungo termine, possiamo aspettarci che la contrazione del credito bancario, e quindi il crollo del PIL, sia ancora più marcata rispetto ai cicli precedenti. In previsione di questa calamità sistemica, i valori contabili di molte banche d'importanza sistemica globale (GSIB) sono il classico canarino nella miniera. Nel Regno Unito il price-to-book di Barclay è del 38%, quello di HSBC del 53% e quello di Standard Chartered del 34%. I loro bilanci sono ingolfati a livelli senza precedenti: quasi 20 volte per Barclays e 15 volte sia per HSBC che per Standard Chartered. Per tornare a livelli più normali di leva finanziaria, per queste banche e per le banche nazionali del Regno Unito (Lloyds, NatWest ecc.), è necessario che il credito bancario si contragga fino a un terzo. E mentre questo accade, quasi certamente la risposta della Banca d'Inghilterra sarà quella d'intervenire come ha fatto di recente col mercato obbligazionario inglese. Inutile dire che l'effetto sul potere d'acquisto della sterlina è destinato a indebolirla ulteriormente sia sui cambi (come stiamo già vedendo) sia nella mente degli inglesi che la usano quotidianamente.

Questi errori continueranno a essere commessi dalla Banca d'Inghilterra nel tentativo di gestire la crisi emergente, proprio perché, insieme alle sue controparti in Europa e Giappone, ignora il rischio sistemico (lo stesso rischio che nel 2007 avrebbe portato alla contrazione del credito sulla scia della crisi Lehman e che la Banca d'Inghilterra non aveva visto arrivare).

Basilea 3 si concentra principalmente sulla liquidità bancaria, tenendo meno conto delle responsabilità commerciali dei direttori bancari. Oltre a imporre che il capitale di classe 1 (patrimonio netto e utili non distribuiti) non siano inferiori al 3% degli attivi, e fintanto che si presta attenzione alla minimizzazione delle attività ponderate per il rischio, le banche possono usare la leva per indebitare i loro bilanci fino a trenta volte. La loro risposta ai tassi d'interesse a zero e negativi è stata quella di supportare la propria redditività facendo leva sui loro bilanci secondo le regole di Basilea: la media GSIB nell'Eurozona, in Inghilterra e in Giappone, dove i tassi negativi erano e sono presenti tuttora, ora supera le venti volte. Questi rapporti sono altamente redditizi durante le fasi di boom, ma quando i tassi d'interesse iniziano a salire e le prospettive economiche peggiorano, ecco che spuntano perdite sostanziali in grado di spazzare via il capitale di classe 1. Questo è ciò che spinge i direttori delle banche a contrarre i prestiti il ​​più velocemente possibile.

Sul lato delle passività di una banca, oltre al capitale proprio e agli utili non distribuiti, ci sono i prestiti (principalmente sotto forma di fondi dei depositanti). Quando le banche commerciali contraggono il credito totale, lo fanno richiamando prestiti e vendendo asset finanziari. Proprio come i depositi sono originariamente creati attraverso un processo di espansione del bilancio, la contrazione dello stesso inverte il processo. I vari M si contraggono di conseguenza e meno credito è disponibile per le transazioni economiche, facendo infine contrarre anche il PIL nominale. Le banche altamente indebitate possono ritrovarsi rapidamente insolventi per quanto riguarda le loro perdite rispetto al patrimonio netto di bilancio e queste condizioni sono quelle cui stiamo assistendo ora, non solo per le GSIB britanniche, ma ancor di più per le loro controparti in Europa e Giappone. Essendo però il centro di compensazione internazionale per le banche commerciali, Londra è più esposta a bancarotte sistemiche. Un dovere primario per la Banca d'Inghilterra è impedire che ciò accada, ma poiché il quantitative easing ha portato a un aumento delle riserve bancarie, se le GSIB non venissero salvate suddette riserve sarebbero "richiamate" dai liquidatori delle banche fallite. Poiché le bancarotte sistemiche sono un problema crescente e Londra è il centro di compensazione soprattutto per le banche europee, i tassi d'interesse in ascesa rischiano di far crollare l'intero sistema bancario britannico ed europeo... che attualmente sono stati salvati dal rinnovato intervento monetario della Banca d'Inghilterra.


LE CONSEGUENZE

La catena di Sant'Antonio di salvataggi va dalla BCE che ha inaugurato il TPI specificamente per l'Italia e il suo comparto obbligazionario morente, la Banca del Giappone occupata a impedire attivamente che il suo mercato obbligazionario sovrano imploda e la Banca d'Inghilterra con l'arduo compito di tenere entrambi in piedi con il nastro isolante. Senza contare che il problema dei CLO è ancora presente, soprattutto se si considera il fatto che i crediti deteriorati del sistema bancario commerciale italiano sono stati dichiarati in bonis dal regolatore bancario, cartolarizzati e venduti in tranche attraverso il TARGET2 europeo ad altri istituti finanziari alla spasmodica ricerca di rendimenti decenti per i loro saldi di bilancio di fine anno (soprattutto fondi pensione e fondi di assicurazioni). Queste banche centrali ormai navigano a vista, accecate da una nebbia impenetrabile di loro stessa fattura e altamente sensibili a cedere al panico/disperazione.

Tale incertezza si ripercuote inevitabilmente sul tessuto sociale/industriale, costretto a dover inserire nei loro calcoli i capricci di un gruppo irresponsabile e sconsiderato d'individui che presume di sapere meglio del resto del mercato come andranno le cose. La burocrazia, in accordo con la Legge di Parkinson, si espande in rapporto al tempo che è necessario per conformarsi con essa. E questa espansione non è reversibile. Perché? Politicamente suicida, perché significherebbe perdere bacini di voti che altrimenti non supporterebbero l'attuale status quo. Al tempo stesso, però, suddetta espansione è intrinsecamente distruttiva. Perché? Fiscalmente suicida, perché significa espandere la spesa pubblica e il suo effetto crowding out nell'ambiente economico. In questo senso il moltiplicatore keynesiano è una ricetta per la bancarotta perché sequestrare risorse scarse e consegnarle nelle mani di un'istituzione incapace di operare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato, conduce a una crisi fiscale.

A tal proposito è propedeutico il caso della neo-eletta Truss a guida dell'Inghilterra che, non solo ha fatto marcia indietro riguardo i tagli delle tasse (future, non quelle già approvate), ma non ha minimamente parlato di taglio della spesa pubblica. Infatti la sua intenzione era quella di fare eco alle manovre fiscali attuate dalla Thatcher negli anni '80, ignorando che il bilancio pubblico, sin da allora, è profondamente cambiato. Infatti allora la spesa pubblica era ancora una frazione di quella odierna, per non parlare della spesa in deficit, garantendo uno spazio di manovra migliore e senza importunare troppo il settore privato. Inutile dire che questi atteggiamenti "soft" sono stati quelli che hanno aperto le porte a quelli "hard" di oggi, ma questa è la vera essenza della democrazia di oggi: generare consensi durante il proprio mandato, ignorare il dissesto economico/finanziario che si genera nel frattempo, intascare la buonuscita e lasciare la patata bollente al prossimo truffatore di turno. Gli errori economici, in questo modo, diventano strutturali e lavorano, in modo esponenziale, per essere corretti.

Possiamo essere certi di questo esito perché siamo certi della natura umana e del fatto che essa debba agire per lenire il passaggio dalla stato di quiete a uno d'insoddisfazione. L'azione prevede l'interazione con un proprio simile affinché ci metta in contatto con quell'oggetto, o servizio, in grado di "cancellare" la nostra insoddisfazione e riportarci a uno stato di quiete. Il caos fiscale e monetario cui assistiamo oggi non è altro che il disaccoppiamento tra desideri degli individui e forze di mercato distorte, una pressione che monta affinché i primi vengano soddisfatti nonostante le autorità dicano si debba andare nella direzione opposta. È sostanzialmente questa la spinta che sta alla base della Legge dei rendimenti marginali decrescenti.

Ogni unità aggiuntiva di debito inizialmente crea un ritorno nettamente positivo, fino a quanto tale ritorno non pareggia la quantità di debito aggiunta e infine il rapporto diventa negativo. Questo significa che ogni unità aggiuntiva di debito erode una o più unità di PIL. In sintesi, ogni intervento aggiuntivo all'interno dell'ambiente di mercato diventa distruttivo.

Livelli di debito più elevati in percentuale del PIL sono stati resi possibili da tassi d'interesse sempre più bassi e quantità crescenti di attività improduttive. I banchieri centrali se la sono cavata con politiche monetarie negligenti, perché l'inflazione non era un problema. La globalizzazione del commercio ha consentito il flusso di beni a basso costo, di conseguenza le banche centrali hanno condotto politiche monetarie accomodanti con poca paura di alimentarla. Un tale contesto era favorevole a valutazioni degli asset elevate. Il problema, come descritto poco sopra, è che una situazione del genere si disconnette progressivamente dall'economia reale sottostante, dove quest'ultima spinge per andare da un lato mentre l'illusione di economia finanziaria alimentata dalle banche centrali spinge da un altro. Inutile dire che alcuni settori industriali riceveranno più attenzioni genuine e reali da parte degli attori di mercato, mentre altri no e dovranno perennemente cercare il finanziamento artificiale per restare a galla. Inutile dire che un tale assetto sottrae artificialmente risorse economiche scarse da attività che vorrebbero essere premiate dagli attori di mercato a vantaggio di quelle invece che sono reputate senza valore. Ciò risulta in un'inflazione dei prezzi in alcuni settori e una deflazione in altri. Di conseguenza livelli più elevati d'inflazione si accompagnano a tassi d'interesse più elevati e questi ultimi sono estremamente gravosi per le economie con livelli di debito in crescita. Un tale contesto è quindi sfavorevole per le valutazioni elevate e la forte performance dei prezzi degli asset.

La disconnessione dei mercati finanziari dall'attività economica sottostante è evidente nel grafico qui sotto. Dal picco del 2007, i successivi cicli d'interventismo monetario hanno portato a un aumento cumulativo del 219% per il mercato azionario; di contro la crescita economica reale è cresciuta solo del 28%, poiché i ricavi aziendali sono aumentati solo del 67%. In altre parole, i prezzi delle azioni sono aumentati quasi 8 volte in più rispetto all'economia e 3,2 volte i ricavi aziendali.

E questo ci porta all'esito della Legge dei rendimenti marginali decrescenti che, palesandosi inizialmente a livello interno di ogni Paese che indugia nell'azzardo morale, poi si espande anche all'esterno: deglobalizzazione. Sebbene questo processo fosse già in atto sulla scia dei quantitative easing degli ultimi 13 anni, i lockdown l'hanno accelerato considerevolmente attraverso la devastazione delle catene di approvvigionamento. Finché i mismatch nella struttura dell'allocazione del capitale non saranno riassorbiti, possiamo aspettarci un'inflazione dei prezzi che, a sbuffi, continuerà a salire. A tal proposito uno degli ultimi documenti rilasciati da Zoltan Pozsar aggiunge maggiori dettagli al processo di deglobalizzazione attualmente in atto. Inutile dire che esso è un processo che impoverisce quelle società che lo subiscono. I prodotti economici provenienti dalla Cina non sono così economici come una volta, inoltre le carenze legate ai lockdown hanno chiarito che l'Occidente è estremamente dipendente dalle nazioni "ostili" per i beni essenziali, inclusi alcuni prodotti tecnologici e farmaceutici. Secondo il Council for Foreign Relations: "Circa l'80% dei componenti di base utilizzati nei farmaci statunitensi, noti come ingredienti farmaceutici attivi (API), provengano dalla Cina e dall'India". Il recente disegno di legge sulla riduzione dell'inflazione mira a riportare la produzione di semiconduttori e altri beni essenziali negli Stati Uniti, e da un punto di vista strategico il rimpatrio di alcuni settori industriali può essere intelligente e necessario, tuttavia manodopera più costosa, tasse più elevate e normative più severe lo rendono altamente oneroso.

Prima che la Russia invadesse l'Ucraina, forniva all'Europa circa il 40% del suo gas naturale e oltre il 50% del suo carbone ed entrambi questi elementi contribuiscono a generare circa il 30% della produzione di elettricità europea. L'Europa, e la Germania in particolare, risentiranno dell'effetto della riduzione dell'offerta russa questo inverno, ma i costi energetici più elevati non saranno limitati all'Europa. Infatti la Germania limiterà la sua produzione, soprattutto nel ramo industriale chimico e farmaceutico, i quali rappresentano circa il 15% del suo consumo totale di gas. Secondo la Reuters: "L'industria chimica tedesca ha già fatto tutto il possibile per preservare l'uso del gas, ha affermato martedì l'associazione chimica VCI, avvertendo che gli unici passi rimasti sarebbero ridurre o abbandonare del tutto la produzione". La Germania è il terzo esportatore mondiale di prodotti chimici, se taglia la produzione l'inflazione dei prezzi dei prodotti chimici interesserà tutte le nazioni; a loro volta saliranno anche i prezzi di molti prodotti che utilizzano queste sostanze chimiche.

Anche se la Russia dovesse fare ammenda e si ritirasse dall'Ucraina, l'Europa dovrà cercare nuovi Paesi da cui dipendere per l'energia. Questi hanno costi maggiori. In quanto tale, anche i beni che produce devono avere prezzi più elevati.

La deglobalizzazione rappresenterà, quindi, un propellente per inflazione dei prezzi, proprio come la globalizzazione ha determinato una disinflazione. In un tale contesto le banche centrali si contenderanno gli eventi geopolitici inflazionistici e ciò significa che stiamo uscendo da un mondo in cui le banche centrali "gestivano" il lato della domanda. La filosofia alla base della loro nascita ed evoluzione prevedeva strumenti che fossero efficaci, almeno nel breve termine, a influenzare la domanda, oltre a dare l'impressione agli sprovveduti che esse sapevano cosa stessero facendo; non hanno strumenti invece per influenzare il lato dell'offerta. Siamo potenzialmente sull'orlo di enormi cambiamenti.


INVERSIONE DI MARCIA?

Quest'ultimo punto su domanda/offerta è stato anche sottolineato lo scorso agosto a Jackson Hole dallo stesso Powell, il quale ha il compito d'invertire un decennio di stimoli artificiali targati Bernanke/Yellen (eterodiretti dalla cricca di Davos). Il debito degli Stati Uniti è una questione scottante, perché la nazione ha di fronte una pesante decisione fiscale da prendere nei prossimi mesi e anni. La situazione non è irrisolvibile, ma non sarà nemmeno facile superarla. Siamo, come minimo, entrati in una recessione globale, nonché una crisi del debito sovrano in Occidente e in alcuni mercati emergenti. La Turchia è già esplosa. Tuttavia gli Stati Uniti sono ancora un attore importante nel sistema finanziario globale e la Federal Reserve la più potente di queste istituzioni. Comprendere il ruolo della FED è fondamentale, l'unica tra le altre banche centrali che in qualche modo può avere almeno una possibilità di riparare ciò che è stato rotto e il patetico appello dell'ONU per esortare le banche centrali a smettere di rialzare i tassi lo dimostra. Il messaggio era: "Perché nessuno pensa ai bambini e agli accattoni? FED, intervieni, salva il mondo!".

È chiaro che Jerome Powell sta agendo solo per quanto riguarda le esigenze degli Stati Uniti. Per la prima volta in decenni il mondo deve fare i conti con l'idea che la FED non lo salverà ora che è nei guai. Il medio termine sarà un periodo di estrema forza del dollaro. Infatti dopo il 2008 il mondo si è caricato di debiti denominati in dollari perché era economico indebitarsi con tal divisa; ora, però, tale decisione presenta il conto amaro. I mercati emergenti e persino quelli sviluppati come il Regno Unito, l'Europa e la Cina sono vulnerabili al deflusso di dollari.

Tal contesto mette ai ferri corti la FED e il Congresso, ma pone anche le basi per un cambiamento politico dopo novembre. Se il Congresso vorrà continuare a spendere oltre le proprie possibilità, gli Stati Uniti entreranno in un ciclo inflazionistico molto brutto che la FED non sarà in grado di contenere. Nel breve e medio termine, il dolore per gran parte del mondo sarà intenso, compresi gli Stati Uniti. Gran parte della disinflazione in alcuni settori dell'economia, a causa della politica dei tassi a zero, sarà compensata dall'afflusso di capitali da coloro che in passato hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità grazie alla debolezza del dollaro. I principali beneficiari sono stati l'Europa e i suoi sistemi di welfare e pensionistico, destinati adesso all'implosione come dimostrato dal Regno Unito nella sezione precedente di questo articolo, e la Cina con il suo massiccio surplus commerciale con gli Stati Uniti.

I vincitori saranno coloro che producono ed esportano materie prime. Gli asset gonfiati attraverso il credito facile, come titoli di stato, azioni, immobili e beni di consumo di fascia medio-alta, si sgonfieranno; i prezzi delle materie prime, il principale motore dell'inflazione odierna, continueranno a salire: petrolio, gas, oro, metalli, cibo, ecc.

In breve, il denaro facile dell'era post-2008 ha alimentato i boom azionari, obbligazionari e immobiliari e che ora sono entrati nella fase di bust, sopprimendo di contro gli investimenti in materie prime. Con il passaggio alla fase di bust del ciclo del credito, tale dinamica s'invertirà. Gli Stati Uniti hanno molti debiti che devono essere rinnovati nel 2023 e dovranno esserlo a tassi più elevati. La FED probabilmente fermerà il rialzo dei tassi nel primo trimestre per aiutare, ma un rallentamento della spesa pubblica senza il concomitante allentamento delle normative per liberare il flusso di capitali manterrà l'economia statunitense incerta per tutto il 2023 malgrado l'afflusso di capitali dall'estero. Anche con una vittoria dei repubblicani a novembre, la battaglia per il futuro sarà intensa e ciò significa recessione, paralisi politica, prezzi elevati dell'energia e del cibo, limitate possibilità di occupazione, congelamento dei capitali mentre l'economia risolverà lentamente la brutta situazione in cui si trova attualmente.


CONCLUSIONE

Sui siti web delle varie banche centrali campeggia quello che sarà il loro epitaffio: "Qui giace il sistema bancario centrale, aspirante preservatore del valore del denaro e di una stabilità dei prezzi". Esse affermano che quando l'IPC aumenta a causa di un aumento dell'offerta di denaro, il denaro mantiene il suo valore (prezzo), ma se l'IPC aumenta è logico che il valore dell'unità marginale di denaro diminuisca. La stabilità dei prezzi è definita dalla maggior parte delle banche centrali come un aumento dell'IPC di circa il 2% all'anno. Tuttavia i prezzi di vari beni e servizi non aumentano in modo uniforme quando l'offerta di denaro viene gonfiata. Ciechi al fatto che l'uso di qualsiasi bene sia soggettivo, la maggior parte dei Paesi, poi, non include le case nell'IPC poiché le considera come beni capitali. Le banche centrali confondono il valore con i prezzi e il prezzo del denaro con il prezzo dell'IPC. Non sorprende che le banche centrali siano create sulla base di una teoria economica errata. Il prezzo è un rapporto di cambio corrente tra beni e/o servizi e denaro scambiato, Carl Menger lo spiegò brillantemente nel suo libro Principles of Economics.così come il ruolo che ha il valore soggettivo all'interno dell'ambiente economico.

In sintesi, le banche centrali preservano il valore del denaro fiat costringendo le persone a non utilizzare alcuna alternativa. Se le persone riflettessero su questo punto, apprezzerebbero il denaro che sale di prezzo nel tempo o quello che diminuisce di prezzo? Prendete in considerazione i prezzi (approssimativi) di queste merci negli ultimi cento anni: il prezzo (potere d'acquisto) del dollaro è sceso del 94,34%, quello della corona svedese del 96,61%, quello del dollaro canadese del 94,05%, quello della sterlina britannica del 97,08%. Nello stesso arco di tempo il prezzo spot dell'argento è salito del 3033% e il prezzo spot dell'oro è salito dell'8591%. Va notato che i prezzi dell'oro e dell'argento aumentano a causa dell'inflazione monetaria, così come qualsiasi altra merce. Tuttavia, in termini di misurazione dell'IPC, i due metalli fungono da "copertura contro l'inflazione". I metalli preziosi sono stati apprezzati per migliaia di anni per i loro vantaggi monetari, la bellezza e gli scopi industriali; il denaro fiat è "apprezzato" perché è l'unica opzione legale come forma di denaro e perché la maggior parte delle persone non comprende l'economia di base.

Inutile dire che l'era Volcker ha dimostrato che la "stagflazione" è una bestia testarda una volta che si insinua nella struttura dei prezzi dell'economia. Ecco perché la dichiarazione della Pepsi la settimana scorsa dovrebbe essere un monito per il futuro. Il gigante delle bevande analcoliche ha dichiarato di prevedere una crescita dei ricavi del 12% per il 2022... sulla scia di un aumento del 17% del prezzo medio su tutti i suoi prodotti!

In breve, la stagflazione è già qui. Dal momento che le banche centrali saranno "impegnate" a domare il lato dei prezzi dell'equazione, anche se la produzione reale vacilla per mesi e anni a venire, dubito seriamente che la contrazione economica sarà descritta nei libri di storia come una “lieve recessione”.


giovedì 20 ottobre 2022

La Finestra di Overton e Bitcoin

 

 

da Bitcoin Magazine

Mentre Bitcoin si avvicina alla matura età, molte persone di ogni ceto sociale, in tutto il mondo, si chiedono: Bitcoin è mainstream? È in procinto di diventare mainstream? O è qualcosa che potrebbe non diventare mai mainstream?

La risposta a questa domanda avrà probabilmente effetti profondi sul modo in cui gli stati di tutto il mondo si comporteranno nei confronti di Bitcoin durante il futuro.

Il motivo per cui la percezione pubblica gioca un ruolo importante nel modo in cui i governi si comportano su un determinato argomento è legato a un concetto chiamato Finestra di Overton.

In questo articolo esamineremo la Finestra di Overton: cos'è, come si collega a Bitcoin e se essa si è spostata abbastanza verso il mainstream da giustificare il sostegno dei governi.


COS'È LA FINESTRA DI OVERTON?

Wikipedia afferma:

La finestra di Overton è un concetto introdotto dal sociologo Joseph P. Overton. Overton descrisse una gamma di situazioni, da "più libera" a "meno libera", alle quali sovrapporre la finestra delle "possibilità politiche" (ciò che politicamente può essere preso effettivamente in esame). Per semplicità le varie situazioni possono essere associate, per quanto riguarda l'atteggiamento dell'opinione pubblica, a una serie di aggettivi: inconcepibile (unthinkable), estrema (radical), accettabile (acceptable), ragionevole (sensible), diffusa (popular), legalizzata (policy). A seconda di come la finestra si sposta o si allarga sullo spettro delle idee, un'idea può diventare più o meno accettabile.

Al centro della Finestra di Overton c'è la percezione della popolazione. Contrariamente a quanto molti pensano, i politici, almeno quelli che vogliono rimanere in carica, non possono attuare alcuna linea di politica a loro piacimento. Invece devono scegliere tra una gamma che sono politicamente accettabili in quel momento e la Finestra di Overton definisce suddetta gamma d'idee.

Esempi di movimenti che sono passati dalla frangia - fuori dalla finestra di Overton - al mainstream includono il suffragio femminile, l'uguaglianza razziale e l'uso ricreativo di marijuana. Una volta che questi movimenti sono diventati mainstream, le linee di politica dello stato hanno iniziato ad allinearsi a sostegno di quei movimenti.


IN CHE MODO LA FINESTRA DI OVERTON SI RELAZIONA CON BITCOIN?

Ora che abbiamo una comprensione fondamentale della Finestra di Overton, esaminiamo come si collega a Bitcoin. Bitcoin ha compiuto 13 anni il 3 gennaio 2022 e durante questo arco di tempo è passato da una rete utilizzata principalmente da appassionati di crittografia, sostenitori della privacy estrema, libertari e appassionati di economia Austriaca a qualcosa utilizzato da individui comuni in tutto il mondo, piccole/grandi aziende e persino stati-nazione come El Salvador.

Con la consapevolezza che la Finestra di Overton detta "la gamma di linee di politica accettabili per la popolazione in un dato momento", possiamo quindi chiederci: "La Finestra di Overton per Bitcoin si è spostata abbastanza verso il mainstream da giustificare il sostegno dei governi?" Per rispondere a questa domanda, esaminiamo le azioni del governo degli Stati Uniti relative a Bitcoin fino a oggi e poi estrapoliamo cosa potrebbero significare tali azioni in futuro.


GOVERNO DEGLI STATI UNITI E BITCOIN

Contrariamente a quanto potrebbero dire molti scettici su Bitcoin, nell'esaminare le azioni del governo statunitense fino a oggi, sarebbe difficile trovare qualcosa di eccessivamente oneroso. Nel 2014 l'IRS ha classificato Bitcoin come titolo di proprietà. Gli Stati Uniti hanno alcuni dei diritti di proprietà più forti di qualsiasi Paese al mondo e il fatto che Bitcoin sia classificato come titolo di proprietà gli offre le stesse protezioni legali di cui godono altri tipi di proprietà personale, come gli immobili, ed è un motivo importante per cui alcuni dei maggiori detentori di bitcoin scelgono di possederli negli Stati Uniti.

Nel 2017 il Gruppo CME, in collaborazione con la CFTC, ha inaugurato un mercato dei futures su Bitcoin, un passo importante per qualsiasi commodity.

La US Securities and Exchange Commission (SEC) ha ripetutamente ribadito che Bitcoin non è un titolo e quindi non rientra nel loro campo di regolamentazione. Altre criptovalute, d'altra parte, potrebbero avere un brusco risveglio quando si tratta di applicazioni presso la SEC.

Nel 2020 l'Office of the Comptroller of the Currency ha dato alle banche federali il via libera per quanto riguarda la custodia dei bitcoin.

Nel 2021 è stato approvato il primo bitcoin exchange traded fund (ETF) negli Stati Uniti. Sì, l'ETF si basa sui futures e non detiene bitcoin fisici, ma il fatto che un prodotto ETF su Bitcoin sia stato approvato è solo l'ennesimo fiore all'occhiello quando si tratta di una regolamentazione favorevole in America.

Quando esaminiamo la totalità dell'azione del governo statunitense relativa a Bitcoin, possiamo vedere che in generale esso fino a oggi l'ha sostenuto. Ora rivolgiamo la nostra attenzione a ciò che questo potrebbe significare in futuro per Bitcoin in relazione alla Finestra di Overton.


È IL MOMENTO GIUSTO PER POLITICI E STATI DI ENTRARE NEL MOVIMENTO BITCOIN?

Con milioni di persone che possiedono bitcoin, società di tutte le dimensioni che possiedono bitcoin e persino stati-nazione che possiedono bitcoin, è chiaro che sta passando, o è in procinto di passare, attraverso la Finestra di Overton in molte parti del mondo. Stando così le cose, i tempi sono maturi per politici e stati per entrare nel movimento Bitcoin e usarlo a proprio vantaggio.

Stiamo iniziando a vedere i primi sentori. Negli Stati Uniti, politici come Cynthia Lummis, Ted Cruz, Aarika Rhodes, Tom Emmer e altri sono chiaramente pro-Bitcoin. In tal modo stanno attingendo a una vasta base di elettori che si preoccupano del problema Bitcoin più di qualsiasi altro problema. Questo grande blocco di voti è qualcosa a cui qualsiasi politico vorrebbe attingere, poiché tendono a essere molto espliciti e, in un mondo d'influenza sui social media 24 ore su 24, 7 giorni su 7, essere espliciti è importante. Dennis Porter ha scritto un ottimo articolo a riguardo e vi consiglio di recuperarlo se non l'avete letto.

Un altro ottimo esempio di politici e stati che entrano in Bitcoin sono il presidente Nayib Bukele ed El Salvador. Bukele ed El Salvador hanno fatto irruzione sulla scena internazionale nel 2021 quando hanno annunciato una legge che avrebbe reso Bitcoin a corso legale. Invece di continuare a essere legato ad agenzie come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale per i finanziamenti, El Salvador ha invece scelto di collegarsi alla rete Bitcoin. Bukele è diventato famoso a livello internazionale quasi da un giorno all'altro ed El Salvador è passato dall'essere un piccolo Paese, per lo più dimenticato dall'Occidente, a godere di una certa fama sulla scena internazionale. Potete stare certi che altri Paesi stanno prendendo in considerazione azioni simili.

Ora che abbiamo esaminato diversi esempi di politici e stati che hanno approfittato della Finestra di Overton per Bitcoin, esaminiamo un esempio di un governo che cerca di tenere Bitcoin fuori dalla Finestra di Overton: la Cina.

La Cina ha “vietato Bitcoin” più volte di quante ne conto, il che ha senso se ci pensate: un Paese comunista guidato da un dittatore non vuole che il suo popolo abbia accesso a un sistema monetario sovrano globale, distribuito, resistente alla censura. Tuttavia, nel 2021, la Cina ha portato il suo disprezzo per Bitcoin a un livello completamente nuovo: ha bandito i miner, con il risultato che il 50% dell'hashrate di Bitcoin è stato trasferito in giurisdizioni più amichevoli; ha bandito gli exchange, costringendo i cittadini cinesi a chiudere i loro conti. In genere si mette una certa paura in un numero sufficiente di persone da dissuadere tutti gli altri dall'interazione con Bitcoin. La Cina ha messo in scena il classico tentativo d'impedire a un movimento di spostarsi nella Finestra di Overton. A mio parere, la storia non sarà gentile con la Cina per il suo grave errore.


CONCLUSIONE

La Finestra di Overton è un concetto importante da comprendere. In poche parole, essa detta una serie di linee di politica che sono accettabili dalla popolazione per un dato argomento in un dato momento. Mentre Bitcoin inizia ad avvicinarsi alla matura età e l'adozione continua a crescere, è chiaro che la Finestra di Overton per Bitcoin è cambiata, o almeno è in procinto di cambiare. I politici e gli stati di tutto il mondo si troveranno meglio se entreranno nel movimento Bitcoin, usarlo a proprio vantaggio per attirare elettori e per rafforzare la loro posizione sulla scena globale. Negli Stati Uniti e in El Salvador stiamo già assistendo a questo processo. In altri Paesi, come la Cina, vediamo tentativi di contrastare Bitcoin prima che possa passare attraverso la Finestra di Overton. A mio parere, questi Paesi guarderanno indietro e si renderanno conto che cercare di fermare l'inevitabile è stato un grave errore.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 19 ottobre 2022

Il presunto “successo” della Rivoluzione Verde è l'ennesimo mito progressista

 

 

di Kristoffer Mousten Hansen

Uno dei miti chiave del ventesimo secolo è il ruolo benevolo svolto dalle istituzioni internazionali, a guida americana, dopo la seconda guerra mondiale. I progressisti/liberal americani, freschi di New Deal e vittoria in una guerra mondiale, rivolsero lo sguardo agli affari internazionali: gli Stati Uniti avevano una missione storica mondiale di proporzioni messianiche, ovvero, portare i Paesi in via di sviluppo alle porte della modernità ricostruendoli a immagine dell'America.

L'era della Guerra Fredda fu ricca di progetti e organizzazioni per realizzare questa visione: da Bretton Woods al Fondo monetario internazionale (FMI) nell'area della finanza internazionale e all'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) negli affari militari fino al finanziamento del Congresso per la libertà culturale che diffondeva propaganda progressista e favorevole agli Stati Uniti. Tutte queste organizzazioni hanno avuto influenze deleterie – ho indicato in un precedente pezzo come Bretton Woods e il sistema finanziario internazionale moderno possono essere meglio descritti come imperialismo finanziario – ma in un'area l'interventismo americano è ancora oggi acclamato come benigno: la Rivoluzione Verde.


La narrativa ufficiale sulla Rivoluzione Verde

La crescita della popolazione era considerata un grave problema negli anni Sessanta. Paul Ehrlich della Stanford University nel suo Population Bomb del 1968 predisse una fame diffusa già negli anni '70 e sostenne un'azione immediata per limitare la crescita della popolazione. Il mondo non avrebbe potuto nutrire una popolazione umana più numerosa. Sebbene si concentri principalmente sui danni ambientali causati dall'uso di pesticidi, il famoso libro di Rachel Carson del 1962, Silent Spring, ha espresso punti simili. La popolazione umana era destinata a crescere e ciò avrebbe provocato sofferenze e danni ambientali indicibili.

Un pericolo chiave negli anni '60 era l'India: sempre sull'orlo della fame, solo le importazioni di grano americano hanno tenuto lontano lo spettro della morte di massa. Poi, nel 1965, arrivò la catastrofe: la siccità in gran parte del subcontinente fece fallire il raccolto indiano. Mentre la siccità sarebbe continuata nei due anni successivi, sembrava che le predizioni di Ehrlich e degli altri neo-malthusiani si fossero avverate.

Poi accadde un miracolo: entrò in scena un uomo, un semidio a giudicare dal culto che si sviluppò intorno alla sua figura. Norman E. Borlaug, il padre della Rivoluzione Verde, dagli anni Quaranta ricercava e coltivava nuove varietà di grano in Messico, inizialmente alla Fondazione Rockefeller e dopo il 1964 come leader dell'International Maize and Wheat Improvement Center (Centro Internacional de Mejoramiento de Maíz y Trigo, CIMMYT, finanziato dalle Fondazioni Rockefeller e Ford e dal governo messicano).

Borlaug coltivò varietà di grano nano ad alto rendimento che erano ampiamente adattate a diversi ambienti ecologici. Dall'inizio degli anni Sessanta aveva lavorato con M. S. Swaminathan dell'Indian Agricultural Research Institute e insieme piantarono le nuove varietà di grano nano nell'India settentrionale. Il successo fu immediato: il 1968 restituì un raccolto eccezionale, poiché i nuovi raccolti di grano furono i più alti mai registrati in India.

Sembrava che i profeti di sventura malthusiani si fossero sbagliati. Lo disse lo stesso Borlaug quando nel 1970 ricevette il Premio Nobel per la Pace: nel suo discorso di accettazione proclamò la vittoria nella guerra perpetua tra “due forze opposte, il potere scientifico della produzione alimentare e il potere biologico della riproduzione umana”. Ma la guerra non era finita, disse, e solo i continui finanziamenti per la ricerca tecnologica sulla produzione alimentare e sui limiti alla riproduzione avrebbero evitato il disastro.

Governi e filantropi raccolsero la sfida e il capitale venne riversato nella ricerca agricola borlaugiana quando vennero istituiti nuovi istituti internazionali per continuare il lavoro iniziato da Borlaug in Messico e in collaborazione con l'International Rice Research Institute nelle Filippine (fondato nel 1960). La Rivoluzione Verde sradicò il flagello della carestia e poiché l'agricoltura con la tecnologia borlaugiana aveva rese molto più elevate, masse di terra furono liberate dall'uso agricolo e restituite alla natura. Uno studio del 2021 sul Journal of Political Economy stima che il prodotto interno lordo (PIL) pro-capite dei Paesi in via di sviluppo sarebbe stato fino al 50% inferiore se non fosse stato per Borlaug, Swaminathan & Co. pronti e disposti a guidare le masse di contadini ignoranti.

C'è un duplice problema con questo resoconto della storia agricola: si basa su una cattiva economia e il suo collegamento con la storia effettiva dell'agricoltura indiana è, nel migliore dei casi, marginale.


La cattiva economia dei rivoluzionari verdi

La celebrazione della Rivoluzione Verde si basa su due errori fondamentali nel ragionamento economico: il malthusianesimo e l'incomprensione dell'economia agricola.

Il malthusianesimo è l'errata convinzione che la popolazione umana crescerà più velocemente dell'approvvigionamento alimentare: nella formulazione di Thomas Malthus, la crescita della popolazione segue una progressione geometrica (2, 4, 8, 16...) e l'approvvigionamento alimentare una progressione aritmetica (2, 3, 4, 5...). Di conseguenza l'umanità è destinata, a parte brevi periodi, a vivere ai margini della sussistenza: solo malattie, guerre e carestie limiteranno la crescita della popolazione.

Il problema con il malthusianesimo è che è completamente sbagliato, sia come teoria che come documentazione storica. La produzione alimentare e la crescita della popolazione non sono variabili indipendenti, dal momento che il lavoro umano è un input chiave nella produzione alimentare, un punto sottolineato da Joseph A. Schumpeter. Come spiegò anche Ludwig von Mises, la legge malthusiana della popolazione è solo una legge biologica: è vera per tutte le specie animali, ma gli uomini non sono semplici animali. Con l'uso della ragione, possono astenersi dall'attività procreativa insensata e lo faranno se riescono solo a sostenere essi stessi. Lo stesso Malthus lo sapeva e modificò la sua teoria nella seconda e nelle successive edizioni del suo famoso Saggio sul principio della popolazione (Frédéric Bastiat, come era suo solito, aveva una spiegazione migliore e più ottimistica del principio della popolazione).

Né i tecnofili capiscono l'economia dell'agricoltura e della produzione alimentare. Ester Boserup, un'ispirazione chiave per la seguente e breve spiegazione, ha sviluppato la corretta comprensione di questo problema negli anni '60, dopo aver studiato l'agricoltura indiana. L'ignoranza di Borlaug e compagnia ieri e delle loro cheerleader oggi è quindi difficilmente scusabile: le stesse identiche condizioni storiche considerate "malthusiane" hanno ispirato Boserup a delineare la corretta comprensione della questione.

Con l'aumento della popolazione, l'offerta di lavoro si espande e più lavoro viene applicato ai terreni agricoli. La resa della terra quindi aumenta, sebbene i rendimenti sull'input di lavoro aggiuntivo diminuiscano, secondo la legge dei rendimenti marginali decrescenti. Una volta che il ritorno sull'input di lavoro aggiuntivo è insufficiente per giustificarlo, viene invece messa a coltura nuova terra e una volta che essa è stata bonificata, la produttività fisica del lavoro aumenta. Poiché lo sgombero di nuove terre richiede uno sforzo aggiuntivo, gli agricoltori devono sempre soppesare i potenziali guadagni di nuove terre rispetto ai guadagni di una coltivazione più intensiva di quelle terre già bonificate.

Lo possiamo vedere chiaramente in termini monetari: man mano che viene applicata una maggiore quantità di lavoro per lavorare la terra, i salari diminuiscono e le rendite fondiarie aumentano. All'aumentare delle rendite fondiarie e dei valori fondiari, il valore potenziale delle terre instabili aumenta e, al diminuire dei salari, diminuisce la spesa necessaria per ripulire la terra. Una volta che il rendimento atteso sulle nuove terre supererà il costo stimato per portarle in coltivazione, il lavoro sarà applicato alla bonifica di nuove terre. Quindi le rendite fondiarie diminuiranno e i salari aumenteranno fino a quando non sarà più ritenuto redditizio portare più terra ad uso agricolo.

Così, popolazione e produzione alimentare si espandono all'unisono, a volte per una coltivazione più intensiva, a volte per un aumento della superficie coltivata. La stessa analisi vale in condizioni più capitalistiche (cioè, quando gli agricoltori hanno più strumenti e altri input di capitale disponibili): il rendimento dell'applicazione di più beni capitali alla terra nel presente viene confrontato con i potenziali guadagni derivanti dall'applicazione di beni capitali all'espansione della superficie coltivata. Anche la forma più primitiva di agricoltura è, ovviamente, capitalista, poiché l'agricoltura è un processo di produzione circolare, in cui lo sforzo produttivo è ampiamente separato nel tempo dalla produzione.

L'agricoltura indiana negli anni '60 andava bene, tranne quando venne ostacolata dall'ingerenza dello stato e dalle barriere istituzionali. Tale ingerenza è estremamente distruttiva, come aveva mostrato Mao Zedong in Cina solo pochi anni prima durante il Grande balzo in avanti. Tuttavia non c'era nulla di malthusiano in tale episodio né, come vedremo, nella presunta carestia in India negli anni '60.


La carestia indiana degli anni '60: leggere la storia al contrario

La carestia degli anni '60 in India ha lanciato la Rivoluzione Verde e la fama internazionale del suo protagonista principale, Norman Borlaug. Fin dall'inizio la narrazione è stata distorta da considerazioni politiche.

L'agricoltura americana era pesantemente sovvenzionata negli anni Sessanta, con conseguenti ed enormi eccedenze di produzione. Questo surplus non poteva essere venduto al prezzo di mercato, almeno non senza il fallimento degli agricoltori americani. Secondo la tipica logica interventista, il governo americano è intervenuto per sovvenzionare l'esportazione di prodotti agricoli americani e sostenere un prezzo artificialmente alto nel mercato interno.

L'India fu quindi inondata dal grano americano a buon mercato all'inizio degli anni Sessanta, ma, come scrive G. D. Stone, ciò non alleviò la carenza di cibo dell'India: la causò. Gli agricoltori indiani si adattarono al loro vantaggio comparato e spostarono la produzione in raccolti per loro proficui (come canna da zucchero e iuta) per poi esportarli e finanziare le loro importazioni di grano americano a buon mercato.

La siccità del 1965 e degli anni seguenti fu reale, ma il suo impatto non causò un fallimento delle colture alimentari. I raccolti di iuta e canna da zucchero ne soffrirono, certo, ma questa difficoltà non provocò una carestia diffusa. Questo non aveva importanza per la narrativa ufficiale: nel 1965 il presidente americano, Lyndon B. Johnson, stava cercando di convincere il Congresso ad approvare un nuovo disegno di legge sull'agricoltura con maggiori sussidi per le esportazioni agricole e aiuti esteri sotto forma di Food for Peace Plan. I resoconti della siccità indiana furono una manna dal cielo: di fronte a un Congresso recalcitrante, Johnson sventolò il feticcio della siccità e della fame di massa. La sua legge venne approvata e ancora più grano americano venne spedito in India, il che senza dubbio contribuì ad alleviare alcune difficoltà nel breve termine.

Giocare sulla terribile situazione in India aiutò anche l'agenda di Borlaug e compagnia. Le speciali varietà di grano coltivate in Messico furono ampiamente introdotte nell'India settentrionale e, poiché la siccità infine terminò, il primo raccolto produsse enormi eccedenze. Borlaug si prese il merito, non considerando la coincidenza che quasi tutti i raccolti erano a livelli record in India e nella vicina Cina. Il presunto successo della tecnocrazia americana influì anche sulla più ampia narrativa politica della leadership progressista americana del "mondo libero": nel 1968 l'amministratore dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID), William Gaud, si rivolse alla Society for International Development a Washington sostenendo che gli aiuti esteri e le sagge politiche agricole avevano favorito “una nuova rivoluzione, non una rivoluzione rossa violenta come quella dei sovietici, né una rivoluzione bianca come quella dello Scià dell'Iran; una Rivoluzione Verde”.

La Rivoluzione Verde, guidata da tecnocrati statali e delle ONG, e finanziata principalmente dalle agenzie di sviluppo occidentali, era ormai una realtà. La coltivazione di varietà ibride di riso e frumento da parte dell'International Rice Research Institute e del CIMMYT divenne il fiore all'occhiello della modernità nell'agricoltura. Ma anche così tutta questa storia è nella migliore delle ipotesi fuorviante. Quello che è successo è che l'agricoltura nel mondo sviluppato, così come in Occidente, è passata a una coltivazione molto intensiva che ha richiesto molti input di capitale. Le varietà di grano di Borlaug sono un esempio calzante, come sottolinea Stone: solo quando sono state applicate grandi quantità di fertilizzanti queste varietà hanno superato i grani nativi indiani. Le tecnologie, a quanto pare, non sono forze esogene che vengono imposte e rimodellano l'ambiente.


La realtà della Rivoluzione Verde

L'ultima linea di difesa di coloro favorevoli alla Rivoluzione Verde è la presunta produzione alimentare efficiente, l'emancipazione da lavori agricoli e l'utilizzo delle tecnologie genetiche per aumentare la qualità del cibo ed evitare la malnutrizione. Ad esempio, persone altrimenti ragionevoli come Bjørn Lomborg hanno sostenuto a lungo l'introduzione del "riso dorato" – una varietà di riso geneticamente modificata per essere ricca di vitamina A – come soluzione alla malnutrizione nei Paesi produttori di riso.

Ma i tecnocrati e le loro cheerleader dimenticano di menzionare il fatto che la Rivoluzione Verde è stata essa stessa una causa di malnutrizione. Con l'aumento della resa del grano in India, secondo Stone, il prezzo relativo del grano è diminuito e ha quindi superato le fonti alimentari alternative ricche di proteine ​​​​e micronutrienti. I tassi di malnutrizione in India sono quindi aumentati come risultato diretto della Rivoluzione Verde. Uno sviluppo simile si è verificato nei Paesi sviluppati, per ragioni diverse ma analoghe.

Quando si tratta di tecnologia che libera manodopera, ciò che è realmente accaduto è che l'eccessivo investimento di capitale in agricoltura ha ridotto la domanda di lavoro agricolo, ma questo non ha aumentato la domanda di lavoro altrove. Al contrario, poiché era disponibile meno capitale per gli investimenti nei settori non agricoli, la domanda di lavoro e salari altrove non è aumentata. Pertanto la Rivoluzione Verde è stata un importante fattore che ha contribuito alla crescita delle baraccopoli nel Terzo Mondo, dove le persone vivono con lavori a bassa retribuzione e sussidi statali.

Tutto sommato, come dovremmo aspettarci quando abbiamo a che fare con tecnocrati spinti da arroganza progressista a intervenire nel naturale sviluppo dell'economia, la Rivoluzione Verde non è stata una benedizione, o cme si suol pensare la vittoria di scienziati saggi sulla propensione degli stupidi contadini a riprodursi in modo incontrollabile. Piuttosto è stata un disastro ecologico, nutrizionale e sociale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 18 ottobre 2022

La Grande Inversione del sistema bancario centrale

 

 

di David Stockman

La Grande Inversione del sistema bancario centrale è ora in corso in tutto il mondo, ma non è quello per cui Wall Street ha pregato. Invece di un altro giro di droga monetaria per frenare l'evidente calo dell'attività economica, le banche centrali stanno gareggiando per alzare i tassi d'interesse di 75 o addirittura 100 punti base per fermare l'impennata dell'inflazione.

Di recente, ad esempio, la Riksbank, finora accomodante, ha lasciato salire il tasso di riferimento di 100 punti base, sconvolgendo il mercato. Non molto tempo fa, al contrario, la banca centrale svedese sembrava essersi bloccata per sempre nella politica dei tassi d'interesse a zero (ZIRP).

Ma ecco il punto: anche dopo un rialzo di 100 punti base, il tasso di riferimento della Riksbank sarà solo dell'1,75% in un contesto in cui l'IPC svedese di agosto si è attestato al 9,8% annuo.

Proprio così. Il tasso d'inflazione svedese ha accelerato a un ritmo infernale, ma fino a ieri la banca centrale si è accontentata di una politica sostanzialmente a tassi zero, dando così al concetto “essere in ritardo” una definizione del tutto nuova.

Inoltre questa accelerazione dell'inflazione non è stata il risultato solo dell'energia o di altre pressioni esogene derivanti dai mercati globali. Come spiegato dallo stesso Tradingeconomics, l'aumento dell'inflazione in Svezia è ampiamente basato sulla maggior parte dei settori:

È stato il tasso d'inflazione più alto sin dal giugno del 1991, con i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche che sono balzati del 14%, il massimo sin dal febbraio 1984 (contro il 13,5% di luglio). Ulteriori pressioni al rialzo sono arrivate anche dal costo degli immobili e dei servizi pubblici (15,1% contro 9,1%), trasporti (9,6% contro 12,4%), ricreazione e cultura (3,9% contro 3,8%), ristoranti e hotel (9,8% contro 8,9%), e beni e servizi vari (5,1% contro 5,4%).

Fonte: tradingeconomics.com

L'azione della Riksbank, quindi, è sintomatica. Il sistema bancario centrale a livello mondiale insegue da anni la chimera della "bassa inflazione". Così facendo ha inondato i mercati finanziari con enormi quantità di liquidità e credito in eccesso, mentre si posizionava sempre più in ritardo rispetto alla curva dell'inflazione che si stava implicitamente caricando a molla nel sistema.

Ricordiamo che nel 2003 i bilanci combinati delle banche centrali mondiali ammontavano a $4.700 miliardi e ora ammontano a quasi $$43.000 miliardi. Quest'ondata di liquidità, a sua volta, ha posto le basi per l'impennata dell'inflazione dei prezzi, prima in quelli degli asset finanziari e ora in beni e servizi a causa delle perturbazioni del mercato delle materie prime innescate dalla sfrenata guerra delle sanzioni di Washington/NATO contro la Russia e dalle ripercussioni dei lockdown sulle catene di approvvigionamento mondiali.

Quindi le banche centrali hanno fatto invesione di marcia da un estremo all'altro, passando dallo stimolo di una maggiore inflazione a un disperato tentativo di reprimere le pressioni inflazionistiche che stanno rapidamente diventando strutturali nell'architettura dei costi salariali.

Infatti questo è stato il cuore del rialzo da 100 punti base della Riksbank:

"Il rischio è ancora grande che l'inflazione diventi strutturale ed è estremamente importante che la politica monetaria agisca per garantire che l'inflazione si riduca e si stabilizzi", hanno affermato i funzionari svedesi in una nota. "La politica monetaria ora deve agire più di quanto previsto a giugno".

[...] "Sarebbe ancora più doloroso per l'economia svedese se l'inflazione rimanesse agli attuali livelli elevati", hanno affermato gli stessi funzionari. "Rialzando ulteriormente il tasso di riferimento ora, si riduce il rischio di un'inflazione elevata a lungo termine e quindi la necessità di una stretta monetaria ancora maggiore in futuro".

La motivazione di cui sopra è il mantra essenziale di tutte le banche centrali, inclusa la FED. Fino a quando non avranno prove definitive che le pressioni sui costi salariali si stanno attenuando, continueranno a lasciar salire i tassi. Dopotutto, come il proverbiale falegname, quando il tuo unico strumento è un martello, vedi chiodi da tutte le parti.

Nel caso dell'azione della Riksbank, infatti, c'è stata un'ulteriore goccia che ha fatto traboccare il caso. Vale a dire, a differenza della FED, della BCE e di altre banche centrali in ritardo che ora hanno tirato il freno a mano, la banca centrale svedese ha anche previsto che il prossimo anno porterà una vera e propria recessione:

La Riksbank ha tagliato tutte le sue previsioni di crescita e ora prevede che l'economia svedese si contrarrà dello 0,7% il prossimo anno invece di espandersi di tale cifra.

Naturalmente c'è sempre un attore che non riceve il messaggio e questo è il caso della BOJ (Banca del Giappone). Si attiene ancora al suo folle piano di "controllare la curva dei rendimenti", il che significa che acquisterà quantità illimitate di debito pubblico per mantenere il decennale giapponese ancorato al livello ridicolo dello 0,25%.

Ma l'ostinazione della BOJ non è in realtà un valore anomalo o un'aberrazione. Al contrario, è sintomatico di dove tutte le banche centrali mondiali dominate dai keynesiani si trovassero solo pochi mesi fa: attaccate all'idea sbagliata che il livello tendenziale dell'inflazione fosse troppo basso perché gli indici erano al di sotto del sacro obiettivo del 2,00%.

Ora anche l'IPC giapponese è in aumento, pertanto Bloomberg ha osservato che,

L'inflazione del Giappone ha accelerato al ritmo più veloce degli ultimi tre decenni, escludendo le distorsioni dell'aumento delle tasse, e creando grattacapi per la banca centrale questa settimana, la quale cerca di spiegare perché ha bisogno di continuare con lo stimolo monetario quando l'inflazione è molto al di sopra del suo obiettivo del 2%.

Infatti l'aumento annuo dell'IPC principale è passato dallo 0,2% di settembre 2021 al 3,0% di agosto 2022. Si tratta di un aumento di 15 volte.

Variazione annua dell'IPC giapponese, settembre 2021-agosto 2022

Tuttavia il capo della BOJ, Kuroda, e i suoi pappagalli nei mercati finanziari credono che l'inflazione di fondo del Giappone sia ancora troppo bassa e che la BOJ dovrebbe continuare a pompare un'enorme quantità di credito nel sistema fino a quando i banchieri centrali non concluderanno che l'inflazione ha raggiunto il sacrosanto obiettivo del 2,00% su base sostenibile.

"L'attuale inflazione spinta dai costi è negativa per i consumatori, ma la BOJ continuerà ad essere accomodante, sperando che alla fine si trasformi in un'inflazione positiva", ha affermato l'economista Yuichi Kodama del Meiji Yasuda Research Institute. "La linea di politica della banca centrale non cambierà fino alla scadenza del mandato di Kuroda, poiché questa è l'ultima, grande opportunità per Kuroda di rilanciare davvero l'inflazione".

Nelle ultime tre parole potete vedere il vero disturbo dell'era presente. I pianificatori monetari centrali si sono agganciati all'assurda idea che il compito delle banche centrali sia far salire l'inflazione. Solo 25 anni fa l'idea stessa sarebbe stata derisa, anche dagli economisti keynesiani.

Ma il pensiero di gruppo è una cosa contagiosa e negli ultimi due decenni ha completamente infettato tutte le banche centrali più significative del mondo. Di conseguenza il pompaggio monetario sfrenato è andato ben oltre qualsiasi cosa precedentemente immaginata.

Ciò significa, ovviamente, che domare questo ciclo d'inflazione globale è un gioco completamente nuovo. La prossima carneficina finanziaria ed economica, quindi, farà sembrare le azioni di Volcker quattro decenni fa come un picnic nel parco.

Ci basta prendere in considerazione la rapidità con cui i tassi d'interesse stanno salendo senza che sia ancora visibile un rallentamento della dinamica dell'inflazione. Il rendimento obbligazionario a due anni, molto più sensibile alle aspettative sui tassi d'interesse a breve termine, è salito al 3,946%, il livello più alto sin dal 2007.

Ancora più importante, il grafico qui sotto rende evidente che i trader del debito pubblico sono fuori strada davanti ai sonnambuli dell'Eccles Building. Cioè, il biennale statunitense è aumentato di quasi 400 punti base sin dal suo minimo rispetto ai soli 215 punti base del tasso di riferimento della FED.

Detto diversamente, i trader di obbligazioni si stanno svegliando dal loro sonno pluridecennale. La "FED put" sul mercato obbligazionario, altrimenti nota come allentamento quantitativo (QE), non esiste più, anche se vendesse $95 miliardi al mese in obbligazioni sovrane (QT) nel suo disperato sforzo di smorzare l'inflazione.

Ciò che colpisce del grafico qui sotto è la velocità e l'ampiezza con cui il mercato precedentemente sonnolento delle obbligazioni sovrane si è adeguato all'inversione di marcia del sistema bancario centrale. E c'è molto di più che ancora deve venire.

Di conseguenza la salita dei tassi d'interesse in un mercato obbligazionario risvegliato è ciò che sta effettivamente avvenendo ora. In un'economia gravata da $88.000 miliardi tra debito pubblico e privato, questa è sicuramente una ricetta per la carneficina.

Rendimento del biennale statunitense, da febbraio 2020 a settembre 2022

Allo stesso modo, anche il rendimento del decennale statunitense sta riprendendo vita. Di recente è salito al 3,489%, il livello più alto sin dal 2011, ma questo è stato solo un riscaldamento.

Inutile dire che c'è ancora molta strada da fare per riportare il titolo di riferimento del governo a un rendimento che sia in territorio sostenibile in termini reali (aggiustato all'inflazione). A sua volta, ciò significa grossi problemi per il mercato azionario, anche su base tecnica.

Vale a dire, il famigerato trading in base al concetto TINA (non c'è alternativa) è pronto per unirsi alla regina Elisabetta nell'aldilà. Secondo Strategas meno del 16% delle azioni S&P 500 ha rendimenti da dividendi superiori al rendimento del titolo del Tesoro statunitense a due anni e meno del 20% ha rendimenti da dividendi maggiori del rendimento del titolo del Tesoro statunitense a 10 anni.

Questi numeri segnano la quota più bassa sin dal 2006, eppure la battaglia della FED contro l'inflazione è appena iniziata.

A dire il vero, i tori non sono ancora pronti a rinunciare al fantasma e sono inesorabilmente ingegnosi quando si tratta d'individuare false prove che l'inflazione scenderà e che la FED sarà presto libera di tornare al pompaggio monetario che abbiamo visto negli ultimi tre decenni.

Non così in fretta. L'inflazione è un fenomeno complesso e multivettoriale, solo perché i numeri mensili possono sempre essere scelti con cura, il che implica che le pressioni inflazionistiche si stanno attenuando, ciò non significa che la battaglia sia stata vinta.

Ad esempio, una nuova illusione è che l'aumento dei canoni di locazione stia finalmente diminuendo, a causa del recente indebolimento del mercato immobiliare. Come mostrano le barre blu nel grafico qui sotto, il tasso di variazione mensile è ancora molto elevato per gli standard della storia recente, ma è notevolmente in calo rispetto ai livelli massimi dello scorso autunno.

Vero, ma il problema è che tutte quelle barre blu sul lato destro del grafico sono cumulative. Le famiglie reali si trovano ora ad affrontare aumenti annuali degli affitti più del doppio di quelli del recente passato su base annua.

Sono questi grandi morsi sugli stipendi che hanno fatto salire vertiginosamente richieste di aumenti salariali, alimentando così la spirale salari-prezzi che ora ha una forte spinta. Ed è questa spirale, a sua volta, che prolungherà il periodo di alta inflazione e terrà saldamente i piedi della FED sui freni monetari.

Variazione annua dell'IPC per gli affitti delle case, dal 2018 al 2022

Guarda caso, la FED dovrebbe seguire l'esempio svedese e puntare tutto su 100 punti base. Non pensiamo che abbia il coraggio, ovviamente, ma in realtà non importa.

Prima o poi i tassi d'interesse dovranno raggiungere livelli tali da ripristinare i reali rendimenti post-inflazione per gli investitori effettivi, al contrario degli stampatori folli nel sistema bancario centrale che per anni hanno compensato il mercato a livelli falsati.

E questo è il vero significato della Grande Inversione del sistema bancario centrale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/